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Riassunto esame Storia dell'Europa contemporanea, prof. Degli Esposti, libro consigliato Italiane al lavoro, Curli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia dell'Europa contemporanea e del prof Degli Espositi, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Italiane al lavoro, Curli, dell'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia dell'Europa contemporanea docente Prof. F. Degli Espositi

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campo lavorativo possa causare l’abbassamento dei salari i sindacati organizzarono

uno sciopero a Bologna proprio per evitare che a causa della guerra le conquiste

sindacali arretrino nuovamente. Alla fine del conflitto si assisterà però a numerosissimi

licenziamenti femminili per la riconversione postbellica dato che la presenza femminile

nel settore tranviario era stata solo un’eccezione dovuta alla guerra. Inizialmente le

donne in questo settore ricopriranno solo la mansione di bigliettaie e solo

successivamente saranno anche manovratrici. Le donne rappresentano in questo

periodo il 40% degli occupati e ciò ebbe una notevole risonanza culturale perché le

donne ricoprivano una carica pubblica. La performance femminile fu in generale

giudicata non troppo positivamente anche se i rapporti fatti tendevano a volte ad

esagerare in senso negativo in merito alle capacità delle donne per giustificarne il

licenziamento. Essendo solo un lavoro provvisorio non si cerca di tutelare la salute del

personale straordinario e questo è motivo di insoddisfazione da parte delle donne

lavoratrici. Nonostante si fosse capito che che a condizioni igieniche pessime

corrispondesse anche pessimo lavoro non si fa nulla per migliorare le condizioni delle

lavoratrici che addirittura a Roma erano costrette a lavorare anche se incinte. In

particolare il servizio di trasporti pubblici di Genova incontrò in questo periodo varie

difficoltà. A causa del massiccio sviluppo industriale della città i trasporti nella città

sono pessimi e ciò è dovuto dal fatto che la maggior parte degli uomini migliori che vi

lavoravano si trovano ora al fronte. Mancano quindi i conduttori di tram che vengono

inizialmente sostituiti dai bigliettai. Quando iniziano a scarseggiare anche i bigliettai si

cercherà di assumere personale femminile. Le donne rappresentano quindi in questo

settore l’ultima risorsa dopo aver provato tutto. L’orario delle tranviere di Genova si

aggirava intorno alle 10 ore mentre a Roma lavorano anche 11/13 ore. Al salario

veniva aggiunto anche un contributo per il vestiario e il lavoro effettivo era preceduto

da 6 giorni di istruzione. Una volta licenziate le donne hanno 3 settimane retribuite per

poter trovare un altro lavoro. A volte erano i tranvieri stessi a scrivere dal fronte lettere

di raccomandazione per le mogli e ciò contribuisce a pompare l’idea di donna

tranviera come madre di famiglia e moglie di soldato. Con la fine della guerra be il

75% delle tranviere si era dimesso volontariamente e questo contribuisce

ulteriormente ad evidenziare la provvisorietà di questa mansione. Motivo di

licenziamento in periodo di guerra era soprattutto il comportamento femminile non

ritenuto consono: spesso infatti la possibilità di maneggiare così tanto denaro faceva

cadere in tentazione donne la cui condizione economica era spesso al limite della

sostenibilità. Altro problema era quello dell’alcolismo: esistono infatti molti rapporti in

cui si parla di conducenti ubriache o che comunque facevano uso di alcolici alla guida.

La cattiva condotta delle tranviere finirà addirittura sul giornale. Non apprezzati erano

anche i comportamenti eccessivamente materni di tranviere che non facevano pagare

il biglietto ai bambini, ai soldati o alle donne anziane o cariche di borse della spesa. Di

fronte all’opinione pubblica quello delle tranviere diventa un lavoro sconveniente per

le donne che subiscono varie accuse anche da arte dei controllori. La selezione

femminile per l’assunzione era diventata sempre più sbrigativa e questo aveva portato

all’assunzione di personale non sempre moralmente corretto e giusto e spesso la

presenza femminile veniva ritenuta dal personale maschile come tentatrice. Molte

donne saranno licenziate anche se esse avevano molti figli a carico mentre un occhio

di riguardo lo si ebbe solo per le mogli dei tranvieri al fronte. Non si tenne quindi conto

che molte delle donne che rubavano dalle casse dei tram vivevano in realtà in pessime

condizioni economiche. Le donne avevano scelto di fare le tranviere perché questo

mestiere gli permetteva di sottrarsi a mansioni quali quelle della normale domestica.

Dato che però queste vedono il mestiere come qualcosa di solo provvisorio esse

cercano a volte di arricchirsi velocemente e in maniera illegittima, rubando appunto.

