Estratto del documento

Capitolo 5: Prima guerra mondiale - Lo scontro tra internazionalismo e nazionalismo

La sindrome della "guerra in vista"

Dopo il 1890, con l'uscita di scena di Bismarck, entrò in crisi il suo disegno di equilibrio europeo fondato sull'isolamento diplomatico della Francia e sul ruolo egemone della Germania. L'imperatore Guglielmo II intraprese una politica estera imperialistica e aggressiva: dotò la Germania di una grande flotta navale, che suscitò subito tensioni con la Gran Bretagna per il controllo dei mari, e sostenne il progetto di una "grande Germania" che avrebbe dovuto riunire tutte le popolazioni europee di lingua tedesca. A questo, si aggiunse l'accresciuta competizione commerciale che finì per creare nuove forme di rivalità. Si diffuse un nuovo atteggiamento verso la guerra, percepita come mezzo per risolvere le rivalità nazionali. In questo quadro, si inserì anche la crisi degli imperi multietnici, in particolare quello ottomano e quello austro-ungarico.

Nel 1908, quest'ultimo, si annesse definitivamente la Bosnia-Erzegovina, accrescendo le tensioni già presenti nella penisola balcanica. Le difficoltà economiche e le lacerazioni interne all'impero ottomano venivano sfruttate dalle potenze europee per ottenere vantaggi territoriali: sempre nel 1908, la Bulgaria annesse la Rumelia e proclamò la completa indipendenza, mentre Creta, ribellatasi al governo turco, si unì alla Grecia. Nel 1911, l'Italia mosse guerra alla Sublime Porta (Impero Ottomano) per annettersi Tripolitania e Cirenaica e nel 1912, Bulgaria, Grecia, Montenegro e Serbia, uniti nella Lega Balcanica, attaccarono gli Ottomani e li sconfissero in pochi mesi. A conclusione di questa Prima Guerra Balcanica, sancita dalla Pace di Londra del 1913, vide l'impero Ottomano perdere la Macedonia. Tuttavia, la spartizione dei territori, non diede soddisfazione alla Bulgaria che attaccò immediatamente in Grecia e Serbia, al cui fianco si schierarono Romania e Turchia. La Seconda Guerra Balcanica si concluse con la sconfitta della Bulgaria ed il Trattato di Bucarest del 1913, che modificò gli equilibri della penisola: la Macedonia venne spartita tra Serbia e Grecia; la Bulgaria dovette restituire all'impero Ottomano una parte della Tracia e alla Romania una striscia di territorio sul Mar Nero. Fu inoltre creato il Principato di Albania.

Al termine delle due guerre balcaniche, i territori europei dell'Impero Ottomano si riducevano a una parte della Tracia, ai Dardanelli e alla città di Istanbul. La conclusione delle guerre balcaniche definì un quadro geopolitico instabile e sfavorevole soprattutto a Vienna e Berlino: l'impero turco, loro tradizionale alleato, era stato quasi estromesso dall'Europa e anche la Bulgaria aveva perso molti territori. Inoltre, tra il 1891 ed il 1894 si era consolidata l'alleanza franco-russa, per far fronte comune contro la Germania. La Gran Bretagna, inoltre, dinanzi alla sfida del riarmo navale tedesco, nel 1902 si alleò con il Giappone e nel 1904, stabilì con la Francia la cosiddetta Entente Cordiale (accordo sulle controversie coloniali dei due Paesi); Nel 1907, poi, la Gran Bretagna e Russia arrivarono ad accordarsi sulle rispettive aree di influenza in Asia. L'Europa si trovò di fatto divisa in due blocchi contrapposti: da una parte, gli Imperi centrali e l'Italia legati dalla Triplice Alleanza; dall'altra, la Triplice Intesa fra Gran Bretagna, Francia e Russia.

La situazione generale precipitò dopo che, il 28 giugno 1914, il nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip uccise a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'impero asburgico. Dopo che l'Austria, il 23 luglio 1914, inviò alla Serbia un durissimo ultimatum, la Serbia rispose con la mobilitazione dell'esercito. Il 28 luglio, l'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia e immediatamente scattò il sistema di alleanze: la Russia intervenne in difesa della Serbia e, due giorni dopo, la Germania dichiarò guerra alla Russia; il 3 agosto dichiarò guerra anche alla Francia, che preparò le sue truppe in difesa della Russia. Quando le truppe tedesche invasero Lussemburgo e Belgio, neutrale, per aggirare lo schieramento francese, anche la Gran Bretagna, garante dell'indipendenza del Belgio, dichiarò guerra alla Germania.

