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Libro: Guida alla storia dell’arte (Giulio Carlo Argan Maurizio Fagiolo)
Argan: storico d’arte, traduce un libro dall’inglese all’italiano.
1- il campo fenomenico dell’arte
Il campo fenomenico dell’arte è difficilmente delimitabile:
-cronologicamente: comprende manifestazioni che vanno dalla preistoria fini ai nostri
giorni;
-geograficamente: tutte le aree abitate da comunità umane.
Si considerano artistiche attività molto diverse tra loro: non soltanto le arti dette visive ma
la poesia, la musica, la danza, lo spettacolo, il giardinaggio. Anche restringendo il campo
categorie dioggettiche
delle arti dette visive è impossibile indicare siano tutti oggetti
artistici. tecniche
Neppure le servono a qualificare come artistici i loro prodotti: quasi tutte le
tecniche praticate hanno talvolta opere artistiche, nessuna tecnica ha sempre prodotto
maggiori(architettura,
opere di valore artistico. È invalsa nell’uso una distinzione di arti
minori
pittura, scultura) e arti (tutte le specie dell’artigianato): nelle prime prevarrebbe il
momento ideativo o inventivo, nelle seconde il momento esecutivo o meccanico.
Questa distinzione vale soltanto per le culture che l’hanno posta e che neppure in questo
caso è risolutiva: es. vi sono tessuti, ceramiche che valgono di più di opere di architettura.
di valore,
Il concetto di arte non definisce categorie di cose, ma un tipo collegato con il
lavoro umano e le sue tecniche e indica il risultato di un rapporto tra un’attività mentale
e un’attività operativa. Il valore artistico di un oggetto è quello che si dà nella sua
forma.
configurazione visibile o nella sua Le forme valgono come significanti solo in
quanto una coscienza ne coglie il significato: un’opera è opera d’arte solo in quanto la
coscienza che la recepisce la giudica tale. La storia dell’arte dunque non è tanto una
storia di cose quanto una storia di giudizi di valore. 1
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In sintesi:
il campo fenomenico dell'arte non è delimitabile:
→ dalla preistoria ai giorni nostri.
CRONOLOGICAMENTE
→ tutte le aree abitate dall'uomo qualunque sia il suo grado
GEOGRAFICAMENTE
culturale. → arti visive, poesia, musica, danza, spettacolo, giardinaggio....
TEMATICAMENTE
→ tutti i tipi di tecniche producono opere d'arte. Ovviamente non tutte
TECNICAMENTE
producono opere di valore!
Nell'uso di oggi c'è la distinzione tra arti MAGGIORI (architettura, pittura, scultura dove
prevale il momento inventivo) e arti MINORI (artigianato dove prevale il momento
esecutivo). Ma è una distinzione che non è risolutiva (basti pensare ad alcune opere di
oreficeria o ceramiche che valgono di più di alcune opere di scultura).
IL CONCETTI DI ARTE NON DEFINISCE LE CATEGORIE DI COSE, MA UN TIPO DI VALORE che
è quello che si da nella sua configurazione visibile ossia nella sua FORMA.
Le FORME valgono come SIGNIFICANTI solo in quanto una coscienza ne coglie il
SIGNIFICATO.
Quindi un'opera d'arte è tale se la coscienza la ritiene tale e quindi la storia dell'arte non
storia di giudizi di valore.
è una storia di cose, ma una
Il CRITICO è un CONOSCITORE ossia uno che ha una vasta esperienza d'arte, e quindi sa
esaminare se in una data opera c'è QUALITA’.
Nella nostra epoca 2 discipline si occupano di arte:
(estetica): studia l'attività artistica nel suo insieme. Parte dall'analisi dei fenomeni,
filosofia
ricercando aldilà della loro molteplicità e diversità, un principio strutturale comune ed
accostandosi così ai metodi dello strutturalismo linguistico.
l'opera di un grande artista non ha meno valore storico della riforma di Lutero
Storia:
etc... e quindi va spiegata storicamente. C'è sempre un rapporto tra problemi artistici e
problematiche del tempo. Quindi la storia dell'arte non è riflesso della storia in sé, ma è
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agente della storia. È una storia speciale che opera in un proprio campo e con particolari
metodologie.
