Fascismo: storia e interpretazione
Il dopoguerra italiano e l'ascesa del fascismo
Nel dopoguerra italiano, diversi furono i moti popolari violenti che il Partito Socialista allora al governo non riuscì a gestire, favorendo la crescita dei consensi (soprattutto nelle campagne) del Partito Popolare di don Sturzo, che riaffermava la presenza dei cattolici dopo il Non Expedit. L'intransigenza degli industriali e l'avanzare delle pretese di operai e contadini nei confronti della borghesia portò al "Biennio rosso" (19-20). Contemporaneamente, si fece spazio la forza radicale dei nazionalisti, uniti attorno al mito della "vittoria mutilata".
L'emergere di Mussolini
Mussolini nacque in Romagna nell'83; da militante socialista con una propria concezione di socialismo rivoluzionario antiborghese e antiformista (frutto del contatto con le idee di Marx, Nitzsche e Pareto), si affermò come uno dei capi della corrente rivoluzionaria al congresso di Reggio Emilia del 12, per poi essere nominato direttore dell'Avanti!, il giornale di partito, in cui mostrò subito doti comunicative e carismatiche. Da antimilitarista e internazionalista, dopo lo scoppio della guerra si dichiarò interventista, ritenendo la guerra necessaria per abbattere l'autoritarismo degli Imperi centrali, ma viene espulso dal partito, dopo aver creato il suo giornale "Il popolo d'Italia".
La nascita dei Fasci di Combattimento
Dopo il vano tentativo di guidare gli interventisti di sinistra, nel 19 Mussolini riunisce i reduci di guerra nei Fasci di Combattimento, fondati il 23 marzo '19 nella riunione di Piazza San Sepolcro a Milano (da cui il nome della prima fase del fascismo "sansepolcrista"). Il termine "fascismo" deriva dal simbolo romano del fascio littorio, e fu utilizzato dalla sinistra per definire un'associazione senza strutture di partito. L'espressione "movimento fascista" apparve nel 15 su "Il popolo d'Italia" per definire infatti l'antipartito, l'associazione di spiriti liberi e militanti politici che rifiutavano vincoli dottrinari e organizzativi.
Il fascismo diciannovista
Il fascismo "diciannovista" si proclamava pragmatico, antidogmatico, anticlericale e repubblicano, proponendo radicali riforme istituzionali, economiche e sociali, e praticando violenza e politica di piazza. Rivendicando i territori persi nella "vittoria mutilata", esso disprezzava Parlamento e liberismo. Nelle elezioni del 19, il movimento fascista rimase trascurabile, ma nel 20, durante il congresso nazionale a Milano, il nuovo programma cambiò radicalmente l'orientamento del movimento con una conversione a destra, conquistando così la borghesia produttiva.
La fase dello Squadrismo
Nella seconda fase del fascismo, quella dello Squadrismo, sfruttando la debolezza del governo e le varie sommosse in corso, Mussolini organizza delle squadre paramilitari (le Squadracce) a difesa di industrie e proprietà terriere, ottenendo così il consenso dei partiti antisocialisti e dei ceti medi (liberi professionisti, artigiani, commercianti, studenti e intellettuali), diventando un partito di massa. Nel maggio del 21 i fascisti vengono così inclusi nei Blocchi Nazionali ed entrano a far parte del Parlamento, grazie all'illusione di Giolitti di poter sfruttare il movimento per ristabilire l'ordine e poi riassorbirlo nella legalità.
La trasformazione in partito di massa
Dopo il declino del Partito Socialista, tuttavia, i Fasci persero consenso proprio a causa della crudeltà delle Squadracce. A novembre il movimento diventa un partito fondato sul culto della patria, l'etica del combattimento, il principio della gerarchia, il mito dell'impero e della giovinezza, corporativismo e produttivismo, andando a costituire una religione politica.
La marcia su Roma
Durante il debole governo di Facta, il fascismo (proclamatosi nel convegno a Napoli, rispettoso di monarchia, esercito, religione cattolica, liberismo, proprietà privata ed ordine del Paese), organizza la marcia su Roma del 22, alla quale parteciparono un numero di fascisti che sarebbero stati facilmente respinti dall'esercito, se il re Vittorio Emanuele III non si fosse rifiutato di dichiarare lo stato d'assedio. Il 31 ottobre Mussolini formò quindi un governo che ottenne la fiducia di Camera e Senato, tanto che solo l'anno dopo gli antifascisti cominciarono a parlare di "Stato partito" e "dittatura totale", mentre Mussolini, con mezzi legali di repressione e violenze squadriste, perseguitava le opposizioni, acquisendo il controllo sulle regioni meridionali grazie ai prefetti e alla conversione dei notabili locali.
