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del califfato omayyade, che si estendeva dalla Francia meridionale all’Indo, non fu in

seguito mai più così grande. Con la caduta della dinastia cominciò la disgregazione dei

califfati.

5) Il califfato abbaside di Baghdad

Il rovesciamento del 750, definito “rivoluzione abbaside” portò al potere una dinastia che

avrebbe conservato il califfato per oltre mezzo millennio, fino all’invasione dei mongoli del

1258. Gli Abbasidi erano discendenti di ‘ABVAS, uno zio di Muhammad, e quindi, parenti

stretti del Profeta. I suoi discendenti diretti, gli Alidi, che in un primo momento

appoggiarono il colpo di stato, rimasero ancora una volta a mani vuote: i loro seguaci, i

“partito” (shi’a) passarono definitivamente all’opposizione. L’esercito rivoluzionario che

aveva determinato il crollo del vecchio regime, era composto principalmente da arabi

scontenti: la nuova dinastia era araba e qurayshita come la precedente. “Clienti” persiani

avevano partecipato in misura consistente al rovesciamento del vecchio regime e uomini

delle loro file giocavano un ruolo sempre più importante nell’esercito, nell’amministrazione,

a palazzo e nella vita spirituale. Questo processo fu stimolato con la fondazione di una

nuova capitale: i nuovi regnanti rimasero in Iraq e decisero di fondare, sulla sponda

occidentale del Tigri, la città sede della nuova corte, MADINAT AL-SALAM, (“la città della

pace”), ridenominata in seguito BAGHDAD. Intorno al 758, il secondo califfato abbaside,

AL-MANSUR (754-775), cominciò a costruire, secondo il modello persiano, un impianto a

forma circolare al cui centro sorgevano il palazzo e la moschea mentre alla periferia,

all’interno della cerchia di mura, si trovavano gli uffici (DIWAN) e gli alloggi per i funzionari

e i dignitari; l’esercito era sistemato fuori città. Lungo le quattro strade che ne uscivano

nacquero presto dei mercati, che crebbero fino a diventare sobborghi, tanto che intorno al

complesso del palazzo si sviluppò rapidamente una vera e propria città; oltretutto,

avevano edificato tutta una serie di castelli che utilizzavano come residenza, al posto della

Città rotonda. La metropoli stimava il milione di abitanti e all’epoca, era la città più grande

del mondo e quella più densamente popolata. Quando salivano al trono, i califfi

assumevano anche un altro appellativo, come al-Mansur (il vittorioso), al-Rashid (il ben

guidato), Un tratto distintivo della sovranità abbaside è la nascita della carica di VIZIR

(wazir, aiutante) che, come una sorta di primo ministro, controllava e coordinava i grandi

uffici (diwan), e dirigeva la politica interna ed esterna. Con la rivoluzione abbaside il

califfato cominciò a perdere vigore. Cominciò ad avvertirsi la contrapposizione fra gli

interessi regionali e quelli del governo centrale. Le enormi distanza rendevano difficile la

comunicazione e quindi il controllo amministrativo diretto nelle zone periferiche. Baghdad

non era più in grado di mantenere eserciti che potessero tenere insieme quel regno

gigantesco. La regionalizzazione del dominio avvenne secondo due modelli: il primo fu la

creazione di stati indipendenti da Baghdad. Gli arabi che combattevano nella penisola

iberica non riconobbero la nuova dinastia. Nel 756 accolsero un principe omayyade in fuga

che si affermò come governatore (amir) di AL-ANDALUS – vale a dire la penisola iberica in

mano all’Islam – e poté trasmettere la sovranità ai propri discendenti. Nell’odierno

Marocco un altro fuggiasco di nome IDRIS, riuscì a conquistare alla propria causa la tribù

berbera degli Auraba, che si era impadronita della città romana di Volubilis, e a salire al

potere con il suo aiuto. Il secondo modello fu attuato a Kairouan dall’800 in avanti. Nel 761

la città-accampamento, situata nell’odierna Tunisia, era stata occupata da un esercito

abbaside e assoggettata a Baghdad: nell’anno 800 il califfo HARUN AL RASHID vi insediò

in veste di governatore e comandante militare, un ufficiale di quelle truppe, IBN AL-

AGHLAB. Questi fu il fondatore di una dinastia di governatori di fatto indipendenti, gli

Aghlabidi (800-909), che con il consenso del califfo, governarono il Maghreb centrale e la

Sicilia, in mano araba dall’827 all’878. Altre dinastie di governatori formalmente sottoposte

a Baghdad si imposero in seguito in Egitto, nell’Iran orientale e in Asia centrale, ma le

conquiste subirono una battuta d’arresto.

6) “Al-‘Arabiyya”: l’arabo standard e la sua letteratura

Le conquiste islamiche non avevano soltanto ampliato enormemente l’orizzonte degli

arabi, ma avevano anche fornito loro nuove tecniche. La produzione della carte prese

rapidamente piede nell’Iran orientale e, nel 794, fu esportata a Baghdad, da dove iniziò la

sua marcia trionfale verso ovest. La letteratura araba di epoca abbaside prese avvio

soprattutto da scritti di carattere religioso: ebbe così inizio un’attività di raccolta, fino ad

allora sconosciuta in quelle dimensioni, di notizie che fino a quel momento erano state

tramandate oralmente. La nascita di scuole sunnite del diritto, a tutt’oggi esistenti,

costituirono la premessa per la fioritura di quella vasta letteratura giuridica islamica che

con i suoi trattati e commentari riempie oggi intere biblioteche. Poco più tardi ebbe inizio

l’attività di raccolta dei tradizionalisti che riunirono notizie per lo più brevi e di carattere

aneddotico, dapprima tramandate oralmente, sulle massime e le sentenze del profeta

