Storia contemporanea - dalla grande
guerra ad oggi
CAPITOLO 1 - L'EREDITA' DELLA GRANDE GUERRA
Parole chiave:
Occupazione
Distruzione materiale
Guerre civili e guerre contro i civili
Profughi e rifugiati
Trasferimenti forzati di popolazioni; pulizia etnica
Stati multi-etnici e stati mono-etnici
Collaborazionismo e resistenza
Collasso legale-civile
Luoghi principali:
Unione Sovietica
Polonia
Germania
Cecoslovacchia
Jugoslavia (Istria)
Italia
Grecia
Belgio (Fiandre)
Francia
Romania (Transilvania)
Protagonisti principali:
Adolf Hitler
Josip Stalin
Armata Rossa
Wermacht= forze armate tedesche, accolte al nord come alternativa all'URSS ma
combattute da Ucraina e Polonia
UNRRA= organizzazione di aiuti e riabilitazione finanziata da USA, Canada, e Regno
Unito. Gestisce campi di accoglienza, centri di soccorso e
fornisce aiuti economici e alimentari
IRO= International Refugee Organization (1946), finanziata dalle potenze occidentali.
Aiuta i rifugiati ma non i profughi tedeschi
Concetti chiave:
✔ Senso diffuso e totale di miseria e impotenza: privazioni, distruzione materiale,
fame, emergenza sanitaria in Europa
post-1945.
• La II guerra mondiale coinvolge particolarmente la popolazione civile per i
suoi caratteri di
occupazione, repressione, sfruttamento, sterminio.
• La II guerra mondiale si distingue come fenomeno senza precedenti nella
storia ,
superiore anche rispetto ai conflitti più feroci dei secoli passati (guerra dei
30 anni, guerre
napoleoniche) per violenze sistematiche contro i civili, stermini di massa,
distruzione
sistematica di città e saccheggi nelle campagne, uso completo delle risorse
dello Stato
moderno a fini bellici.
✔ Impatti sulla demografia:
• 36,5 milioni di vittime in tutta Europa, di cui 19 civili; perdite particolarmente
concentrate
in Europa centro-orientale e sudorientale, dove l’occupazione nazista era
stata più feroce
• Squilibri di genere: in varie zone d’Europa (soprattutto Germania, Urss,
Jugoslavia) la
popolazione maschile rimane nettamente inferiore a quella femminile.
• In Europa centrale, alle conseguenze della guerra nazi-fascista si aggiunge la
violenza
vendicatrice (saccheggi, stupri, atrocità) dell’avanzata sovietica alla fine
della guerra.
✔ Nel 1945, avvenne un’immensa operazione di pulizia etnica e trasferimenti di
popolazioni
• Spostamenti, imposti o volontari, di minoranze etniche-nazionali sono
conseguenza delle
politiche di trasferimenti forzati di popolazione (deportazioni, stermini,
ripopolamenti)
iniziate da Hitler e Stalin alla fine degli anni Trenta in Europa centro-orientale
(soprattutto
Polonia, Ucraina, Romania).
• Esempi: ebrei polacchi; italiani in Istria; ungheresi in Transilvania; turchi di
Bulgaria; slovacchi di Ungheria e ungheresi di Slovacchia; tedeschi in tutta
l’Europa centro-orientale
(vedi sotto).
• Caso dei tedeschi espulsi dall’Europa centro-orientale (Jugoslavia,
Cecoslovacchia,
Polonia, Romania, Bulgaria…): circa 13 milioni, quasi tutti reinsediati in
Germania Ovest.
• Il “paradosso” di frontiere e popoli: mentre dopo la I Guerra mondiale si
ridisegnano i
confini ma i popoli sono lasciati dove si trovano, dopo la II avviene il
contrario: si lasciano
quasi inalterate le frontiere, ma si spostano le popolazioni. Eccezione della
Polonia.
• Si afferma il principio di stati-nazione mono-etnici, o comunque più
etnicamente
omogenei (eccezioni: Urss e Jugoslavia restano multi-etnici; minoranze
ancora presenti in
alcuni paesi).
“Nasceva così una nuova e ‘più compatta’ Europa” (p. 38).
✔ Nell’immediato dopoguerra, la situazione dei civili è dunque aggravata dalla crisi
dei profughi
• Milioni di profughi e rifugiati in Europa post-1945: situazione senza
precedenti.
Grande importanza di UNRRA e IRO, agenzie dell’ONU (cui poi subentrò
UNCHR) per
accoglienza, assistenza alimentare, rimpatri.
