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Capitolo 1, la grande guerra

Parliamo di prima guerra mondiale perché sono coinvolti tutti i continenti del mondo, e parliamo anche di guerra totale perché comporta un coinvolgimento totale dei paesi belligeranti. Si pensava che la prima guerra mondiale sarebbe stata di breve durata.

Inizio del conflitto

Il casus belli che provocò l’inizio del conflitto fu l’assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914 per mano di un anarchico serbo. A quest’attentato segue l’attacco dell’Impero austro-ungarico alla Serbia, ritenuta corresponsabile dell’attentato. La Germania si schiera con l’Austria, mentre Francia, Russia e Gran Bretagna si alleano con la Serbia. Questi sono i due schieramenti: imperi centrali contro l’Intesa. Al primo schieramento si aggiungerà l’alleanza della Bulgaria nel 1915, mentre dal 1915 in poi, Italia, Portogallo, Romania, Grecia e Stati Uniti entrano in guerra al fianco dell’Intesa.

Entusiasmo iniziale

Nel 1914, a Londra, Berlino e San Pietroburgo c’è un clima di grande entusiasmo tra le masse popolari. Quest’entusiasmo è presente anche tra gli intellettuali come Rilke, Marinetti, France e sembra perfino Freud. Anche un movimento fino a quel momento esclusivamente pacifista come le suffragette si spezza poiché una parte maggioritaria si schiera a favore della guerra; perfino i partiti socialisti, ad eccezione di quello serbo e quello socialdemocratico russo, si schierano a favore dell’entrata in guerra.

Bilanci della guerra

Questa guerra avrà dei bilanci terribili tanto da raggiungere cifre da record: su 70 milioni di soldati, 10 milioni muoiono e 30 milioni sono feriti, di cui molti gravi o mutilati. Povertà, fame, dolore e depressione per lo shock della guerra si faranno sentire durante e dopo il conflitto. Il contrasto tra questa situazione e il precedente entusiasmo è spiegato dal fatto che non si avesse idea di che tipo di guerra si andava a combattere. L’idea di guerra era ancora molto cavalleresca, ottocentesca, che si inserisce perfettamente nel contesto culturale occidentale, già fortemente bellico e a consolidare questo immaginario c’è tutta una serie di ideali nazional-patriottici.

La guerra di posizione

Presto si capisce che questa guerra è ben lontana dall’ideale ottocentesco e cavalleresco e si capisce che aver pensato che si trattasse di una guerra di movimento, dunque piena di spostamenti e rapida, era stato un grande errore di valutazione. La prima guerra mondiale fu una guerra di posizione. Gli eserciti si fronteggiavano scavando le trincee, fosse fortificate lunghe decine di chilometri, protette da filo spinato e armi come mitragliatrici, fucili a ripetizioni, granate e bombe a mano. Lo spazio tra una trincea e l’altra era percorribile di corsa e spesso era proprio quello che dovevano fare i soldati con l’ordine di assaltare la trincea nemica, ma questa tecnica, cosiddetta di sfondamento delle linee nemiche, provocò solo un’enorme quantità di morti, ma nonostante questo non venne abbandonata per tutta la guerra.

Nuove armi e condizioni nelle trincee

Oltre alle armi già citate, durante questa guerra si usano: cannoni, gas asfissianti (contro i quali vengono presto adoperate le maschere antigas), aerei da combattimento per bombardare le postazioni nemiche oltre che per duelli in aria. Nelle trincee i soldati vivono in condizioni terribili, in mezzo ai cadaveri putrefatti dei compagni. Più le condizioni peggiorano, più la propaganda ufficiale cerca di mascherare l’atrocità di quello che sta accadendo per motivare i soldati. Tra gli appelli più importanti è ricordato quello del vescovo di Londra Winnington-Ingram che presenta la guerra come una crociata di purificazione e i soldati caduti in guerra come eroi e martiri. È una propaganda che ha successo, che porta molti ad arruolarsi volontariamente.

