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Massimo Campanini: Storia del Medio Oriente contemporaneo

Capitolo primo: L'impatto della civiltà europea. Rinnovamento o crisi dell'Islam?

La situazione politica del Medio Oriente agli inizi del XIX secolo

L'organismo apparentemente più saldo agli inizi del XIX secolo è quello dell'impero Ottomano, il quale godeva del dominio della Mezzaluna fertile, del Nord-Africa fino all'Algeria e, anche se in modo frammentato, della Penisola Arabica. Nonostante questi territori fossero sotto dominio ottomano alcuni di essi godevano di una certa indipendenza. È il caso di Algeri e Tunisi: nel primo caso parliamo di un governo retto dai militari (giannizzeri) e non dai simbolici funzionari ottomani; nel secondo caso vi è invece una monarchia nazionale retta dalla dinastia Bey Husaynidi. In Egitto dominavano ancora i Mamelucchi, l'élite di schiavi soldato. La solidità dell'Impero Ottomano era solo apparente, dalla misura in cui, agli inizi dell’Ottocento, usciva da una serie di sconfitte nelle guerre europee contro la Russia e l’Austria, dove aveva perso molti territori. Sono questi gli anni in cui cominciano i primi tentativi di riforma da parte del sovrano Selim III; ma le aperture del sovrano all’Europa e i suoi sforzi di modernizzazione, avevano acceso le ostilità degli Ulama (élite di dotti in scienze religiose) e dei giannizzeri. Del tutto indipendenti apparivano infine il Marocco, lo Yemen e la Persia, che si stava difendendo da una politica sempre più aggressiva della Russia.

Il "tajdid" o rinnovamento dell'Islam tra XVIII e XIX secolo

Il mondo islamico nella prima parte del XIX secolo venne scosso da movimenti di jihad e di neo-islamizzazione. Il termine "JIHAD" nel senso di "Guerra Santa" implicava sì, il combattere gli infedeli, ma più generalmente il promuovere un risveglio della religione che avrebbe coinvolto le persone, le idee, gli stati. Il più importante movimento di rinnovamento islamico fu quello wahhabita, fondato da Muhammed ibn Al Wahhab. Il wahhabismo nato in Arabia nella metà del XVIII secolo, si affermò innanzitutto come un movimento teologico di purificazione dei costumi e di ritorno alle fonti dell’Islam. La dottrina wahhabita era molto semplice, ed è proprio la semplicità che ne costituiva la forza e il potere d’attrazione: grande enfasi sull’unicità di Dio, così che i wahhabiti furono noti come muwahhidun o "unitari"; stretta applicazione delle regole dell’Islam tradizionale, rifiutando tutto quanto travalicasse il Corano e la sunna; ostilità verso il sincretismo religioso (intransigenti nemici al culto dei santi). I wahhabiti furono costretti a chinare il capo quando nel 1803, divenuti un vero potentato nell’Arabia centrale e orientale, osarono giungere al saccheggio di Karbala’, in Iraq. Gli Ottomani allarmati chiesero l’aiuto di Muhammad ‘Ali, pascià d’Egitto, il quale riuscì ad occupare la capitale saudita. Questa sconfitta provocò l’arretramento del wahhabismo.

Inizi e sviluppi della colonizzazione

Inizialmente la colonizzazione fu di tipo esclusivamente commerciale ed economico: venivano istituiti empori, uffici pubblici ecc. ma solo a partire dal XIX secolo l’egemonia economica viene trasformata in vera e propria sottomissione e conquista. Già nel 1757 l’inglese East India Company sconfisse i nawabs del Bengala riducendo quella provincia sotto il loro controllo politico; primo passo che avrebbe trasformato l'India in una colonia britannica. Tuttavia la prima autentica spedizione e colonizzazione araba fu quella francese in Algeria nel 1830. La spedizione era nata per questioni di prestigio; tra il 1841 e il 1847 gli algerini cercarono senza successo di scacciare gli occupanti. Alla fine la superiorità delle armi francesi ebbe la meglio. I successivi passi dell'espansione coloniale videro nel 1839 l'espansione inglese del sultanato di Aden; nel 1881 la sottomissione della Tunisia alla Francia e nel 1882 quella dell'Egitto alla Gran Bretagna; nel 1904 l'inizio del protettorato britannico sul Kuwait; nel 1912 l'imposizione del protettorato francese al Marocco e l'occupazione della Libia da parte dell'Italia. Solo l'odierna Turchia, Arabia Saudita e Yemen e parzialmente l'Iran sfuggirono al protettorato o alla colonizzazione diretta; le occupazioni colpirono il morale dei musulmani e da quell'epoca ebbe luogo un radicale cambiamento del loro pensiero politico ovvero per un musulmano, la presa del potere da parte dell'Europa significava che la sua comunità era in pericolo.

