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Riassunto esame storia del teatro contemporaneo, prof. Ferrone, libro consigliato Paolo Grassi. Una biografia tra Teatro, Cultura e Società, Fontana Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di storia del teatro contemporaneo e del prof. [cognome prof], basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Paolo Grassi. Una biografia tra Teatro, Cultura e Società, Fontana. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia del teatro contemporaneo docente Prof. S. Ferrone

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interpretato da Milva e presenta nei mesi successivi ottimi spettacoli di prosa (Il bagno di

Majakovskij diretto e interpreto da Franco Parenti), recitals, concerti di musica jazz, leggera,

cabaret, numerosi spettacoli per ragazzi.

#Teatro Scuola: era stato fatto poco nelle scuole per creare una educazione teatrale, per questo

motivo la Giunta comunale di Milano stila un programma volto a valorizzare la funzione formativa

del teatro andandolo a inserire nelle strutture scolastiche. Il Piccolo andrà quindi a coordinare serie

di iniziative durante gli orari di lezione, dove gruppi di animazione teatrale stimolano la fantasia e

la creatività dei bambini con la loro partecipazione attiva. “4 fiabe italiane di Italo Calvino, C'era

una volta e adesso c'è ancora, scritta e diretta da Tonino Conte, che grazie al suo linguaggio

vivacissimo stabilisce una comunicazione immediata con i piccoli spettatori”.

Se nelle scuole medie inferiori il laboratorio è incentrato sulla maggiore conoscenza delle qualità

espressive del corpo (teatro gestuale-mimico); nelle scuole medie superiori vengono proposti testi

su grandi temi universali (fame, sfruttamento, politica).

Proseguirà per circa un biennio poi verrà interrotto per la mancanza di fondi.

La sera del 25 aprile 1972, Grassi sale sul palco di Via Rovello per comunicare le sue dimissioni

dalla direzione del Piccolo e della sua nomina a sovrintendente del Teatro alla Scala.

La direzione del piccolo sarà riassunta da Strehler che al suo rientro non risparmierà dure critiche

alla direzione solitaria di G, ma nonostante queste “l'organizzatore deve accettare la rottura, perché

comunque tutti noi non dobbiamo mai cessare di esprimere all'artista la gratitudine per quello che ci

sa offrire”. GLI ANNI DELLA SCALA (11972-1976)

“Paola Merli”

G. fu sovrintendente del Teatro alla Scala per 5 anni soltanto ma riuscì a cambiare profondamente la

politica culturale del Teatro. Se nei primi anni 70, il teatro d'opera era ancora luogo elitario di

socialità frequentato da una borghesia cittadina conservatrice, la Scala fu trasformata in un “teatro

di musica” aperto a tutti. Non un'operazione di populismo, G. non s'illuse di poter fare della Scala

un teatro delle classi lavoratrici, ma cercò di guidare le élites milanesi a una concezione diversa

della funzione sociale del teatro (verso una borghesia illuminata disponibile a coinvolgere le masse

lavoratrici in modo diretto nei cambiamenti politico-sociali della città).

Quindi Scala come espressione culturale di un'ampia alleanza di forze sociali progressiste contro la

“conservazione” e le nostalgie del passato, nonché luogo d'incontro delle diverse classi sociali, che

dovevano portare avanti una visione del mondo comune basata sul rispetto dialettico delle rispettive

differenze.

Progetto che si articola in 3 direzioni:

1.aumento massiccio della produzione in sede e fuori sede

2.Reperimento dei contributi aggiuntivi

3.Salvaguardia e rilancio della qualità artistica e culturale

Impegnarsi allo stesso tempo sia nella quantità che nella qualità era spesso incompatibile, poi c'era

il problema del bisogni di contributi aggiuntivi da parte della classe politica, la quale non aveva la

volontà di garantire. G. combatté sempre contro tali limiti, come un vero susseguirsi di battaglie

sempre più aspre, che andavano combattute con un'estrema dialettica al di fuori dell'istituzione

culturale, per una più profonda coscienza culturale nella società.

Nel 68' G. (durante la sua direzione solitaria del Piccolo)viene chiamato a far parte del Consiglio

d'Amministrazione della Scala in rappresentanza dell'Associazione Generale Industriali dello

Spettacolo (AGIS). Era un periodo particolare per gli Enti Lirici, c'era la Riforma organica del

settore (dal 36') del Ministro del Turismo e dello Spettacolo Achille Corona approvata dal governo

Moro (63'-68'). Criticata fin da subito perché si pensava che non avrebbe risolto i problemi

fondamentali del settore, legati sopratutto all'impossibilità reale di continuare a finanziare

adeguatamente tutti i 13 enti lirici esistenti nel Paese. Tuttavia il rinnovo delle regole per nominare i

membri dei consigli d'amministrazione, ovvero secondo la realizzazione di una larga base

rappresentativa era un notevole passo avanti verso la democratizzazione del teatro d'opera. I nuovi

consigli comprendevano anche un direttore artistico da individuare fra i musicisti più rinomati e di

comprovata esperienza teatrale, mettendo le ragioni dell'arte direttamente all'interno del processo

decisionale. Così il Consiglio sarebbe stato strumento di integrazione tra scelte artistiche del teatro e

la politica culturale locale. Al tempo stesso i consigli d'amministrazione divennero al al quanto

eterogenei culturalmente, socialmente e politicamente, cosa che apriva sì la strada a scambi

dialettici ma anche di forti conflitti interni.

