Stefano Petrucciani: modelli di filosofia politica
Prologo
Territori e domande della filosofia politica
Filosofia politica si occupa delle interazioni sociali tra uomini in quanto esse si configurano come relazioni di potere. Oggetto della filosofia politica: il potere = capacità che qualcuno ha di controllare il comportamento di altre persone. La filosofia politica ha a che fare soprattutto con le forme di potere istituzionalizzata, cioè con il potere statale.
Definizione di Stato di Max Weber da La politica come professione = rapporto di dominio di uomini su uomini basato sul mezzo della forza legittima. Lo stato detiene il monopolio della forza legittima che ha sottratto ai singoli individui. Ma in cosa consiste la legittimità? Questa è un’altra questione centrale in filosofia politica.
Quindi la filosofia politica ha due volti:
- Si occupa del potere (come ottenerlo e mantenerlo) → vd Machiavelli
- Si chiede quale sia il giusto e buon ordinamento politico → vd Platone
La filosofia secondo Petrucciani è una pratica discorsiva che unisce un certo metodo e un certo oggetto → è una forma di discorso che si avvale dell’argomentazione razionale e che affronta la questione dell’orientamento dell’uomo nel mondo.
La filosofia tenta di costruire ragionamenti persuasivi e argomentazioni per affrontare gli argomenti a cui le scienze positive non sanno dare risposta. La filosofia politica si confronta con questo genere di problemi: si interroga sulle questioni strutturali quando si chiede quale sia la natura dell’uomo, della società, del potere ecc.
Bobbio ha rintracciato 3 domande principali a cui la filosofia politica ha cercato di rispondere e, conseguentemente, 3 tipi di approccio del pensiero filosofico politico:
Approccio normativo
Qual è il giusto ordine politico. In questa questione è implicito anche chiedersi quale sia il fondamento dell’obbligo politico (cosa fa sì che un ordine politico sia considerato legittimo). Questo approccio non constata la realtà corrente ma delinea come dovrebbe essere l’ordine politico per essere considerato buono, giusto.
Le teorie normative sono state soprattutto praticate dalla tradizione occidentale e si sono differenziate secondo varie linee:
- Modalità ontologica del rapporto essere/dover essere (continuità fra essere e dover essere – il dover essere è insito nella natura della realtà, Aristotele – oppure separazione, Hume)
- Determinazione del dover essere attraverso un certo valore supremo
- Grado di distanza dal modello normativo della realtà fattuale (teorie apologetiche, critiche o utopiche).
Approccio realistico, da Machiavelli a Weber
Il realismo politico è una riflessione sull’agire politico così come esso è nella realtà effettuale. L’agire politico in questa ottica viene concettualizzato soprattutto come lotta per il potere, il campo in cui si muovono i competitori politici. Il potere può non essere il fine, ma deve sicuramente essere il mezzo per attuare ogni altro fine. Gli attori in lotta si confrontano mediante la forza, ossia mediante il potere di costrizione di cui dispongono.
Realismo politico e pessimismo antropologico non vanno necessariamente di pari passo. Il conflitto infatti è sempre presente nell’agire politico ma non è il suo unico componente. La questione del realismo si connette con quella del nesso fra politica e morale. Machiavelli ha scoperto l’autonomia della politica dalla morale.
Chi è in lotta per il potere deve aspettarsi che i suoi avversari si avvalgano di qualsiasi mezzo per vincere ed egli stesso deve essere pronto a fare altrettanto (Principe) → la morale viene messa da parte in nome della necessità di vittoria di fronte ad avversari senza scrupoli. Il politico deve saper infrangere il comandamento morale in nome della salvezza della repubblica (Discorsi) → qui invece si potrebbe trasporre il conflitto fra etica e politica in conflitto fra due diverse etiche, etica dell’individuo e etica della polis.
Il conflitto fra morale e politica può quindi presentarsi in molti modi e con toni più o meno drammatici. Max Weber ad esempio sostiene esistano due etiche opposte: etica della convinzione (agire secondo i principi non curandosi delle conseguenze) ed etica della responsabilità (agire tenendo conto delle conseguenze di un’azione per attuare concretamente il bene). Il vero politico secondo Weber, che pure è un realista, deve tenere conto dell’etica della responsabilità.
