Corso di storia dell'Ottocento e del Novecento mod 1
Prova scritta - breve pre test
(Prima parte della prova scritta) con una serie di domande. Tipologie domande: domande a risposta chiusa con 4 possibilità, accoppiamenti fra due opzioni da collegare (date-evento), breve definizione di termini o concetti, tre affermazioni vero o falso con correzione delle false. Per passare alla seconda parte della prova bisogna superare la prima parte.
Per i 6 cfu: 5 domande (10 minuti per rispondere) (minimo per passarla 3 domande su 5). Se non viene superata non vanno avanti neanche alla correzione.
Superato il pre test puoi avere la seconda parte. Domande aperte. Per i 6 cfu: 4 domande aperte (1 h e 50 minuti). Sono domande molto ampie e che necessitano una breve riflessione. Avremo fogli di minuta per elaborarla. Esempi: impero napoleonico, Piemonte liberale e Cavour, rivoluzione 1848, Russia dalla guerra di Crimea alla Rivoluzione del 1905. Ricorda che bisogna partire da un contesto e rispondere alla domanda in modo preciso. Fare attenzione al periodo storico e all'arco temporale richiesto. Aggiungere dei dettagli: nomi personaggi principali, date, questioni storiografiche.
Finito il tempo si ritirano le prove. Per i 6 cfu è finito l'esame. Il punteggio attribuito al pre test serve a confermare o no il voto della seconda prova. Bisogna portare un documento di identità. Non sono necessari fogli perché li assegna il docente. Ricordati il numero di matricola.
Quando ci si iscrive all'appello bisogna aggiungere nelle note se si dà la prova su "Ottocento" quindi modulo 1 oppure "Novecento" e quindi modulo 2.
La consegna nel voto: si riceve sulla mail istituzionale una mail in cui viene segnalato l'esito della prova. Se non si fa nulla dopo 5 giorni viene accettato automaticamente.
Periodizzazione della storia contemporanea
Ogni periodo storico ha un terminus a quo (una convenzione) e un termine ad quem, che sfugge sempre in avanti. La periodizzazione della storia contemporanea ha sempre preso come confini dei grandi avvenimenti: la rivoluzione francese del 1789 oppure la Restaurazione con il Congresso di Vienna (1814-15) oppure il 1848 come punto di svolta di tutta l'età contemporanea. Ci sono poi periodizzazioni interne: importanti per il singolo paese che le conseguenze lo hanno però trasceso. Si pensi al 1933, l'ascesa al potere di Hitler, data cardine per la Germania che però acquisisce importanza per tutta l'Europa. Tutte queste date sono convenzioni: dipendono molto dal significato che la singola nazione o continente gli dà.
Altre date cardine sono state dettate da fattori economici: Prima e Seconda rivoluzione industriale. Una data altamente significativa è il 1929 con la grande crisi economica. Delio Cantimori, storico italiano, sosteneva che concentrarsi troppo sulla periodizzazione di un periodo li faccia diventare un ente fisico. Le Goff sostiene che sia necessario però. Marc Bloch sentenziava "per lo storico come per il magistrato non vi è nulla di più importante delle date".
Il Risorgimento italiano
Si dibatte molto su questo tema. È storia del processo di unificazione dell'Italia: generalmente tende a farlo cominciare con il periodo giacobino e tende a identificarlo con tutto l'Ottocento, fino a Giolitti. Molti l'hanno fatto cominciare con la Restaurazione (1814-15), altri con i primi moti del 1820-1821. Molti lo hanno fatto concludere con la Breccia di Porta Pia e l'istituzione di Roma come capitale. Un'altra visione ancora voleva far concludere il risorgimento inglobandovi la Prima Guerra Mondiale: questa guerra veniva vista come una quarta guerra d'indipendenza siccome si erano ottenute le terre irredente.
Le grandi rivoluzioni del 1700
Dalle grandi rivoluzioni del 1700 gemmano le convinzioni di uguaglianza e libertà e scaturisce la necessità di nuove istituzioni che sostituissero l'assolutismo. L'ancien régime crolla, ma le cause le possiamo trovare già nella metà del 1700. Queste cause sono:
- Premesse culturali e politiche, col rifiuto da parte degli illuministi dell'assolutismo monarchico, delle inuguaglianze dinanzi la legge;
- Premesse demografiche con l'aumento della popolazione;
- Premesse agricole, con le innovazioni e l'introduzione di nuovi alimenti introdotti dai nuovi scambi commerciali;
- Premesse tecniche-scientifiche (macchina a vapore);
- Premesse sociali, con la nascita della fabbrica.
