La grande guerra: introduzione alla prima guerra mondiale
Causa
La Prima Guerra Mondiale è presentata soprattutto come una guerra civile tra Germania, Francia, Inghilterra. Ne sarebbero state l’“atavica inimicizia” franco-tedesca, la ferita mai rimarginata della sconfitta del 1870-71 e della perdita dell’Alsazia-Lorena, l’ispirazione guglielmina a un riconoscimento a livello mondiale e all’armamento navale, nonché il malcontento britannico dinnanzi al successo economico della Germania.
Mentre in Occidente molti Stati, quali la Spagna, Svizzera, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Norvegia poterono mantenersi neutrali, l’intera Europa orientale fu coinvolta nella guerra.
Primo conflitto globale
Fu il primo conflitto globale nella storia del mondo. La guerra fu globale fin da subito anche da un punto di vista economico. L’entrata in guerra della Gran Bretagna ebbe conseguenze sul commercio e sui sistemi finanziari di tutti gli Stati del mondo, perché il Regno Unito e Londra erano il fulcro della finanza globale.
Così la guerra colpì immediatamente i mercati finanziari internazionali, e soprattutto quello che ne era il secondo centro, New York. Tutti gli Stati dell’intesa accesero un credito negli Stati Uniti per finanziare la guerra, perciò a fine guerra l’intera Europa era indebitata con gli Usa. Con la prima guerra mondiale venne meno non solo la supremazia politica, ma anche quella economica dell’Europa sul resto del mondo.
Per spingere gli altri Stati a entrare in guerra fu necessario soddisfare le ambizioni espansionistiche concedendo nuovi territori. Anche Australia e Sudafrica tentarono di strumentalizzare la guerra per i propri interessi e così facendo la alimentarono.
Nei Balcani
Per molti aspetti la guerra cominciò ben prima del 1914 e si protrasse ben oltre il 1918. Infatti alla fine della guerra seguirono numerose altre guerre e conflitti armati, che proseguirono almeno fino ai primi anni Venti. Si va dalla guerra civile russa alle lotte di confine nell’Europa centro-orientale, fino alla lotta di indipendenza turca o alla guerra turco-greca, guerra di indipendenza egiziana.
Capitolo primo: in cammino verso la guerra
La classe dirigente tedesca ha avuto una parte notevole di responsabilità nello scoppio della guerra mondiale. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha spostato lo sguardo in maniera più decisa sui Balcani, la regione in cui ebbe inizio la catastrofe.
Lo scoppio della guerra appare come il risultato inevitabile di numerosi fattori che si sono rafforzati a vicenda, come il nazionalismo, l’imperialismo, il militarismo, la corsa agli armamenti, i piani militari e i sistemi di alleanze. La prima guerra non fu inevitabile. Dal 1914 la maggior parte degli osservatori non se l’aspettava. D’altra parte però la prima guerra mondiale non fu neppure un caso. Si trattò di qualcosa di più di una serie di eventi infelici.
Stato nazionale moderno
Lo Stato nazionale prometteva ai propri cittadini uguaglianza, partecipazione, costituzione, libertà politica e progresso economico. L’idea di Stato nazione prese piede sempre più anche nell’Europa orientale e meridionale, e ciò portò a una destabilizzazione degli Imperi multietnici. L’idea di nazione si era legata ai principi di democrazia, ma ora divenne sempre più una forza conservatrice. Fungeva da collante sociale e politico, da risposta alle numerose sfide e incertezze portate dall’industrializzazione, dalle migrazioni interne e dall’urbanizzazione.
Importante collante furono le scuole elementari obbligatorie al tempo, e l’esercito, che divenne sempre più un’istituzione nazionale. L’esercito guadagnò popolarità con parate e altre forme di culto militare. Il culmine era rappresentato da anniversari: compleanni, ascesa al trono, giubilei dei monarchi e commemorazioni delle battaglie. Lo spazio pubblico fu riempito di monumenti, che celebravano monarchi, soldati, uomini di Stato.
Le donne
Le donne avevano come modello e oggetto di identificazione i membri di sesso femminile delle famiglie reali, come Margherita di Savoia. La donna era però esclusa dalla politica.
L’incentivazione del sentimento nazionale mise però in moto una dinamica che le élite politiche non riuscirono più a controllare e restrinse il loro spazio di azione. Questo sviluppo si acuì man mano che si saldava il legame tra nazionalismo e impegno imperialistico coloniale.
