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Il sistema dell'arte contemporanea

Il sistema accademico in Francia: i Salon ufficiali

La struttura del mercato dell'arte contemporanea, basata sul sistema delle gallerie private, nasce in Francia negli ultimi decenni dell’Ottocento in opposizione alla chiusura e alla rigidità dell’organizzazione ufficiale delle arti plastiche dominata dall’Accademia delle Belle Arti. Questa Accademia, fondata nel 1648 a Parigi da Colbert, arriva al massimo della sua evoluzione con Napoleone che ne rafforza il potere centrale: i membri accademici erano in grande maggioranza nella giuria per l’accettazione delle opere e il conferimento dei premi al Salon, e quindi avevano il potere di escludere le opere non ritenute valide, tra cui anche quelle degli artisti innovatori che non si adeguavano alle loro direttive. Inoltre, facendo parte delle commissioni artistiche della Direzione delle Arti, questi membri accademici selezionavano anche i dipinti e le sculture degli artisti viventi da far acquistare ai musei e alle istituzioni pubbliche, ed erano determinanti per quel che riguardava l’attribuzione delle committenze di maggior peso.

La polemica contro i Salon: le prime mostre d'arte indipendente

Data emblematica dell’inizio della svolta è il 1855, l’anno dell’Esposizione Universale a Parigi. In quella occasione Courbet decide di installare proprio davanti all’Esposizione il suo Pavillon du Réalisme, con un’ampia selezione di propri quadri tra cui la grande tela “Lo Studio” che era stata rifiutata dalla giuria della mostra ufficiale. La polemica esplode nel 1863 con la prima e unica edizione del Salon des Refusés, voluto da Napoleone III per permettere di esporre anche agli artisti esclusi dal Salon ufficiale. Ma, dato che la giuria selezionatrice era sempre quella del Salon ufficiale, le scelte erano state fatte per dimostrare l’inferiorità qualitativa di questa nuova esposizione, che infatti fu considerata dal grande pubblico e dalla maggioranza della critica come una selezione di artisti falliti: proprio per questo motivo molti artisti rifiutarono di esporre. Tuttavia Manet accettò coraggiosamente la sfida presentando “Le déjeuner sur l’herbe”, oggetto sì di derisione da parte della maggioranza, ma al contrario opera ammirata dalla minoranza più vitale e innovatrice del mondo artistico, così come l’ancor più scandalosa “Olympia”, esposta al Salon nel 1865. Così Manet diventa il capofila della nuova generazione di artisti indipendenti e intorno a lui infatti, sulla base di esigenze artistiche comuni, nasce il gruppo degli impressionisti. Dopo il fallimento del Salon des Refusés, bisogna aspettare fino al 1884 per veder nascere il Salon des Indépendants, senza premi e giuria, organizzato dalla Società degli artisti indipendenti. Nel 1903 a Parigi nasce poi il Salon d’Automne, indipendente sì ma con una giuria selezionatrice: era una manifestazione che intendeva orientare, in termini qualitativamente più avanzati, il gusto del pubblico e dei nuovi collezionisti.

La svolta impressionista: Paul Durand Ruel

L’inizio dell’arte d’avanguardia si fa risalire agli impressionisti e Paul Durand Ruel (1831-1922) rappresenta il prototipo del nuovo mercante innovatore, sia sul piano delle scelte artistiche che su quello delle strategie commerciali. Il suo rapporto con gli impressionisti incomincia nel 1870 a Londra dove conosce Monet e Pissarro. Questi due vengono inclusi nella prima mostra della sua galleria londinese, dove, nel 1872, espongono anche Manet, Degas, Renoir e Sisley. Nel 1886 organizza a New York la prima mostra degli impressionisti all’American Art Association e subito dopo apre una sua succursale nella città americana.

  • Interesse per la valorizzazione di una nuova pittura non ancora richiesta dal mercato
  • Volontà di avere il monopolio su questa produzione artistica attraverso l’accumulazione di opere in magazzino e la stipulazione di contratti con i suoi artisti
  • Allestimento di una serie di mostre personali (dal 1883), quasi una novità assoluta
  • Apertura di proprie filiali all’estero e organizzazione di mostre anche in altri spazi espositivi per costruire un mercato internazionale
  • Valorizzazione critica della nuova arte attraverso la fondazione di riviste

Ambroise Vollard e Daniel H. Kahnweiler

Tra i grandi iniziatori di questo sistema vanno citati almeno due altri mercanti. Innanzitutto Vollard (1867-1939), figura chiave di collegamento fra la generazione degli impressionisti e quelle successive. Nella sua galleria si possono vedere le prime mostre personali di Cézanne, di Picasso e di Matisse. Vollard comprava anche direttamente negli studi degli artisti ma senza contratti. In particolare, per Matisse e Picasso l’esperienza con Vollard risultò fondamentale per la gestione dei loro successivi rapporti con il mercato.

