STORIA DELLA FILOSOFIA OCCIDENTALE / 3
DALLA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA ALL’ILLUMINISMO
Cartesio
Con Cartesio la filosofia moderna trova la sua svolta decisiva -> nasce dal connubio tra nuova scienza e
nuova filosofia (matematica, poi fisica, poi metafisica).
Temi costanti nel suo pensiero: l’unità delle scienze, la ricerca del fondamento per esse, storia della filosofia
inizia dall’individuo, nell’io si trova l’esperienza conoscitiva umana. Questi temi si trovano nei sogni (=punto
di riferimento per conoscere i suoi pensieri) che Cartesio fa nel 1619 e sono documentati da Baillet, autore di
Vita del sig. Descartes.
Importante l’incontro con Isaac Beeckman da cui trae un’idea fondamentale che dominerà il suo pensiero:
l’applicazione della matematica alla fisica. Cartesio nel 1620 si dedica a questioni di matematica e di fisica-
matematica; scrive Regole per la guida dell’intelletto (incompiuto), è il primo manifesto della nuova filosofia;
enuncia il principio che orienterà la sua riflessione, e che costituisce il “metodo” -> la filosofia e la scienza
devono concentrarsi sulla fonte di ogni sapere: la mente dell’uomo. La matematica (=modello di ogni
conoscenza) gli si presenta come il modello del sapere certo, fondamento del criterio del vero/falso. Ritiene
che la scienza nuova si fondi su: l’intuito (=mente coglie verità -> grazie a conoscenze immediate) e la
deduzione (=quando non c’è immediatezza). Oggetto dell’intuizione: nature semplici (=nozioni innate nella
mente).
Ripensamento critico: l’idea che la matematica sia la scienza umana per antonomasia -> la crisi del 1630,
Cartesio nega che le verità matematiche siano tali di per sé e non dipendano da nulla di superiore. La sua
scoperta: le verità matematiche sono create da Dio e non sono dipendenti da lui. Ciò mette in crisi il dogma
platonico (=matematica è il luogo stesso della verità) e fa entrare nella scena filosofica di Cartesio la
questione teologica (=se c’è un Dio onnipotente, da lui dipende tutto). Sostiene che l’esistenza di Dio è la
prima di tutte le verità -> sconvolge l’impianto del suo pensiero.
Lo scopo di Cartesio nell’opera Il Mondo (=illustra le recenti scoperte astronomiche) è di ridurre tutti i
fenomeni fisici a semplice movimento di materia. Gli ultimi capitoli sono nell’opera L’Uomo. Il suo progetto è
di spiegare l’intero universo, di cercarne l’origine e la struttura. Galileo [la scienza deve limitarsi a prendere
atto della verità, senza pretendere di scoprire i perché] ≠ Cartesio [lo scopo della filosofia è di capire la
struttura dell’universo e l’origine dei fenomeni naturali]. La grande scoperta di Cartesio: la materia si è
disposta spontaneamente nello stato attuale; su Dio si fonda la sua fisica, nega che Dio abbia impresso nella
materia un movimento. Primo Principio della fisica cartesiana: la materia si identifica con lo spazio e è
riducibile a un’estensione geometrica. Secondo Principio della fisica cartesiana: ogni evento dipende da un
movimento, che è l’effetto della creazione divina. Riduce le 4 cause aristoteliche (=finale, materiale, formale)
alla sola causa efficiente. Emerge il principio di inerzia (=principio della scienza del movimento), a partire da
ciò postula la continuità del movimento rettilineo delle particelle.
Discorso sul Metodo, 1637, è un breve scritto in francese -> Cartesio racconta la sua esperienza personale
presentandola come modello per l’avanzamento della scienza e per il progresso del genere umano. Si divide
in 6 parti, il filo conduttore è l’itinerario autobiografico:
Giovanile ribellione di Cartesio contro il sapere scolastico: rimette in discussione il sapere precedente, è
1. la svolta per Cartesio e per la filosofia moderna; ha bisogno di un “metodo”, che è la mappa di cui si
serve per non perdere la strada della verità.
Enuncia 4 regole: 1. non accogliere mai come vera nessuna cosa che non conoscessi per tale; 2.
2. dividere ciascuna delle difficoltà in quante più parti possibile; 3. imporre un’ordine ai propri pensieri,
cominciando dai più semplici; 4. fare enumerazioni tanto complete per non dimenticare nulla. La maggior
esposizione del metodo sarà la metafisica per Cartesio, con cui il metodo avrà la sua fondazione ultima.
