LEZIONE 1 - 02/03/2021
N.B.: La parte politica inserita nel programma non riusciremo a farla.
Faremo maggiormente la parte del corpo dipinto, che più rimanda al fenomeno del divismo. È necessario capire la
realtà in cui si vive per partecipare a questa realtà, orientarsi, per viverla e per essere cittadini attivi (per essere
cittadini attivi bisogna decifrare ciò che ci capita). Le cose più difficili da decifrare sono proprio quelle del presente,
in quanto è più difficile capire un fenomeno del presente che uno del passato. Sul passato abbiamo maturato una
differenza, possiamo cogliere le discontinuità e questo ci aiuta a capire, mentre capire invece come si fa e perché si
fa ore è più difficile. Si può, però, raggiungere con la storia perché con essa possiamo creare uno spazio di tempo
intorno ad un fenomeno che ci permette di coglierne le trasformazioni.
La storia è una dimensione del tempo.
Testi inseriti nel programma:
La storia culturale.
È il testo più astratto ma diventa poi il più concreto perché ci aiuterà a capire che non si può parlare in modo generico
di storia, ma bensì parlare di quale storia, quali metodi adottiamo per indagare il nostro passato e il nostro presente,
che si differenzia da ciò che era il nostro passato, nella continuità o nella rottura
È una disciplina che è stata resa rigorosa nella seconda metà dell’800 quando si sono formati gli Stati Nazionali in
Europa (nazioni che ancora oggi sono nella carta politica d’Europa). In particolare, i governanti hanno avuto bisogno
della storia per illustrare ai loro cittadini in quali paesi vivessero, quali erano le norme, i riferimenti, i miti nazionali,
le tappe che hanno segnato l’identità del paese, com’è nato e come si è formato, i suoi critici, monumenti, lapidi.
Noi ora non facciamo più quella storia, che era una storia politica: ad oggi non siamo più attratti da questo tipo di
storia, ma neppure ad una storia che sia una sorta di matematica delle date.
Oggi alla storia non chiediamo più la vita di un uomo, ma piuttosto cosa mangiavano nell’800, perché avevano quel
tipo di corpo che, guardando le foto, subito ci colpisce (sembrano giovani, ma non lo sono in realtà, sono un po’
gobbi, donne ancora giovani che sono già date per vecchie, ecc.).
Più che una storia politica, la nostra è una storia sociale o, come dice Burke, una storia culturale: è la storia delle
tradizioni, è la storia di come viene raffigurato il corpo, l’importanza di altri fattori come ad esempio la musica, le
emozioni.
Noi viviamo in un regime climatico, dentro una geostoria, dentro un territorio che ci forma, che forma il colore della
nostra pelle, che forma ciò che preferiamo a tavola. È un accomunare tra ciò che siamo e ciò che consideriamo essere
la natura e come noi abbiamo adattato questa natura a noi, alle nostre esigenze, come l’abbiamo trasformata, come
l’abbiamo coltivata (quali piante si adattavano a questo clima geografico). Tutto ciò entra nella nostra cultura,
persino nel cerimoniale religioso.
Avvicinando gli alunni a fare storia in questo modo, in una prospettiva di storia sociale, potrebbero essere
maggiormente interessati. Per avvicinare e interessare i giovanissimi la prospettiva della storia sociale è
fondamentale. Partiamo dall’oggi per interessare.
Storia della bellezza.
Testo che caratterizza maggiormente il corso, dedicato al tema affascinante del corpo sociale degli italiani (genere,
bellezza negli ultimi tre secoli). Parleremo della storia delle bellezza che è anche una bellezza di genere: c’è una storia
della bellezza femminile e una storia della bellezza maschile (meno caratterizzata perché l’uomo non aveva il dovere
di essere bello: oggi si trucca, va in palestra, ma ieri l’uomo non curava il proprio aspetto poiché era già il padrone
della società, non aveva bisogno di piacere). Il corpo degli italiani non è solo abbellito: è la storia del corpo degli
italiani.
Avere un corpo non è così semplice poiché non lo abbiamo sempre avuto. Il corpo è una costruzione culturale, è
carne e ossa in una certa società. Non è solo ideologia, ma è anche cultura, è filtro morale (cosa si può far vedere e
cosa si deve nascondere). C’è una moralità che dipende da una società: ad esempio, ciò che si può far vedere in
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Europa non è lo stesso di ciò che si può far vedere in altri Paesi. È un corpo da abbellire, ma ciò che è bello nella
cultura occidentale non è subito bello e condiviso come tale da altre culture (ad esempio in Asia, Cina, Africa i modelli
sono ben diversi).
