Paolo Grassi: Gli anni del Piccolo (1935-72)
Introduzione
Alberto Bentivoglio
Nasce a Milano il 30 ottobre 1919, cresce in una tranquilla famiglia di media borghesia. Incoraggiato sin da giovane dalla madre (appassionata di teatro e musica) alla frequentazione teatrale, nelle sale teatrali milanesi allora attive.
Attività giornalistica
È la meno indagata tra le esperienze giovanili di Grassi, pur essendo tra le prime cronologicamente e la più intensa e continuativa (dal 1936 al 1947 scrive centinaia di articoli, recensioni, biografie, per il quotidiano Il Sole dove fa il vice critico teatrale nonostante la giovane età, per il Guf "gioventù universitaria fascista", per l'Avanti e per Cinetempo).
Gli articoli per Il Sole ci testimoniano da un lato le apparizioni e l'apprezzamento di autori e interpreti (Giorgio Strehler, Franco Parenti) che avranno parti rilevanti nella futura carriera teatrale di Grassi, dall'altro una puntuale documentazione degli allestimenti con il gruppo "Palcoscenico", quando esordì come regista. In altri articoli sempre di questo periodo, vi abbina sempre alla recensioni degli spettacoli, una riflessione critica su temi più ampi (teatro, regia, scenografia) con toni spesso accesi e polemici.
Al tempo stesso, oltre al mestiere di critico, porta avanti sui giornali, molte battaglie, delle quali, la più importante è quella dell'importazione della drammaturgia internazionale.
Attitudine critica e riflessioni
Il tono dei suoi articoli è sempre fortemente polemico non solo verso il teatro del suo tempo, ma anche verso la scelta dei testi, le modalità di recitazione, le strutture architettoniche delle sale teatrali, il pubblico, sollecitando il rinnovamento, la rottura con il passato.
La partecipazione attiva alla redazione delle riviste Guf di varie città, volute dal fascismo, che rappresentavano il solo ambito di aggregazione e di attività culturali per i giovani dell'epoca, gli consentono di entrare in contatto diretto con personalità dello spettacolo e della cultura come Silvio D'Amico, Oreste Macrì, mantiene rapporti con Giuseppe de Robertis, Pasolini e con lo stesso Giorgio Strehler che già conosceva e che dal settembre 1942 al giugno 1943 inizia a collaborare intensamente alle riviste gufine.
Collaborazione con l'Avanti!
Il secondo periodo dell'attività giornalistica di Grassi coincide con l'incarico di critico teatrale dell'Avanti! dal 45' al 47' (anno in cui inizia a dedicarsi interamente al Piccolo Teatro). Questa collaborazione, che egli ricorderà sempre con orgoglio, è per Grassi una precisa scelta politica, nata da un'ormai matura adesione al socialismo.
Le sue recensioni sull'Avanti, andavano oltre la critica, venivano lette anche dai non socialisti, perché proponevano idee/soluzioni pratiche per il teatro. Il centro della sua attenzione è sempre la politica culturale e a essa tutto è alla fine rapportato. Grassi parla di "Teatro popolare", il compito del teatro era infatti quello di entrare in stretto contatto con la società (ceti medi, operai, contadini, artigiani, intellettuali).
Articolo "Teatro, pubblico servizio"
Del rapporto teatro/società ne parla nel citatissimo articolo "Teatro, pubblico servizio" del 1946, riguardante i "servizi pubblici intellettuali" (così doveva essere considerato il teatro), sulla gestione dei teatri municipali da parte delle amministrazioni comunali, sulla necessità di mutare la gestione del teatro, sull'indispensabile alleggerimento della pressione fiscale, sulla creazione di compagnie stabili nelle città più importanti e soprattutto sulla necessità di rinnovare il repertorio.
Infatti, il teatro nel periodo fascista ha avuto diversi "guasti", tra i tanti quello di essere divenuto un teatro d'audience, trascurando del tutto le innovative esperienze europee; e che veniva fruito da un ceto ristretto, la borghesia ricca e bigotta. Egli si batte dunque per l'affermazione di un "Teatro d'arte" sintesi tra il valore indiscusso dei testi e la qualità degli interpreti. Sinonimo stesso del teatro d'arte è il nascente teatro di regia (Luchino Visconti, Giorgio Strehler).
