Se la storia ha un senso - Remo Bodei
Prefazione
Ognuno, nascendo, si ritrova al centro di un mondo già dato. Questo libro mira a farci riflettere sulla mobile realtà in cui siamo immersi e sugli atteggiamenti che assumiamo nei suoi confronti.
Viaggio al centro della storia
Sono in pochi oggi a credere che la storia abbia un senso. In precedenza essa appariva pienamente sensata, presupponeva delle sequenze oggettive. Evento = (formula latina del "quod cuique evenit" = "ciò che accade a ciascuno") per il tedesco Ereignis l’evento sta in relazione con l’accadere; nel tentativo di attribuire un significato alla storia, noi distinguiamo una serie di eventi atomici collegati a dei protagonisti. Nessun evento è significativo in se stesso, ottiene il suo valore intrinseco solo all’interno di una sequenza. Sequenza = è la rappresentazione di una scena; è il criterio di pertinenza scelto a fissare la significatività o meno dei fatti.
Come siamo arrivati a ritenere che la storia abbia senso?
Storia = indagine, in forma di racconto, sono eventi che non necessariamente appartengono al passato remoto. I padri fondatori della storiografia occidentale, Erodoto e Tucidide, sostengono che gli eventi storici sono quelli di cui si è testimoni oculari. La storia registra gli accadimenti, affinché il loro ricordo non si cancelli. Per Erodoto non bisogna dimenticare "le gesta dei Greci e dei Barbari".
Modelli
Sono necessarie delle pre-condizioni, che si manifestano nel II secolo a.C. Polibio teorizza la convergenza delle storie particolari in un’unica storia universale; che risulta possibile grazie al rapido avvento di un unico dominio politico del mondo conosciuto sotto il governo di Roma. In Polibio il canone che ordina gli eventi è di natura politica: ruota attorno alla missione di un impero universale che unifica i diversi popoli sotto un’unica civiltà. Agostino e Gioacchino affidano alla fortuna un ruolo importante.
Agostino -> inaugura la filosofia della storia cristiana; traccia una linea di demarcazione tra gli uomini stessi, segnata da due città: Città dell’Uomo e Città di Dio. Tra queste due si situa la civitas (=città) Dei peregrinas (=implica che noi uomini siamo peregrini in questo mondo). La definizione presenta un paradosso/ossimoro -> una città di non cittadini -> cittadini e insieme stranieri. Alla base delle idee sulla filosofia della storia sta la nozione agostiniana di peregrinatio, di viaggio. La storia è il nomadismo dell’umanità dal tempo verso l’eterno. Ciò si svolge nella storia in 6 tappe, analoghe ai 6 giorni della creazione del mondo; nel 7 giorno, in cui Dio riposò, Agostino immagina lo struggente finale della storia. Il modello di Agostino afferma che ogni uomo vale in quanto singolo individuo.
Gioacchino -> progresso e catastrofe sono uniti. Egli distingue 3 epoche:
- Età del Padre, basata sulla violenza
- Età del Figlio, corrisponde alla logica della servitù filiale della fede
- Età dello Spirito Santo, in cui lo Spirito unisce gli uomini, questo regno rappresenta il superamento del Vecchio e del Nuovo Testamento
Si passa da un mondo simile a una "valle di lacrime" a un mondo civile a una "valle fiorita". Egli sostiene che la storia avrà un finale lieto. Elabora una logica unitaria per cui la Provvidenza non è mai fuori dal mondo storico. Apre involontariamente la strada a tutte le filosofie della storia in cui la spiegazione degli eventi va cercata negli eventi stessi.