Inoltre era un periodo di profonde trasformazioni socio-demografiche della città. Milano tra il 58' e

il 62' era la capitale del miracolo economico e anche nel decennio successivo aveva continuato ad

attirare lavoratori da tutta Italia L'obiettivo di una democratizzazione delle istituzioni e delle attività

culturali, di una loro apertura a questi nuovi strati della popolazione era perciò un aspetto

fondamentale del programma d'amministrazione comunale. G. conosceva bene questa realtà per

avervi operato dalla direzione del Piccolo proprio mentre queste trasformazioni si producevano. G.

era dunque consapevole dei limiti posti a un'azione del genere, da un'istituzione come la Scala,

radicata nella tradizione e nelle abitudini di consumo culturale delle élites cittadine.

Fu infatti molto difficile convincere G. ad accettare la designazione alla sovrintendenza dell'Ente

lirico (Il suo attaccamento viscerale al Piccolo,la consapevolezza dell'eccezionalità della Scala, un

gigante internazionale della lirica e anche una certa diffidenza tipica degli intellettuali nei confronti

del teatro d'opera). Nel Settembre del 71' Ghiringhelli (l'allora sovrintendente) gli chiese di fare una

scelta definitiva. Avvicendamento che si concretizza formalmente solo a fine Febbraio 72'.

Episodio che segna simbolicamente l'inizio della sovrintendenza di G. :

dicembre 71, quando Ghiringhelli illustra con imbarazzo al Consiglio d'Adm la proposta del

sindaco Aniasi di proiettare il film “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin alla Scala in occasione del

conferimento della cittadinanza onoraria all'attore-regista. G. fu subito il più convinto sostenitore

dell'iniziativa. Pensò che fosse l'occasione ideale per mettere in discussione la retorica del “tempio

della lirica” e aprire più in fretta la Scala a un nuovo pubblico.

Proprio per questo Wally Toscanini, preoccupata per il rischio di dissacrazione del teatro d'opera

che suo padre, il grande direttore d'orchestra, aveva fatto tanto per nobilitare, chiama a raccolta

l'Associazione Amici della Scala e la fondazione Toscanini e recluta un certo numero di consiglieri

del Teatro per dare battaglia al Ministro del Turismo e dello Spettacolo Matteo Matteotti, al sindaco

e all'Assessore alla cultura di Milano Paolo Pillitteri(favorevoli al progetto).

Dunque il 15 gennaio 72' Ghiringhelli pensò che fosse arrivato il momento di rassegnare le

dimissioni. Il 19 gennaio 72' viene annunciato il passaggio di Paolo Grassi dal Piccolo alla Scala.

Notizia che produce una serie di reazioni a catena. Poiché G. contrariamente a Ghiringhelli era

decisamente a favore della proiezione del film alla Scala, venne “denunciata” pubblicamente

l'iniziativa asserendo che il consiglio d'adm si era spaccato in due ovvero tra coloro che volevano

trasformare la Scala in un cinema, e coloro che si opponevano a una tale innovazione. La DC si

oppose ufficialmente alla proiezione. Alla fine i sostenitori del progetto dovettero accettare di

proiettare il film alla Piccola Scala. Ma per Grassi questa prima grande battaglia per la

democratizzazione della Scala, anche se persa, fu importantissima perché gli rivelò le profonde

divergenze all'interno del Consiglio e nella Società e persino all'interno della Sinistra politica, su

cosa si intendesse esattamente per “democratizzazione” dell'istituzione musicale e sopratutto sui

modi di conseguirla. Cosa che avrebbe costituito una delle più importanti fonti dei problemi che G.

dovette affrontare come sovrintendente.

Successivamente cade il governo di centro-sinistra, nuovo governo formato solo da democristiani e

guidato da Giulio Andreotti.

Il 28 febbraio Ghiringhelli passa formalmente le consegne a Grassi che però dovette continuare a

occuparsi anche del Piccolo fino al 14 maggio, quando anche lui riuscì a passare le consegne a

Strehler, aveva 52 anni.

