TECNOLOGIE DIDATTICHE 12/02/2020
CAPITOLO 1: MENTE E MEDIA. QUALE INTERAZIONE COGNITIVA PER APPRENDERE
Quali sono le dinamiche che possono presentarsi quando un soggetto interagisce con una tecnologia cognitiva, cioè un
dispositivo capace di influenzare i suoi processi mentali? Qual è l’interazione tra la mente e i media?
Mente è una parola un po’ ambigua tuttavia possiamo almeno distinguerla da cervello.
La scelta di usare mente invece di cervello, ci orienta verso un tipo di approccio: se trovassimo, o laddove trovassimo
scritto “cervello” e media allora significa che saremmo interessati ad interrogare il funzionamento biologico, o meglio,
neurobiologico del nostro cervello quando siamo impegnati in un compito come l’interazione con i media e che quindi
presuppone l’uso dei diversi medium.
Quando invece parliamo di MENTE facciamo riferimento a una nozione un po’ più vaga perché non ha un referente
concreto come il cervello. Quest’ultimo, benché non lo possiamo tenere tra le mani, ha una sua materialità, è un
oggetto fatto di neuroni, sinapsi, circuiti elettrici, reazioni chimiche ecc.: quindi abbiamo qualcosa di materiale con cui
confrontarci.
La mente è più un’idea di stampo e matrice cognitivista. E’ un’idea preziosa perché prima che si potesse parlare di
mente, gli studi psicologici rifiutavano di poter trovare una spiegazione al nostro comportamento: posto che non posso
aprire la testa/cervello di qualcuno e vedere che cosa succede a livello del cervello, fino a che non si è potuto parlare di
mente, la nostra testa rimaneva una “scatola nera”. La “scatola nera” è una metafora che fino ai primi decenni del ‘900
era ancora una metafora in uso.
Tutto ciò che era osservabile poteva essere preso in considerazione, tutto ciò che non era osservabile no e quando si
parla di “mente” non c’è quasi nulla di osservabile perché appunto è un idea di tipo astratto. Tuttavia, questa idea
astratta è stata presa in carico dal COGNITIVISMO.
Il cognitivismo ha formulato delle filosofie sulla mente e ha formulato delle ipotesi di funzionamento della mente.
FILOSOFIA DELLA MENTE: vuol dire concezioni sull’influenza che la mente ha nel nostro comportamento. Come cioè
il nostro mondo interiore influenza il nostro comportamento. Ma anche idee su come funziona la nostra mente:
l’idea che la nostra mente funzioni in maniera non separata dal corpo, per esempio, è una filosofia della mente, è un
modo di concepire la mente.
Dopo gli studi che sono stati supportati, in questo caso, anche dagli studi neuro biologici e neuro psicologici (per
esempio Damasio): c’è stato un conforto anche dell’altro approccio neurobiologico e neuroscientifico che ha
corroborato queste filosofie. Quindi queste idee di funzionamento della mente hanno trovato poi riscontro anche in
approcci diversi.
IPOTESI DI DESCRIZIONE DEL FUNZIONAMENTO DELLA MENTE: come funziona la mente, come posso descrivere il
funzionamento della mente.
Questa cosa qua l’ha fatta il cognitivismo e il cognitivismo lo ha fatto utilizzando delle metafore. Cioè ha utilizzato
dei mondi di significato per spiegare la questione: una delle metafore che viene utilizzata ancora oggi, è la metafora
della hardware e del software di un computer.
Ci troviamo nei primi decenni del ‘900 e si propone come modello metaforico di descrizione della mente il modello
del computer dell’hardware e del software. Il computer è fatto di hardware (scheda grafica, il modo per far
funzionare le immagini, la memoria, la ram, le memorie periferiche) e software (es. pacchetto office).
Perché hardware e software?
Immaginiamo che l’hardware fosse il nostro cervello (il dispositivo attraverso cui facciamo funzionare le cose) e il
software ci permettesse di processare le informazioni. Il nostro hardware del computer è fatto di dispositivi che
comprendono solo un linguaggio, quello di sequenze binarie 1 – 0: la combinazione di sequenze 1 – 0 fanno delle
istruzioni per il nostro computer. Eppure noi stiamo ora lavorando su word in una forma molta diversa.
Cosa è successo nel mezzo?
Che quel nostro hardware che si trova dentro al computer, processa quelle informazioni e le fa diventare il file,
l’icona, il comando ecc. Quindi il software processa le informazioni che provengono dall’esterno perché un
computer è stato programmato per fare quella cosa li.