• Situazioni molto diverse tra ex-deportati, prigionieri di guerra, lavoratori
coatti; profughi
dei paesi “occidentali” (che vogliono il rimpatrio) e di quelli “orientali”, che
invece talvolta lo
rifiutano, per paura di ritorsioni o cercare una opportunità di vita migliore in
Occidente.
• Caso specifico degli ebrei europei, generalmente non bene accetti né in
Oriente né
Occidente, e diretti principalmente verso Israele e USA; più limitatamente,
verso Francia e
Regno Unito.
✔ La II guerra mondiale fu un conflitto allo stesso tempo
continentale/internazionale e
locale/civile.
• Dal 1934 al 1949, l’Europa fu caratterizzata da una successione senza
precedenti di
violenti scontri combattuti entro i confini dei singoli Stati”.
• Gli occupanti stranieri (Germania, Italia, Urss) contarono su collaborazionismi
locali (collaborazione con il nemico invasore), sia per amministrare più
facilmente, sia per sfruttare risentimenti e divisioni nella società
• Esempi di collaborazionismi: Belgio (Legione fiamminga), Italia (Repubblica
sociale),
Francia (Vichy), Jugoslavia (cetnici, ustascia), Norvegia, Slovacchia.
In tutti questi paesi, i connazionali sono schierati su almeno due fronti: si trattò
dunque di
guerre civili.
• Eredità problematica della distinzione “collaborazionismo”/”resistenza”,
talvolta
dipendente da fattori locali, trasversali e ambigui.
Casi specifici delle guerre civili, molto violente: Jugoslavia (fattore etnico e
ideologico) e
Grecia (fattore ideologico e internazionale)
✔ Le conseguenze delle guerre civili nell’Europa post-1945:
1) il conflitto non terminò con la ritirata dell’occupante straniero: il nemico
“continua a
restare nello stesso posto, e con lui la memoria del passato”
2) le occupazioni nazi-fasciste corrodono la legittimità delle autorità locali. Ogni
invasione
“fa tabula rasa”: istituzioni, classi dirigenti, elite smantellate; collasso di legge
e stato civile.
✔ Per resistere all’occupante, si diffonde il ricorso all’illegalità e alla violenza, che
diventano
condizioni normali e quotidiane.
Cade così il principio di monopolio sulla violenza su cui si fonda lo Stato europeo.
• Condizione diffusa di cinismo, sospetto (denunce, delazioni), infedeltà verso
le autorità,
perdita del rispetto civile, perdita del diritto di proprietà (occupazioni
abusive, requisizioni).
“Tutti avevano buone ragioni per aver paura di tutti. […] Per la maggior parte
degli europei, i
diritti – civili, legali, politici – non esistettero più” (p. 50).
• Collasso legale-civile ed economico è però vissuto in modo molto diverso
tra Europa
occidentale e orientale:
- In Eur. Occidentale, i popoli delle nazioni occupate vengono
umiliati e sfruttati, ma
almeno “lasciati vivere autonomamente”. Il ritorno agli
ordinamenti pre-guerra e
alla normalità appare plausibile.
- In Eur. Centrale e Orientale, il collasso economico e civile è
invece quasi totale.
Questo implica una cesura tra Europa occidentale e centrale-orientale che
non esisteva prima. Condizioni e destini di Est e Ovest sembravano simili prima
della II
guerra mondiale.
Esempio: nel 1937 economia Cecoslovacchia aveva superato Austria e
raggiunto Belgio.
• “La guerra cambiò tutto”, producendo “una rottura radicale con il passato”.
CAPITOLO 3 – LA RIABILITAZIONE DELL’EUROPA
Parole chiave:
Resistenza
Pianificazione= intervento statale negli affari sociali ed economici
Welfare State = fornitura di servizi riguardati istruzioni, abitazioni, assistenza
sanitaria, aree urbane di ricreazione, trasporti pubblici,
finanziamento di arte e cultura e assicurazioni. Alcuni paesi raccolgono le
entrate per mezzo delle tasse, altri pagano i cittadini per mezzo di
sussidi e altri ancora chiedono alla popolazione di pagare in
anticipo con la possibilità di essere rimborsati
Coesione sociale
Riforma agraria
Riforme costituzionali
Suffragio femminile
Era post-ideologica
Ricostruzione
Ripresa economica
Piano Monnet (Francia) = dipendente dall'accesso alle materie prime del mercato
tedesco, consiste in provvedimenti
di emergenza per affrontare la crisi dell'immediato dopoguerra. Fornisce
al governo una strategia e i mezzi per promuovere obiettivi di
primaria importanza, ma favorisce la grande
industria provocando così scioperi e violente manifestazioni
Piano Marshall
Luoghi principali:
Francia
Italia
Regno Unito
Germania ovest (RFT)
Belgio
Olanda
Svizzera
Svezia
Protagonisti:
Charles De Gaulle
Alcide De Gasperi
Konrad Adenauer
Winston Churchill
George Marshall
Partiti cristiano-democratici (DC, CDU, MRP)
Concetti chiave:
✔ Resistenza anti-fascista come fenomeno “implicitamente rivoluzionario”.
