Il popolo di Hitler: il nazismo e il consenso dei tedeschi
La riorganizzazione delle forze di polizia e la loro autonomia
Immediatamente dopo la nomina di Hitler a cancelliere avvenuta nel 1933, i giornali tedeschi cominciarono a pubblicare numerose notizie relative all’aumentata “sete di sangue” dei comunisti, da sempre nemici del nazismo. Il primo passo che Hitler compì nei confronti dei comunisti fu quello di aumentare il potere della polizia in modo tale che questa potesse portare avanti la propria battaglia nei confronti del “terrore rosso”. I dirigenti della polizia che appartenevano all’SPD o al KPD furono immediatamente licenziati.
Non si dovette procedere a una “epurazione” della polizia tedesca poiché questa accettò positivamente le nuove regole e i nuovi poteri introdotti da Hitler, poiché queste le permettevano di combattere tutti quegli elementi considerati corrotti o immorali che la precedente legislazione, secondo i nazisti, proteggeva. La polizia, in caso di sospette opinioni politiche avverse al nazismo, poteva ora effettuare perquisizioni domiciliari, intercettare la corrispondenza e sorvegliare i telefoni senza disporre di particolari autorizzazioni.
Nella riorganizzazione della polizia voluta dal nazismo fu anche creata la Gestapo, cioè la polizia segreta tedesca che doveva individuare ed evitare i tentativi di danneggiamento dello stato tedesco. Vennero poi emanate varie leggi che rendevano la Gestapo sempre più indipendente dall’esterno. I nazisti si occuparono anche della centralizzazione della polizia che aveva lo scopo di ricondurre tutte le autonomie della polizia locale sotto le direttive del controllo centrale. Varie leggi eliminarono le autonomie in merito di polizia dei Länder e Himmler venne nominato capo della Gestapo, diventando così il più importante poliziotto della Germania dell’epoca.
Durante il periodo della Repubblica di Weimar la criminalità era aumentata e secondo i nazisti ciò era causato dall’eccessiva protezione che il sistema liberale di Weimar aveva dato ai criminali. Per questo i nazisti e molti cittadini guardavano nostalgici al passato e in particolare al periodo che aveva preceduto la fase di Weimar. In generale, infatti, era risultata positiva l’opinione che la gente aveva nei confronti della lotta alla criminalità.
Ben presto la polizia ottenne un’arma molto importante, quella della “custodia protettiva”, che era sfruttata come scusa per internare nei campi di concentramento immediatamente e senza processo tutti i sospetti di crimini. Di fatto la polizia poteva in questo modo andare contro i diritti legali e civili dei cittadini. Le città tedesche vennero ben presto liberate da accattoni e mendicanti, e ciò venne particolarmente esaltato dalla stampa.
Il passo successivo del nazismo in merito alla sicurezza del popolo sarà quello del cambiamento di alcune pene che diventeranno sempre più alte anche per i casi di crimini minori. Si seguiva quindi la cosiddetta “giustizia di polizia”, cioè la polizia non doveva applicare una legge che le era estranea, bensì doveva individuare indipendentemente i provvedimenti nei vari casi particolari e applicarli. Ecco perché si provvederà anche alla creazione di un nuovo codice penale, ben più severo di quello in vigore precedentemente, e che aveva come scopo la tutela dello stato tedesco dalla criminalità e da tutto ciò che poteva andare a intaccare la “razza” tedesca.
La nuova polizia non era più assoggettata ad alcuna restrizione formale poiché la priorità era proprio la “protezione e l’avanzamento della comunità di popolo”. Si chiedeva quindi ai cittadini di rinunciare ai propri diritti nel nome della sicurezza del popolo tedesco. Di fronte a un parziale scontento della popolazione tedesca di fronte al clima di violenze instauratosi all’interno del paese, il regime hitleriano istituì la “giornata della polizia tedesca”, che aveva come scopo principale quello di modificare positivamente l’opinione del popolo nei confronti della polizia.
Uno dei rami in cui la polizia tedesca era suddivisa, oltre alla Gestapo, era la Kripo, nonché la polizia criminale tedesca che era stata fino al 1933 la polizia ordinaria dello stato. Nel 1936 Himmler fu nominato capo della polizia tedesca e venne creata la Sipo, cioè la polizia di sicurezza che riuniva Gestapo e Kripo. Se la Gestapo aveva il compito di combattere contro la criminalità, la Kripo doveva mantenere pura la “razza” ariana e quindi combattere contro tutti quegli elementi classificati come “asociali” che potevano, secondo l’ideologia nazista, rendere impura la razza.
Il sistema dei campi: origini e sviluppi negli anni Trenta
I primi campi di concentramento vennero costruiti dai nazisti per internare i prigionieri politici, soprattutto comunisti, poiché in seguito alla riorganizzazione della polizia e il suo corrispondente aumento di potere le carceri erano ormai sovraffollate. In realtà vennero ben presto sfruttati dalle SA per compiere violenze sui prigionieri che erano qui rinchiusi perché nemici dello stato tedesco. I detenuti iniziarono ad essere collocati nei campi a partire dal giugno del 1933.