Altre collaborazioni editoriali
Al lavoro presso la redazione dell'Avanti, affianca collaborazioni più o meno occasionali con altre riviste, tra le quali Cinetempo (rassegna settimanale del cinema, nata a Milano nel dopoguerra). Lo studioso Claudio Meldolesi affermerà che le cronache migliori e le critiche più pesanti di Grassi saranno scritte su Cinetempo, mentre le più banali sull'Avanti. Probabilmente su Cinetempo Grassi si esprimeva con maggior disinvoltura, ma non possono essere considerate banali le critiche sull'Avanti, anzi sono molte le testimonianze sui ripetuti richiami all'ordine, a causa delle sue affermazioni forti, coraggiose, controcorrente e per certi aspetti scomode anche per la dirigenza socialista (es. il sindaco socialista Antonio Greppi per la sua recensione su La signora rosa di Lopez, Presidente della Società degli Autori; lo accuserà più volte dicendogli di essere ingiusto.
L'editoria
Ampiamente conosciuta l'attività di Grassi nell'editoria che conduce dal 1943 al 1947 in collaborazione con gli editori Rosa e Ballo. In questo periodo Grassi aveva già diretto una collana teatrale del GUF di Forlì, "Teatro di Pattuglia".
Tra le collane teatrali dirette con Rosa e Ballo ricordiamo la "Collana Teatro" dal 1944 al 46 e la "Collana Teatro Moderno" (dal 44' al 50'). Queste collane hanno il compito di far conoscere il repertorio straniero delle avanguardie storiche europee e americane e soprattutto per costruire un nuovo repertorio per il teatro di prosa italiano. Il lavoro di Grassi presso la casa editrice è complesso: provvede innanzitutto alla scelta dei testi da pubblicare, ne individua i curatori e i traduttori, poi si occupa della promozione e della vendita dei volumi, e la gestione dei diritti d'autore. Stefano Locatelli ricorda che il lavoro di Grassi mirava all'acquisizione dei diritti di rappresentazione sui testi pubblicati.
Il clima di attività febbrile in cui si svolge la sua attività editoriale si può comprendere leggendo la lettera del 16 aprile 1944 che Grassi invia ai suoi editori riguardante la necessità di attuare un piano di gestione moderno e efficiente che attraverso strategie di pubbliche relazioni e marketing, segnali i volumi alla stampa, ai librai e ai lettori; inoltre la situazione difficile delle case editrici. Indispensabile mantenere un rapporto privilegiato con il mondo teatrale, poiché la messinscena dei testi pubblicati avrebbe dato più visibilità alla collana e portare così benefici economici non trascurabili.
Questi suggerimenti probabilmente verranno messi in pratica, le opere scelte e pubblicate ottengono un buon successo di vendita. Grande successo ha avuto anche un'altra casa editrice milanese "La fiaccola" con la collezione "Teatro già Rosa e Ballo" diretta sempre da Grassi. Negli ultimi mesi del 1946 a causa dei molteplici impegni (Piccolo Teatro) e delle difficoltà economiche della casa editrice, Grassi conclude la sua collaborazione con Rosa e Ballo.
Una seconda esperienza editoriale del giovane Grassi è con "Poligono", società editrice milanese, per la quale dirige la collana "Il teatro nel tempo" pubblicando 7 volumi.
Il palcoscenico
Nel 1940 avviene l'incontro con Gualtiero Tumiati, insegnante di recitazione dell'accademia dei filodrammatici di Milano che propone a Grassi di occuparsi dell'organizzazione di una compagnia che egli aveva creato con Annibale Ninchi; Grassi acconsente divenendo operatore culturale (nuova figura professionale, deve partecipare attivamente alla vita pratica del teatro, costruire, organizzare ma deve essere anche culturalmente preparato, deve essere capace di far diventare il teatro un fatto d'arte e di civiltà, cosa non da poco. Intuizione giovanile che lo accompagnerà per tutta la sua carriera professionale).
Il 1940 è l'anno della nascita del gruppo teatrale sperimentale "Palcoscenico" con l'aiuto di Ernesto Treccani. I testi proposti sono brevi atti unici, gli attori, sono gli amici neodiplomati dell'accademia dei Filodrammatici, regista della maggior parte degli spettacoli è lo stesso Grassi.
Nell'estate 1941 si conclude il ciclo del Palcoscenico con l'applaudita serata al Teatro dell'Arte dove andava in scena "L'ultima stazione", nuovo testo di Joppolo. Anche questa regia è di Grassi, e in scena ci sono fra gli altri, Franco Parenti e Giorgio Strehler. L'adesione all'attività di Palcoscenico costa a Grassi l'espulsione dal GUF.