2- la lettura artistica
In tutte le epoche e in tutte le culture si è avuta la coscienza del valore artistico. Le cose
di valore artistico sono sempre state direttamente o indirettamente connesse con quelli
che la società considerava i valori supremi: il culto del divino, la memoria dei morti,
l’autorità dello Stato, la storia. Sempre le cose di cui si riconosceva il valore artistico sono
state fatte oggetto di particolari attenzioni. La letteratura che in vari modi si occupa
dell’arte è soltanto una parziale, pallida testimonianza del valore attribuito all’arte.
A partire dal XVIII secolo si formano vere e proprie filosofie dell’arte. Se ne sono occupati i
letterati e soprattutto gli storici coscienti dell’importanza delle opere d’arte come fatti
storici.
Alla metà del XVI secolo appare con le “Vite” di Giorgio Vasari la prima specifica storia
dell’arte che disegna lo sviluppo organico dei fatti artistici in un arco di circa tre secoli.
Nella letteratura sull’arte occupa un posto molto importante la trattatistica che fissa
norma e impartisce istruzioni uniformandosi alle quali gli artisti eviterebbero errori e si
accosterebbero a quella che di volta in volta viene indicata come l’arte ideale, perfetta.
Nel Medioevo i trattati concernono specialmente la tecnica ed hanno carattere
precettistico. Nel 300 il “Libro dell’arte” del Cennini descrive bensì i procedimenti tecnici
della pittura ma non tralascia di indicare le origini e le finalità ideale dell’arte e precisa
che la tecnica descritta è quella praticata da un grande maestro, Giotto.
Nel 400 con Leon Battista Alberti i trattati assumono carattere teorico: enunciano e
spiegano la teoria da cui deve discendere la prassi dell’operare artistico. Più numerosi
sono i trattati dell’architettura che descrivono e analizzano i modelli antichi passando poi
a dettare regole tipologiche(edifici sacrie civili;) morfologiche(i cinque ordini
dell’architettura classica) stilistiche(simmetrie e proporzioni) tecnico-costruttive(statiche
dell’edificio, materiali). Talvolta la trattatistica si occupa di problemi generali: la
prospettiva (per esempio Piero della Francesca nel 400) le proporzioni(Luca Paciolo nel
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400) il disegno (il Vasari). Un caso a parte ma della più grande importanza è il Trattato
della pittura di Leonardo che non ha una vera e propria struttura teorica ma raccoglie le
riflessioni dell’artista sulla propria esperienza pittorica.
Un altro settore della letteratura sull’arte è la critica: rientrano nel suo ambito nel 500 le
dispute sui meriti comparativi delle varie arti (Benedetto Varchi)e sulla preferenza da dare
al “disegno” fiorentino e romano.
A partire dal 600 la critica è soprattutto valutazione della situazione artistica
contemporanea col manifesto intento di appoggiare questa o quella corrente.
Nel 700 quando si è voluto dare a tutto il sapere un fondamento critico, si è tentato di
fondare scientificamente il giudizio critico sul valore delle opere d’arte. Il critico è
propriamente un conoscitore, una persona che avendo una lunga e vasta esperienza
dell’arte è in grado di riconoscere se nell’opera che esamina vi siano delle qualità.
Accertare la qualità di un’opera significa anche accertarne l’autenticità.
