Salon e grandi esposizioni
La tradizione del Salon
Le esposizioni sono dei punti di partenza perché danno il via alla circolazione delle opere, ma anche un punto di arrivo della produzione di un certo artista. Inoltre, sono appoggi sicuri perché di esse si hanno sempre coordinate storiche certe attraverso il catalogo e le pubblicazioni sulla stampa.
1667: Prima esposizione, detta Salon (dal 1725 nel Salon Carré del Louvre), vi potevano partecipare gli appartenenti all'accademia e gli agrées, ed era possibile acquistare opere. L'accesso era gratuito ed era possibile ammirare fino a 200 quadri descritti dai livrets (prime forme di catalogo). Grazie a questi si sviluppa la critica d'arte in senso moderno. Secondo il primo grande interprete, Denis Diderot, la pittura doveva arrivare all'anima tramite gli occhi.
Nel 1800 le esposizioni sono aperte anche al pubblico popolare grazie alle innovazioni tecnologiche (luce). C'era una gerarchia di generi dove al vertice stava la pittura storica seguita dalla pittura di genere.
La riforma del Salon: essere presenti in tali mostre significava avere il proprio status consacrato (sia fama che valore economico della propria opera). Bisognava cercare di disporre i quadri in un punto favorevole. Gli interessi dei pittori e scultori accademici erano diversi da quelli degli indipendenti, che avevano la necessità di vendere le loro opere. I contrasti tra conservatori (accademici) e progressisti (indipendenti) nascevano dalla presenza di una giuria d'ammissione (abolita e reintrodotta infine nel '49 ad elezione degli artisti espositori). Gli accademici volevano una cadenza triennale perché per fare quadri di grandi dimensioni ci voleva più tempo, gli altri annuali perché dovevano vendere per sopravvivere. La triennale parigina del 1883 fu l'ultimo Salon patrocinato dallo Stato.
Le Sabine di Jaques Louis David esposta a pagamento dal 1799 al 1805 all'interno del Louvre: per superare il mecenatismo reale attraverso la ricerca di forme di finanziamento diverse, ovvero il pubblico doveva diventare il giudice in grado di garantire all'artista la nobile indipendenza. Il quadro che acquista sempre più il carattere di merce, sempre meno veicolo di idee, sempre più ornamento domestico per un pubblico variegato che ricercava il buon gusto o virtuosismi esecutivi.
Lo spettacolo dell'arte: nella pittura e scultura da Salon, si rispecchia il gusto di un emergente pubblico di massa, si realizzano così figure e scene capaci di coinvolgere lo spettatore e suscitare grandi emozioni con temi come esotismo ed erotismo, principale intrattenimento dell'epoca. Gerome realizzava questo tipo di quadri. L'arte da esposizione si stava trasformando in uno spettacolo di gran successo (prima idea dell'arte come nobile utopia illuministica e diderotiana di forma di conoscenza).
I Panorami: variante delle Esposizioni, ancora più spettacolare e anticipatrice del Cinematografo. Erano strutture cilindriche con una piattaforma circolare in cui il pubblico stava al centro dal quale poteva vedere a 360° le pareti interne della costruzione dove era applicata una tela dipinta con paesaggi urbani e non, e l'effetto era di entrare materialmente nei quadri.
Arti come merci: le grandi esposizioni
Great exhibition di Londra (1851): la prima si tenne al Christal Palace, costruito per l'occasione in vetro e ghisa. Questa esposizione può essere definita interclassista, assimilabile alla festa popolare. Dominavano le arti applicate e la scultura. Il prezzo per accedervi era di un solo scellino, la gente correva a vedere le meraviglie dell'industria dell'uomo arrivate da tutte le parti del mondo. Erano esposti sia oggetti sia manufatti insieme a un campionario di macchine agricole e industriali anche in movimento. Prese avvio la discussione su oggetti per il consumo di massa, quello che poi sarebbe stato definito industrial design. Mancava la pittura ma la scultura era ben rappresentata in sintonia con il gusto tipico dei Salon disposto a farsi ammaliare con virtuosismi tecnici e novità. La pittura sarebbe stata presente nella successiva Expo del 1862 a South Kensington e Battersea (mostra sull'arte inglese che si concludeva con i preraffaelliti mentre l'Italia era rappresentata da Hayez tra classicismo e romanticismo).