Uno dei primi atti di G. come sovrintendente fu il coordinamento di un “concerto

antifascista” che i lavoratori del teatro volevano organizzare in risposta al riemergere della violenza

neofascista “per la difesa dei valori della Resistenza, della libertà, della democrazia e per le riforme,

contro il fascismo e la reazione”. La strategia della tensione aveva incominciato a colpire proprio da

Milano con la Strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) con l'obiettivo di aprire la strada verso

la Destra del governo formato da Andreotti che aveva escluso i socialisti. Mentre Enrico Berlinguer,

segretario del PCI, aveva annunciato di voler riportare al governo i partiti della sinistra.

L'annuncio del concerto fu pubblicato sull'Avanti! (organo del partito socialista) e sull'Unità

(organo del PC) dove erano indicati anche nomi dei sostenitori all'iniziativa come Paolo Grassi, il

direttore musicale Claudio Abbado (che avrebbe diretto l'orchestra e il coro della Scala al concerto)

oltre che al pianista Maurizio Pollini, che avrebbe contribuito all'evento eseguendo il quinto

concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven “Imperatore”.

Nel pomeriggio prima del concerto, nella piazza del teatro, vi fu una manifestazione di neo-fascisti

che urlavano insulti al sindaco. Nonostante le intimidazioni, arrivò in teatro un pubblico entusiasta,

composto sopratutto da operai con le loro famiglie, che non avevano mai messo piede alla Scala

prima di allora. Grassi lodò quel nuovo pubblico come esempio virtuoso da contrapporre al

pubblico d'elite. Ma c'era chi esprimeva invece il più profondo disprezzo sia per l'iniziativa che per

il suo pubblico e derideva la ricezione del concerto di Beethoven come portatore di un messaggio

rivoluzionario dato che “Beethoven fu aristocratico e snob, odiatore di folle” e quindi “questo

spettacolo umano da sagra plebea al Signor B. avrebbe fatto semplicemente schifo. Come a noi e a

tutta la gente per bene”.

-Gli spettacoli per i lavoratori:

per programmare in modo sistematico e continuativo gli spettacoli da dedicare ai lavoratori, G.

promuove alla Scala insieme alla direzione del Piccolo e alle federazioni dei laboratori CGL, CISL

e UIL, una riunione degli esponenti dei sindacati e dei maggiori consigli di fabbrica di Milano e

provincia per discutere il programma delle stagioni degli spettacoli per i lavoratori e le loro

famiglie. A chi esprimeva dubbi sull'idea di un teatro d'opera per il proletariato, Grassi rispondeva

che “popolare” non significava “di massa”. “Il mio obiettivo è di trasformare un tradizionale teatro

lirico in un grande teatro popolare di musica, attento ai valori di ieri, partecipe della realtà di oggi,

aperto agli esperimenti futuri.” “L'incontro con i consigli di fabbrica è un esempio abbastanza

illuminante perché ci rivolgiamo ai lavoratori non attraverso i dirigenti aziendali ma attraverso i

loro rappresentati autentici e li invitiamo qui”. Tuttavia gli inizi furono durissimi.

C'era da stabilire quale fosse il metodo di prenotazione dei biglietti più idoneo: i lavoratori volevano

che vi fosse in Teatro un ufficio aperto nelle ore di uscita dalle fabbriche. Grassi realizzò allora

quello che avrebbe preso il nome di “Ufficio di Collegamento del Teatro alla Scala con la Consulta

Sindacale”. Scrisse anche a una serie di case editrici e discografiche nelle quali aveva contatti diretti

(Einaudi, Fabbri, Feltrinelli) per chiedere che mettessero a disposizione libri e dischi da distribuire

in omaggio ai lavoratori in occasione delle serate a loro dedicate, per favorire una più ampia

conoscenza culturale dei lavoratori. Scrisse anche all'Assessore alla cultura del comune “Pillitteri”

chiedendogli di mettere a disposizione cataloghi di grandi mostre di pittura e stampe. Erano tutti

concepiti come “doni culturali”. “Era una iniziativa di tipo nuovo tesa a stabilire un rapporto

organico con i lavoratori milanesi” Ma“l'Unità” , principale quotidiano della sinistra, sembrava

trascurare le iniziative della Scala, dedicando poco spazio e rilievo al comunicato stampa sugli

spettacoli riservati ai lavoratori. Certi dettagli omessi erano importanti perché il sistema di

prenotazione metteva i lavoratori al riparo dai tradizionali processi di accaparramento dei biglietti

mentre forniva loro un servizio di biglietteria al di fuori degli orari di lavoro.

Nonostante la mancanza di entusiasmo dimostrata dall'Unità il 30 dicembre 72' venne varata

un' affollatissima stagione di spettacoli riservati ai lavoratori.

Prima dell'inizio dello spettacolo inaugurale, una replica di Un ballo in maschera di Verdi,

l'orchestra eseguì l'inno dei lavoratori, mentre nel foyer del teatro Einaudi aveva messo a

disposizione 300 copie delle Lettere dal carcere di Gramsci che andarono a ruba. Nel giro di poche

settimane la notizia delle recite dedicate ai lavoratori fece il giro del mondo (BBC e televisione

tedesca). Finito uno spettacolo per i lavoratori, G. preparava subito quello successivo. Era una

macchina organizzativa vivente.