Ma il metodo può avere conseguenze indesiderate -> precisazione che tranquillizza i lettori
Enuncia una morale provvisoria: sottrae la religione e la politica dall’ambito di applicazione del metodo.
3. La prima massima: obbedire alle leggi, conservando la religione; ma in mancanza di certezza la sua
seconda massima era di agire con risolutezza e di seguire anche le opinioni più dubbie. La conclusione
è la sua terza massima che è di cercare di vincere se stesso piuttosto che la fortuna e di cambiare i sui
desideri piuttosto che l’ordine del mondo.
Esposizione riassuntiva della metafisica.
4. Dedicata ad alcune ricerche di fisica e fisiologia estratte dal Mondo che propone come esempi delle
5. possibilità esplicative -> concezione meccanicistica del corpo umano: tutti gli atti vitali del corpo sono
interpretabili in termini materiali, corpo=macchina, non c’è bisogno dell’anima per muoversi, respirare,
reagire -> esempio animali: privi del pensiero consapevole, ma non per questo privi di certe funzioni.
Manifesto della riforma del sapere: riprende e amplifica l’ideale baciano del dominio della natura -> se
6. l’universo e il corpo sono macchine matematiche, l’uomo stesso è in grado di comprenderli di farli
funzionare al meglio. La scienza per Cartesio deve servire al benessere degli uomini migliorando la vita
e prolungandola.
Meditazioni di filosofia prima -> inaugura un genere nuovo, Cartesio cerca un sapere che non sia opinabile
ma evidente da non lasciare il minimo dubbio. Nuovo senso della metafisica: analisi delle capacità
conoscitive umane, vengono stabiliti i principi i conoscenza vera. Questa meditazione è un percorso
personale, scritto in prima persona.
I Meditazione: “su ciò che può essere messo in dubbio”; applicazione della prima regola metodologica; i
sensi a volte ci ingannano (sulle caratteristiche apparenti degli oggetti della nostra esperienza) e non hanno
affidabilità -> nei sogni i sensi sono attivissimi, ma ci sembra solo. Dio ingannatore (rovina per la scienza e la
fede) -> livello massimo del dubbio cartesiano, pone in dubbio la verità matematica e allarga il dubbio su Dio
stesso. Genio maligno -> personaggio che rafforza il dubbio sulle conoscenze acquisite.
II Meditazione: alla domanda di certezza che il dubbio iperbolico ha reso drammatica, Cartesio risponde con
la sua tesi più famosa: cogito (=esperienza vissuta e verità; prima non può esserci nulla) ergo sum. Posso
essere vittima di un Dio ingannatore/Genio maligno, ma mentre penso, “io sono”. Il pensiero è segno
dell’essere, è la via d’accesso alla realtà. Dubitare del cogito è impossibili, dubitando si pensa, quindi si è.
Ha un limite intrinseco: non dice nulla su ciò che è fuori dall’uomo. L’uomo non è solo -> dimostrazione: Dio.
III Meditazione: dimostrare che un Dio esiste e che ci ha fornito una mente. Cartesio vuole estrarre dall’unica
verità certa che abbiamo (coglito) l’esistenza di Dio. La mente concepisce idee (=rappresentazioni mentali)
che inizialmente possono essere divise in 3 generi: 1. avventizie; 2. fittizie; 3. innate. Scavando ancora
nelle idee distingue: realtà formale (=idea considerata in quanto ente di questo mondo) da realtà oggettiva
(=contenuto rappresentativo). Nelle idee accessibili alla mente, c’è anche quella di Dio (=idea innata) che
rappresenta qualcosa, ma il contenuto non può essere prodotto autonomamente dalla mente -> Dio ha
infinite proiezioni, ma la mente umana è limitata e non può rappresentare qualcosa di infinito. La causa
dell’idea di Dio: un Dio infinitamente perfetto. Dio non può ingannare l’uomo perché l’inganno è una
debolezza e non può sussistere in Dio.
IV Meditazione: “del vero e del falso”; obiezione: se siamo creature di Dio, che non ci inganna, perché a
volte abbiamo giudizi errati? Agostino D’Ippona fornisce gli strumenti per rispondere -> Cartesio dice che
1
l’errore è il cattivo uso della facoltà conoscitiva umana e Dio non ha responsabilità.
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Le ultime due meditazioni permettono di rispondere alle domande fondamentali della metafisica cartesiana:
1. qual’è l’essenza dei corpi? 2. qual’è l’essenza delle menti? 3. qual’è il rapporto tra il corpo e la mente
dell’uomo? 4. come di dimostra che i corpi esistono?
