Riassunto Esame STORIA DELLA SCUOLA
Docente: Targhetta
Libro Consigliato: La Scuola della Repubblica, A. Alberti
LA LEGGE CASATI
È il regio decreto legislativo del 1859, del Regno di Sardegna, entrato in vigore nel 1860 e successivamente esteso, con
l'unificazione, a tutta l'Italia. La legge, che prese il nome dal Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati e fece
seguito alle leggi Boncompagni del 1848 e Lanza del 1857, riformò in modo organico l'intero ordinamento scolastico.
Il contesto all’interno del quale viene emanata la legge Casati è quello del Risorgimento, e l’Italia è divisa in piccoli
staterelli:
• Il regno Lombardo-Veneto: nella parte lombarda vi era già una legge contro l’analfabetismo, vi erano Ginnasi,
scuole tecniche elementari. Nel Veneto invece vi era un discreto livello di scolarizzazione;
• Granducato di Toscana: anch’esso lumeggiava per una certa liberalità nell’educazione scolastica. Erano state
aperte nell’Ottocento le scuole Mutuo Insegnamento (= metodo didattico importato dall’Inghilterra che
prevedeva un insegnamento simultaneo a tutta la classe. Novità per l’epoca, prevedeva banchi disposti a
semicerchio, l’istituzione di premi e il coinvolgimento attivo degli scolari, nel senso che quelli più bravi
dovevano coadiuvare il maestro. Metodo visto con un certo sospetto dai rami politici più conservatori e
dunque non era molto diffuso nel territorio).
• Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla: c’era una forte tradizione francese, per cui una certa liberalità
nell’allestimento delle scuole, una significativa sensibilità nei confronti dell’istruzione femminile (fatto non
scontato al tempo)
• Ducato di Modena, Reggio e Mirandola: al contrario, si caratterizzavano per un “conservatorismo” molto
stretto, nel senso che le classi conservatrici ancora fino la metà dell’ottocento e qualche decennio successivo,
avevano paura dell’istruzione perché un popolo istruito è più difficile da governare, da soggiogare. Non è un
suddito, ma rischia di diventare un cittadino in grado di reclamare i propri diritti. Questa visione conservatrice
aveva poche ragioni di esistere in quel periodo perché ormai nei principali paesi europei era già in corso una
forte rivoluzione industriale che richiedeva una manodopera più istruita. L’ignoranza della popolazione era un
costo per gli stati, la scuola invece rappresentava un investimento anche in termini economici.
• Stato Pontificio: uno degli stati che si caratterizza per una politica più conservatrice. Solamente con Pio IX,
cioè dagli anni quaranta dell’800, Roma vede una certa diffusione dell’istituzione delle scuole, anche
popolari, ma il resto del territorio controllato dallo stato pontificio è povero di sensibilità nei confronti della
scolarizzazione. A Roma stessa, che spiccava rispetto al resto del territorio, le scuole femminili erano viste
con sospetto ma fino alla fine degli anni trenta si insegnava solo a leggere perché esse avevano un ruolo solo
all’interno della famiglia, la donna è tentatrice e se sa scrivere può mettersi nei guai (scrivendo lettere,
magari all’amante) e mettere in discussione il suo ruolo nella società, che è quello di essere moglie e brava.
• Regno delle due Sicilie: la parte piuttosto ampia di Italia in cui la scolarizzazione non era tenuta in conto. Basti
pensare che alla vigilia dell’Unità di Italia, solamente il % dei bambini in età scolare a Napoli frequentava la
scuola elementare pubblica.
• Regno di Sardegna: (comprende Piemonte, Liguria e Sardegna) fu l’artefice del processo di unificazione
nazionale. Vengono varate delle leggi che anticipano la Legge Casati.
Legge Boncompagni
1. La del 1848.
Il primo concetto cardine è la laicizzazione: l’istruzione prima era appannaggio degli ordini religiosi, ad
esempio i gesuiti si sono occupati di istruzione secondaria. La chiesa ha sempre avuto il monopolio
dell’istruzione. Con questa legge c’è una decisa operazione di laicizzazione che prevede l’espulsione
progressiva di docenti religiosi a favore di docenti laici, attraverso l’istituzione di scuole di metodo, cioè delle
scuole in cui si formavano i maestri.
Altro concetto è il centralismo statale, cioè lo stato, cioè il regno di Savoia, deve prendersi la responsabilità di
istituire scuole statali, di guidarle, dirigerle e sorvegliarle.