L'impatto culturale dell'Europa

La potenza dell'Europa consisteva nella sua superiorità economica, tecnologica e militare, frutto della rivoluzione industriale e del capitalismo che non ci furono in Medio Oriente. La gran parte delle terre islamiche rimaneva racchiusa in sé stessa senza attraversare le fasi rivoluzionarie che portarono la democrazia in Europa; quindi la modernità qui arriva come una realtà esogena e importata con la forza, non è frutto di un processo interno. Popoli mediorientali hanno dovuto decidere se: soccombere alla superiorità tecnologica e scientifica europea; adeguarsi ad essa perdendo la propria tradizione o cercare una terza via in cui l'Islam e l'antica civiltà mediorientale trovassero un modo di convivere con la civiltà europea. L'Islam però non fu annientato dall'Occidente in quanto la maggior parte del popolo riscoprì al contrario la propria autenticità. Il processo di adattamento alla modernità è stato doloroso e non è ancora terminato; alcune categorie di pensiero hanno modificato la forma mentis islamica e mediorientale. Se ne evidenziano tre poste in rapporto con il turath (passato ed eredità araba): il concetto di popolo-nazione; il concetto di libertà e democrazia e il concetto di secolarismo. Nel turath arabo-islamico il posto del "popolo-nazione" era occupato dalla umma, cioè la comunità di credenti che dal punto di vista politico si riconosceva in una istituzione sovranazionale ossia il califfato; il concetto di libertà era risolto nell'obbedire agli ordini Dio; il concetto di secolarismo non poté svilupparsi a causa del fatto che l'Islam è "religione e mondo" e la fede non è scissa dalla vita quotidiana.