Con la fine della guerra si abbandonerà questo mestiere poco gradito dalle figure

femminile poiché erano ormai tante le opportunità lavorative nuove create dallo

stesso conflitto. Inoltre il partito socialista e i sindacati vogliono che alla fine della

guerra la donna sia reindirizzata su nuovi mestieri più favorevoli alla sua salute e con

la fine della guerra le tranviere torneranno proprio alle vecchie occupazioni.

L’espansione del lavoro impiegatizio femminile: la guerra e il dopoguerra.

Lo scoppio della guerra e la domanda di lavoro aumentata porta all’ingresso di giovani

donne come impiegate nell’industria. Lo scrittore italiano Ettore Cozzani le definisce

come una “armata nuova” caratterizzata da una variegata composizione sociale. Il

motivo di questo afflusso delle donne negli uffici italiani era principalmente il fatto che

in periodo di guerra mancassero uomini scolarizzati. Inoltre durante l’epoca giolittiana

erano aumentate le donne istruite. Questa presenza femminile che inizialmente fu

forzata si dimostrò in realtà come strutturale. Lo stato di guerra giustificava

l’altrimenti sconveniente lavoro extradomestico retribuito della donna. Per far fronte

alle nuove richieste di lavoro lo stesso Dallolio chiede alle donne italiane di occuparsi

di nuove mansioni quali quelle della dattilografa, della segretaria, dell’archivista, … Si

aprirà anche in questo settore come i molti altri il dibattito sul salario femminile e il

rifiuto di aumentare gli stipendi causerà vari esodi e problemi. Ci si chiede come mai il

“materiale uomo” (intendendo con questo sia uomini che donne) non possa essere

pagato in maniera equa. Nonostante ciò le donne otterranno soltanto il 60% del

caroviveri degli uomini poiché saranno ritenute meno colpite dall’aumento del costo

della vita. Differenziali per sesso rimarranno infatti per tutto il corso della guerra e

raramente lo stipendio femminile supera la metà di quello maschile. Per quanto

riguarda in particolare la situazione all’Ansaldo, una delle maggiori imprese

meccaniche del paese a mano d’opera prevalentemente maschile, il presidente

Perrone (chiamato “fabbro di guerra” da D’Annunzio che userà proprio un biplano

Ansaldo per volare fino a Vienna in periodo di guerra). chiede espressamente

l’assunzione di donne poiché ritenute migliori in dattilografia rispetto agli uomini e ciò

rappresenta una novità nei criteri di reclutamento. In periodo di guerra l’Ansaldo

quadruplicò gli assunti anche se la crisi postbellica porterà all’allontanamento dei

Perrone dall’azienda. Le prime impiegate arriveranno all’Ansaldo soltanto nell’estate

del 1914 ne settembre dello stesso anno le donne impiegate saranno 20. Nella

seconda metà del ’14 si assumono infatti quasi ed esclusivamente donne come

impiegate a causa dell’aumento del lavoro. Nel 1915 l’assunzione delle donne sarà

costante e massiccia. Per quanto riguarda gli stipendi le donne all’Ansaldo si trovano

sulla scala retributiva più bassa anche a parità di mansione. Le mansioni

maggiormente praticate erano i generale quelle di dattilografa e di stenodattilografa.

Con la guerra si avrà poi una diversificazione dei ruoli anche femminili. Sempre più

donne saranno assunte proprio perché il loro salario era inferiore rispetto a quello

maschile. Gli stipendi femminili risultano stabili durante la guerra e questo significa di

fatto che essi peggiorarono. La mobilità in questo settore inoltre era solo orizzontale

anche se le prime donne assunte sembrano avere avuto stipendi migliori rispetto alle

ultime arrivate. Caratteristica peculiare dell’Ansaldo è che durante la guerra l’azienda

non si riorganizzò ma aumentò il personale. Nel 1915 si assisterà ad un aumento del

salario del personale tecnico e lo stesso Perrone si dichiarerà stupito per gli stipendi

femminili troppo bassi e ribadirà il fatto che per l’azienda era comunque meglio avere

pochi lavoratori ben pagati che rendano molto piuttosto che molti sottopagati e che

rendevano poco. L’Ansaldo curò molto la scelta delle impiegate da assumere e tra i

criteri di selezione c’erano anche i rapporti di parentela con altre persone che già vi

lavoravano. Giungeranno all’azienda anche richieste di assunzione da parte di donne

che vogliono migliorare le proprie condizioni e buona parte delle assunte aveva

familiari a carico da mantenere. Le ore lavorative erano di regola 8 anche se spesso

erano prolungate e questo causerà le richieste da parte di numerosi padri di

permettere alle figlie di prolungare meno l’orario di lavoro, soprattutto la sera. Il ruolo

delle donne all’Ansaldo fu giudicato molto positivamente e dalle lettere di dimissione

