Capitolo 3 - La Palestina tra le due guerre
Investigations and retractions: The Passfield White Paper
A seguito dei moti del ‘29, gli inglesi incaricarono una commissione di investigare circa le rivolte e di proporre delle politiche volte a prevenirne la ripetizione. La maggioranza della commissione assolse Hajj Amin al-Husayni di esserne responsabile e presentarono ciò che loro considerarono essere le cause alla base dell’agitazione araba. Il Report Shaw, pubblicato a marzo del 1930, identificava le cause delle rivolte nell’immigrazione sionista e negli affari circa le terre. Il report dichiarava dunque che era stata creata una classe scontenta e senza terra, per questa ragione dichiarò la necessità di limitazioni al trasferimento delle terre a non-arabi, attraverso delle politiche inglesi più forti nella regolamentazione delle terre e sull’immigrazione.
Queste raccomandazioni sfidavano quelle che erano le basi economiche del Mandato ed erano una minaccia alla politica interna del governo inglese, quella di Ramsay MacDonald. La riduzione delle terre da trasferire agli ebrei voleva dire perdere entrate con tasse e la riduzione dell’influsso di capitale ebraico portato dai migranti. Queste entrate e tasse aiutarono il fondo dei servizi sociali e i costi amministrativi, permettendo agli inglesi di mantenere la loro presenza imperiale a basso costo, dove la stessa immigrazione accendeva negli arabi violenza e allarme, che minacciarono la sicurezza della posizione britannica.
Il gabinetto MacDonald apriva un’altra commissione per cercare di capovolgere quanto trovato da Shaw, formata questa dagli autori della politica britannica in Palestina, che era ormai all’opposizione conservatrice e in stretto contatto con la leadership sionista a Londra. MacDonald giunse ad un compromesso creando una commissione investigativa per esaminare i problemi riguardo la terra e l’immigrazione, con a capo Sir John Hope-Simpson. Questo permise MacDonald di rinviare la decisione fino a quando Hope-Simpson non avrebbe finito l’indagine. Intanto l’immigrazione fu temporaneamente sospesa, e i sionisti si prepararono ad affrontare MacDonald.
Intanto gli ufficiali sionisti in Palestina cercavano di persuadere Hope-Simpson che la questione degli arabi senza terra era insignificante; alcuni speravano così il trasferimento unilaterale degli arabi in Transgiordania, visto che lui aveva diretto gli scambi della popolazione greco-turca dopo il Trattato di Losanna nel 1923. Hope-Simpson divenne comprensivo con il caso arabo e attaccò i sionisti di politiche laboriste esclusive e di contribuire alla disoccupazione araba.
Quanto detto fu incorporato nel Libro Bianco di Passfield ad ottobre del 1930, il documento diceva inoltre che gli ebrei avrebbero dovuto fare concessioni nei riguardi delle idee indipendenti e separatistiche che si erano sviluppate in alcuni quartieri rispetto alla casa nazionale degli ebrei. Chiedeva inoltre agli arabi di riconoscere la situazione, ossia di accettare che gli ebrei vivessero in Palestina. Il Libro Bianco sembrò minacciare il governo MacDonald, Weizmann rassegnò le dimissioni dalla WZO e dall'Agenzia Ebraica. Subito i conservatori attaccarono il Libro Bianco e ne volevano il ripudio. Gli USA furono pressati dagli ebrei per dare delle sanzioni alla GB, MacDonald discusse con Weizmann e mandò una lettera in cui affermava di ripudiare il documento. La capitolazione del governo britannico assicurava l’espansione della comunità ebraica, il tutto incentivato dagli eventi degli anni '30.
European crises and their repercussions: Yishuv expansion and arab rebellion
Adolf Hitler fu nominato cancelliere il 30 gennaio del 1933 e presto furono approvate delle leggi per proibire agli ebrei la partecipazione in molte attività professionali e commerciali. Quelle di Norimberga del ‘35 restringevano la cittadinanza ai soli ariani e bandivano i matrimoni o qualsiasi relazione tra tedeschi ed ebrei, ciò innescò l’immigrazione degli ebrei tedeschi, anche se molti di loro non andarono in Palestina. I nazisti volevano liberarsi degli ebrei a tal punto di concedere l’organizzazione sionista di organizzare dei training camp in Germania per formare i futuri migranti, a capo di ciò vi era Eichmann, dopo accusato dei crimini per l’Olocausto.
