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Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Tonelli, libro consigliato Falce e Tortello, Tonelli

Riassunto studiato per l'esame di Storia contemporanea, basato sullo studio autonomo del testo consigliato dalla professoressa Anna Tonelli: "Falce e Tortello", A. Tonelli,. Università degli studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della comunicazione. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia contemporanea docente Prof. A. Tonelli

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divertimento, per evitare che la festa diventasse una passerella dell’industria

musicale. Viene quindi proposto il canto politico di Cantacronache, oltre alla

collaborazione di intellettuali come Eco e Calvino, in aperta politica contro la

canzone “gastronomica”. Nel 66, a Modena, Gaber proporrà uno spettacolo di

“canzoni del mondo” che abbracciano ideali e valori comuni per la lotta e la

libertà, e vengono inseriti spettacoli impegnati come il teatro di Brecht a Firenze

nel 63. Per far fronte alla necessità di spensieratezza e divertimento, nel 66 viene

tuttavia organizzato il primo festival nazionale dell’Unità-vacanze nella città

simbolo Rimini, con l’obiettivo di attirare alle feste i villeggianti grazie a spettacoli

per bambini (con il mago Zurlì) e la musica leggera di Dorelli.

A Siena, agli spettatori venne proposto un “ciclo con successivo dibattito” su film

che contenevano i motivi della battaglia ideale comunista, come anche il dramma

di Brecht “Terrore e miseria del Terzo Reich”, che denunciava “le terribili pagine

sulla violenza nazista”, facendo sì che negli anni in cui la televisione domina

spettatori chiudi nelle case, il Pci proponesse un’alternativa a quello stile di vita

omologato.

La lotta all’autoritarismo dei giovani e l’antimperialismo mutarono la fisionomia

delle feste, con la guerra del Vietnam a fare da simbolo nelle sfilate contro un

governo di centro-sinistra passivo nella corsa a “bloccare la corsa a una guerra

mondiale”, candidandosi come generazione in grado di trasformare il mondo,

grazie alla scolarizzazione e alla socialità. Cominciarono a comparire i “capelloni”,

che segnano la diversità rispetto alle generazioni dei genitori, con magliette

sformate, gonnelloni a fiori e comportamenti “poco ordinari” spesso criticati

anche a causa dell’importazione di manifesti dal movimento studentesco e

pacifista americano. I giovani furono tuttavia chiamati a gestire la sezione

cinematografica, alcune mostre ed incontri-dibattiti in cui parteciparono operaie e

studentesse, che contribuirono al successo delle elezioni politiche di maggio.

Alcuni dirigenti parlarono tuttavia di “distorsioni ideologiche e politiche” e di

“estremismo infantile”, affrettandosi a discutere su come non “disperdere” “un

grande potenziale umano” disponibile alla lotta per la trasformazione socialista

dell’Italia.

Il Pci resterà, tuttavia, legato a visioni conservatrici delle proprie logiche

politiche, evidente anche nelle cronache de “l’Unità”, che condannarono

duramente le offensive della polizia contro gli studenti. La voce delle donne

diventerà più incisiva con dibattiti che le caratterizzeranno come “genere”

autonomo, sebbene molte dirigenti comuniste racconteranno di aver dovuto

“combattere mentalità e tradizioni arretrate” e non esiteranno a parlare di

“maschilismo”, giustificato da Gruppi con una cautela nei confronti dell’induzione

di modelli provenienti dagli Stati Uniti e da altri paesi europei. Adrioni Seroni, una

delle dirigenti storiche, sintetizzò, infatti: “per essere accettate bisognerebbe

avere il corpo di Marilyn Monroe e la testa di Lenin”.

