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Dalle rivoluzioni settecentesche all'imperialismo

Viviamo in un sistema culturale caratterizzato dalla globalità. Una civiltà non può fare a meno della storia (civiltà: popolo in una data epoca e in una determinata zona), gli uomini hanno avuto sempre necessità di conoscere il loro passato, le loro origini. La storia ha due obiettivi fondamentali: il primo è utilitario, serve o può servire per un bisogno o scopo, l'altro invece è un obiettivo/carattere accrescitivo, riguarda in maniera generale l'accrescimento della conoscenza. Questi due caratteri non sono separati ma convivono.

La storia serve anche alla costruzione di un'identità che ha alla base la ricerca del proprio passato e delle proprie radici. La storia è studio critico delle fonti che il passato ci ha lasciato. Le fonti si studiano attraverso delle comparazioni diacroniche e sincroniche (sincronia: studio di fenomeni osservati in un determinato momento, diacronia: studio dell'evoluzione dei processi). La storia ricostruisce le relazioni tra fenomeni ed eventi basati sul principio di causa ed effetto (motore della storia).

In passato c'era una concezione molto diversa del fare storia, i positivisti ritenevano che si potesse fare storia soltanto sui documenti: fonti certe del passato. Due grandi storici, Marc Bloch e Lucien Febvre, ritenevano si potesse fare storia anche dalle tracce non scritte: paesaggi, monumenti, ecc. Un altro storico, erede di una scuola storiografica francese chiamata Les Annales, individua in un dato spazio tre storie distinte: storia del paesaggio che ha un tempo lunghissimo, una storia dei gruppi sociali ovvero popolata da uomini ed infine la storia individuale.

Inizio della storia contemporanea

Esistono quattro ipotesi sull'inizio della storia contemporanea: la prima è che parta dalla prima rivoluzione industriale, la seconda dalla Rivoluzione francese, terzo congresso di Vienna e quarta la Prima guerra mondiale. La maggior parte degli storici attribuisce l'inizio alla doppia rivoluzione settecentesca, sia quella economico-industriale che inizia in Inghilterra, sia la Rivoluzione francese. Alla base del lavoro storico c'è la fonte che non è solo documento scritto: le fonti storiche sono giornali, materiali audiovisivi, ecc. Lo storico della contemporaneità oggi si approccia anche con fonti digitali.

La storia non può essere obiettiva in senso assoluto, lo storico deve compiere lo sforzo di essere consapevole delle sue passioni e dei suoi orientamenti. L'800 è considerato un secolo moderno e del cambiamento. La rivoluzione industriale è paragonabile, per gli effetti che ha prodotto, alla rivoluzione neolitica. Durante la seconda rivoluzione, in zone e tempi diversi l'umanità inventa l'agricoltura e l'allevamento, si formano i gruppi sociali sedentari e man mano la società comincia a complicarsi.

La rivoluzione industriale

A metà 700 in Europa esplode una fase di grande creatività tecnologica e questo momento muta radicalmente i modi di produzione, c'è anche un aumento della popolazione con un'alta natalità e bassa mortalità. La rivoluzione industriale è stato un processo di progressive sostituzioni all'uomo; questa trasformazione investe prima di tutto l'industria tessile in Inghilterra trasferendosi poi a settori complessi (macchina a vapore, ecc.). Queste trasformazioni provocano degli aumenti importanti di produttività che alla fine ha ripercussioni su tutto il sistema umano.

Nel corso dell'800 troviamo la costruzione di quartieri, strade, vi è una differenziazione interna della città che ricalca la differenziazione sociale (quartieri ricchi e quartieri poveri). In Francia prima le donne erano escluse dall'eredità, destinate a fare le suore o andare in sposa a qualcuno che potesse mantenerle finanziariamente. La Rivoluzione francese ha portato l'uguaglianza, tutti i figli avevano pari diritto ed una quota dell'eredità e quest'egualitarismo ereditario ha fatto sì che i piccoli proprietari terrieri, per evitare che quelle piccole terre che erano riusciti a conquistarsi con grandi sacrifici finissero per disperdersi con quote insignificanti, riducevano il numero di figli.

Classi sociali e cambiamenti politici

Nell'800 le classi fondamentali sono da una parte la borghesia e dall'altra il proletariato. La borghesia europea ribalta lo scenario politico europeo, essi vogliono essere liberi di possedere i loro beni e farne ciò che vogliono. Restaurazione è il periodo che va dal 1815 al 1848, qualche storico ritiene che l'età della restaurazione sia già terminata nel 1830 (caduta della dinastia borbonica in Francia e nascita del Belgio come stato sovrano indipendente). La fine della Restaurazione, ovvero i moti del '48, passa alla storia con il nome Primavera dei popoli.