I 21 mesi di vita militare (41-43) sono per Grassi un periodo di cessazione dal lavoro fino al 46' quando si occuperà anche della campagna sindacale di Greppi. Nell'autunno del 45' Grassi fonda il gruppo Diogene dove si leggono e si commentano opere teatrali nuove italiane e straniere.
In questo periodo Grassi trova il tempo per la formazione di 2 compagnie teatrali in Italia e all'estero e per firmare la regia del "Giorno di ottobre" di Georg Kaiser dove la prima attrice Laura Adani dichiara subito di non volere affidare la messinscena di questo testo al giovane Grassi. La questione si conclude con l'opera che va in scena con la firma di Grassi, la critica però non sarà favorevole e Grassi abbandonerà la regia, in una lettera rivolta a Orazio Costa.
Di lì a poco Grassi metterà a nudo le sue carenze in ambito registico e abbandonando definitivamente il proposito di diventare un regista per dedicarsi alla creazione del Piccolo Teatro.
Nascita e affermazione del Piccolo Teatro
1947 - scissione partito socialista
14 maggio inaugurazione Piccolo Teatro di Milano (prodotto della fusione dell'attività politica, dell'idea artistica e della proposta organizzativa di Grassi), primo teatro stabile d'Italia con sede nell'ex cinema teatro Broletto in via Rovello nel centro di Milano, il nuovo teatro a gestione municipale possiede un Consiglio d'Amministrazione politicamente pluralista del quale ne facevano parte Mario Apollonio (docente all'università cattolica), Virgilio Tosi (giovane critico cinematografico rappresentate del PCI) e il sindaco Antonio Greppi, il quale, aveva avuto un ruolo importante nell'affidare a Grassi e a Strehler la creazione di un teatro municipale nella sala di via Rovello, voluto anche dall'attrice Tatiana Pavlova.
Curioso il fatto che in un primo momento sono proprio i socialisti a guardare con cautela questo progetto per una Milano da ricostruire. Non così per chi crede che una necessaria ricostruzione morale della società si possa realizzare anche attraverso il teatro ed è convinto che questo sia uno strumento attivo e operante della democrazia. Diffidenza radicata della Democrazia cristiana.
La novità del Piccolo sta principalmente proprio in questa capacità di dare un contenuto democratico al concetto di un teatro cittadino, vincendo la mancata spontaneità di partecipazione del pubblico, con la convinzione che la produzione deve rispondere come contenuto e come linguaggio a un pubblico che idealmente deve riflettere tutte le componenti attive della cittadinanza.
Il programma del piccolo è pubblicato sulla rivista di Vittorini "Il politecnico" e propone un teatro inteso come luogo in cui la comunità si rivela a se stessa attraverso l'ascolto di una parola da accogliere o respingere ma che comunque suggerisca un modo d'essere, d'agire.
Un "teatro in platea" e un "teatro d'arte" nel senso che metta l'arte a disposizione di un pubblico più vasto e eterogeneo possibile e offra un servizio di crescita culturale. Dunque non lo svago, né la mondanità ma un'adesione profonda alle istanze sociali, civili, culturali come in Francia.
Direzione artistica e organizzativa
La direzione artistica del teatro è assunta da Strehler da subito, la direzione organizzativa da Grassi il quale non esita a mettere in pratica la politica di formazione di un nuovo pubblico "un teatro per la città deve anzitutto arricchire l'esperienza di ogni singolo cittadino".
"L'azienda del Piccolo Teatro nasce giorno per giorno dal contatto con il pubblico, nasce dalla necessità di perfezionare i servizi e di regolarli sulle crescenti esigenze derivanti dalla più vasta socialità del teatro".
I punti che secondo Grassi definiscono l'eccezionalità del Piccolo Teatro rispetto ai teatri "normali" sono: la struttura organizzativa, programma d'arte, assenza di speculazione privata, prezzi inferiori al normale al fine di attrarre diverse categorie di pubblico.
La concezione etica del lavoro teatrale
L'attività di Grassi si svolge in stretta sinergia con l'instancabile collaboratrice Nina Vinchi "Di giorno lavoravo con Grassi, la sera scendevo in sala e stavo vicina a Strehler, dalla segreteria alla produzione, facevo tutto da sola. Se ho avuto un merito vero è stato quello di fare da cuscinetto fra quei due così diversi, con caratteri piuttosto forti, pronti a fare scintille per un nonnulla".
Un ruolo insostituibile come si evince anche dalle molte lettere, note, biglietti a lei quotidianamente indirizzati da Grassi o nei quali fa a lei riferimento.