La grande rivoluzione francese mise a punto due delle tre grandi questioni dell'Ottocento:
- Libertà politiche e civili;
- Nazione e popolo, identificata con la borghesia;
- La questione sociale dovette attendere l'espansione dell'industrializzazione a tutti i paesi. Fu il 1848 a riproporre tutte le tre grandi questioni.
Due strade maestre percorsero l'Ottocento:
- Sistemi parlamentari;
- Stati nazionali.
Entra in scena la nuova concezione di nazione. Il nodo centrale dell'Ottocento è il problema della nazionalità, sia per quelle affermate sia per quelle negate. Fu un fenomeno che riguardò tutta l'Europa e anche buona parte del Sud America. Questo movimento tocca tutte le classi sociali e si mescola con il Romanticismo. Gli storici diventano vettori di diffusione di tradizioni delle nazioni.
Le rivoluzioni atlantiche
Comprendono: la rivoluzione americana, la rivoluzione francese e la sua esportazione in Europa, ossia la vicenda napoleonica. Prima di concentrarci su questi temi bisogna soffermarsi su alcuni concetti più generali che sono però fondamentali per lo studio di questi fenomeni. Bisogna prima di tutto tener conto delle due strade maestre che attraversano l'Ottocento:
- Sistemi rappresentativi parlamentari, che si snodano intorno ai temi dello stato, della rappresentanza politica e dei diritti. Dalle affermazioni di uguaglianza e libertà scaturiva anche la necessità di nuove istituzioni che sostituissero l'assolutismo e garantissero quelle affermazioni.
- Stati nazionali.
Prospettiva transnazionale (evidenziare collegamenti fra eventi e luoghi): L'inizio del processo storico che ha condotto alla formazione e poi alla diffusione dei regimi politici democratici possono essere rintracciati nel ciclo delle rivoluzioni atlantiche. Questo termine fa riferimento alla Gloriosa Rivoluzione, Rivoluzione Americana e Rivoluzione Francese, anticipate dalla Rivoluzione puritana e accompagnate dalla Rivoluzione Industriale. Sono tutti eventi che sono a cavallo di età moderna ed età contemporanea che portano alla formazione della borghesia, che noi oggi chiamiamo classe liberale. Secondo Godechot e Palmer le rivoluzioni americana e francese sarebbero state manifestazione di una rivoluzione liberale e borghese che avrebbe segnato i modelli di società:
- Quella americana creando un nuovo modello sociale, tipicamente occidentale, attraverso una forte legittimazione dell'individualismo, dell'uguaglianza civile e di un repubblicanesimo inteso come sentimento di partecipazione diretta alla vita politica. Presero a fondamento della loro esistenza il principio che tutti gli uomini nascono e sono uguali e tali devono essere davanti alla legge. Concretizzava quei diritti naturali che molti pensatori politici avevano teorizzato.
Secondo Alexis de Tocqueville (1830-40) gli USA saranno i nuovi laboratori per l'organizzazione politica e civile, modellata su un senso di libertà storica.
Nessuno avrebbe mai pensato negli anni 70 del 1800 che l'antico regime sarebbe di lì a poco crollato. Fu però effetto di una politica poco accorta del Parlamento londinese se i coloni d'America finirono per ribellarsi. Fu però effetto della politica assolutistica francese se l'Antico Regime è crollato e si disfatto. Concentrandosi troppo nella politica estera e avendo come avversari l'Inghilterra, i problemi finanziari e le esigenze fiscali divennero un peso insopportabile. Le soluzioni che si ricercano molto spesso non portarono a nulla e altre volte ad un'altalena di tentativi avviati ma subito abbandonati. Ecco perché si precipita in fretta verso il collasso da cui poi sfocia la rivoluzione.
Sia in America sia in Francia la borghesia tentò di imporsi, avendo nelle sue file sia uomini venuti dal popolo sia uomini aristocratici, nobili, antichi proprietari terrieri, commercianti. Per questa sua varietà sarebbe più corretto chiamarle "borghesie" anziché "borghesia". L'affermazione della borghesia è un altro grande tema dell'Ottocento.
La rivoluzione americana (1774-1783)
Date e avvenimenti
Introduzione Molti storici hanno trattato questo evento come interno agli Stati Uniti, senza quindi ammettere le implicazioni che ha avuto nel resto del mondo. Solo in tempi più recenti gli storici si sono impegnati a raccontare dell'immenso impatto sociale, culturale e ideologico che ha portato in tutto il mondo. Questo grazie in particolare alla modernità democratica con cui il paese si è costruito. Le 13 colonie, che si resero indipendenti dalla Gran Bretagna, scansarono di fatto il principio monarchico da un vasto territorio, mettendo in discussione i tre pilastri fondamentali dell'antico regime: monarchia, aristocrazia e l'autorità religiosa. Eliminò quindi l'influenza religiosa sulla vita politica e indebolì il principio aristocratico. Da questa rivoluzione nacque una repubblica completamente nuova che incarnava una visione sociale completamente opposta a quella esistente, basata sulla libertà individuale e sull'uguaglianza dei diritti civili. Segna quindi una profonda cesura in tutta la società dell'Occidente.