La prova indiretta dell'efficacia del metodo di democratizzazione della Scala portato avanti da

Grassi era che gli procurava pesanti giudizi critici da parte di un settimanale politico-culturale della

destra “Il borghese”

-La programmazione artistica e le accuse di accentramento:

G. si riferiva alla Scala come Teatro di musica non come Teatro Lirico o d'opera e da questo già si

capiva indirettamente l'idea della programmazione artistica che aveva in mente. Infatti parlò ai

giornali della prospettiva di un ampliamento del repertorio a generi diversi di teatro musicale, come

il cabaret letterario e politico e il folklore. Al tempo stesso la tradizione del Teatro lirico andava

filtrata secondo nuovi criteri culturali. Ama in modo particolare le opere di Verdi che probabilmente

considera un grande musicista nazional-popolare. Attenzione anche alla qualità della regia degli

spettacoli. Direzione musicale affidata ad Abbado e direzione artistica a Bogianckino. Concezione

di un intensissimo e impegnativo lavoro di squadra, di cui il sovrintendente rimaneva comunque òa

guida e l'ispirazione principale. G. credeva nel teatro di musica organizzato a stagione, perché

l'obiettivo fondamentale era un profondo e costante rinnovamento artistico e culturale

dell'istituzione musicale. Quindi adotta un approccio triennale. Priorità assoluta: ampliamento del

repertorio operistico e concertistico attraverso la proposta dei grandi capolavori che non erano mai

stati eseguiti o che non lo erano stati sufficientemente e sui quali riteneva necessario orientare

l'attenzione del pubblico, creando anche un clima di attesa nella città.

Altra priorità collegata all'ampliamento del repertorio era la risposta immediata alle più recenti

tendenze della ricerca musicologica e culturale, che un teatro come La Scala doveva sapere

ricevere, assorbire e riproporre al pubblico. Infatti mette in atto una nuova tradizione di recupero ed

esecuzione delle opere di Rossini in edizione critica (Cenerentola nel maggio 73, L'italiana in

Algeri, dirette da Abbado). Uno spettacolo di grande successo fu Il ritorno di Ulisse in patria di

Monteverdi, fortunatissimo forse anche perché preceduto da una serie di 3 conferenze-concerto

tenute settimanalmente alla Piccola Scala.

Vi erano anche ritardi di aggiornamento del pubblico italiano che la Scala di questi anni

cercò di colmare, attraverso i cicli monografici completi (diluiti in 3 anni), pratica già in uso negli

anni precedenti da Abbado con le serie dedicate a Beethoven, Mahler, Berg e che continuò nel

periodo della sovrintendenza di G. (da luglio 1972 nuovi cicli sinfonici, concertistici e da camera

dedicati a Bartok, Brahms, Bruckner, Schonberg).

Anche nell'opera venne programmato un ciclo, quello tradizionale dell'Anello del Nibelungo

di Wagner in tedesco in 4 stagioni consecutive (incominciando con L'oro del Reno nel marzo 1973,

regista previsto Luchino Visconti; La Walkiria e Sigfrido regia di Luca Ronconi). Questa brillante

operazione di recupero segna l'inizio dell'affermazione di Ronconi come uno dei grandi registi lirici

italiani del dopoguerra.

L'ampliamento del repertorio al cabaret letterario e alla musica folk trovò spazio nel

programma della stagione della Piccola Scala. Tutte queste attività avevano un ruolo

importantissimo non solo nella spinta verso l'ampliamento del repertrio della Scala come istituzione

culturale ma anche nell'avvicinare alla Scala un pubblico nuovo con un ruolo complementare a

quello delle recite della stagione dedicate ai lavoratori in collaborazione con i sindacati. Venivano

portati avanti grandi e importantissimi progetti di musica contemporanea nonostante la crisi

economica internazionale.

-Marzo 1973 “Amore e psiche” di Salvatore Sciarrino alla Piccola Scala

- “Le notti bianche” di Luigi Cortese, diretto da Luciano Rosada

Appuntamenti con la musica contemporanea inseriti sia nei cartelloni della stagione d'opera e

balletto che nei programmi della Piccola Scala nella serie “Musica d'oggi”.

Progetto considerato da molti estremamente ampio: Scala come luogo raccoglitore di attività

importanti che sono valide sopratutto se messe accanto a altri momenti diversamente importanti.

Questo approccio viene interpretato da alcuni come un comportamento monopolistico,

espressione del desiderio di G. di controllare ed eliminare la concorrenza e favorire i destini della

Scala e del Piccolo.

I suoi programmi per i lavoratori venivano percepiti come un tentativo di controllare il nuovo

pubblico delle classi lavoratrici milanesi.