Le donne si imposero, quindi, con progetti politici specifici attraverso la

manifestazione nazionale di Nilde Iotti a Siena contro il colonialismo, e nella

raccolta delle testimonianze delle donne di Varsavia, Lidice e Marzabotto a

Milano, dove, insistendo sulla differenza nel porsi di fronte alla gravità dei

conflitti, si legittimano valori tipicamente femminili come sensibilità, pazienza e

abnegazione. La cosmonauta russa Tereshkova sarà celebrata al festival di Milano

del 67 come la prima donna nello spazio, in qualità di testimone della serata di

apertura che ha per tema la condizione delle donne. In tal modo l’Urss venne

esaltata come modello di modernizzazione ed emancipazione, al punto da

rendere la figura femminile un simbolo del mito sovietico più che una reale

accettazione della questione, come evidenziato dal tentativo dei giornalisti di

trasformare la protagonista in una donna borghese, soffermandosi su aspetti

privati più che sul ruolo professionale.

Nel 64, al Festival dei Due Mondi di Spoleto era stato inserito uno spettacolo

intitolato Bella ciao, in una manifestazione di musica colta, a sancire il legame fra

musica popolare e protesta pacifista. Le feste dell’Unità fecero conoscere ad una

platea vasta nomi autorevoli della musica impegnata destinati a un pubblico

ristretto. A Bologna, la settimana di concerti al Parco della Montagnola alternerà

orchestre di liscio con big della musica leggera tra cui Morandi e la sua C’era un

ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, che si trasforma in un

inno collettivo. Una delle costanti nella storia del Pci è tuttavia il ritardo

nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, limitandosi a utilizzare l’alternativa del

Terzo Canale, in cui la quotidiana opera di disinformazione e mascheramento

della realtà della Dc veniva contestata con un “numero” al mese di 30 minuti su

argomenti di attualità e politica.

Dopo la campagna elettorale del 68, l’esperienza del cinegiornale si arena, e a

Bologna, nella festa del 68, si sperimenta “Tv libera”, con servizi e programmi

sulle notizie del giorno, le lotte universitarie, le rivendicazioni dei lavoratori, la

ripresa di alcuni spettacoli, il commento delle notizie trasmesse dalla tv pubblica,

ecc.. “Tv libera” sarà tuttavia bloccata da un provvedimento governativo che

deliberava il divieto di trasmettere a causa dell’omessa richiesta di

autorizzazione. La successiva protesta portò, nel 79, all’introduzione del terzo

canale Rai, sotto controllo comunista. Il mezzo televisivo viene introdotto anche a

Roma nel 72, con uno studio televisivo posizionato nel Palazzo dello Sport,

collegato via cavo con le zone della festa e due schermi giganti che proiettavano

dibattiti e telegiornali col coinvolgimento del pubblico sui temi principali.

In una stagione di aumento di consensi, iscritti e voti, le feste dell’Unità

cambiarono fisionomia, aumentarono durata e partecipanti grazie all’espansione

in tutto il territorio. Furono aggiunte la festa di apertura del Mese della stampa

comunista a giugno, quella delle vacanze, quella meridionale e il festival delle

donne comuniste (con Lombardia, Emilia Romagna e Toscana a fare da traino).

Are propose di fare una “radiografia” del partito negli anni Settanta, considerando

l’incremento delle feste del 62% come il miglior “indicatore sintetico”, a cui si

legò l’espansione del Pci in termini elettorali. In una società dominata dall’uso

massiccio di droghe, dagli attentati e da tensione e terrore degli anni di piombo,

forte dei risultati elettorali, il partito sfrutta l’incipit del balzo in avanti con la festa

di Roma del 72, sotto la segreteria di Berlinguer, con un programma che

evidenziasse come il partito avesse “tutte le carte in regola per governare”,

infrangendo il cliché “del partito di Roma chiacchierone e discussore più che

pratico e realizzatore”.