Atrocità e propaganda

Durante la guerra molte atrocità vengono commesse davvero (ad esempio molte donne vengono stuprate), molto è anche amplificazione dovuta all’azione della propaganda, a spontanei processi di autosuggestione. Le violenze sui civili sono ben accolte e richieste dagli eserciti e sono conseguenza della totale denigrazione dei nemici, descritti come esseri mostruosi che meritano di essere uccisi senza rancori. La degradazione del nemico, le false notizie e le allusioni collettive sono tra le tecniche più efficaci di propaganda. Le false notizie nascono sempre da rappresentazioni collettive come ricorda lo storico francese Marc Bloch. Queste atrocità, questa continua violenza porta a quella che lo storico tedesco George L. Mosse chiama brutalizzazione della civiltà europea, con la quale allude all’assuefazione alla violenza come normalità. Uno degli eventi più atroci è il cosiddetto genocidio degli Armeni in Turchia, che i Turchi volevano togliere dal fronte temendo che i ribelli potessero appoggiare la Russia nemica dell’Impero ottomano.

Conferenze di pace e appelli

Contro la brutalità della guerra si svolgono due conferenze in Svizzera, in entrambe la conclusione è quella di deporre le armi o impiegarle per una rivoluzione sociale. Anche Papa Benedetto XV esprime tutta la sua contrarietà alla guerra, definendola inutile strage, ma sia gli appelli dei partiti socialisti, che dei paesi neutrali, che del papa rimangono inascoltati.

La guerra moderna

La prima guerra mondiale è la prima cosiddetta guerra moderna in quanto non coinvolge solo gli eserciti, ma la totalità degli stati coinvolti, i civili e l’economia: molti civili vengono uccisi, impieghi prima esclusivamente riservati agli uomini assegnati alle donne, grandi investimenti nelle industrie belliche, trascurati al contrario gli altri settori dell’economia. Questo porta all’innalzamento dei prezzi dei beni primari, come quelli alimentari, i prezzi si alzano anche perché questi prodotti diventano sempre più rari perché vengono acquistati in larga parte dai governi per sostenere gli eserciti. Aumenta inoltre l’inflazione perché per sostenere gli eserciti le banche centrali hanno emesso cartamoneta in quantità superiore a quanto sarebbero autorizzate a fare.

Difficoltà economiche e rivoluzioni

Le difficoltà economiche si fanno sentire soprattutto nel 1917, che è uno degli anni più difficili di tutta la guerra. A causa del peggioramento delle condizioni economiche scoppiano proteste, rivolte, scioperi. Al fronte i soldati si ammutinano per tornare a casa. Per far fronte a questa condizione si migliora il trattamento delle truppe e si puniscono gli ammutinati. Questi provvedimenti hanno successo e permettono agli eserciti di ricompattarsi per affrontare l’ultimo anno della guerra, tranne per quanto riguarda la Russia dove nel 1917 scoppiano due importanti rivoluzioni che causano prima la fine del regime degli zar e poi l’uscita della Russia dalla guerra.

Prima fase della guerra

Sul fronte occidentale l’esercito tedesco occupa il Belgio per attaccare la Francia, scoperta su quel fronte, contando sulla neutralità del Belgio. L’esercito tedesco arriva quasi a Parigi, ma la controffensiva francese blocca i tedeschi costringendoli ad una parziale ritirata, nella cosiddetta Battaglia della Marna. Sul fronte orientale i russi sfondano le linee tedesche e austro-ungariche, ma la controffensiva tedesca riesce a tenere testa all’esercito russo nella Battaglia di Tannemberg. Questa prima fase dimostra che non c’è un esercito che prevale su un altro e questo equivalersi degli eserciti fa sparire la speranza di una guerra breve.

