Linguistica II: lezioni 1 e 2 - (22 e 23 febbraio 2022)
Ogni lingua, antica o moderna, è o è stata in origine una lingua parlata - Serianni.
Origine e sviluppo della lingua
Una delle caratteristiche che ci distinguono dagli altri esseri viventi è quella di comunicare attraverso un codice complesso che è solo nostro: la lingua, il codice comunicativo verbale. Ogni lingua nasce inizialmente come lingua parlata (orale) e passa al mezzo scritto in un secondo momento. Anche un analfabeta (in grado di adoperare la lingua attraverso il canale orale ma non ha competenze in quanto scrittura) sa usare la lingua sul piano orale perché si tratta di uno strumento imprescindibile in primis sul piano orale.
La lingua orale, qualunque essa sia, è soggetta a delle regole, così come la lingua scritta. Però, rispetto alla dimensione orale, il testo scritto risponde a regole più rigide. Possiamo dire che la lingua parlata è nata insieme alla comunità per la nostra esigenza innata di comunicare. Mano a mano che la civiltà è progredita, la lingua si è fatta via via sempre più complessa perché sono diventate più complesse le esigenze dell’uomo. Quando l’uomo ha iniziato ad organizzarsi in strutture sociali sempre più complesse e articolate è nato il bisogno di tradurre il sistema verbale orale (parole pronunciate a voce) in qualcosa di più stabile, che non potesse essere né modificato né dimenticato.
Quindi l’esigenza di trasporre parole per iscritto è nata presto, in primis per attività pratiche, tant’è che l’invenzione dei numeri in scrittura è documentata molto prima rispetto a quella dei caratteri alfabetici (le prime testimonianze risalgono a 37,000 anni fa, con un sistema di conteggio molto semplice costituito da semplici tacche incise sulla roccia). Con l’evoluzione della società, la scrittura si è legata al commercio: si spedivano merci e quindi si dovevano rendicontare le spedizioni in appositi resoconti di spesa. Nascono i primi Stati, che richiedono delle leggi: quindi, i sistemi legislativi non potevano essere affidati all’oralità ma dovevano essere trascritti affinché fossero stabili, immodificabili. Via via gli Stati sono diventati sempre più organizzati, si sono creati rapporti diplomatici e la lingua di comunicazione per iscritto è diventata sempre più importante.
Di pari passo a questa evoluzione della scrittura, si sono evoluti anche i supporti su cui scrivere: roccia, pietre, papiro, pergamena, carta, libro. Ciò che riguarda direttamente o indirettamente la lingua si è evoluto di pari passo con l’evoluzione della società.
Il concetto di testo
L’etimologia del termine “testo” viene dal latino “textus” (participio passato del verbo “textere”, “tessere”). Il testo va considerato come un tessuto, un intreccio, una trama di parole che mettendosi insieme secondo meccanismi coerenti danno vita ad un organismo più complesso, un messaggio comunicativo. Testo come tessuto di parole che, incastrate tra loro, danno forma ad un messaggio coerente in vari modi e possiamo considerare testo sia una comunicazione orale che una comunicazione scritta.
Che sia orale o che sia scritto, il testo presuppone comunque che ci sia:
- Un emittente (chi formula il testo/discorso)
- Un messaggio (proposto dall’emittente attraverso le parole)
- Un destinatario (chi recepisce il messaggio dell’emittente)
Sia la Divina Commedia che un cartello stradale di STOP sono testi, poiché entrambi propongono un messaggio, ma occorre fare una distinzione:
- Il cartello di STOP propone un messaggio univoco che si interpreta facilmente. L’emittente è l’ente amministrativo che regola la viabilità; il destinatario è chiunque guidi e transiti in quel punto.
- La Commedia di Dante propone un contenuto comunicativo (piuttosto che un “messaggio”): è un’opera letteraria estesa e perciò non contiene un unico messaggio, bensì una serie complessa di messaggi che, uniti tra loro, danno vita ad un contenuto comunicativo (si preferisce questa etichetta proprio per la complessità dei contenuti). A seconda dell’opera alla quale ci riferiamo non è sempre facile recepire ciò che ci vuol dire.
Il verso pronunciato dal Conte Ugolino "Poscia, più che 'l dolor poté il digiuno" non potrà mai essere interpretato definitivamente: potrebbe essere interpretato come cannibalismo o che nonostante il dolore vero fosse quello di vedere morti i propri figli alla fine è morto per il digiuno, che ha vinto rispetto al vero dolore.