LE EXPO A PARIGI (1855-1900):
Prima expo si tiene sugli Champs-Elysees nel 1955 fu memorabile perché c'era la fotografia e non furono esposte le opere di Coubert (esposte indipendentemente nel Pavilon du Realisme). Furono esposti soggetti molto violenti, erotici, macabri (più della normale pittura da Salon), quadri implicitamente adatti ai gusti volgari. Fu l'occasione di celebrare la moderna scuola francese nei suoi tratti eclettico-classista (Ingres), romantici (Delacroix) e brillantemente da Salon con pezzi storici, esotici ed erotici, c'erano anche 4 opere di Coubert. Grazie a questa expo i francesi conobbero la pittura dei preraffaelliti inglesi.
L'expo del 1978 è da ricordare per il rilievo dato alla Statua della Libertà di Bartholdi divenuta icona assoluta.
Expo 1889: Tour Eiffel. Gli indipendenti venivano lasciati fuori anche qui a parte tre tele di Monet e una di Cezanne. Non viene accettata l'opera di Paul Gauguin per cui, allestisce una mostra indipendente di propri dipinti in un luogo “altro”, non in un padiglione apposito ma al Café des Arts diretto da Volpini, locale all'ingresso dell'expo universale.
Expo 1900: al Gran Palais, mostra spettacolare e centennale di pittura e scultura francesi (David, Gauguin, Rodin ma non Van Gogh, Carrà, Picasso).
Scultura italiana nel mondo: la scultura italiana era tra le più apprezzate nel mondo nel 1800, era ammirata per la sua spettacolarità, per il fatto della possibilità di essere replicata, per i soggetti sentimentali e erotici, sia per la loro verosimiglianza, le finezze decorative e la precisione dei dettagli. Lo testimonia la partecipazione degli scultori alle expo (es. Mostra del 1876 a Philadelphia, dove parteciparono 325 sculture italiane, quasi la metà del totale).
50 anni di esposizioni in Italia (1861-1911): a Firenze nel 1861, nella dismessa stazione ferroviaria di Porta al Prato, si tiene una mostra in cui la scultura ebbe un ruolo dominante per la quantità di vendite rispetto alla pittura. La mostra metteva a confronto le belle arti e i prodotti agricoli e industriali. Fu la prima occasione per fare il punto sullo stato dell'arte in Italia alla metà del secolo, facendo convergere su Firenze la produzione artistica delle diverse regioni. La scultura lombarda primeggiava insieme a quella toscana. Ma il gruppo che ottenne i maggiori riconoscimenti nel suo insieme era quello delle regioni meridionali. L'arte toscana però dominò la scena per la quantità di opere esposte (900 su 1900). Dopo questa mostra seguirono altre esposizioni nelle 3 capitali italiane.
Conoscere e paragonare gli indirizzi estetici più diversi: la prima biennale di Venezia
A partire dal 1895 le Biennali di Venezia fanno circolare una lingua internazionale che si arricchisce moderatamente di novità tra realismo, naturalismo, post-impressionismo, simbolismo. Il comune di Venezia decide di partecipare ai festeggiamenti del 25 anniversario di matrimonio dei reali italiani con un'Esposizione di arte biennale. Fu l'occasione di offrire a tutti coloro impossibilitati a viaggiare, di conoscere gli indirizzi estetici più diversi e arricchirsi. Meccanismo di ammissione per inviti, mentre le opere deliberatamente inviate da altri artisti dovevano essere stimate da una giuria autorevole. La mostra si sviluppava tra due estremi stilistici: impressionistico realismo narrativo e patetico, neoquattrocentismo di maniera imbevuto di virtuosismi. Tra i partecipanti della prima edizione da ricordare il gruppo divisionista di Previati, Segantini e Pellizza.
I circuiti alternativi nella seconda metà dell'Ottocento
Arte indipendente a Parigi
PAVILLON DU REALISME (1855): il principale centro artistico del 1800 era Parigi, modello esemplare a partire dal Pavillon du realisme del 55' che vide Coubert proprsi come libero inventore delle forme e imprenditore di sé. Era ben rappresentato con 4 opere anche al Palais des Beaux arts (Prima expo), ma la sua decisione di opporsi alle mostre retrospettive di Ingres e Delacroix può essere considerata la prima secessione dell'arte contemporanea. Essa comportava un'idea di pittura e un programma artistico che si possono definire rivoluzionari. Non era estraneo al sistema espositivo del tempo ma la sua pittura aveva un'originalità, un linguaggio e dei temi che potevano infastidire, inoltre la componente infantilistico-naif era resa in forma caricaturale da altri artisti come Nadar. Dato che non aveva pronte molte opere da presentare alla giuria dell Expo e spesso non venivano scelte, decise di allestire una mostra personale, con ingresso a pagamento in una sede precaria “baracca”. Espose 39 dipinti e 4 disegni. Realizzò anche un catalogo dove è pubblicata la dichiarazione “Le realisme”. All'interno le opere sono ordinate per importanza. La sua poetica traduce costumi, idee e l'aspetto della sua epoca secondo il proprio giudizio, al fine di fare dell'arte viva (Es. lo “Spacca pietre”). Il realismo di Coubert significava inventare (no imitazione) un'immagine capace di uscire dalla dimensione della finzione artistica per entrare nella realtà e contribuire a cambiarla. Contestazione iniziale all'imitazione.