Fattori di cambiamento nel concetto di storia
Quando si indeboliscono tutte le spiegazioni teologiche, quali fattori favoriscono il sorgere di nuove filosofie della storia? Spesso nascono dall’oscura percezione di una perdita/carenza di senso. Inizialmente sono tentativi per riempire un vuoto. La domanda che si pone Leibniz: perché la Cina, si è chiusa in se stessa e non si è sviluppata? Con questa domanda inizia il grande confronto filosofico tra le civiltà umane. Un motivo della crisi delle filosofie della storia è data dall’affermarsi del paradigma cartesiano e del pensiero libertino. Cartesio distrugge l’equilibrio tra autorità e verità. Sostiene che conoscere≠ricordare, ma che conoscere=dimenticare -> se si vuole raggiungere la verità, occorre cancellare tutto ciò che sappiamo.
Vico -> scopre che la logica interna degli eventi non è dettata solo dalla ragione. Egli situa i rapporti degli uomini con la natura nella ingens sylva(= le genti maggiori impongono leggi agli altri), dove mancano i matrimoni. Il periodo successivo segna la nascita della famiglia e della religione. Ne consegue che le istituzioni umane nascono da un ordine fittizio che genera delle credenze, stabilendo leggi che regolano momenti di emergenza.
"Se la storia ha un senso, non è perché essa derivi da una logica razionale interna agli eventi, ma perché a questi viene imposto l’ordine dell’immaginazione, poi progressivamente razionalizzato." Per Vico non è un progresso rettilineo. Dopo Vico le categorie temporali sono messe in discussione e anche il rapporto tra la storia dei singoli popoli e quella dell’umanità in generale -> per far sì che il passato non passi completamente.
Confronto tra tradizioni settecentesche
Per inquadrare questi problemi, Remo Bodei, fa un confronto tra le maggiori tradizioni settecentesche; ma come si riformulano gli schemi temporali in queste tradizioni? Il modello è l’immagine del tempo diffusa nel senso comune sin dalla Fisica di Aristotele e riconfermata da Newton -> linea retta su cui scorre un punto indivisibile, il presente, che, avanzando, rosica il futuro e si lascia alle spalle il passato irreversibile.
Quella scozzese: Millar e Fergusson complicano il modello e mostrano come la storia dell’umanità proceda attraverso tempi multipli. Questa teoria ritorna nei filosofi scozzesi che disponevano i popoli lunga una ideale scala della storia, dividendoli, rispettivamente in selvaggi, barbari e civili. Il tempo storico può subire delle brusche accelerazioni locali. Viene proposto un modello stadiale complesso di sviluppo, che Marx compirà. La compresenza di diversi livelli di civiltà nello stesso tempo cronologico colpisce i filosofi e gli scrittori scozzesi, così cercano di comprendere la crescita delle società umane in relazione alla geografia e al clima. Millar si domanda come sia possibile che dalle società primitive scaturiscano delle società moderne. Si chiede come nasce questo animale moderno - l’homo aequalis - che non ha nessuna superiorità rispetto ai suoi simili. La risposta è che, inizialmente, le società si costituiscono attraverso catene verticali di comando, ma che poi gli sviluppi economici, politici e civili, erodono tali rapporti di subordinazione.
Su un altro piano si pone la relazione istituita da Fergusson, nella Storia della società civile, tra la specie umana e gli altri animali. Gli animali non hanno una storia e gli uomini costruiscono la loro storia per migliorare. Egli introduce il concetto di società civile che nasce in polemica con l’idea di Stato, che è considerato come lo scheletro; mentre la società civile è la sede della dimensione privata. Abbandonato Dio si afferma che le società funzionano grazie a una Provvidenza intrinseca ai bisogni e alle azioni degli uomini. La logica della storia e la logica dell’agire umano poggiano dunque su un fondamento condiviso. Ma cosa vuol dire interesse? I filosofi scozzesi discutono molto su ciò. Questa discussione delinea due aspetti essenziali della natura umana: l’uomo egoista e l’uomo altruista -> ma gli uomini non sono esclusivamente altruisti o egoisti. Prima Hume e poi Smith osservano che la natura umana non si delinea attraverso egoismo/altruismo, ma attraverso l’amore di sé. Hume dice che chi si sacrifica per la patria in realtà agisce anche per amore di se stesso. Di conseguenza entrambe le attitudini di
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