Dopo la seconda metà del secolo iniziò una corsa alla conquista delle zone non ancora colonizzate, a cui parteciparono nuovi Stati come Germania e Italia. Alla suddivisione del mondo e al restringimento dello spazio vitale si accompagnò anche la completa occupazione delle zone già colonizzate.
Stati extraeuropei fecero il loro ingresso nel sistema delle potenze imperiali. Gli Usa, dopo una guerra contro la Spagna, si impadronirono di Cuba, Puerto Rico, Guam e Filippine, con annessione di Hawaii e Samoa orientali.
Nonostante ciò la conquista e l’esercizio del controllo comportavano spesso più costi che guadagni. La spartizione del mondo in colonie e zone d’influenza favorì un clima di panico imperialistico “da ultimo minuto” e portò ripetutamente a tensioni tra le grandi potenze.
L’imperialismo andava a braccetto con una trasformazione fondamentale del pensiero storico-politico, in cui era prevalsa la convinzione che l’esistenza di una nazione potesse a lungo termine essere garantita solo attraverso la sua espansione: a questo molto erano servite le teorie di Darwin sull’evoluzione della specie.
Lo spirito improntato al darwinismo sociale fu accompagnato da un nuovo nazionalismo, aggressivo, antiliberale. L’unità furono mezzo e fine. Il nuovo nazionalismo si organizzò in gruppi di agitazione radicali: la Lega pangermanica, la Lega della flotta tedesca, la Lega dell’esercito, il movimento pangermanista d’Austria, il movimento panslavista in Russia, l’Action française, l’Associazione nazionalista italiana, la Navy League.
In Germania Bernhardi con il suo celebre libro Deutschland und der nachste Krieg (La Germania e la guerra imminente) sostenne la tesi secondo cui la Germania era davanti alla scelta tra “potere mondiale o tramonto”, la guerra era dunque inevitabile. L’influenza della Lega pangermanica e di altri gruppi sull’opinione pubblica si estese comunque in molti casi al di là del proprio nucleo originario, perché le leghe avevano di solito una forte rete di relazioni con i mezzi di informazione.
La dottrina dell’offensiva valeva per i soldati a Vienna quanto per i colleghi a Parigi, dove si praticava l’offensive à l’outrance. Le innovazioni belliche negli ultimi decenni prima della Grande Guerra non avevano però affatto favorito strategie offensive. Al contrario erano potenza, gittata e precisione di tiro delle armi da fuoco e dei pezzi di artiglieria ad essere drammaticamente aumentate.
Venne introdotta poi la mitragliatrice moderna: la Gatling gun, già impiegata negli Usa nella guerra civile americana, e capace di sparare cento colpi al minuto. Successiva fu la Maxim gun: 400 colpi al minuto, usata soprattutto in Africa per le conquiste coloniali.
Uno dei primi a riconoscere le conseguenze dei cambiamenti nella tecnologia delle armi fu Jan Bloch, che scrisse La guerra futura. Egli argomentava che i nuovi sistemi di armi avevano reso obsoleti i classici attacchi della fanteria e quindi più improbabile che singole battaglie potessero essere decisive. La guerra sarebbe perciò stata di logoramento tra eserciti milionari, che avrebbe causato rovina economica, fame e rivoluzioni.
Molti eserciti sperimentarono la nuova tecnica di piccole unità di fanteria a sé stanti. La maggior parte dei comandanti e teorici militari chiuse gli occhi dinnanzi alle alte perdite di vite umane che una grande guerra avrebbe portato con sé.
Gran Bretagna e i piani di guerra
Un’eccezione fu la Gran Bretagna, che in vista della guerra contro il Reich tedesco puntò soprattutto al blocco delle vie commerciali e fece stazionare gran parte della sua flotta nel Mare del Nord. L’esercito della Gran Bretagna era molto ristretto, e dal 1911 si iniziò a pensare a un coinvolgimento a fianco della Francia, ma al solo scopo di impedire una rapida vittoria tedesca sul continente, perché distruggere il Reich sembrava un proposito irrealizzabile.
Piani di guerra russi
I piani di guerra russi, dopo la sconfitta col Giappone, furono inizialmente di difesa. Dal 1910 i piani furono però più offensivi, accelerando la costruzione di linee ferroviarie con l’aiuto dei francesi per ridurre il tempo necessario alla mobilitazione. Il Piano XIX russo prevedeva un attacco immediato con quattro armate contro la Prussia orientale. A questo piano si oppose però parte del comando militare che voleva impegnarsi contro l’Austria-Ungheria. Con il compromesso del 1912 si optò per l’impiego di due armate contro la Prussia e quattro contro l’Austria.