Poi Kahnweiler (1884-1979), il mercante del Cubismo che apre la sua galleria a Parigi nel 1907 e decide subito di comprare opere di artisti innovatori, incominciando a sostenere il lavoro di Derain, Braque e Picasso. Nel 1908 espone le opere di Braque rifiutate dal Salon d’Automne ed è in questa occasione che si parla per la prima volta di Cubismo. Kahnweiler sviluppa ulteriormente la strategia di Durand Ruel sistematizzando l’uso dei contratti in esclusiva e strutturando meglio la sua posizione di monopolio, in modo tale da creare le migliori condizioni per operazioni commerciali vincenti a lungo termine. Nel 1912 stipula contratti scritti con Braque, Picasso e Derain e l’anno dopo con Vlaminck e Léger. Kahnweiler scrisse un libro sul Cubismo e fu editore di raffinati libri illustrati da artisti: la realizzazione di un archivio fotografico che documenta tutte le opere della galleria facilita il lavoro di promozione e pubblicità attraverso giornali, riviste e cataloghi.

Sviluppi del mercato d'avanguardia tra le due guerre in Francia

L’effettiva crescita d’interesse per l’arte d’avanguardia è confermata a livello pubblico da un avvenimento di fondamentale importanza. Si tratta del grande e inaspettato successo della vendita all’asta, il 2 marzo 1914 all’Hotel Drouot, delle opere della collezione raccolta, in dieci anni di acquisti, dall’associazione “La Peau de l’Ours”. André Level, un giovane uomo d’affari, inizia a interessarsi d’arte nuova frequentando le gallerie dei fratelli Bernheim Jeune e di Vollard e poi il Salon d’Automne. Non avendo in proprio i soldi necessari decide di dar vita a un consorzio per l’acquisto di opere che testimoniasse le ricerche dell’inizio secolo: riesce ad associare tredici persone che si impegnano a versare una quota annuale per dieci anni. Level compra le opere direttamente dagli artisti e da mercanti, oltre che da altri rivenditori. Tra gli 88 dipinti e 144 disegni messi all’asta, se ne contano cinque di Derain, dieci di Matisse e undici di Picasso del periodo blu e rosa tra cui il capolavoro “La famiglia dei saltimbanchi”.

Sicuramente era anche presente l’interesse artistico, ma per molti collezionisti ricchi quello che contava soprattutto era che i nuovi valori alla moda fossero veri valori e cioè tali sul piano economico. E questo non solo per interesse speculativo, ma anche per una conferma più solida del nuovo gusto che andava imponendosi. Il fatto sociale nuovo è il cambiamento di atteggiamento dell’alta società, che era cominciato con lo scandalo di Parade (testi di Cocteau, musica di Satie, scene e costumi di Picasso), pièce presentata al teatro dello Chatelet nel 1917: il grande successo dei Balletti Russi di Diaghilev fu decisivo per l’arte d’avanguardia. Verso la metà degli anni venti il mercato parigino ha solide ramificazioni e collegamenti in molte città d’Europa e d’America. Paul Rosenberg, all’epoca tra i più prestigiosi mercanti internazionali d’arte contemporanea, scrive in una lettera a Picasso nel 1925: “i quadri sono diventati come titoli in borsa. La richiesta universale di arte francese è incredibile”.

La grande stagione speculativa degli anni Venti subisce però un durissimo colpo con l’esplodere della crisi economica degli anni Trenta, innescata dal crollo della borsa di New York nell’ottobre del 1929.

  • Le vendite in gallerie sono pressoché inesistenti e le quotazioni crollano
  • I contratti con gli artisti sono rotti e un gran numero di gallerie deve chiudere
  • Molti approfittano di questa congiuntura critica per comprare alle aste e da mediatori, costituendo importanti collezioni

Il mercato in Francia dopo il 1945

I nuovi artisti sostenuti dal mercato parigino non hanno retto a livello di concorrenza internazionale, a dimostrazione che non è sufficiente un solido sistema mercantile e abili strategie per imporre l’arte nuova, quando questa non è più espressione di un contesto socioculturale capace di stimolare le ricerche artistiche più innovative.

