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MINIMALISMO, ARTE POVERA, ARTE CONCETTUALE

Premessa

Gli anni ’70 sono un periodo caratterizzato sul piano politico, sociale, culturale, da una grande tensione di

libertà e da una volontà di rottura e cambiamento rispetto al passato. La nuova arte americana ed europea

si sviluppa attraverso varie tendenze compresenti e legate fra loro: Minimal Art e tendenze riduttive-

analitiche, Process Art, Arte Povera, Earth Works, Land Art, Arte Concettuale, Performance Art, Body Art.

I. L’arte americana negli anni Sessanta

Pop Art. Rauschenberg, Johns

Per l’arte figurativa americana gli anni Sessanta rappresentano una fase fondamentale, la più significativa dal

punto di vista della novità delle ricerche e da quello della definizione della propria identità culturale in

rapporto all’arte europea, a cui si contrappone decisamente, anche se già negli anni ’50 si possono trovare

delle indicazioni e dei precursori degli sviluppi successivi.

L’Espressionismo Astratto è stato nel dopoguerra la prima vera affermazione di un’immagine originale

dell’arte americana. Ma è il successo della Pop Art che celebra la sua leadership come città dell’arte

contemporanea. Le prime mostre alla fine del 1961 e all’inizio del 1962 sono quelle di Oldenburg e Dine, che

non si consideravano strettamente pop. Seguono immediatamente dopo quelle di Rosenquist, Lichtenstein

e Warhol. La prima legittimazione di questi artisti avviene con l’inserimento nella mostra internazionale The

New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York. La dimensione specifica della Pop americana sta nell’aver

inserito nel contesto della high art, dell’<<arte pura>>, non solo i soggetti della low art, dell’arte commerciale

e dei mass media, ma anche soprattutto di averne mutato lo stile e le tecniche linguistiche. Rauschenberg,

Johns e Dine espongono insieme al gruppo, ma il loro lavoro va al di là del loro ruolo di precursori della Pop

Art. Di fondamentale importanza è l’influenza del musicista John Cage e di Marcel Duchamp. Lavorano con

la galleria di Leo Castelli che diventa il più importante mercante d’avanguardia. Aperta a New York nel 1957,

punta la sua attenzione sulla generazione successiva a quella degli espressionisti astratti. Fondamentale è il

suo contributo all’internazionalizzazione della nuova arte americana, soprattutto attraverso l’organizzazione

di mostre degli artisti anche in Europa, dove riesce a creare una rete di gallerie amiche con cui collaborare.

Happening e Fluxus

Per quanto riguarda il rapporto arte-vita, questione centrale nel dibattito degli anni Cinquanta e Sessanta, si

possono indicare tre posizioni. Quella di Jasper Johns che tende a riassorbire la realtà e i suoi oggetti

all’interno del processo di autoriflessione del linguaggio artistico. Quella di Rauschenberg che oscilla

intenzionalmente fra arte e vita: nei suoi assemblages l’arte coinvolge la realtà e viceversa, in una dimensione

aperta e fluida di interrelazione fra pittura, oggetti ed elementi del reale, e spazio. E, infine, la posizione di

Allan Kaprow e degli artisti attivisti negli happenings, per i quali l’arte tende ad annullarsi nella vita, l’oggetto

artistico nell’evento vitale. Sulla stessa lunghezza d’onda sono le esperienze del movimento Fluxus, fondato

da Geroge Maciunas (nel 1961-62): movimento internazionale aperto, attivo in Europa e negli Stati Uniti, a

cui partecipano ad esempio Yoko Ono, Nam June Paik, Wolf Vostell e anche Joseph Beuys.

Punto di riferimento essenziale, per entrambi i movimenti, sono le teorie e le esperienze degli anni Cinquanta

di John Cage e del coreografo e danzatore Merce Cunningham. Alla base di tutti gli happening ed eventi c’è

la performance senza titolo del 1952 al Black Mountain College, caratterizzata dal chance metod. Ideata da

John Cage è realizzata con Cunningham, Olsen e Richards, Tudor e Robert Rauschenberg.

Gli happenings si presentano come performances destrutturate, con una articolazione estremamente fluida,

che coinvolgono direttamente gli spettatori. Kaprow realizza nel 1959 i suoi 18 Happening in 6 Parts alla

Ruben Gallery. Indimenticabili anche la serie di performances musicali, di danza, di poesia e arte che hanno

luogo dal dicembre 1960 al giugno 1961 nello studio di Yoko Ono.