Altro concetto è l’obbligo e gratuità: concetti rivoluzionari, in quanto la scuola popolare deve essere
obbligatoria e gratuita. Non da tutti accettato l’obbligo.
La legge prevedeva poi una Scuola Secondaria Classica, divisa in due rami, il ramo classico e il ramo tecnico.
Ispirato alle leggi Prussiane.
L’istituzione di un consiglio superiore che vigila e regola l’intero sistema scolastico.
Legge Lanza
2. La poi riprende questi concetti, e viene emanata nel 1857. Riprende in particolar modo
l’accentramento e l’onnipresenza dello stato e considera la religione come fondamento dell’istruzione.
Continua la laicizzazione, tuttavia la religione, intesa anche come materia di insegnamento, assume una
rilevanza significativa, perché era garanzia del mantenimento dell’ordine sociale, cioè un insegnamento
piegato a scopi ideologici. Legge Casati
3. Nel 1859 viene emanata in regime di pieni poteri la (come le altre due a pieni poteri, perché in
quel momento lo stato dei Savoia era impegnato nella seconda guerra del risorgimento e quindi la legge non
è passata attraverso la discussione ma è stata subito approvata). Al momento dell’approvazione valeva per il
Piemonte e Lombardia che ormai era quasi stata acquisita, ma fu concepita in ottica di estensione all’interno
del territorio nazionale. Formata da 380 articoli, destinata a costituire l’ossatura del sistema scolastico per
decenni. I 380 articoli sono suddivisi in cinque titoli, che sono: l’amministrazione; l’istruzione superiore;
istruzione secondaria classica; l’istruzione tecnica; l’istruzione elementare. È una legge che va a considerare
quasi tutti i gradi scolastici; dà maggiormente attenzione all’aspetto burocratico in quanto mette come primo
titolo l’amministrazione; c’è un’ispirazione alla legislazione adottata in altri paesi; i titoli compaiono in ordine
decrescente di importanza, perché ritenevano più importanti altri gradi di istruzione rispetto all’istruzione
elementare, che ha meno articoli di tutti.
L’istruzione secondaria classica diverso dall’istruzione tecnica: presuppone che l’istruzione tecnica non sia
considerata come istruzione secondaria.
istruzione elementare suscitò dibattito perché alcuni sostenevano che si dovesse chiamare elementare e altri
primaria: fu scelto elementare, perché serviva a fornire gli elementi di base dell’istruzione, però anche
primaria potrebbe rimandare a quest’ottica. Fu scartata perché se c’era primaria doveva esistere anche la
secondaria, che c’era ma non era accessibile a tutti, quindi scuola primaria avrebbe dato l’idea di
prosecuzione degli studi.
L’amministrazione
La scuola aveva una struttura gerarchica rigorosa secondo un principio centralistico e unificatore. C’era un ministro
della pubblica istruzione che governa, c’è un consiglio superiore della pubblica istruzione formato da 21 membri di
nomina regia che non hanno alcun potere legislativo ma solamente consultivo; 3 ispettori generali e i regi ispettori
provinciali. A questo corrisponde poi un’amministrazione periferica composta dal Rettore dell’Università; il
Provveditore agli studi; l’Ispettore; il Consiglio scolastico provinciale; e gli ispettor di circondario.
Vi è quindi un numero consistente di figure che avevano il compito di portare l’autorità statale, di vigilare ogni ramo
dell’istruzione e ogni istituto. Lo stato quindi sentiva il peso della responsabilità di vigilanza e di controllo. È uno stato
che sta nascendo, dunque c’è la necessità di condurre in porto il processo di unificazione di identità nazionale. Gli
staterelli avevano ognuno le proprie leggi, le proprie monete, i propri sistemi di misurazione, e c’è quindi la necessità
di non lasciare nulla all’autonomia locale.
La scuola elementare
Inizialmente la legge casati la prevede di quattro anni, un biennio inferiore e un biennio superiore. Solo il primo
biennio è obbligatorio. È una scuola aperta a maschi e femmine ed è gratuita.
Poi il biennio inferiore viene inteso come 2anni+1, attraverso il regolamento di Terenzio Maniani, che cambia alcuni
aspetti della scuola elementare. La scuola dunque, dopo essersi resa conto dell’estrema difficoltà di dare un minimo di
istruzione ai bambini nei primi due anni obbligatori, rese facoltativa la possibilità di sdoppiare il primo anno, scelta
che fu adottata da quasi tutte le elementari. La scuola quindi ora si svolge in 5 anni, perché la prima elementare si
svolge in due anni: prima classe inferiore, prima classe superiore, e seconda classe, terza classe e una quarta classe.