Muhammad: dall’anno 700 circa in avanti queste acquistarono un’importanza sempre

maggiore nella discussione giuridica, teologia e politica. Al rafforzamento della

consapevolezza di una comune identità dei musulmani, ha contribuito anche un nascente

interesse verso gli esordi e la storia dell’islamismo. L’esempio più alto di storiografia

abbaside degli esordi è costituito dalla CRONACA DEI RE E DEI PROFETI di Tabari, una

storia del mondo dalla creazione ai giorni del compilatore, un iraniano che, dopo aver

viaggiato in Siria e in Egitto, la redasse avvalendosi di antiche collezioni rinvenute a

Baghdad. Si tratta di un’opera mastodontica, composta da tredici volumi, su cui si

poggiano gran parte delle nostre conoscenze della storia del primo Islam. La poesia di

corte raggiunse il suo massimo splendore nelle opere del persiano ABU NUWAS, sebbene

i suoi versi, che ruotano intorno al vino, alle donne e al canto, non abbiano affatto

incontrato il consenso dei religiosi. Il risultato della ricca vita letteraria è la lingua araba

standard, l’ARABIYYA, poiché la grammatica araba è un’altra figlia dell’Iraq degli Abbasidi;

nata dalla necessità religiosa di interpretare in modo possibilmente univoco passa oscuri

del Corano, la grammatica assunse presto carattere scientifico. Grazie all’influsso

reciproco di lingua parlata, letteratura e grammatica nacque così in Iraq, fra l’VIII e il X

secolo, l’Arabiyya classica, la lingua standard che ancora oggi unisce tutti coloro che si

sentono arabi.

7)L’assimilazione dell’eredità antica

Con l’Arabiyya si sviluppò un mezzo di comunicazione utilizzato dalla frontiera della Cina

alle marche della Francia. L’arabo prendeva il posto del greco e l’Islam quello

dell’ellenismo. Anche se gli arabi non riuscirono a conquistare né l’Asia Minore, né

Costantinopoli e la Grecia, caddero sotto il loro dominio tre delle più grandi città

ellenistiche: Seleucia sul Tigri, Antiochia e Alessandria. L’interesse degli arabi verso la

produzione scritta in lingua greca era selettivo. Venivano tradotte solo opere in prosa,

prevalentemente di contenuto scientifico e filosofico. La poesia – l’epica, il dramma, la

lirica – era del tutto assente. Per i guardiani delle tradizioni religiose dell’Islam, gli ‘ULAMA,

la filosofia greca era invece sempre sospettata di eresia. Al contrario, le scienze naturali

venivano fatte proprie e sviluppate senza alcuna remora: le “scienze antiche” venivano

accorpate alle scienze religiose, vale a dire, più propriamente, alle scienze islamiche,

come fosse la cosa più ovvia del mondo. L’antico patrimonio di opere scritte in versione

araba si fece strada in direzione dell’Europa occidentale innanzitutto attraverso la penisola

iberica dove la creazione della Marca spagnola in Catalogna, portò i franchi a stretto

contatto con i “saraceni”, come gli arabi venivano chiamati dai cristiani – dal nome greco di

una tribù araba del Sinai, i SARAKENOI.

8) I numeri arabi e lo zero

Gerberto d’Aurillac, il futuro papa Silvestro II, fu uno dei primi occidentali a far conoscenza

con i numeri arabi e ad imparare quindi il calcolo secondo il metodo degli arabi. Si

componeva soltanto di segni per le cifre da 1 a 9 e dello 0: è lo stesso che viene utilizzato

in tutto il nome di “cifre arabiche”. La particolarità di questo sistema consiste nell’impiego

dei decimali e nell’uso dello zero, che in arabo si chiama SIFR (vuoto).

9) Arabizzazione e islamizzazione

IL califfato costituiva la cornice di due processi che, anche se strettamente connessi, sono

differenti. L’arabizzazione linguistica e l’islamizzazione religiosa procedevano di pari passo

ma si compivano piò o meno rapidamente e con maggiore o minore successo: nessuno

dei due processi si è mai concluso. L’aravo divenne la lingua di tutta la letteratura religiosa

e giuridica. Fu introdotto come unica lingua amministrativa e sotto i califfi abbasidi di

Baghdad si affermò come idioma scientifico. Nella Mezzaluna Fertile l’arabo soppiantò

l’aramaico. L’Iran, al contrario, è rimasto inaccessibile all’arabizzazione: questo idioma

semitico estraneo al medio persiano di origine indogermanica non riuscì ad affermarsi fra

la popolazione. A partire dal X secolo il persiano si affermò come lingua nazionale della

letteratura. Ancorato alla sua lingua nazionale e alle sue tradizioni, l’Iran rimase fuori dal

mondo arabo. In Egitto l’uso dell’arabo restò a lungo limitato, mentre nelle campagne si

parlava l’antico idioma della Terra dei faraoni nella sua forma più recente, il copto. Ma

poiché anche in Egitto l’arabo era stato introdotto come lingua amministrativa al posto del

greco ed era l’unica ammessa negli uffici, si impose rapidamente anche come lingua

parlata, soprattutto tra i ceti colti. Oggi l‘Egitto è un paese arabo. Con la Libia ed il

Maghreb calchiamo il suolo dell’Occidente latino dell’impero romano. Qui il latino era la

lingua della chiesa cattolica e degli abitanti delle città; ma coloni e nomadi, parlavano

quegli idiomi raggruppati nelle definizioni di «barbari». Anche qui il punto di partenza per

l’arabizzazione furono gli accampamenti militari e le guarnigioni cittadine minori. Sebbene

la consistenza degli effettivi venisse costantemente integrata e aumentata con l’invio di

truppe di rinforzo, tuttavia la popolazione rimaneva berbera e berberofona. Una prima

immigrazione di dimensioni ragguardevoli di interi clan e tribù beduine avvenne solo dal

1050 in poi, quando il governo del Cairo trasportò sull’altra sponda del Nilo, disperdendole

nel Maghreb degli infedeli. Un incessante flusso migratorio di beduini arabi iniziò così a

riversarsi nel Maghreb, poiché i diversi clan e tribù si tiravano dietro i parenti dal Sinai e

dalla penisola arabica. Anche durante la dominazione islamica la penisola iberica rimase

inizialmente in maggioranza di lingua latina. Solo una parte degli immigrati era araba; nel

corso dei secoli i berberi furono senz’altro in numero molto maggiore. L’influenza

linguistica sullo spagnolo è evidente ancora oggi nelle tante parole mutuate dall’arabo. Di

durata molto inferiore fu l’appartenenza della Sicilia al mondo arabo dall’827 all’878.