L’immigrazione degli ebrei tedeschi coincise con quella degli ebrei dell’Europa dell’Est, specialmente dalla Polonia, questo rafforzò ulteriormente la posizione degli ebrei, non solo per la crescente popolazione ma anche per gli ulteriori influssi di capitali che arrivavano in Palestina. La richiesta di un concilio legislativo fu presa in considerazione non prima del '33, quando era ormai chiaro che l’opposizione sionista era rimasta, specialmente quella degli Yishuv in Palestina. I leader arabi erano favorevoli all’idea, al-Nashashibi apertamente, mentre al-Husayni in privato. In cambio gli arabi speravano che i Brit. avrebbero dichiarato la Jewish National Home compiuta e che avrebbe fermato l’immigrazione.
Il nuovo alto commissario, Sir Arthur Wauchope, presentò una proposta nel dicembre del ‘35; i suoi delegati un ricollocamento degli arabi palestinesi altrove, specialmente in Transgiordania. I leader inglesi invitarono quelli arabi a Londra per discuterne, ma prima che lasciarono la Palestina, la questione fu ripresa sia nella Casa dei Comuni che in quella dei Lord su iniziativa dei parlamentari brit. favorevoli alla causa sionista, lasciando poi il governo brit. senza nulla da presentare agli arabi. Il rifiuto inglese dell’idea del concilio confermava agli arabi lo scopo dell’influenza sionista sul governo brit.
The Arab Revolt: Its Roots and Impact on Palestine
Inizialmente attiva per risolvere la questione degli arabi senza terra, nel 1933 il gov. brit. fece marcia indietro. La leadership araba non riuscì a rispondere a ciò che era stato trovato con l’indagine in quanto Lewis French, capo della Landness Arab Inquiry, aveva rivelato che diverse famiglie arabe erano coinvolte nella vendita di terreni agli ebrei. Questa scoperta intensificò l’antagonismo tra Hajj Amin al-Husayni e la fazione più moderata con a capo gli al-Nashashibis e Musa Kazin al-Husayni, capo dell’Arab Executive fino alla sua scomparsa nel 1934. Hajj Amin aveva raggiunto un grande prestigio nel ‘29 e l’aveva usato per avere una grande influenza; i suoi seguaci pubblicarono le notizie delle terre vendute agli ebrei e castigarono l’Arab Executive per non aver reagito alla situazione. Allo stesso tempo Hajj Amin riteneva che mantenere dei buoni rapporti con gli inglesi avrebbero preservato il suo status di mufti e lo avrebbero tenuto nella posizione di poter trattare con gli inglesi per provare a fermare i sionisti in Palestina.
Zionism and the Arab Economy
La situazione economica degli anni ‘30 costrinse numerosi arabi, soprattutto proprietari di piccoli terreni, a venderne porzioni per riuscire a sopravvivere. Ciò ha ovviamente contribuito all’espansione della Arab landless class. Nonostante questo la Palestina aveva vissuto una sorta di boom economico durante gli anni ‘30, ma era stato dovuto solo per i capitali ebrei di cui usufruirono quasi esclusivamente loro. L’accesso degli arabi ad alcuni lavori non era consentito a causa delle leggi britanniche; nel settore dei lavori pubblici gli ebrei avevano fatto un accordo con gli inglesi per cui assunzione di arabi e ebrei sarebbe stata 50 e 50 in base alla popolazione: questo voleva dire 70% arabi, 30% ebrei. La giustificazione fu che gli ebrei provvedevano al 50% dell’entrate in Palestina.
La maggior parte della popolazione araba musulmana in Palestina viveva nei terreni e la loro condizione economica deteriorava giorno dopo giorno dalla fine della 1GM. Inoltre la situazione mandataria non faceva che peggiorare le cose. L’articolo 18 del Mandato stabiliva che la Palestina non avrebbe dovuto creare tariffe discriminatorie contro i membri della Società delle Nazioni, ma sarebbe stato un mercato aperto in cui i paesi con surplus avrebbero potuto scaricare sia beni agricoli che industriali. Ovviamente questo era a svantaggio dell’economia araba in Palestina. Da quel periodo, specialmente dal 1931, le vendite delle terre aumentò per tutti gli anni ‘30 e questo spiega come mai i contadini formarono la base del supporto alla Rivoluzione Araba del ‘36.