Il primo campo realizzato dai tedeschi fu quello di Dachau, nei dintorni di Monaco, la cui apertura venne annunciata dallo stesso Himmler che ne giustificò l’apertura agli occhi del popolo affermando che quello sarebbe diventato un luogo di detenzione per gli ex funzionari del partito comunista. Affermò inoltre che il campo era estremamente necessario per rassicurare la popolazione che si sentiva minacciata da una possibile rivoluzione di sinistra.
I campi sono mostrati come necessari anche da parte della stampa, che parlò largamente e molto positivamente dei campi. Nel caso particolare di Dachau, questo campo fu inizialmente presentato come un’occasione per il luogo di migliorare la propria situazione economica poiché il campo avrebbe portato molte possibilità di lavoro in un paese famoso per la sua massiccia disoccupazione. La popolazione fu infatti generalmente orgogliosa dell’apertura del campo di fronte alla promessa che i detenuti sarebbero poi stati rieducati.
La popolazione locale era infatti ormai influenzata dall’ideologia nazista e dai servizi giornalistici nettamente positivi. Altri campi vennero aperti in tutta Germania, come ad esempio quello di Heuberg che fu oggetto di particolare attenzione da parte della stampa. Anche in questo caso si parlò di campo per la detenzione e la rieducazione dei comunisti. Molti giornalisti si recarono addirittura in visita al campo e i loro articoli mostrarono poi il loro entusiasmo nei confronti del campo.
Nessun articolo mise infatti in discussione la legittimità dei campi e tutti erano convinti che i detenuti meritassero la loro sorte. Articoli simili e sempre positivi vennero scritti per molti degli altri campi aperti in quegli anni. Si credeva infatti che con il lavoro i detenuti sarebbero stati recuperati. Il lavoro nei campi veniva quindi mostrato come una terapia. Iniziarono a circolare però in quel periodo anche voci in merito ai maltrattamenti che i detenuti ricevevano all’interno del campo, i quali furono ben presto smentiti e catalogati come tentativi di propaganda anti-nazista da parte dei paesi stranieri o dai comunisti in esilio all’estero.
Si mostrava alla gente come con i campi e le attività lavorative e sportive che qui si diceva venissero praticate si potesse cambiare i comunisti. I campi erano poi mostrati come una forte presa di posizione da parte dello stato che non voleva più accettare il clima di violenze che, a parere del nazismo, il periodo di Weimar aveva alimentato.
In questo periodo verranno pubblicate anche fotografie scattate nei campi che mostravano questi posti come luoghi piacevoli e idilliaci. Le scene mostrate erano sempre quelle di svago o di attività sportive, si voleva mostrare i campi come salubri e civili. I campi verranno lodati da varie personalità dell’epoca, come ad esempio il vescovo cattolico di Osnabrück che afferma di non comprendere chi criticava i campi.
In generale le voci positive furono sempre maggiori rispetto a quelle negative poiché spesso alimentate dai nazisti stessi. I campi di concentramento crescevano ormai a dismisura e se prima vi erano rinchiusi soltanto i comunisti, con il passare del tempo vi vennero internati anche i capi degli altri partiti politici che Hitler aveva decretato come illegali. In generale, in merito ai campi si parlava molto più dei prigionieri politici piuttosto che di quelli razziali.
I tedeschi sapevano fin troppo bene che sui giornali e sulle informazioni in merito ai campi vigeva la censura, ma nonostante ciò nessuno mise mai in questione le fotografie estremamente idilliache o le informazioni positive che provenivano dai campi. I tedeschi erano disposti ad accettare la violenza se con essa si poteva combattere la criminalità, e con il plebiscito del 1934 fu sempre più chiaro l’appoggio dei tedeschi a Hitler, al nazismo e conseguentemente anche ai campi.
Già nel 1934 i nazisti vantavano la ritrovata sicurezza in Germania e ben presto vari campi di concentramento vennero chiusi perché non più necessari. Il processo di svuotamento dei campi fu inoltre accelerato dall’amnistia che Hitler concesse ad alcuni detenuti. Nonostante ciò, i campi non scomparvero del tutto. Infatti, nel 1935 Himmler ottenne l’appoggio da parte del führer per il mantenimento dei campi. Eicke venne nominato “ispettore dei campi di concentramento”, il quale diede vita a una nuova forma di organizzazione dei campi:
- La direzione del campo
- Un dipartimento politico diretto dalla Gestapo o dalla Kripo
- Una sezione che si occupava degli internati
- Una branca amministrativa
- Il medico del campo
La nuova strategia dei nazisti nei confronti dei campi era quella di realizzarne cinque in modo tale da coprire tutta la Germania per risolvere in modo definitivo il problema dei “nemici dello stato”. Si cominciò inoltre a vedere una possibilità di ottenere vantaggi economici per le SS grazie alla manodopera dei campi (campo di Flossenbürg).
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