Il fatto che sia avvenuta proprio nelle colonie americane inglesi non è un caso: nulla di simile era accaduto negli insediamenti spagnoli o portoghesi. Nel caso delle colonie inglesi in Parlamento di Londra si ispirava ad una serie di orientamenti:
- I coloni dovevano esclusivamente contribuire alla prosperità della madrepatria.
- Erano vincolati, nella loro vita economica, da restrizioni protezionistiche, ritrovandosi di fatto nella condizione di sudditi di seconda classe.
- Potevano ottenere privilegi, ovvero carte dalla corona britannica, che però non fondavano alcun diritto permanente: erano concessioni dall'alto.
- I coloni erano tenuti a contribuire alle operazioni belliche.
Le colonie constatavano che le leggi mercantilistiche della madrepatria, nella cui formazione ed approvazione esse non avevano avuto alcuna parte siccome non avevano una rappresentanza a Londra, erano d'intralcio alla loro economia. Si accorsero anche di avere sufficiente forza bellica per difendere il proprio territorio e ancora che in Inghilterra non si era neanche preso in considerazione una loro rappresentanza in Parlamento. Mentre queste idee iniziavano ad attecchire nell'ideale americano, l'Inghilterra decise di dare maggiore coesione alle colonie, rivendicando la propria autorità in campo fiscale. Le colonie non erano più disposte ad accettarlo ed è da qui che si aprì il conflitto. Da una fase di discussioni costituzionali, si arriva ad una fase insurrezionale conclusa con la vittoria dei coloni, grazie anche all'aiuto militare francese.
Per comprendere appieno la Rivoluzione Americana bisogna tener presente l'importanza che hanno avuto:
- Le idee di Locke, in particolare l'idea che uno stato nasca dal consenso popolare.
- I ceti più importanti, che si fecero promotori del movimento indipendentista, trascinando con sé i ceti subalterni ed isolando ogni minoranza fedele al re.
- I ceti subalterni, che furono conquistato dall'idea dell'indipendenza e da una libera espansione delle terre verso ovest. Rispetto ai proprietari legittimi di quei territori, ovvero gli indiani d'America, nessuno ebbe pensieri.
Si pensi al travaglio che vissero gli Stati Uniti per darsi una forma organizzativa solida. È un processo che durò una decina di anni che approdò alla Costituzione del 1787, tutt'ora in vigore, in cui si seppe tutelare l'autonomia dei singoli stati e creare un'organizzazione federale particolarmente forte.
Formazione e sviluppo delle colonie americane
All'inizio del XVII secolo, la Compagnia della Virginia, nata da un'associazione di mercanti londinesi, aveva ottenuto dalla corona i privilegi per sfruttare la costa atlantica dell'America del Nord e stabilì alla foce del fiume James il primo insediamento stabile, Jamestown. Negli stessi anni i francesi procedevano per la ricognizione su tutta la valle del Mississippi, mentre altre colonie olandesi si stanziavano sulla costa, fondando nel 1624 la città di Nuova Amsterdam (attuale New York).
Nel secondo decennio del XVII secolo, la colonizzazione inglese venne favorita dalla migrazione di persone appartenenti a diverse sette religiose, soprattutto di orientamento puritano, le quali cercavano un luogo in cui poter essere liberi di esercitare il proprio culto. Si ricordi il viaggio del 1620 dei padri pellegrini di una congregazione calvinista e la fondazione della colonia di Plymouth, nel New England.
Nel corso del Settecento si definiscono le peculiarità delle tre grandi macro aree nord americane in cui sono inseriti gli stati coloniali inglesi.
- La prima macroarea è quella meridionale, Virginia, Maryland, South e North Carolina e la Georgia, nella quale dominano i latifondi agricoli riservati alla coltivazione di riso, tabacco e cotone.
- C'è poi la macro area centrale, New York, New Jersey, Delaware, Pennsylvania, in cui si integrano il commercio navale e la cerealicoltura.
- Infine la terza macro area, quella settentrionale, Massachusetts, Connecticut, Road Island e New Hampshire, che sono il cuore della prima colonizzazione inglese e hanno un'economia mista, agricola e manifatturiera. Il porto di Boston è il centro propulsore di questa zona.