-Maggio 1973 “Messa di Requiem” di Verdi in occasione del Centenario Manzoniano, nella chiesa

di San Marco, diretta da Abbado con Katia Ricciarelli ; “Nona sinfonia” di Beethoven, nella

coreografia di architetture umane di Maurice Béjart al Palazzetto dello Sport (Conclusione stagione

d'opera e balletto)

-Stagione 1976-77 “Le moliere imaginaire” su musiche di Nino Rota ; “Per la dolce memoria di

quel giorno” ispirato a I trionfi di Petrarca su musica originale di Luciano Berio.

-Dicembre 1972 “La sagra della Primavera” di Stravinskik con la direzione di Bruno Madera, scene

dipinte da Marino Marini.

Ma anche il repertorio più tradizionale era stato affrontato fin dalla prima stagione della

sovrintendenza di G. con originalità e con qualche rischio, eccetto per lo spettacolo di

inaugurazione, “Un ballo in maschera” di Verdi con la regia di Franco Zeffirelli.

-Norma di Bellini

-Suor Angelica di Puccini, protagonista la giovanissima Katia Ricciarelli (grande discussione sulla

sua voce).

Grassi continuò una massiccia programmazione della Scala nei teatri, nei palazzetti dello

sport, e in estate, nelle piazze e nei parchi della regione (nonostante la quasi totale mancanza di

interesse e contributi da parte dell'Assessore alla cultura della Regione Lombardia Sandro Fontana.

La programmazione di decentramento regionale:

-Il convitato di pietra di Gazzaniga

-Il maestro di cappella di Cimarosa (intermezzo burlesco)

-La cambiale di matrimonio (Rossini (farsa giocosa)

-Concerti diretti da Abbado e interpretati in parte da Pollini, in parte da Dino Ciani (giovane

pianista che morirà nel 74'a soli 32 anni) Così G. si adopererà per istituire un concorso

internazionale per giovani pianisti in sua memoria, riuscendo a tenere già nell'anno successivo la

prima edizione alla Piccola Scala con una giuria internazionale.

-Anche concerti nelle fabbriche

Presenza di una stagione lirica del Bolshoj di Mosca che precede la stagione della Scala nell'ottobre

1973, mentre in maggio e in giugno del 1974 una stagione della Scala viene accolta al Bolshoj,

nonostante le immense difficoltà economiche (Simon Boccanegra; Aida; La Cenerentola dirette da

Abbado, Tosca; Norma dirette da Molinari-Pradelli).

-Stagione 1973-74:

“Simon Boccanegra” di Verdi diretto da Abbado con regia di Strehler

“Salome” di Richard Strauss diretta da Zubin Mehta

“Carmen” di Bizet diretta da George Prétre con regia di Mauro Bolognini

- Stagione 1974-75: uno dei momenti culturalmente più intensi della Scala di Grassi, inaugurata

con il “Fidelio” di Beethoven in tedesco diretto da Karl Bohm (80enne)

-Inaugurazione 7 dicembre 1975: “Macbeth” di Verdi, diretto da Abbado con la regia di Strehler

-Balletto “Daphne et Chloé” di Ravel diretto da Georges Pretre, con la scena dipinta da Marc

Chagall

- “Turandot” di Puccini diretta da Zubin Mehta.

- “Il cavaliere della rosa” di Richard Strauss diretto da Carlos Kleiber

-Stagione 1976-77:

“Otello” di Verdi, diretto da Kleiber, regia di Franco Zeffirelli (protagonista Placido Domingo)

“Wozzeck” di Berg, diretto da Abbado, regia di Luca Ronconi

-Ospite la compagnia della Royal Opera House di Covent Garden con il “Benvenuto Cellini” di

Berlioz.

-Settembre Scala ospite del Kennedy Center di Washington per il Bicentenario della Dichiarazione

d'Indipendenza degli Stati Uniti ( “Macbeth”; “Simon Boccanegra” diretti da Abbado con regia di

Strehler; “La Boheme” diretta da Pretre con regia di Zeffirelli; La Cenerentola diretta da Abbado

con regia di Ponnelle; Messa di Requiem di Verdi diretta da Abbado).

-Una straordinaria amministrazione:

tutte le attività vennero portate avanti con grandissime incertezze dei contributi dello Stato e della

Regione. Inoltre la Scala aveva già contratto un debito negli anni precedenti. G. doveva trovare

mese per mese, anno per anno i contributi necessari a pagare gli stipendi dei lavoratori e degli

artisti. Era il problema che più lo pressava, non smise mai di scandalizzarsi per la mancanza di

senso di responsabilità del governo e della classe politica.

Anche le iniziative internazionali del Teatro erano pesantemente trascurate.

Nel dicembre 72' G. rende noto all'opinione pubblica che il problema dei finanziamenti

pubblici era gravissimo “La Scala lavora per rimborsare i prestiti alle banche, per coprire gli

interessi passivi. Da 4 anni lo stato non pareggia il nostro deficit.” Lo stato infatti sosteneva

ufficialmente di non poter far fronte, ma ufficiosamente suggeriva agli enti lirici di mandare avanti

la programmazione e di indebitarsi perché poi avrebbe appianato i debiti. Il risultato era che le

banche prendevano interessi altissimi e il sistema musicale esisteva in definitiva per portare

guadagni alle banche.