Francia
Anche in Francia i piani militari furono inizialmente difensivi. Gran parte dell’esercito avrebbe dovuto stanziarsi al confine con il Belgio, dove ci si aspettava l’attacco principale. Negli anni seguenti i piani si fecero sempre più offensivi, sia per la pressante minaccia da parte del Reich tedesco, sia la crescente fiducia dei comandanti nella forza e nella morale militare delle proprie truppe. Perciò il piano prevedeva anche offensive in Alsazia e Lorena, che dovevano portare a una rapida invasione della Germania.
Reich tedesco
Il Reich tedesco non disponeva di immense riserve di popolazione e di risorse globali dei propri avversari, e perciò fu costretta a una lunga guerra di logoramento. Nei primi anni Novanta dell’Ottocento i piani erano stati per lo più difensivi. In caso di guerra su due fronti, l’intenzione era di limitarsi a difendere quello occidentale. Si pensò successivamente a una rapida vittoria contro la Francia, e le truppe sarebbero state trasportate con la ferrovia fino al fronte orientale prima che l’esercito russo portasse a termine il suo lungo processo di mobilitazione.
Secondo i calcoli dello stato maggiore tedesco, la vittoria con la Francia sarebbe stata raggiunta in 42 giorni, attraverso l’invasione di Lussemburgo e Belgio. In caso di violazione del Belgio, però, ci sarebbe stato il rischio di un intervento britannico, che però venne sottovalutato. Il piano Schlieffen fallì perché comunque erano state sottovalutate le forze tedesche.
Tutti i piani militari si basavano su una mobilitazione quanto più rapida possibile e su un’altrettanto rapida apertura degli scontri bellici, ma solo il Piano Schlieffen prevedeva il passaggio automatico dalla mobilitazione alla guerra. A molti militari di alto rango era ben chiaro prima del 1914 che le guerre di gabinetto non erano più possibili e che in una grande guerra si sarebbero fronteggiati non solo eserciti e Stati, ma intere società civili. Non ci si preoccupava delle conseguenze sociali ed economiche di una grande guerra, ma solo dei piani.
L'idea dell'inevitabilità della guerra sembrava confermata dalla corsa agli armamenti e dal crescente irrigidimento dei sistemi di alleanze. L'immagine di una guerra inevitabile era particolarmente presente tra i soldati tedeschi e austriaci. Alla rassegnazione si alternava una vitalistica approvazione: la guerra era una medicina per curare gli evidenti segni di decadimento della cultura moderna, era un “bagno curativo e rinvigorente”, contro una “pace pigra”.
Sistemi di decisione politica
In Gran Bretagna sia il ministero della Guerra sia quello della Marina erano guidati da impiegati civili, a cui i militari dovevano rendere conto. Potevano esercitare un’influenza politica soltanto se utilizzavano i politici come megafono delle proprie idee. La situazione in Francia era simile.
L’influenza dell’esercito era ancora minore in Italia, dove lo stato maggiore era sottoposto al ministro della Guerra e tutte le decisioni essenziali venivano prese dal ministro degli Esteri. Nel caso italiano a spingere alla guerra non fu l’eccessiva influenza dell’esercito, ma il fatto che esso fosse troppo debole. Si cita spesso il “consiglio di Guerra”: un incontro tra l’imperatore tedesco e i vertici dell’esercito, tra cui Moltke e il gran ammiraglio Tirpitz, l’8 dicembre 1912. Secondo alcuni storici in quell’occasione si preparò il terreno per la guerra.
Influenza dell'esercito sulla politica
Determinante fu il peso dell'esercito sulla politica in Serbia: nel 1903 gli ufficiali avevano assassinato il re filo-austriaco Alesssandro I e la sua sposa e avevano spinto il paese a stringere legami sempre più forti con la Russia. Il governo serbo si vide così costretto a una politica espansionistica sempre più aggressiva e nazionalista che portò alle guerre balcaniche del 1912 e 1913.
L’organizzazione segreta “Mano Nera” operò inizialmente con l’appoggio del governo di Belgrado, ma presto sfuggì a ogni controllo. Così il governo serbo non riuscì ad impedire l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo.
Il topos della guerra inevitabile
Il topos della guerra inevitabile non va esagerato: prima del 1914 molti diplomatici e politici europei ritenevano inverosimile una guerra nell'immediato futuro, secondo alcuni perché le potenze europee erano già abbastanza impegnate con i loro problemi interni, secondo altri perché erano legate fra loro da forti intrecci economici.