L’emittente è Dante; come dice Serianni, per qualsiasi opera letteraria parliamo di qualsiasi destinatario aperto in quanto Dante scrive guardando ai suoi contemporanei, ma un letterato quando costruisce un’opera pensa in primo luogo ai posteri, sperando e contando sul fatto che possa permanere nel tempo. Naturalmente con il passare del tempo le categorie a cui l’artista/scrittore si rivolge cambiano e si aggiungono categorie che l’autore non poteva prevedere: pensando ai tempi di oggi non ci sono più i cortigiani, ad esempio, ma ci sono gli insegnanti, gli studenti. Il destinatario è aperto perché imprevedibile per la sua evoluzione).
Parliamo sempre di testi, ma sono molto diversi tra loro. Il tessuto di parole racchiude in sé una gamma di categorie estremamente ampia. Tra queste due tipologie di testo (Commedia di Dante e cartello di stop) si può attuare una distinzione fondamentale che risale al linguista Francesco Sabatini, primo a classificare le tipologie di testo in base al loro grado di rigidità (grado di rigidità nell’interpretazione di un testo):
- Il cartello di STOP ha un grado di rigidità alto, massimo (sappiamo che significato ha e non c’è nulla da interpretare): il messaggio va semplicemente acquisito. Questo dato è tipico di una categoria di testi che scritti in un certo modo sono rigidissimi (testi normativi e scientifici, es. testi matematici, giuridici, fisici): assumo semplicemente delle sentenze e non c’è nulla da interpretare. È una verità e, in quanto tale, dobbiamo essere in grado di recepirla.
- La Commedia: ha un grado di rigidità basso. abbiamo opere complesse soggette a molte interpretazioni. Dipende anche dai punti dell’opera (un passo può essere più semplice da interpretare rispetto ad un altro) e si tratta di un testo poetico: si inserisce il fattore stile che complica le cose. Quando parliamo di testi poetici parliamo di testi che producono una comunicazione che molto spesso è astratta e simbolica, quindi raramente è oggettiva. Possiamo fare tali considerazioni anche con un testo letterario poetico corto.
Esempio: “Sono un poeta // un grido unanime // sono un grumo di sogni” di Ungaretti
In queste poche parole si condensa un significato che è molto complesso. Egli partecipa alla guerra e si sente un poeta. Poi “un grido unanime”, quindi sembra rappresentare la figura del poeta vate, che si fa capofila della comunità, che ne interpreta i suoi pensieri, sogni e dolori. Quindi è un grido unanime che rappresenta tutti. Poi chiude facendo un passo indietro, per cui il grumo di sogni rappresenta quei sogni che sono stati infranti dalla guerra. Quindi analizzando il messaggio è più complesso di quello che potrebbe apparire. Inoltre, oltre all’aspetto metaforico abbiamo anche l’aspetto stilistico, per cui abbiamo l’allitterazione (ripetizione di suoni molto simili: grumo, grido). Quindi un testo letterario, rispetto a un testo che è puramente comunicativo, nasconde accorgimenti molto più complessi.
Coesione e coesivi
Oltre ai requisiti del mittente, destinatario e messaggio, i linguisti distinguono altre caratteristiche che devono essere rispettate per poter dire che un testo scritto sia corretto e funzioni. Quindi ci sono dei vincoli da rispettare affinché il testo funzioni. I prerequisiti di base che vanno rispettati sono: si fa riferimento al requisito legato ai rapporti grammaticali e sintattici tra i vari costituenti del testo.
Coesione
- Concordanza di Numero: riguarda il soggetto e il predicato. Non è un input elementare perché anche in questo aspetto si compiono numerosi errori non c’è concordanza tra soggetto e predicato.
- Esempio: Una gran quantità di penne, fogli, libri, quaderni, segnaposti, scartoffie varie *popolano il suo ufficio sconcordanza/concordanza a senso, ovvero il verbo viene concordato a senso non con il soggetto singolare (“gran quantità” singolare con valore collettivo), ma si concorda a senso con gli elementi di specificazione; perciò, il verbo non concorda con il soggetto. Una soluzione simile è molto frequente, soprattutto nel parlato che presenta il grande problema della realizzazione istantanea, a differenza dello scritto in cui abbiamo la possibilità di rileggere (retroazione). Dunque, nel parlato, involontariamente, pronunciando numerosi complementi di specificazioni, come lapsus concordiamo il verbo al plurale (il dato quantitativo induce all’errore).