La crisi interna e il consolidamento del potere
La rivalità di interessi e ambizioni nella corsa alle cariche pubbliche provocò, tra il 23 e il 24, una gravissima crisi, durante la quale proliferarono Fasci dissidenti e Fasci autonomi, ma soprattutto si scontrarono i "revisionisti" (fautori della smilitarizzazione) e gli "integralisti" (desiderosi di una "seconda ondata" rivoluzionaria). La conquista del monopolio del potere avvenne grazie a: una politica di coalizione con i partiti disposti a collaborare, l'incorporazione dell'Associazione nazionalista nel Pnf, la repressione degli antifascisti, l'istituzione (nel 22) del Gran consiglio del Fascismo (organo supremo del Partito che funge da "governo ombra") e (nel 23, anno dell'occupazione di Corfù e della legge elettorale maggioritaria "Acerbo") della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (che pone le squadracce sotto il controllo del capo del governo), il ripristino dello Statuto Albertino e il patto di Palazzo Vidoni con Confindustria (che rende quelli fascisti gli unici sindacati legali) nel 25.
Le leggi fascistissime e la repressione del dissenso
Nello stesso anno venne reintrodotta la pena di morte per i reati contro "la sicurezza dello Stato", processati da un Tribunale speciale di ufficiali della Milizia e delle Forze armate, che spesso condannò i "sovversivi" al "confino", ossia alla perdita del lavoro e al domicilio coatto in paesi lontani. Nel 26 vengono approvate le leggi fascistissime, che aboliscono la libertà di stampa, sciolgono tutti i partiti ad eccezione del Pnf, sostituiscono il Parlamento con il Gran Consiglio ed introducono un nuovo codice penale (Rocco), un tribunale per la difesa dello Stato e la polizia segreta denominata OVRA (Opera di vigilanza di repressione antifascista).
La politica economica e sociale
Nel 26, con "Quota 90", la lira viene rivalutata fino alla parità di 90 lire e 1 sterlina, e viene istituita l'Opera nazionale dopolavoro (che offre ai lavoratori teatri, cinema e colonie estive), mentre nel 27 si avrà la bonifica delle paludi pontine e la fondazione dell'EIAR. Nel 28, la nuova legge elettorale (che prevederà un'unica lista da approvare o respingere in blocco) segna l'inizio della dittatura. Con l'uccisione del leader socialista riformista Matteotti, che aveva denunciato brogli e violenza fasciste durante le elezioni al senato, nel 24 il Pnf entra in crisi, ma i partiti di opposizione abbandonano il Parlamento nella "Secessione dell'Aventino", sperando inutilmente in un provvedimento del re.
I Patti Lateranensi e la politica estera
Mussolini si assume la piena responsabilità dell'accaduto, per poi riavvicinarsi, nel 29, alla Chiesa, firmando i Patti Lateranensi con Papa Pio XI, in cui riconosce il Regno d'Italia e lo Stato del Vaticano (risarcito per la rinuncia allo stato pontificio). Tuttavia, la Chiesa possedeva ancora il monopolio dell'istruzione, in contrasto con l'obiettivo fascista di indottrinamento delle nuove generazioni.
