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tutto quel che succede è casuale; 3. tutto quanto avviene trova la sua spiegazione nelle

vibrazioni variabili di caso e necessità. Riguardo all’intreccio tra la necessità e il caso ci

sono due catene di eventi: 1. oggettiva (basata sul concetto di causa efficiente);

2. soggettiva (basata sul concetto di causa finale). L’accidentalità ha luogo nell’incrocio tra

le due catene di eventi. L’accidentalità della storia sta negli incroci. Il modello della filosofia

della storia in cui la necessità tende ad affermarsi trova invece la sua prima espressione in

Fichte. L’espressione oggi comune è più di un’immagine retorica, è l’analogo dell’opera di

Condorcet di un fenomeno naturale ed è proprio Fichte ad introdurla nel 1793, parlando

della rivoluzione francese. Egli dice che più l’oppressione di un popolo diventa intollerabile,

più aumentano le possibilità di una sua esplosione rivoluzionaria. Lo scoppio della

rivoluzione è pertanto conseguenza dell’idea di incomprimibilità delle aspirazioni umane

alla giustizia e alla libertà. I modelli delineati di Condorcet e di “Fichte-Marx“, si

differenziano per il carattere della direzione di marcia del movimento storico. Condorcet

dipende dal perdurare di certe precondizioni. In Fichte e, in una forma diversa, in Marx, la

direzione di marcia della storia prima poi si imporrà da sola. Ne consegue che tutte le

contromisure e le controtendenze non serviranno a precludere l’avvento dell’inevitabile.

Quella tedesca: Herder, filosofo tedesco, rende diretti protagonisti della storia gli Spiriti dei

3. popoli attraverso cui Dio si manifesta. Egli è stato erroneamente inserito, accanto a

Rousseau, tra i precursori dei virulenti nazionalismi del nostro secolo. Egli si chiede: com’è

possibile che il mondo del tempo, degli uomini, della storia, non abbia anch’esso una sua

propria razionalità? Egli non esclude completamente l’ipotesi che la storia possa rivelarsi

priva di senso. Egli trova la razionalità tramite l’Illuminismo. Condivideva cioè, degli

illuministi, l’assunto che la storia avesse una propria razionalità, ma non riteneva che il

senso della storia derivasse da un ordine politico imposto dall’altro. Con l’avanzare della

civiltà si perde pur sempre qualcosa, riguardo ai lumi, perché il trionfo della razionalità

coincide con un indebolimento delle passioni e degli istinti. Herder vuole piuttosto passare

contropelo il suo tempo, vederne i risvolti negativi per promuovere una nuova “umanità“

come valore. Egli non è contrario al cosmopolitismo, si schierò in favore del rispetto delle

differenze nazionali, ovvero: fiabe, usanze, miti. Il senso della storia è dato dalla polifonia,

dalla pluralità di significati che scaturisce dalla somma dei contributi anonimi che ogni

popolo è capace di portare alle vicende del mondo. Si passa così in Herder dalla storia

circolare alla storia a intreccio. L’educazione del genere umano, avviene, secondo Herder,

nella forma di un ringiovanimento. L’uomo è un essere in cammino, che si sta modificando.

La posizione di Herder È stata ripresa da teorici del liberalismo come Isaiah Berlin.

L’imprevedibilità della storia è il tema su cui Kant ed Hegel hanno ragionato molto. Si sono

focalizzati sull’idea della eterogenesi dei fini, ossia della involontaria metamorfosi.

Scaturiscono risultati inattesi e non voluti. Quel che per l’individuo è male, per la storia può

risultare come bene. Kant si inserisce nella tradizione moderna di pensiero per la quale i

vizi fungono da molle della civiltà. È quindi una caratteristica del modello kantiano la

volontà di recuperare a posteriori quel senso che gli uomini hanno erogato in precedenza

senza rendersene completamente conto. Tale senso complessivo Si cerca di comprenderlo

interrogando una logica anonima della storia, diventata autonoma e indipendente dalle

motivazioni individuali delle azioni. La storiografia diventa una grande opera di decifrazione

di noi stessi. Il problema che Kant, e poi Hegel, affrontano è quello di capire il senso di una

logica del preterintenzionale. Bisogna capire qual è il motore della storia. Per Kant si

chiama concordia discors: la storia procede in avanti. Egli dice, paragonando l’uomo una

pianta: se non avessimo intorno a noi e altri individui che concorrono per gli stessi beni,

saremo come un albero; la competizione fa si che l’albero del nostro essere cerchi spazio

verso l’altro. La civiltà è il risultato di questa svettare di uomini obbligati dalla discordia ad

essere concordi e dalla concordia ad essere discordi. Kant entra in contrasto con il suo

antico discepolo Herder. Sostiene che il metro con cui valutare la storia non può essere

offerto dalla felicità dell’uomo, bensì dalla dignità della sua esistenza. Tutto ciò che è

buono, dirà più tardi Nietzsche, una volta era cattivo: si manifesta così una “genealogia“

della storia in cui anche il male è giustificato in quanto fattore di progresso. Hegel sostiene

che la storia si spiega attraverso le passioni degli uomini. Egli non disprezza cinicamente i

vinti della storia, né esalta i grandi a favore dei piccoli: “La religiosità, la moralità di un

ristretto tipo di vita ha un valore infinito“. È questa la risposta hegeliana alla angosciata

domanda di Herder, se vi sia razionalità solo nello spazio della natura e non invece anche

