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Il secolo breve secondo Hobsbawm

Hobsbawm ha definito il 900 “il secolo breve”, iniziato nel 1914 con la prima Guerra Mondiale e concluso nel 1989/91 con il collasso dell’Unione Sovietica (crollo del muro di Berlino). È un secolo dentro il quale si sono mossi tanti fenomeni fondamentali che hanno cambiato il destino del mondo, eventi così cruciali che non hanno eguali nei secoli precedenti.

Una seconda teoria ritiene che il secolo breve non finisca nell’89, ma che comprenda anche l’attacco alle torri gemelle dell’11 Settembre 2001, poiché anche questo evento provoca un altro cambiamento radicale (prima comunismo/capitalismo, adesso radicalismo islamico).

La prima guerra mondiale (1914-1918)

Alla base vi sono motivazioni economiche, politiche, strategiche e a volte ideologiche. Questa guerra nasce come il tentativo di vari Stati di imporre la propria supremazia dal punto di vista sia politico sia territoriale.

Elementi che riguardano la durata della guerra

  • Servono sempre più persone per andare a combattere e questo porta a un cambiamento della figura del soldato, vengono coinvolte persone che non hanno nessuna preparazione militare e persone che non rientrano neanche dal punto di vista anagrafico, poiché si tratta di tantissimi adolescenti.
  • Cambiano le situazioni economiche, servono sempre più capitali per produrre tutto quello che serviva in guerra: le armi, i trasporti, gli equipaggiamenti, i macchinari ecc.
  • La guerra produce inevitabilmente povertà: impoverimento dei mezzi di sussistenza, meno risorse per la salute, per l’alimentazione.

Cause della guerra

Scontro fra imperialismi

Il colonialismo è la volontà di un paese economicamente forte di andare ad occupare un paese più arretrato (non ha le capacità di sfruttare il proprio territorio per fini economici), ma ricco di risorse (Africa, Asia, ecc.). Di conseguenza la colonizzazione è una vera e propria spartizione dei paesi che hanno risorse a disposizione. Dal punto di vista storico va dal 600/700 al primo decennio del 900. Dal 900 cambia la prospettiva perché non si ha solo lo sfruttamento economico, ma si vuole imporre in questi Paesi il proprio modello ideologico – politico, e questo è l’imperialismo (civilizzazione). Ogni paese misurerà la propria forza sulla capacità di imporre il proprio modello e la Germania è il primo Paese che si propone come modello da imitare, come Stato forte.

Conflitto tra Stati – Nazioni

Questo termine vuol dire creare le basi di uno Stato che abbia una grande visibilità sul piano nazionale. Ogni Stato cerca il proprio potere e la propria identità fuori dai confini. Uno Stato – Nazione cerca la visibilità creando la rivalità. In questa rivalità tra gli Stati – Nazioni, la Germania ha un ruolo determinante perché trasforma l’idea dello Stato forte in un’idea di egemonia. Non solo si crea nemici dal punto di vista economico, ma vuole essere lo Stato più forte di tutti e vuole sostenere il suo modello come modello indiscutibile.

Sviluppo industriale

Lo sviluppo industriale determina la capacità e la modernità industriale dei vari Paesi. Lo Stato – Nazione è ancora più forte quando è in grado di mettere in campo la sua forza industriale a favore della guerra. La capacità economica e tecnologica riguarderà la fabbricazione delle armi, la costruzione delle imbarcazioni e tutto ciò che è necessario per affrontare i vari fronti.

Mobilitazione dell’economia a fini bellici

La guerra costituisce sempre un affare, sia in termini di profitti, sia in termini di ricerca di una propria posizione dentro la società. Coloro che più guadagnano sono gli industriali perché producono tutto ciò che è necessario per la guerra e anche perché, per fare questo, ricevono delle convenzioni statali. Coloro che utilizzano la guerra per farsi conoscere:

  • Nazionalisti: si accreditano come i paladini dello Stato forte.
  • Giovani: ritengono che la loro partecipazione contribuisca a rafforzare il patriottismo del paese, quindi diventano il sinonimo di difensori della patria.

Guerra come soluzione

Si ha l’idea che il conflitto possa risolvere problemi interni. Per alcuni Stati vincere la guerra significava riprendersi e unificare i territori che erano stati estraniati (esempio la Francia riguardo Alsazia e Lorena – l’Italia riguardo Trento e Trieste). Per sollecitare questa guerra “salutare” si fa leva sull’idea del patriottismo.