Nel corso del XVIII secolo, le colonie inglesi conobbero uno straordinario sviluppo, sia demografico (alta fecondità, nuovi immigrati) sia economico, acquisendo posizioni di forza rispetto alla madre patria, cioè le ragioni dello scambio commerciale volgono a loro favore. Crescono le esportazioni di legname, fondamentale per l'economia britannica, di grano, tabacco, cotone ma anche le navi stesse, fabbricate nei cantieri americani. Diminuisce però l'importazione di merci dall'Inghilterra. Quando, nel 1764-65, il Parlamento inglese impone la tassa sullo zucchero e la melassa ed una sugli atti d'ufficio. Le colonie ritengono queste imposizioni fiscali completamente inique ed eccessive, che nascono le prime forme di resistenza delle 13 colonie, che decidono per il boicottaggio delle merci inglesi.
A Boston, nel 1770, un contingente inglese spara sulla folla che dimostrava contro queste nuove tasse e provoca 5 morti. Questo giorno viene ricordato come il Massacro di Boston e suscita un forte sdegno e contribuisce ad aggravare i rapporti già tesi fra le colonie e la madrepatria. Negli anni successivi le posizioni si radicalizzano ancora di più e continua la protesta contro la tassa sul the. Nel dicembre 1773, i coloni, per protesta contro la concessione del monopolio della vendita del the alla Compagnia delle Indie Orientali, affondano tre navi cariche di the ancorate nel porto di Boston (Boston Tea Party). Seguono ritorsioni da parte del governo britannico a cui i rappresentanti delle colonie rispondono stringendo la loro alleanza e rivendicando l'auto governo nel Primo Congresso Continentale, tenutosi il 5 settembre 1774 a Philadelphia. In questo congresso si era disconosciuta, in modo formale, l'autorità del Parlamento inglese.
L'Inghilterra non sente ragioni: manda quattro reggimenti nelle colonie per riportare l'ordine. I funzionari ritenuti colpevoli di appoggiare i ribelli vengono riportati in Inghilterra per essere processati. Inoltre si dispone il blocco del porto di Boston, cuore dell'economia. Era radicata, in Inghilterra, la convinzione che le colonie fossero troppo diverse fra loro e non si sarebbero dunque mai alleate, cosa che invece viene smentita nei Congressi Continentali. Si arriva così al Secondo Congresso Continentale, nel 1775, dove il conflitto politico si trasforma in scontro armato. I 13 stati votano a favore di un reclutamento di un esercito, il cui comando viene affidato a George Washington, e decidono anche per l'emissione di una moneta americana, assumendo l'autorità di governo delle colonie.
In tutto ciò devono superare le resistenze dei moderati e dei lealisti, cioè chi rimase leale nei confronti della monarchia di re Giorgio III. Alla fine prevale la posizione più indipendentista, arrivando ad ottenere l'approvazione della Dichiarazione d'Indipendenza del 4 luglio 1776, data di nascita degli Stati Uniti d'America. Il testo è opera di un virginiano, Thomas Jefferson ed elenca 28 punti in cui enucleate le ingiustizie subite. È un vero atto di accusa verso il sovrano: l'iniquità del re è indicata come causa del distacco americano dall'Inghilterra.
Molti insorti, fra cui Washington, sostenevano che gli insorti volevano liberarsi delle restrittive leggi imposte alle colonie, ma non dalla sovranità inglese. Il re doveva essere a capo di un corpo politico federale, quindi. Giorgio III rimase nella sua posizione ostinata e ciò finì per scatenare ancora di più la reazione degli insorti. Questo spiega come mai ci furono, nelle grandi città, momenti di pubblica protesta contro il re, culminando con l'atterramento della sua statua (New York, 9 luglio 1776).
Scoppia la guerra armata: l'Inghilterra, nonostante le truppe ben addestrate, aveva una scarsa conoscenza del paesaggio e l'ostilità di tutta la popolazione. L'esercito americano invece è composto principalmente da volontari, talvolta privi di esperienza, e da simpatizzanti accorsi da tutta l'Europa. Fu determinante l'appoggio di alleanze esterne, soprattutto dalla Francia, per contribuire alla vittoria delle colonie.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia dell'Ottocento, prof Cavicchioli, libro consigliato Storia contemporanea, vol. I, L'Ottocent…
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Teodoro Tagliaferri, libro consigliato Storia contemporanea vol. I l'Ot…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Pivato, libro consigliato: Storia Contemporanea, vol. 2: Il Novecento, …
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Cuzzi, libro consigliato Il Novecento, Detti, Gozzini