nel tempo umano. Il presupposto della storia è, secondo Hegel, “che la ragione governa il

mondo, e che la storia universale debba essersi svolta razionalmente“. La filosofia

hegeliana mostra un lato tragico. La storia avanza secondo un “fine“, ma è del tutto

indeterminato. L’uomo si presenta come l’animale che non ha una natura determinata, ma

che si forma incessantemente. Le filosofie della storia non sono perciò in grado di offrire,

secondo Hegel, alcuna previsione del futuro, la storia del passato non è capace di

insegnare qualcosa di utile per il presente. Egli si distanzia dalla classica dottrina

dell’historia magistra vitae, e da quanti hanno proposto obiettivi concreti al corso storico,

come Marx o Spencer. La storia mostra una propria razionalità, ma non la tendenza verso

un telos, è perché Hegel ha modificato l’immagine tradizionale del rapporto tra mezzi e fini.

Ci riferiamo cioè a un “fine“ come il contadino si riferisce al raccolto. Hegel è del tutto

contrario a questo genere di finalismo. Egli propone quindi un’inversione dei valori

tradizionali della metafisica: il mezzo conta più del fine. Nella dissoluzione dell’idea di

finalismo Hegel è impegnato sino gli scritti giovanili. In uno di questi, il Diario di viaggio

nelle Alpi bernesi, del 1796, racconta una sua escursione nelle montagne svizzere. L’unica

cosa che lo incanta è l’acqua delle cascate. Viene colpito dai modi in cui gli uomini riescono

a vivere in quelle zone d’alta montagna. Queste riflessioni lo aiutano a risolvere il problema

kantiano di come conciliare il rapporto tra meccanicismo e finalismo della natura. L’idea-

cerniera che congiunge i due aspetti è il lavoro umano consiste nell’utilizzare forze

meccaniche naturali prive di ogni finalità nei confronti dell’uomo. L’uomo che prende tali

forze e le piega al suo scopo. La grande idea di Hegel è che il finalismo non esiste in

natura e, quando esiste nella storia, non è per virtù della provvidenza, perché inserito

dall’agire umano.

Crisi delle filosofia della storia

La crisi del telos è latente da molti anni. Per Droysen la storia è violenza di forze elementari, contro

cui occorre reagire, affinché la vita degli uomini non si disperda. Ma come impedirlo? Si può solo

cercare di comprendere. Ranke crea una negazione brusca dei presupposti “evoluzionistici” delle

filosofie della storia precedenti. Egli mette in questione sia l’idea di un unico fine perseguito

dall’intera umanità sia l’idea di un progresso per stadi delle civiltà e dei periodi storici.

Con Dilthey lo storicismo si sviluppa in Germania con l’intento di sostituire le filosofie della storia

con un adeguato senso storico. La riflessione sulla storia diventa, per Dilthey, l’abbandono di

schemi razionali prefabbricati e di intendere la vita nel suo carattere enigmatico.

vita -> non può essere portata dinanzi al tribunale della ragione, ma soltanto compresa

Il timore di Dilthey è che tanto la coscienza individuale, quanto lo spirito oggettivo si stiano

sclerotizzando, che si vada allentando a dismisura il nesso comunicativo tra la soggettività e il suo

habitat naturale, il mondo storico -> rischio: che la tradizione proceda verso l’impoverimento, che

l’io di conseguenza, si svuoti e che lo spirito oggettivo divenga incomprensibile ai soggetti. Dilthey

tenta di rivitalizzarli. Quando i legami tra i prodotti umani oggettivati e la coscienza individuale e

sociale si spezzano, allora la storia ha la funzione di riattivare la circolazione sanguigna di questo

mondo minacciato dalla paralisi e da mutismo. L’Erlebnis (=esperienza vissuta nel tempo) si

trasforma in una immediatezza da mediare e da strutturare. La storia ha un compito terapeutico ->

fornisce un antidoto per dare spessore all’esperienza individuale. Nell’incontro tra Erlebnis e storia

il vissuto si contestualizza e il contesto si individualizza. Ci si rende conto dell’apparenza a un

mondo comune, mediante queste operazioni ermeneutiche. La polemica contro le filosofie della

storia tradizionali diventa ancora più aspra e radicale con Nietzsche; già nella Seconda inattuale,

egli deplora la “malattia storica” diffusa nel suo tempo. Bisogna essere grati alla forza cicatrizzante

dell’oblio contro quanti si preoccupano della perdita dei ricordi. Nietzsche però non predica la

completa cancellazione della memoria storica, ma solo un buon uso dell’oblio. Tutto dipende dal

fatto che si sappia tanto bene dimenticare, quanto ricordare al momento giusto.

Nei frammenti postumi degli anni Ottanta, la storia europea apparirà sotto la décanence e del

nichilismo -> incapacità di giudicare gli eventi perché i vecchi valori si sono svalutati e quelli nuovi,

legati alla volontà di potenza, rischiano di naufragare a causa del prevalere dei mediocri.

Le tendenze attuali

Fallimento delle filosofie della storia, strategie:

scomposizione del testo storico -> l’impresa è iniziata da Hempel quando cerca riportare la

1. spiegazione degli eventi storici a leggi universali del tipo quelle della fisica. Questa teoria ha

aperto un lungo dibattito: per Dray non si possono creare leggi generali della storia, perché

sarebbero banali; per Danto bisogna porsi il problema dei criteri di selezione dell’evento e

cercare piuttosto la specificità nella natura delle due frasi narrative.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GinevraLindi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Di Bella Stefano.

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