Nonostante autorevoli denunce nulla di concreto venne fatto dal governo.

Anzi dal 73' fino all'istituzione del Fondo unico per lo spettacolo,(85')vennero approvate “leggine”

finanziarie per coprire i disavanzi che risultavano dalle inadempienze dello Stato, mantenendo così

gli enti lirici in una situazione di illegittimità insostenibile, costretti ad approvare bilanci in passivo

o in apparente pareggio.

Nonostante tutto ciò fosse ben noto agli operatori del settore, nel 73' l'approvazione della seconda

“leggina” che era stata pubblicamente sollecitata da G. per dare respiro agli enti lirici in mancanza

di una riforma, fu occasione di critica durissima nei suoi confronti.

G. dichiarò pubblicamente che la Scala meritava i contributi dello Stato perché oltre a essere

diventata “il teatro di tutti”, operava a un livello di qualità indiscussa non paragonabile a quella

degli altri enti lirici. Incominciò infatti a parlare ai giornali della cosiddetta “attenzione particolare

che lo stato avrebbe dovuto riservare alla Scala”.

Ben presto la questione della Scala prese la forma di una lotta più generale contro la demagogia e la

svalutazione sistematica dell'eccellenza, del merito e della qualità nel nome di una falsa eguaglianza

di risultati a tutti i costi. Uno dei grandi mali dell'Italia. Ma più presentava la “sua” Scala come

speciale, più attirava ostilità (attacchi polemici da parte del responsabile della Sezione Musicale

dell'Ufficio Cultura del PCI Luigi Pestalozza e Giorgio Napolitano allora responsabile dell'Ufficio

Cultura del partito, confermò la linea secondo cui nessun Ente lirico avrebbe dovuto avere posizioni

particolari o privilegi).

-La polemica della situazione culturale del Paese:

L'atmosfera in teatro stava particolarmente a cuore a G., doveva essere festosa, non austera, una

festosità di una comunità che si riunisce a teatro. Così fra le tante accuse vi fu anche quella di aver

operato una “restaurazione mondana”. Inoltre si doveva eliminare la percezione del socialismo

come grigiore, povertà, tristezza.

Sentiva però che il proprio lavoro culturale si svolgeva in una società sempre in grave

ritardo. “C'era superficialità, provincialismo, c'era un'involuzione etico-politica “Non si tratta

soltanto di una crisi culturale ma di costume e cioè stiamo andando verso una situazione di assenza

di valori, verso la perdita di quelle responsabilità morali che tengono in piedi una società”.

Percepiva una crescita culturale, una domanda di cultura da parte delle classi lavoratrici ma non

dalle classi dirigenti. La classe dirigente era rimasta ai “vecchi schemi”, quelli dell'appoggio del

fascismo degli anni 30' alla cultura della Controriforma, dell'opposizione anacronistica alla scienza

e alla filosofia di Galileo, di troncare il cammino della storia del pensiero italiano.

Per G. i conti con il Fascismo non erano quindi ancora chiusi. La sua polemica antifascista venne

regolarmente contrattaccata da una certa stampa nostalgica del regime che non tollerava una

politicizzazione obbligata della Scala realizzata con la stessa tattica applicata al Piccolo, senza alcun

diritto perché i soldi erano dello Stato e non del Partito Comunista. Ma questi attacchi erano parte

integrante della sovrintendenza dialettica di Grassi che si esprimeva pienamente solo nel contatto

diretto e aperto con la cittadinanza. Il lungo incontro-dibattito nell'ottobre 74' avuto con giornalisti e

pubblico al Circolo della Stampa, rappresentò uno dei momenti più alti del consenso conquistato da

G. nella società civile, ma in esso toccò troppi temi scottanti e troppi interessi e privilegi. Non c'è da

stupirsi se poi divenne bersaglio di una serie di attacchi pubblici da diverse direzioni.

-Dalla trincea all'arma bianca: G. ridefinisce i rapporti tra Scala e Regione Lombardia, ritirando

gradualmente la presenza della Scala dalla Regione. Per non cede sotto il peso dell'intensificarsi

degli attacchi e il moltiplicarsi di nemici implacabili aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse

sopratutto nei rapporti con i sindacati e con una classe politica che ormai stentava a comprendere e

riconoscere. Decise così nell'aprile del 75' di chiamare a lavorare con sé Carlo Fontana(già suo

collaboratore al Piccolo). Nel maggio 75' partirono nuove offensive contro la politica culturale della

Scala, allora Grassi richiede un incontro col sindaco al quale manifesta l'impossibilità di continuare

a esercitare le proprie funzioni e la conseguente intenzione di dimettersi. In vista delle elezioni

Aniasi, promette maggiori contributi alla Scala da parte del Comune e di richiamare l'attenzione

della classe politica e dell'opinione pubblica sulla situazione dell'Ente lirico milanese.