Il mercato dell'arte contemporanea negli Stati Uniti

L’Armony Show di New York è considerato come l’evento espositivo fondamentale per la nascita della cultura d’avanguardia americana e per lo sviluppo straordinario del sistema mercantile e museale ad essa connesso. Arthur Davies, ideatore dell’Armony Show e responsabile dell’Associazione americana di pittori e scultori, con la collaborazione di molti fra i maggiori mercanti europei, organizza l’esposizione mettendo in scena un’ampia selezione di opere dall’Impressionismo e Postimpressionismo al Cubismo e all’Espressionismo tedesco, insieme a una rappresentazione di nuova arte americana. All’inaugurazione il 17 febbraio 1913 nell’edificio dell’armeria del Sessantanovesimo Reggimento sono presenti quattromila persone e negli altri giorni una media di diecimila. Dopo New York la mostra si sposta a Chicago e a Boston.

Di fondamentale importanza per la legittimazione e lo sviluppo dell’interesse per l’arte contemporanea negli Stati Uniti è la nascita di musei come il Museum of Modern Art nel 1929, il Whitney Museum of American Art nel 1930 e il Guggenheim Museum per l’arte astratta nel 1939. Leo Castelli (1907), il più importante mercante americano d’avanguardia, apre la sua galleria a New York (ormai centro mondiale del mercato dell’arte di punta) solo nel 1957, ma il suo interesse per l’arte è di vecchia data. Nato a Trieste si laurea in legge a Milano e nel 1932 si sposa con Ileana Shapira, figlia di un grande industriale rumeno, con la quale a Parigi incomincia nel 1935 a frequentare il mondo dell’arte. Castelli diventa in pratica il regista di gran parte dell’arte americana d’avanguardia degli anni Sessanta e Settanta: oltre agli artisti della Pop, sono lanciati da lui anche i principali protagonisti del Minimalismo e dell’arte processuale e concettuale.

New York verso il 1970 rafforza in modo definitivo la sua leadership sul mercato mondiale dell’arte contemporanea attraverso la concentrazione di gallerie nel quartiere di Soho che diventa così il cervello centrale di tutte le principali strategie promozionali e commerciali delle nuove tendenze e dei nuovi artisti a livello internazionale: in poco tempo si concentrano in poche decine di edifici oltre duecento gallerie.

Gli inizi dell'arte d'avanguardia in Germania

L’evento emblematico che segna l’avvio dell’arte d’avanguardia in Germania è la grande esposizione del Sonderbund del 1912. Si tratta di un’associazione di artisti, collezionisti e storici dell’arte fondata nel 1909 a Colonia, con lo scopo di valorizzare l’arte nuova e di promuovere la collaborazione fra artisti produttori e consumatori. La sua quarta esposizione, quella del 1912 appunto, costituisce la prima grande rassegna delle tendenze internazionali successive all’Impressionismo. Walden rappresenta il personaggio chiave nella prima fase dell’avanguardia tedesca, promotore delle nuove correnti internazionali e in particolare dell’Espressionismo tedesco. Nel 1910 fonda la rivista “Der Sturm” e nel 1912 apre la galleria omonima a Berlino. Nel 1912 e 1913 organizza ventidue esposizioni dedicate al panorama europeo delle ultime ricerche. Nel 1932 con l’avvento del nazismo chiude la rivista e si trasferisce in Unione Sovietica. Non bisogna dimenticare che Walden era stato anche l’organizzatore nel 1913 del primo Salone d’Autunno di Berlino.

