Estratto del documento

La scuola della repubblica: un ideale non realizzato

Premessa

Per scuola della Repubblica, si intende la scuola che esiste e agisce dal 2 giugno del 1946, giorno del referendum istituzionale, in cui il popolo scelse la forma repubblicana dello Stato determinando la fine della monarchia sabauda. Quel referendum fu un evento fondamentale per la vita e lo sviluppo dell'Italia. Perché una scuola possa dirsi veramente della Repubblica è indispensabile che abbia delle caratteristiche: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, godono di tutti gli stessi diritti e hanno gli stessi doveri. La scuola deve impegnarsi a dare a tutti gli alunni, nessuno escluso, gli strumenti culturali affinché ognuno possa realizzare gli obiettivi più alti indipendentemente dalla propria condizione di origine. Invece, in uno stato monarchico si trova una scuola che seleziona ed esclude. Occorre dire subito che la scuola della monarchia e scuola della Repubblica indicano solo due tendenze mai totalmente realizzate e che in particolare la scuola della Repubblica è ancora oggi una meta lontana.

La scuola avrebbe dovuto eliminare o almeno ridurre le disuguaglianze e le ingiustizie di partenza, per dare a tutti gli alunni uguali opportunità di raggiungere tutti i massimi livelli di istruzione. Nella realtà, questa scuola in Italia non è mai nata. Bocciature, espulsioni e abbandoni, addirittura nella fascia dell'obbligo scolastico, dimostrano che non esiste e non è mai nata la scuola per tutti. In Italia, una scuola per tutti non poteva nascere, né se nata poteva continuare a esistere per due ragioni:

  • La prima è che il nostro è ancora oggi un paese sostanzialmente monarchico. Non è cambiata molto la struttura della società, il potere è in mano a un limitato numero di persone che sta al vertice della piramide.
  • La seconda ragione è ovviamente connessa alla prima: il sistema scolastico italiano è nato, cresciuto e consolidato secondo i principi monarchici. I suoi fondatori, Boncompagni e Casati, Gentile, inventarono meccanismi e strutture che andavano a selezionare i migliori, espellendo o lasciando indietro i peggiori, dove quasi sempre i migliori sono figli di famiglie abbienti. Quindi la scuola della Repubblica e scuola della monarchia sono due modelli teorici astratti e oggi elementi dell'uno e dell'altro modello coesistono e spesso si compenetrano.

Parte prima: le radici monarchiche

Capitolo primo: la costruzione del sistema

Un inizio che non è un inizio

La scuola della Repubblica è legata a due date, al referendum del 2 giugno del 1946, che segna la nascita dello Stato repubblicano e alla carta costituzionale entrata in vigore nel 1948, che ne determina i caratteri fondamentali. Ma queste date non sono le date d'inizio del sistema scolastico italiano. In quegli anni esisteva già ed è quindi importante sottolineare le vicende precedenti il 1946 e ritornare alla scuola della monarchia nata nel 1848 di Carlo Alberto e del suo ministro Conte Boncompagni, riordinata nel 1859 dal ministro Casati e rimasta in vita tale e quale anche dopo la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861. Di solito si fa riferimento alla legge di Casati per segnare l'inizio della storia della scuola in Italia, e Rigiu protesta: “oggi si parla fin troppo di questa legge sembra più corretto riservare maggiore attenzione ai provvedimenti che l'hanno preceduta, che sono la legge Boncompagni e la legge Lanza”. Nel 1861 né parlamento né re né governo emanarono leggi per delineare ordinamenti e definire assetti istituzionali nuovi all'interno della scuola.

L'impianto originario

L'impianto del nostro sistema scolastico, la sua natura e il suo assetto organizzativo si devono al Boncompagni. Nella prima metà dell'800 era diffusa l'idea che l'istruzione del popolo riguardasse le famiglie e non lo stato. L'intervento dello stato ha permesso di dare un'istruzione di base comune a tutta la popolazione, mentre per i secoli precedenti fino all'Illuminismo e alla Rivoluzione Francese nessuno ha pensato di farlo. L'idea che lo Stato dovesse occuparsi dell'istruzione fu un principio affermato dall'Illuminismo e poi realizzato dalla Rivoluzione Francese, ma morto Napoleone i governi non si preoccuparono della scuola. Nel Regno di Sardegna, appena ritornato sul trono Vittorio Emanuele primo, pensò di affidare le scuole secondarie ai Gesuiti, mentre la scuola elementare era lasciata alle comunità locali. Gli alti tassi di analfabetismo del 1850 dimostrano il disinteresse dei governanti. Nel censimento del 1861 il 78% della popolazione era analfabeta. Dopo i movimenti popolari del 1848, i governi tornarono a occuparsi di scuola. In Piemonte, Carlo Alberto, oltre a concedere lo statuto, istituì per la prima volta un Ministero della Pubblica Istruzione il cui ordine amministrativo fu definito nel 1848 dal ministro Boncompagni. Con lo stesso provvedimento fu ordinato il sistema scolastico in 3 gradi: universitario, secondario, primario. I primi due alle dipendenze del ministero, l'ultimo invece affidato ai comuni, i quali avevano l'obbligo di istituire le scuole.