Arab Factions Emerge
Per la crescita di una più aperta resistenza araba fu anche l’emergere di una giovane generazione di arabi, educati durante il mandato, capace di provare un più aperto disprezzo per l’autorità britannica. Molti avevano legami con Hajj Amin al-Husayni e supportavano la sua presa di posizione contro le politiche sioniste. Alcuni erano influenzati dalla gioventù organizzata in Germania e in Italia, come i membri di Betar. Incoraggiarono la formazione di truppe di Boy Scout e di rami dell’associazione dei Giovani Uomini Musulmani così da creare un gruppo pronto ad affrontare l’immigrazione sionista o l’autorità britannica. Il congresso della Gioventù Araba si riunì per la prima volta a gennaio del 1932, aspirava ad unità pan-araba e risalì ai temi della Grande Siria durante il governo di Faysal in Damasco dal 1918 al 1920. Gli Istiqlalist, principalmente dal nord della Palestina, Nablus, condividevano un’avversione per gli interessi di parte che emergevano nelle famiglie palestinesi al potere all’inizio degli anni ‘30.
Raghib al-Nashashibi aveva creato il Partito di Difesa Nazionale nel dicembre 1934 per rappresentare la sua opposizione al blocco al-Husayni, che dalla sua creò il partito Arabo Palestinese nel marzo 1935. A giugno, Husayni al-Khalidi, erede di un’altra famiglia palestinese e vincitore su Raghib al-Nashashibi nelle elezioni a sindaco di Gerusalemme nel 1934, formò il partito Riformista. Intanto sia al-Khalidi che al-Nashashibi si opposero a Hajj Amin al-Husayni; erano tra loro rivali e al-Nashashibi cercò di rovinare tutte le opportunità di al-Khalidi. Entrambi convenirono che la loro preferivano una opposizione politica che una opposizione militante contro le politiche britanniche, mentre Hajj Amin considerava Istiqlal una sfida alla sua autorità, sembra aver simpatizzato per la sua resistenza armata contro il sionismo.
Al-Qassam and the Outbreak of Violence
Durante i primi anni ‘30 si formarono diverse società segrete, una era guidata da Abd al-Qadir al-Husayni, figlio di Musa Kazim, che preferiva la moderazione di al-Nashashibi. La sua organizzazione si chiamava Holy Wa e cominciò comprando armi in preparazione di una resistenza nazionale. Infine vi era un gruppo formato dallo sceicco musulmano, Izz al-Din al-Qassam, e due membri fondatori di Istqlal. Al-Qassam pretendeva una stretta aderenza ai principi musulmani e trovava il suo pubblico nella popolazione via via sempre più impoverita a causa dei flussi di immigrazione. Lui e due suoi seguaci furono uccisi a novembre del 1935 dopo aver ucciso un poliziotto ebreo. Questa morte arrivava poco dopo che era stata scoperta, nel porto di Haifa, un’operazione di contrabbando di armi ebree. Ciò fece ulteriormente preoccupare gli arabi e gli sviluppi portarono ad organizzare uno sciopero e a domandare un migliore controllo dell’autorità mandatarie sul contrabbando ebreo. Nonostante fosse preoccupato, l’alto commissario Wauchope pensò che la concessione di un concilio legislativo avrebbe soddisfatto gli arabi, anche perché sapeva che Hajj Amin al-Husayni avrebbe accettato la proposta.
Le aspettative degli arabi palestinesi erano cresciute visti gli eventi in Egitto e Siria dove le rivolte del 1935 avevano portato a nuovi accordi tra inglesi/francesi con i nazionalisti egiziani e siriani nel 1936. Con lo scoppio degli attacchi degli arabi agli ebrei nell’aprile 1936, le fazioni in lotta si unirono per mostrare unità per formare l’Alta Commissione Araba. Questa pensò ad uno sciopero da parte di tutti i lavoratori arabi e dei funzionari del governo, il boicottaggio di beni e vendite agli ebrei e di attaccare sia loro che le forze britanniche. Questa prima fase della rivolta durò da aprile a novembre del 36 ma non ebbe successo, infatti i lavoratori arabi potevano essere rimpiazzati da quelli ebrei e la chiusura del porto di Jaffa portò disagi principalmente ai Palestinesi, visto che i sionisti riuscirono ad ottenere il porto di Tel Aviv.
Anzi la situazione non fece altro che incoraggiare la resistenza sionista. Le lotte andarono a finire lontano dalle città e a novembre, i leader dell’Alta Commissione Araba volevano far cessare lo sciopero, sia per il suo fallimento, sia grazie alla mediazione con i ministri degli altri stati arabi, che cercavano di far cessare in modo pacifico la cosa. L’ufficio Coloniale approvò così solo 1800 permessi di ingresso agli ebrei nel periodo da Ottobre a Marzo del 1937.