Nel corso del XIX secolo la cui cultura è dominata dal pensiero positivista, si è cercato di
eliminare quanto vi era di empirico nell’attività del conoscitore e di darle un metodo
fondato su rilevamenti obiettivi (Giovanni Morelli). Benché all’origine la figura del
conoscitore, che riconosce l’esistenza di fatti artistici, sia ben distinta da quella dello
storico, che li raggruppa e li ordina, si deve proprio ai conoscitori la nascita di una
storiografia dell’arte non più fondata soltanto sulle tradizioni e sui documenti ma sullo
studio diretto e analitico delle opere. Sussiste tuttora una distinzione tra critica e storia
dell’arte:
- la critica si occupa principalmente dell’arte contemporanea seguendone tutti i
movimenti apertamente parteggiando per gli uni o per gli altri. La distinzione non trova
giustificazione sul piano teorico: quello che si chiama il giudizio sulla qualità delle opere è
un giudizio sulla loro attualità sul loro distacco dal passato e sulle premesse che pongono
per gli sviluppi futuri della ricerca artistica. Il giudizio critico rientra perciò nell’ambito di
attività dello storico. 4
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Il compito della storia dell’arte
3-
Nella nostra epoca due discipline si occupano di storia dell’arte: la filosofia e la storia.
La filosofia dell’arte (estetica) studia l’attività artistica nel suo insieme. In passato si è posta
come suprema teoria dell’arte, cercando di definirne il concetto e ponendolo come
modello di tutte le attività artistiche, oggi ha invertito il processo, parte dall’analisi dei
fenomeni ricercando al dì là della loro molteplicità e diversità un principio strutturale
comune ed accostandosi così ai metodi dello strutturalismo linguistico.
L’opera d’arte non è un fatto estetico che ha anche un interesse storico: è un fatto che
ha valore storico perché ha un valore artistico, è un’opera d’arte. L’opera di un grande
artista va spiegata storicamente come si piegano storicamente i fatti della politica,
dell’economia, della scienza. I problemi di cui ogni opera d’arte è la soluzione trovata o
proposta sono problemi tipicamente artistici; ma poiché l’arte è una componente
costitutiva del sistema culturale esiste certamente un rapporto tra problemi artistici e la
problematica generale del tempo. Lo storico non deve dunque cercare di vedere come
quella problematica generale si rispecchi nell’opera dell’artista, ma come quella
problematica coinvolga il problema specifico dell’arte e si ponga all’artista come
problema artistico. Michelangelo ha vissuto profondamente e drammaticamente la crisi
religiosa del suo tempo e senza tener conto di quella situazione storica, non si possono
capire gli affreschi che ha dipinto nella Cappella Sistina. Ha sentito che la crisi religiosa
investiva anche l’arte e l’ha affrontata come problema dell’arte.
La storia dell’arte ha dunque il compito di studiare l’arte non come riflesso, ma come
agente della storia: essa è quindi una storia specialeche opera in un proprio campo ed
ha proprie metodologie.
Giudizio critico e valore artistico.
4-
La storia dell’arte è storia delle opere d’arte: ma come si accerta che un’opera d’arte è
opera d’arte?
Questo riconoscimento può avere luogo solo con il giudizio critico; ma in che cosa
consiste propriamente questo giudizio? In tutte le epoche il giudizio di valore sulle opere
d’arte è stato più o meno esplicitamente formulato, ma secondo diversi parametri. Vi
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sono opere che in passato sono state celebrate come grandi capolavori e noi non
consideriamo più tali. Può riconoscersi un fondamento scientifico ad un giudizio che in
ogni epoca, ogni cultura motiva in modo diverso? Senza il giudizio l’arte sarebbe un
confuso ammasso di fenomeni disperati in cui le opere che hanno caratterizzato
un’epoca o una cultura si mescolerebbero a parità di valore. Il giudizio è dunque
necessario ma non può ridursi alla dichiarazione che una data opera è opera d’arte, ha
valore artistico, dovrebbe poi collocarla nello spazio e nel tempo, coordinarla con altre
opere con le quali risulta essere in rapporto, spiegare la situazione in cui è stata prodotta,
le conseguenze a cui ha dato luogo. In altri tempi i parametri del giudizio di valore sono
stati il bello, la fedeltà dell’imitazione della natura, la conformità a certi canoni, il
significato religioso. Per la nostra cultura il parametro del giudizio è la storia. Un’opera
viene considerata opera d’arte quando ha un’importanza nella storia dell’arte, ha
contribuito al formarsi e allo svolgersi di una cultura artistica. Il giudizio che riconosce
l’artisticità ne riconosce contemporaneamente la storicità. Non esiste dunque una
differenza sostanziale tra il critico, o il conoscitore, e lo storico dell’arte. È vero che il
giudizio critico consiste soprattutto nel sentire l’opera d’arte, nell’intuire il suo valore, essa
non è altro che un’ipotesi di lavoro, che attende dalla ricerca storica la necessaria
verifica.