Non c’è diplomazia

La posta in gioco è troppo alta per poter accedere a compromessi. Vi è solo una corsa alla superiorità di uno Stato su un altro. L’unica soluzione è la guerra.

Alleanze

Triplice alleanza: Germania – Austria Ungheria – Italia – Impero Ottomano

Triplice intesa: Gran Bretagna – Russia – Francia

Caratteristiche della prima guerra mondiale

Durata

La guerra non fu veloce perché non c’era nessun Paese, nessun esercito e nessuna strategia militare più potente di tutte le altre. Sicuramente la Germania fu il paese che mise in campo la forza fisica e strategica migliore e maggiore, ma questo non ha permesso di avere una forza di supremazia assoluta. Un altro elemento che riguarda la durata della guerra furono le alleanze. I paesi che non erano entrati in guerra subito e quelli che si erano alleati con la Germania, in nome del pericolo tedesco, fanno delle alleanze che mirano a contenere questa forza espansionistica tedesca. E il fatto che queste alleanze cambiano e si allargano durante gli anni ha influito molto nella durata della guerra. Inoltre si era capito che questa guerra non poteva concludersi con la totale sconfitta dell’avversario. Un ultimo elemento che spiega la durata del conflitto è l’ingresso in guerra degli Stati Uniti poiché segnerà una svolta decisiva a partire dal suo ingresso stesso. La sua entrata posticipata fa sì che questo conflitto abbia un allungamento nella durata, ma una volta che entra in azione la diminuisce.

Esperienza della trincea

Le trincee sono delle strategie di guerra che consistono in degli scavi abbastanza profondi con dei rialzi antistanti dove all’interno vi erano i soldati che dovevano difendere il territorio dagli attacchi nemici, gli ufficiali che decretavano quando uscire per attaccare. I soldati che erano all’interno non avevano alcun tipo di preparazione. Ciò che li spingeva a combattere era il patriottismo, un sentimento che accomunava tutti. All’inizio vi era una forma di entusiasmo, un senso molto forte di partecipazione. Un elemento che permetteva la trasmissione dei loro sentimenti era la lettera. Però la maggior parte dei soldati era analfabeta e questo fece nascere dei legami tra loro e chi invece sapeva scrivere (abbattimento delle gerarchie sociali). Ma i contenuti delle lettere venivano controllati prima di essere spedite. Inizia così la cosiddetta “censura di guerra” dove appunto veniva deciso cosa far filtrare all’esterno. Passando gli anni l’entusiasmo dei soldati inizierà a svanire e si trasformerà in un’opposizione alla guerra. Si vuole comunicare a tutti le atrocità della guerra e le loro condizioni. E le lettere che riescono a sfuggire dai controlli ci fanno comprendere questo cambiamento nei confronti della guerra. Un'altra forma presente nelle trincee sono le canzoni e vi sono quelle che esprimono il senso di partecipazione, quelle utilizzate come momento di incitazione, ma anche quelle che esprimono la lontananza da casa, dagli affetti più cari (momento di distrazione).

Ampiezza del massacro

70 milioni di uomini mobilitati, 13 milioni di vittime tra soldati e popolazione civile.

La guerra scoppia nell’estate del 1914, mentre l’Italia entra in guerra il 24 Maggio del 1915 (guerra moderna, guerra di massa). L’Italia quindi passa un anno in cui rimane neutrale poiché quando scoppia la prima guerra mondiale faceva parte della Triplice Alleanza, dove all’interno vi era l’Austria, da quel momento suo alleato, ma era anche un nemico storico, che aveva nel proprio impero una parte della popolazione italiana, Trento e Trieste (irredentismo: fenomeno politico che chiedeva la liberazione delle terre italiane che si trovavano ancora sotto il controllo austriaco). E così preferisce rimanere neutrale poiché non ha contese territoriali né con la Francia né con l’Inghilterra e attende che il tempo passasse per poi passare alla Triplice Intesa.

Durante l’anno in cui l’Italia è neutrale, nelle piazze si creano due schieramenti: gli interventisti che chiedono al governo di entrare in guerra e i neutralisti che chiedono invece di rimanere neutrale.