I restauratori avevano la consapevolezza di non poter ignorare la Rivoluzione francese che avrà un peso decisivo nelle scelte del Congresso di Vienna; difatti, nell'autunno del 1814 si riuniscono a Vienna le principali potenze che hanno sconfitto Napoleone: Austria, Russia, Prussia, Gran Bretagna e altri esponenti di Stati europei tra cui la Francia stessa. Il principio su cui si basano le loro decisione è di legittimità, che implica la restaurazione dei poteri, i confini degli Stati e le loro istituzioni in modo da riportare l'intera Europa agli assetti che vigevano prima del 1789.

Tuttavia, non si tratta di un vero e proprio ritorno ad uno status quo ante poiché sarà impossibile per i restauratori riportare quello che era prima della Rivoluzione francese. Si tiene conto degli interessi delle grandi dinastie regnanti in Europa (Asburgo in Austria, Borbone in Francia, Spagna e Italia meridionale, ecc.) ma non vi è nessuna considerazione riguardo le esigenze espresse dai cittadini. Si cerca di arrivare ad un sistema di equilibrio ponderato che riducesse al minimo ogni ragione di tensione tra le potenze europee.

Il Congresso di Vienna

L'Inghilterra non si preoccupò di allargare i suoi domini, si accontentò di isole del mar Mediterraneo che avessero un'importanza strategica. La Russia si dovette accontentare di poco, ottenne la Finlandia e buona parte della Polonia ma dovette accettare che ai suoi confini occidentali si formasse un paese potente come la Prussia perché, in realtà, essa costituiva uno stato cuscinetto che aveva la funzione di ostacolo ad eventuali rigurgiti rivoluzionari da parte della Francia. E questa stessa funzione veniva anche affidata al regno di Sardegna al cui trono sedevano i Savoia e i Paesi Bassi (unione tra Olanda e Belgio).

Nasce la Confederazione germanica che raggruppa 39 stati (Confederazione: associazione di stati indipendenti e sovrani. Federazione: stato vero e proprio che aspira anche ad un diretto controllo sui cittadini). In Spagna torna sul trono Ferdinando VII di Borbone. In Italia viene ampliato il Regno di Sardegna sotto Vittorio Emanuele I, il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla è dato alla moglie di Napoleone. Il ducato di Modena a Francesco IV d'Austria, il Ducato di Massa e Carrara a sua madre, il Ducato di Lucca a Maria Luisa di Borbone, il Granducato di Toscana a Ferdinando III d'Asburgo, lo Stato della Chiesa si ricostituisce sotto Pio VII.

Vengono emanati due trattati: Patto della Santa Alleanza a cui però non aderisce il Regno Unito, che prevede che le truppe dei firmatari possano intervenire per difendere l'assetto stabilito ovunque sia necessario. Patto della Quadruplice Alleanza (Santa alleanza + Gran Bretagna), che prevede la possibilità di intervenire in caso di tentativi di espansione da parte della Francia. Dal punto di vista politico-istituzionale quasi ovunque gli stati della Restaurazione sono guidati da monarchie amministrative (monarca + apparati amministrativi) che vedono il re come unico sovrano, gli abitanti sono sudditi e non cittadini.

Fanno eccezione: Regno Unito, Francia, e pochi altri paesi. Nel Regno Unito il governo è nominato dal re ma è politicamente responsabile nei confronti della maggioranza formatasi nella camera dei Comuni (Monarchia Parlamentare). La monarchia si basa su una Constituzione (un insieme di norme e istituti, non un testo scritto) che prevede: il re che ha il controllo esecutivo, legislativo e giudiziario e della Chiesa anglicana; camera dei Comuni, in base alla cui maggioranza deve essere fatto il governo; Camera dei Lord, non elettiva, formata dai principi della casa reale e vescovi anglicani.

In Francia vige la monarchia costituzionale in cui il re è il capo del governo e il governo è responsabile nei suoi confronti. La Francia dispone di una Carta Costituzionale concessa dal sovrano stesso che prevede un Parlamento bicamerale con possibilità di approvare o respingere leggi formulate dal re, con una Camera bassa eletta a suffragio censitario e una Camera Alta formata da membri di nomina regia. Eguaglianza di tutti i francesi davanti alla legge, religione cattolica come religione di Stato. Già nel 1815 la situazione si rivela instabile; dove è possibile il dibattito di idee anche politiche viene ospitato sulle pagine dei giornali o nelle associazioni private, mentre dove la censura non lo permette nascono delle associazioni segrete come la Carboneria, attiva soprattutto in Italia (deriva dal modello massonico, mossi da idee nazionali).

