La questione ebraica
Leggere La questione ebraica vuol dire interrogarsi anche su Auschwitz. Condorcet aveva annunciato che il genere umano non sarebbe più precipitato nella barbarie. Bauer e Marx, il primo con cattedra di teologia poi si sposta verso la sinistra storica. Questo non condivide l’idealismo hegeliano, la pari dignità data alla religione e l’intima razionalità del reale. Hegel però, pur essendo un idealista, ha riservato l’attenzione al concreto. Sulla tensione tra istante conservatrici e progressiste si era creata la frattura tra Destra hegeliana e Sinistra: difensori i primi della realtà razionale e della religione, critici del reale i secondi.
Bauer e la filosofia hegeliana
Per Bauer era impossibile la coniugazione della religione col pensiero hegeliano. Era giunto a includere che filosofia e religione non potevano armonizzarsi e la filosofia non doveva essere l’ancella della religione, essendo una la negazione dell’altra. L’Università di Berlino epurò Bauer, che nega la realtà storica del Cristo e scorge nel cristianesimo la tematizzazione dell’infelicità dell’uomo. Per propagandare le proprie idee i Giovani hegeliani usarono i giornali. Collabora con la rivista di Moses Hess, frutto di un breve matrimonio tra l’hegeliano di sinistra e la borghesia liberale accomunati dall’opposizione allo Stato prussiano. La filosofia deve farsi mondo.
Nel 1843 dimostra diffidenza verso il comunismo che è un’“astrazione dogmatica” in cui si hanno le due istanze opposte dell’umanesimo e del privatismo. Con il Reinische Zeitung poteva occuparsi di problemi economici, contro il servilismo e i compromessi con lo Stato prussiano. Dopo la rivoluzione filosofica tedesca attuata da Kant bisognava intraprendere quella politica. Chi avrebbe dovuto emancipare la Germania? Per Ruge non era possibile, per Bauer solo lo “spirito critico” poteva emancipare la Germania, per Marx sarà il proletariato.
Annali franco-tedeschi e la questione ebraica
Il lavoro degli Annali franco-tedeschi gravava sui tedeschi e al suo interno nel 1844 vennero pubblicati Sulla questione ebraica e Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione. Avevano l’obiettivo di conquistare la libertà politica che i Francesi avevano guadagnato e di liberare questi dall’oppressione religiosa. Hess aveva in quegli anni elaborato L’essenza del denaro, le cui posizioni verranno riprese da Marx in Sulla questione ebraica. Secondo lui la vera alienazione dell’uomo avveniva sul terreno dell’economia e non della religione con la conseguenza che la vera libertà si sarebbe conquistata tramite la soppressione del denaro e della proprietà privata, la censura prussiana fu forte.
Marx ruppe con Ruge perché di idee democratico-borghesi, per Marx invece era importante una rivoluzione sociale, tema che ricorre molto. Ruge, vista la censura, impose la sospensione della pubblicazione, terminò così l’esperienza degli Annali franco-tedeschi.
Bauer e la questione ebraica
Chiuse i rapporti con i Giovani hegeliani, con Proudhon, Bakunin e altri come Bauer perché teologo (tanto da chiamarlo san Bruno). Poteva uno Stato dichiaratamente cristiano come la Prussia abolire le restrizioni riguardo la partecipazione degli ebrei alle istituzioni civili? Era un problema sentito: Hirchel, il padre, si dovette convertire al protestantesimo nel 1816 per non rinunciare alla professione di avvocato. Mentre i liberali invocavano l’emancipazione politica degli ebrei, i conservatori si pronunciavano a favore dell’esclusività della confessione religiosa statale, il cristianesimo.
Ai due scritti di Bauer, La questione ebraica e La capacità degli ebrei e dei cristiani del giorno d’oggi di diventare liberi, rispose polemicamente Marx. Quelli di Bauer a loro volta erano la risposta a Hermes, a una prima lettura sembra concordare con questo secondo una posizione anti-ebraica ma in realtà l’accusava di muoversi dogmaticamente nella convinzione che lo Stato cristiano fosse il solo possibile. La libertà per essere tale deve essere guadagnata con una battaglia, egli attacca gli ebrei considerandoli responsabili della loro illibertà, tale concezione della storia verrà ripresa da Marx nella storia come teatro di lotte di classe.