Numeroso località conservano ancora oggi il loro antico nome arabo: è il caso di Marsala e

di Caltabellotta. Perfino l’Etna, chiamato Mongibello dai siciliani, ha mantenuto l’appellativo

arabo AL-JEBEL (la montagna). L’arabizzazione linguistica va distinta dall’islamizzazione

religiosa; in Iran e in Iraq la “chiesa di stato” zoroastriana dei Sasanidi finì con la caduta

dell’impero persiano. La causa è da ricercarsi nel passaggio all’Islam dell’aristocrazia

cavalleresca persiana, i dhegani. I “maghi” (magus), come gli arabi chiamavano gli

zoroastriani, in quanto monoteisti poterono avvalersi dello status di DHIMMI ed essere

considerati, come i cristiani e gli ebrei, “proprietari di libri”. Ma tutto ciò non ha comunque

impedito la scomparsa pressoché totale dello zoroastrismo. Si affermò invece la chiesa

nestoriana, riconosciuta dal regno persiano. In quanto ex provincie romane d’Oriente, la

Siria, la Palestina, il Libano e la Transgiordania, considerate dagli arabi come un’unica

entità (AL-SHAM), erano paesi cristiani con minoranze ebree e samaritane, conservando

fino ad oggi sia la dottrina monofisita siriana (giacobina) sia quella greco-ortodossa

(melchita). A differenza di quanto avvenuto in Egitto e nel Medio Oriente, il cristianesimo è

scomparso dal Maghreb insieme al latino. La minore resistenza offerta dalla chiesa

cattolica romana dipende forse anche dal processo di ridimensionamento subito dalle città

romane dalla tarda antichità in avanti. Al-Andalus rappresenta un caso particolare in

quanto la riconquista cristiana, la reconquista, prese il via subito dopo l’invasione islamica,

spingendo a poco a poco gli arabi verso il sud della penisola e riducendo quindi i territori

su cui questi regnavano finché, nel XII secolo, si ritrovarono confinati all’odierna Andalusia.

La dottrina islamica era quella dominante. Nel regno di Aragona, l’aristocrazia ebbe per

lungo tempo un occhio di riguardo per i sudditi musulmani, ben sapendo a quali

conseguenze economiche sarebbero andate incontro cacciandoli o eliminandoli. In

Castiglia, la chiesa cattolica e gli ordini cavallereschi, attuarono una politica di totale

ricristianizzazione con battesimi obbligatori o espulsioni: ciò porterà ai decreti del 1609-

1614, con i quali il re Filippo III caccerà dalla penisola tutti i moriscos.

10) I Mamelucchi

Una delle invenzioni più significative del mondo islamico sotto il profilo militare, sociale e

politico si ebbe nel IX secolo a Baghdad: la nascita della casta militare dei Mamelucchi.

MAMLUK è il principio passato del verbo “possedere”: il Mamelucco è quindi colui che

appartiene a un altro, uno schiavo. Successivamente, questa parola indico una nuova

tipologia di soldato. Il califfo AL-MU’TASIM, figlio di HARUN AL-RASHID, fu il primo a

comprare dei giovani schiavi provenienti dall’Asia centrale per addestrarli all’uso delle armi

ed impiegarli come soldati nella sua guardia personale. Questi giovani, allontanati dalle

loro famiglie, non avevano vincoli tribali come i guerrieri arabi. Tuttavia a Baghdad, la

nuova tribù risultò essere d’intralcio e fastidiosa per i cittadini e quindi il califfo, nell’836,

decise di fondare per sé e per i suoi soldati, una nuova residenza, SAMARRA, situata sul

Tigri, a circa 120 km da Baghdad. Col tempo, gli schiavi venivano lasciati liberi e potevano

quindi avanzare nella carriera militare fino al rango di ufficiale o di generale, oppure essere

utilizzati negli uffici di corte o come governatori delle province. Il califfo aveva provveduto

affinché venissero date in mogli schiave turche; in questo modo le truppe aumentavano

costantemente. Ma ben presto si ebbe il rovesciamento della medaglia: i liberti della prima

generazione iniziarono a insediare e a disporre i califfi a proprio piacimento. Il califfato

abbaside rischiò di precipitare nell’anarchia. Ma il mamelucco non dominò soltanto la

scena militare: calcò anche quella politica, non solo a Samarra e a Baghdad, ma anche in

Siria e in Egitto. In diversi paesi, come in Afghanistan e in India, salirono al potere quelli

che un tempo erano stati schiavi ed i loro discendenti, creando così sultanati mamelucchi.

Il più importante fu quello egiziano. CAPITOLO TERZO

IL MONDO ARABO DAL X AL XV SECOLO

Nell’anno 909, a Kairouan, in Tunisia, si affermò per la prima volta, in maniera duratura, un

controcaliffato, antagonista e sfidante del califfato abbaside di Baghdad. Salì al potere la

famiglia dei Fatimidi che fa risalire le proprie origini a Fatima, figlia di Muhammad, e al

califfo ‘ALI. Nel 910 ABDALLAH AL-MAHDI si fece proclamare califfo, registrando enormi

successi e che offrì anche un’alternativa religiosa al sunnismo imperante. Nel 929 anche

l’emiro omayyade ‘ABD AL-RAHMAN III, assunse il titolo di califfo. C’erano quindi tre

successori che si contendevano l’eredità del Profeta.