L'Italia e la guerra

Nel 1914, allo scoppio della guerra, il governo Salandra alla guida dell’Italia aveva optato per la neutralità, l’Italia non era pronta ad una guerra. Ma con il tempo si costituiscono due schieramenti:

  • Neutralisti: socialisti (ad eccezione di personalità come Mussolini, per questo escluso dal PSI), cattolici, liberali (come Giolitti)
  • Interventisti: democratici (come Gaetano Salvemini, che vogliono entrare in guerra al fianco dell’Intesa contro l’autoritarismo degli Imperi centrali), rivoluzionari (che considerano la guerra un’opportunità per annientare le vecchie istituzioni), liberali (rappresentati più tardi dallo stesso Salandra e da Sidney Sonnino, suo ministro degli Esteri), nazionalisti (spinti dalle tematiche patriottiche), tra cui gli irredentisti (coloro che volevano le cosiddette terre irredente, Trentino e Friuli.)

A far pendere la bilancia a favore dell’intervento cooperano sia l’orientamento del governo, sia il forte attivismo e propaganda degli interventisti. Salandra e Sonnino valutano attraverso trattative con quale fazione sia più conveniente entrare in guerra e l’Intesa propone l’offerta più allettante: in caso di vittoria avrebbero avuto Trento, Trieste, Istria e Dalmazia. Questa proposta viene formalizzata in un accordo segreto, il Patto di Londra firmato nel 1915, mentre secondo lo Statuto albertino doveva essere approvato dal Parlamento. Il governo si rende conto che la maggioranza dei deputati è contrario all’ingresso in guerra, ma nelle piazze italiane le manifestazioni a favore dell’intervento aumentano a dismisura. Gabriele D’Annunzio svolge in questo un ruolo decisamente rilevante, famoso il suo discorso pronunciato il 5 maggio a Genova che ha particolarmente effetto per il carattere sacrale del suo discorso, modellato sul Sermone della montagna e per il ricorso alla memoria delle battaglie del Risorgimento.

L’opinione pubblica assume un ruolo decisivo, il 23 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Impero austro-ungarico, il comando dell’esercito è affidato a Luigi Cadorna.

Situazione tra il 1915 e il 1917

Tra il 1915 e il 1917 la situazione rimane statica con un enorme costo umano. La linea austro-ungarica organizza una spedizione punitiva verso l’Italia, considerata come traditrice del patto della Triplice Alleanza, ma riesce a bloccare l’attacco. Il governo Salandra è costretto alle dimissioni e si forma il governo Boselli che coinvolge tutti i partiti tranne quello socialista, sempre contrario alla guerra. Sul fronte orientale ci sono movimenti più significativi: i Tedeschi sconfiggono i Russi occupando la Polonia, e l’esercito austro-ungarico occupa la Serbia.

La guerra in mare

La guerra forse più importante si svolge in mare; la Germania avvia una guerra sottomarina con lo scopo di disturbare il traffico mercantile che porta rifornimenti alimentari ai porti britannici. Il governo inglese predispone allora il blocco del mare del Nord: impedisce alle navi mercantili di raggiungere i porti della Germania. L’Ammiragliato tedesco decide allora di forzare il blocco in una grande battaglia navale, Battaglia dello Jutland del 1916, che non raggiunge il suo scopo perché il blocco navale non viene interrotto. Nel 1917 i tedeschi rilanciano allora la guerra sottomarina e in pochi mesi riescono ad affondare molte navi dirette ai porti nemici, tuttavia molte di queste navi sono statunitensi e questo scatena la reazione degli Stati Uniti che nell’aprile del 1917 dichiarano guerra alla Germania. L’ingresso in guerra è sostenuto dal presidente Wilson.