Dimensione esistenziale della politica. Hannah Arendt
Dunque dalla politica non si può eliminare né la dimensione morale né quella strategica. L’agire politico però trova anche motivazione nella dimensione della ricerca di senso dell’uomo. Hannah Arendt: la comprensione della politica deve prendere le mosse da una ampia riflessione sulla condizione umana. L’azione politica ha a che fare con i rapporti diretti fra uomini e va compresa a partire da due aspetti:
- Pluralità → essere tra uomini significa essere tra uguali e diversi (pluralità di esseri unici). Nell’unicità di ogni uomo l’azione politica trova la sua radice: agendo fra i loro simili gli uomini manifestano la loro identità, mostrano chi sono.
- Natalità → dal momento che ogni individuo è unico, la sua nascita significa la capacità di creare qualcosa di nuovo che prima non c’era. L’introduzione del nuovo crea le premesse per il ricordare. Per i Greci l’azione degna di essere ricordata attinge a una sorta di immortalità.
La polis nella lettura della Arendt è uno spazio pubblico in cui l’individuo può mostrarsi agli altri, e quindi confermarsi a se stesso, nella sua singolarità. Agire nella sfera pubblica davanti agli altri è la salvezza dall’evanescenza del senso → l’azione politica inedita del singolo genera il ricordo di sé.
Nel campo della politica dunque sono in gioco numerosi aspetti umani (razionalità strategica, razionalità morale, costituzione simbolica del senso della realtà e del senso del sé).
Paradigmi della filosofia politica
L’ordine della polis
Polis e democrazia
Città-stato greca nasce nel VII-VI sec a.C. dalla crisi delle forme tradizionali di sovranità. Il potere si sposta dalle elite aristocratiche al luogo dell’agorà, piazza pubblica. La polis greca è il luogo in cui compare per la prima volta la discussione politica nello spazio pubblico. Il potere non è più appannaggio esclusivo di qualcuno ma è il risultato di un confronto dialettico.
L’uguaglianza dei cittadini non è qui simmetria perfetta di diritti, anzi la polis perpetua la supremazia degli aristocratici e dei proprietari terrieri, ma l’uguaglianza consiste nel fatto che le leggi sono uguali per tutti e che tutti possono far parte dei tribunali e dell’assemblea.
Il modello classico della polis democratica è quello delle istituzioni di Atene definite nel 508 da Clistene:
- Ekklesia → assemblea dei cittadini. Aperta ai cittadini maschi, liberi, sopra i 18 anni. Tutti hanno diritto di parola. Essa delibera su questioni legislative e di governo.
- Boulè → consiglio dei 500. Attività amministrativa.
Si manifestano le prime forme di pensiero politico: i sofisti mostrano la convenzionalità del nomos o addirittura svelano la giustizia come l’utile del più forte, Tucidide parla di realismo politico, Protagora legittima la democrazia in quanto “l’uomo è misura di tutte le cose”.
La visione platonica del Bene politico
399 a.C. → momento di crisi della democrazia ateniese e condanna a morte di Socrate, esperienza determinante per la formazione del pensiero di Platone. Platone aveva in un primo momento sperato nel governo dei Trenta Tiranni (alcuni erano suoi parenti), poi nella restaurazione della democrazia, ma da entrambi i regimi era stato deluso. In particolare la democrazia restaurata aveva condannato a morte Socrate accusandolo di empietà.
Secondo Platone (Repubblica) il compito dell’arte politica è quello di attuare il bene di ognuno nel bene della comunità e può essere adempiuto solo dai filosofi reggenti. Il bene consiste nel coltivare la perfezione della propria anima e seguire la giustizia. Lo stato deve essere governato da coloro i quali non desiderano il potere in modo da non generare contesa. Il principio su cui si basa lo Stato platonico rovescia il principio democratico per cui tutti sono in grado di giudicare gli uffici pubblici.