Nasce quindi come quadriennale ma nei fatti viene svolta in cinque anni poiché la prima elementare si svolge in prima
inferiore e prima superiore.
L’articolo 4 del regolamento dice che la suddivisione della prima classe in due anni non è obbligatoria, salvo quando il
numero degli alunni sia maggiore di 70.
La scuola elementare è affidata ai comuni, che devono trovare gli edifici, reperire e pagare gli insegnanti e provvedere
ai sussidi scolastici. I comuni però già non avevano grande disponibilità economica, e ora dovevano sostenere anche le
scuole elementari. Questa fu la causa di molteplici problemi.
Nel grado inferiore si insegnava religione, scrittura, aritmetica elementare, lingua italiana, nozioni elementari sul
sistema metrico. Nel grado superiore, non obbligatorio, si insegnava anche geografia, storia, elementi di scienze
fisiche e naturali; geometria e disegno lineare nelle scuole maschili; lavori donneschi nelle classi femminili.
(premi per studenti meritevoli per studio, diligenza e costumatezza, dal regolamento Maniani. Cerimonie pubbliche per allacciare
rapporti tra comunità e scuola.)
(“Romanzo di un maestro” di De Amicis nel 1890: protagonista è un maestro torinese, Emilio Ratti. Distribuzione dei premi in un
paese del Piemonte: aveva molta più importanza degli esami la distribuzione dei primi, il sindaco non badava a denaro e pagava di
borsa e di tasca di solito i primi di agosto. Assegnando come premi quaderni, fazzoletti, orecchini, si accendeva nei parenti un tal
furore nell’avere i figli premiati, che i mesi prima degli esami facevano ressa attorno ai maestri per corromperli.)
Il Ginnasio – Liceo Classico
È il canale secondario di istruzione per eccellenza ed è destinato alla formazione della classe dirigente del paese. (3000
studenti iscritti al liceo nel 1868, numero bassissimo, era l’elite del paese che poteva accedere a questo istituto. Di
questi 3000, la maggioranza era iscritta a licei privati, non statali, quindi la laicizzazione dell’istruzione ebbe bisogno di
tempi lunghi per essere pienamente attuata.)
Strutturato in cinque anni di ginnasio, suddiviso in ginnasio inferiore e ginnasio superiore, e poi tre anni di liceo
classico. Quindi un percorso che nella sua interezza durava otto anni. C’erano esami in ingresso e in uscita rispetto a
ciascuna sezione, (ingresso ginnasio inferiore, uscita ginnasio inferiore, ecc). Esami previsti per scegliere i migliori,
appunto quelli che avrebbero costituito la classe dirigente. Il liceo classico è l’unica scuola che dà accesso
all’università.
L’istruzione secondaria
La legge casati, pur non inserendolo nominalmente nell’istruzione secondaria, ma come grado mezzano, prevedeva il
ramo tecnico e ramo normale. Queste sono scuole post elementari, non secondarie. Per accedervi bisogna avere
frequentato la scuola elementare.
La scuola normale secondo casati non rientrava neppure nella scuola mezzana, ma è considerata al pari della scuola
elementare.
L’istruzione tecnica aveva un ruolo abbastanza importante, ovviamente non al pari del ginnasio e del liceo, ma era
l’altro canale di istruzione post elementare. Destinata a formare i quadri intermedi che avrebbero avuto carriera
nell’industria, nel commercio e nell’agricoltura. È una scuola inizialmente poco considerata dai legislatori del tempo,
ma fu un errore, perché essa era la scuola cardine che formava chi era alla base dello sviluppo e del sostentamento del
paese. Il riardo nello sviluppo economico dell’Italia era determinato anche dalla capacità di istituire un numero
sufficiente di istituti tecnici. Si divideva in un grado inferiore e uno superiore, ovvero una scuola tecnica di tre anni,
che forniva una preparazione minima e permetteva di terminare gli studi al proprio temine o di proseguirli e iscriversi
ad un istituto tecnico che durava altri tre anni. Negli anni 70 dell’ottocento vengono ufficializzati quattro anni di
istituto tecnico, tranne per la sezione fisico-matematica dell’istituto tecnico che già durava quattro anni e che dava
accesso alla facoltà universitaria di Scienze.