Egli metteva in mostra come lo Stato prussiano, in quanto cristiano, non potesse garantire l’emancipazione a chi cristiano non era. Tuttavia Bauer applicava al cristianesimo la stessa metodologia critica impiegata per la questione ebraica secondo cui anche i cristiani fanno valere il principio politico-teologico di esclusione del diverso. La questione ebraica finisce per investire il problema dell’emancipazione in quanto tale e della confessione religiosa dello Stato, inoltre non si possono concedere gli universali diritti dell’uomo agli ebrei perché non fanno nulla per ottenerli, si ha anche la critica ai cristiani che non hanno mai agito in vista dell’emancipazione umana.
Emancipazione politica e religiosa
Se si vuole ottenere l’emancipazione politica occorre affrancare lo Stato da ogni religione, rendendolo laico, bisogna eliminare ogni monopolio religioso lasciando sopravvivere la religione solo nella sfera della vita privata dei cittadini. I monarchici accusano Bauer di aver assunto le difese degli ebrei e gli ebrei lo accusarono di aver accomunato grossolanamente cristianesimo e ebraismo. Egli in realtà si batteva per i diritti che dovevano esser goduti dai cittadini tedeschi.
Il bersaglio della polemica è la religione in quanto tale. È vero tuttavia che, a differenza della religione ebraica, quella cristiana è universale, quello cristiano è un “falso universalismo”. Le radici dell’intolleranza e del fanatismo risiedono nel fenomeno religioso in sé. Il tratto distintivo di ogni religione è l’esclusività, è la religione che divide gli uomini e inquina lo Stato coi suoi principi.
La questione ebraica dal punto di vista di Marx
Antipatia nei confronti della religione ebraica e verso attività poco grate come commercio e usura, luogo comune dell’epoca. È la fede ebraica che Marx rigetta, non gli ebrei in quanto uomini. Il filo conduttore sta nel concetto di “critica”. Critica che si riferisce a cinque ambiti diversi:
- Emancipazione meramente politica auspicata da Bauer
- Lo Stato inteso come pacifica conciliazione di ogni contraddizione
- La società civile come sfera dell’esistenza egoistica
- I diritti che caratterizzano tale società
- Le basi economiche su cui tale società si regge
Per Marx, Ruge e Bauer si arrestano al libello dell’emancipazione politica, questa è un’emancipazione illusoria. Articola il discorso su un piano empirico e teorico. Sul piano empirico prende in esame gli Stati dell’America del Nord in cui non esiste una religione ufficiale ma quando nel tribunale siede un imputato riceve un trattamento diverso da quello del pio credente: l’emancipazione politica è insufficiente e non coincide con l’emancipazione reale.
Critiche al concetto di emancipazione politica
Sul piano teorico Marx sottopone a critica il concetto stesso di emancipazione politica: Bauer non si pone la domanda principale ovvero per quale forma di emancipazione politica bisogna battersi? Senza pensare che si possa trattare di un’emancipazione umana in senso più ampio. L’errore di Bauer sta nel non aver colto le contraddizioni sociali.
Mancata distinzione nella posizione di Bauer: vita politica nell’ambito dello Stato e vita sociale nell’ambito della società civile. Esistono tuttavia contraddizioni negli Stati Uniti, i cittadini vivono una doppia esistenza, di citoyen nel corpo statale e di bourgeois nel corpo civile, termini che divennero importanti con Constant per cui la libertà dei moderni è quella dei bourgeois. Tale dicotomia si ritrova anche nei Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel. La società civile è il regno dell’interesse egoistico, questa trovava il suo superamento nella concretezza organistica dello Stato.