SALON DE REFUSES (1863): in occasione del Salon del 1863, una giuria particolarmente severa non aveva accettato più dei 2/3 delle opere presentate. Il caso fu tanto clamoroso che intervenne lo stesso Napoleone III che decise di esporre le opere rifiutate nel Palais de l'industrie o meglio conosciuto come il salon de refuses che costituì una vera messa in discussione dell'autorità estetica dell'istituzione accademica. Comincia ad essere un problema lo spostamento d'interesse dal soggetto al linguaggio; come la Dama Blanchet di Whistler, dove utilizza un tal numero di toni di bianco tutti insieme, che fa puntare l'attenzione più sulla qualità della pittura che sul soggetto, quello che conta è la sinfonia cromatica “legame con la musica”, il fatto che una tale quantità di bianchi adeguatamente combinati regga. Presenti anche 3 dipinti di Manet (Jeune homme en costume de majo, Victorine meurent, La colazione sull'erba). Rispetto al salon ufficiale, suscitò un maggiore interesse, sia nella critica che nel pubblico, tanto che certi artisti accettati al Salon, speravano di essere rifiutati l'anno dopo per attrarre di più l'attenzione.
LE MOSTRE DEGLI IMPRESSIONISTI (1874-1886): questo gruppo di artisti non voleva passare attraverso una giuria per esporre le proprie opere.
- 1874- Studio di Nadar: la prima esposizione della Società anonima cooperativa degli artisti pittori scultori e incisori si tenne nello studio di Nadar. I fondatori della società erano Monet, Renoir (anche allestitore), Pissarro, Degas, Morisot. L'intreccio tra fotografia e arte diventa sempre più marcato, anche il titolo dell'opera di Monet rimanda al lessico della fotografia “Impression” e come sottotitolo a precisare il soggetto “Soleil levant”. Il termine impressionismo deriva da una recensione negativa fatta dal critico Leroy. L'intenzione di Monet è oggettiva in sintonia con il pensiero positivistico-scientifico dell'epoca; il pittore infatti non inventa ma seleziona dalla natura un frammento su cui orientare lo sguardo. Cade l'interesse per il soggetto a favore del linguaggio della pittura, basato in primo luogo sul colore. L'allestimento era diverso da quello dei Salon: i quadri vennero disposti solo su due file, più distanziati l'uno dall'altro. Parteciparono 30 artisti le cui opere erano disomogenee, ad esempio l'idea di impressione era del tutto lontana dall'arte di Degas che intendeva il lavoro del pittore come la rielaborazione in atelier di studi e schizzi presi dal vero quindi basandosi sul ricordo mentre quella di Monet sull'esperienza percettiva del momento. Furono 9 in totale le esposizioni, caratterizzati da ingressi e ritiri di artisti e anche da contrapposizioni di idee.
- 1876: nella Galleria del mercante Durand-Ruel, dove i meglio rappresentati erano Degas e Monet ma anche Morisot, Renoir e Pisarro con 10 tele per uno, Sisley con 8 tele.
- 1877: in un appartamento preso in affitto, intitolata “Exposition des impressionistes” che contrariò Degas, vi ritroviamo Cezanne.
- 1879: sempre in un appartamento, subentra l'aggettivo “Indipendente” a impressionista per definire il gruppo. Per Monet è la penultima partecipazione mentre Cezanne non ci sarà più.
- 1880: improntata sulle idee di Degas che l'annuncia come “Mostra di pittori indipendenti”. Pissarro chiama a parteciparvi Gauguin.
- 1881: allestita nuovamente da Nadar, dominata quantitativamente dalle opere di Pissarro (30). La cerchia di Degas si contrapponeva agli Impressionisti (Pissarro, Gauguin).
- 1882: vennero esclusi Degas e la sua cerchia. Presenti tutti gli impressionisti storici con l'aggiunta di Cezanne e Gauguin, il risultato fu di insolita omogeneità. Vi era Renoir con la “Colazione dei canottieri” mentre al contemporaneo Salon Manet esponeva “Bar alle Folies Bergere”.
