Confronto tra Asclepio e Cristo
Il confronto e scontro tra Asclepio e Cristo è riassunto da un'omelia di Severo, Patriarca di Antiochia, scritta in greco nel 513. Inoltre, è presente nel racconto agiografico del martire Leonzio di Tripoli (Berito, dove si trova il suo Martyrion). Ai tempi della persecuzione di Diocleziano e Massimiano (quest'ultimo menzionato), Leonzio si presenta ai magistrati e viene sottoposto a martirio in una padella piena di grasso bollente. Anziché bruciare, queste sostanze gli curano le ferite. Nasce così un dibattito tra il magistrato, che attribuisce il merito ad Asclepio, e Leonzio, che afferma essere l'opera di Cristo.
Alcuni sacerdoti di Asclepio non riescono a curare un paralitico, mentre Leonzio riesce nel nome di Cristo. Da qui, si sviluppa la pratica della chiesa di Tripoli in cui la cera di Leonzio viene raccolta e spalmata sui fedeli per curare i malati. Il confronto tra Cristo e Asclepio si radica nei processi di trasformazione che riguardano il Mediterraneo nel passaggio dai culti politeisti al nuovo messaggio cristiano, considerando quanto di essi è sostituito e quanto è utilizzato. Le analogie tra pratiche terapeutiche pagane e modalità di guarigione dei santi includono la pratica dell'incubazione nei martyria e nelle chiese, di derivazione pagana, oltre all'uso di sostanze per favorire la guarigione.
Tuttavia, non bisogna dimenticare le differenze: l'unico Dio, la consustanzialità e la natura esplicitamente umana dei santi e martiri, che agiscono solo come tramite di Cristo. Ci sono rimodellamenti, analogie e differenze. Su questi temi, si è tenuto un Convegno Internazionale su Asclepio e Cristo, ad Agrigento il 20-21 novembre 2006.
Asclepio e Serapide
Iniziamo parlando di Asclepio e Serapide, il dio egiziano che si rifà ad Asclepio per caratteristiche medicali, comparso ad Alessandria con i primi Tolomei e fondato sull'antico dio Osiride. A partire da ciò, inizieremo il confronto.
Taumaturgia e culti terapeutici nel mondo tardo antico
L'Evangelista narra un episodio della vita di Gesù, durante un viaggio a Gerusalemme: presso una porta, la Probatica, c'era una piscina e una folla enorme di storpi in attesa del movimento dell'acqua, operato da un angelos, e chiunque vi scendesse per primo guariva. Un malato non riusciva ad entrare perché non era in tempo; Gesù lo guarisce con un comando, e poi, rincontrandolo, gli dice di non peccare se non vuole che gli accada di peggio. I giudei ce l'avevano con Gesù perché si dichiarava figlio di Dio e quindi uguale, il che per loro era inammissibile.
Questo episodio si collega alle pratiche terapeutiche in voga nel Mediterraneo in quegli anni e alla novità del messaggio di Gesù: mentre gli ebrei del I secolo d.C. erano legati al loro tempio e solo attorno ad esso, la piscina della Probatica era un'eccezione, probabilmente fuori mura e retaggio di antiche tradizioni, e svolgevano riti simili a quelli terapeutici pagani, con Asclepio usavano largamente le acque. Gesù spezza questa rigidità.
Gli archeologi identificano le piscine del testo in alcune vasche trovate fuori mura, con un primo impianto anteriore alla distruzione del Tempio nel 70 d.C. e un altro del 135 d.C., dopo la distruzione di Gerusalemme e la rifondazione come Elia Capitolina, dedicato a Serapide, quindi pagano. Sarebbe un sito che da giudaico diventa poi pagano. Rari comunque per gli ebrei siti terapeutici affidavano piuttosto ai sacerdoti il compito di mediare l'intervento divino.
Questo ci introduce a discutere delle sedi cultuali a carattere terapeutico sparse nel Mediterraneo, di carattere politeistico, e della serie di personaggi divini che intervenivano nella vita degli uomini curandoli. Ci concentriamo sul tramite, sulle figure che fungevano da canale della potenza divina nelle varie religioni.
C'è l'idea che la divinità possa sanare ma anche inviare punizioni legate a colpe individuali e tra I e II secolo d.C. in Asia Minore, forse in conseguenza alla diffusione del cristianesimo, si moltiplicano le "confessioni dei peccati" tra i pagani: stele figurate con ammissioni di colpe, così ci si riconciliava con la divinità e si attendeva la guarigione. Le infermità erano viste come punizione per colpe individuali, che a volte guarivano e a volte portavano a morte.
Queste pratiche erano assistite da personale sacerdotale dei templi e le preghiere spaziavano da Zeus ad Apollo, ecc. Ad essi si collega la tradizione di pratica magica, con vari riti e uso di pietre, animali e vegetali, amuleti e versi, spesso di provenienza egiziana. La magia tardo antica è prevalentemente a scopi terapeutici.
Theios Aner: L'uomo divino
L'evento taumaturgico è riconducibile, sia per i pagani che per ebrei e cristiani, a figure di mediatori investiti di potere che permetteva loro quella funzione. Ci sono variazioni tra le diverse religioni:
- Ebrei: Iahwè è l'unica fonte di potere taumaturgico e gli uomini santi sono semplici mediatori al di sotto.