Gli esponenti comunisti erano addirittura contrari alla sopravvivenza degli enti lirici finanziati

direttamente dallo Stato, per un decentramento totale delle attività musicali alle regioni.

Il 2 dicembre 1975 la RAI propone a Grassi di diventare Vice direttore generale per il

coordinamento dei Servizi Radiofonici dell'ente radiotelevisivo. Grassi non accettò perché aveva un

progetto da completare, ovvero realizzare il programma artistico del 76' che comprendeva le

tournées a Londra e Washington, affinché il Teatro mai decada da quell'impegno di qualità e

socialità irrinunciabile e per vedere il riconoscimento legislativo e amministrativo dei “diritti

particolari acquisiti dal Teatro alla Scala. Obiettivi irrinunciabili e in caso non fosse stato possibile

perseguirli avrebbe rassegnato le dimissioni.

La disobbedienza al Partito Socialista che Grassi aveva espresso opponendo il proprio rifiuto

a spostarsi alla RAI provocò segnali sempre più ambigui nei suoi confronti: il nome di Grassi non

compariva più fra i membri del nuovo Comitato Centrale. Era in atto un profondo cambiamento

culturale all'interno del PSI.

Il Ministero del Turismo e dello Spettacolo aveva stabilito la necessità che gli enti lirici arrivassero

a un pareggio del bilancio preventivo dell'esercizio 1976, agli enti che non fossero in grado di

arrivare al pareggio sarebbe stato inviato un Commissario per rivedere il bilancio. Questa stretta

finanziaria metteva a repentaglio anche la tournée a Washington durante il Bicentenario americano.

Grassi sconsigliò al Consiglio d'adm della Scala l'approvazione in pareggio del bilancio cosa che

non corrispondeva alla realtà e quindi lui non voleva partecipare a questa commedia, richiamando le

due condizioni che aveva posto in gennaio per continuare a rimanere alla guida del teatro e dicendo

che fosse chiaro che la sua presenza non fosse più necessaria. Considerava per tanto conclusa dopo

oltre 4 anni la sua responsabilità di sovrintendente.

Il 31 marzo anche il Consiglio d'adm della Scala dovette approvare un bilancio tecnicamente in

pareggio come imposto dal Ministero.

Allora il 2 aprile in una nota sull'Avanti! Il sovrintendente scrisse del problema dei bilanci

consegnati dagli enti lirici al Ministero, virgolettando l'espressione “in pareggio”. Innescò così una

vera e propria bomba ad orologeria, uno scandalo in questa maniera avrebbe creato difficoltà a tutta

la classe politica a cui G. aveva mandato innumerevoli appelli ma da cui non aveva mai ricevuto

risposte chiare o soluzioni. De Biasi gli scrisse per rimproverarlo del suo comportamento e che così

si era irrimediabilmente compromesso “hai sollevato una serie di proteste e hai posto quelli che

volevano aiutarti nella condizione di non poter fare più nulla”.

Il 9 aprile G. si reca in Comune per consegnare al sindaco Aniasi le proprie dimissioni

irrevocabili.

In vista delle elezioni politiche del 20 giugno e dell'imminente apertura della campagna

elettorale, uno scandalo nell'ente lirico milanese a carico di un sindacalista CGIL iscritto al PCI

sarebbe costato carissimo al partito. Timore che mise tutti all'interno del PCI improvvisamente

d'accordo con Grassi. Così esce sul giornale un comunicato di piena solidarietà della Federazione

milanese del PCI al sovrintendente dimissionato, precisando che il partito aveva sempre condiviso

l'operato del sovrintendente per la difesa dei più alti livelli culturali e artistici della Scala e della

apertura a un pubblico nuovo.Nel frattempo arrivano alla Scala anche le dimissioni del Direttore

musicale Claudio Abbado.

La minaccia da parte del sindaco Aniasi di chiedere al CDA di dimettersi in blocco e lasciare

la gestione del teatro nelle mani del Ministero e cioè di un commissario governativo , la

Federazione CGIL-CISL-UIL dichiarò di ritenere necessario ritirare le dimissioni di Grassi,

esprimendo il proprio supporto alla politica culturale del sovrintendente e alla sua richiesta di una

legge speciale per la Scala, auspicando la soluzione dei problemi interni. Si voleva evitare a tutti i

costi l'invio alla Scala di un commissario governativo. Il CDA dell'ente espresse solidarietà al

sovrintendente e ne bloccò le dimissioni. Grassi non soltanto aveva scalzato il tentativo dell'Ufficio

Culturale del PCI di sostituirlo ma era riuscito a ottenere solidarietà pubblica su tutta la linea. Aveva

dimostrato che la Scala a dispetto di quanto sosteneva l'Ufficio Cultura del PCI, era per l'opinione

pubblica il maggiore teatro lirico del paese, tanto che il timore del suo commissariamento aveva

fatto saltare tutte le logiche provinciali e ottuse in cui il dibattito si era impantanato per anni.