Il 23 agosto del 1914, scese in campo anche il Giappone a fianco dell'Intesa e alla fine dello stesso anno, la Turchia entrò in guerra a fianco degli imperi centrali seguita, l'anno successivo, dalla Bulgaria. Nel 1916, Portogallo e Romania si schierarono con l'Intesa; nel 1917, oltre alla Grecia, si schierarono con l'Intesa anche gli Stati Uniti. L'Italia, legata alla Triplice Alleanza da un patto difensivo e non consultata da Vienna al momento dell'ultimatum alla Serbia, dichiarò inizialmente la propria neutralità. Tuttavia, il fronte interventista che dal settembre 1914 al maggio 1915 si scontrò ripetutamente nelle piazze italiane, oltre che il sovrano Vittorio Emanuele III erano a favore dell'intervento italiano a fianco dell'Intesa. Grazie a queste propensioni interventiste del re e all'interpretazione dello Statuto Albertino, che attribuiva al sovrano le decisioni in materia politica internazionale, nell'aprile 1915, il ministro degli esteri Sonnino firmò, all'insaputa del Parlamento e con il solo avallo del re e di Salandra, il patto di Londra con Francia, Gran Bretagna e Russia: l'Italia si impegnava ad entrare in guerra a fianco dell'Intesa e, in caso di vittoria, avrebbe ottenuto il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia, la penisola istriana ad eccezione della città di Fiume, una parte della Dalmazia e Valona in Albania. Il 20 maggio la camera, con la sola opposizione dei socialisti, approvò i crediti di guerra e il 23 maggio l'Italia dichiarò guerra all'Austria.

Internazionalismo vs nazionalismo

Lo scoppio della guerra mondiale accese gli entusiasmi dei nazionalisti e suscitò una grande mobilitazione patriottica: quasi tutti gli ambienti militari ipotizzavano una guerra rapida, condotta secondo gli schemi dei conflitti europei di metà Ottocento.

  • 1889: Seconda Internazionale: i rappresentanti dei partiti di ispirazione marxista si riunirono a Parigi per definire gli obbiettivi del movimento operaio (ad esclusione di anarchici). Orientamenti riguardo al rapporto tra appartenenza nazionale e ideologia internazionalista:
  • Radicali: sostenevano la superiorità dei legami sovranazionali e delle appartenenze di classe.
  • Bolscevisti russi: associavano la difesa del principio di autodeterminazione nazionale alla rivendicazione dell'identità classista delle forze operaie di tutto il mondo.
  • Non disgiungere il profilo e l'azione dei gruppi socialisti dalle tradizioni civili e culturali alla base di ciascuna comunità nazionale. Si trattava di creare un sistema libero e pacifico d'integrazione fra gli Stati, fondato sul rispetto reciproco.

Con la guerra l'Internazionale entra in crisi: i partiti si schierarono al fianco dei propri governi. Il partito socialista italiano: esponente di spicco Benito Mussolini (direttore del quotidiano “Avanti!”) promulgando prima una neutralità nel conflitto e poi egli passò ad un interventismo aperto. Espulso dal partito fondò il giornale "Il Popolo d’Italia”. I socialisti italiani assunsero una posizione di compromesso: né aderire, né sabotare.

1915: Conferenza di Zimmerwald, in Svizzera: parteciparono i partiti socialisti dei paesi neutrali. Venne approvato un documento in cui si chiedeva una pace senza indennità né annessioni. Le proposte di Lenin di passare da una guerra imperialista ad una di classe non furono accettate. 1916: Conferenza di Kienthal: qui le tesi di Lenin guadagnarono un più largo consenso. Spaccatura all'interno della socialdemocrazia tedesca: l'ala estremista dà vita alla Lega di Spartaco (posizioni rivoluzionarie e antimilitaristiche).

La prima guerra totale

Dopo l'invasione di Belgio e Lussemburgo nell'agosto 1914, le truppe tedesche dilagarono rapidamente in Francia e si spinsero fino quasi a Parigi. Tuttavia, i francesi riuscirono a fermare l'avanzata tedesca lungo il fiume Marna. Fallito il progetto tedesco di condurre una guerra-lampo sul fronte occidentale, gli eserciti francese e tedesco iniziarono a scavare trincee che correvano lungo una linea compresa tra il mare del Nord ed il confine svizzero e lì si attestarono. Il conflitto sul fronte occidentale si trasformò da guerra di movimento a guerra di posizione: era un tipo di guerra completamente nuovo a cui nessun esercito era preparato. Armi come la cavalleria diventarono inutili, di fronte agli sbarramenti di filo spinato, mitragliatrici e artiglieria.