La città dunque ha bisogno del filosofo e il filosofo ha bisogno della città perché la sua ricerca richiede la relazione con altri uomini. Il progetto platonico di stato basato sull’idea di giustizia rovescia innanzitutto la concezione di giustizia di Trasimaco (protagonista di un libro della Repubblica) secondo cui la giustizia è l’utile del più forte e l’ingiusto è sempre più felice del giusto. Platone confuta indirettamente dicendo che anche l’ingiustizia deve presupporre la giustizia perché l’ingiustizia porta con sé discordia e disaccordo fra le parti di un individuo e lo rende quindi incapace di agire.
C’è giustizia quando la pluralità è ordinata in modo da mantenere unità armonica e in modo che ogni parte svolga la funzione che le è propria. La giustizia è la condizione per cui un organismo si mantenga. Il ragionamento circa lo stato giusto si gioca sull’analogia tra comunità politica e anima individuale → ci sono tre momenti nell’anima individuale:
- Anima concupiscibile: soddisfazione piaceri del corpo
- Anima razionale: conoscenza e verità
- Anima volitiva: anima che con coraggio si volge all’una o all’altra
L’individuo giusto è quello in cui le 3 parti sono in armonia tra loro e in cui domina la parte razionale. Per sapere quali sono i piaceri che danno una soddisfazione maggiore dobbiamo dare retta al filosofo che sostiene conoscenza e verità perché egli conosce anche gli altri piaceri che ritiene meno validi e perché ha coltivato la capacità di giudicare in modo retto. Inoltre la conoscenza è l’unico bene che possiamo conseguire in modo illimitato senza sottrarlo ad altri.
Quello che vale per il singolo individuo è valido anche per la comunità statale → le 3 tipologie di anima corrispondono a 3 tipi di individui. La società giusta è quella capace di assicurare equilibrio fra le componenti. La società per Platone nasce dal fatto che l’uomo non basta a se stesso. Ognuno in società deve collaborare facendo la propria parte seguendo la propria naturale disposizione.
Dunque si possono delineare tre classi: classe dei produttori, dei guardiani e dei governanti-filosofi. La città platonica è quella che assicura ai diversi tipi di uomini di vivere secondo la loro disposizione naturale d’animo, tenendoli entro i limiti che fanno sì che essi contribuiscano al bene della comunità. La classe dei governanti non deve possedere proprietà privata. I figli vengono allevati in comune. Si farà credere agli uomini che l’appartenenza a una certa classe sociale è data dal metallo che è mescolato nella loro natura (oro per i filosofi, argenti per i guerrieri, ferro e bronzo per artigiani e commercianti). L’ideologia quindi legittima gli assetti sociali fatti da uomini mostrandoli come dati naturali.
Platone individua poi 4 forme di costituzione degenerate in un processo di decadimento progressivo dal modello ideale:
- Timocrazia: governo agli individui che desiderano gloria e onori
- Oligarchia: governo di chi desidera ricchezze
- Democrazia: ribellione dei poveri, distribuzione delle cariche e governo instabile in mano a demagoghi
- Tirannide: nata dall’insofferenza per l’anarchia
Platone ammette che quello delineato nella Repubblica è uno stato utopico, un modello ideale dal momento che è molto difficile che i filosofi, che non desiderano il potere, diventino governanti e che i governanti diventino filosofi. Un modello più realizzabile è illustrato nelle Leggi.
Aristotele e il pluralismo del Bene
Solo nella polis è possibile l’agire dell’uomo. L’oggetto primario della riflessione politica è il Bene, come per Platone. Il bene dell’individuo si attua solo nel contesto della relazione con gli altri. A differenza di Platone però, per Aristotele le cose giuste esistono solo per convenzione e il bene pratico non può essere oggetto di un sapere rigoroso. Il bene non esiste come un unico ente altrimenti dovrebbe esistere anche una sola scienza che tratti del bene. Invece le scienze sul bene sono molte e dunque molti e diversi sono i tipi di bene.
Punto su cui polemizzeranno Hobbes e i contrattualisti e individualisti → Aristotele sviluppa la tesi del carattere naturale dello stato e del carattere naturale dei rapporti comando/obbedienza. In principio c’è subito la comunità (il tutto viene prima della parte) dal momento che l’uomo è un animale politico che per natura si aggrega. Il concetto aristotelico di “natura” è teleologico: la natura di una cosa è il fine a cui tende il suo sviluppo. Anche il rapporto di subordinazione (padrone-schiavo, anima-corpo, maschio-femmina) è naturale.