Per frequentare l’Università quindi bisognava o frequentare il liceo (che dava accesso a tutte le 5 facoltà: medicina,
scienze, lettere, teologia, giurisprudenza) o la sezione fisico-matematica dell’istituto tecnico (che dava accesso solo
alla facoltà di scienze).
La scuola normale viene trattata da Casati all’interno dell’istruzione elementare, quindi non aveva molta
considerazione di queste scuole. Serviva per formare, dare le norme ai maestri e alle maestre. Si accedeva tramite un
esame che doveva certificare la conoscenza delle materie della scuola elementare, a 15 anni se femmine, a 16 se
maschi. Problema: completando gli studi elementari tra i 10-11 anni, c’è un buco tra la fine delle elementari e l’inizio
della scuola normale (che avviene appunto a 15-16 anni). I maschi si iscrivevano alla scuola normale come canale di
istruzione di ripiego e non come una vocazione, perché non riuscivano a proseguire gli studi al Ginnasio o alla scuola
tecnica e venivano espulsi. Per le femmine era diverso perché in questi anni 60-70 non avevano accesso ad altri tipi di
scuola post elementare, quindi la scuola normale era l’unico canale di istruzione post elementare femminile (una delle
ragioni perché ci sono più maestre che maestri). Differenza di età tra accesso delle donne ( 15 anni) e accesso dei
maschi (16 anni) perché la donna a 15 anni è considerata naturalmente predisposta a questo lavoro, necessita di
meno tempo per maturare e quindi poteva accedervi prima.
(De Amicis presenta l’esperienza di Emilio Ratti alla scuola normale. Il mestiere della maestra non era tenuto molto in
considerazione).
I requisiti per accedere alla scuola normale erano: l’esame di ammissione che verteva sulle conoscenze acquisite alla
scuola elementare; un attestato di moralità e buona condotta, che veniva rilasciato dal parroco del paese; il certificato
di sana e robusta costituzione fisica, rilasciato dal sindaco. Ciò dava un potere non indifferente al sindaco, che poteva
firmare o meno il certificato medico, e ciò significava che la società era soggetta alla sua volontà: il sindaco molte volte
non era acculturato, aveva le proprie inamicizie. Anche il prete poteva influire sul destino di chi voleva accedere alla
scuola normale. (l’articolo 71 del regolamento Maniani, diceva che la vita sregolata certificata da fatti pubblicamente
noti impediva la professione di maestro.)
Vi erano molte eccezioni, stabilite dalla legge, nell’assunzione di personale regolarmente patentato per
l’insegnamento, a causa del bisogno di maestri non religiosi dopo la laicizzazione. La conseguenza è che molte persone
che avevano una minore/scarsa/nulla preparazione andavano ad insegnare soprattutto nel post unità. (Le donne
erano pagate meno dei maschi, fino un quarto in meno dello stipendio maschile)
La scuola normale durava tre anni, due anni + uno. Con i primi due anni si poteva insegnare al grado inferiore delle
elementari, mentre dopo la frequentazione anche del terzo anno, era possibile insegnare al grado superiore delle
elementari. Le conoscenze elargite nella scuola normale sono modeste, l’investimento su questo tipo di scuola è
piccolo, insufficiente, i programmi sono limitati.
Le criticità rispetto la formazione degli insegnanti sono: la ricattabilità, ovvero il parroco e il sindaco hanno un potere
decisionale enorme perché spetta a loro assumere gli insegnanti, i quali sono soggetti ad angherie come la
decurtazione dello stipendio ed a una precarietà infinita, nel senso che i contratti sono a tempo determinato e
duravano al massimo tre anni. Gli stipendi erano miseri, soprattutto quelli delle donne, e c’erano 24 livelli di
retribuzione, cioè cambiava tra la scuola urbana e quella rurale, tra grado superiore e grado inferiore, rispetto gli anni
di insegnamento, rispetto al sesso dell'insegnante. I soprusi, ad esempio Italia Donati.
L’applicazione della legge
La legge Casati era stata pensata per il Piemonte, per la Lombardia e per le zone più acculturate del paese, e il
problema era l’estensione a tutto il territorio nazionale.
Lo stato aveva un ruolo attivo, vi era la necessità di grandi interventi statati, anche se lo stato aveva le casse vuote
(per le guerra e per la breccia).
I punti deboli della legge
- Il ruolo ancillare della scuola elementare
- Trattamento feudale dei maestri
- Forte centralismo e scarso rispetto delle tradizioni educative locali
- Scarsa attenzione all’istruzione tecnica e professionale
- Silenzio sull’istruzione artistica
- Silen
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