Nella costruzione culturale dobbiamo introdurre nuovamente il tempo: siamo nel mondo occidentale e partiamo dal
Rinascimento per arrivare fino ad oggi. Ma perché siam partiti dal Rinascimento? Lo studio deve essere scelto. Il
Rinascimento può essere una buona scelta per noi europei poiché è da tale periodo che nasce un corpo che già
riconosciamo come nostro: il senso dell’individualità, il dire “individuo”, i diritti dell’individuo, la passione di truccarsi,
la passione di essere diverso dalla folla, dagli altri. Faremmo più fatica a vedere questa emersione della libertà del
singolo, che oggi è sacra, se partissimo dal Medioevo. Dal Rinascimento (tardo 400) già intravediamo quello che
saremo.
Vedremo come cambiano i modelli, come cambia il corpo della donna, cosa si pretende dalle donne, quando ci
saranno le ribellioni delle donne, ecc. Nella storia della bellezza c’è anche la storia dell’imbruttimento, in quanto c’è
anche chi rifiuta il modello di bellezza. Alcuni sono per aumentare la sensualità, altri per negarla.
Le Olimpiadi della bellezza
I primi 20 anni del concorso sono molto significativi per l’Italia perché quando Miss Italia viene fondata siamo ad un
anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in un paese distrutto, in piena miseria, con corpi tutt’altro che pronti
per fare un’olimpiade di bellezza. Miss Italia racconta da un altro punto di vista la storia della rinascita italiana, che
noi iscriviamo nei gradi sarti della moda degli anni 70-80 (Versace, ecc.), ma che invece vedremo formarsi via via
copiando la Francia, proprio in quei primi 20 anni. In questo concorsi vinse il corpo di ragazze che non avevano avuto
nulla (alcune non avevano neppure il costume per presentarsi alla manifestazione, alcune avevano intagliato la tenda
di casa per realizzarlo).
L’Italia, Paese punito dalla Seconda Guerra Mondiale, era partito con grandi ipotesi imperiali con Mussolini e il
fascismo (l’Italia era diventata, secondo questa retorica, una grande potenza pronta ad espandersi con circa 40
milioni di abitanti), ma in realtà si trova sconfitto, punito da queste pretese e deve ripartire dalle macerie: invasione
del territorio, bombardamenti, eserciti anglo-americani, soldati italiani fatti prigionieri e fatti lavorare nei campi di
concentramento, ecc. È un Paese che deve farsi perdonare di fronte alla comunità nazionale per questi sogni di
grandezza poiché è stato, insieme ad Hitler, tra gli iniziatori del conflitto e rischia di essere fortemente punito nei
Trattati di Pace (e in parte lo sarà per davvero).
Si ripresenta poi sulla scia internazionale in modo pacifico con le sue belle ragazze, con un concorso di Missi Italia,
che poi concorreranno per Miss Europa e Miss Universo (gli altri Paesi sono già più organizzati, hanno già le agenzie
di moda, hanno i prodotti a buon prezzo, hanno agenzie pubblicitarie attrezzate, ecc.).
Attraverso la storia del corpo femminile si fa un pezzo della storia dell’Italia.
Tuttavia, i giornalisti annunciano il concorso con una certa altezzosità, ritenendolo una cosa frivola, stupida, lo
trattano come se le ragazze fossero candidate alla prostituzione, ma come se barassero, come se volessero diventare
prostitute senza dirlo. Ecco che i giornalisti presentano le ragazze con un linguaggio mai serio, irrisorio (linguaggio
maschilista degli anni 50-60).
Il trionfo del corpo.
Testo soprattutto centrato sulla seconda metà del ‘900. Contiene un po’ tutti i libri precedentemente citati. Si fa una
lettura del corpo negli ultimi 30 anni. Noi oggi siamo tutto corpo e il corpo umano è al centro della società.
Questo sembra una banalità, ma non lo è, anzi è difficile da spiegare. La materia è complessa perché noi oggi non
sappiamo cogliere tutte o molte implicazioni che derivano dal porre il corpo al centro della nostra realtà sociale.
