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Donne di fronte alla guerra

Un paese neutrale

Stefania Bartoloni - Alla fine del XIX secolo era in atto un processo di ridefinizione dell'identità. L'Italia stessa fu interessata al fenomeno, visibile soprattutto tra le giovani impegnate a rinnovare le relazioni con gli uomini e nelle famiglie. Il processo era stato preparato da un movimento per il miglioramento della condizione femminile attivo negli ultimi venti anni dell'Ottocento e al cui interno le donne agirono su due fronti: femminismo egualitario intransigente e socialismo. Alcune si rifecero al femminismo egualitario o altre si avvicinarono al socialismo.

A rappresentare la prima tendenza fu Anna Maria Mozzoni che dall'Unità in poi aggregò intorno a sé una manciata di neofite provenienti dalla borghesia progressista. La sua azione si svolse attraverso la stampa, le petizioni, i contatti con figure internazionali come John Stuart Mill. Nel 1880 diede vita alla Lega promotrice degli interessi femminili, la prima formazione di stampo politico impegnata a ottenere la riforma del codice civile, il suffragio, il divorzio, la parità di salario.

Chi si accostò al socialismo fece riferimento ad Anna Kuliscioff che tentò di offrire una sponda alle richieste di militanti, operaie, maestre, impiegate. A suo parere la donna non solo era in grado di mantenersi col proprio lavoro, ma era anche consapevole del suo valore sociale e dello stato di oppressione in cui viveva.

Il femminismo pratico

Tuttavia alla fine dell'Ottocento si cominciò a delineare un terzo filone. Le femministe pratiche offrirono nuove analisi e nuove proposte politiche. Sotto l'ombrello del femminismo pratico o maternalista si raccolsero coloro che affiancarono un intervento di carattere assistenziale. Le femministe pratiche reinterpretarono con spirito laico la tradizione filantropica ottocentesca e si caratterizzarono per il pragmatismo, per l'attività sociale e per l'ambizione di rigenerare la società.

Diversi furono i punti in comune tra il femminismo egualitario e il femminismo pratico. Entrambi criticavano l'ordinamento sociale e familiare, reclamavano una legislazione in grado di offrire tutele e giustizia, pretendevano l'esercizio del voto, l'accesso alla politica e “nuovi rapporti tra i sessi”.

Le femministe pratiche, però, vedevano nella donna un soggetto portatore di specifici interessi, virtù e bisogni. Il suffragio e i diritti andavano concessi alle donne ma alla luce della funzione materna. Venne proposta una forte immagine femminile che capovolgeva la rappresentazione dei rapporti tra i generi. La donna era la componente propulsiva e vitale della società, una componente che si collocava dalla parte dei bisognosi, del progresso, della cooperazione e della pace.

Il movimento femminista in Italia

Diversamente dalla beneficenza, che offriva un sollievo momentaneo senza incidere sulle cause della povertà, il femminismo pratico puntò a incidere stabilmente sul tessuto sociale e in favore dei diseredati. Le femministe pratiche si assunsero una funzione moderna e di supplenza a fronte di uno Stato che poco interveniva. Torino, Venezia, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Cagliari e Catania potevano contare su gruppi impegnati in ambito sociale, intellettuale e politico. Milano era alla guida dello sviluppo industriale ed economico del paese. Fra il 1915-1918 il capoluogo lombardo divenne la capitale della mobilitazione.

Queste iniziative si dovettero a donne esemplari come Alessandrina Ravizza e Ersilia Majno, fondatrice nel 1899 dell'Unione femminile. L'Unione fu un punto di riferimento per il femminismo pratico. Il suo programma mirava a promuovere i diritti sociali di servizio attraverso gli Uffici di indicazioni e assistenza.

Il legame con il movimento internazionale per la pace

Un altro tratto che qualificava il femminismo nelle sue varie anime fu il legame con il movimento internazionale per la pace. Queste donne si dicevano cosmopolite e interclassiste, auspicavano il dialogo interconfessionale e quello tra laiche e credenti. La necessità di tutelare l'essere umano, il bene comune da difendere sotto ogni aspetto e la critica allo sperpero delle risorse per fini bellici caratterizzarono una cultura politica che individuò nel femminismo, pacifismo e europeismo la stessa matrice storica.

