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L'arte in mostra

Antonello Negri e le esposizioni

Le esposizioni sono dei punti di partenza perché danno il via alla circolazione delle opere (mostra in Germania XX secolo: Stationen der Moderne) ma anche punti di arrivo (della produzione di un certo artista), inoltre sono appoggi sicuri perché di esse si hanno sempre coordinate storiche certe attraverso il catalogo e le pubblicazioni sulla stampa.

La prima esposizione e il Salon

1667: prima esposizione, detta Salon (1725 nel Salon Carré del Louvre si tenevano delle esposizioni temporanee). Potevano partecipare gli appartenenti all'accademia e gli agrès, possibile acquistare opere, apertura del mercato alla borghesia. Accesso: gratuito, possibile ammirare fino a 200 quadri descritti dalle prime forme di catalogo i livrets (35000 visitatori). Grazie a queste si sviluppò la critica d'arte in senso moderno, grazie a pubblicazioni e recensioni. Il primo grande interprete Denis Diderot (9 Salon) secondo cui la pittura doveva arrivare all'anima tramite gli occhi. Amava la pittura morale e non debosciata, perché capace di rappresentare situazioni comuni e infondere sentimenti nobili. Secondo lui per descrivere un quadro bisognava indicare il soggetto, personaggio principale e poi quelli subordinati, poi passare ai gruppi legati al primo, lasciandosi condurre dalle espressioni, caratteri, drappeggi, colorito, distribuzione dell'ombra e delle luci, e infine all'espressione nel suo insieme. Ad essere imitate non dovevano essere le opere antiche ma i sentimenti che le avevano generate.

Esposizioni e pubblico nel 1800

Nel 800 le esposizioni sono aperte anche al pubblico popolare grazie anche alle innovazioni tecnologiche (luce). Esistevano delle occasioni espositive anche per i non accademici. Nel XVIII esisteva ancora la gerarchia dei generi enunciata da André Felibien: al vertice pittura storica (committenti reali), seguita dalla pittura di genere: nature morte, paesaggi rurali e marini, scene pastorali e di battaglia, vedute di paesi lontani, interni e ritratti (clienti privati).

La riforma del Salon

Essere presente in tali mostre significava avere il proprio status consacrato, sia la fama sia il valore economico della propria opera. Bisognava cercare di disporre i quadri in un punto favorevole (pagati gli uscieri che li disponevano). Gli interessi dei pittori e scultori accademici erano diversi da quelli degli indipendenti, che avevano la necessità di riuscire a vendere la loro opera.

I contrasti tra conservatori e progressisti nascevano dall'esistenza della giuria d'ammissione (abolita nel 1791 in piena rivoluzione rintrodotta nel 1798 e formata da 15 membri di nomina governativa). Di nuovo abolita nel 1848 ma reintrodotta nel 49 però eletta dagli artisti espositori. Lo scontro tra accademici e indipendenti rappresenta la fine del Salon tradizionale. I primi volevano la cadenza triennale perché per fare quadri di grandi dimensioni ci voleva più tempo, gli altri annuale perché dovevano vendere per sopravvivere. La triennale parigina del 1883 fu l'ultimo Salon patrocinato dallo Stato.

Le Sabine di Jacques Louis David esposte a pagamento

Questo quadro, che non gli fu mai commissionato, era di enormi dimensioni e realizzato tra il 1796 e il 1799. Un quadro dal forte significato politico, un richiamo alla fratellanza dei francesi, ispirato ad un episodio leggendario della storia romana, lo espose al Louvre fino al 1805 facendo pagare l'ingresso. Egli cercò di superare il mecenatismo reale attraverso altre forme di finanziamento delle arti, doveva essere il pubblico il giudice in grado di garantire all'artista la nobile indipendenza. Fu vista da 50000 persone in 5 anni. Le tele acquisiscono il carattere di merci. Le esposizioni accademiche ottocentesche sono lo specchio di un rovesciamento di valore delle opere d'arte: il quadro è sempre meno veicolo di idee dipinto a regola d'arte come voleva Diderot, ma sempre più ornamento domestico per un pubblico variegato.

Lo spettacolo dell'arte

Si realizzano figure e scene capaci di coinvolgere lo spettatore e suscitare grandi emozioni: esotismo e erotismo, che diventano il principale strumento d'intrattenimento dell'epoca. Uno degli artisti che realizzavano questi quadri è Gerome di cui spesso sono stati riprese le immagini e trasformate in qualche scena cinematografica anche attuale. I suoi dipinti erano esposti ovunque e conosciuti da chiunque grazie alla diffusione attraverso la riproduzione fotografica. La pittura alla Gerome è un fenomeno storico: l'arte da esposizione si era andata un po' alla volta trasformando in uno spettacolo di gran successo. La prima intelligente rivisitazione dell'arte detta pompier è stata fatta nel 1973 intitolata Equivoques (varietà di linguaggi e stili si rivolgeva a un pubblico molto variegato, il catalogo realizzato ordinando alfabeticamente le opere).

