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Discorso sulla disuguaglianza

Introduzione

"Qual è l'origine dell'ineguaglianza tra gli uomini e se essa sia autorizzata dalla legge naturale". L’indagine portata avanti da Rousseau in quest’opera riguarda da una parte la genesi della diseguaglianza fra gli uomini e dall'altra la legittimità normativa di questa secondo la legge naturale, ossia secondo quelli che sono i principi originari costitutivi che contraddistinguono la natura umana.

Prefazione

Una genealogia della natura umana

“E come l'uomo verrà mai a capo di vedersi tal quale natura l’ha formato, attraverso tutti i cambiamenti che la successione dei tempi e delle cose ha dovuto produrre nella sua costituzione originaria. Simile alla statua di Glauco, che il tempo, il mare le procelle avevano talmente sfigurato, che somigliava meno a un Dio che ad una bestia feroce.”

Rousseau intende qui operare una decostruzione storica dell'uomo civile per risalire all'uomo naturale, cioè ricostruire "genealogicamente" la storia dell'umanità. Questa operazione è paragonata al tentativo di ricostruire la fisionomia della statua di Glauco (persa in mare per lungo tempo e sfigurata). Il suo scopo è quello di arrivare a comprendere la natura originaria dell'uomo (reinventando il significato dell'antico imperativo «conosci te stesso» dell'oracolo di Delfi) per poter comprendere qual è il fondamento della diseguaglianza che regna nella società:

«Come conoscere, infatti, la fonte della diseguaglianza tra gli uomini, se non si comincia col conoscere gli uomini stessi?»

La natura (concepita ora come lo stato originario dell'uomo selvaggio, ora come l'interiorità profonda, integra, e incorrotta, dell'uomo civile).

“Tutti i progressi della specie umana l’allontanano senza tregua dal tuo stato primitivo, accadde che a forza di studiare l’uomo, ci siam messi fuori dalla condizione di conoscerlo.”

Rousseau, in accordo con d'Alembert, ritiene che per indagare la natura umana non si può fare affidamento sul sapere teorico, in quanto riflesso delle strutture politiche e storiche della società civile. Lo stato di natura essendo una condizione pre-razionale e pre-storica non può essere oggetto di esperienza né di documentazione.

Disomogeneità tecnica e razionale

“Gli uomini [...] sono naturalmente uguali fra loro, così come gli animali d'ogni specie, prima che diverse cause fisiche avessero introdotto in alcune le varietà che noi vi riscontriamo. Infatti non è concepibile che questi primi cangiamenti, abbiano alterato ad un tempo e nello stesso modo, tutti gli individui della specie; ma essendo gli uni perfezionati o peggiorati, gli altri rimasero più a lungo del loro stato originario; e tale su tra gli uomini la prima sorgente della disuguaglianza”

Disomogeneità nel superamento dello stato di natura: si origina all’interno della stessa specie, un dislivello che separa una realtà progredita da una arretrata: le scoperte tecniche diffutasi in maniera eterogenea, permettono a taluni di accumulare un vantaggio su altri, che invece permangono nella condizione originale.

“Tutte le definizioni di questi sapienti, s'accorda solo in questo punto, che è impossibile intendere la legge di natura, e per conseguenza o vederla: ciò che significa precisamente che gli uomini hanno dovuto usare, per la fondazione della società, poteri intellettuali, che si sviluppano solo a stento e in ben pochi uomini nel seno della società stessa”.

Il contratto non può essere razionale: Rousseau sottolinea l'importanza di non cadere nell'errore dei filosofi giusnaturalisti (Grozio, Pufendorf e Locke) che hanno posto alla base della società un contratto che gli uomini avrebbero stretto tra loro consapevolmente e razionalmente, laddove per Rousseau un uomo consapevole e razionale non è concepibile al di fuori (né, quindi, prima) della società.

Natura umana e diritto naturale

"Questa ignoranza della natura dell'uomo, getta tanta incertezza e oscurità sulla vera definizione del diritto naturale [...] dalla sua Costituzione dal suo stato bisogna ridurre i principi di questa scienza [...] Credo di scorgere due principi anteriori alla ragione: uno dei quali si interessa ardentemente al nostro benessere e alla conservazione di noi stessi, e l'altro ci ispira una ripugnanza naturale a veder soffrire ogni essere sensibile, e principalmente i nostri simili [...] dal concorso della combinazione che il nostro spirito sa fare di questi due principi [...] mi sembrano scaturire tutte le regole del diritto naturale."