1. L’Iraq

La Mesopotamia, per gli arabi, si componeva di due territori: l’AL-‘IRAQ, “basso piano”,

vero e proprio, a sud est, e AL-JAZIRA, l’”isola”, a nord-ovest. In Iraq si trovano i due

accampamenti militari di Bassora e Kufa, fondata dagli arabi, e Baghdad, sede dei califfi.

Baghdad, che contava oltre un milione di abitanti, rimase a lungo, fulcro del mondo

islamico. Tuttavia, dopo i disordini di SAMARRA e la nascita dei califfati occidentali, i califfi

persero sempre più peso politico. Il destino dei califfati di Baghdad fu in realtà quello di

ritrovarsi continuamente sotto la tutela di protettori militari che ne usurpavano il potere

politico e che ne esercitavano il potere effettivo. I giochi si facevano principalmente in

Iran: spesso l’Iraq era poco più di una provincia occidentale iraniana. I primi protettori

furono i BUYIDI, il ramo di una famiglia di condottieri iraniani che nell’Iran occidentale

fondarono una serie di regni e nel 934 salirono al potere anche a Baghdad. Ai Buyidi

succedettero i SELGIUCHIDI, dinastia turca che aveva invaso l’Iran. Nel 1038 il capotribù

si fece proclamare sultano dell’Iran orientale: il termine SULTAN, in origine “potere

sovrano”, diventa così titolo. Con i Selgiuchidi i turchi, o turkmeni, fecero per la prima volta

la loro comparsa nel mondo islamico non più come schiavi militari importati ma bensì

come appartenenti a strutture tribali di notevoli dimensioni. Sotto di loro, Baghdad perse il

suo significato politico, ma rimase un centro culturale di grande attrattiva e fascino,

soprattutto da quando il visir selgiuchide di origine iranica NIZAM AL-MULK vi fondò

un’università giuridico-teologica secondo il modello iranico. A tutto ciò pose fino

l’invasione dei mongoli. HULAGU, nipote di GENGIS KHAN, nel 1235 ricevette l’incarico di

sottomettere il califfato, e quando egli non obbedì di unirsi al suo esercito, i mongoli, dopo

aver travolto l’Iran, invasero l’Iraq. Ebbe così fine il califfato, la successione del profeta

Muhammad. L’Iraq entrò a far parte del regno mongolo.

2. La Siria/Palestina

Per gli arabi i territori della Siria, del Libano, della Giordania, di Israele e della Palestina

costituivano un’unica entità, da essi denominata BILAD AL’SHAM, cioè “terra di sinistra” o

“terra del nord”, in contrapposizione allo Yemen, la “terra di destra”. Ma politicamente

questo territorio, non ha mai formato un’entità a sé stante. Quando, nel IX secolo, ebbe

inizio la regionalizzazione del potere, gli emiri che regnavano in Egitto legarono a sé il

settore meridionale, cioè Palestina, Transgiordania e Siria meridionale, compresa

Damasco, mentre il nord della Siria con Aleppo, costituì un proprio emirato di origine

beduina. Il tratto distintivo della storia politica di quel periodo fu la pressione esercitata da

tre grandi tribù beduine sul Corno occidentale della Mezzaluna Fertile: dalla

Transgiordania i TAYYI tentavano di sfondare in Palestina attraverso il Giordano; al centro

i KALB DI PALMYRA minacciavano l’oasi di Damasco e a nord i KILAB cercavano di

impossessarsi di Aleppo. Il curdo YUSUF IBN AYYUB, noto come SALAH AL-DIN,

generale dell’esercito, con l’aiuto di truppe siriane prese il potere al Cairo, ponendo fine al

califfato fatimide. Nel 1174, Saladino si proclamò indipendente da Aleppo e, dall’Egitto,

cominciò ad espandere il proprio potere alla Transgiordania, alla Siria e alla Mesopotamia

settentrionale, nonché alla Mecca, a Medina e allo Yemen. Saladino giustificava il suo

intervento contro i musulmani che in quei luoghi detenevano il potere, con l’esigenza di

unire tutti i musulmani nella giusta lotta contro gli infedeli (JIHAD). Nel giro di pochi mesi

conquistò quasi tutta la Palestina; il 2 ottobre si arrese Gerusalemme. Da quel momento in

poi la Siria/Palestina fu unita politicamente all’Egitto.

3. L’Egitto

Dalla conquista arabo-islamica degli anni 641-642, l’Egitto era stato una provincia del

califfato. Per due volte il paese era stato retto da dinastie di governatori ereditari. La

dinastia dei TULUNIDI, fondata dal turco AHMED IBN TULUN (868-884), e dal 935 al 969

l’Egitto fu governato dagli IKHSHIDIDI. Tuttavia l’Egitto divenne indipendente solo nel 969,

quando i notabili di AL-FUSTAT, dopo una serie di cattivi raccolti e di epidemie, decisero di

offrire la reggenza dell’Egitto al califfo sciita-fatimide del Nordafrica. Il califfo, proveniente

dalla Tunisia, fece il suo ingresso in Egitto nel 973. Alla nuova città sede della corte venne

dato il nome di “la vittoriosa di Mu’izz” (AL-QAHIRA AL-MU’IZZIYYA). Il Cairo divenne

presto una delle maggiori metropoli dell’epoca e presto venne in contrasto con Baghdad.

