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Falce e tortello

Secondo Moravia, i festival dell’Unità combinavano tre idee: festa cattolica, Soviete mercato. La voglia di vivere la politica al di fuori delle sedi istituzionali univa tradizione e modernizzazione, culture politiche e passioni civili. La finalità delle feste, ovvero l’autofinanziamento per sostenere il giornale e costruire sedi e case del popolo, si coniugava con la volontà di dimostrare le capacità organizzative. I dirigenti decidevano luogo, contenuti, temi e tempi delle feste, inviando direttive alle basi locali secondo un disegno capillare che permettesse di ottenere i massimi risultati sul piano politico e finanziario, grazie anche al linguaggio reso riconoscibile dalla simbologia della “religione” laica comunista.

Componenti della festa

Alla componente politica si affiancava, quindi, quella ricreativa e autocelebrativa del popolo. I contrasti con donne e giovani portarono alla costituzione di feste gestite direttamente da Commissioni femminili e Fgci, soprattutto dopo l’affermazione dei movimenti degli anni Settanta.

Le prime feste nazionali

La prima festa nazionale si svolse il 2 settembre '45 a Mariano Comense (vicino Milano), luogo rimasto immune ai bombardamenti ed in grado di ospitare nel bosco le strutture idonee. Per la cosiddetta “scampagnata” de “l’Unità” della prima estate “libera” dalla dittatura fascista, in un clima di distensione dopo mesi di nascondigli e persecuzioni delle SS tedesche e delle brigate nere, si utilizzò il nome dell’Unità, proprio per evitare di esporre troppo il partito in un momento di trapasso.

I comunisti si ispirarono alle feste francesi de “l’Humanité” a cui, negli anni Trenta, i “fuoriusciti” avevano partecipato. La diffusione de “l’Unità” consentiva di creare un punto di riferimento e di coesione delle masse nel passaggio da attività clandestina ad azione legale. Prendendo spunto dalle prime improvvisate feste dell’agosto '45 in Romagna, si organizzarono in maniera più efficace coreografie, cibo, canti, bandiere, sport e lotteria, mettendo in secondo piano la componente politica, non segnalando il comizio nel programma, ma limitandosi a sottolineare la presenza di alcuni esponenti del partito e del Direttore del giornale Pajetta.

Partecipazione e organizzazione

Molto pubblicizzate furono invece le “corse speciali” di treni e tranvie interurbane a 20 lire andata e ritorno. Le sezioni furono coinvolte con l’invito personale di Togliatti, in modo da realizzare un “villaggio” di spazi gestiti dalle singole sezioni, ribattezzate coi nomi del pantheon comunista o dei partigiani. Con circa 200.000 partecipanti (non solo appartenenti al Pci), la festa riscosse successo per il clima privo di “diversità” gerarchiche con il pubblico, con il cappellano della Brigata Garibaldi che si rivolge ai presenti chiamandoli “compagni”.

Il giornale parlerà di una “giornata di gioia familiare”, che legittimava il Pci come partito moderato e pacificatore nella formazione di un nuovo Stato democratico. Mentre si moltiplicavano gli appuntamenti delle singole regioni, si inizia a pubblicizzare la manifestazione come la festa de “l’Unità”, in cui si cercò di legare dimensione politica e vita quotidiana, al fine di rendere il partito l’interlocutore privilegiato delle masse, cercando anche di elevarne il livello culturale ed ideologico.

Festa e ideologia

Alla festa di Monza si cercò di attirare il maggior numero di persone con fitte iniziative per tutti i gusti e le età, ma anche di dimostrare che non vi erano scopi rivoluzionari, evitando “inutili distruzioni al bosco” e la presenza di “elementi irresponsabili”, grazie a un servizio di vigilanza, il “servizio d’ordine” che “educasse alla democrazia”.

Togliatti denunciò qui la responsabilità di De Gasperi dell’aver “scacciato i comunisti dal governo”, i rischi di un ritorno a “un regime di tirannide reazionaria” e la sottomissione agli Stati Uniti. La festa del '48 al Foro Italico segnò il ritorno di Togliatti a due mesi dall’attentato, a cui il popolo aveva reagito con manifestazioni e scioperi di operai, senza distinzione di milizia politica e senza incitamento, abbandonando anche uffici, trasporti e negozi.

Il “ruolo moderatore” svolto da Togliatti e riconosciuto nei rapporti di Pubblica Sicurezza, demolisce tuttavia il mito della “rivoluzione mancata”. Il suo discorso fu un “momento solenne di ricongiunzione tra la folla e il suo leader”. Rodari e Calvino descriveranno la commozione ed una partecipazione emotiva del mezzo milione di partecipanti per un segretario paradossalmente tanto amato quanto poco incline a mostrare sentimenti in pubblico, che colloca subito l’attentato in ambito politico, descrivendolo come il risultato di una “propaganda d’odio” favorita da una “stampa irresponsabile” e uomini e partiti corrotti.

Gli applausi più lunghi riguardano concetti politici espressi attraverso detti popolari e citazioni dai Vangeli. Il segretario assunse così le caratteristiche dell’eroe scampato alla guerra, trasformando la festa nel luogo della santificazione, con la proiezione di 14 luglio, il documentario con le immagini dell’affetto mostrato dai lavoratori nell’apprendere la notizia dell’attentato, superate dalle scene di giubilo filmate da Lizzani e confluite in “Togliatti è ritornato”.