- Concordanza di Genere: fondamentale la conoscenza grammaticale dei termini.
- Esempio: una *matite è stato spezzato mi trovo di fronte ad una frase elementare che comprende un lessico banale (una – matite / matite – spezzato) *un bel *abside scorretto perché abside è un sostantivo femminile *un’*amalgama scorretto perché amalgama è un sostantivo maschile.
- Un uso sbagliato della forma fa sì che i linguisti, definiti anche come meteorologi della lingua, debbano accettare anche la forma errata perché ormai così diffusa da dover essere accettata (es. diatrìba: è scorretto ma si usa comunemente questa pronuncia seppur scorretta all’origine poiché la forma corretta originaria è diàtriba la pronuncia si è diffusa così tanto da essere diventata corretta).
- Corretto ordine delle parole: in generale nella lingua italiana noi abbiamo una certa libertà nel poter disporre i costituenti frasali, ossia quei che compongono la frase, purché non si comprometta il significato del testo.
- Esempi:
- 1) Toccherà al nuovo allenatore portare la squadra alla vittoria. in generale si ha una certa libertà di disporre i costituenti frasali (segmenti di testo/gruppi di parole che insieme costituiscono la frase), purché non si comprometta il significato del testo = componenti che formano un enunciato.
- 2) Al nuovo allenatore toccherà portare la squadra alla vittoria c’è una variazione minima, ma il significato del testo, il messaggio e il significato grammaticale rimane intatto.
- 3) Toccherà al nuovo allenatore la squadra alla vittoria portare verbo in clausola = mettere il verbo a fine della frase. Questa soluzione è grammaticalmente accettabile solo se corrisponde a un uso poetico e letterario (caso in cui la lingua viene utilizzata con fine estetico). L’ordine delle parole viene cambiato per questione di stile e musicalità. Non si persegue uno scopo comunicativo, ma assume usa funzione estetica, ma nell’uso quotidiano della lingua non può seguire questo ordine, occorre avere una certa linearità. In ambito comunicativo e referenziale invece è una soluzione errata: si allontana dall’uso comune della lingua. Il significato del testo non viene compromesso.
- 4) NO: Toccherà portare al nuovo allenatore la squadra alla vittoria stravolgimento perché l’ordine delle parole deve rispettare sempre i legami logici del pensiero che vuole esprimere, altrimenti si produce un testo senza senso.
Dunque, nel disporre i costituenti frasali possiamo avere un certo grado di libertà a cui possiamo fare riferimento, a patto che l’ordine delle parole rispetti sempre i legami logici del pensiero che stiamo esprimendo a parole. Se c’è alterazione in questo senso il testo non funziona più ed è sbagliato.
Sempre nell’ambito della coesione testuale, possiamo occuparci di: coesivi e connettivi.
Coesivi
I coesivi sono elementi testuali che richiamano qualcosa di già dichiarato.
Uso dei pronomi
- Vi sono vari tipi di coesivi ma, tra questi, quelli che utilizziamo più abitualmente sono i pronomi (di cui il prefisso “PRO” sta per “che sta al posto di”, ossia un qualcosa che sta al posto del nome, che sostituisce il nome).
Esempio: Nel panorama letterario italiano Dante viene spesso citato come «padre della lingua italiana». L'appellativo gli è stato attribuito nel corso dei secoli da moltissimi letterati e studiosi, dato che nella Commedia egli è riuscito a condensare molte varietà di lingua espresse da un lessico altrettanto vario. È un testo molto elementare ma, come stiamo vedendo, abbiamo sottolineato il primo soggetto (Dante) e, poi, i pronomi che vanno a sostituirlo. Notiamo come, in questo contesto, i pronomi giocano un ruolo fondamentale nel collegare le informazioni che vengono comunicate al destinatario.
