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Definire il concetto di cinema americano classico

Cinema americano classico

Con l'espressione "cinema americano classico" si intende un periodo della storia della cinematografia statunitense compresa fra il 1927 (avvento del sonoro) e i primi anni '60. Si tratta di un lasso temporale molto ampio e nel corso di questi decenni viene messa a punto all'interno dell'industria del cinema americano una sorta di "grammatica" cinematografica di stile che tutt'oggi è alla base del linguaggio filmico. È stato un cinema che ha influenzato anche altre industrie cinematografiche, che riguarda il mercato di diversi paesi, lo stesso aggettivo "classico" indica la circolazione universale di un certo stile.

Tuttavia, la definizione "cinema americano classico" non fa riferimento a una sola tipologia di film, ma copre anche una determinata fase della storia dell'industria cinematografica americana. Quando parliamo di cinema americano classico, al di là della forma e dell'industria, più di ogni altra cosa ha avuto un notevole impatto sull'immaginario collettivo occidentale. È stato un cinema che più di ogni altro è riuscito a catturare la vita sociale e culturale del '900 occidentale. Quando parliamo di Hollywood classica, implicitamente facciamo riferimento a un serbatoio di immagini, atteggiamenti, melodie e volti che hanno coinvolto l'immaginario di diverse generazioni di spettatori.

È una cinematografia che si è nutrita della fama dei suoi divi e delle sue dive, producendo immagini iconiche che persistono nell'immaginario collettivo del passato e del presente. La "fabbrica dei sogni" ha costituito non soltanto una potenza economica e uno strumento politico e propagandistico fondamentale, ma anche una produzione culturale dell'American way of life, che ha diffuso forme narrative e schemi iconografici che hanno permeato la cultura del secolo scorso, raggiungendo un equilibrio, una coerenza e una riconoscibilità che ne fanno un riferimento e un modello in qualche modo classico (Giulia Carluccio).

Studio system

Hollywood come industria che produce sogni, che possiamo definire geograficamente, è diventata sinonimo del cinema classico americano, definibile anche come "Dream Factory", riportando da una parte l'idea del sogno e dall'altra l'industria. Il cinema americano classico si regge su tre pilastri:

  • Studio system
  • Studio dei generi
  • Star system

Tutte e tre queste basi fanno riferimento a un'idea di sistematicità.

Studio system

In italiano la parola studio indica solamente il teatro di posa, ovvero dove si girano i film. In inglese il termine ammette sia quest'accezione ma indica anche tutto il complesso di edifici in cui ha sede una casa di produzione cinematografica. È l'apparato industriale della Hollywood classica (1927-anni '60), organizzandosi non come monopolio, ma come oligopolio, cioè un sistema industriale in cui sono protagonisti non solo un grande studio ma anche vari Studios, che producono e distribuiscono film su vasta scala sia per il mercato interno che è quello americano, sia per quello esterno. Dall'epoca del sonoro in poi, Hollywood si caratterizza per il protagonismo di alcune grandi case di produzione che sono alleate fra di loro da un punto di vista industriale spartendosi tutto il mercato, eliminando la concorrenza da parte di soggetti produttivi meno importanti, ecco perché parliamo di oligopolio, ovvero il potere in mano a pochi grandi soggetti.

Parliamo di 8 grandi società che dominano il mercato con grande prepotenza, le possiamo distinguere tra 5 più grandi che si chiamano "Majors" o "Big five" e tre più piccole chiamate "Minors" o "Little Three".

Majors o "Big Five"

Questi colossi industriali sono nati anche nel periodo del muto, antecedente al sonoro.

  1. Paramount Pictures: fondata negli anni '10
  2. Metro Goldwyn Mayer: fondata nel 1924, nasce dalla fusione di tre società (MGM)
  3. Warner Brothers: fondata nel 1918, durante l'epoca del muto era una piccola società non particolarmente importante, diventa un colosso industriale quando produrrà la prima pellicola sonorizzata nel 1927
  4. 20th Century Fox: nasce dalla fusione di case preesistenti
  5. RKO Radio Pictures: fondata nel 1928, in seguito all'avvento del sonoro, sopravvive per 20 anni e poi fallisce, tuttavia è stata attiva in un periodo aureo per il cinema americano sonoro.