Le riforme degli anni '30
Negli anni 30 il fascismo rafforzò il carattere totalitario attraverso l'assunzione della carica di ministro degli Esteri da parte di Mussolini nel 32, l'istituzione dell'IRI (Istituto per la ricostruzione industriale, compagnia finanziaria statale che salva le principali banche miste) e l'unificazione del sistema previdenziale in INFPS e INAIL nel 33, l'istituzione del Ministero per la Stampa e la Propaganda nel 35 (anno in cui viene invasa l'Etiopia per la formazione dell'Impero). Nel 37, il Ministero per la Stampa e la Propaganda diventa Minculpop e si impegna a diffondere l'ideologia attraverso l'orchestrazione di temi e interpretazioni anche di eventi passati, si istituisce la Gioventù italiana del littorio e viene inaugurata Cinecittà, mentre nel 38 compaiono le leggi antiebraiche in "difesa della sanità della stirpe" (miranti a realizzare una rivoluzione antropologica) e nel 39 la Camera dei deputati sarà sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
La nazionalizzazione delle masse
La nazionalizzazione delle masse (appoggiata dalla Chiesa) fu realizzata grazie all'alternanza di repressione del dissenso e coinvolgimento delle masse, per plasmare la mente del cittadino influenzando ogni aspetto della vita, attraverso organizzazioni giovanili e di genere (caratterizzate da militarismo, obbedienza, nazionalismo ed esaltazione del Duce) controllate dal Partito, che accompagna l'italiano "dalla culla alla tomba". Con la riforma Gentile, infatti, si realizza una pedagogia totalitaria attraverso la fascistizzazione dei testi, la militarizzazione del comportamento degli alunni, e il requisito dell'iscrizione al partito e del giuramento di fedeltà al regime per il corpo docente.
Politica culturale e il culto della personalità
I gruppi giovani, divisi per età, sono figli della lupa, Balilla e Avanguardisti (riuniti nel 37 nella Gioventù italiana del Littorio), a cui si aggiungono Gruppi Universitari Fascisti, ai quali veniva concessa una certa libertà di dibattito nelle competizioni culturali dei Littoriali, utili per la selezione della nuova classe dirigente. Le donne, considerate principalmente spose subordinate alla virilità maschile, ma importanti in quanto produttrici e prime educatrici dell'"uomo nuovo" fascista, sono assegnate ai Fasci femminili. La politica culturale fascista si realizzò anche attraverso la realizzazione dell'Enciclopedia Italiana e la fondazione dell'Istituto della Cultura fascista, dell'Accademia italiana e di un'"Arte di Stato" (attraverso repressione e mecenatismo).
Esilio e resistenza
Il culto della personalità di Mussolini sfrutta un sistema di miti, riti e simboli, attraverso la cura minuziosa della sua immagine e le coreografie delle sue apparizioni pubbliche in qualità di incarnazione di tutti i valori dell'"uomo nuovo". Gli antifascisti fuggiti all'estero (sebbene non per questo salvi, come dimostra l'uccisione in Francia, nel 37, dei fratelli Rosselli, fondatori di Giustizia e Libertà) che svolsero attività clandestine, furono principalmente i comunisti, che andranno a costituire la militanza della Resistenza.
Politica economica e sociale
La politica economica fu invece volta a tutelare i ceti medi e la centralizzazione statale di industrie e servizi, anche attraverso il protezionismo, che causò tuttavia il peggioramento della vita rurale nel Mezzogiorno, in cui si verificò una forte emigrazione. I proventi dello Stato vengono infatti investiti soprattutto nelle spese militari, a discapito della modernizzazione del Paese.
Politica estera negli anni '20 e '30
La politica estera, negli anni 20, si mosse per vie pacifiche, con l'obiettivo di ristabilire all'estero la credibilità dell'Italia (Stato mediatore e garante della pace), come testimoniato dal trattato di Locarno con Francia e Germania sull'accettazione dei confini occidentali. Le spinte imperialistiche italiane degli anni 30, tuttavia, sfoceranno nel 35 nello sbarco in Etiopia, dove attraverso violenza gratuita, bombardamenti e gas asfissianti sui civili, si riesce a piegare la resistenza autoctona.
L'asse Roma-Berlino e la seconda guerra mondiale
Nonostante le sanzioni da parte della Società delle Nazioni, ciò spingerà la Germania a costituire, nel 36, l'asse Roma-Berlino (che divide le sfere d'influenza, consentendo nel 28 alla Germania di annettere l'Austria, prima protetta da truppe fasciste). Nella Guerra civile spagnola, entrambe le dittature sosterranno Franco contro i repubblicani, ma successivamente l'Italia si limiterà ad accodarsi alle decisioni tedesche, uscendo dalla Società delle Nazioni e firmando il patto antisovietico con Germania e Giappone alla conferenza di Monaco.
L'ingresso in guerra
Con il Patto d'Acciaio del 38, Italia e Germania si impegnano a sostenersi reciprocamente anche in caso di offensiva, benché nel 39, allo scoppio della guerra, l'Italia si dichiarò "non belligerante" a causa dell'impreparazione militare. Dopo la vittoria tedesca sulla Francia, Mussolini intervenne il 10 giugno 40, spingendo al massimo l'industria bellica (che costrinse la popolazione a una fuga di massa verso le campagne). Solo Roma, "città sacra", mantiene intatto il numero di abitanti, sebbene anch'essa fu bersaglio dei bombardamenti.