Caratteri persistenti: il centralismo

Le linee fondamentali della struttura creata da Boncompagni sono ancora valide tutt'oggi. Gli interventi operati da Casati nel 1859 e da Gentile nel 1923 non hanno fatto altro che rafforzare i caratteri principali del sistema. Permangono infatti ancora oggi 3 gradi dell'istruzione: primaria destinata a tutto il popolo, secondaria inizialmente riservata alle classi medio-alte, solo negli anni sessanta del Novecento aperta a tutti con la scuola media unica, infine il superiore o universitario. L'unico notevole cambiamento è per la scuola elementare che passa dalla gestione comunale a quella statale.

L'imposizione di autorità

Il compito di Mamiani, ministro della Pubblica Istruzione nel 1860, e di De Sanctis (primo ministro del neonato Regno d'Italia nel 1861), fu difficile. La legge Casati non fu estesa a tutte le nuove province e se sopravvivesse è grazie al ministro Mamiani e ai suoi funzionari. Importante fu l'azione degli ispettori, che cercavano di applicare la legge su tutto il territorio, ma ci fu resistenza da parte degli istituti religiosi preoccupati di perdere la propria autonomia. Con la Casati purtroppo non si ottennero i risultati sperati.

La riforma di Gentile

La legge Casati definì l'ordinamento della scuola italiana fino alla riforma Gentile. Quando salì al potere Mussolini, Gentile fece una riforma nel 1923, chiamata da Mussolini "la più fascista delle riforme". La sua riforma ristabiliva il carattere elitario dell'istruzione secondaria classica. Gentile pone la sua attenzione soprattutto sul liceo classico, la scuola migliore per i migliori, su di essa vengono formati gli altri istituti secondari. Per gli alunni che non possono compiere gli studi di secondo grado, Gentile estende l'obbligo fino ai 14 anni ma non li avvia a un percorso scolastico secondario, riserva loro tre classi complementari sempre di livello elementare o scuole di avviamento professionale, di cui però si libera affidandole al ministro dell'economia.

L'apoteosi della scuola monarchica: Bottai

Una volta rafforzato il potere fascista, bisognava piegare gli studenti agli ideali e agli interessi del Fascismo e controllare le intelligenze, si arriva perciò ai ritocchi, addirittura le bonifiche degli anni seguenti che servivano a accentuare l'autoritarismo (libri di testo, giuramento di fedeltà al regime) o per garantire la presenza delle organizzazioni fasciste come l'Opera Nazionale Balilla. Nel 1939 si arriva alla carta della scuola del ministro Bottai, che tentò di costruire la scuola media unica. Casati dedica la maggior parte della sua legge all'istruzione superiore e secondaria classica gestita dallo stato mentre, l'elementare era affidata ai comuni. Gentile mette al vertice il ginnasio, in scala decrescente di importanza liceo scientifico, l'istituto tecnico e il magistrale e fissa l'obbligo a 14 anni. La carta della scuola del ministro Bottai riafferma il principio della discriminazione sociale. L'unica novità che Bottai propone è che con l'unificazione delle tre scuole medie inferiori che con Gentile erano ginnasio inferiore, istituto tecnico inferiore e magistrale inferiore, in questo modo i ragazzi non devono scegliere più a 10 anni ma a 14 anni con maggior consapevolezza la scuola superiore più adatta a loro.

Capitolo secondo: istituti e problemi antichi sempre attuali

Il problema principale: l'analfabetismo

Un problema importante antico, ma che ancora oggi abbiamo, è l'analfabetismo. Dal censimento del 1861 il 78% della popolazione non sapeva né leggere né scrivere. I motivi erano diversi.