Le idee alternative alla monarchia sono molte ma trovano un punto di convergenza negli ideali nazionali, e così l'idea di nazione entra nel linguaggio politico europeo di inizio 800, non più con caratteristiche geografiche bensì intesa come una collettività che ha il diritto di esercitare la propria sovranità politica su un territorio. Si cominciano a designare come appartenenti alla stessa nazione gli uomini che hanno determinati tratti etnici, la stessa storia, stessa lingua e cultura. Tra i nazionalisti iniziano a designarsi anche posizioni diverse riguardo al tipo di assetto politico che dovrebbe essere instaurato nello Stato-Nazione: liberali appoggiano il libero mercato e i suoi benefici, istituzioni parlamentari e costituzionali.

I moti del 1820-21

Negli anni del Congresso di Vienna si fanno sentire sempre di più le inquietudini di quanti si oppongono all'ordine della Restaurazione e l'unica soluzione sembra essere la rivoluzione. Su un piano cronologico la definizione moti del 1820-21 è stata definita da diversi studiosi riduttiva, anche sul piano qualitativo perché questi eventi riportarono alla ribalta per esempio i governi istituzionali, principi e istituzioni che erano in aperta contrapposizione con quelli della Restaurazione e del Congresso di Vienna. Da un punto di vista cronologico, in realtà, questo processo di destrutturazione parte già nel 1817 poiché a Wartburg, città della Germania, i docenti dell'università cominciarono a protestare contro la rigidità del governo chiedendo maggiori libertà.

Nel 1819, invece, si verifica l'assassinio di un informatore dello zar Alessandro I, ucciso da alcuni emissari delle società segrete. L'uso della terminologia moti del 1820-21 in realtà è legato ai moti che in quegli anni hanno interessato Spagna, Portogallo, ecc. Sono guidate da gruppi dirigenti che hanno delle loro organizzazioni, si ispirano a principi ben precisi che sono l'uguaglianza civile, il liberalismo politico e sono sorrette o dall'intervento attivo di parte della popolazione oppure dal consenso passivo della popolazione (il consenso passivo viene più dalle masse popolari).

La prima ondata rivoluzionaria trova il suo inizio in America del Sud, nei possedimenti spagnoli, dove i creoli (bianchi occidentali nati però nel continente americano) proprietari delle piantagioni, iniziano a nutrire insofferenza verso le amministrazioni, controllate in modo quasi esclusivo da funzionari della madrepatria. Le rivoluzioni conducono alla proclamazione di indipendenza in Venezuela, Cile, Stato Federato di Gran Colombia, Argentina, Messico, Perù, Brasile. Se queste colonie alla fine riuscirono a raggiungere l'indipendenza, è dovuto all'appoggio militare del Regno Unito, che ha interesse a diventare principale agente commerciale dell'area. Dopo la liberazione fallisce però il tentativo di creare un'unica federazione a causa di rivalità sociali e territoriali.

Direttamente collegata a quelle sudamericane, quella spagnola è la prima delle rivoluzioni che scoppiano nel continente europeo: scoppia nel porto di Cadice dopo la revoca della costituzione da parte del re Ferdinando VII, che tentava di ripristinare un governo neo-assolutista. La situazione degenera quando allo scoppio delle rivoluzioni nelle colonie, il re manda a sedarle quegli stessi militari che avevano combattuto per la Costituzione. A Cadice le truppe si ribellano e chiedono il ripristino della Costituzione appoggiati anche dalle società segrete. Il re si ritrova costretto ad accettare ed a quel punto intervengono le potenze della Santa Alleanza che affidano alla Francia il compito di ripristinare la situazione come previsto dal Congresso di Vienna e i ribelli vengono sconfitti.

Il termine di liberali viene utilizzato per la prima volta nel 1812 e, a seconda delle interpretazioni di questo liberalismo, c'era una distinzione tra exaltados (liberali radicali) o liberados (liberali moderati). La costituzione spagnola ricalcava la costituzione francese del 1821 e si basava su un principio fondamentale della sovranità popolare. I liberali ritengono che tutti siano uguali e che tutti abbiano diritti ad essere considerati uguali davanti alla legge ma che non tutti abbiano quell'interesse per il bene comune. Nel parlamento ci deve stare solo chi conosce i problemi del popolo per agire per il suo bene, quindi il borghese ma non il contadino quindi limitazione del diritto politico. I democratici, invece, metteranno in discussione la monarchia perché, vedendo nel popolo il vero sovrano, ritengono assolutamente inutile la figura del monarca.