Ad esempio, 50 anni fa il corpo era così al centro della realtà sociale? No, anzi, chi lo avesse posto al centro della
realtà sociale e avesse detto per ipotesi che non avrebbe potuto fare qualcosa al proprio corpo per non rovinare la
fisicità o perché stancandosi troppo rovinerebbe la propria ossatura, sarebbe stato giudicato narcisista,
estremamente egocentrico ed egoista, un vagabondo che sfugge al lavoro pesante. Se è un uomo, non è neppure
davvero virile poiché si spaventa davanti al lavoro duro.
Porre il corpo al centro della società comporta una ri-significazione di tutto il mondo che sta intorno, anche per le
implicazioni religiose (tutto corpo, ma l’anima dov’è?) e poteva portare l’individuo al peccato sempre più grave. Per
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le donne l’implicazione è ancora più pesante: una madre deve curare il suo corpo o è educata a dare il suo corpo
prima di tutto ai figli (madre letteralmente divorata dall’infanzia che per tutta la sua vita ha la missione di dimenticare
se stessa per la maternità)?
Dunque, mettere il corpo al centro della società, dove oggi è, significa fare uno sforzo per capire cosa è diventata la
società e per capirlo occorre allontanare il tempo, vederlo in prospettiva storica individuandolo nel tempo lungo,
iniziando almeno dall’800.
Juvin, sociologo, lo fa e proietta la sua analisi centrata sulla seconda metà del 900 fino a ieri sull’800 per dire cosa
non era e quindi per capire cosa è diventato. In questa proiezione Juvin, non essendo uno storico, fa anche qualche
errore, ad esempio affermando che nell’800 il corpo non c’è poiché un’invenzione del tutto recente (che sia del tutto
recente è vero, ma che nell’800 non ci fosse non è vero).
Nell’800 il corpo viene scoperto, la gente si accorge di avere un corpo e inizia ad abbassare l’anima, la quale inizia a
pesare un po’ meno, per lasciare il posto alla cura della salute, alla cura della fisicità, della propria vita (pari
all’allungamento della durata della vita media). Già l’800 ha regalato al mondo occidentale 10 anni di prospettiva di
vita rispetto al 700.
Il corpo diventa proprietà dell’individuo. Questa è la grande scoperta del corpo: scoprire di essere padroni e gestori
dell’unica ricchezza personale che abbiamo, l’avere questo corpo da curare, da far sentire bene, da affinare
culturalmente (senza poesia e letteratura non abbiamo le parole per vivere i sensi del corpo, le emozioni del corpo).
Anche i sentimenti hanno una storia, appartengono alla storia del corpo: quando il corpo è valorizzato si può
permettere quei sentimenti.
Quando una donna può permettersi di stare con qualcuno solo per amore? Al tempo del matrimonio combinato se
lo poteva permettere? No, ma non se lo poteva permettere neppure al tempo del matrimonio d’amore romano (fine
800) perché anche all’ora i sentimenti si figuravano in teoria al primo posto per un matrimonio, ma nei fatti certe
libertà non erano ammesse.
Ecco che dobbiamo sempre aderire e fare attenzione a questa costruzione storica di questi elementi apparentemente
impalpabili, che appartengono invece alla mancata alla valorizzazione del corpo o alla mancata valorizzazione del
corpo (es. l’assenza di certi sentimenti).
Juvin si occupa, per quanto riguarda la fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, di cosa è diventato il corpo, la
lunga vita, la proprietà dell’individuo sul proprio corpo (tatuaggi, piercing), il corpo che è diventato il centro della
nostra società.
N.B. Nel manuale delle superiori inquadrare alcuni temi. Per il corpo i grandi quadri storici sono la
modernizzazione: la nuova medicina, i mezzi di comunicazione, i collegamenti, rivoluzione industriale, trasporti, le
guerre mondiali.
Parti del manuale: la modernizzazione, la nuova medicina, collegamenti e trasporti, modernità e rivoluzione
industriale, medicina, le due guerre mondiali che sono la rivelazione di quella modernità. In poche parole
qual è il grande segno della modernità per capire cos’è il fenomeno della modernizzazione (non gli interessa
la data)
Nelle slide è sintetizzato il percorso metodologico, integrando quello che è presente nei testi di Burke.
INTRODUZIONE
Perché la storia del corpo è così recente? Cosa ha bloccato gli storici? Perché non si sono accorti del corpo e l’hanno
ignorato per tanto tempo?
Potremmo rispondere attraverso le parole di Corbin (studioso del corpo): “Essi hanno ceduto alla rivolta della
sensibilità che inibisce la comprensione. Il rifiuto di un confronto con l’indicibile, il disgusto, hanno prodotto […] una
storia accademica edulcorata, pronta a rifugiarsi nell’eroicizzazione o limitata alla citazione di qualche episodio
simbolico”.