Secondo Marx la vera contraddizione sta nel fatto che lo Stato proclama nei cieli astratti della politica l’uguaglianza di tutti i cittadini ma lascia sulla terra della società civile la massima disuguaglianza. Lo Stato cessa di essere il luogo in cui le contraddizioni spariscono ma è piuttosto la massima contraddizione. La religione per Feuerbach è l’infanzia dell’umanità, ossia la prima forma di autocoscienza indiretta del genere umano e Marx lo riprenderà sostenendo che la religione è la via indiretta tramite cui l’uomo riconosce se stesso. I Giovani hegeliani credono che il più grande ostacolo all’emancipazione sia la religione stessa.
Marx, nei primi anni, aveva individuato nella religione il principale problema da risolvere, la condizione dell’emancipazione politica sta nell’eliminazione della religione poi però scopre nello Stato le contraddizioni. La posizione dei Giovani hegeliani è invertita: non è la religione che produce un mondo distorto ma è il mondo reale e distorto a produrre la religione. La questione sociale diventa il cuore dell’analisi marxiana. Nel “mondo capovolto” si ha l’origine della religione. La religione esercita una funzione anestetizzante.
Bisogna rovesciare tutti i rapporti: un mondo giusto non ha più bisogno di consolazioni. La religione è il fenomeno della limitatezza mondana. A Bauer e alla Sinistra hegeliana può essere imputato l’errore di aver creduto che l’emancipazione politica potesse essere la sola possibile via d’uscita e aver scambiato la religione per il motivo dell’assoggettamento umano. Per Hegel lo Stato assorbe la società civile ma non per Marx. Le costituzioni borghesi parodiano la democrazia. Egli crede che l’uomo sia fatto per vivere in comunità.
La Rivoluzione francese e l'emancipazione
La Rivoluzione francese è da lui considerata rivoluzione borghese e dunque una tappa necessaria per l’economia del tutto: la sua importanza sta nell’aver dato rilievo all’inversione del rapporto tra Stato e società civile, in realtà si parla di libertà borghese, che vede nell’altro uomo non la realizzazione ma il limite della propria libertà. Lo Stato per Marx è al servizio della società civile e ne legittima le disuguaglianze. L’essenza dell’ebreo, l’egoismo, trova nella società civile scaturita dalla Rivoluzione francese la piena realizzazione. La società civile e l’ebraismo sono vittima del senato che elevano a essere supremo.
Tale opera fu letta da Runes e Rubel in senso anti-ebraico ma non da Lowy. La religione ebraica è la massima manifestazione della società borghese, egli infatti predica l’emancipazione dall’ebraismo non dagli ebrei. Importanza dell’attività pratica e del commercio.
Qual è la via che porta all’emancipazione?
Egli parla di emancipazione umana che coincide con quella sociale: superamento della scissione tra bourgois e citoyen e riconquista dell’“essenza di genere”, si mostra vago nel dare una risposta. Come si può superare la scissione tra forza sociale e politica? Qui ancora non si parla di proletariato ma poi in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, sì, una classe in grado di emancipare tutta l’umanità che soffre, una classe articolare ma anche universale. La testa di tale emanazione è la filosofia e il suo cuore il proletariato. La rivoluzione nascerà dal filosofo per poi accendere gli animi dei proletari.
Rimane aperta la questione relativa ai contenuti di tale emancipazione, rimane astratto come nel 1846 quando parla di “uomo onnilaterale”. Il fulcro sta nell’essenza di genere, la natura viene intesa come fine e non come mezzo. Bisogna vedere nell’altro uomo non un limite, quando il movimento operaio si concretizzerà si realizzerà la rivoluzione. Importante è l’atteggiamento critico.
La questione ebraica, Bruno Bauer 1843
Gli ebrei tedeschi chiedono l’emancipazione civile e politica ma Bauer risponde loro che in Germania nessuno è emancipato, si è egoisti se si esige la propria emancipazione ma non quella generale. L’ebreo non abbandona il proprio pregiudizio religioso. Fintanto che lo Stato resta cristiano e l’ebreo resta ebreo entrambi saranno incapaci di ottenere l’emancipazione. L’ebreo oppone la nazionalità chimerica a quella statale.