Interventisti e neutralisti

Interventisti Neutralisti
Intellettuali, tra cui i futuristi: chiedono l’entrata in guerra che faccia dell’Italia una grande nazione e vedono la guerra come momento di rigenerazione nazionale dalla politica giolittiana. Socialisti: vedono la guerra come guerra tra borghesi che tuttavia mandano a morire i proletari, i poveri. E vi sono due fasi: prima dell’entrata in guerra loro rimangono contrari all’intervento, dopo l’entrata in guerra non mantengono la contrarietà di fondo, ma scelgono di non fare propaganda a favore della guerra.
Irredentisti e democratici: ritengono la guerra necessaria per completare l’unificazione nazionale (Salvemini, Battisti). Cattolici: il papa Benedetto XV rimane neutralista per tutta la durata della guerra. Lui vede nella guerra uno scontro fra cattolici: da una parte l’Austria e l’Italia. E vede l’allontanamento dell’Europa dalla Chiesa come l’origine della prima guerra mondiale. Tuttavia le masse cattoliche, protestanti e anche gli ebrei sono nettamente a favore della guerra e soprattutto i cattolici vedono nella guerra un momento di riconciliazione con lo stato italiano.
Liberali conservatori e nazionalisti: vogliono l’entrata in guerra perché l’Italia diventi una potenza europea. Vedono nella guerra l’occasione di controllare il mar Adriatico e affermarsi insieme all’Inghilterra come potenza del mar Mediterraneo. Liberali giolittiani: vedevano l’Italia impreparata a uno scontro epocale come la prima guerra mondiale e ritengono che l’Austria, temendo l’Italia, possa cedere parte dei territori per non farla entrare in guerra (Trieste probabilmente no perché era il porto di riferimento dell’impero austro ungarico). E l’Austria teme l’Italia perché è già costretta a combattere sul fronte russo (grande quanto tutti gli altri fronti) e se l’Italia entrasse in guerra l’Austria sarebbe costretta a combattere su due fronti.
Sindacalisti rivoluzionari: vedono la guerra come l’occasione di trasformare una guerra tra nazioni in una guerra civile europea, cioè in una grande guerra tra proletariato e borghesia. Si entra in guerra quindi per combattere gli imperi centrali, per combattere l’autoritarismo dell’impero tedesco e creare una rivoluzione.

La piazza era a maggioranza interventista (avevano un fortissimo propagandista, D’Annunzio e importante fu anche Mussolini con “il popolo d’Italia), ma la popolazione e il parlamento erano a maggioranza neutralista. Nonostante questo, l’Italia entra in guerra perché Salandra (capo del governo) e Sonnino (ministro degli Esteri) si recano a Londra e allacciano rapporti segreti con le forze dell’Intesa siglando il cosiddetto “Patto di Londra” il 26 Aprile 1915 che assicura all’Italia in caso di vittoria alcune regioni: Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia, l’Istria, la Dalmazia e alcune colonie. Quello che viene richiesto nel patto non è semplicemente l’unificazione dell’Italia, ma è qualcosa di più: la Dalmazia che è una zona a maggioranza slava e l’Alto Adige che è zona a maggioranza tedesca, quindi l’interventismo dell’Italia avviene sull’idea di conquista di territori anche non italiani. Questo Patto di Londra viene sottoposto al parlamento che è chiaramente contrario ed è in questo momento che è decisiva la figura del re. Vittorio Emanuele III minaccia il parlamento dicendo che se non veniva firmato, lui abdicava. Così viene deliberata l’entrata in guerra dell’Italia inizialmente solo contro l’Austria (con la Germania solo un anno dopo sollecitata dagli altri paesi dell’Intesa). Le forze austro-ungariche si dispongono sulle posizioni difensive più favorevoli: lungo il fiume Isonzo e sulle alture del Carso.

Giugno 1916: Strafexpedition in cui gli austriaci sfondano il fronte italiano e conquistano una parte del Trentino. Ma nell’Agosto, dopo altre 5 battaglie sull’Isonzo, l’Italia riesce a conquistare Gorizia. 24 Ottobre 1917 (Rotta di Caporetto): le truppe austro-ungariche sfondano le linee italiane nei pressi di Caporetto e vi è la grande ritirata dell’esercito italiano che si riassesta lungo il Piave. Dopo la Rotta di Caporetto Cadorna viene sostituito da Armando Diaz, e quest’ultimo rinforza gli animi dei soldati migliorando la loro condizione: migliora il vitto, concede licenze regolari, rafforza la propaganda.