consegnate dalle donne alla fine della guerra si evince come l’esperienza di lavoro

presso questa azienda fosse stata molto positiva. Con la fine della guerra ci fu una

riduzione dell’occupazione con conseguenti tagli del 10% delle spese generali

dell’azienda. Si era convinti inoltre che con un numero troppo elevato di personale

fosse complicato mantenere l’ordine e la disciplina e fu per questo motivo che si ebbe

una drastica riduzione delle assunzioni. Con la pace i licenziamenti femminili furono

pari a quelli maschili e non ci furono di fatto discriminazioni per sesso e molte donne si

dimisero volontariamente. Con la fine della guerra fu evidente come all’Ansaldo fosse

necessario riorganizzare gli uffici in seguito anche alle caotiche assunzioni del periodo

di guerra. Ci fu quindi un aumento del personale tecnico e venne abolita la figura del

lavoratore avventizio. Anche con la fine del conflitto gli stipendi femminili rimasero

piuttosto bassi.

Con la fine della guerra si procedette alla riconversione e alla smobilitazione.

Caratteristica peculiare della smobilitazione femminile fu il fatto che la maggior parte

delle donne in seguito all’esperienza lavorativa di guerra non tornò a svolgere quei

mestieri di cui si era occupata in precedenza e che erano da sempre tipicamente

femminili come ad esempio quello della sarta. Le donne infatti continuarono infatti ad

accogliere tutte le opportunità che l’esperienza di guerra aveva portato e preferiscono

di certo il lavoro industriale perché meglio pagato e le condizioni di lavoro erano

nettamente migliori rispetto ai lavori casalinghi. Le donne prive però di titoli di studio o

qualifiche faticheranno enormemente a trovare lavoro nel dopoguerra. Il conflitto

aveva infatti aperto le porte delle fabbriche anche a queste a causa della maggiore

richiesta di manodopera ma con la firma della pace l’economia deve tornare ai livelli

produttivi prebellici e queste donne sono le prime ad essere licenziate.

Il lavoro delle donne nel servizio bancario.

Nel 1911 erano solo 252 le donne italiane impiegate nel settore bancario e questo

ruolo era considerato dalla società come alquanto prestigioso. Le donne nelle banche

rappresentarono un grosso cambiamento culturale. Fino al 1915 vennero però ritenute

solo come impiegate “straordinarie” e il loro lavoro sarà ammesso come “ruolo

organico” solo nel 1919. Solo negli anni Sessanta le donne saranno ammesse anche

nei ruoli direttivi all’interno delle banche. Nonostante l’assunzione di personale

femminile si cercò sempre di tutelare il posto di lavoro maschile per gli uomini

chiamati al fronte che sarebbero poi tornati a lavorare in banca con la fine del

conflitto. Presso la Banca d’Italia mancava soprattutto in tempo di guerra il personale

di cassa. Inizialmente si cercò di tamponare questo problema attraverso l’assunzione

dei cassieri in pensione e con l’esonero di alcuni dei più giovani. Si cercherà poi di

assumere personale avventizio e provvisorio. Proprio presso questa banca le prime

donne entreranno nel mondo del lavoro bancario senza sollevare scalpore,

probabilmente perché già altre erano state assunte presso altre banche. Il Banco di

Roma aveva rifiutato nel 1915 numerose richieste di assunzioni da parte di donne ma

la situazione cambierà in seguito. La paga giornaliera si aggirava intorno alle 2,50 L. Il

primo personale femminile entrerà nel mondo delle banche nel periodo della neutralità

anche alcune banche cercheranno inizialmente di contenere le nuove assunzioni.

Prima dell’ingresso in guerra dell’Italia le donne erano state assunte solo presso

l’amministrazione centrale e gli uffici biglietti annullati, successivamente anche agli

uffici di vaglia, di classificazione dei biglietti e alle copisterie. In generale si cercherà

sempre di evitare di assumere troppe persone in previsione del dopoguerra. I ruoli

femminili erano sempre subordinati a quelli maschili anche se si avrà una novità: la

presenza di personale femminile agli sportelli. Saranno cassiere solo donne ritenute

moralmente corrette. Le donne classificate come “straordinarie” non solo avevano uno

stipendio più basso ma non avevano nemmeno tutela economica poiché si riteneva

che le donne avessero bisogni minori rispetto agli uomini. Nel periodo del dopoguerra

si ebbe una riorganizzazione del personale e i licenziamenti vennero effettuati i base al

criterio del limite d’età e del titolo di studio. Il personale provvisorio assunto durante il

periodo di guerra sarà licenziato con ritorno in banca dei reduci di guerra. Con la fine

della guerra verrà riconosciuto ufficialmente il ruolo femminile all’interno delle banche


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture europee
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinaorbacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Degli Espositi Fabio.

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