Quindi allora metafora mente come computer fatto di hardware e di software: l’hardware è come il nostro cervello
e il software è come i nostri processi cognitivi, come la nostra mente.
Qual è l’idea allora?
L’idea è che la nostra mente, attraverso i nostri sensi (nel computer bisogna mettercele dentro le informazioni, noi
invece le recepiamo attraverso i nostri sensi), recepisce le informazioni, questi sensi che recepiscono le informazioni,
arrivano al nostro “hardware” (cervello), vengono codificati, elaborati e processati (siamo degli elaboratori di
informazioni) per questo si utilizza la parola PROCESSO COGNITIVO: non ci sono dei processi che possiamo
visualizzare e schematizzare. Li schematizziamo e li visualizziamo per comprenderli, per poterci lavorare sopra, però
avviene tutto nella nostra testa. Un modello di descrizione del funzionamento della nostra mente è quello di una mente
che funziona come elaborazione di informazioni provenienti dall’esterno (quello che vediamo, tocchiamo, sentiamo):
una serie di input esterni che noi elaboriamo. E’ per questo che tra i processi cognitivi ci inseriamo la MEMORIA perché
per elaborare delle informazioni mi servo di quello che già so, quello che ho già depositato nella mia memoria.
La memoria, in ultima analisi, è un pezzo di hardware, esattamente come il mio computer.
Esempio: vedo quel cappotto rosso e se non ho disfunzioni e non sono daltonica, so che è un cappotto rosso. Il
fatto di chiamarlo rosso dipende da processi altri di tipo linguistico, però abbiamo una parte del nostro cervello,
che è il cervello visivo, che ci permette di riconoscere l’informazione che rimbalza nella mia retina, viene
lavorata da quella parte del cervello e mi permette di dire che quella roba li è rossa. Questo processamento da
quell’input visivo, percettivo in questo caso, al fatto che quel cappotto è rosso: c’è un processamento di
informazioni.
Questo modello è un modello cognitivista. All’inizio nasce proprio come cognitivismo computazionale: la metafora della
computazione, dell’elaborazione è molto stringente, però ancora oggi parleremo di processi cognitivi.
I processi cognitivi sono i processi di elaborazione delle informazioni che la mente compie e che vengono attivati
quando siamo difronte a degli input. A questo livello di concezione, cioè immaginando questo come il nucleo
fondamentale dell’approccio cognitivista, possiamo ritenere che un po’ tutti gli autori che in questi anni di studi
abbiamo incontrato, gran parte si muove la dentro (Piaget, Vygotskij). Piaget e Vygotskij nonostante posizioni diversi,
però rispetto a questo nucleo possiamo entrambi collocarli all’interno della stessa concezione. Poi siccome nel tempo
questa concezione si raffina, prende degli accenti particolari, le cose cambiano.
Anche i cosiddetti costruttivisti alla fine si muovono dentro un’idea di funzionamento della mente come
elaborazione delle informazioni: solo che presuppongono che questa elaborazione si avvalga degli aspetti sociali
e non di quelli individuali. Quindi anche lì cambiano un po’ le cose, a maggior ragione il costruttivismo sociale.
Per cui oggi noi possiamo trovare che da una parte vi è un approccio cognitivista e dall’altra un approccio costruttivista,
ma all’origine emanano tutti da questo nucleo cognitivista perché prima di questo nucleo, il costrutto di mente non era
ammissibile per il fatto di non essere un costrutto osservabile.
La grande svolta è dal comportamentismo (intriso di empirismo: se io non ho una prova empirica di qualche cosa, allora
devo parlare di una “scatola nera” e non posso parlare di qualcosa di cui poter asserire qualcosa di scientifico) al
cognitivismo, poi da quest’ultimo in poi prende avvio una differenziazione più fine nel concepire la mente. Tuttavia,
tutte queste scuole di pensiero ammettono il costrutto di mente come lo abbiamo inteso.
Quindi sarà una mente che viene descritta come sede di processi cognitivi che elaborano informazioni proveniente
dall’esterno.
I MEDIA: sono ciò di cui ci dobbiamo occupare. Non pensiamo a questi solo come dispositivi tecnologici.