Il 30 aprile il CDA dell'ente lirico rinnovò al sovrintendente l'invito a ritirare le dimissioni, che

Grassi finalmente accolse. Stesso invito venne rivolto a Claudio Abbado.

Ma una volta scongiurato il pericolo politico del commissariamento dell'Ente lirico milanese, il PCI

a livello nazionale tornò subito a schierarsi con la DC lombarda e nazionale contro la legge per la

Scala. Nonostante tutto nel settembre 1976 G. riuscì a realizzare la tournée a Washington.

Un'altra soddisfazione fu quando l'Otello di Verdi diretto da Carlos Kleiber con la regia di

Franco Zeffirelli venne trasmesso in diretta a colori sulla prima rete della televisione nazionale. Il

programma durò 4 ore ininterrotte e faceva parte dell'accordo con l'ente radiotelevisivo di

trasmettere 2 opere e 2 concerti della stagione. Per G. tutto questo era una grandissima

soddisfazione perché la tv costituiva uno strumento fondamentale per la diffusione del teatro di

musica a strati sociali più ampi e quindi per la realizzazione della sua funzione di pubblico servizio.

Ma la televisione focalizzandosi insistentemente sulle proteste degli Autonomi e il presidio del

teatro da parte di 2.500 fra agenti di polizia e carabinieri in assetto da combattimento a protezione

degli spettatori, rischiò di neutralizzare tutto quanto di positivo l'evento rappresentasse. Per G.

questo era un utilizzo immorale e irresponsabile del mezzo televisivo. Intervistato vi si oppose con

autorità in diretta spiegando che in realtà si stava facendo una strumentalizzazione delle proteste e si

stava dando informazioni con un'enfasi che non corrispondeva alla realtà dei fatti. Ma ormai il suo

periodo alla Scala era già avviato a conclusione. Craxi gli offre di assumere la presidenza dell'Ente

radio-televisivo. Grassi accettò e così il 20 gennaio 1977 il CDA della Rai-Tv nominò Grassi

Presidente con 15 voti su 16. Il suo successore alla Scala fu Badini. Aveva dimostrato che era

possibile creare un nuovo rapporto etico-politico fra il Teatro d'opera e la società. Era riuscito ad

aprire la Scala a un vastissimo nuovo pubblico di lavoratori e studenti, aumentando

vertiginosamente la produzione. Aveva rilanciato il teatro artisticamente e lo aveva portato a nuovi

livelli di credibilità culturale. Solo un obiettivo non aveva raggiunto: quello del “trattamento

speciale” in termini di contributo dello stato.

-Epilogo:

come presidente della RAI, G. continuò ad aiutare la Scala.

Si occupò degli ostacoli che la Unitel (società di produzione di film e trasmissioni tv musicali con

sede a Monaco di Baviera), poneva alla trasmissione in Eurovisione del Don Carlos di Verdi

previsto per l'inaugurazione della Stagione della Scala il 7 dicembre 1977. Si trattava di difendere la

rilevanza internazionale dell'ente lirico milanese. Anche questa volta quasi completamente solo

contro tutti, contrastato perfino dal suo successore alla sovrintendenza della Scala, Badini, si mosse

contro la Unitel e il direttore d'orchestra Herbert von Karajan, di cui la società tedesca, voleva

tutelare gli interessi artistico-commerciali a danno della Rai e della Scala. La Unitel infatti

sosteneva che 4 dei cantanti della produzione della Scala erano già impegnati contrattualmente in

esclusiva per un'altra edizione filmata, diretta da Karajan della stessa opera. Non riuscì a fare la

diretta il 7 dicembre 1977, ma nel gennaio 1978 il Don Carlos della Scala diretto da Claudio

Abbado con regia di Luca Ronconi venne trasmesso in Eurovisione in 19 paesi.

La trasmissione faceva parte di un accordo globale fra la Scala e la RAI che comprendeva la

trasmissione di 8 opere liriche al compenso di 100 milioni di lire l'una. Era per la Scala l'apertura a

un mercato internazionale.

Nel 1985, 4 anni dopo la morte di Grassi, sotto il governo Craxi venne approvato il FUS con il

quale per la prima volta nella storia della Repubblica, veniva creato un meccanismo di

finanziamento di tutti i settori dello spettacolo, risolvendo il problema della imprevedibilità dei

finanziamenti e della conseguente non attendibilità dei finanziamenti e dei bilanci degli enti lirici.

Una legge speciale per la Scala invece non vide mai la luce.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in progettazione e gestione di eventi e imprese dell'arte e dello spettacolo (PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessiapra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ferrone Siro.

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