Uno dei difetti della Repubblica di Platone è, secondo Aristotele, quello di aver sacrificato il ruolo della famiglia e la proprietà. Esamina diversi ordinamenti possibili della proprietà:
- Proprietà privata della terra e uso comune dei prodotti
- Proprietà comune e uso privato
- Proprietà comune e uso comune.
Muove obiezioni contro la comunanza della proprietà, destinata a generare contrasti. Illustra argomenti a favore della proprietà privata: chi deve occuparsi personalmente di qualcosa ne ha più cura, essere proprietari di qualcosa rende felici perché il sentimento si collega con l’amore per se stessi. Questo amore non va condannato finché non diventa eccessivo. In conclusione la proprietà privata è preferibile ma si dovrebbe accompagnare a un uso comune dei beni. Infatti i mali si commettono in vista dell’eccesso, non del necessario, dunque l’uguaglianza di proprietà non basta da sola ad assicurare la concordia.
Il problema fondamentale della comunità politica è quindi quello del rapporto unità-differenze: lo stato deve realizzare l’unità ma non in modo assoluto, l’unità non deve essere imposta attraverso la negazione delle differenze. La forza dell’unità statale deve stare nella capacità di ospitare dentro di sé i diritti delle particolarità.
Qual è la costituzione migliore? Sei forme di costituzione, 3 giuste e 3 degenerate:
- Monarchia → tirannia
- Aristocrazia → oligarchia
- Politeia → democrazia
Costituzioni giuste: il potere di governo viene esercitato per il bene comune. Aristotele presenta argomentazioni a favore del governo di molti: anche se nessuno eccelle, molte persone grazie al confronto arriveranno a una saggezza superiore di quella di un singolo; escludere la moltitudine dal governo dello stato potrebbe essere pericoloso; anche se i molti non hanno i requisiti per governare, non significa che non abbiano quelli per giudicare chi governa (i giudici migliori di un cuoco sono coloro che mangiano); il governo dei molti non è poi propriamente delle persone ma delle leggi.
La politeia è per Aristotele la miglior forma di governo perché non ha i difetti della democrazia (governo dei poveri in cui il numero prevale sul merito e tutti fanno quello che vogliono). La politeia è un misto di due forme degenerate (oligarchia e democrazia) ma pende di più verso la democrazia: pone requisiti di censo che però consentono larga partecipazione del ceto medio, le cariche politiche sono aperte anche ai non ricchi ma per elezione invece che per sorteggio.
Problema di quale sia la vita buona per l’uomo → l’uomo deve possedere tre tipi di beni:
- Beni esteriori
- Beni del corpo
- Beni dell’anima → possono essere ricercati senza limiti (a seconda degli altri due tipi).
La felicità quindi consiste nell’esercizio delle virtù, sia di quelle che si esplicano nella vita teoretica che di quelle che si esplicano nella vita pratica. Il fine della polis è vivere bene e per questo essa deve avere alcune caratteristiche: non essere troppo grande per far sì che tutti i cittadini si conoscano fra loro. Il corpo dei cittadini però esclude donne, schiavi, lavoratori manuali, contadini e mercanti → quindi la felicità (=esercizio della virtù nel contesto della polis) non può essere universalizzata.
Affinché la polis realizzi il suo fine le attività teoretiche devono essere superiori a quelle politiche. La politica deve mettere i cittadini nelle condizioni di realizzare la loro felicità.
Dalla polis alla cosmopolis
La polis al tempo di Aristotele era già in fase di decadenza. Con l’impero di Alessandro Magno si affermano nuove forme politiche dall’orizzonte politico molto più universalistico in cui è impensabile la partecipazione diretta del cittadino. Nuovo atteggiamento intellettuale:
- Più universalistico → cade distinzione Greci/barbari e si afferma l’idea di uguaglianza fra gli uomini. Saggio stoico: creazione di una cosmopolis, grande repubblica in cui gli uomini vivano sottoponendosi alla legge universale della ragione.
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