Capitolo secondo: Movimenti di riforma e modernizzazione

L'impero ottomano dalle "tanzimat" alla crisi del potere centrale

La sconfitta del progetto riformatore del sultano Selim III doveva solo rallentare ma non arrestare il processo all'interno dell'impero ottomano. Dal 1808 al 1839 il trono fu occupato da Mahmud II il quale comprese che per trasformare lo stato doveva recuperare il controllo dell'esercito. La riorganizzazione dell'esercito non impedì tuttavia la sconfitta ottomana contro i greci che acquisirono l’indipendenza nel 1830, ma preparò il successivo cammino delle riforme o tanzimat. Fu necessaria la partecipazione di un'élite dirigente, preparata e lungimirante che sostenne e tecnicamente attuò i decreti legislativi per svecchiare le strutture amministrative ed economiche dell'impero ottomano. Le tappe fondamentali delle tanzimat possono essere considerate: l'editto di Gulhane del 1839, il Khatt-j Humayun del 1856 e la concessione della costituzione nel 1876 che fu approvata sotto Abd al-Hamid II. Il processo delle tanzimat modificò sotto diversi aspetti la società ottomana. Dal punto di vista dell'amministrazione si procedette a una sistematica razionalizzazione del governo locale, ciò consentì l'estensione dell'autorità del governo centrale. Dal punto di vista legislativo si ottennero i risultati forse più eclatanti: fu emanato un nuovo Codice commerciale, un nuovo Codice penale che restringeva gli spazi di applicazione della sharia e fu promulgata la famosa Majelle che radicalizzava un tentativo di compromesso tra la Legge religiosa islamica e la legislazione laica. Un ulteriore elemento fu il riconoscimento che l'appartenenza all'impero ottomano derivava da criteri e diritti moderni di cittadinanza più che da appartenenze etnico-religiose. Il riformismo del periodo delle tanzimat appare come un movimento che prese le mosse dallo scontro con l'Europa, però i risultati furono inferiori alle aspettative. Dal punto di vista della critica storiografica le tanzimat sono state giudicate in modo contrastante: la vecchia orientalistica ne ha sottolineato l'inutilità; l'orientalistica più aggiornata ha sottolineato che le tanzimat dimostrano un'apertura alla riforma. Infatti l’impero ottomano dimostra di essere la realizzazione della distinzione tra religione e politica nell'Islam. È luogo comune affermare che l'Islam sia teocratico, in realtà non esistendo nell'Islam un'autorità centrale, non vi è un’istituzione quindi non si può parlare di "potere religioso". I dottori della Legge musulmana, gli ulama non hanno mai preteso di gestire il potere politico. D'altro canto i capi di stato, califfi o sultani o emiri non si sono intromessi negli affari religiosi, perciò il secolarismo, cioè la separazione di religione e politica, è sempre stato un dato di fatto nella storia islamica. Sotto il regno di Abd al-Hamid II scoppiò l'ennesima guerra russo-ottomana nel 1877-78. Le ambizioni russe erano verso l'Asia centrale, ma gli Ottomani persero la guerra. Dal punto di vista della politica interna, l'approvazione della Costituzione fu sospesa da Abd al-Hamid II che regnò in maniera autocratica, si diede il titolo di califfo e rafforzò il panislamismo come appartenenza identitaria dei popoli musulmani. La politica panislamica di Abd al-Hamid II protendeva al nazionalismo; nel frattempo si formava un gruppo di giovani ambiziosi: il Movimento dei Giovani Turchi contro l'autocrazia e a favore della modernizzazione che diede vita al Comitato Unione e Progresso (Cup) che godeva dell'appoggio dell'esercito. Nel frattempo Abd al-Hamid II fu deposto e la situazione politica fu quella di governi deboli. Queste difficoltà interne furono ulteriormente acuite da altre due brevi guerre: nel 1911 l'Italia occupò la Libia e nel 1912 ci furono le "guerre balcaniche" in cui l’impero fu amputato di altri territori. La drammatica situazione fu risolta da un colpo di stato nel 1913 quando un ufficiale dei Giovani Turchi, Enver Bey, impose con la forza un governo militare portando direttamente il Cup al potere. Le sconfitte balcaniche rafforzarono il Cup. Dal 1913 al 1918 lo Stato fu governato da una dittatura militare i cui principali esponenti furono: Enver, Gamal, ma soprattutto Pascià. Questa dittatura gettò un nazionalismo macchiato di persecuzioni nei confronti di cristiani ed armeni.

Il Maghreb passa sotto il controllo coloniale francese

Prima di passare sotto il controllo coloniale francese, il Maghreb o più in particolare la Tunisia e il Marocco, avevano conosciuto nell'ottocento alcune fasi di ripresa e di affermazione. Sotto il regno di Ahmad Bey la Tunisia si era svincolata dal controllo ottomano. Tra il 1857 e il 1860 furono concessi diritti e costituzione. Il Marocco subì presto l'assalto delle potenze europee. Nel 1844 i francesi sfidarono l'esercito marocchino nella battaglia di Isly; nel 1860 scoppiò una guerra con la Spagna. Gli europei influenzarono la società marocchina con la loro superiorità finanziaria e tecnologica. La Tunisia passò sotto il controllo francese nel 1881, il Marocco nel 1921. I motivi che condussero alla perdita dell'indipendenza furono: l’indebitamento dei governi; la debolezza militare; la gracilità dei movimenti riformatori. Tunisia e Marocco, diversamente dall'Algeria, non furono colonie in senso proprio ma solo protettorati in quanto formalmente il sultano continuò a regnare anche se senza potere. I francesi ebbero un atteggiamento diverso verso i subordinati: in Tunisia fu perseguita una politica pragmatica e flessibile che non provocò ostilità da parte degli abitanti; in Marocco invece i francesi approfittarono della netta distinzione tra arabi e berberi e dato che gli arabi erano più ricchi appoggiarono i berberi per frammentare ancora di più il territorio.