Il mercato dell'arte contemporanea in Italia

Per quanto riguarda il contesto espositivo e mercantile di fine secolo, Lamberti prende in considerazione da un lato l’attività di alcune gallerie e dall’altro quella delle strutture espositive ufficiali, dalle mostre periodiche delle promotrici, di cui le principali sono le Triennali nazionali di Milano e Torino, a quelle di carattere internazionale come la deludente Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma del 1883 e la Biennale di Venezia. Quello più interessato alla produzione artistica era il parigino Goupil, la cui ditta negli anni Sessanta era diventata una sorta di multinazionale, con una catena di gallerie di quadri e stampe, oltre che a Parigi, a New York, Londra, Bruxelles, Berlino. Tra gli artisti di qualità in rapporto con lui si possono citare fra i tanti Boldini e De Nittis i quali trasferitisi a Parigi raggiungono un grande successo: il primo come ritrattista mondano e il secondo soprattutto per le sue vedute urbane. Nel panorama del mercato artistico italiano la principale galleria è quella fiorentina di Luigi Pisani, aperta nel 1870, che si propone come modello Goupil. È però solo con l’emergere del movimento divisionista a partire dagli anni Novanta, a Milano, che si può incominciare a parlare effettivamente di una situazione di evoluzione moderna della pittura italiana.

Nel 1895 ha luogo la I Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia e cioè la Biennale di Venezia che rimane ancora oggi tra più prestigiose al mondo; con questa manifestazione vengono raggiunti con successo almeno tre obiettivi:

  • Dar vita a una rassegna periodica di confronto fra le principali tendenze artistiche dei vari paesi, oltre che di aggiornamento costante per il pubblico e per gli artisti italiani che non possono viaggiare all’estero
  • Incentivare ulteriormente il turismo di Venezia, rafforzando la sua immagine di città d’arte anche sul versante dell’attualità
  • Creare le condizioni per la nascita e lo sviluppo di un nuovo centro del mercato dell’arte contemporanea

Due sono i criteri adottati per la scelta delle opere da esporre:

  • Per invito diretto nel caso di artisti già affermati
  • Per accettazione passando al vaglio di una commissione giudicatrice

Inoltre, per incentivare la partecipazione dei migliori artisti sono istituiti premi molto importanti. Il Futurismo è il primo vero movimento d’avanguardia italiano in particolare per quello che riguarda l’aspetto organizzativo, promozionale e commerciale, grazie soprattutto alla regia e anche ai finanziamenti del suo fondatore Marinetti che imposta l’operazione di lancio del movimento direttamente su scala internazionale fin dal primo Manifesto futurista pubblicato nel 1909 su “Le Figaro” a Parigi. Il debutto del gruppo di pittori futuristi avviene nel febbraio 1912 alla Galerie Bernheim Jeune, una delle principali gallerie di punta parigine. Alla Biennale di Venezia si aggiunge nel 1931 la Quadriennale di Roma, che rappresenta la più importante rassegna di arte italiana contemporanea, al vertice della rinnovata organizzazione gerarchica delle attività espositive locali, trasformate in una rete di mostre sindacali, gestite appunto dagli esponenti del sindacato fascista degli artisti.

Dal punto di vista del mercato dell’arte contemporanea i centri principali erano due:

  • Roma: c’era ad esempio la Galleria della Cometa (nel 1937 viene aperta a New York una succursale di questa Galleria, con una mostra collettiva di artisti italiani)
  • Milano: c’era la Galleria del Milione, nata nel 1930, oltre che la Galleria della Spiga (1938-1941) e la Galleria Gian Ferrari nata nel 1936

A partire dagli anni cinquanta il mercato dell’arte contemporanea in Italia si aprirà progressivamente anche all’arte internazionale. Da non dimenticare però che negli anni Sessanta e Settanta la relativa debolezza del sistema dell’arte contemporanea nel nostro paese, rispetto a paesi come Germania, Svizzera, Olanda, Francia e Stati Uniti, è dovuta alla mancanza di musei in quanto i soli musei attivi in questo ambito erano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e la Galleria Civica d’arte Moderna di Torino.

Il prodotto artistico

L'opera d'arte contemporanea: valore socioculturale e valore economico

Le opere d’arte contemporanea mantengono come funzione peculiare quella estetica. L’arte figurativa è però caratterizzata anche da altre funzioni altrettanto significative che hanno una connotazione strettamente connessa alla dimensione socioculturale e socioeconomica delle società capitalistiche avanzate: Dal punto di vista delle teorie economiche l’opera d’arte è vista come una merce del tutto particolare in quanto il valore dell’opera è determinato dalla limitazione dell’offerta e al limite dall’assoluta unicità. La valorizzazione di queste rarità ed il livello del loro prezzo dipende fondamentalmente dal grado di desiderio e dal potere d’acquisto degli acquirenti. Quindi non...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di letteratura, arte e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Poli Francesco.
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