- Cristiani: La novità di Gesù, che da un lato continua la tradizione ebraica di dipendenza dal Padre, ma allo stesso tempo è uguale al Padre quindi con potere che emana lui stesso e Gesù stesso dà autorità ai discepoli, in suo nome, di compiere guarigioni ed esorcismi.
Un elemento di contatto tra cristiani e culti politeistici sarà il progressivo affermarsi di chiese e monasteri come mete di pellegrinaggi in luoghi di manifestazione terapeutica di santi, ecc. In alcuni casi (come la chiesa dei santi Ciro e Giovanni a Menuthis, in Egitto) furono stabiliti volontariamente in sostituzione di preesistenti sedi pagane di tipo medicale e oracolare.
Infatti, la componente terapeutica e quella oracolare sono intrecciate nei culti pagani: tramite l'incubazione, con sogni premonitori, la divinità indicava la cura, messa in opera dal personale del tempio. Questi due elementi intrecciati si vedono nell'uomo divino pagano. Esempi: Apollonio di Tiana (I d.C.) e Alessandro di Abonotico (II d.C.), collegati ad Asclepio (Alessandro infine fonda una sede oracolare per Glicone, novello Asclepio e terzo a partire da Apollo).
Luciano nel 180 (cristiano) racconta ironicamente la figura di Alessandro, allievo di un medico che Luciano presenta come mago: era un oracolo e un guaritore, dava spesso risposte enigmatiche per indicare cure, che poi erano interpretate dal personale del tempio. Serviva anche intere comunità per scacciare epidemie. Insomma, c'erano diversi personaggi carismatici che si muovevano per le città accompagnati da discepoli, i quali poi creavano nuovi gruppi a sfondo religioso: Alessandro, accanto a queste pratiche, insegnava concetti religiosi pitagorici, come metempsicosi e purificazione dell'anima, una sorta di oracolo teologico come iniziano ad affermarsene molti in questo periodo, il più esplicito è Apollonio di Tiana.
Filostrato racconta di Apollonio di Tiana: le sue capacità taumaturgiche si inquadrano in attività di riformatore religioso in chiave pitagorica dei culti tradizionali. Così egli si inserirà nel culto di Asclepio: si istruisce nella città di Aigai in Cilicia, presso il tempio di Asclepio (dove il dio si rivela agli uomini). Filostrato sottolinea il favore del dio verso Apollonio, che diceva lieto di guarire i malati avendolo come testimone. Il dio Asclepio, interpellato dai malati, spesso rimandava ad Apollonio, che girava per le città compiendo guarigioni e istruendo i fedeli, in cerca di sapienze possedute da popoli barbari (Magi, persiani, indiani) e per diffondere la propria saggezza. Filostrato scrive del suo eroe per scalfire l'identificazione come Magos di Apollonio e sostituirvi quella di sapiente, asceta e riformatore religioso. Le sue capacità terapeutiche non venivano dalla magia ma dalla sua pietà e dal suo rapporto intimo con la divinità, ottenuto grazie a perfezionamento intellettuale ed etico.
La magia, e i maghi (Apollonio si definiva magos ma nel senso positivo originario dei Magi, sapienti cultori degli dei) nel suo significato greco-romano, è insieme di pratiche per acquisire con tecniche varie, potere che arriva da un mondo sovrumano degli dei, demoni e altre entità, come spiriti dei defunti, usato sia per benefici che per malvagi scopi. Quando il cristianesimo si diffonde, nello scontro con il paganesimo accuserà questo e questi uomini divini pagani di essere maghi, nel senso negativo del termine. Questi culti sono soppressi.
Serapide dio guaritore e oracolare
Per gli egizi, il sonno è considerato una morte provvisoria e si può entrare in contatto con il mondo dell'aldilà, ricevendo visioni premonitrici e guaritrici. Il legame sonno-guarigione si afferma in epoca ellenistica con la pratica dell'incubazione: il devoto trascorreva la notte nel recinto del tempio e aveva sogni che lo mettevano in contatto con gli dei per ottenere la guarigione. Si praticava anche l'arte medica.
Serapide ellenistico ha aspetto di guaritore-oracolo fin dalle origini. I Tolomei introducono il culto ellenizzato del dio di Menfi per rimpiazzare Osiride e per i greci d'Egitto. Presto i Serapei di Menfi e Canopo raggiungono popolarità, con therapeiai (resoconti di guarigioni) simili a quelli nei templi di Asclepio. Fuori dall'Egitto in età ellenistica, ci sono poche tracce di Serapide guaritore.
Da II secolo a.C. a Delo, Serapide e Iside sono attestati spesso come divinità guaritrici, con diversi ex voto ritrovati. In epoca ellenistica non ci sono accostamenti tra Serapide e Asclepio (anche se sono simili i due), i primi legami iniziano in Grecia centrale.
Accostamenti tra Serapide e Asclepio
- Età ellenistica: In Grecia nel III secolo a.C., nasce la pratica dell'affrancamento degli schiavi con finta vendita a divinità: spesso a divinità egizie, Iside, ma anche Apollo, Serapide e Asclepio. Questo primo accostamento tra i due si afferma in età imperiale.
- Età imperiale: Pausania scrive che a Egira, Acaia, c'è un tempio dedicato a Serapide e Asclepio.
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