I panorami

Una variante di questo genere di esposizioni ancor più spettacolare e anticipatrice del cinematografo è costituita dai panorami dipinti (con le forme di rappresentazione ad esse assimilabili dei diorami e dei panorami mobili). Si cercava di riprodurre la successione del giorno nel paesaggio attraverso strutture cilindriche con una piattaforma circolare per il pubblico al centro, dalla quale poter vedere a 360 gradi le pareti interne della costruzione, dove è applicata una tela dipinta con paesaggi urbani e non, l'effetto che ha l'osservatore è di trovarsi al centro della situazione. Altri prevedevano dei sipari con le fessure all'altezza degli occhi da cui si scorgevano quadri illuminati dal di dietro. Era come se uno entrasse materialmente nei quadri. Erano quadri di gente che non aveva bisogno d'un più alto ideale artistico che una sana obiettività narrativa. Questa tradizione ottocentesca ha avuto un seguito negli anni recenti negli ex paesi comunisti di cui uno dedicato alla cinquecentesca Guerra dei Contadini ha superato il milione di visitatori.

La Great Exhibition di Londra, 1851

La prima si tenne a Londra al Christal Palace, costruito per l'occasione, nel 1851. Questa esposizione può essere definita interclassista: la classe operaia è in primo piano attratta come cliente, dato che non si è ancora formato l'ambito dell'industria dei divertimenti, essa fa tutt'uno con la festa popolare. Dominavano le arti applicate e la scultura. Il prezzo per accedere è di un solo scellino, la gente correva a vedere le meraviglie dell'industria degli uomini, arrivate da tutti gli angoli del globo. Il palazzo prefabbricato in vetro e ghisa viene progettato in tre mesi e montato in 6. Erano esposti sia oggetti sia manufatti insieme a un campionario di macchine agricole e industriali anche in movimento. Prese avvio la discussione su oggetti per il consumo di massa, quello che poi sarebbe stato definito industrial design. Mancava la pittura ma la scultura era ben rappresentata, in sintonia con il gusto tipico dei Salon disposto a farsi ammaliare con virtuosismi tecnici e novità. La pittura sarebbe stata presente nella successiva EXPO che si tenne nel 1862 a South Kensington e Battersea: una mostra sull'arte inglese che si concludeva con i preraffaeliti mentre l'Italia era rappresentata da Hayez, tra classicismo e romanticismo.

Le Expo a Parigi 1855-1900

La prima si tenne sugli Champs-Elysees nel 55 e fu memorabile per due ragioni: c'era la fotografia e non furono esposte le opere di Coubert che vennero esposte indipendentemente nel Pavillon du Realisme. Furono esposti soggetti molto violenti, erotici, macabri, anticipatori del cinema horror, quadri implicitamente adatti ai gusti volgari. La mostra di pittura fu l'occasione di celebrazione della moderna scuola francese nelle sue componenti eclettico-classista (Ingres), romantica (Delacroix) e brillantemente da Salon con pezzi storici, esotici ed erotici; c'erano anche 4 bei pezzi di Coubert. I francesi conobbero grazie a questa esposizione la pittura dei preraffaelliti inglesi. Nelle EXPO le esposizioni di pittura continuano ad avere un carattere incerto e sono sempre piuttosto prudenti. La pittura che piaceva era sempre quella di genere e di storia.

Il fatto più importante dell'EXPO del 1878 è l'ostensione della Statua della Libertà di Bartholdi divenuta icona assoluta. Nel 1889 ad un centenario dalla rivoluzione viene eretta la Tour Eiffel, l'esposizione confermava il meccanismo dello scarto temporale ma tendente ad una progressiva riduzione, tra ricerche artistiche e diffusione di nuovi stili. Gli indipendenti venivano lasciati fuori anche qui a parte le tre tele di Monet e una di Cezanne. Si riproponeva a differenza di quanto fosse avvenuto con Coubert e Manet una mostra indipendente interna all'esposizione stessa, non più accanto alla mostra ufficiale.