Coinvolgimento e cultura

L’obiettivo era allora coinvolgere un numero crescente di cittadini attraverso fiere e rassegne commerciali, industriali e artigiane. Nei primi anni del post-Liberazione, si accetta che le ragazze ballino il boogie-woogie in omaggio agli americani, ma la presa di distanza dall’America capitalista e antioperaia degli anni successivi porterà a preferire il valzer, riservando spazi e orari diversi alle “danze della gioventù”, con musica moderna e anche americana (nel timore che i giovani potessero disertare le feste).

Tale compromesso diventa lo specchio della divergenza tra l’ala intransigente concentrata sull’aspetto ideologico e l’apertura alle tendenze dell’industria culturale. Dopo i primi anni postbellici di alimenti razionati a prezzi calmierati, si allestiscono spazi gastronomici con volontari, altri dove cucinare col fuoco, simboli del progressivo affievolirsi del peso della carestia postbellica.

Nel '51 a Firenze troviamo veri e propri cuochi nel Villaggio Gastronomico de l’Unità, intenti a valorizzare tradizioni gastronomiche locali, giustificandosi con una motivazione politica (sottolineando come le feste popolari appartengano a povera gente che mangia raramente cose prelibate e nei giorni di festa vuole trattarsi in modo eccezionale).

Giochi e partecipazione

I giochi spettacolari uniscono alla tradizione un valore al divertimento collettivo, grazie a volontari che si prodigavano per trovare “ricchi premi” offerti da ditte e negozi “amici” per la lotteria, in cui erano messi in palio beni di consumo ambiti dalle famiglie popolari. Nonostante la propaganda emancipazionista, il ruolo femminile è ancora “coreografico”, nella distribuzione di coccarde o sacchetti d’uva ai visitatori in cambio di una quota per il finanziamento al partito.

Le più avvenenti presenziavano in stand per la vendita dei libri, o (a Roma) pubblicizzavano la stampa indossando grembiulini “confezionati con ingrandimenti della nostra stampa”, o ancora sfilando in costumi caratteristici regionali o in rappresentanza di una squadra sportiva. Dopo il rodaggio nelle feste locali, le “stelline dell’Unità” approdavano nelle feste nazionali, con un trio di vincitrici selezionate da responsabili de “l’Unità”, organizzatori e più tardi anche attori e attrici, e premiate con fascia, mazzo di fiori e foto pubblicata sul giornale, e solo successivamente con premi utili.

“Noi donne” lanciò successivamente il modello della donna impegnata, ma solo dopo alcuni anni il concorso di miss lascerà il posto a dibattiti e mostre sulla condizione della donna negli anni del femminismo.

Simboli e comunicazione

Falce e martello erano presenti in bandiere, manifesti, icone e giornali murali, per stupire i visitatori grazie al contributo dei “compagni pittori” e alla bravura dei volontari, che si misurava proprio dalla capacità di diffondere il “marchio” della festa. Orgoglio e gioia superavano così la fatica, grazie al senso di comunità politica di tutti i ceti. I carri allegorici presentavano figure atte a irridere e denigrare il potere, soprattutto contro Marshall, raffigurato come una balena che si mangia tutto o un piede che distrugge le fabbriche.

Oltre ai carri, la giuria premiava anche “il giornale murale più bello”, con una “piccola bibliotechina dei classici del marxismo” e un “bassorilievo in bronzo di Stalin”. Tra gli inni, celebrava maggiormente la fede “Bandiera rossa”, più dell’“Inno dei lavoratori” e dell’“Internazionale”; veniva perfino promosso un concorso per la composizione di una canzone su “l’Unità” da intonare durante la festa.

Provvedimenti governativi

Fu allora che cominciarono a diffondersi provvedimenti governativi per cercare di arginare o impedire lo svolgimento della festa, per fermare il consenso di un evento politico che metteva ormai in ombra anche feste gestite dalla Chiesa. Vennero quindi istituiti Comitati di solidarietà democratica contro “un vasto piano di persecuzione politica tendente a intimorire le masse lavoratrici”, denunciando sul giornale “atti per intimidire il corpo elettorale”.

Si cercò quindi di moderare la risposta per non legittimare le accuse, facendo appello al rispetto dei diritti: Pajetta affermò infatti che tali misure erano rivolte contro tutti i cittadini italiani e che i divieti raccoglievano le “reazioni di tutti i buoni democratici”, così che la reazione di massa che attivò i militanti provocò il ritiro dei divieti.

Tutte le federazioni e le sezioni erano coinvolte nel Mese della stampa comunista, con una moltiplicazione (soprattutto al Nord e al Centro) di appuntamenti, come le feste di ogni capoluogo di provincia, sviluppate in decine di centri minori, che contribuirono alle 16 milioni e mezzo di sottoscrizioni del '49. In Emilia, le feste dell’Unità si definiscono “feste del popolo”, con un forte valore pedagogico: pur senza grandi mezzi, la capacità di iniziativa e organizzazione si accompagnava allo sfruttamento di fatti concreti e comuni per attivare un’efficace propaganda.

Un ispettore valutava il risultato finale delle singole federazioni, che in ottobre promuovevano una discussione nei propri organi direttivi sull’andamento del Mese della stampa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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