L’eliminazione dei califfi abbasidi di Baghdad era e rimase l’intento dichiarato dei

controcaliffi sciiti del Cairo. Tuttavia, anche sotto la dominazione sciita, la popolazione

musulmana dell’Egitto restò sunnita. I Fatimidi egiziani controllavano la Mecca e Medina e

quindi avevano la protezione del pellegrinaggio, mentre dovettero combattere duramente

per il controllo della Palestina/Siria, che fu mantenuto solo temporaneamente. Ad ovest

l’Egitto dominava sull’odierna Libia e Tunisia e su vaste zone dell’Algeria. Grazie al

controllo sul mar Rosso e sullo Yemen, l’Egitto divenne il fulcro del commercio fra l’oceano

Indiano e il Mediterraneo. Sotto i Fatimidi fecero la loro comparsa l’attività delle città

italiane che praticavano il commercio: Amalfi, Pisa, Venezia e Genova. Nel periodo delle

crociate, il regno fatimide conobbe una profonda crisi interna, perdendo le provincie

siriano-palestinesi e venendo occupato a più riprese dagli eserciti del re di Gerusalemme;

però la caduta della dinastia fatimide e la restaurazione dell’ortodossia sunnita per opera

di Saladino nel 1171, nonché l’unificazione del Cairo, di Damasco e di Aleppo, costituirono

la premessa di una nuova e consistente affermazione dell’Egitto. Gli AYYUBIDI, dal nome

del padre di Saladino, AYYUB=Giobbe, erano un gruppo di potere di tipo dinastico: tutti i

principi della famiglia, erano provvisti di province e governavano dallo Yemen alla

Mesopotamia settentrionale; centri del potere restavano il Cairo e Damasco. Il sultano AL-

SALIH, pronipote di Saladino, rafforzò le truppe mamelucche del Cairo acquistando una

grande quantità di schiavi da guerra, creando il Reggimento del Bahri (fiume). Queste

truppe, colsero al volo l’opportunità offerta loro dalla crociata del re Luigi IX il Santo di

Francia contro il Cairo nel 1249, per detronizzare la dinastia. Uno degli ufficiali

mamelucchi, il turco Aibak, si fece proclamare sultano, aprendo la strada al dominio dei

Mamelucchi sull’Egitto, la Palestina/Siria e le città sante, che sarebbe durato fino al 1517.

Quelle dei mamelucchi del Cairo fu una delle più singolari forme di stato del mondo arabo.

Solo la prima generazione di mamelucchi poteva salire di grado nella gerarchia militare

fino al rango si sultano. I figli venivano costretti a intraprendere professioni civili.

Nonostante l’origine non araba di questa classe dirigente, l’Egitto rimase un paese arabo

nel quale i musulmani costituirono per la prima volta la maggioranza della popolazione.

Anche dopo la conquista ottomana dell’Egitto, l’aristocrazia militare mamelucca rimase il

centro dominante del paese.

4. Il Maghreb e al-Andalus

Con la dinastia ismailita-sciita il Maghreb entrò in aperto contrasto con il califfato sunnita

degli abbasidi di Baghdad. Il declino degli ZIRIDI, viceré designati dai Fatimidi, del Cairo,

nel 1044 ed il loro ritorno all’Islam sunnita con il riconoscimento del califfo della lontana

Baghdad portò alla migrazione verso ovest delle tribù beduine arabe, con cui ebbe inizio

l’arabizzazione della Tunisia meridionale e delle steppe dell’Algeria centrale. Il Marocco,

definito l’ “occidente estremo” dagli arabi, è stato retto fino ai giorni nostri da sei dinastie

musulmane, succedutesi l’una all’altra e che dovevano il loro potere alle tribù berbere

autoctone, benché anche queste fossero spesso costituite da arabi immigrati dall’Oriente.

La regione fu unificata per opera di un capo spirituale, ‘ABD ALLAH IBN YASIN, che nel

sud del Marocco aveva fondato un ribat, simile ad un monastero, dove si radunavano i

guerrieri di un popolo del Sahara Occidentale, i SANHAJA velati di azzurro, i quali

riuscirono in breve a conquistare tutto il Marocco e la costa fino nei pressi di Algeri. Nel

1062, il loro principe, YUSUF IBN TASHFIN fondò Marrakech. Nel 1086, a capo del suo

esercito almoravide, Yusuf ibn Tashfin attraversò lo stretto di Gibilterra per intervenire in al-

Andalus, e riuscirono ad unirla sotto di loro. Gli almoravidi erano sunniti di stretta

osservanza. Contro il loro Islam delle leggi, e probabilmente anche contro i loro costumi

inusuali per gli arabi, quale quello di velare gli uomini e non le donne, si indirizzò il

movimento riformistico di un nuovo capo spirituale berbero, Ibn Tumart, che riuscì a

conquistare alla sua causa i contadini delle montagne appartenenti al popolo dei

Masmuda, autodefinitisi “coloro che professano l’unicità di Dio”, in spagnolo

ALMOHADES. Alla sua morte, uno dei suoi allievi, ABD AL MU’MIN si auto proclamò

califfo, e per la prima volta, un sovrano non arabo assunse il titolo sacro. Gli almohadi

sottomisero anche la parte islamica di al-Andalus e successivamente sconfissero re

Alfonso VIII di Castiglia ad Alarcos: fu l’ultima vittoria significativa dei musulmani sugli

spagnoli cristiani. Anche tutto il Maghreb fino a Tunisi e a Tripoli finì in mano agli Almohadi.