Colorfield e Hard Edge Abstraction. Stella

Anche le tendenze come la Colorfield e la Hard Edge Abstraction, e specialmente il Minimalismo,

testimoniano il cambiamento del clima artistico degli anni ’70, che si caratterizza nel senso

dell’antiespressività soggettiva, dell’antiumanesimo, dell’impersonalità e distacco emozionale, della

freddezza, dell’enfasi sull’oggettualità e fisicità dell’opera, della letteralità e della tautologia, della ripetizione

e serialità meccanica e industriale. Barbara Rose giudica sia le sculture minimaliste sia gli oggetti pop di

Warhol grosse cose vuote, impersonali e anonime, freddamente sterili, dove soggettività e tragicità sono

rigettate in favore della dimensione fattuale. In opposizione all’Espressionismo Astratto ci sono la Colorfield

Abstraction e l’Hard Edge, astrazione più duramente geometrica, di cui fa parte Frank Stella, riconosciuto

come anticipatore del Minimalismo. La pittura non deve far riferimento a nulla oltre a se stessa e deve essere

autonoma come un oggetto.

Minimal Art

La definizione Minimal Art è coniata dal critico Richard Wollheim nel 1965, e definisce la tendenza avviata da

Judd, Morris, Andre, Flavin e Lewitt con i loro lavori di scultura, caratterizzati da un processo di radicale

riduzione, dall’atteggiamento autoriflessivo nella pratica concreta del fare arte, dall’analisi delle condizioni

primarie di esistenza della pittura. Le prime mostre con installazioni di sculture minimaliste sono a New York

le personali di Judd e Morris nel 1963 e di Flavin nel ’64 alla Green Gallery, e di Andre nel 1965 alla Tibor de

Nagy Gallery. Questa, nello stesso anno, presenta la collettiva Shape and Structure, con i lavori di Judd, Morris

e Andre. La mostra legittima ufficialmente l’affermazione degli scultori minimalisti. Al di là delle differenze

tra i diversi artisti, si possono rilevare caratteristiche comuni. I lavori sono costituiti da grandi volumi

geometrici, riconoscibili da unità elementari primarie, monolitiche, con forme cubiche, rettangolari e simili,

da elementi modulari standard organizzati in strutture aperte e sequenze seriali. I materiali sono di tipo

industriale strettamente connessi alla forma; i colori coincidono con quelli dei materiali. L’installazione degli

elementi sul pavimento o sulle pareti è in diretto rapporto con lo spazio espositivo, in modo tale da

coinvolgerlo come componente del lavoro artistico. A differenza della scultura minimalista, la pittura che si

può definire minimalista rimane nei suoi specifici confini, sviluppandosi nel senso di un’indagine sui propri

materiali e sul processo primario del fare pittura. Non bisogna dimenticare casi di interconnessione fra pittura

e ambiente, come i Wall Drawings di Sol LeWitt de 1968. I pittori più significativi sono Stella, Agnes, Martin

e Ryman. La mostra Systemic Painting del 1966, organizzata al Guggenheim Museum di New York, ha

l’intenzione di mettere a fuoco, nel campo della pittura, una linea di ricerca analoga a quella della scultura

minimalista.

Attitudine sistematica e procedure seriali sono aspetti che collegano la ricerca minimalista e quella

concettuale che, privilegiando l’idea rispetto a ogni realizzazione oggettuale, comincia a emergere nel ’67.

Antiform. Process Art.

Nel 1966 viene organizzata alla Fishbach Gallery di New York la mostra Eccentric Abstraction, che mette

insieme artisti delle due coste. Sono lavori antiformali che evitano ogni rigidità e durezza minimalista; i

materiali sono morbidi, flosci, flessibili, con forme sensuali e anche <<viscerali>>. A teorizzare la svolta

postminimalista è Robert Morris, con un articolo intitolato Antiform. L’ordine modulare e seriale è un ordine

imposto, non è inerente al materiale, non ha una relazione con la fisicità delle unità esistenti. Ritorna qui

applicato ai materiali il chance method e l’indeterminatezza propugnati da Cage. Si passa così da un’idea

dell’operare artistico indirizzato alla realizzazione di oggetti finiti, a lavori caratterizzati da una processualità

aperta, tesa alla sollecitazione di nuove esperienze sensoriali nello spazio e nel tempo. Due sono le mostre

importanti. La prima è Antiform, alla John Gibson Gallery di New York. La seconda è Nine in a Warehouse,

nel magazzino di Leo Castelli, curata da Morris.