La Lega di libertà, fratellanza e pace

Nel 1878 a Milano furono indetti dal Consolato operaio, l'organizzazione mazziniana lombarda, alcuni incontri preparatori al Comizio della pace. Era la prima volta che una simile iniziativa prendeva corpo grazie a esponenti del radicalismo repubblicano e democratico. Tra i promotori della riunione Carlo Romussi, Arcangelo Ghisleri e Cristina Lazzati. I convenuti espressero preoccupazione per il pericolo che incombeva in Europa, convertita dal militarismo in una grande caserma. La circoscrizione obbligatoria e la creazione di nuove e potenti armi non facevano che aumentare i timori per una possibile guerra.

Il marchese Pepoli invitò a “parlare un po' più di pace e un po' meno di guerra”, anche se era più difficile definire un progetto di pace e individuare dispositivi efficaci per la sua realizzazione. Per garantire la pace suggeriva, al posto degli eserciti stanziali, l'educazione dei cittadini, la trasformazione del diritto internazionale e il disarmo.

Nei giorni successivi nacque la Lega di libertà, fratellanza e pace con lo scopo di fare propaganda contro la guerra, lavorare per la graduale abolizione degli eserciti e per l'introduzione di un tribunale di savi col quale dirimere le contese internazionali. Si voleva poi collegare il movimento nazionale a quello internazionale che faceva capo a Charles Lemonnier. Fu proprio lui ad aprire il secondo Comizio della Lega, convocato a Milano l'11 maggio 1879. L'incontro fu meglio preparato, nuove questioni furono messe a fuoco e si definirono le caratteristiche del movimento che aveva natura politica e non teologica.

Richieste del suffragio universale

Venne chiesto il suffragio universale per permettere al popolo, che pagava un forte tributo in termini di sangue e sofferenze economiche, di “esercitare un'ingerenza più diretta nel governo dello Stato”. Veniva introdotta la richiesta del suffragio universale per far prevalere gli interessi generali su quelli particolari, senza tuttavia precisare se il termine universale comprendesse anche le donne.

Il tema della reintegrazione delle patrie mutilate dalla presenza straniera rappresentava un nodo controverso, si preferì lanciare un generico appello e lasciare in sospeso domande su come e quando riunificare all'Italia parti del paese ancora sotto dominazione. I membri della Lega, che propugnavano la solidarietà e la cooperazione e si definivano umanitari, erano artigiani, insegnanti, giornalisti, professionisti. Costoro diedero vita a un movimento che non voleva essere politico e rigorosamente laico, e tra le socie vi erano Alessandrina Ravizza, Anna Maria Mozzoni, Cristina Lazzati e Paolina Schiff.

Il giornale "La donna"

Il loro punto di riferimento era il giornale “La donna”, diretto da Gualberta Alaide Beccari, in contatto con la poetessa Julia Ward Howe, che pubblicò la Dichiarazione dei sentimenti. Nel dicembre 1880 venne fondata la Lega promotrice degli interessi femminili, tra cui c'erano Anna Maria Mozzoni, Cristina Lazzati, Paolina Schiff, Giuseppina Pozzi, Nerina Abruzzesi e Costantino Lazzari. Al Comizio dei comizi della democrazia, solo grazie al sostegno di Agostino Bertani venne approvata la richiesta del suffragio femminile. Contrari furono Saffi, Colajanni e Cavalloti, cioè alcuni dei compagni con cui Mozzoni aveva intrapreso la battaglia per la pace e la democrazia.

Delusa, ma non sorpresa, si allontanò dal radicalismo per avvicinarsi al Partito operaio e preparò un opuscolo per conquistare le ragazze al socialismo. Consapevoli che tali speranze fossero realizzabili solo in un mondo libero da conflitti, le umanitarie criticarono gli uomini educati ad usare la forza, anziché il confronto e la collaborazione. Paolina Schiff fu testimone dall'interno degli infruttuosi tentativi di trasformare gli agitati gruppi della Lega di libertà in una stabile e influente organizzazione per il disarmo e l'arbitrato.

La politica coloniale italiana

Lo Stato Italiano con l'acquisto della baia di Assab diede inizio alla sua politica coloniale. Quando nel gennaio 1887 una colonna di 500 soldati italiani venne annientata a Dogali, un'opinione pubblica scossa partecipò a un'ondata di manifestazioni anticolonialiste.