Il diritto naturale modello del diritto positivo: i principi del diritto naturale (complesso di norme non scritte, considerate necessarie, preesistenti) debbono essere ricavati dalla costituzione originaria dell’uomo, e non dalla sua costituzione artificiale determinata dalle convenzioni della società civile. Il primo principio riguarda l’autoconservazione (ossia l’istinto che presiede alla preservazione individuale dai pericoli esterni), il secondo concerne l’empatia (cioè l’emozione individuale che presiede alla conservazione universale di tutte le specie sensibili).

"Gli antichi filosofi, sottopongono indifferentemente l'uomo e tutti gli altri animali alla stessa legge naturale, perché considerano sotto questo nome piuttosto la legge, che la natura impone a se stessa, che quella che prescrive. I Moderni non riconoscendo, sotto il nome di legge, che una regola prescritta ad un essere morale [...] limitano di conseguenza al solo animale dotato di ragione la competenza della legge naturale.”

Rousseau distingue:

  • Lex naturalis (legge naturale): per gli antichi era l’immutabile espressione dei rapporti generali stabiliti dalla natura fra tutti gli esseri animati, al fine della loro comune conservazione. Per i moderni essa andava invece limitata al solo genere umano in quanto il significato autentico della parola «legge» era racchiuso per intero in «una regola prescritta a un essere morale, cioè intelligente, libero e considerato nei suoi rapporti con altri esseri».
  • Ius naturalis (diritto naturale): nello stato di natura non esiste una legge vincolante per tutti, ma esiste solo la facoltà soggettiva (il diritto) di ogni uomo di fare ciò che ritiene necessario alla sua conservazione. Insieme di norme particolari e soggettive che regolano il comportamento di un individuo.

Esordio: disuguaglianza fisica e politica

“La specie umana concepisce due tipi di disuguaglianza: l’una, che chiamo naturale o fisica consiste nella differenza di età, di salute, di forze del corpo e qualità spirituali; l’altra, che può dirsi morale o politica perché dipende da una specie di convenzione, stabilita dal consenso degli uomini. Questa consiste nei privilegi di cui alcuni godono, a danno degli altri. [...] meno ancora si può cercare se non vi fosse un nesso essenziale fra le due disuguaglianze: perché ciò equivarrebbe a chiedere se coloro che comandano valgano necessariamente meglio di coloro che obbediscono, o che la virtù si trovi sempre negli stessi individui.”

L’ineguaglianza non ha origine nello stato di natura ma nella società civile:

  • Esiste una sola forma di disuguaglianza (fisica) autorizzata dalla legge naturale, che concerne gli attributi fisici e spirituali distintivi di ciascun individuo.
  • Successivamente, con la costruzione della società civile si rende legittima una nuova specie di disuguaglianza (politica) che non era contenuta nella legge naturale, la quale mediante una convenzione normalizza l'oppressione e i privilegi di alcuni individui sugli altri, non giustificati da qualità naturali.

Il rapporto tra queste forme di disuguaglianza non è di traduzione necessaria della prima nella seconda, ma piuttosto la radicalizzazione della prima nella seconda.

“[Si tratta di] segnare nel corso delle cose il momento in cui, succedendo il diritto alla violenza, la natura fu sottomessa alla legge; per spiegare questa concatenazione di prodigi il forte abbia potuto risolversi a servir il debole, e il popolo a comperare una quiete immaginaria a prezzo di una felicità reale.”

Rousseau propone una storia congetturale del genere umano in quello che è il processo fondativo dello stato civile (nomos: convenzione, consuetudine), momento che sancisce il superamento della legge naturale: quest’ultima basata sull’uguaglianza l’altra sul diritto della violenza di alcuni uomini su altri. Il passaggio allo stato civile si dispiega attraverso fasi non determinate ma: è una storia, frutto di scelte contingenti.