Earth Works. Land Art

La mostra che inaugura l’inizio della Land Art è Earth Works, organizzata da Robert Smithson alla Dwan

Gallery di New York. La mostra presenta oltre ai lavori in galleria, le documentazioni fotografiche e i progetti

degli interventi in grandi spazi naturali aperti. Questo tipo di interventi portano al massimo grado le relazioni

con l’ambiente esterno. Il territorio naturale diventa il campo di intervento per realizzazioni su vastissima

scala, utilizzando le grandi macchine movimento terra per enormi scavi, sbancamenti, e accumulazioni di

terra. La Land Art fa riferimento a molti valori classici della cultura americana: è la dimensione del sublime

naturale, come territorio incontaminato senza confini, la cui durezza solitaria intimorisce ed esalta la libertà

dell’uomo; una dimensione che si contrappone a quella artificiale, nevrotica, degli spazi strutturati urbani.

Conceptual Art

L’attitudine concettuale che caratterizza le ricerche della seconda metà degli anni Sessanta arriva a precisarsi

nella Conceptual Art: un’arte che, secondo la definizione di Douglas Hubler <<non ha un oggetto come

residuo>>. Il testo che analizza la tendenza degli artisti a operare in direzione di una progressiva scomparsa

dell’oggetto in favore del concetto e dei materiali effimeri è The Dematerialization of Art del 1968. Se non è

più l’oggetto in sé e a sua forma a costituire l’essenza dell’opera d’arte, ma è solo un mezzo che rimanda

all’idea, allora si può andare al di là dei materiali e dei metodi normali e utilizzare qualsiasi mezzo o materiale;

l’arte come idea può essere affermata, realizzata, esibita anche con numeri, testi scritti o parole, fotografie

o altro ancora. Kosuth, uno dei principali esponenti, è l’organizzatore di una serie di manifestazioni di

carattere concettuale al Lannis Museum of Normal Act di New York, dove gli artisti pubblicano in catalogo

solo dichiarazioni teoriche senza riproduzioni. Due mostre internazionali ufficializzano a livello museale la

tendenza: Conceptual Art and Conceptual Aspects, organizzata da K. Karshan al New York Cultural Center

(1970) e soprattutto Information, curata da K. McShine, al Museum of Modern Art di New York (1970).

Art Ambientale. Body Art. Minimal performances

Uno sviluppo importante, dal 1967, è quello della realizzazione di ambienti, che vede impegnati in modo

specifico artisti come Bruce Nauman. Si tratta di interventi sullo spazio, la luce, il suono, il tempo, il vuoto,

che tendono a creare una situazione percettiva pura, assoluta, priva di caratterizzazioni particolari.

Come estrema dematerializzazione dell’opera d’arte è da intendersi la ripresa alla fine degli anni Sessanta

delle performances, documentate anche tramite foto e video. Si ha anche un utilizzo del proprio corpo come

materiale del lavoro degli artisti; è la cosiddetta Body Art, di cui Vito Acconci è il maggior esponente. Le sue

performances più impressionanti sono quelle tese ad esperire il proprio corpo. È il caso di Trademarks (1970)

dove morde alcune parti del proprio corpo.

Si possono definire Minimal performances quelle documentate da foto e video di Morris, Serra, Nauman.

Quest’ultimo filma se stesso che cammina in maniera esagerata attorno a un perimetro quadrato (1968).

II. L’arte in Europa negli anni Sessanta

1. Germania

Artisti e mostre a Düsseldorf

Il nome simbolo dell’avanguardia tedesca degli anni Sessanta è Joseph Beuys, soprattutto per la grande

influenza esercitata sulla giovane generazione di artisti tedeschi. Influenza determinata dalla sua presenza

attiva nel dibattito politico e dal suo ruolo di professore all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Proprio

Düsseldorf diventa il cuore della scena artistica tedesca. Si forma la maggior concentrazione di giovani artisti

progressisti, esponenti delle ricerche di più radicale rottura con gli schemi precedenti.

Gli esponenti del gruppo Zero, insieme ad alcuni esponenti Fluxus, sono i primi animatori della rivoluzione

artistica che esplode negli anni Sessanta a Düsseldorf. La città inoltre diventa centro di mostre, eventi e

incontri a livello internazionale.

Mostre, gallerie, musei, in Renania-Westfalia e Olanda

Vitale è la situazione artistica di Colonia. All’inizio degli anni Sessanta le manifestazioni Fluxus, i concerti e gli

eventi di Cage, i primi interventi di Christo creano una nuova atmosfera che nel 1967 che culmina con

l’inaugurazione della Kunsthalle e del Kunstverein e con lo sviluppo del mercato artistico internazionale.

Oltre a Düsseldorf e Colonia, altre città nel Land Nord Renania-Westfalia sono attive nel campo dell’arte

contemporanea. Insieme all’Olanda forma il nucleo più concentrato e importante in Europa.