L'Unione lombarda

Urgeva a questo punto un chiarimento nella Lega di libertà che sembrava andare avanti tra stanchezza e difficoltà. Venne accolto l'invito dell'infaticabile apostolo della pace Hodgson Pratt e nell'aprile 1887 furono costituite due società: a Milano nell'Unione lombarda per la pace e nell'arbitrato nazionale confluirono gli aderenti alla vecchia Lega di libertà fratellanza e pace, della Società Umanitaria e del Consolato operaio. A Roma prendeva vita l'Associazione per l'arbitrato e per la pace internazionale grazie a Ruggero Bonghi, Beniamino Pandolfi e Vittorio Prestini.

Teodoro Moneta

Teodoro Moneta fino a quel momento aveva rifiutato incarichi di responsabilità, preferendo il giornalismo. L'aumento di sentimenti antifrancesi, i timori per lo scoppio di un conflitto, le difficoltà in cui si dibatteva la stessa Lega e l'avvio di una politica coloniale italiana, gli fecero poco alla volta cambiare idea. Il programma di Moneta prevedeva un piccolo spazio per la componente femminile e, nel 1888, organizzò a Milano un nuovo Comizio per la pace, dove Paolina Schiff fu invitata a tenere una conferenza.

Impegno per la pace

Negli anni Novanta la Schiff, vicina all'Estrema Sinistra, si dedicò all'istituzione delle casse di maternità per le lavoratrici e si avvicinò al socialismo tenendo sempre più vivo il suo amore per la pace. Nel maggio 1888 pubblicò “L'influenza della donna sulla pace” dove propose l'arbitrato per dirimere i contrasti e, appellandosi a un sano amor di patria, rilanciò l'universalismo tra i popoli. Auspicò a un'idea di cittadinanza dove le donne avrebbero potuto influenzare la politica per costruire un futuro pacifico e sereno.

La conferenziera sostenne che anche le donne, come gli uomini, nel passato furono animate da spirito di conquista, volontà di potenza e di gloria. Precisava che occorreva valorizzare le differenze di attitudini e sentimenti tra i sessi e non neutralizzare l'azione femminile. Grazie alla saggezza e al senso pratico delle donne tutta la società poteva migliorare eliminando le disuguaglianze. Oltre al militarismo, la critica veniva rivolta al governo italiano per la recente spedizione in Africa attuata con uno spreco di vite umane e denari. L'auspicio di Schiff era di superare i contrasti, ripudiare ipocrisie e ambiguità e raggiungere un accordo tra le nazioni in conflitto. Guardando con ottimismo al futuro, concludeva invitando a costruire un movimento internazionale fondato sulla fratellanza.

Iniziative per la pace

Nel novembre 1888 partiva da Ruggero Bonghi l'idea di organizzare a Roma un congresso per riunire le società per la pace, a suo parere ancora poche e senza coordinamento. Stabilì l'incontro per il maggio 1889 precisando che tutti potevano partecipare “senza distinzione: monarchi, repubblicani, radicali, socialisti e qualunque altro genere d'innovatori e riformatori”. Nella capitale i membri erano esponenti di partiti o rappresentanti delle istituzioni, all'appuntamento lombardo avevano aderito i circoli operai, le società di mutuo soccorso e i piccoli gruppi pro pace e disarmo.

I sostenitori della pace misero al centro del programma l'arbitrato e il diritto internazionale, una linea che qualche risultato aveva ottenuto. Al primo congresso ci furono 4 temi:

  • La relazione sul disarmo, affidata a Moneta
  • La relazione sull'unione doganale e il libero scambio, affidata a Vilfredo Pareto
  • La relazione sull'arbitrato di Angelo Mazzoleni
  • Alcuni modi per ridare vigore al movimento, con Ruggero Bonghi

Moneta criticò il militarismo e auspicò una riforma dell'esercito per combattere la sola guerra consentita, quella difensiva. Fu approvata la richiesta, meno impegnativa, di fare dell'esercito uno strumento di difesa, esercitando fin dalla scuola i giovani al tiro a segno. Bonghi nel suo discorso auspicò la formazione di nuovi comitati, la pubblicazione di un giornale e l'organizzazione di conferenze per propagandare l'idea.

Il deputato ritenne opportuno far approvare la seguente raccomandazione: “Il Congresso augura di veder sorgere dei comitati di donne per la propaganda della Pace ed invita i delegati convenuti a promuoverne la costituzione”. L'attenzione mostrata da Mazzoleni non era un interesse momentaneo: nominato consigliere della Lega promotrice degli interessi femminili, divenne amico di Anna Maria Mozzoni e di Paolina Schiff contribuendo a diffondere i loro ideali.