Gli Almohadi rinunciarono di propria iniziativa alla loro dottrina religiosa eterodossa; nel

1230 il califfo AL-MA’MUN la abiurò personalmente presso la cancelleria di Marrakesch,

annunciando il ritorno al sunnismo. Fino alla fine del XV secolo furono 3 stati musulmani a

determinare le sorti del Maghreb e dell’Andalusia. Da Tunisi la dinastia degli HAFSIDI,

fondata dall’amohade ABU HAFS, allievo di IBN TUMART, regnò dal 1228 al 1574

sull’intera IFRIQIYA (Tunisia e Algeria Orientale). In Marocco e in Algeria occidentale,

invece, il potere finì nelle mani dei MERINIDI, un clan di nomadi berberi penetrati nel 1216

dal Sahara in Marocco, che conquistarono Marrakech nel 1269. I Merenidi non

intervennero più in al-Andalus, dove rimase islamico solo il principato dei Nasridi di

Granada. Nel 1492 il castello dei Nasridi passò nelle manidei re cattolici Isabella di

Castiglia e Ferdinando d’Aragona. CAPITOLO QUARTO

IL MONDO ARABO DAL XVI AL XIX SECOLO

È ampiamente diffusa l’opinione secondo la quale all’inizio dell’era moderna ci sarebbe da

rilevare una brusca interruzione nell’evoluzione del mondo arabo e di quello islamico nel

suo complesso, descritta con termini quali «stagnazione» o «declino»: i musulmani

avrebbero «mancato» determinati processi di sviluppo che hanno contrassegnato la storia

europea -la Riforma, l’Illuminismo, la Rivoluzione francese e la Rivoluzione industriale- e

sarebbero quindi «rimasti indietro» rispetto all’Occidente, trovandosi così completamente

alla mercé dell’intervento coloniale degli europei e colti alla sprovvista dall’avvento

dell’epoca moderna. Come possibili o presunte cause di «declino e stagnazione» vengono

addotti svariati fattori, quali la fossilizzazione delle dottrine religiose dell’Islam sunnita nel

tardo Medioevo, la scoperta dell’America e delle rotte vero l’India da parte degli europei e

il conseguente spostamento delle direttrici mondiali del commercio. La ricerca storica ha

mostrato che va rivista perlomeno la tesi del declino economico generale. Nel XVI secolo

l’impero ottomano è uno stato centralizzato in forte espansione, rigidamente organizzato,

che ha abbattuto innumerevoli frontiere, creando un’area economica ed aprendo vie

commerciali di cui era pienamente in grado di garantire la sicurezza. Lo spostamento del

commercio di transito delle spezie sulla rotta intorno al Capo di Buona Speranza,

controllata dagli europei, fu compensato dal commercio di caffè attraverso il mar Rosso

che regalò, soprattutto all’Egitto, un vero e proprio boom economico. D’altra parte non si

può negare che l’epoca dei viaggi di esplorazione dette il via ad un periodo di predominio

europeo senza precedenti. A poco a poco quasi tutto il mondo islamico finì sotto il controllo

politico, militare ed economico delle potenze europee. Le crociate possono senz’altro

essere considerate il preludio di questa evoluzione; per il loro tramite l’Europa occidentale

ha cercato, per la prima volta, di risolvere i suoi problemi demografici, sociali ed economici

al di fuori dei propri confini e le emergenti repubbliche marinare di Pisa, Venezia e

Genova, con le loro dinamiche élite di commercianti borghesi, furono no a caso motore e

beneficiarie dei «pellegrinaggi armati» in Terra Santa. Con i viaggi di esplorazione ebbe

inizio anche l’espansione verso il Nord Africa e l’Asia delle potenze europee.

1. La Mezzaluna Fertile sotto il dominio ottomano

Dall’inizio del XIV secolo il piccolo principato turco della stirpe di Osman (‘Uthman) nella

regione nordoccidentale dell’Asia Minore era cresciuto fino a diventare un importante stato

territoriale. Nel 1537 gli Ottomani erano entrati nella penisola balcanica prendendo, nel

1453, la bizantina Costantinopoli. Tutto ciò si era svolto al di fuori del mondo arabo, ma

dall’inizio del XVI secolo anch’esso entrò nella sfera d’influenza del nuovo impero. Il

sultano Selīm I mise fine al regno mamelucco, il sultano occupò tutta la Siria e la Palestina

e nel 1517 anche l’Egitto.Sotto Solimano II, detto «il Magnifico» successore di Selīm, nel

territorio ottomano fu assorbito anche l’Iraq; nel 1534-1535 fu occupato l’Azerbaigian con

la capitale Tabrīz e l’Iraq settentrionale con Baghdad, e nel 1546 anche il sud con

Bassora; nel 1552 il dominio ottomano si espanse fino alla costa orientale dell’Arabia. Due

basi navali garantivano la supremazia ottomana anche in mare: Bassora per il Golfo e

Suez per il mar Rosso. Per quattro secoli i paesi arabi della Mezzaluna Fertile sarebbero

rimasti sotto il tallone turco-ottomano: fino al crollo dell’impero, avvenuto con la Prima

guerra mondiale. Il dominio dei turchi aveva senz’altro dei lati positivi: la prosperità

economica trovò espressione urbanistica soprattutto ad Aleppo ma rifiorirono anche

Damasco e innanzitutto Baghdad. Il potere di Istanbul, intatto nel XVI secolo, si affermava

grazie a governatori forti (pascià), funzionari delle imposte e giudici alle guarnigioni di

truppe straniere, in parte reclutate nei Balcani. Ma dall’inizio del XVII secolo le briglie

cominciarono ad allentarsi: le élite autoctone, composte da mercanti e proprietari terrieri

che tradizionalmente controllavano sia a vita economica sia la fera religioso-intellettuale,

cominciarono ad aspirare e ad ottenere una partecipazione alla vita politica. In Iraq il

governatore Hasan Pascià con l’ausilio del suo esercito privato composto da Mamelucchi

georgiani e circassi riuscì di fatto a rendersi indipendente. A questo fece poi seguito,

tollerato e riconosciuto da Istanbul, un vero e proprio potentato mamelucco a Baghdad e a

Bassora, che sarebbe durato fino al1831. In Siria, dal 1725 al 1807, la famiglia locale degli

al-‘Azm ebbe un ruolo simile, esprimendo governatori radicati nel territorio e riconosciuti

dal potere centrale. Anche l’allentamento del controllo da parte del potere centrale

ottomano a favore di principi autoctoni locali e regionali non comportò automaticamente il

declino economico. L’impero si trovò a fronteggiare una profonda crisi e tuttavia le

province semiautonome del mondo arabo riuscirono ad affermarsi pienamente sotto il

profilo economico. Un fattore d’inquietudine rimaneva, come sempre, quello della

presenza dei beduini i quali premevano incessantemente si territori delle popolazioni

stanziali.