Engels già nel 1887 aveva profetizzato che la successiva guerra condotta dalla Germania sarebbe stata una guerra mondiale e dal grembo della guerra sarebbe nata una rivoluzione: il risultato certo era il collasso generale e la creazione delle condizioni per la vittoria della classe lavoratrice.
In definitiva una grande guerra era ritenuta legittima solo laddove gli interessi vitali di un paese fossero stati minacciati. Francia, Gran Bretagna e Russia erano interessate più che altro al mantenimento dello status quo in Europa: i tre paesi possedevano grandi imperi extraeuropei, il cui controllo e sfruttamento impiegava notevoli risorse, da una grande guerra avevano quindi poco da guadagnare.
Tuttavia la situazione europea pareva in sempre più inconciliabile con gli interessi del Reich, e questo incrementò la disponibilità a correre il rischio di una grande guerra. Dietro a ciò si nascondeva la teoria social-darwinista secondo cui al Reich tedesco non restava che scegliere tra l'ascesa a potenza mondiale e la ricaduta nell'insignificanza.
Alleanze e relazioni internazionali
Spesso le alleanze e le relazioni fra gli stati europei vengono citati come motivi dello scoppio della guerra, come se le potenze europee fossero scivolate in modo più o meno consensuale nella guerra seguendo i doveri di reciproca assistenza. Tuttavia non andò così, tanto più che in caso di alleanza era richiesta al massimo la neutralità degli alleati. Decisiva fu invece la percezione che vi fossero in gioco interessi nazionali vitali.
Detto ciò non si può ignorare l'importanza della contrapposizione franco-tedesca: ossia da un lato l'isolamento dell'Impero di cui esso stesso fu responsabile e il suo fissarsi sulla monarchia asburgica come alleato, e dall'altro l'avvicinamento fra Francia, Gran Bretagna e Russia. Questi fattori influenzarono strutturalmente le relazioni internazionali dell'anteguerra.
Il sistema tradizionale delle relazioni internazionali non si basava su alleanze stabili, ma sul principio che l’equilibrio tra le potenze andava di continuo ribilanciato in modo flessibile. Bismarck aveva avuto principalmente lo scopo difensivo di ostacolare una coalizione tra le potenze contro la Germania e di isolare la Francia.
Dal 1890 in poi si affermò un nuovo modo di concepire le relazioni internazionali: vedeva alleanze stabili, intese sempre più come alleanze militari, la base per l’espansione coloniale.
Guglielmo II e le alleanze
Con l'ascesa al trono di Guglielmo II nel 1888 il governo tedesco prese a identificare la sicurezza del paese con alleanze stabili e con la forza militare: le spese per gli armamenti raddoppiarono, e si decise di non prolungare l'accordo con la Russia perché mal si adattava all'alleanza con l'Austria-Ungheria.
Le speranze di allearsi con la Gran Bretagna andarono deluse perché questa decise inizialmente di rimanere fedele alla propria splendid isolation. La Russia invece, privata del proprio alleato, si avvicinò alla Francia: nel 1892 strinsero un accordo militare e nel 1894 un'alleanza che aveva carattere meramente difensivo ma lo stesso per la Germania costituiva una potenziale minaccia su due fronti.
Il governo Tedesco, invece di cercare energicamente di avvicinarsi a Russia o Germania, pensò di poter portare avanti la cosiddetta politica dell'imperialismo politico con la carta bianca. La Germania conobbe inoltre una svolta verso la politica mondiale, e nello stesso periodo conobbe una rapida crescita economica e demografica: la popolazione del Reich raddoppiò nel giro di pochi decenni.
Alla fine dell'Ottocento aveva superato i rivali inglesi a livello economico e nell'armamento industriale. La politica mondiale annunciata dal governo tedesco si manifestò soprattutto nella flotta, portata avanti energicamente da Guglielmo II e propagandata dagli agitatori nazionalisti.
Nel 1901 offerte di alleanza da parte degli inglesi vennero rifiutate, perché il governo tedesco non voleva rinunciare all'armamento della flotta. Cominciò così anche la corsa agli armamenti, e la diffidenza degli inglesi nei confronti della Germania crebbe. In pochi anni la Germania passò da essere la quinta potenza navale al mondo a essere la seconda, dopo quella britannica. Nel frattempo anche le altre potenze erano entrate in gara: Usa, Francia, Russia, Italia, Giappone, che si munirono di una crescente forza militare.
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