Ciascuna Major possiede delle strutture appositamente destinate alla produzione di un film e anche personale sotto contratto che lavora secondo le direttive della compagnia e quindi registi, attori, costumisti, attrezzisti, sceneggiatori ecc. in quanto creare un film è un'opera che ha bisogno della collaborazione di più maestranze, presupponendo uno sforzo collettivo. Ogni major persegue una propria politica, un proprio stile. Cercano di differenziarsi le une dalle altre, di specializzarsi magari in un particolare genere cinematografico.

Le major hanno una struttura a concentrazione verticale, le 5 grandi gestiscono i tre tasselli fondamentali alla base della creazione e consumo del film ovvero:

  1. PRODUZIONE: materialmente il "fare" il film
  2. DISTRIBUZIONE
  3. ESERCIZIO: possiedono le sale cinematografiche

Per cui queste grandi case di produzioni sono presenti dall'inizio alla fine della creazione di un film fino alla sua distribuzione nelle sale. È una catena perfetta, il film usciva dallo studio, supervisionato dal produttore, distribuito nelle sale che di norma erano possedute dalla stessa casa di produzione, in sostanza un cerchio perfetto basato e gestito dalla società stessa.

Questo tipo di organizzazione rendeva le Major molto autonome, potenti ed avvantaggiate rispetto alle piccole società dei cosiddetti "esercenti indipendenti" e di quelle piccole catene che non erano possedute dalle Major, che inevitabilmente erano destinate a rimanere nell'ombra. Le piccole società molto spesso erano costrette alla cosiddetta attività del "Block Booking" ovvero compravano i film dalle società maggiori a blocchi senza poter scegliere i film, solitamente in questi blocchi erano contenuti un film di serie A ma in maggioranza B-Movie, così le Major erano sicure che anche i loro film più modesti avrebbero comunque portato un buon profitto. Tuttavia, non dobbiamo considerare i film di serie B prodotti dalle grandi case come delle schifezze, anzi nella storia del cinema molti film low budget sono stati considerati a posteriori piccoli capolavori, come "Il bacio della pantera" di Jaques Tourneur (1942), un piccolo classico dell'horror, poco costoso nella produzione e privo di attori degni di nota, tuttavia è un film riuscitissimo.

Minors o "Little Three"

  1. Universal Pictures: specializzata nel genere horror, nasce nel 1912
  2. Columbia: nasce nel 1924 verso la fine del periodo del muto, piccola società che comunque ha prodotto dei capolavori
  3. United Artists: nasce nel 1919, fondata da 4 grandi artisti del cinema muto, il divo specializzato in film d'avventura Douglas Fairbanks (1883-1939), la grande attrice Mary Pickford (1892-1979), Charlie Chaplin (1889-1977) e il regista americano David W. Griffith (1875-1948), in sostanza per rendersi indipendenti nella produzione dei propri progetti. Non avevano uno studio ma semplicemente finanziavano i progetti snobbati dalle Major.

La principale differenza fra Major e Minors è che quest'ultime si occupano della produzione e della distribuzione, ma per quanto riguarda l'esercizio si affidano alle Major, perché non possiedono sale proprie.

Majors o Big Five Minors o Little Three
Produzione
Distribuzione
Esercizio No

Produttori indipendenti "di lusso"

Accanto alle Major e alle Minors esistono dei grandi produttori indipendenti definiti a volte "di lusso", possiedono un potere artistico ed economico tale da avvicinarli alla realtà di una Major.