La Carboneria agisce in Italia e in particolare nel Regno delle Due Sicilie: a Napoli le truppe entrano nella città. Il re promette di instaurare un governo liberale e di difendere la Costituzione (traduzione di quella Spagnola del 1821). A Palermo l'insurrezione autonomista chiede di ricostituire un regno autonomo di Sicilia e l'entrata in vigore della Costituzione Spagnola. L'esercito sconfigge i ribelli. I piemontesi volevano una ristrutturazione dell'impianto istituzionale del regno in veste costituzionale e la guerra contro l'Austria per la liberazione del Lombardo-Veneto e la formazione di un Regno d'Alta Italia sotto i Savoia. L'insurrezione irrompe a Torino, dove il re Vittorio Emanuele I, dopo aver abdicato in favore del fratello, nome reggente il re Carlo Alberto, che concede la Costituzione Spagnola. Carlo Felice (fratello di Vittorio Emanuele) torna e sconfessa l'operato di Carlo Alberto. Gli Austriaci, su richiesta del Re delle Due Sicilie, intervengono per ripristinare la monarchia.

Nel regno delle Due Sicilie apparve subito molto difficile soprattutto perché la popolazione non era completamente d'accordo, gli eserciti non potevano fare quindi affidamento sull'appoggio della popolazione che era tutta per la rivoluzione. I moti del 1820-21 hanno riguardato solo le aree periferiche dell'Europa. Le differenze sono sostanziali rispetto alla rivoluzione sociale, vi è la classe di militari che non sopporta più il ruolo subalterno che il periodo della restaurazione gli ha attribuito che riguarda quasi sempre il mantenimento dell'ordine pubblico. Ad occupare la scena delle rivoluzioni del 1820-21 fu soprattutto la borghesia, quella che è già intrisa di pensiero liberale e che crede fortemente nella costituzione.

È bene non dimenticare lo spirito dell'epoca, il ruolo della cultura che è intriso di romanticismo, che si sta trasformando come corrente filosofica, letteraria, spirituale e si sta rafforzando questa convinzione che per raggiungere gli ideali di libertà ecc. non bisogna aspettare l'aiuto di qualcuno ma bisogna trovare un ruolo di coinvolgimento pieno all'interno di questi processi che devono portare l'affermazione tra i popoli. Questo è un fatto empiricamente constatabile nell'indipendenza della Grecia raggiunta grazie alla collaborazione di ampi strati della popolazione; l'appoggio della Russia sicuramente ha un ruolo importante. Se l'indipendenza della Grecia divenne realtà fu grazie alle potenze europee (Regno Unito, Francia e Russia) (si vedeva nella Grecia la madre di tutta la cultura occidentale) che con la battaglia di Navarino distruggono completamente la flotta turco-egiziana.

Il secondo ciclo rivoluzionario depone i tentativi del re francese di ripristinare la monarchia assoluta permettendo di creare una nuova Costituzione nell'agosto del 1830, in cui sono riconosciute la proibizione della censura sulla stampa, maggiori poteri legislativi al parlamento, l'abolizione del cattolicesimo come religione di stato e l'adozione del tricolore francese come bandiera. Il ruolo simbolico in questa rivoluzione è altissimo e non si limitò solo al contesto francese ma raggiunse anche altre parti d'Europa. Ciò che ha impressionato gli storici di questa vicenda è la grande partecipazione popolare.

Poco dopo nel Regno dei Paesi Bassi, i contrasti dovuti alle differenti caratteristiche culturali e politiche, portano all'indipendenza del Belgio che, allo stesso modo della Grecia, verrà imposto la forma di monarchia costituzionale sotto sovranità tedesca. Inizialmente, poiché era considerato stato cuscinetto, era stato accorpato all'Olanda. Esso, però, era un paese industriale, ricco di materie prime, fondamentalmente agricolo, aveva una religione protestante e un suo sovrano e dunque non poteva sopportare una condizione di quel tipo, motivo per il quale per la prima volta cattolici e liberali (rappresentati dai borghesi) si riuniranno per una lotta. In Italia ed in Polonia, i nuovi tentativi rivoluzionari di unificazione sono vani e repressi da esercito austriaco (Italia) e russo (Polonia).

Nei due cicli rivoluzionari l'Italia è stata sempre coinvolta, segno dei nuovi sentimenti che animavano il periodo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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