When Attitudes Become Form

Tre mostre del ’69 sanzionano definitivamente la legittimazione a livello museale della Process Art, dell’Arte

Povera, della Land Art e della Conceptual Art. Nella mostra When Attitudes Become Form, insieme agli

americani sono presenti i tedeschi e gli italiani dell’Arte Povera, i britannici, gli olandesi e i francesi.

Mostre e gallerie a Francoforte, Monaco, Berlino

Altre città con un ruolo attivo nell’arte d’avanguardia ricordiamo Francoforte, Monaco di Baviera e Berlino.

A Francoforte hanno luogo mostre come Serielle Formationen nel 1967, che consiste in una rassegna che

analizza l’impiego di strutture seriali nel lavoro di artisti che provengono dalla Minimal Art, Optical Art e altri;

o come Die Alles Herzchen wird einmal ir gehören dello stesso anno, che espone eventi effimeri realizzati

dagli artisti invitati di sera, dalle 19,45 alle 21,55. Tutti gli interventi hanno un carattere processuale

postminimalista.

A Monaco di Baviera la galleria più significativa è quella di Heiner Friedrich che presenta lavori di artisti

tedeschi ma presta attenzione anche all’arte minimalista concettuale e alla Land Art. Nel 1968 inizia una

mostra itinerante dei lavori di Beuys.

A Berlino l’Accademia delle Belle Arti è un centro significativo per la formazione di giovani artisti. Molte delle

mostre più importanti si tengono proprio all’Accademia. La galleria che diventa centro d’attività

dell’avanguardia è di René Block, che nel 1964 propone l’azione di Beuys Der Chef. Da allora diventa uno dei

suoi maggiori sostenitori. Il suo interesse è rivolto in particolare alla valorizzazione di una nuova arte tedesca.

Düsseldorf. Il gruppo Zero. Fluxus e Beuys

Il gruppo Zero si rifà ad artisti come Fontana, Manzoni, Klein. Dall’aprile del 1957 inizia nello studio di Piene

una serie di Abendausstellungen a cui si accompagna la realizzazione della rivista Zero. In occasione

dell’uscita del terzo numero nel 1961 il gruppo organizza un happening nella città: oltre alla mostra in galleria,

tutto il centro cittadino è coinvolto con giochi di luce, bandiere d’alluminio, lamine metalliche, bolle di sapone

e riflettori, e infine fuochi d’artificio. Nel 1962 ha luogo nel Kammerspiele Theater la manifestazione Fluxus,

Neo-Dada in der Musk, con interventi, tra tanti, di Nam June Paik, Vostell e Maciunas. L’anno precedente

Beuys era stato nominato professore di Scultura all’Accademia di Düsseldorf. Grazie a lui, nasce la concezione

che ogni barriera tra arte e vita deve essere abbattuta e superata. Nel 1963, sotto invito di Beuys, si tiene

all’Accademia la seconda edizione del festival Fluxus: azioni ed eventi che coinvolgono tutti i generi artistici

dalle arti plastiche alla poesia, dalla danza al teatro, oltre alla musica e antimusica. L’incontro con gli

esponenti Fluxus è determinante per il lavoro artistico di Beuys.

George Maciunas ha la funzione, all’interno del movimento da lui creato, di organizzatore, teorico, editore;

non proprio del capo. Il suo programma iniziale prevedeva di includere Fluxus in un largo ventaglio di attività

d’avanguardia, tuttavia le manifestazioni si caratterizzano in modo più definito, con azioni fortemente

provocatorie, lavori concettuali e minimali ecc. L’influenza delle manifestazioni Fluxus in Europa è notevole.

Il periodo di più intensa e vitale attività di Fluxus, in Europa e negli Stati Uniti, va dal 1962 al 1968 circa; le

manifestazioni del movimento terminano con la morte di Maciunas nel 1978.

Beuys e l’Accademia

Fino al 1972 l’Accademia di Düsseldorf diventa luogo di dibattito politico di continue manifestazioni e

provocazioni creative. Nasce LIDL, un’emanazione studentesca di Fluxus, che organizza molti eventi artistici.

Il gruppo apre uno spazio espositivo dove hanno luogo vari eventi. Altre manifestazioni di giovani artisti sono

per esempio nel ’63 una mostra in un negozio.

Tra le performances di Beuys vanno ricordate l’happening Il silenzio di Duchamp è sopravvalutato e Ö Ö

Program, primo happening sulla plasticità del discorso. La più nota è Come spiegare i quadri a una lepre

morta? in cui l’artista seduto, con la testa coperta di miele e polvere d’oro, stringe affettuosamente fra le

braccia l’animale, spiegandogli con parole incomprensibili il senso dell’arte.

Azionismo Viennese

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gemignanialice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Patti Mattia.
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