Per Cartesio il ruolo della metafisica ha il compito di fondare la scienza umana, e quindi di capire cosa sono i
corpi e com’è possibile conoscerli.
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V Meditazione: dimostra l’esistenza di Dio: si chiede se delle cose materiali ha qualche idea chiara -> idea
estensione (=i corpi si estendono; estensione e spazio coincidono per Cartesio) che è pensata come
quantità spazialmente divisibile all’infinito. Le idee sono immutabili. Poiché Dio esiste quello che penso è
chiaro. Le idee derivano dalla verità e sono essenza. Poiché a Dio appartiene la perfezione, egli esiste.
VI Meditazione: il mondo materiale esiste veramente o è solo un sogno? La mia mente non si differenzia
solo dal mio corpo, oppure ha un’essenza diversa ed esiste indipendentemente da essa? Distingue le varie
facoltà conoscitive umane. L’intelletto dà una un’idea chiara e distinta della materia, ma non dice nulla sulla
sua esistenza reale -> si passa all’immaginazione. Sostiene che i sensi devono avere una funzione(=di
orientarci e metterci in contatto con il mondo/corpi) e se ci ingannano è perché li utilizziamo male. Rapporto
mente-corpo -> per Cartesio la mente è una cosa che pensa; dimostrazione costituisce il dualismo
metafisico: sostanze corporee e sostanze pensanti. Per quanto distinti la mente/corpo sono strettamente
uniti -> paradosso in cui finiscono le Meditazioni.
Il risultato finale è un’idea della VI Meditazione, Cartesio l’approfondirà in seguito: unione tra mente-corpo è
attestata da un’esperienza diretta talmente incontrovertibile che non ha senso mettere in discussione. La
soluzione fondata sulla fisiologia(= per guidare il corpo non è necessario essere presenti su tutto) e sulla
metafisica(=l’anima ha rapporto solo con il cervello: la ghiandola pineale). Il corpo e l’anima per Cartesio
formano l’uomo.
Le Obiezioni e risposte di Cartesio: uno dei grandi promotori è Marsenne(che diede il manoscritto a
Cartesus, prete cattolico belga). I Obiezioni di Jan de Karter (Cartesus) -> misura la distanza della nuova
metafisica cartesiana rispetto a quella scolastica; egli dice che le idee non sono reali e non hanno bisogno di
una causa; ritiene che per dimostrare che Dio esiste si deve partire da qualcosa di realmente esistente. I
Risposta: Cartesio vede nell’idea innata di Dio il centro della sua innovazione; con questo spiega che parte
dall’idea di un ente infinito. II Obiezioni di Marsenne (avvocato del diavolo)-> immortalità dell’anima non è
dimostrata. II Risposta: Cartesio propone un riassunto delle Meditazioni, definisce pensiero (=la coscienza
delle proprie percezioni) e idee (=i contenuti delle esperienze coscienziali). III Obiezioni di Thomas Hobbes -
> attacca la tesi del dualismo corpo-mente e la dimostrazione dell’esistenza di Dio sulla base di un’idea
innata. Per Hobbes il cogito è una prestazione cognitiva del corpo e non può costituire l’essenza della
mente. L’idea di Dio non è positiva perché non può avere un’immagine. III Risposte: per Cartesio il cogito è il
primo principio della filosofia e attesta l’esistenza del soggetto in quanto essere pensante. Dell’esistenza
della materia si è certi molto dopo, inizialmente ha un ruolo secondario; mentre per Hobbes è il sostrato di
ogni oggetto dotato di esistenza. IV Obiezioni di Antonie Arnauld -> tema della transustanziazione; coinvolge
1 Dio non può creare il male, perché è un difetto di realtà, è una mancanza e la causa: l’uomo che attraverso la libertà sceglie il male
piuttosto che il bene -> peccato originale, che Dio approva perché fa parte del progetto salvifico
anche Galileo. Se la materia è soltanto estensione spaziale, il miracolo della transustanziazione sembra
impossibile. IV Risposta: Cartesio sostiene che il miracolo consiste nel tramutare l’estensione di cui sono
costituiti il pane e il vino in quella di cui è costituito Cristo, lasciando inalterato l’effetto che suscita in
un’osservatore umano. V Obiezioni di Pierre Gassendi -> si ispira all’epicureismo antico; sostiene che
Cartesio non dimostra che l’anima sia un’ente spirituale e che se l’anima ≠ corpo e che gli animali = corpo
allora come fanno ad avere sensibilità e a fare riflessioni? Gassendi critica l’unione tra corpo e mente: come
fanno ad essere unite due cose che per natura sono incompatibili? V Risposta: Cartesio ribadisce le
definizioni di mente e corpo.