Hanno, quindi, rifiutato di trattare una materia che faceva impressione. Cosa ci imbarazza del corpo? Non tanto oggi,
ma ieri, quando si doveva fare la storia del corpo, gli storici hanno ubbidito a quella rivolta della sensibilità comune
perché infodno parlare del corpo significava parlare di ciò che può essere disgustoso, repellente, di ciò ci può
accumunare all’animalità, la decomposizione, la morte. 3
Cosa ha inibito gli storici? Gli storici non hanno avuto il coraggio di ribellarsi a questa sensibilità comune che
respingeva questa cosa: si sentiva imbarazzata a parlare di decomposizione, invecchiamento, ecc.
Quando si parlava delle guerre non si parlava mai dei corpi distrutti dalle armi, dei corpi resi immobili, resi invalidi.
La storia delle guerre era la storia degli eroi.
Gli storici, nel volere evitare di urtare la sensibilità comune, hanno trascurato il corpo. Ma in questo modo, come
dice Corbin, è stata costruita una storia accademica edulcorata, abbellita con un po’ di zucchero nella realtà amara.
Così ci si inibisce di capire cos’è l’amaro: gli storici, dimenticando il corpo o negandosi le vicende del corpo, si sono
rifugiati in una storia eroicizzante salvo evitare qualche episodio simbolico (es. calcolare i morti della Prima guerra
mondiale ogni giorno, ma tuttavia occorre andare dietro quella quantità: il calcolo della quantità può essere persino
esaltatorio, ma vedere come quei corpi sono stati ridotti è un’altra cosa).
Ciò che ci apparenta con la natura come corpi ci spaventa poiché in natura c’è il decadimento fisico, la vecchiaia, la
morte, ecc. Tante volte l’abbellimento mira proprio a nascondere questo (es. il botox, il footing, ecc.).
Gli storici si sono autocensurati per molto tempo e non hanno visto il corpo e la
storia, le loro sofferenze. Si sono rifugiati nello studio dell’eroizzazione,
nell’immaginario oppure hanno fatto l’esaltazione dei martiri caduti per la patria
(sono eroi) facendone solo una storia delle virtù e non una storia del corpo.
La storia dell’immaginario che è stata intorno alle guerre è la storia del linguaggio
politico, della propaganda, il numero dei morti che il progresso tecnologico
ragiunto (capacità di abbattere il nemico).
Quello che viene studiato devia dai corpi. Anche se sembra che in una guerra si
studino i corpi (si parla di morti, nemici uccisi), ma non è così poiché affrontata
dal lato del corpo diventa una storia più complessa e più vera.
Esempio di manifesti appesi durante la Prima Guerra Mondiale: soldati
raffigurati che non provano paura, non figura dolore. La fisicità del soldato
è la volontà eroica, ma il corpo com’è? Cosa mangia? In quali condizioni
fisiche vive? Cosa significa non poter dormire sotto i bombardamenti?
Questa corporeità non c’è ancora nella propaganda di guerra.
Esempio di giornalino sulla propaganda di guerra diffuso nelle trincee. Giornalino
contro i vigliacchi che hanno l’idea di farsi catturare dal nemico per finire in un campo
di prigionia e salvare la pelle. Vengono raffigurati senza schiena, svuotati di virilità. Lì
dove si vuole scoraggiare si fa un cenno al corpo per “non sei più uomo”.
Esempio di Manifesto del settimanale illustrato del corriere della sera (1921). La
Prima Guerra mondiale era finita da tre anni e il Governo italiano decide di fare
una cosa che fanno anche gli altri paesi che hanno partecipato al conflitto
(Inghilterra, Francia, Stati uniti). Siccome la Guerra è così devastante per i corpi
che non solo uccide, ma ne annulla le identità, i governanti decidono di eleggere
un Senza nome (Milite ignoto) e di farne le eroe di tutti pur senza nome.
Noi ancora oggi partecipiamo alle manifestazioni del Milite Ignoto, che ogni
anno coincide quasi con la festa dei morti (2 novembre), il 4 novembre si celebra
il milite ignoto, soldato senza nome, seppellito a Roma sull’altare della patria,
dov’è ancora oggi e che ancora oggi celebriamo. 4
È un corpo smembrato al punto tale che non gli si può più dare un nome (destino di oltre
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