2. La penisola arabica

Con la conquista della Siria, della Palestina e dell’Egitto ad opera degli Ottomani turchi nel

1516-1517, anche l’Hegiaz con La Mecca e Medina si ritrovò sotto la sovranità del sultano

di Costantinopoli. Nel 1538 gli Ottomani cominciarono a sottomettere anche lo Yemen,

anche se non mantennero a lungo il loro dominio, dato che anche le potenze coloniali

europee incrociavano nell’Oceano Indiano e nel mar Rosso. Nel 1635 i turchi lasciarono il

paese. Nel XVIII secolo all’interno della penisola arabica nacque un’entità di potere che si

è mantenuta viva fino ai giorni nostri: il movimento di rinnovamento religioso dei wahabiti

portò alla fondazione della monarchia di AL SA’UD, il quale cercava di ricostruire l’Islam

puro e rigido delle origini. Gli unici principi informatori a cui doveva attenersi un

musulmano erano il Corano e le massime del Profeta. Il furore religioso dei wahabiti si

indirizzava sia contro i sunniti della Mecca e di Medina, sia contro gli sciiti di Najaf in Iraq e

di Karbala. I reliquiari degli imam di queste due città furono devastati nel 1802 da manipoli

di wahabiti.

3. L’Egitto

La conquista dell’Egitto da parte degli Ottomani nel 1517 fece del paese del Nilo una

provincia dell’impero turco. Al Cairo comparvero nuove classi dirigenti, con a capo il

governatore turco con il rango di pascià. Assunse un ruolo di notevole importanza, l’unità

di fanteria dei giannizzeri, costituita da figli di cattolici reclutati nei Balcani. Inizialmente i

legami dell’Egitto con il governo di Costantinopoli furono molto stretti, ma

successivamente si allentarono e alle classi dirigenti locali si presentò la possibilità di

tornare al potere. Nel XVII secolo una frazione mamelucca riuscì a guidare il paese per

trent’anni. I giannizzeri ripresero possesso del paese per un lungo periodo, tenendo testa

anche al governatore, finché, nel XVIII secolo, si riaccesero le rivalità fra le frazioni

mamelucche. Il questo periodo, l’Egitto prosperò economicamente, testimoniata dal

raddoppio della popolazione del Cairo.

4. Il Maghreb

All’inizio dell’era moderna, il Maghreb fu teatro dell’antagonismo fra le potenze navali

cristiane di Spagna e Portogallo, da un lato, e dell’impero ottomano, dall’altro. Quest’ultimo

cercava di estendere il proprio dominio, ponendosi come difensore dei musulmani della

penisola iberica, affacciandosi in Nordafrica. I porti della costa nordafricana divennero

centri di guerra concepita come JIHAD contro i paesi cristiani a nord del Mediterraneo.

Dopo vari attacchi, negli anni 1505-1511 gli spagnoli occuparono i principali porti della

costa maghrebina. In seguito a ciò i sultani ottomani incentivarono i corsari con l’invio di

alcune navi; si distinsero quattro fratelli dell’isola di Lesbo, fra cui il leggendario KHAIR AL-

DIN, detto “il Barbarossa”. Sotto di lui, Algeri nel 1516 divenne uno stato corsaro a tutti gli

effetti. Venne proclamato dal sultano “bey dei bey” (emiro degli emiri), con il rango di

pascià. Nel 1534 occupò Tunisi in nome del sultano ottomano; questo successo determinò

l’intervento delle potenze cristiane. Nel 1581 il re Filippo II si risolse a concludere un

armistizio con la Sublime Porta che pose fine ad una lotta di potere secolare, suggellando

il dominio musulmano sull’Adrica del Nord. Il Marocco fu l’unico paese del Maghreb che

riuscì a sottrarsi sia dalla conquista spagnola che a quella ottomana. Ciò fu merito della

famiglia araba originaria del sud, i SA’D, nell’entroterra di Agadir. Dal 1511 condussero il

jihad contro i portoghesi, conquistando nel 1524 Marrakech. Dopo aver cercato di

espandersi su un vasto territorio, il regno dei SA’D si disgregò. Riuscì nell’opera di

riunificazione del Marocco la dinastia che ancora oggi la governa: gli ALAWITI: dal nome,

discendenti di ‘ALI e di FATIMA, la figlia del profeta Muhammad.

CAPITOLO QUINTO

IL XIX SECOLO

1. Il Mashriq

Nel XIX secolo quasi tutta la regione orientale del mondo arabo – la Mezzaluna Fertile,

l’Egitto e zone della penisola arabica – rimase formalmente parte costitutiva dell’impero

ottomano. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale ci fu il consenso delle grandi

potenze occidentali – Inghilterra, Francia, Austria, Prussia/Germania – a mantenere in vita

l’impero ottomano, in primo luogo per impedire alla Russia di allargarsi verso

Costantinopoli e i Balcani. Le potenze europee aiutarono persino la Sublime Porta (il

governo Ottomano) a consolidare il proprio dominio sui paesi arabi ed in particolar modo a

evitare che nascesse un grande regno egiziano. Il prezzo da pagare fu l’apertura

dell’impero ottomano agli interessi commerciali delle grandi potenze, che comportò una

sempre maggiore dipendenza economica della Sublime Porta verso gli europei, che portò

al trattato commerciale anglo-ottomano del 1838 e culminò con la bancarotta dell’impero

nel 1875 e con l’istituzione di un’amministrazione internazionale del debito pubblico a

Costantinopoli nel 1881.

