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Introduzione all'etruscologia

A cura di Gilda Bartoloni

Storia degli studi

L'immagine degli Etruschi presso gli antichi

Nella tradizione letteraria greca e latina, il tema degli Etruschi (chiamati rispettivamente Tyrrhenòi e Tusci) è accostato a quattro principali ambiti tematici: la questione controversa delle origini, la censura moralistica del loro stile di vita, il riconoscimento di una loro speciale competenza ed autorevolezza nelle cose religiose, la percezione di un linguaggio figurativo non omologabile a quello dei Greci.

Per quanto riguarda le origini, rimandiamo al successivo capitolo di approfondimento. Per le riserve di ordine morale, c’è da dire che esse sono influenzate sia dall’espansionismo siracusano in ambiente tirrenico, e sia dalle attività di pirateria in ambiente adriatico che portano ad ed a mancanza di inibizioni sessuali e ad un tenore di vita troppo lussuoso, accompagnato anche da una crudeltà caratteriale, manifestata soprattutto nel massacro dei prigionieri focei dopo la battaglia del Mare Sardo.

Pe quanto riguarda l’integralismo religioso, i principali scrittori cristiani ne riportano uno stereotipo negativo, come ad esempio Arnobio che definisce l’Etruria “genitrix et mater superstitionis” (genitrice e madre delle superstizioni).

Infine, per l’aspetto artistico, si segnalano importanti notizie raccolte da Varrone e confluite in Plinio dove si parla della centralità in Etruria della scultura in terracotta (scuola di Veio) e dell’architettura funeraria, per la quale viene ricordato il bizzarro mausoleo pluripiramidale del re Porsenna nei dintorni di Chiusi. Altra testimonianza è quella di Orazio che ci ricorda come in età augustea i Tyrrhena sigilla, cioè i bronzetti etruschi, erano oggetto di tale apprezzamento collezionistico presso l’alta società romana, da essere citati addirittura fra i beni di ricchezza.

L'immagine degli Etruschi nel Medioevo

Manca tuttora uno studio monografico sulla fortuna degli Etruschi nel Medioevo. Interessante è la segnalazione della scoperta di antiche ceramiche contenuta nel Libro di Restoro d’Arezzo (1282).

Qualche riferimento l’abbiamo dalla letteratura: Dante Alighieri nell’Inferno cita la città di Corneto (antico nome di Tarquinia), mentre Giovanni Boccaccio s’interessò al cruciale problema topografico di Spina, città etrusca collocata dalle fonti letterarie sul ramo meridionale dell’antico delta del Po.

Nel XVI sec. vi furono tre rinvenimenti archeologici di grande importanza: Ad Arezzo la Minerva (1541) e la Chimera (1553) e nei pressi del Lago Trasimeno, l’Arringatore (1566). Quest’ultima opera, destinata originariamente alle raccolte vaticane, venne facilmente venduta da Pio V, poco appassionato di antichità, a Cosimo de’ Medici che lo inserì nella collezione fiorentina come capolavoro artistico di una cultura Toscana molto più antica di quella del suo tempo. E poi c’era la Chimera alla quale si dedicò anche lo storico Giorgio Vasari che ne sottolineò il carattere inequivocabilmente etrusco.

In questo periodo mediceo, il più rappresentativo prodotto storico-letterario sulla primissima etruscologia è l’opera De Etruria regali, in sette libri, composto agli inizi del XVII sec. da Thomas Dempster, giurista scozzese all’Università di Pisa.

Il Settecento, secolo degli Etruschi

Il De Etruria regali fu pubblicato solo nel XVIII sec. da parte di Filippo Buonarroti, dando così a questo secolo le premesse per una stagione di studi sulla etruscologia. Altro protagonista dell’epoca fu il veronese Scipione Maffei che nella sua opera Ragionamento sopra gl’Itali primitivi (1727) parla del popolo etrusco ed in più incluse urne etrusche nell’esemplare “Museo pubblico” creato nella sua città.

L’interesse locale per questa antica civiltà, portò alla produzione di numerosi altri testi e raccolte di monumenti: il Museum Etruscum del fiorentino Anton Francesco Gori, le Origini italiche del volterrano monsignor Mario Guarnacci, le Picturae Etruscorum in vasculis di Giovanni Battista Passeri.

A riprova della grande attenzione verso questa antichità, vi è anche il fatto che il suo studio andò oltre i confini italiani. Il maggior studioso fu Johann Joachim Winckelmann che, analizzando le tre fasi stilistiche dell’arte etrusca, avvicina la prima fase al linguaggio egizio, la seconda è quella più propriamente etrusca, mentre la terza fase è quella più vicina alla qualità ellenica.