Bauer si chiede come si confidano l’ebreo che deve venire emancipato e lo Stato cristiano che deve emancipare? Critica la religione ebraica, esamina la contrapposizione religiosa tra ebraismo e cristianesimo, delucida l’essenza dello Stato cristiano. Prima di poter emancipare gli altri dobbiamo emancipare noi stessi. Bisogna rimuovere la religione che è uno stadio evolutivo dello spirito umano, la scienza deve essere la loro unità.
In Bauer si ha la questione della contraddizione tra la soggezione religiosa e l’emancipazione politica, l’emancipazione religiosa è fondamentale. Si richiama poi Questione ebraica che parla della Francia che abroga la libertà nella legge. Qui la libertà generale ancora non è legge e la questione ebraica non è risolta. Non devono esistere religioni privilegiate. Bauer pretende che l’ebreo abbandoni l’ebraismo e l’uomo la religione al fine di poter essere civilmente emancipato.
La critica di Marx alla posizione di Bauer
Per Marx queste domande non bastano, è necessario domandarsi di che genere di emancipazione si tratti. Bauer sottopone a critica solo lo Stato cristiano e non lo Stato in sé che non crea il nesso tra emancipazione politica e umana. La questione ebraica si declina in modo diverso a seconda dello Stato, in Germania è una questione teologica. In Francia, Stato costituzionale, è incompletezza dell’emancipazione politica. Negli Stati Uniti è una questione mondana. Qui non esiste una religione di Stato, esso è estraneo a tutti i culti. Tuttavia è il paese della religiosità per eccellenza. La religione non è il fondamento ma il fenomeno della limitatezza mondana.
L’emancipazione politica dell’ebreo, del cristiano e dell’uomo religioso in generale è l’emancipazione dello Stato dall’Ebraismo, e da ogni religione. Per Bauer la religione deve esser relegata alla sfera privata. Affrancandosi politicamente però, secondo Marx ci si affranca indirettamente. La religione inoltre è il riconoscimento dell’uomo per via indiretta, la religione è l’intermediario come lo è lo Stato. Esso tuttavia presuppone le differenze di fatto. Poi cita i Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel.
Lo Stato politico perfetto è, per sua essenza, la vita di genere dell’uomo opposta alla sua vita materiale. Si ha la distinzione tra comunità politica e società civile nella quale è un uomo privato e in cui intende gli altri uomini come strumenti. Lo Stato libera fittiziamente l’uomo, ha infatti un’irreale universalità. Tutto dipende dalla scissione mondana tra Stato politico e società civile. L’emancipazione politica è un grande progresso ma non è la forma ultima dell’emancipazione umana. L’uomo si emancipa dalla religione quando la relega al diritto privato. Negli Stati Uniti sta nel novero delle questioni private. La scissione dell’uomo pubblico e privato sono la realizzazione di tale emancipazione politica ma non l’aboliscono, si attua una scissione.
Per Marx lo Stato cristiano perfetto è quello ateo, democratico, lo Stato che relega la religione tra le componenti della società civile, come sfondo umano. Esso è la negazione cristiana dello Stato, non la sua realizzazione con il cristianesimo. Poi si parla della costruzione di Bauer dello Stato cristiano desunta dall’analisi dello Stato cristiano-germanico. Bauer sostiene che il popolo dello Stato cristiano non possegga una volontà propria. La disgiunzione dello Spirito del Vangelo dalla lettera del Vangelo è un gesto irreligioso. Ha valore l’estraniazione ma non l’uomo, l’unico che ha potere è l’uomo.
I membri dello Stato politico sono religiosi per via del dualismo tra la vita individuale e la vita del genere, tra la vita della società civile e quella politica. La democrazia politica invece è cristiana poiché in essa l’uomo ha valore di essere sovrano, vi sono inoltre diverse religioni. La perfezione dello Stato cristiano è lo Stato che si riconosce quale Stato e astrae la religione dei suoi membri, l’emancipazione dello Stato dalla religione non è l’emancipazione dell’uomo dalla religione, l’emancipazione politica non è quella umana. È la categoria dell’emancipazione politica che è contraddittoria.
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