Il sistema dell’arte contemporanea
Di Francesco Poli
Introduzione
“Oggi si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente” – O. Wilde
Poli affronta un’analisi di carattere sociologico sul mercato dell’arte contemporanea, partendo dal presupposto che oggi la vita artistica è fondata su una rete complessa formata da gallerie e istituzioni culturali che si influenzano reciprocamente. Sempre di più l’arte sembra avere a che fare col marketing, alla stregua di qualsiasi altro prodotto. Poli però vuole andare al di là di una semplice denuncia dei pericoli della mercificazione dell’arte, cercando di elaborare una riflessione adeguata sulla complessa contraddittorietà della situazione attuale.
Oggi non ha più senso parlare d’arte d’Avanguardia, poiché essa è diventata parte della cultura dominante, perdendo così il suo carattere eversivo: si parla semplicemente di arte contemporanea, che contiene implicitamente la spinta al rinnovamento, alla ricerca frenetica della novità, ormai perfettamente funzionale al mercato.
Il primo critico a parlare di Sistema dell’arte contemporanea è stato Lawrence Alloway nel ’72 su Artforum, e in Italia Achille Bonito Oliva. Prima si tendeva a non accomunare la sfera culturale a quella economica.
Analisi storica dell’evoluzione del sistema dell’arte contemporanea
La struttura del mercato dell’arte contemporanea, basata sul sistema delle gallerie private, nasce in Francia negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo in opposizione alla chiusura e alla rigidità dell’organizzazione ufficiale dominata dalle Academie des Beaux Arts, incapace di stare al passo coi tempi. Già negli anni trenta cominciava ad affievolirsi la concezione romantica predominante. Inizia a esserci opposizione tra il concetto di “scuola” e quello di “movimento”, che sarà poi fondamentale per le prime Avanguardie. A quei tempi, per un giovane artista, la carriera ufficiale doveva passare attraverso tappe obbligate, controllate dal sistema accademico. Era come un funzionario di stato, non aveva la possibilità di autopromuoversi attraverso il libero mercato. Il successo dei Salon rappresentava la sua accettazione ufficiale.
Proprio dalla polemica coi Salon nacquero le prime mostre indipendenti: nel 1885 Courbet decise di installare davanti al Salon ufficiale il suo Pavillon du Réalisme. Nel 1863 poi esplose la polemica ufficiale con la prima e unica edizione del Salon des Refusés, voluto da Napoleone III per permettere di esporre agli artisti rifiutati dal Salon ufficiale; la giuria era però sempre quella del Salon ufficiale, che voleva quindi dimostrare l’inferiorità artistica delle opere rifiutate. Manet diventò il capofila della nuova generazione di artisti indipendenti, ed intorno a lui nasce il gruppo degli Impressionisti.
Dopo il fallimento del Salon des Refusés, bisogna aspettare fino al 1884 per vedere nascere il Salon des Indépendants, senza premi di giuria, organizzato dagli artisti stessi. Da qui parte tutto. (Importantissima nel 1903 la nascita del Salon d’Automne, dove esposero i Fauves, Cézanne, i Cubisti, De Chirico).
Il primo collezionista moderno fu Durand Ruel, appassionato di Impressionismo (1870 circa): era interessato a pittura non ancora richiesta dal mercato, volendone avere il monopolio per imporne le quotazioni (contrattualizzava i suoi artisti), allestì per primo mostre personali e aprì per primo filiali della sua galleria all’estero, organizzando mostre anche in altri spazi espositivi; valorizzò la nuova arte aprendo riviste specializzate, anche se di breve durata. Con la crescita del successo dell’Impressionismo, la sua posizione dominante venne messa in crisi dalla concorrenza. La sua strategia commerciale può considerarsi il modello di riferimento di tutto il mercato d’avanguardia internazionale.
Vanno citati almeno due altri mercanti: Vollard, figura chiave di collegamento tra la generazione degli impressionisti e quella successiva, dei Nabis, dei Fauves, fino a Picasso. Nella sua galleria parigina si possono vedere le prime mostre personali di Cézanne, Picasso e Matisse. Non contrattualizzava i suoi artisti, ma fu fondamentale per la loro crescita professionale. L’altra figura di riferimento è Kahnweiler, il mercante del Cubismo, che apre la sua galleria a Parigi nel 1907. Comincia subito a sostenere Picasso, Braque, Derain. Sono suoi clienti Gertrude Stein e altri esponenti d’élite che rappresentano il primo nucleo del collezionismo. Kahnweiler collabora inoltre con scrittori e critici della portata di Apollinaire.
Tra le due guerre, in Francia, l’effettiva crescita d’interesse per l’arte d’avanguardia è confermata da un avvenimento fondamentale: il grande e inaspettato successo della vendita all’asta (1914) delle opere della collezione dell’associazione La Peau de L’Ours, che vantava capolavori dei Nabis, dei Fauves e Cubisti. I valori maledetti diventano così mondani.
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