SIMBIOSI UOMO-TECNOLOGIA/MEDIA E INTERFACE
La prima parte del libro richiama il problema del rapporto tra mente e media richiamando l'evoluzione umana:
la mente è la mente dell'uomo,
i media sono qualche cosa con cui l'uomo è confrontato: quindi sono un elemento del rapporto io-mondo
(rapporto filosofico per eccellenza)
E quindi il testo riprende, ricolloca l’uomo nella sua storia evolutiva e ci dice che sostanzialmente proprio nella storia
evolutiva l’uomo è venuto a contatto, ha interagito progressivamente con diversi media, o diversi medium (se
l’utilizziamo al neutro). Si potrebbe dire con diverse tecnologie.
La storia dell’uomo può essere rappresentata come un processo di evoluzione protesica cosa vuol dire?
Che l’uomo utilizza la tecnologia come protesi. Questo l’avevamo già visto nel rapporto tra mente e saperi: è un
rapporto mediato dalla tecnica (si interagisce con la conoscenza e questa conoscenza è sempre mediata dalla tecnica).
L’evoluzione protesica significa che questa tecnica fa da protesi per agire sul mondo. Quindi il rapporto io-mondo è
MEDIAto dalla tecnica che funziona come protesi.
Le moderne tecnologie rispetto all’evoluzione umana (es. lo stilo per scrivere è una tecnologia molto evoluta nella storia
dell’uomo perché abbiamo milioni di anni e poi, nell’arco di un battito di ciglia, abbiamo la scrittura): la scrittura,
attraverso questo strumento, lo stilo, è una tecnologia che media il rapporto tra l’uomo e il mondo.
Evoluzione protesica (amplificatori culturali di Bruner) Bruner è stato un autore che ha interpretato i linguaggi
simbolici come media.
Per linguaggi simbolici si intende la lingua, la possibilità di potersi parlare e di potersi intendere, quindi di arrivare ad
elaborare un linguaggio di comunicazione, quello è un amplificatore culturale. Una lingua, un linguaggio condiviso
tramite cui è possibile fare entrare in contatto e in relazione le culture, le conoscenze, le persone ecc.
Anche nella musica, prima ancora delle note, prima ancora che la musica assuma una forma particolare, la
musica in se è un linguaggio simbolico e amplificatore culturale.
Prima ancora dei simboli matematici l'idea di poter guardare il mondo in termini matematici: cioè l'idea di
vedere in un campo di un agrimensore una estensione superficiale di uno spazio a tre dimensioni che poi
magiari io esprimo e codifico attraverso dei simboli.
Quindi anche linguaggio musicale, i simboli della geometria e gli emoji sono dei media, ma prima ancora lo sono le
forme culturali che questi media intendono esprimere.
Quindi Bruner parla di amplificatori culturali anche nel senso proprio dei mondi conoscitivi, dei saperi. Per noi i saperi
sono qualche cosa di molto definito, codificato ma pensiamoli nel corso della storia evolutiva dell’uomo: sono forme di
conoscenza e quelli sono amplificatori culturali.
Questo media ha all’origine un significato molo ampio.
Quando Olson ha definito l’intelligenza come l’abilità, una forma di abilità che agisce in un medium culturale, ha ripreso
questo significato della parola medium. Olson dice: “L’intelligenza è la forma di abilità in un medium culturale”. Quindi
ci sono tante intelligenze quanti media culturali. Quei media culturali erano proprio quelli di cui stiamo parlando, quegli
ambiti di attività e di esperienza musicali, motori, geometrici ecc. che prima ancora di essere definiti come saperi
autonomi, come discipline o discipline di insegnamento, rappresentano un mondo con il quale, nella storia dell'uomo,
l'uomo si trova ad agire.
Dunque, la prima idea è di interpretare questo rapporto andando a vedere l’evoluzione dell’uomo e dire che
quest’ultima è una evoluzione inseparabile dalla tecnologia, che diventa una protesi per agire in maniera più efficace nel
mondo, e queste protesi non sono solo delle protesi materiali (come la clava del Neanderthal per procacciarsi del cibo),
sono anche intese in senso immateriale, come media/linguaggi simbolici, come amplificatori culturali.
Quindi un introduzione molto generale per collocare all'origine dell'uomo questo rapporto.
Il cuore del problema è che queste azioni efficaci, che sono permesse dalla tecnologia, per noi riguardano
essenzialmente la comunicazione e la conoscenza: la dimensione comunicativa e la dimensione conoscitiva. Quindi sia
la clava, sia i linguaggi simbolici, sono tutti media interessantissimi però a noi interessano quelli che ci permettono una
migliore conoscenza e una migliore comunicazione. Quindi quei media che assolvono a una funzione conoscitiva e
comunicativa: i MEDIA DELLA CONOSCENZA E MEDIA DELLA COMUNICAZIONE.