La crisi del regime e la caduta di Mussolini
A metà del 42 si registrò una forte ostilità delle masse verso il fascismo, che porterà agli scioperi del 43 nel triangolo industriale (dimostrazione dell'incapacità del regime di mantenere l'ordine). Le classi dirigenti presero coscienza della necessità di pace, e lo sbarco degli alleati il 10 luglio accelerò i tempi della congiura di palazzo del 25 giugno, che mise in minoranza Mussolini, arrestato dal re col sostegno di: Gran consiglio del fascismo, imprenditoria (spaventata dalla possibile rivoluzione comunista, così come la Chiesa), fascisti intenzionati a conservare il potere (eliminando Mussolini) e militari (consapevoli dell'imminente perdita della guerra).
La Repubblica Sociale Italiana
Dopo l'armistizio del 3 settembre firmato da Badoglio con gli alleati a Cassibile (Sicilia), Hitler libera Mussolini affidandogli il compito di fondare la Repubblica Sociale Italiana (governo cuscinetto tra occupazione tedesca e popolo italiano, che cercò di convincere dell'illegittimità del governo Badoglio). L'obiettivo era quello di riesumare il fascismo nella sua fase repubblicana e contrastare le forze della Resistenza (iniziata l'8 settembre, dopo l'ordine di Badoglio ai militari di resistere a qualunque attacco, seguito dalla fuga con il re) in una guerra civile, inasprendo anche la legislazione antisemita. Con la vittoria degli alleati e della resistenza, il 25 aprile 45, la Repubblica di Salò cade, ed il 28 Mussolini viene fucilato dai partigiani.
Il dopoguerra e la rinascita italiana
In Italia, dopo vent'anni di fascismo (e quindi di resistenza), gli antifascisti tradizionali erano disorganizzati, con una parte di loro in esilio, una parte clandestinamente attiva in Italia (che si rifà al partito comunista), molti in carcere o al confino, ed altri ritirati dalla politica e giunti ad un compromesso col fascismo (come De Gasperi). Tra i fascisti stessi vi era una forte delusione, detta "antifascismo esistenziale", che sfociò nella ricerca di una rigenerazione morale della Nazione, tanto che alla caduta di Mussolini il sentimento comune della società civile fu la gioia.
Il Comitato di Liberazione Nazionale
Nel meridione (con l'abbazia di Cassino come confine), l'amministrazione alleata (potenza occupante disorganizzata ma tollerante) non ostacolò il Comitato di Liberazione Nazionale, un fronte comune di tutti partiti antifascisti, ovvero comunisti, socialisti, liberali, Democrazia cristiana, il Partito d'azione (nato da Giustizia e libertà) e i demo laburisti (notabili del vecchio gruppo liberale italiano guidati da Bonomi, che si rifacevano al partito radicale). Tale fronte, nato il 9 settembre 43, sarà riconosciuto come governo legittimo in seguito alla svolta di Salerno del marzo 44, in cui l'arrivo dall'Urss di Ercole Ercoli, pseudonimo di Togliatti, portò ad una svolta comunista verso la pacificazione, con il riconoscimento del governo Badoglio (nel quale Togliatti chiede di entrare, rimandando la questione istituzionale alla fine della guerra).
Liberazione di Roma e la transizione politica
Con la liberazione di Roma, il 4 giugno 44, entra il gioco un accordo precedente tra alleati e CLN, secondo cui Badoglio, dimessosi, sarebbe stato sostituito da un rappresentante del CLN (Bonomi), mentre Umberto II viene riconosciuto luogotenente, con prerogative reali. Il centro (da Roma fino all'inizio dell'Emilia-Romagna) rimase invece occupato dai nazisti fino all'estate del 44, mentre il nord fu... (testo tagliato per esempio)
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Di Giovanni Marco, libro consigliato Il fascismo, storia ed interpretaz…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Berrino Annunziata, libro consigliato Fascismo di Pietra, Gentile
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Tonelli, libro consigliato Falce e Tortello, Tonelli
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Gentile, libro consigliato Il Gentile dei Fascisti di Tarquini