Conseguenze della prima guerra mondiale

  • La prima guerra mondiale ha colpito pesantemente le popolazioni civili;
  • Ha avuto un grosso numero di profughi poiché chi abitava vicino al fronte erano costrette ad abbandonare tutto per far posto alle azioni di guerra;
  • Le minoranze che si trovavano all’interno di un territorio potevano essere percepiti come nemici e quindi venivano arrestati, sottoposti a provvedimenti di confisca, o internati;
  • La produzione agricola fu sottoposta a requisizioni;
  • Le industrie legate alla produzione bellica venivano gestite dallo Stato;
  • Incremento della burocrazia che renda l’esercito efficiente;
  • Fu un momento di fortissima emancipazione per le donne perché gli uomini sono al fronte, quindi l’economia familiare veniva interamente gestita da loro e anche perché sostituirono gli uomini nei luoghi di lavoro, furono presenti anche al fronte come infermiere, giornaliste. Ciò che non muta è l’immagine della donna, nel senso che la propaganda non parlerà mai della donna come lavoratrice, ma continuerà a parlare della donna come moglie e madre. Questa emancipazione in alcuni paesi si traduce in un riconoscimento politico attraverso il diritto di elettorato attivo e passivo, cioè di eleggere e di essere elette (no Italia). Tuttavia non vi è un’emancipazione dal punto di vista sociale poiché le donne che avevano lavorato vengono licenziate per lasciare il posto all’uomo che torna dal fronte.

Il 1917, un anno di svolta

Il 1917 è un anno di svolta perché entrano in guerra gli Stati Uniti, che erano già all’epoca la prima potenza mondiale, e si trova in una situazione di fortissima disgregazione l’esercito russo perché nel Febbraio del 1917 scoppia la prima Rivoluzione Russa. Gli Stati Uniti entrarono in guerra perché la Germania aveva iniziato una guerra sottomarina che colpiva anche le navi statunitensi che rifornivano la Gran Bretagna di risorse e l’obiettivo del presidente statunitense Wilson non è quello di conquistare territori, ma è quello di costruire un mondo più giusto, un mondo che in futuro non avrà più guerre ed espone questa sua idea in 14 punti: stabilire trattati di pace, vietare trattati segreti, libertà assoluta di navigazione per tutti i paesi, ridurre gli armamenti e costruire un organismo sovranazionale che regoli le discordie fra gli stati, chiamata la “Società delle Nazioni”.

Agosto 1918: i tedeschi subirono una grande sconfitta ad Amiens ed iniziarono ad arretrare lentamente mostrando segni di stanchezza. A Novembre del 1918 vi è un ammutinamento della flotta a Kiel e questa serie di rivolte portarono alla firma dell’armistizio a Rethodes. Riguardo l’Italia, la guerra si conclude il 3 Novembre con la firma dell’armistizio a Villa Giusti presso Padova con l’esercito austriaco (una settimana prima rispetto alla fine in Europa).

Conseguenze della guerra

Dopo la prima guerra mondiale scompare l’Impero Russo, Turco, Austro-ungarico e Tedesco. È il momento in cui finiscono i grandi imperi multinazionali. Trattato di Versailles 1919, la Francia ottiene l’Alsazia e la Lorena; la Germania dovrà militarizzare la Renania, assegnazione del bacino carbonifero del Saar alla Francia, costituzione di uno Stato polacco indipendente, riduzione dell’esercito tedesco. Infine la Germania è ritenuta unica responsabile della Guerra ed è costretta a pagare le riparazioni della guerra. (Revanchismo: spirito di rivincita della Germania)

La rivoluzione russa (1917)

Rivoluzione nel 1905. Comincia da una sconfitta militare da parte del Giappone ed è la prima volta che uno Stato non occidentale sconfigge una nazione europea. La sconfitta provocò l’indebolimento dello zarismo e la crescita dei numerosi conflitti interni. Il più importante fu quello del 1905, che passò alla storia come la domenica di sangue, quando la polizia uccise un migliaio di persone nel corso di una protesta contro lo zar in cui la popolazione chiedeva riforme sociali, una distribuzione delle terre, un’assemblea costituente e più diritti civili (libertà di stampa, di espressione, riconoscimento del parlamento). Inoltre la rivoluzione del 1905 vede una contrapposizione tra proletariato e borghesia, dove la borghesia chiede di avere un parlamento, mentre il proletariato chiede condizioni economiche migliori. Questa rivoluzione si conclude con una concessione da parte dello zar di un parlamento che può votare le leggi e fallisce perché non vi era coesione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Noemi.amari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Tonelli Anna.
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