Separazione natura-artificio

“I filosofi hanno sentito la necessità di rimontare fino allo stato di natura, ma nessuno di essi vi è mai arrivato [...] Non hanno esitato ad attribuire all’uomo in quello stato, la nozione di giusto e ingiusto[...] hanno parlato di diritto naturale di possedere [...]dando l’autorità al più forte [...] tutti hanno infine trasportato nello stato di natura idee prese dalla società civile: parlavan dell’uomo selvaggio e dipingevano l’uomo civile.”

Separazione natura/artificio: l'errore metodologico di Hobbes e dei giusnaturalisti moderni consiste nell’aver proiettato arbitrariamente sul selvaggio, la malvagità propria dell'uomo civile, già corrotto dalla società. I filosofi contemporanei non sono riusciti ad astrarsi dalle condizioni politico-sociali rendendo eterne, immutabili delle disposizioni storicamente determinate:

  • Grozio: immagina che nello stato di natura ci sia già il giusto e l’ingiusto.
  • Locke: immagina che nello stato di natura vi sia la proprietà.
  • Hobbes: dando al più forte l’autorità sui più deboli, ha fatto nascere subito il governo, senza pensare al processo graduale che può avervi portato.

L’uomo naturale teorizzato da Rousseau, essendo privo di razionalità, è inserito in uno stadio pre-morale, in cui gli unici principi regolativi del suo comportamento sono l'istinto autoconservativo e la pietà, meccanismi istintuali e necessari.

Inconoscibilità della natura

“Non bisogna prender le ricerche , in cui si può entrare su questo argomento, per verità storiche, ma solo per ragionamenti ipotetici e condizionali, più adatti a chiarire la natura delle cose che a mostrare la vera origine [...] non ci vieta di formulare ipotesi, su ciò che avrebbe potuto diventare il genere umano se fosse rimasto abbandonato a se stesso.”

Separazione natura/storia: Rousseau prende le distanze dall'ortodossia religiosa dichiarando di voler formulare ipotesi razionali e congetture plausibili riguardo uno stato di natura ideale dell’uomo, e non quella di rinvenire una verità storica o antropologica. Le congetture servono a tematizzare uno stato di natura che “non esiste più, forse non è mai esistito e probabilmente non esisterà mai”;

Mentre la storia maneggia documenti, prove, fatti, la genealogia non possiede prove, è una semplice sequenza teorica, concettuale che si basa su ipotesi e congetture. Ciò nonostante le ipotesi costituiscono uno strumento intellettuale (un grado zero) per comprendere la Storia stessa: rinvenire l’originaria costituzione dell’uomo, la sua natura, separandola dalla storia (della civiltà) ci permette di mostrare che la storia sarebbe potuta andare in un altro modo.

Parte 1: L’uomo fisico allo stato naturale

“Considerandolo, in una parola, tal quale ha dovuto uscire dalle mani della natura, veggo un animale meno forte di alcuni, meno agile di altri, ma, nell'insieme, organizzato più vantaggiosamente di tutti [...] La terra, abbandonata la sua fertilità naturale, offre ad ogni offre ad ogni passo provvigioni e ricoveri agli animali di ogni specie. Gli uomini, disseminati tra questi. [...] trovandosi ben presto in condizioni di misurarsi con loro, ne fa ben tosto il paragone; e sentendo che li supera in destrezza, più che in forza, impara non temerli più.”

Uniformità della storia e della natura e dell’uomo: lo stato naturale è una dimensione astorica, senza mutamenti senza rotture in cui tutto procede con uniformità: l'essere umano non si differenzia dagli animali se non per essere «meno forte degli uni, meno agile degli altri, ma, tutto sommato, organizzato meglio di tutti». Ed è naturalmente caratterizzato da un'«accortezza» che gli consente di prevalere sulla maggior parte degli animali.

“Percepire sentire sarà il suo stato primitivo, comune a lui con tutti gli animali; volere e non volere, desiderare e temere tra le prime saran forse le sole operazioni la sua anima. Non si può desiderare ottenere le cose, se non in base alle idee che si possa averne, o per semplice impulso di natura; e l'uomo Selvaggio, privo di ogni specie di scienza, non prova se non le passioni di quest'ultima specie; i suoi desideri non oltrepassano i bisogni fisici [...] che si trovano così facilmente alla mano che non può aver previdenza nei curiosità.”