  • L'analfabetismo era legato alle condizioni di vita e di lavoro, moltissimi erano gli agricoltori e allevatori e per loro non c'era il bisogno di andare a scuola.
  • C'era poi una ragione che pesava sui paesi cattolici, la riforma di Lutero nel 1517, il quale sosteneva che i credenti protestanti dovevano attingere direttamente dai Testi Sacri e quindi dovevano imparare a leggere. Ogni pastore creò scuole per il popolo, il pastore Comenio costruì scuole in Polonia, Germania, Ungheria e creò un metodo per insegnare tutto a tutti. In quello stesso periodo la chiesa cattolica preferiva che i fedeli continuassero a ricevere la parola dei ministri di Dio senza attingere direttamente dai Testi Sacri.

Contro l'analfabetismo non c'era niente. Casati si inventò l'obbligo e fu un avvenimento importante ma si dimostrò non idonea a produrre cambiamenti sperati:

  • Perché l'ordinamento non era chiarissimo.
  • Per le difficoltà materiali incontrate e le resistenze diffuse nell'opinione pubblica.

Approfondimento: obbligo nella Casati

Le scuole elementari restano a carico dei comuni. Inoltre, la norma sull'obbligo non è chiara: al primo comma si recita “i padri e coloro che ne fanno le veci hanno obbligo di provvedere nel modo che crederanno più conveniente ai loro figli dei due sessi in età di frequentare le scuole pubbliche elementari di grado inferiore e le istruzioni che ne viene data nelle medesime”. La legge impone ai genitori semplicemente l'obbligo di far conseguire in qualsiasi modo, andando a scuola o con lezioni private, la formazione che si raggiunge nei primi due anni di scuola, non la frequenza. Quindi i figli della borghesia che hanno la possibilità di essere istruiti a casa possono non frequentarla. Ora, se l'obbligo non vale per tutti è come se non valesse per nessuno. C'è il secondo comma dello stesso Articolo 326 e dice: “senza legittimo motivo genitore che non provvede all'istruzione del figlio può essere colpito da sanzioni a norma della legge penale ma non si dice quali siano queste sanzioni”. Per alcuni questo articolo fu considerato un abuso di autorità perché coloro che venivano colpiti da sanzioni erano famiglie povere le quali non potevano permettersi di mandare i loro figli a scuola.

L'obbligo e la Sinistra storica

Nel 1876 salì al governo la sinistra storica, essa si impegnò soprattutto nell'ambito dell'educazione e riteneva che la diffusione dell'alfabeto in tutti i ceti sociali fosse fondamentale per la costruzione della nazione italiana. Vi erano poi resistenze diffuse nell'opinione pubblica; i conservatori consideravano l'istruzione un pericolo perché toglieva al popolo la tranquilla vita del campo, della bottega e della casa, mentre i politici e intellettuali di ispirazione liberale si opponevano all'idea di costringere i bambini allo studio. Grande contributo della sinistra storica fu la legge del ministro Coppino del 1877 che portava l'obbligo non ai 2 anni della Casati ma a 3 fino ai 9 anni di età. Anche quando si arriva a fissare l'obbligo a 12 anni con la legge Orlando, a 14 con la riforma Gentile ci fu sempre uno sbarramento tra questi anni di studi e i successivi. Era uno sbarramento stabilito dagli esami per l'ammissione alla scuola successiva. Al popolo si dava una formazione di base: imparare a leggere, scrivere e fare i conti. Con la Coppino l'elementare veniva articolata su 5 anni invece di 4 della Casati, l'obbligo però rimaneva ai 3 anni. Venivano stabilite delle norme e sanzioni per evasori come il divieto di ricevere sussidi o di ottenere il porto d'armi. Contemporaneamente si prevedono forme di solidarietà e soccorso per alunni bisognosi. Il movimento degli insegnanti del 1900 riuscì a fare approvare dal Parlamento la legge Orlando del 1904, l'obbligo scolastico fu esteso fino ai 12 anni. La scuola elementare era suddivisa in quattro classi, tutto obbligatorio, a cui si aggiungeva poi il corso popolare 5 e 6 obbligatoria a carattere di avviamento professionale. Gentile nel 1923 organizzò le elementari in 5 anni e innalzò l'obbligo fino ai 14 anni. La costituzione del 48 confermò l'obbligo a 14 anni. Un cambiamento si ebbe nel 1962 perché venne istituita la scuola media unica, una scuola per tutti i ragazzi. Con le leggi dal 1999 si parla di un diritto dovere di frequentare la scuola o corsi di formazione fino a 18-19 anni.