Nei 9 giorni veneziani, l’anno seguente, per l’apertura del Mese della stampa

comunista, Giorgio Napolitano, allora responsabile culturale del Pci, parlerà di

“incontro tra artisti e masse”, utile per l’educazione al gusto, e a Milano, nel 73, il

festival espose “I funerali di Togliatti” di Guttuso e una mostra della

cosmonautica sovietica con capsule spaziali e apparecchi scesi sulla luna, su

un’area verde di 40 ettari. L’ambizione di diventare forza di governo, viene

evidenziata dall’ostentazione della completezza delle strutture come “ulteriore

prova delle qualità” del partito, sebbene alcuni dirigenti cominciassero a

sottolineare come il gigantismo dei “megafestival” potesse compromettere la

buona riuscita finale. Il tentativo di far convivere temi e riti diversi, sebbene

attirasse più visitatori, poteva infatti portare a snaturare l’identità politica della

festa, che diventava “onnivora” o simile alle fiere commerciali.

L’assenza di un modello unico valido per tutto il paese consentiva di relazionarsi

alla situazione oggettiva e il saper coniugare le voci diverse e spesso

contraddittorie fu la chiave del successo delle feste come occasione di crescita

della democrazia organizzata (sebbene i giovani avessero accusato il festival di

Modena di “freddezza”, causando la contrazione dei consensi al Pci di fine

decennio). I Festival dell’Unità dovevano presentare un’immagine di un Pci

capace di affrontare i valori ideali di cui è portatore nel confronto con le altre

forze politiche.

I risultati elettorali del 75-76 registrarono un aumento di consensi che spinse i

dirigenti a puntare sulla parola d’ordine “forza di governo”, segnando una svolta

nel linguaggio comunista. La richiesta di rinsaldare i legami, avanzata nel 74

nella lettera per la campagna di tesseramento (con raddoppiamento della quota)

di Berlinguer, fu accolta nelle amministrative, in cui il Pci raggiunse il record di

consensi, presentandosi come primo partito in gran parte delle maggiori città, per

poi aumentare i voti alle politiche del 76. Il “terremoto elettorale”, frutto della

politica di Berlinguer, fu agevolato dall’incapacità dei partiti di maggioranza di

opporre soluzioni convincenti alla crisi economica, nonché dal voto degli under 21

alle urne per la prima volta.

Le feste ebbero allora il compito di far sì che dai padiglioni uscisse confermato il

verdetto delle urne, con l’avanzamento di proposte per far uscire il Paese dalla

crisi. Andavano proposti nuovi modelli di vita e sviluppo attraverso il rapporto col

territorio e col tempo libero, chiedendo ai lavoratori di lottare per la democrazia

dell’informazione, da sottrarre a gruppi economici e finanziari. Con la celebre

frase “Siete una forza, siatene coscienti”, De Filippo annoverò Napoli nella

geografia comunista, nel 76, col primo festival nazionale al Sud, seguito alla

vittoria elettorale. I 15 giorni di festa ebbero l’obiettivo di sfatare tutti i luoghi

comuni sui napoletani, mostrandone “maturità politica, capacità organizzativa e

autodisciplina”, con interventi di disboscamento, diserbamento e

ripavimentazione, funzionali anche alla “riappropriazione” della città che

interrompesse la politica dello spreco e recuperasse il patrimonio territoriale e

urbano esistente, nonché il senso di appartenenza della popolazione. Il festival di

Napoli si realizzò grazie ad esponenti del mondo politico e internazionale, tra cui

Gabriel Garcìa Màrquez, che partecipò all’incontro sulla letteratura latino-

americana, nell’ambito dell’omaggio a Cuba, Paese ospite.

Successivamente, alcuni concerti a pagamento fecero incrementare l’introito, ma

richiamarono una folla non sempre facile da gestire, come nel caso di De André,

che, a Firenze, richiamò all’ordine le 30.000 persone, ricordando loro la finalità di

sostenere il partito, e non danneggiarlo. Spesso furono proprio i festival a dare

spazio alla canzone nazional-progressiva, sebbene la maggioranza del partito

respingesse il “modello consumistico e divistico”. Ci si affidò allora ad altri

promotori, affinché individuassero i concerti più adatti tenendo conto del rapporto

costo-ricavi. Nell’estate del 79, il Pci promosse la tournée Dalla-De Gregori e

l’arrivo in Italia di Patti Smith, per evidenziare la capacità del partito di far fronte

a grandi manifestazioni musicali di massa, conferendo alla musica extracolta una

maggiore dignità. Renato Nicolini, assessore alla cultura della giunta di Roma, nel

77 inventò l’Estate romana, che avviò le estati culturali in gran parte delle

amministrazioni “rosse”, con l’intento d spettacolarizzare luoghi e piazze del

centro storico, invitando i cittadini ad usufruire del tempo libero nei luoghi

simbolo.