  • Samuel Goldwyn (1882-1927)
  • David O. Selznick (1902-1965), produttore di "Via col vento"

Poverty Row

Dopo le Major, Minors e Produttori di lusso esistono infine le "Poverty Row", piccole società specializzate nella produzione di film a basso costo, destinati a precisi gruppi etnici o religiosi, ad esempio per italiani e afroamericani, dato che l'America si presenta come un melting pot le case di produzione cercano di conquistare più tipologie di pubblico, alcuni nomi:

  • Monogram Pictures Corporation
  • Republic Pictures

Esisteva un vero e proprio cinema Yiddish, rivolto agli ebrei di origine europea che parlavano appunto questa lingua frutto dell'unione del tedesco e dell'ebraico, chiaramente comprensibile ad un determinato target di pubblico.

La questione ebraica ad Hollywood

La storia della Hollywood classica è sempre stata caratterizzata da una fortissima presenza ebraica, una presenza avvertibile a più livelli. Il discorso dell'ebraismo ad Hollywood preesiste ancor prima del fenomeno della Shoah, in quanto riguarda i vertici delle industrie hollywoodiane, i cosiddetti "padri fondatori" presenti in America ancor prima degli anni '30. Le grandi società nella maggior parte dei casi sono state dirette da uomini di origine ebraica, gli stessi autori citati prima sono di origine ebraica: Lemme (Universal), Fox (20th Century Fox), Goldwyn (MGM), Warner (Warner Bros.) ecc.

Il cinema hollywoodiano fin dalle sue origini ancor prima della seconda guerra mondiale è stato un cinema fatto dagli immigrati come del resto gli Usa stessi, per cui non dobbiamo stupirci. Ovviamente a partire dagli anni '20 con l'esodo dall'Europa, la comunità hollywoodiana è composta da personaggi europei e per motivi storici che ben conosciamo, in prevalenza di origine ebraica. Per quanto riguarda i padri fondatori è necessario capire quanto questa comunità ebraica abbia influenzato i film, è riflessa al loro interno?

"Gli ebrei non si limitarono a creare l'industria del cinema, ma le conferirono da subito un'ideologia specifica, l'Hollywoodism, che rimandava al sogno e a una marcata idealizzazione della realtà americana. (...) I fondatori di Hollywood furono, quindi per Gabler, principalmente degli immigrati che volevano fare film in cui la realtà americana fosse idealizzata, sublimata, pacificata e condotta a unità" (Mino Chamla, Cinema e narratività ebraica).

Questi produttori non hanno messo (nei film da loro prodotti) al centro la loro identità ebraica o il loro essere immigrati, al contrario, spesso presentano un'esaltazione della realtà americana, una realtà che spesso viene mostrata in maniera positiva e armoniosa. Tanto che Mino Chamla, si domanda se da qui derivi il famoso "happy end", caratteristica tipica dei film di questo periodo, un finale felice con risoluzione del conflitto.

"Gli Ebrei spesso si mimetizzano, ma insieme mantengono un'alterità ideale che permette loro di concepire e sognare una realtà differente da quella realmente esistente, si accetta fino in fondo una realtà. Inventandone i più fervidi cantori, soltanto a patto di poterla idealizzare, cioè migliorare almeno nella magia dello schermo. Hollywood sarà almeno per un lungo periodo una fabbrica dei sogni" (Mino Chamla).

Chamla spiega in qualche modo questa esaltazione della realtà americana nel cinema, il desiderio di questi personaggi, di mimetizzarsi e di integrarsi il più possibile nella realtà americana, essere accettati. Questo però non esclude che per molti decenni il cinema americano abbia relegato ai margini la sua origine ebraica, l'ebraismo non viene trattato esplicitamente, raramente i personaggi sono connotati come ebrei o che la questione traspaia dalla produzione cinematografica, successivamente la situazione cambierà molto nel cinema post classico, dalla seconda metà degli anni '60, emergono numerosi registi e divi di origine ebraica come Woody Allen, Dustin Hoffman, Barbra Streisand.

Ovviamente ci sono state delle eccezioni importanti, nel 1927, anno dell'avvento del sonoro, vede la Warner produrre il primo film parlato e cantato "The Jazz Singer" di Alan Crossland (1927), in cui non solo il protagonista è un performer di origine ebraica, ma lo stesso film ha come protagonista il figlio di un rabbino, è interessante notare il conflitto fra fede ebraica e la musica jazz.