Approfondimento: al patronato scolastico e al diritto allo studio

La legge Coppino per la prima volta prevede soccorsi per gli alunni poveri, timide forme di solidarietà e provvidenze per gli alunni bisognosi vengono finanziate dalle somme pagate da coloro che trasgrediscono l'obbligo scolastico (di solito famiglie povere) e utilizzate per comprare abiti, libri e carte. Nel 1888 vennero istituiti i patronati, a opera dei cittadini più ragguardevoli del paese alle cui donazioni si aggiungono contributi dello stato. L'istituzione divenne obbligatoria con la legge Daneo Credaro del 1911 e i patronati iniziarono a fondare asili, ricreatori e biblioteche. Durante il ventennio fascista fu integrato o sostituito dall'Opera Nazionale Balilla. Nel secondo dopoguerra vennero riorganizzati e iniziarono a creare ricreatori, dopo scuola, asili e colonie. Vennero soppressi nel 1977.

Approfondimento: obbligo in Orlando e in Gentile

La legge Orlando estende l'obbligo fino a 12 anni, ma le classi elementari uguali per tutti sono solo quattro. Chi ha i mezzi e la volontà di proseguire gli studi farà un esame di ammissione alla scuola secondaria inferiore, ginnasi o scuola tecnica. Gli altri hanno a disposizione il corso popolare cioè le classi 5 e 6. Gentile ridisegna anche questo segmento: 5 anni di elementari divisi in primo grado e secondo grado con esami conclusivi nell'uno e nell'altro caso. L'obbligo è portato a 14 anni e vi rientrerebbero le tre scuole secondarie inferiori: ginnasio inferiore, istituto tecnico inferiore e istituto magistrale inferiore. Solo che per accedervi vi erano degli esami di ammissione e le scuole elementari non preparavano gli alunni a tali esami quindi riuscivano a accedere alle scuole secondarie inferiori solo gli alunni appartenenti a famiglie abbienti.

L'analfabetismo e condizioni di vita e di lavoro

I tassi di analfabetismo sono alti anche dopo la legge Coppino. Il lavoro, il modo di vivere e di produrre influenzano il problema dell'analfabetismo: nel 1898 era alto tra pastori, allevatori, uomini di fatica (70%), fino alle cifre più basse di commercianti, proprietari e artefici in metalli preziosi (8,76%). Ancora oggi un terzo della popolazione non ha la licenza media; questo vuol dire che le cose non sono andate come dovevano. Nella società odierna ci sono nuovi saperi, nuovi tipi di linguaggio, da quello audiovisuale a quello digitale elettronico e telematico e si tratta di una vera alfabetizzazione la quale presuppone competenze e abilità più complesse. Ciò che ci allarma di più nella tabella dei censimenti è il basso numero di diplomati e quello ancora più basso di laureati.

Una scuola per docenti: dalla normale alla SSIS

Uno dei problemi affrontati da Boncompagni e Casati, e ancora attuale, è la formazione dei docenti. Per le scuole secondarie, la legge Casati faceva affidamento ai titoli universitari, come si è fatto fino al 1990. Vi erano di norma dei concorsi, ai quali erano ammessi i dottori aggregati o laureati nelle facoltà a cui si riferisce la materia di insegnamento. Ovviamente per avere la nomina direttamente dal re, la laurea non bastava; occorreva superare un concorso per esami e titoli, ma ci potevano essere eccezioni a favore di coloro che si erano distinti per opere scritte o per buone prove nell'insegnamento. Poi c'erano professori reggenti dove il concorso non era necessario; potevano essere nominati dal ministro o da enti pubblici e privati che gestivano le scuole senza aver superato un concorso. Nella scuola elementare le cose si facevano un po' più complicate. Per la preparazione dei maestri, in un primo tempo solo uomini, a Torino c'era stata l'iniziativa di Ferrante Aporti che aveva svolto nel 1844 in privato e per pochi mesi dei corsi di formazione sulle metodologie di insegnamento, seguita dall'istituzione presso l'Università di una scuola superiore di metodo per la formazione dei professori di pedagogia e dalla nascita nelle province di scuole provinciali di metodo, con corsi estivi trimestrali e esame finale che davano il titolo di maestro normale, sempre al maschile. Per le ragazze, qualche anno più tardi, sempre in privato, Domenico Berti istituì corsi di formazione nel 1849 e scuole femminili accanto a quelli maschili. La legge Lanza nel 1858 prevede nei tre anni successivi la creazione di 6 sezioni maschili e 6 femminili di scuola normale. Alla scuola normale potevano accedere le ragazze.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 43
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 1 Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola della Repubblica, un ideale non realizzato, Alberti, A. Pag. 41
1 su 43
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher siro.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e del sistema scolastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof D'Arcangeli Marco Antonio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community