I Principi di filosofia, 1644, si dividono in 4: la prima sulle tesi metafisiche cartesiane, le altre tre trattano di
fisica e dei temi principali del Mondo.
Cartesio traccia una similitudine che diventerà celebre:
«La filosofia è come un’albero: le radici sono costituite dalla metafisica, il tronco dalla fisica e i rami dalla
meccanica, dalla medicina e dalla morale.»
Con Cartesio nasce la concezione moderna della medicina affrancata alla mia e fondata sulla rivoluzione
scientifica. La morale, invece, ha a che vedere con qualcosa di difficile da definire: l’uomo inteso come
unione di un io sensibile e di una materia organizzata. Queste ricerche sono nel Trattato sulle passioni
dell’anima, opera innovativa, le passioni (=costituite d una serie di fatti concatenati) diventano oggetto di
scienza; la percezione di un oggetto non è passione, perché ha un mero valore conoscitivo.
Passioni=amore/odio/paura (=può conseguire alla meraviglia). Un’altra passione=desiderio, influisce sulla
volontà. Divide le passioni in: primitive(=amore) e composte. Egli scopre che la passione della generosità
può controllare il movimento degli spiriti animali e la intende come autostima del soggetto pensante, che allo
stesso tempo è passione e virtù; fonda la morale(si aggrappa all’io) su una passione.
Hobbes
Elabora la sua riflessione a partire dalla critica del dualismo cartesiano delle sostanze. Elementi di filosofia è
diviso in due parti; nella prima parte De Corpore spiega il processo della conoscenza sensibile, movimento
che crea fantasma/immagine che per noi è l’oggetto della sensazione, che per Hobbes è il risultato di un
atteggiamento in parte attivo del soggetto. Le sensazioni ci forniscono delle qualità delle cose, che non sono
nulla di reale fuori di noi. Le immagini sensibili costituiscono i primi pensieri della mente, quando l’oggetto
che le ha causate si allontana, si indeboliscono e diventano immaginazione -> memoria: insieme di queste
immagini e costituisce l’esperienza.
Conoscenza originaria -> sensazioni, idee e connessioni; è il linguaggio (che Hobbes identifica nella
filosofia) che consente il passaggio dalla conoscenza particolare dei sensi alla conoscenza universale
propria. I nomi hanno una doppia funzione: nell’uso proprio sono delle note mnemoniche, nell’uso altrui sono
dei segni comunicativi. Hobbes riprende una forma di nominalismo vicino a quello di Guglielmo di Ockham,
secondo cui solo i nomi possono essere universali, perché possono essere riferiti a più cose. Sostiene che
ragionare= addizionare/sottrarre una cosa all’altra. La ragione non più concepita come in Cartesio, ma si
limita a stabilire rapporti di connessione, di antecedenza o di successione tra le immagini sensibili. Sostiene
che il procedimento della ragione non riguarda direttamente la realtà esterna, ma solo le idee che sono nate
mediante i sensi. “La filosofia è la conoscenza acquisita il retto ragionamento degli effetti o fenomeni sulla
⦰
base della concezione delle loro cause o generazioni.”
Il motto vicino del verum ipsum factum trova in Hobbes un importante antecedente -> sostiene che abbiamo
conoscenza vera solo delle cose che noi stessi produciamo o di cui conosciamo le cause generatrici. I corpi:
unici oggetti a cui la scienza si rivolge. Suddivide il proprio sistema filosofico in una prima parte di filosofia
naturale e in due parti successive, filosofia civile: l’etica e la politica.
Cartesio ≠ Hobbes che ritiene che nel mondo esterno ci sono due realtà indubitabili: corpi(=entità estese,
coincidono con una parte dello spazio) e movimenti(modo in cui sostanze corporee causano sensazioni).
Spazio=immagine con cui nella mente concepiamo un corpo in quanto a noi esterno. Anche il tempo è
un’entità mentale. Da questi costrutti Hobbes deduce i concetti di corpo e movimento come realtà indubitabili
e indipendenti dal pensiero. Fisica (studia gli effetti prodotti da questo movimento) ≠ geometria (studia il
movimento dei corpi quando crea figure nello spazio). La geometria è a priori, la fisica è a posteriori e parte
dagli effetti e giunge alle cause. La metafisica di Hobbes = radicale materialismo, concetto di sostanza
coincide con quello di corpo -> la realtà è una successione di cause necess
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