L’uomo primitivo, così come gli altri animali, dispone soltanto delle facoltà sensibili e la sua coscienza è in uno stadio pre-razionale (ciò significa che il linguaggio è un prodotto storico di cui bisogna tracciarne l’origine) di modo che esso non detiene né capacità di riflessione né facoltà di proiettarsi nel futuro. Nella condizione primitiva vige un equilibrio di rapporti uomo-natura: i bisogni dell'uomo si riducono allo stretto necessario e sono perfettamente commisurati ai suoi desideri, i quali trovavano facile realizzazione. Ciò significa che a necessità semplici corrispondono modi di allocazione delle risorse semplici in una dinamica di reciproca sostenibilità.

«Rivoluzione rousseauiana»: revocava in dubbio la tradizionale centralità del cogito, cogliendo l’umanità profonda e ultima dell’essere non nel pensiero, nella razionalità, bensì soprattutto nella sensibilità.

Legge di natura e legge civile

“La natura usa con loro precisamente come la legge di Sparta coi figli di cittadini; essa rende forti e robusti quelli che sono bene costituiti, e fa perire tutti gli altri: diversa in ciò le nostre società in cui lo stato, prendendo i figli di peso ai padri, li uccide indistintamente prima della nascita.”

Critica il diritto successorio di proprietà complice di aver indebolito i discendenti, garantendo loro i privilegi e le ricchezze dei padri, senza che essi si siano adoperati in alcun modo per ottenerli. Differentemente, la legge del più forte, premia, secondo una base maggiormente meritocratica, le capacità fisiche e strategiche impiegate da ciascuno nella lotta alla sopravvivenza.

L’uomo metafisico: libero arbitrio e volontà di perfezionamento

“Io non vedo in ogni animale che una macchina ingegnosa, alla quale la natura ha dato sensi per ricaricarsi da sé e per proteggersi da tutto ciò che tenda a distruggerla o a guastarla. Scorgo precisamente le stesse cose nella macchina umana, con questa differenza, che la natura fa tutto da sola nelle operazioni della bestia, laddove l'uomo concorre alle sue, in qualità di agente libero [...] ciò fa sì che le bestie non possono tenersi dalla regola che le è prescritta, e l'uomo invece se ne allontani spesso a suo danno.”

L'uomo selvaggio si differenzia dagli animali per una qualità morale, la libertà, che gli consente – esercitando una scelta attraverso la volontà – di sottrarsi alla meccanica obbedienza agli impulsi della natura che caratterizza invece le bestie, che lo rendeva infatti l’uomo un «essere morale, cioè intelligente, libero e considerato nei suoi rapporti con gli altri esseri».

“La fisica spiega in qualche modo il meccanismo dei sensi e la formazione delle idee; ma nella potenza di volere, o piuttosto di scegliere non si trovano che atti puramente spirituali di cui nulla si spiega per via delle leggi della meccanica.”

A differenza di Hobbes, Rousseau rifiuta una concezione deterministica della volontà umana, che non può essere ricondotta alle medesime leggi che regolano l’interazione dei corpi. Dualismo metafisico ed etico:

  • Mondo sensibile: sorretto da una legge di causalità necessaria che connette indissolubilmente la causa con il suo effetto.
  • Mondo intelligibile: sorretto da una particolare specie di causalità che è indipendente dalle cause precedenti e che è in grado di svincolarsi dalla generale necessità.

“C'è un'altra qualità più che mai specifica che li distingue, ed è la facoltà di perfezionarsi, laddove un animale già al termine di qualche mese ciò che sarà per tutta la vita. Non Forse perché ritorna così al suo stato primitivo, e, mentre la bestia, che non ha acquistato nulla e nulla ha neanche da perdere, resta sempre col suo istinto.”

Da questa libertà deriva la facoltà più caratteristica dell'uomo, la perfettibilità, cioè la capacità (in potenza) di cambiare sé stesso in meglio o in peggio. Mentre l'esistenza degli animali è senza tempo e rimane sempre uguale a sé stessa attraverso gli anni e le generazioni, l'uomo è un essere storico e capace di modificarsi, anche se la sua perfettibilità è ambivalente: Rousseau si trova costretto ad ammettere che «questa sconfinata facoltà che ci distingue è la fonte di tutti i malanni dell'uomo; [...] che facendo sbocciare coi secoli la sua intelligenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.ciaramidaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Geuna Marco.
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