• I partigiani si consideravano in guerra non solo contro occupanti e
collaborazionisti, ma
anche contro il sistema sociale precedente. Aspettative di trasformazione
sociale; “sogno di
una tabula rasa” (Italo Calvino).
• Prima della II guerra mondiale, i giovani erano rimasti disabituati a vita
pubblica e impegno
politico, soprattutto nei paesi che vissero le dittature.
La Resistenza sembrò portare a una ri-politicizzazione della società.
Aspettative della politica dell’immediato dopoguerra come proseguimento
della Resistenza.
• Queste aspettative vengono subito frantumate, tanto a est (intervento
sovietico) quanto a
ovest (autorità provvisorie, ritorno governi precedenti).
In quasi tutta Europa prendono il potere coalizioni di centro e sinistra.
I movimenti di resistenza sono esortati a consegnare le armi e sciogliersi.
✔ Nell’immediato post-1945 in Europa occidentale vige un consenso condiviso per
i principi di
pianificazione e di intervento statale nell’economia:
• Sfiducia diffusa per il capitalismo laissez-faire, associato alla crisi
economica degli anni ’20-
’30, che portò recessione, disoccupazione, protezionismo, autoritarismo.
• L’idea di fiducia nello Stato, in quanto unico agente in grado di “garantire
l’individuo dalla
povertà”, è condivisa non solo dai partiti riformisti e socialisti (favorevoli
all’intervento
statale per tradizione ideologica), ma anche dai conservatori cristiano-
democratici.
• Diverse applicazioni dell’intervento statale in economia in Europa
occidentale:
nazionalizzazioni e assistenza sanitaria (Regno unito); agenzie statali (Italia);
coordinamento
delle relazioni lavoratori-imprenditori (Germania occidentale); nazionalizzazioni
e piani
strategici (Francia)
✔ L’idea di intervento statale nell’economia è presupposto per la creazione del
Welfare state in
Europa occidentale.
• Consenso diffuso attorno al principio che la condizione morale e materiale del
popolo sia di
pubblico interesse, e quindi di responsabilità dello Stato.
• Nonostante alcuni precedenti storici di sistemi assicurativi e pensionistici (es.
Germania
bismarckiana), fu la II guerra mondiale a “cambiare tutto”, stimolando la
necessità di
sicurezza e giustizia sociale come risposta a condizioni difficili e scarse.
• Punti generali: istruzione, abitazioni, assistenza sanitaria, trasporti, politiche
culturali,
previdenza sociale – pensioni, indennità di malattie e disoccupazione.
• Pur operando una moderata redistribuzione, il welfare state non è
rivoluzionario, non
amplifica conflitti, avvantaggia anche le classi medie.
“Anziché dividere le classi sociali, […] il Welfare state europeo le unì più
strettamente che
mai”. Principio-cardine di coesione sociale.
✔ L’immediato dopoguerra europeo fu un’ “era della Riforma”, in cui si
affrontarono antichi e
irrisolti problemi, in particolare:
1) riforme agrarie:
• gran parte di popolazione rurale europea era impoverita e indebitata negli
ultimi
decenni; la proprietà agricola concentrata nelle mani di pochi proprietari
terrieri;
• necessità di migliorare condizioni di vita contadini ed evitare tentazioni
autoritarie: la popolazione rurale era stata un’importante base sociale di
nazionalismi e fascismi
• riforme di redistribuzione della terra in Romania, Ungheria, Jugoslavia,
Italia
2) riforme costituzionali in senso democratico:
• diritto di voto alle donne (Italia, Francia, Belgio)
• trasformazione da monarchia a repubblica (Italia)
• nuova Costituzione (Germania occ.); creazione IV Repubblica (Francia)
✔ Nei primi anni di post-guerra, le elezioni in Europa occidentale:
• vedono generalmente buoni risultati dei partiti di sinistra, socialisti e
comunisti, spesso
alleati ma che non riescono a giungere il potere. (Eccezione: paesi scandinavi)
• rapida ascesa dei partiti cristiano-democratici (Germania occ., Francia, Italia,
Belgio,
Olanda), che diventano le forze dominanti, quando non egemoni, per vari
motivi:
1) attrazione di tutto il voto conservatore, in funzione anti-comunista, in
assenza dei partiti di destra (esclusi o stigmatizzati dopo la
guerra)
2) beneficiari del voto delle donne credenti, sensibili ai temi di famiglia e
morale
religiosa
3) desiderio di stabilità, sicurezza, rinnovamento
4) sostegno degli USA
✔ Paradosso generazionale: la ricostruzione dell’Europa occidentale fu avviata da
leader anziani,
nati tra gli anni ’60 e ’80 dell’Ottocento, veterani della politica (Adenauer, De
Gasperi, Churchill).