Guardando l'inizio del film "Via Col Vento" e osservando i titoli di testa il primo nome messo in evidenza è quello di David O. Selznick, ovvero il produttore. Oggi siamo abituati a considerare i film dando maggior importanza al regista, basti pensare ai film di Quentin Tarantino, tuttavia non nasce con la classicità hollywoodiana, è evidente come in questo periodo l'attività di produttore precedeva quella del regista, addirittura il nome del regista Fleming arriva dopo i nomi degli interpreti.

Nella Hollywood classica il processo creativo di un film poggia sul concetto di una dimensione collettiva del lavoro, infatti per la creazione, produzione e distribuzione collaboravano numerose maestranze. Lo studio system è sempre stato vicino a una produzione artigianale di tipo seriale, spesso sono stati fatti paragoni con la catena di montaggio dove tutti hanno un ruolo specifico, in questo quadro il regista non è l'ingranaggio più importante (come spesso si considera oggi).

L'ingranaggio più importante è sicuramente il produttore, sicuramente per il caso di "Via Col Vento". Infatti, il ruolo di David O. Selznick non è solo quello di magnate che ha finanziato il progetto, ha un ruolo di natura artistica, infatti si vantava di riuscire a curare numerosi aspetti per la creazione di un film, in alcuni appunti addirittura si preoccupava di che aspetto dovessero avere le sopracciglia della protagonista. Al produttore spesso toccava l'ultima parola per il montaggio (editing) del film.

Ciò che affascina del periodo del cinema classico hollywoodiano, seppur caratterizzato da numerose regole, è il fatto che è stato un cinema caratterizzato da eccezioni a queste regole, sono di più infatti i film che sono delle eccezioni che non delle regole. Tanti registi di talento sono emersi in questo periodo imprimendo nei film una propria poetica e uno stile coerenti e riconoscibili, sono riusciti ad imporsi non solo come registi ma anche come autori e creatori. Nominiamo sicuramente Billy Wilder ma anche John Ford (western), Alfred Hitchcock (thriller-suspense), Orson Welles ecc. registi che grazie al loro talento molto spesso sono stati in grado di scegliere i loro soggetti (nella Hollywood classica era frequente per i registi accettare storie e soggetti su commissione).

Studio dei generi

Con la parola genere intendiamo un grande modello di racconto. La Hollywood classica prevedeva un intrattenimento mainstream, o comunque di natura popolare, per cui il genere, quindi una forma immediatamente riconoscibile al pubblico, era fondamentale per avere successo (andando a vedere un film western il pubblico sapeva cosa aspettarsi). Intorno all'idea di genere hollywoodiano si sviluppa sempre una dialettica fatta di standardizzazione (ripetizione di meccanismi abituali) ma anche di differenziazione, perché queste società erano in grado di inserire elementi di novità anche nel convenzionale destando quell'interesse che alimentava l'audience. I generi corrispondono al desiderio del grande pubblico di sentirsi raccontare la stessa storia, ma allo stesso tempo differenziandosi con ulteriori elementi.

Nella Hollywood classica i film in genere si rivolgevano ad un target familiare, dovevano essere film fruiti da un grande pubblico, per cui i generi si sono evoluti nel corso degli anni non soltanto corrispondendo alle esigenze interne dell'industria, ma anche per i desideri e le aspettative del pubblico suggellando un mutuo scambio che ha reso molti generi particolarmente longevi.

N.B. È necessario ricordare che la Hollywood classica non reinventa ex novo tutti i generi, li recupera dal cinema muto oppure da altri ambiti artistici come la letteratura e il teatro (es. "Via col vento" è tratto dal best-seller di Margaret Mitchell).

Principali generi del cinema classico

  • War movie/film bellico
  • Poliziesco: termine che raccoglie numerosi sottogeneri come Noir, Gangster movie, Thriller e altro
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.santamato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Boschi Alberto.
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