L'Ottocento: il secolo delle scoperte archeologiche

Come per la Grecia, così anche per l’Etruria l’Ottocento fu il secolo delle grandi scoperte archeologiche dovute ad una frenetica attività di scavo che, attraverso un vivacissimo mercato antiquario sia in Italia che all’estero, favorì la concentrazione dei reperti in proprietà private. Molta attenzione si dedicò all’esplorazione delle tombe ricche di corredi di oreficerie e di ceramiche dipinte in perfetto stato di conservazione.

Figure rappresentative di questa “caccia al tesoro” furono personaggi come il principe Luciano Bonaparte (attivissimo nella zona di Vulci), il marchese Giovanni Pietro Campana (scavò soprattutto a Cerveteri ed alimentò le raccolte del Louvre e del British Museum). In questo periodo l’Etruria entra a far parte, come già per Paestum, Agrigento e Roma, dell’itinerario archeologico del Grand Tour.

Intorno alla metà del secolo si era nel frattempo aperto per gli studi etruschi un nuovo orizzonte territoriale, quello della valle del Po. Un capitolo molto importante della storia degli studi etruschi nel XIX sec. è infine rappresentato dalla ricerca epigrafico-linguistica. Assistiamo innanzitutto ad una intensa attività di catalogazione che trova il suo massimo riferimento nel Liber linteus, un calendario liturgico etrusco trascritto su un telo di lino e conservato nel Museo di Zagabria (abbiamo pochi resti perché il lino fu tagliato in fasce per la mummificazione di una salma femminile sepolta in Egitto) e nel cosiddetto Fegato di Piacenza (importante documento per tutte le successive ricerche in campo storico-religioso).

Il Novecento: il ritorno degli Etruschi

I primi decenni del XX sec. vedono in Italia il riprendere dell’entusiasmo etrusco, dovuto al ritrovamento delle statue del tempio di Portonaccio a Veio, riportate alla luce nel 1916 con lo stupefacente “Apollo che cammina” esposto da subito al Museo di Villa Giulia a Roma.

In questo periodo trova spazio il giovane etruscologo senese Ranuccio Bianchi Bandinelli che si occupò all’inizio di topografia storica per poi passare alla scultura. Dopo la seconda guerra mondiale, toccherà ad uno altro studioso italiano, Massimo Pallottino, ridefinire l’etruscologia, rendendola una disciplina storica globale ed autonoma, dove “globale” significa che l’etruscologo avrebbe potuto occuparsi in toto della civiltà etrusca e “autonoma” significa che questo studio non nuoceva in alcun modo all’interdisciplinarietà, anzi la promuoveva. Lo studio a 360° delle fonti, della storiografia, archeologia e storia dell’arte, epigrafia e linguistica, portano alla formazione della “Etruscologia”.

Una delle sue maggiori iniziative fu l’organizzazione della famosa Mostra dell’arte e della civiltà etrusca di Zurigo e Milano negli anni Cinquanta. Questo avvenimento portò ad aprire l’etruscologia ad uno scenario internazionale: altre città come Parigi, L’Aja, Oslo, Colonia accolsero la mostra che si dimostrava molto comunicativa anche per i non addetti ai lavori, mentre per gli esperti offriva una sintesi precisa dello sviluppo della cultura e dell’arte etrusca.

Sarà sempre Pallottino, aiutato dai suoi allievi, ad organizzare per il 1985 “l’anno degli Etruschi” organizzando mostre in diverse città toscane che sfociò nel Secondo Congresso Internazionale Etrusco che si tenne a Firenze sempre nel 1985, ed allo straordinario volume Rasenna. Storia e civiltà degli Etruschi, pubblicato nel 1986. Altre importanti mostre organizzate sempre da Pallottino furono quelle del 1992-1993 a Parigi e Berlino, per giungere poi nel 2000 alla Mostra a Palazzo Grassi a Venezia dal titolo Gli Etruschi.

Origine degli Etruschi

Per meglio comprendere come gli Etruschi sono entrati nella storia, dobbiamo chiarire il significato di “origine”. Nel Dizionario Devoto Oli con il termine “origine” si intende il costituirsi iniziale di un fenomeno che continua nel tempo ed al quale può essere associato o sostituita l’idea di “provenienza”.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marinocarmine di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pizzirani Chiara.
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