L'EXPO del 1900 viene proposta al Grand Palais una mostra spettacolare e centennale di pittura e scultura francesi: David, Gauguin, Rodin, ma non Van Gogh (francese di adozione). Ci si imbatte in due coetanei ventenni che avranno parecchio da dire in Italia e nel mondo: Carrà e Picasso.

La fortuna della scultura italiana nel mondo

La scultura italiana nelle sue diverse componenti regionali era tra le più apprezzate nel mondo nel XIX secolo. Lo testimonia la partecipazione degli scultori alle EXPO dove questa modalità di espressione nonostante i costi giocava un ruolo fondamentale, sia per la spettacolarità, sia per il fatto di prestarsi alla moltiplicazione da offrire al grande pubblico. 325 sculture partecipano alla mostra del 1876 a Philadelphia che celebrava il centenario di indipendenza, ammirate sia per i dominanti soggetti sentimentali ed erotici, nonostante qualche polemica su nudità troppo provocanti, sia per le qualità esecutive apprezzate per la loro verosimiglianza, le finezze decorative e la precisione dei dettagli.

50 anni di esposizioni in Italia 1861-1911

A Firenze nel 1861 per festeggiare l'Unità si tenne una mostra in cui la scultura ebbe un ruolo dominante per la quantità di vendite effettuate rispetto alla pittura. La mostra metteva a confronto le arti belle e i prodotti agricoli e industriali. Fu la prima occasione per fare il punto sullo stato dell'arte in Italia facendo convergere su Firenze la produzione pittorica e plastica delle diverse regioni. Non ne uscì un quadro completo e soddisfacente. Le sculture di Luigi Magni, vero polo di attrazione, erano esemplificative degli indirizzi e problemi della scultura del tempo: la plastica monumentale (naturalistica) e quella di genere (intimismo). La scultura lombarda primeggiava insieme a quella purista toscana. Ma il gruppo che ottenne i maggiori riconoscimenti nel suo insieme era rappresentato dalle regioni meridionali. L'arte toscana dominò la scena per la quantità di opere esposte 900 sul totale di 1900.

Dopo questa mostra si susseguirono altre esposizioni nelle tre capitali italiane. A Torino in particolare bisogna ricordare la Prima esposizione internazionale di arte decorativa e moderna del 1902. Il richiamo delle esposizioni artistiche era assai largo, occasione di incontri eleganti tra cui i concerti domenicali, nel ristorante o nel Coffee House, elementi tutti ereditati dalle esposizioni industriali, agricole o universali, tutte riconducibili entro la categoria dei grandi spettacoli popolari.

La prima Biennale di Venezia

Nel ventennio a cavallo del 1900 era serrato il confronto tra le avanguardie e l'arte considerata normale, panorama complicato da sconfinamenti e interferenze, le Biennali veneziane a partire dal 1895 fanno circolare una specie di lingua internazionale, che si arricchisce di intrecci e novità tra realismo, naturalismo, postimpressionismo e simbolismo. Il Comune di Venezia decide di partecipare ai festeggiamenti del 25 anniversario di matrimonio dei reali italiani son un'Esposizione di arte biennale aperta a contributi internazionali. L'edificio destinata a contenerla fu eretto nell'arco di un anno. Era l'occasione di offrire a tutti gli intelligenti impossibilitati dall'intraprendere lunghi viaggi di conoscere e paragonare gli indirizzi estetici più diversi e arricchire il patrimonio intellettuale dei giovani artisti paesani. Il meccanismo di ammissione era per inviti, mentre le opere deliberatamente inviate da altri artisti dovevano essere stimate davvero degne da una giuria autorevole. La mostra si sviluppava tra due estremi stilistici: un impressionistico realismo narrativo e patetico e un neoquattrocentismo di maniera imbevuto di virtuosismi. Tra i partecipanti della prima Biennale non molti sono rimasti in primo piano nell'attuale storiografia, noto è il drappello di divisionisti Previati, Segantini e Pellizza.

I circuiti alternativi nella seconda metà dell'800

Il meccanismo del Salon fu il fulcro del sistema delle arti nell'800 sino a che qualcuno non lo mise in discussione. L'impostazione di origine secentesca faticava ad assecondare novità e cambiamenti. Il mercato dell'arte in espansione e libero, con un pubblico di massa, senza le disponibilità finanziarie dell'alta borghesia e con una cultura diversa. Il pubblico era un insieme di pubblici caratterizzati da attese diverse ed alle più volgari alle più raffinate in ragione di censo e cultura. Lo sviluppo di forme di riproduzione delle immagini, dalla litografia alla fotografia, metteva gradatamente a disposizione degli artisti una quantità di fonti iconografiche provenienti da tutto il mondo prima inaccessibili.