In sintesi:
Ogni epoca ha formulato diversi parametri di giudizio delle opere d'arte. Come si fa a
dire che il giudizio sia quindi scientifico? Il giudizio è necessario, ma non può ridursi
semplicemente a dichiarare un'opera di valore o meno.
Nel passato i parametri erano: il bello, la fedeltà dell'imitazione alla natura, la conformità
a certi canoni, il significato religioso, l'interesse della narrazione figurata.
Nell'oggi il parametro del giudizio è la storia: ossia è opera d'arte quando ha
un'importanza nella storia dell'arte e ha contribuito al formarsi e allo svolgersi di una
cultura artistica. (artisticità e storicità) → non vi è distinzione tra critico-conoscitore-storico
dell'arte.--> 6
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Il giudizio critico consiste nell'intuire il valore di un'opera d'arte MA oltre che implicare una
profonda conoscenza della storia dell'arte è solo un'ipotesi di lavoro che attende la
ricerca storica per la verifica.
Autenticità dell’opera d’arte.
5-
Accertare la qualità di un’opera d’arte significa accertarne l’autenticità. La nozione di
autenticità è anch’essa nozione storica. In senso stretto l’autentico è il contrario del falso.
In senso più lato, non rientrano nell’ambito dell’autentico le repliche, le copie, le
imitazioni, le derivazioni. In senso ancora più esteso, non è arte autentica tutto ciò che è
ripetizione, conformità ai modelli. L’autenticità di un’opera d’arte non va identificata con
l’autografia. In tutti i settori dell’arte la partecipazione dell’artista ideatore all’esecuzione
materiale dell’opera è spesso soltanto parziale, quando pure non si riduce alla direzione
dei lavori o alla pura progettazione. Negli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di
Assisi sono molte le parti non-autografe, in cui si sono potute addirittura distinguere le
mani dei diversi discepoli, però tutto il ciclo deve considerarsi opera di Giotto.
Le repliche sono talvolta autografe o comunque eseguite nella bottega e col controllo
del maestro: esse hanno valore di opere autentiche quando nell’eseguirle il maestro
abbia intensamente rivissuto l’esperienza compiuta nell’opera da cui dipendono.
Le copie sono generalmente ripetizioni meccaniche, ricalchi. È facile riconoscerle dal
confronto con gli originali perché sono stese nella maniera abituale dell’artista o della sua
scuola e la loro fattura ha un andamento più sciolto e sicuro mentre il copista imita
diligentemente ma senza scioltezza.
Rientra nel problema dell’autenticità quello dello stato di conservazione. Molto spesso le
opere antiche giungono a noi lacunose, rovinate. Non di rado i restauri hanno finito per
sostituirsi quasi interamente al testo originale distruggendo praticamente l’autenticità
dell’opera. È compito dello storico individuare quanto di autentico e ricomporre
idealmente il testo dell’opera. Benché il restauro delle opere d’arte sia oggi una vera e
propria scienza, che si avvale di metodologie e attrezzature altamente perfezionate, la
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direzione delle operazioni di restauro deve spettare esclusivamente allo storico dell’arte,
che è in grado di giudicare dell’autenticità di un testo figurativo come fatto storico.
La storia dell’arte come ogni storia è processo. Consideriamo dunque come interessante
per la storia dell’arte tutto ciò che in qualsiasi modo si stacca dalla tradizione: sia
seguitandola e sviluppandola sia deviando il corso, sia polemicamente invertendolo. La
discriminazione di autentico e non-autentico porterà ad individuare l’opera d’arte come
fatto unico e irripetibile, o, dove la ripetizione in molti esemplari è prevista e calcolata fin
dalla fase iniziale dell’ideazione e del progetto, porterà a individuare i prototipi e i
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