Rappresentavano la continuità, il compromesso tra progresso e stabilità, il
desiderio di normalità.
• “Mentre la I guerra mondiale aveva prodotto politicizzazione e radicalismo, la
seconda
ebbe un effetto opposto. […] Stava per iniziare un’era post-ideologica”.
✔ La condizione necessaria per la ricostruzione europea rimaneva la ripresa
economica.
• Settori più danneggiati: abitazioni, trasporti
• Settori meno danneggiati, o addirittura in accelerazione: industrie, agricoltura
• Paesi colpiti in misura molto diseguale dalle conseguenze belliche.
Esempio dei paesi neutrali, rimasti indenni. In particolare, nel dopoguerra
Svizzera e Svezia
diventeranno paesi ricchi, anche in seguito a profitti di guerra e collaborazione
con i nazisti.
• In generale, grande capacità di recupero delle infrastrutture e del settore
industriale
europeo nel 1945-47 (soprattutto in Germania)
✔ Il 1947 fu l’anno cruciale per il destino dell’Europa, che sprofonda nuovamente in
una disperata
crisi economica. Fattori:
1) Carenze alimentari gravi: siccità, raccolti poveri, clima sfavorevole
2) Nonostante ripresa produttiva, l’economia tedesca resta congelata per
le incertezze sul futuro politico del paese, conteso tra il blocco occidentale-
USA e
orientale-URSS
3) Crisi monetaria: i paesi europei non avevano abbastanza valuta pregiata
– dollari
– per commerciare con USA e acquistare macchinari e derrate alimentari
per la
ripresa
• Senso generale di pessimismo, disperazione, timori diffusi di una nuova
miseria e
definitivo declino dell’Europa
✔ Il punto di svolta per la ricostruzione in Europa occidentale è l’ERP – European
Recovery
Program, elaborato dal segretario Stato USA George Marshall, noto anche come
Piano Marshall.
Presentato nel giugno 1947, L’ERP si distingue perché gli USA:
1) misero a disposizione somme realmente consistenti
2) offrirono assistenza di medio-lungo termine
3) lasciarono agli Stati europei un’ampia autonomia di utilizzo dei fondi
• Il Piano Marshall fu offerto a tutti i paesi europei; ma per il veto di Stalin,
nessuno dei
futuri paesi comunisti ne prese parte, nonostante l’interesse di alcuni,
soprattutto la
Cecoslovacchia e la Polonia.
• Il rifiuto dei paesi sotto l’orbita sovietica “segna l’inizio della divisione in due
del
continente”
• Importanti conseguenze del Piano Marshall in Europa occidentale:
1) economiche: completa ripresa tra 1947 e 1951
2) commerciali: introduce elementi, pur modesti, di multilateralismo
3) psicologiche: aiuta europei a recuperare fiducia in se stessi e reciproca,
così da
rompere definitivamente con sciovinismo e autoritarismo
• L’ERP non incise però sull’ostacolo principale alla ripresa dell’Europa che
rimase in piedi, e
che era di natura politica: la questione tedesca (vedi cap. 4)
CAPITOLO 4 – L’ACCORDO IMPOSSIBILE
Parole chiave:
Questione tedesca = cosa fare della Germania?
Isolazionismo
Multilateralismo
Riparazioni di guerra
Divisione della Germania
Luoghi principali:
Germania
Unione Sovietica
Gran Bretagna
Francia
Bretton Woods
Berlino
Trieste
Mosca
Protagonisti principali:
Josip Stalin
Winston Churchill
Harry Truman
ONU
Concetti chiave:
✔ La “questione tedesca” al centro degli interessi europei:
• Durante la II guerra mondiale, la preoccupazione degli Alleati occidentali
(Francia, GB,
USA) fu di rimanere uniti a ogni costo contro la Germania. E’ per questo che
si lascia “mano
libera” all’URSS in Europa centrale e orientale, che cade quindi sotto influenza
sovietica.<
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