Sul fronte orientale invece, la guerra era più fluida: l'esercito russo, dopo aver tentato invano di invadere la Germania, fu sconfitto tra l'agosto e del settembre 1914 e, nell'estate dell'anno successivo, dovette abbandonare buona parte della Polonia e della Serbia. Anche l'intervento della Romania a fianco dell'Intesa nell'agosto 1916, si risolse in un completo fallimento e il paese venne rapidamente invaso e conquistato dagli imperi centrali. Il fronte aperto dalla Gran Bretagna nel Mare del Nord si rivelò invece gravoso per gli imperi centrali e soprattutto per la Germania che, a causa del blocco navale e dei rifornimenti, conobbe una vera e propria carestia. I tedeschi impiegarono una nuova arma, il sommergibile, con l'intento di isolare la Gran Bretagna, affondandone le navi. Tuttavia, la guerra sottomarina che usava la distruzione di navi appartenenti a paesi neutrali (nel maggio 1915 un sommergibile tedesco affondò un transatlantico inglese che ospitava anche passeggeri americani). Le proteste degli Stati Uniti causarono un abbandono temporaneo della guerra sottomarina, poiché i tedeschi temevano un intervento in guerra degli USA.

Sul fronte italiano, il conflitto assunse il carattere di un'estenuante guerra di logoramento in trincea che venne combattuta lungo il corso del fiume Isonzo e sulle alture del Carso. Nel 1915, le truppe italiane guidate dal generale Luigi Cadorna non ottennero alcun successo nelle sanguinose offensive lanciate contro gli austriaci. Anzi, nel giugno 1916 furono le truppe austriache a sferrare un massiccio attacco contro le linee italiane, la Strafexpedition.

Un analogo stallo caratterizzava il fronte occidentale: le truppe tedesche fino al giugno 1916, attaccarono la zona di Verdun nell'intento di logorare il più possibile la resistenza francese ma la battaglia si esaurì senza riportare alcun successo di rilievo, provocando oltre 60.000 caduti.

I primi due anni di guerra mostrano chiaramente che si trattava di un conflitto completamente diverso da tutti i precedenti: dal punto di vista militare, i progressi scientifici e tecnologici avevano permesso l'utilizzo di nuove armi come mitragliatrici, lanciafiamme, bombe a mano e gas chimici asfissianti e l'utilizzo di nuovi mezzi come l'aeroplano ed il carro armato. Inoltre, si intensificò l'utilizzo degli autocarri per il trasporto di uomini e rifornimenti e le comunicazioni, anche via radio, permisero collegamenti rapidi ed un maggior coordinamento tra i diversi punti del fronte.

Il massiccio impiego di risorse umane e produttive necessarie ad una logorante guerra di posizione, coinvolse estratti molto ampi della popolazione. Di fronte agli immensi sacrifici richiesti alle popolazioni e alle truppe, nessuna pace di compromesso sembrava possibile. L'obiettivo della vittoria a qualunque costo divenne fondamentale e la vittoria sarebbe toccata a chi fosse riuscito a farsi logorare di meno dal nemico.

Si verificò in tutti i paesi un'estensione degli apparati statali e delle loro competenze: i governi assunsero spesso poteri più ampi di quelli tradizionalmente attribuiti loro. L'economia, soprattutto in Germania, fu piegata alle esigenze militari e subì una rigida pianificazione statale. Il carattere totale della mobilitazione bellica diede per la prima volta ruolo centrale alla propaganda politica: i governi dovevano cercare di tenere alto il morale delle truppe e della popolazione, facendo leva sull'orgoglio patriottico.

Tuttavia, nel corso del 1917, si diffuse un profondo malessere sia nelle truppe sia tra i civili: si intensificarono le manifestazioni di insofferenza nei confronti della guerra, con scioperi, sommosse e ammutinamenti nei reparti combattenti. Le diserzioni di massa e le insubordinazioni degli eserciti furono represse dai tribunali militari con pene molto severe e fucilazioni.

Nello stesso anno si verificarono due avvenimenti decisivi per le sorti del conflitto:

  • La rivoluzione bolscevica di ottobre in Russia portò all'uscita del paese dalla guerra, sancita dal Trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918;
  • All'inizio di aprile, l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Il presidente Wilson, dopo aver difeso la neutralità del suo Paese, decise di intervenire militarmente. La ripresa della guerra sottomarina da parte dei tedeschi, la necessità di tutelare i capitali finanziari prestati alle potenze dell'Intesa e l'aspirazione ad un nuovo ordine internazionale improntato ai valori della democrazia e dell'autodeterminazione dei popoli furono le principali ragioni che indussero il presidente a partecipare alla guerra.