L'attività di Grassi
In questi 20 anni Grassi non perde occasione di parlare e scrivere di spettacolo, editoria, arte, costume, politica, architettura, scuola. È un ottimo oratore, capace di coinvolgere in argomentazioni spesso complesse e tecniche un pubblico eterogeneo, attraverso modalità non di rigido conferenziere ma di "conversatore completo" un po' assoluto, pieno di umori e di reazioni, informale, appassionato, che imposta gli incontri come fossero dibattiti e chiacchierate, facendoli durare spesso oltre il limite stabilito (specialmente se serali).
Egli appare perfettamente inserito nella contemporaneità e dunque deciso nel suo agire, teso a svegliare l'opinione pubblica a formare l'educazione dell'uomo attraverso il teatro. Tutta la corrispondenza faceva capo a lui, tessitore tenace di questo immenso progetto, il quale a sua volta risponde personalmente e quasi sempre dettagliatamente aprendo un dialogo che spesso prosegue negli anni (risponde con la medesima serietà e passione al politico, all'editore, al direttore di teatro, al giovane studente, al lavoratore che desidera abbonarsi al Piccolo, al tecnico di palcoscenico che lamenta una situazione difficile).
Rapporto con Giorgio Strehler
C'è poi la complessità del rapporto con il direttore artistico Giorgio Strehler; testimonianza diretta di Carlo Fontana: è un rapporto viscerale, molto complicato. Grassi aveva rinunciato al lavoro di regista, perché riconosceva che Strehler aveva più talento, era più bravo di lui. Per Grassi in teatro conta solo il talento e voleva quindi mettersi al servizio di un artista che riteneva più dotato.
In fondo Grassi, che si definisce un poeta dell'organizzazione teatrale (poeta non manager), vive attraverso Strehler la proiezione di quello che forse lui avrebbe potuto essere. Solo avendo presente questo atto d'amore nella rinuncia, possiamo capire meglio le amarezze, le inevitabili incomprensioni. In una lettera a Strehler scrive "il mio lavoro non è trovare i soldi".
Grassi che si ritiene un intellettuale molto più intelligente e intellettuale di tanti intellettuali "professionisti" esprime un grande rammarico per essere vissuto solo come uno che deve "trovare i soldi". Vediamo qui in controluce il rapporto con l'artista, con il grande egoismo degli artisti da tenere in conto quando ci si avvicina a loro.
Gestione e impegni
Altrettanto impegnative, la gestione dei rapporti col personale del Piccolo, la battaglia per le sovvenzioni e per la diffusione dei teatri stabili in Italia, il rapporto con il Governo e con le pubbliche amministrazioni, il controllo diretto della politica dei prezzi, i rapporti sindacali, la riforma statutaria che porta il Piccolo Teatro a diventare Ente Autonomo, la gestione dal 1964 del Teatro lirico.
A tutto ciò si aggiunga che spesso Grassi si allontanava anche per lunghi periodi per preparare le tournée del Piccolo o per prendervi parte accompagnando gli spettacoli proposti; era necessario creare un dialogo permanente tra gente di teatro di tutto il mondo.
L'interesse di Grassi per il rinnovamento generale della vita teatrale nazionale, lo porta inoltre a occuparsi, seppur per brevi periodi, di altri teatri italiani, altre compagnie, altre realtà cittadine (Teatro Gerolamo milanese, la compagnia del Teatro di Venezia da lui creata, la città di Napoli per aiutare un amico di vecchia data, Eduardo de Filippo, con il quale condivide la direzione del teatro San Ferdinando), lo induce infine a proseguire quell'attività editoriale che ormai aveva abbandonato conclusa con l'allontanamento da Rosa e Ballo.
Grazie alla collaborazione con la casa editrice Giulio Einaudi può nuovamente dirigere una collana di "Teatro Moderno" che raccoglie testi teatrali sia esteri, sia italiani più vivi e stimolanti, siano essi nuove traduzioni di capolavori del passato o novità dei più interessanti e discussi contemporanei. Ha quindi una funzione di stimolatore dell'editoria teatrale italiana, indispensabile completamento della concezione del teatro come servizio e come forma di comunicazione sociale.
Non pochi sono poi i temi ricorrenti nelle riflessioni che Grassi conduce in questi 20 anni (ruolo del teatro stabile, rapporto teatro e società civile, città di Milano, la scelta di repertorio).
Teatro stabile
Nelle sue riflessioni sul Piccolo...
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