1.1 Iraq

Fino al XIX secolo avanzato la Mesopotamia era in larga parte dominata dai beduini. Nel

1831 gli Ottomani, con un intervento militare, posero fine ai potentati locali, ripristinando

l’amministrazione diretta dell’Iraq. Uno dei principali governatori e modernizzatori fu Midhat

Pascià, futuro governatore di Damasco e ministro della giustizia, padre della Costituzione

del 1876. Poiché gli sciiti rimanevano per lo più fra loro, gli Ottomani sunniti ne tolleravano

la presenza. Ma quando l’amministrazione ottomana cominciò a rendere stanziali i beduini

dell’Iraq meridionale, i religiosi sciiti trovarono in quelle tribù, terreno fertile per la propria

missione. Nel giro di pochi decenni tutta la regione meridionale dell’Iraq divenne sciita.

Venne a crearsi una stratta simbiosi, spesso rinsaldata anche dai matrimoni, fra i religiosi

delle due città sante e le popolazioni rurali dell’Iraq meridionale, che sopravvive ancora

oggi.

1.2. Siria

La storia della grande Siria inizia nel XIX secolo con la fallita avanzata di Napoleone

dall’Egitto. La Sublime Porta riaffermò il proprio dominio sulle provincie persiane,

riuscendo addirittura a domare i potentati locali a favore del governo centrale. Una

posizione particolare era quella del Libano, da sempre rifugiato delle minoranze religiose.

Nel nord del paese dominavano i maroniti, una comunità cristiana che fin dai tempi delle

crociate intratteneva stretti rapporti con l’Occidente cristiano e con la Francia e che era

unita a Roma. Già nel XIX secolo i tentativi dei maroniti verso sud ebbero più volte come

conseguenza violenti combattimenti fra le due fazioni arabe. Nel 1861, fu istituita la

provincia autonoma di Mont Liban, protetta dalla stessa Francia, che sopravvisse fino alla

caduta dell’impero ottomano e nella quale i cristiani arabi sopravanzavano numericamente

le minoranze musulmane.

1.3. Arabia

L’assalto dei wahabiti alla città irachena di Karbala nel 1802 e la conquista di Medina nel

1804 e della Mecca nel 1806, lese immediatamente gli interessi dell’impero ottomano. Il

pascià d’Egitto, Muhammad Ali, ebbe l’incarico di intervenire contro i wahabiti. Riconquistò

La Mecca e Medina, e nel 1818 rase al suolo Dar’iyya in Arabia centrale, culla dei wahabiti

e della famiglia Sa’ud. Ma il controllo egiziano-ottomano risultò essere ingestibile e dopo

pochi anni, la famiglia Sa’ud rinstaurò il proprio dominio. Nel 1872 anche lo Yemen tornò

sotto il controllo ottomano. Tuttavia gli Ottomani dovettero accettare senza reagire che i

britannici si insediassero tutto intorno alla penisola arabica. Le tribù dell’entroterra furono

legate contrattualmente alla Gran Bretagna.

1.4. Egitto

Durante la prima metà del XIX secolo, l’Egitto fu certamente il più importante fra i paesi

arabi. Per l’Egitto, lo sbarco di Napoleone nel 1798 rappresentò una svolta epocale.

L’esercito francese, strutturato ed armato modernamente, sconfisse i Mamelucchi alle

piramidi; per la prima volta gli egiziani conobbero un’amministrazione efficiente, una

giurisprudenza al passo con i tempi e metodi e strumenti scientifici moderni. Nel 1805 un

colpo di mano portò al potere, con il titolo di pascià, un albanese originario della

Macedonia, Muhammad ‘Ali. Quella della sua reggenza venne annoverata fra le epoche

più feconde della storia egiziana. Rivoluzionò in primo luogo l’agricoltura: migliorati i

metodi di coltivazione, aumentato il terreno fertile coltivabile, fu ampliata la rete idrica. Fu

favorita la produzione volta all’esportazione, e infine, fu creata la monocultura del cotone

che portò a breve cospicui proventi, ma che rese al contempo permeabile alle crisi il

sistema economico. Con un esercito imponente di 150k soldati, sbaragliò i wahabiti in

Arabia; conquistarono il Sudan fra il 1820-1823; dal 1822 al 1827, d’intesa con la Sublime

Porta, intervennero nella guerra d’indipendenza della Grecia. Il fallimento dell’Egitto, va

senz’altro ricondotto in primo luogo all’ingerenza europea e principalmente britannica. A

tiolo di indennizzo per aver visto infranti i suoi progetti espansionistici, Muhammad Ali

ottenne l’assicurazione della successione dei suoi figli e dei suoi nipoti, ai quali la Sublime

Porta confermò il titolo di pascià. Dopo il figlio Sa’id, governò il nipote Isma’il. Sotto Sa’id

fu progettato il canale di Suez, costruito fra il 1859 e il 1869, un’impresa che nell’arco di

due decenni causò il dissesto finanziario e la perdita dell’indipendenza del paese. Con i

successori di Muhammad ‘Ali, l’Egitto fu preda di interessi commerciali e capitalistici

europei.

2. Il Maghreb


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Lujio

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia dei paesi islamici, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Fedele: Gli Arabi, Heinz Halm. Gli argomenti trattati sono i seguenti:
I. L'Arabia preislamica
II. L'Arabia e l'Islam
III. Il mondo arabo dal X al XV secolo
IV. Il mondo arabo dal XVI al XIX secolo
V. Il XIX secolo
VI. Formazione degli stati e indipendenza nel XX secolo
VII. All'inizio del XXI secolo


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lujio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei paesi islamici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Fedele Valentina.

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