Giocano un ruolo fondamentale perché permettono di sviluppare nuovi argomenti e lo fanno facendo riferimento costante al soggetto che è stato dichiarato inizialmente, senza ripeterlo. Se io non avessi utilizzato i pronomi ma avessi ripetuto lo stesso soggetto, non avrei commesso errori dal punto di vista grammaticale. Se scrivessimo nel seguente modo “nel panorama letterario italiano Dante viene spesso citato come «padre della lingua italiana». L’appellativo gli è stato attribuito a Dante nel corso dei secoli da moltissimi letterati e studiosi, dato che nella Commedia Dante è riuscito a condensare molte varietà di lingua espresse da un lessico altrettanto vario”, il contesto funziona. Tuttavia, noi sappiamo che soprattutto nei contesti formali, dobbiamo dimostrare proprietà di linguaggio e, quindi, sappiamo benissimo che la ripetizione è vista come un segno di sciatteria linguistica. In questo contesto è evidente come i pronomi tornino molto utili perché permettono di fare riferimento costante al soggetto senza nominarlo continuamente; il che sul piano della proprietà di linguaggio rappresenta un vantaggio molto evidente.
- Esempio: NO: Nel panorama letterario italiano Dante viene spesso citato come «padre della lingua spesso italiana». L'appellativo *le è stato attribuito nel corso dei secoli da moltissimi letterati e studiosi. Qui, chiaramente, cambiando il pronome che qui ha funzione di complemento di termine dal maschile al femmine (cambio di genere), io vado a creare un contesto che non funziona più. Inserendo in tal caso un pronome femmine, nell’ambito della coesione testuale, faccio riferimento alla “lingua italiana” e non a Dante. Ciò ci fa capire come cambiando un elemento minimo di un contesto decisamente più ampio, vado a cambiare interamente il messaggio. Ciò ci porta a riflettere su quanta importanza un elemento così banale, come il pronome, possa avere nell’economia del messaggio complessivo e del testo in cui viene inserito.
Sostituzione lessicale
La sostituzione lessicale significa andare a cambiare il soggetto con un termine che funge da sinonimo.
- Esempio: Oggi in banca si è presentato un ragazzo che aveva intenzione di aprire un conto. Il giovane si è recato allo sportello e ha sbrigato tutte le pratiche per concludere la procedura. In questo esempio abbiamo due frasi in successione che presentano lo stesso soggetto e, quindi, vale lo stesso discorso di prima. Se io ripetessi il soggetto, non produrrei un testo grammaticalmente scorretto (“oggi in banca si è presentato un ragazzo che aveva intenzione di aprire un conto. Il ragazzo si è recato allo sportello e ha sbrigato tutte le pratiche per concludere la procedura”). Il testo funziona lo stesso sotto il profilo grammaticale, ma dobbiamo cercare di evitare le ripetizioni per una questione di stile, di correttezza sul piano della forma e allora, in questo caso, la sostituzione lessicale è utile.
Riformulazione
Un altro espediente che ci torna utile per non ripeterci e, allo stesso tempo, mantenere alta la coesione testuale è quello della riformulazione testuale: con tale termine indichiamo l’uso di sostantivi che rinviano all’identità o alla perifrasi (= giro di parole che rimanda sempre all’identità di quel soggetto) dell’elemento frasale in questione che ci interessa.
- Esempio: Michelangelo Buonarroti è stato indubbiamente uno dei personaggi chiave del Rinascimento internazionale. Tuttavia, l'artista (sostantivo)/il grande personaggio (perifrasi) non aveva un carattere facile, che lo portava spesso a litigare con amici, conoscenti e addirittura con i propri committenti. Posso sempre riscrivere “Michelangelo Buonarroti è stato indubbiamente uno dei personaggi chiave del Rinascimento internazionale. Tuttavia, Michelangelo non aveva un carattere facile, che lo portava spesso a litigare con amici, conoscenti e addirittura con i propri committenti”, però dobbiamo cercare di dimostrare proprietà di linguaggio. La differenza tra la riformulazione (l'artista/il grande personaggio) e la sostituzione lessicale (il giovane) qual è? Quando noi parliamo di “sostituzione lessicale” andiamo ad individuare una corrispondenza biunivoca: dire ‘il ragazzo’ o dire ‘il giovane’ corrisponde ad un rapporto di sinonimia. Quando, invece, andiamo a parlare di riformulazione non andiamo a trovare un termine equivalente o una circonlocuzione che, sul piano del significato, mi crea un rapporto di equivalenza. C’è, più che altro, un rapporto di appartenenza ad una categoria più ampia. L’artista è Michelangelo Buonarroti, così come Beethoven è colui che...
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