The Peel Commission and Partition
La Commissione Peel, arrivata in Palestina, ricevette testimonianze sia dagli arabi che dagli ebrei circa le cause dell’agitazione. I sionisti richiedevano illimitata possibilità di immigrazione e il possesso della terra come un diritto, mentre Hajj Amin voleva che la Palestina fosse dichiarato uno stato Arabo in cui non ci sarebbe stato spazio per gli ebrei immigrati dalla 1GM; un grande cambio di idee rispetto a quanto detto nel 1935. Ciò che la commissione determinò è che il mandato non era più attuabile. Le sue condizioni non erano sostenibili, specialmente vista l’ostilità sempre crescente tra arabi ed ebrei. Secondo il mandato le obiezioni arabe, alle immigrazioni e al possedimento della terra da parte degli ebrei, erano immotivate; ma da quando l’essere uno stato ebraico era determinato solo con l’uso della violenza, imponendola ad una popolazione ostile, era anche questo contrario al mandato, che doveva garantire sia gli interessi arabi che quelli ebrei.
Secondo il Report Peel la situazione poteva cambiare solo dividendo la Palestina in due stati indipendenti separati, uno arabo e uno ebreo. La GB avrebbe mantenuto il potere mandatorio nelle zone dei luoghi sacri. La commissione propose agli ebrei il 20% della Palestina, la Galilea e Jezreel Plain (Esdraelon) a sud di Nazareth e la parte costiera dal Libano fino a Jaffa, che sarebbe invece rimasta araba. Agli arabi sarebbe stato garantito tutto il resto, quindi Palestina centrale, poco al di sotto di Nazareth e il Negev. La Palestina araba sarebbe stata unita alla Transgiordania, sotto il potere dell’Emiro Abdullah.
Gli arabi si opposero subito, infatti agli ebrei sarebbe stata garantita la parte più fertile della Palestina e oltre 250mila arabi avrebbero dovuto evacuare la Galilea. Gli ebrei palestinesi avrebbero ottenuto il loro stato indipendente, mentre gli arabi sarebbero stati sotto il controllo Hashemita. I governi arabi si unirono all’Alta Commissione Araba condannando la proposta, e un congresso arabo si riunì a Bludan in Siria, a settembre 1937, per creare una resistenza agli ebrei del mondo e al loro sforzo di creare uno stato in Palestina.
La risposta sionista alla partizione fu confusa, ma cautamente favorevole. Ben Gurion e Weizmann si unirono nell’accettare una ripartizione ma chiedendo confini più grandi (quelli stabiliti potevano essere solo una partenza per essere allargati successivamente) e i diritti di un’immigrazione illimitata. Alla fine il Congresso autorizzò i leader sionisti a negoziare per avere più territori.
The second stage of the revolt
Da settembre 1937 a gennaio 1939, la rivolta assunse tratti ancora più violenti. Gli ufficiali britannici infatti divennero l’obiettivo, come il commissario Andrews ucciso a Nazareth a settembre del ‘36. Le violenze continuarono anche quando l’Alta Commissione Araba fu sciolta e Hajj Amin scappò in Libano e poi in Iraq. Gli al-Nashashibis inizialmente favorevoli alla partizione indietreggiarono vedendo gli assalti degli oppositori. Scoprirono inoltre che l’emiro Abdullah la sosteneva perché la riteneva come un’opportunità per prendere la Palestina araba. La rivolta era ora nelle mani dei comandanti in campo. Gli attacchi furono svariati, bande armate controllavano le vie di comunicazioni nelle maggiori città. Gli ebrei risposero presto e l’Hagana e le forze brit. cooperarono in svariate e tremende operazioni come quelle che prevedevano di far saltare in aria le case delle famiglie sospettate di guerilla. Nel 1939 la resistenza araba cedette.
The legacy of the revolt
La rivolta lasciò un’impronta sia agli arabi palestinesi che agli ufficiali britannici. Molti dei partecipanti appartenevano al partito Istiqlal, altri erano seguaci dello Shaykh Izz al-Din al-Qassan, altri ancora erano guidati da Abd al-Qadir al-Husayni. Gli arabi palestinesi erano senza un leader proprio quando gli ebrei avevano Ben Gurion e sembrano più in forza che mai. Per gli inglesi la rivolta doveva essere fermata per mantenere la loro posizione in Palestina, ma anche per consolidare quella posizione attraverso l’appello al supporto arabo. Intanto una nuova guerra in Europa sembrava imminente. I nazisti e i fascisti incoraggiavano gli arabi ad attaccare con rivolte gli inglesi mettendo a rischio Egitto e Canale di Suez. Questo avrebbe voluto dire dover impiegare molte truppe in Medioriente.
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