L’Estate romana divenne tuttavia sinonimo di festosità provvisoria e fugace, e ci

si interrogò se la politica dovesse finanziare e sostenere il divertimento di massa,

oppure impiegare le risorse in strutture e iniziative che mirassero all’elevamento

culturale, soprattutto dei lavoratori che hanno solitamente meno possibilità di

avvicinarsi a iniziative di questo tipo.

Dopo la fase propulsiva della metà degli anni Settanta, il Pci perse consensi

elettorali al punto che, per la necessità di un rilancio (anche finanziario) del

partito, si preferì spesso allungare i giorni a disposizione, ma razionalizzando gli

investimenti. Dopo la “disfunzione organizzativa” che aveva portato alla perdita

di 200.000 iscritti, le feste dovevano fungere la specchio dei cambiamenti del

partito, grazie alla loro potenzialità di mass media, sintonizzandosi con la società

spettacolo e il nuovo modo di fare politica.

Il volto moderno del partito veniva presentato con una grafica più dinamica per

lanciare messaggi chiari e condivisi. A Reggio Emilia vediamo gli show di Benigni

e Dario Fo, una modernissima libreria e una propria emittente televisiva (Ntv),

che trasmetteva in diretta le immagini della festa in regione, compreso il comizio

finale di Berlinguer. Numerosi corsi furono promossi per insegnare ad organizzare

le feste, con materiali predisposti dalla Direzione, al fine di rendere omogenei

allestimenti e programmi tramite un bollettino mensile. A Torino si registra una

“fame di sapere” su tematiche attuali come droga, sessualità, risanamento

ambientale, mentre a Milano Nanni Loy utilizzerà la candid camera per osservare

il comportamento dei “compagni” e affrontare un dibattito sull’”identità degli

italiani prima che dei comunisti”.

Anche i visitatori che non si riconoscono nei simboli si trasformano così nei

“protagonisti” della “molteplicità di occasioni” che consente alle feste di

caratterizzarsi come “massimo circuito culturale esistente”, nonché mezzo di

comunicazione politica con finalità di consenso elettorale data la necessità di

riposizionamento del Pci in un periodo di ricerca dell’alternativa democratica.

Dato che la festa di Modena dell’87 aveva reso evidenti i “segni di una

segmentazione generazionale”, alle feste dei giovani, a quella meridionale, quella

del mare e della neve, degli emigrati (a Bruxelles), si aggiunsero anche le feste a

tema, a Reggio Emilia sulla scuola, a Ravenna sui beni culturali, a Mantova sulla

cultura, a Ferrara sull’ambiente (intitolata “Rosso più verde”), per poi proseguire

con scienza e ricerca a Trieste, per sottolineare il tentativo del Pci di sintonizzarsi

con gli umori del Paese, scendendo su terreni scoperti o mal coltivati dagli

avversari politici.

Si rispose così alla necessità di approfondimenti politico-culturali su elementi di

novità che bisognava saper comprendere (grazie a relatori competenti, anche

stranieri), scegliendo tematiche scelte già ben impiantate nella città/festa, in

modo da valorizzare e rilanciare un patrimonio, sottraendo la leadership ad

associazioni, enti (come Lega Ambiente) e sindacati. Sebbene si cercasse di non

disperdere energie, spesso il tema fu svolto solo in parte a causa di un supporto

organizzativo non adeguato. D’Alema cercò allora di ribadire il carattere delle

feste a tema in qualità di semplici “segnali” e di presentazione di tematiche delle

quali non si potevano risolvere i problemi. Il carisma e lo spessore etico di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Tonelli Anna.

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