Nel 1917, dal punto di vista militare, gli equilibri preesistenti non furono alterati in modo significativo, ad eccezione della tragica disfatta delle truppe italiane a Caporetto. L'esercito italiano, al cui comando fu posto il generale Armando Diaz, oppose comunque una strenua resistenza lungo il corso del Piave e sul Monte Grappa, impedendo l'esercito nemico di avanzare fino alla Pianura Padana. Ad agosto, cominciarono ad arrivare in Europa i rinforzi americani e, da quel momento, la ritirata dell'esercito tedesco fu lenta ma costante. Le truppe italiane, con la battaglia di Vittorio Veneto, riuscirono a sfondare le difese austriache, costringendo l'Austria-Ungheria all'armistizio che fu firmato il 4 novembre 1918. In Germania, lo scoppio di numerose rivolte indusse Guglielmo II a lasciare il paese. Anche l'impero ottomano, dopo aver subito ripetute sconfitte da parte degli inglesi, si arrese a fine ottobre.

La guerra si concluse ufficialmente l'11 novembre 1918, quando a Rethondes, in Francia, il governo provvisorio tedesco firmò il duro armistizio imposto dai vincitori: la Germania doveva consegnare l'armamento pesante e la flotta, ritirare le proprie truppe, annullare i trattati con Russia e Romania e restituire tutti i prigionieri di guerra. La guerra provocò tra gli 8 e i 9 milioni di morti ed un numero altissimo di mutilati ed invalidi, oltre che un trauma fisico e psicologico causato ai soldati nelle trincee e dalle drammatiche esperienze vissute durante l'estenuante guerra di posizione.

Russia: le due rivoluzioni

Quando il 30 luglio 1914 lo zar Nicola II firmò l'ordine di mobilitazione dell'esercito, la Russia fu attraversata da un sentimento di orgoglio patriottico per la difesa dell'impero contro il nemico tedesco: la maggior parte delle forze politiche presenti nella Duma votò i crediti di guerra, richiamando la necessità di dimenticare i conflitti interni per la causa nazionale. Fuori da questa ondata, rimasero solo le diverse formazioni socialiste, che non costituivano però un fronte compatto. Il governo si ritrovò ben presto a fare i conti con l'inadeguatezza del Paese a reggere un conflitto che stava diventando lungo e logorante. I primi segnali della rottura si ebbero all'inizio del 1917, quando lo zar, di fronte agli scioperi e disordini che dilagavano nel paese, decise di fare intervenire l'esercito: le truppe si rifiutarono però di impiegare le armi contro i manifestanti e si ammutinarono. A Pietrogrado, il 27 febbraio, i soldati si unirono agli operai in sciopero contro il regime, e, a questo punto, apparve chiaro come le manifestazioni contro il governo si stessero trasformando in una vera e propria rivoluzione.

Alcuni deputati della Duma diedero vita ad un comitato dal quale sarebbe scaturito il governo provvisorio, guidato dal principe Georgij L'vov. Nel frattempo gli insorti che avevano assunto il controllo della capitale, diedero vita a dei soviet egemonizzati politicamente da menscevichi e socialisti rivoluzionari. Lo zar Nicola decise di abdicare, lasciando il trono al fratello, che vi rinunciò. Il 3 marzo 1917 ebbe così fine il potere della dinastia dei Romanov e, con esso, la direzione imperiale della Russia. Si proclamò nel governo del paese un dualismo di potere: quello del governo provvisorio, favorevole ad instaurare una democrazia parlamentare e a proseguire la guerra, e quello rappresentato dei soviet, che divennero presto la sola autorità riconosciuta dalle masse. Tra aprile e maggio si verificò la prima grave crisi che mise in evidenza l'ambiguità di una gestione ed Wale del potere: da una parte, i ministri degli esteri e della guerra erano decisi a proseguire la guerra, in osservanza degli impegni nei confronti degli alleati, ma la maggioranza dei soviet premeva affinché la continuazione della guerra fosse accompagnata dall'appello ai "proletari della coalizione austro-tedesca" per l'insurrezione contro i rispettivi governi. Il governo tedesco, sapendo che la presenza dei bolscevichi poteva far prevalere all'interno dei soviet la linea propensa alla pace immediata, favorì il rientro in Russia del loro leader Lenin.

Lenin pensava che i soviet dovessero chiudere ogni rapporto con il governo provvisorio e diventare gli unici depositari del potere politico, far uscire la Russia dalla guerra ed avviare una rivoluzione per instaurare la dittatura del proletariato.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 119
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 1 Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 119.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporranea, prof Botta, libro consigliato Storia contemporanea dal XIX al XXI sec, Cammarano, Guazzaloca, Piretti Pag. 41
1 su 119
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mir.romano85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Botta Sergio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community