L'arte indipendente a Parigi

Pavillon du Realisme 1855

Il principale centro artistico del XIX secolo era Parigi, modello esemplare a partire dal Pavilon du Realisme del 55, che vide Coubert proporsi come libero inventore delle forme e imprenditore di sé. Lui era ben rappresentato anche al Palais des Beaux-Arts dove aveva luogo la grande manifestazione (4 opere) ma la sua decisione di opporsi alle mostre retrospettive di Ingres e Delacroix può essere considerata la prima secessione dell'arte contemporanea. Essa comportava un'idea di pittura e un programma artistico che si possono definire rivoluzionari. Infatti solo nel 1848 tutte le opere che lui inviò furono esposte, prima vennero spesso rifiutate. Non era estraneo al sistema espositivo del tempo ma la sua pittura aveva un'originalità, un linguaggio e dei temi che potevano infastidire. La percezione stilistica della componente infantilistico-naif erano rese in forma caricaturale da altri artisti. Dato che non aveva pronte molte opere da presentare alla giuria e spesso non venivano scelte quelle che sperava, decise di allestire una mostra personale, con l'ingresso a pagamento, in una sede precaria. Furono esposti 39 dipinti e 4 disegni. Egli realizzò anche un catalogo, dove è pubblicata la famosa dichiarazione Le realisme. La numerazione delle opere al suo interno non segue l'ordine cronologico ma parte dalle più importanti. I titoli secondo lui in qualunque epoca non hanno restituito l'idea giusta. La sua dichiarazione poetica è stata quella del Sapere per potere, questo gli permette di tradurre i costumi, le idee e l'aspetto della sua epoca secondo il suo giudizio. Egli guarda liberamente agli antichi e ai moderni. Il realismo di Coubert significava inventare un'immagine capace di uscire dalla dimensione della finzione artistica per entrare nella realtà e contribuire a cambiarla. Il realismo era l'opposto di una scuola, attaccava le convenzioni e le imitazioni delle scuole d'ogni genere. Questa è una contestazione iniziale all'imitazione.

Il Salon des Refuses 1863

In occasione del Salon del 1863 una giuria particolarmente severa non aveva accettato un gran numero di opere: più dei 2/3 delle presentate. Il caso fu tanto clamoroso da far intervenire Napoleone III che decise che le opere rifiutate venissero raccolte ed esposte con il consenso degli autori nel Palais de l'industrie, un'altra parte del Salon. Questo è conosciuto come il Salon des Refuses, che costituì un'oggettiva messa in discussione dell'autorità estetica della giuria e più in generale dell'istituzione accademica. La Dame Blanche di Whistler sottolinea la novità riconducibile all'ambito musicale: egli utilizza un tal numero di toni di bianco tutti insieme, da puntare l'attenzione sulla pura qualità della pittura, indipendentemente dal soggetto. Quella fanciulla non è altro che un accidente quello che conta è quella sinfonia cromatica, il fatto che una tal quantità di bianchi adeguatamente combinati regga. Cominciava ad essere un problema lo spostamento d'interesse dal soggetto al linguaggio. La colazione sull'erba di Manet sviluppava certe soluzioni antiaccademiche già osservate da Coubert ovvero una sorta di aurorale principio di montaggio basato sulla combinazione di più elementi e parti della composizione trattati ciascuno in modo diverso. Le figure sono costruite attraverso forti contrasti cromatici e il gruppo dei tre personaggi al centro appare quasi ritagliato e incollato su un fondale. Manca quella morbidezza dei passaggi tra le diverse componenti del quadro e quella gerarchia delle parti dideroniana. Il soggetto risultava scabroso.

Le mostre degli impressionisti (1874-1886)

Questo gruppo di artisti non voleva passare attraverso una giuria per esporre le proprie opere. La Prima Esposizione della Società anonima cooperativa degli artisti pittori scultori e incisori si tenne nello studio di Nadar nel 1874. Una rivista La chronique des arts e de la curiosité riportava il loro statuto: organizzazione di esposizioni libere senza giuria né ricompense; la vendita delle opere; la pubblicazione il prima possibile di un giornale dedicato all'arte. Ne erano fondatori: Monet, Renoir (anche allestitore), Pissarro, Degas, Morisot. L'intreccio tra arte e fotografia è sempre più forte anche il titolo dell'opera di Monet rimanda alla scienza fotografica: Impression, come sottotitolo a precisare il soggetto Soleil levant. L'impressione in fotografia è quella lasciata dalla luce che passa per l'obiettivo su

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.dipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Ferrario Rachele.
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