- 1886: l'ultima mostra, segna il passaggio verso il neoimpressionismo pointilliste di Seurat e Signac, chiamati da Pissarro. Scompare il termine impressionista “Expo di pittura”. L'opera che desta più stupore fu quella di Seurat “Una domenica alla grande Jatte”.
SALON DES INDEPENDANTS (1884): nel 1884 si era costituito a Parigi un nuovo gruppo “Société des artists independants” che voleva organizzare mostre autogestite senza giuria come quelle impressioniste, una specie di Salon de refuses permanente a cadenza annuale. In una prima mostra alla fine di Primavera, nella corte delle Tuileries si poteva vedere Un bagno ad Asnieres di Seurat che voleva combinare la sua cultura classica con la scienza positiva sulle armonie dei colori di Chevreul. Prima sperimentazione della divisione della pittura. La prima mostra della nuova società fu inaugurata il 10 dicembre 1884, nel Pavillon de la ville de Paris sugli Champs Elysées, dove Seurat vi aveva mandato lo studio di quello che sarebbe diventato il suo quadro più famoso “Una domenica alla Grande Jatte”. Il nuovo Salon si andò sviluppando sotto il segno del passaggio dall'impressionismo al neo-impressionismo, al pointillisme. Del primo periodo del Salon Seurat con il suo pointillisme fu la figura più nuova ed influente. Nella seconda edizione del 1886 vi espose finalmente il suo capolavoro (Una domenica...), fino al 1891, anno della 7° mostra e anno in cui si ammala e muore giovanissimo. Era in esposizione il suo ultimo capolavoro “Il circo”. Inoltre in quell'occasione era stata organizzata una mostra postuma di Van Gogh morto l'anno prima, con un nucleo di 10 opere scelte dal fratello Theo e ai consueti espositori si erano aggiunti non solo pointillistes ma anche artisti della cerchia di Gauguin (Bernard), del gruppo dei nabis e figure inclassificabili come Henri de Toulouse Lautrec. Fu comunque il postimpressionismo nella declinazione pointilliste a dare al Salon des Indépendants la prima impronta, fino al nuovo secolo con il passaggio ai fauves. Nell'autunno del 1886 vi avrebbero dovuto esporre anche Guillaumin e Gauguin ma quest'ultimo litigò con Signac e Pissarro, era la sua rottura con gli impressionisti “scientifici”. Neppure Pissarro fu mai presente al Salon nonostante la sua entusiastica adesione alle teorie di Seurat e Signac. Dal 1889 anche Cezanne comincia a partecipare al Salon.
Altri postimpressionisti
SALON DES VINGTS A BRUXELLES (1884): apertura alle arti considerate minori che acquistano lo stesso valore della pittura. Il gruppo Jeune Belgique voleva portare in Belgio le novità artistiche degli altri paesi (inglesi, olandesi, francesi). Qui ci fu la prima uscita pubblica di Toulouse-Lautrec. I cataloghi vennero concepiti come delle opere d'arte, esposte tra le altre. Ogni mostra era accompagnata da serate musicali. Non si soffermavano su un solo stile. Il centro operativo era la Casa del Popolo progettata da Victor Horta, dove si organizzarono manifestazioni artistiche, letterarie, musicali destinate alla classe lavoratrice. Danno vita all'idea di arte sociale, dove le arti decorative erano lo strumento per diffondere alla massa i principi universali di bellezza. Nasceva un nuovo stile di avanguardia basato su una qualità estetica per una destinazione più ampia possibile.
TRIENNALE MILANESE/ESPOSIZIONE TRIENNALE DI BRERA (MILANO 1891): prima occasione di uscita pubblica del Divisionismo, di risonanza internazionale. In generale il tono non era particolarmente innovativo ma alcuni lavori denotano uno sforzo d'aggiornamento agli standard europei. Tra i soggetti rappresentati, dai consueti patetismi, erotismi, monumenti funebri, prodotti di consumo, emergono le tematiche sociali. Vi era una giuria d'accettazione (il quadro di Emilio Longoni che ritraeva un operaio ribelle rischiò di non essere accettato).
COMPAGNIA DEGLI AMBULANTI IN RUSSIA (1869): Mostra ambulante di impronta realista che gira Pietroburgo, Mosca e altre città russe. L'attività espositiva durò 50 anni. I quadri apparivano come romanzi a colori incentrati su soggetti del mondo contadino.
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