Propagandiste per la pace

Dalla fine degli anni Ottanta si comincia a notare una ripresa del movimento pro pace. La corrente legalità internazionale poneva l'accento sul rispetto della legalità internazionale e sulla messa a punto di strumenti e istituti giuridici adeguati. Nel corso del 1890 si svolsero varie iniziative che inaugurarono un vivace decennio, a partire da una nuova conferenza di Paolina Schiff. Puntualizzò il significato del termine patriottismo, ribadì l'importanza del disarmo e dell'arbitrato e denunciò lo stato di minorità dell'universo femminile.

L'attivista, dopo essersi chiesta cosa potevano fare le donne per la pace, si chiedeva cosa la pace avrebbe portato loro. Costruire la pace voleva dire lottare contro soprusi e prepotenze, educare le donne alla libertà, al rispetto di se stesse e indicare loro i modi per raggiungere quegli obiettivi. Paolina Schiff perorò l'entrata delle donne nei pubblici affari e rifletté su possibili alleanze. La speranza per un futuro di pace non significava negare il patriottismo, sentimento che riscaldava il cuore di molti attivisti, ma Schiff non perdeva di vista il tema che tra tutti considerava il più importante: una eguagliatrice. Non restava dunque che opporsi allo spirito di guerra, con un inno: che la pace giova alla donna.

A sostenere l'impegno della femminista fu anche Angelo De Gubernatis, fondatore del periodico Cordelia, che organizzò un'iniziativa denominata Esposizione Beatrice, che intendeva offrire un quadro dei progressi delle italiane nelle arti, negli studi e nel lavoro.

All'Esposizione parteciparono Irma Melany Scodnik, con una conferenza sulle attrici, ed Emilia Mariani, con una riflessione sul futuro delle italiane. Mariani auspicò il miglioramento del sistema educativo e maggiori opportunità del lavoro, e alle sorelle chiese più coraggio nell'affermare ambizioni e libertà. La pace che immaginavano non poteva prescindere dall'affermazione di prerogative femminili come delicatezza, altruismo, senso pratico e affidabilità, qualità necessarie per costruire una civiltà basata sui diritti, sull'eguaglianza, sulla giustizia e libera da guerre.

Educatrici per la pace

Mazzoleni invitò a formare comitati femminili per l'opera di propaganda. Il progetto sarebbe maturato più tardi, ma nel frattempo fu avviata la riorganizzazione dell'Unione lombarda, denominata Società internazionale per la pace - Unione lombarda.

Non era elencati i nomi di “centinaia” di semplici aderenti dei quali è difficile rintracciare genere e identità. Col nuovo decennio prendeva forma la componente femminile nel pacifismo patriottico, meno intransigente e più sentimentale del gruppo di femministe pacifiste che avevano aperto la strada. Nel corso degli anni Novanta l'idea di pace fu declinata in modi diversi e il pacifismo giuridico si avviò a vivere uno dei momenti più felici.

L'almanacco di Teodoro Moneta

Nel 1890 venne pubblicato fino al 1937, anno in cui il fascismo sciolse l'associazione e chiuse i suoi organi di stampa. Promosso da Moneta, collaborarono a “L'amico della pace. Almanacco popolare illustrato” a cui collaborarono, tra gli altri, i socialisti Enrico Ferri, Claudio Treves, Emilio Caldara, Filippo Turati. Dall'almanacco emergeva l'immagine di un gruppo che ancora una volta si definiva più per la denuncia delle guerre che per un'articolata riflessione sulla pace e sui modi per ottenerla.

Anche le pacifiste patriottiche fecero coincidere l'identità femminile con il ruolo materno. Il loro disegno fu circoscritto alla richiesta di un futuro sereno non in mine dei propri diritti, bensì in nome dei diritti dei propri figlioli. Concludeva un'anonima collaboratrice che le madri, contro il dolore disperato per la perdita di un figlio, invocano la pace.

Nella sua propaganda, la redazione dell'almanacco utilizzò messi espressivi diversi: accanto a inni, poesie, novelle, lettere denunce e riflessioni. L'idea di pace doveva divenire un momento centrale nella formazione delle generazioni future. Era necessario rivedere gli insegnamenti impartiti nelle scuole che preparavano i giovani spiriti alla guerra, alimentavano la paura e l'odio per l'estraneo, esaltavano l'onore, la gloria e l'eroismo. L'attenzione si concentrò sui libri di testo, la storia qui rassomigliava a un lungo elogio della guerra.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher betty99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Bartoloni Stefania.
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