L'Egitto di Muhammad 'Ali e dei primi khedivè

Quando nel 1801 i francesi abbandonarono l'Egitto, le fazioni mamelucche attizzarono le lotte intestine e gli Ottomani affidarono a un giovane comandante albanese, Muhammad 'Ali, l’incarico di sedarle. Egli si impegnò con tanto successo che si vide riconoscere nel 1805 il titolo di governatore. Da questa posizione consolidata, intraprese un'opera di sfruttamento ma anche di ammodernamento. Si liberò dei mamelucchi sterminandoli e per creare un esercito efficiente aumentò le tasse sfruttando la produzione agricola; innanzitutto provvide a migliorare la canalizzazione e la distribuzione delle acque nelle campagne e diversificò le colture. La vecchia classe parassita di notabili fu spazzata via da una nuova classe, i landlords, ossia funzionari aggiornati sulle tecniche moderne di amministrazione che attuò una tassazione alla popolazione indigente generando rivolte. 'Ali in nessun modo può essere considerato il primo "nazionalista" egiziano; non si sentiva egiziano e la sua azione portò benefici solo alla propria casata e non al popolo che governava. Quest’ultimo doveva comunque godere in parte dei riflessi della modernizzazione, così, Muhammad 'Ali, inviò in Francia giovani studenti ad imparare le tecniche e le arti del progresso, e in parallelo, promosse l’istituzione di nuove scuole. Nei decenni seguenti, questi fermenti innovativi favorirono la formazione di una coscienza nazionale egiziana e un sostrato culturale che doveva fare dell’Egitto il più importante dei paesi arabi. Tra il 1820 e i 1822 procedette alla conquista del Sudan e nel 1830 tentò addirittura di conquistare la Siria. L’intervento congiunto della Francia, Inghilterra e della Russia, costrinse Muhammad 'Ali a rinunciare alle sue ambizioni, in cambio del diritto ad una successione ereditaria imperiale. Dei suoi successori, l’unico avvenimento degno di nota fu l’inizio dello scavo del canale di Suez nel 1859, il quale, una volta terminati i lavori nel 1869, divenne fondamentale per gli europei in quanto permetteva di raggiungere l'India e l'Estremo Oriente dal Mediterraneo evitando la circumnavigazione dell'Africa. Le colossali spese sostenute per costruire il canale gravarono fortemente sul popolo egiziano e portarono alla bancarotta nel 1875. In quel momento governava Isma'il che voleva modernizzare l'Egitto e intraprese spese folli: comprò il titolo di "kedivè" ossia di vicerè aumentando però il tributo alla Sublime Porta (impero Ottomano); inserì l'esportazione dell'agricoltura, ma si imbarcò in una costosa guerra con l'Etiopia che si risolse con una sconfitta egiziana; concesse al popolo però un'Assemblea di rappresentanti. Gran Bretagna e Francia risolsero la bancarotta istituendo una Cassa del debito e avviando un controllo “duale” sul paese, sostituirono Ismail con il figlio Tewfiq; sotto di lui vi fu la rivolta nazionalista di Urabi Pascià e la conseguente occupazione inglese. L'élite turco-circassa fedele al khedivè e i funzionari europei, occupavano la totalità dei posti di responsabilità e di governo, ciò marginalizzava gli egiziani. Negli anni 70 dell'ottocento Urabi aveva accusato il governo di tirannia e a seguito di una serie di proteste divenne ministro della guerra del nuovo governo; i movimenti nazionalisti divennero più violenti così la Gran Bretagna decise di intervenire militarmente bombardando Alessandria e sconfiggendo l'esercito egiziano, Urabi fu arrestato ed esiliato, ma la sua impresa sollevò un sentimento di nazionalismo e liberismo per cui è considerato il primo vero nazionalista egiziano. La Gran Bretagna decise di stabilizzare la sua presenza in Egitto inviando un console generale al Cairo; l'Egitto era formalmente ancora parte dell’impero ottomano, ma retto da un vicerè indipendente da Istanbul e sottoposto al controllo politico e militare europeo. Il console che governò l'Egitto dal 1907 fu Evelyn Baring, poi lord Cromer, cui successero Eldon Gorst e lord Kitchener. Il console dettava legge, solo gli affari religiosi sfuggivano al controllo coloniale. Cromer impostò una politica di liberismo assoluto detassando le grandi proprietà e abolendo ogni tipo di protezionismo. Kitchener cercò di risolvere il problema della piccola proprietà approvando la "legge dei 5 feddan" secondo la quale i contadini più indigenti non avrebbero più potuto essere espropriati per debiti conservando appunto il possesso di 5 feddan di terra. L'amministrazione coloniale britannica rese più efficiente.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/10 Storia dei paesi islamici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lujio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei paesi islamici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Fedele Valentina.
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