Dagli anni 2000 la proliferazione protesica ha coinvolto sempre più la dimensione comunicativa e conoscitiva,
modificando comportamenti, spazi identitari e relazionali (siamo di fronte a una nuova condizione antropologica). Ciò
che ci interessa sono quindi i media della comunicazione e della conoscenza, quelli che riguardano l’agire comunicativo
e l’agire conoscitivo.
INTERFACCIA:
L’esempio più conosciuto e frequentato di interfaccia è quello del computer. Noi quando siamo difronte allo
schermo computer e difronte all’applicazione di word, si dice che siamo di fronte ad una interfaccia. L’interfaccia
nasce come un costrutto un po’ più generale, invece oggi si intende e quasi lo si interpreta come il layout.
Essa è il luogo in cui due sistemi si incontrano e comunicano.
Quali sono i due sistemi che interessano relativamente ai media della comunicazione e della conoscenza?
L’uomo e la macchina, l’uomo e la tecnologia. In questa chiave, se sono di fronte a un testo scritto a stampa, sono di
fronte ad una tecnologia, che ha una interfaccia, che ha un layout e che mette in comunicazione due sistemi: il
sistema uomo e il sistema libro nel quale è contenuta la conoscenza. Quindi anche il libro, da questo punto di vista,
è una tecnica che ha un’interfaccia. Perché ci interessa di esser così radicali in questa concezione?
Perché le tecnologie educative hanno interesse a capire che cosa succede in questa interazione. E allora non posso
dire che non ci sia interazione quando sono di fronte ad un libro: la mente decodifica, memorizza, attribuisce
significato, agisce per connessione ecc.
L’interfaccia è il luogo in cui due sistemi si incontrano e comunicano: uomo-dispositivo. Questo dispositivo può
essere tecnologico (libro) o può essere tecnologico-digitale (computer), ma sempre dell'interazione uomo-
dispositivo si tratta. Quindi, uomo-dispositivo viene, nelle tecnologie didattiche, concepito come sistema.
A noi interessa quelle interfacce che permettono di comunicare, che permettono una comunicazione nei due versi,
bidirezionale. Da un punto di vista educativo e didattico è il carattere di interattività e interazione che qualifica le
tecnologie della comunicazione. L’idea è quindi che in questa interfaccia uomo-dispositivo, si attivano dinamiche
(o processi se si parla di linguaggio di psicologia cognitiva) cognitive, emozionali, identitarie (che permettono di
riconoscermi, permettono di assumere altre identità: es. la gamification) e interpersonali (si utilizzano tecnologie
della comunicazione proprio per avere rapporti interpersonali) che hanno esiti sul piano educativo e psicologico.
Quindi l’interazione mente e media si basa su questo presupposto: ci sono delle tecnologie che attraverso delle
interfaccia, istituiscono luoghi di incontro tra questi due sistemi (uomo-dispositivo). Per quello che riguarda i
dispositivi che sono fatti per conoscere e per comunicare, l’assunto è che questa interazione, questo incontro attiva
processi cognitivi, emotivi, identitari e interpersonali. Ovviamente tutto ciò che fa agire la nostra mente, segna
quello che siamo e quello che diventeremo, quello che pensiamo ecc. e quindi hanno una incidenza.
MEDIUM:
Interfaccia coadiuvata da un supporto tecnologico che permette la produzione, manipolazione e negoziazione di
simboli, significati, identità e spazi virtuali.
All’interno delle tecnologie per la comunicazione e per la conoscenza, il medium è un particolare tipo di interfaccia.
Quindi è un tipo di sistema di comunicazione, un tipo di sistema di incontro uomo-dispositivo.
Qua il medium non è più la clava dell’uomo di Neanderthal che deve cacciare la sua preda, è qualcosa di molto più
evoluta ed è quello che vediamo, l'interfaccia di un dispositivo tecnologico di comunicazione come il computer. Il
libro non può essere tale perché ha un difetto in quanto esso comunica in maniera unidirezionale.
Se io devo andare a selezionare quelle tecnologie che sono per la comunicazione, allora diciamo che un medium è
un'interfaccia che permette di comunicare i cui esempi:
I medium digitali sono i computer Esempio più eclatante di interazione.
o Sono stati chiamati tali, ma vi era però il discorso della cifra distintiva e l’interattività, anche i cinema.
o La televisione è uno dei media: media di massa Negli anni 50-60, tra i mezzi di comunicazione di massa vi
o era i
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