Coinvolgimento degli Stati Uniti

Motivi ufficiali per cui gli Stati Uniti entrano in guerra:

  • Per ristabilire la libertà dei mari violata
  • Per difendere le democrazie parlamentari europee, contro l’autoritarismo degli imperi

Ma di certo il motivo è strettamente economico: l’economia degli USA si era strettamente legata a quella dei Paesi dell’Intesa, sia perché le esportazioni di armi in Francia e Gran Bretagna si erano moltiplicate, sia perché le banche statunitensi avevano concesso enormi prestiti ai governi inglesi e francesi e se questi avessero perso la guerra, gli USA non avrebbero rivisto quei soldi. Il Paese non è molto entusiasta all’idea di partecipare alla guerra in Europa, tanto che la leva volontaria non basta e gli USA sono costretti a istituirla obbligatoria. Le truppe degli USA arrivano in Europa nel 1918.

Conflitti interni ed esterni

Nel frattempo continuano i casi di scioperi e ammutinamenti al fronte. La crisi più importante è quella della Russia, che dopo due rivoluzioni e la caduta dello zar lascia la guerra nel 1918 con il trattato di pace Brest-Litovsk stipulato con la Germania. L’uscita della Russia dal conflitto favorisce la Germania che può lasciare quel fronte e concentrare le truppe in Occidente.

Offensiva a Caporetto

Gli austro-ungarici lanciano un’offensiva a Caporetto, l’esercito italiano subisce una disfatta ed è costretto alla ritirata che diventa presto una fuga disordinata. L’esercito necessitava d'essere motivato, il generale Cadorna viene sostituito da Armando Diaz che si preoccupa di far tornare con la propaganda gli ideali nazionali patriottici oltre che a provvedere ad un miglioramento generale delle condizioni dei soldati.

Conclusione della guerra

Gli eserciti degli imperi centrali sono ormai ad un passo dalla vittoria, ma arriva l’aiuto decisivo dei soldati statunitensi. Con l’arrivo dei primi carri armati, i tedeschi sono costretti a retrocedere, nel frattempo i Francesi costringono Bulgari e Ottomani alla resa, mentre gli Italiani sconfiggono gli austriaci nella Battaglia di Vittorio Veneto. L’Austria chiede l’armistizio, che viene firmato con l’Italia il 3 Novembre 1918, l’accordo prevede che entri in vigore il 4 Novembre. Tutte le potenze nemiche dell’Intesa chiedono l’armistizio, è la fine della guerra. Il 9 Novembre a Berlino l’imperatore Guglielmo II è costretto a fuggire e viene proclamata la Repubblica, due giorni dopo anche la Germania firma l’armistizio.

Dopo la guerra: mutamenti e consolidamenti

Dopo la guerra avviene in parte un consolidamento e in parte un mutamento di aspetti della seconda rivoluzione industriale. Per quanto riguarda le caratteristiche che vengono ampliate e consolidate, c’è lo sviluppo dell’industria pesante e l’utilizzo stabile della catena di montaggio, prima usata solo in USA, ora diventa un metodo di prima necessità. Mentre tra gli aspetti nuovi che scardinano l’assetto preesistente abbiamo sicuramente l’intervento diretto degli stati in economia: se prima lo stato non interveniva in ambiti dei privati, ora regola domanda e offerta, vende e compra al posto dei privati. I governi hanno speso miliardi per equipaggiare e nutrire i soldati (aumento della domanda), ma in città non ci sono più risorse di qualsiasi genere (crollo dell’offerta), lo squilibrio tra domanda e offerta provoca l’aumento dell’inflazione e conseguentemente crisi economica, si pongono le basi per la grande crisi del 1929. Inoltre, con la guerra, i paesi europei hanno accumulato un enorme debito pubblico, in particolare la Germania, cosa che non è avvenuta negli USA. Dunque, abbiamo un definitivo spostamento del potere: le conseguenze della prima guerra mondiale sono un grande indebolimento dell’Europa e al contrario il rafforzamento degli USA, che in questo momento possono gestire il ruolo di grande potenza mondiale, hanno soldi per finanziare imprese burocratiche, militare, hanno risorse umane e altro che l’Europa non ha.

Problemi post-guerra

La fine della guerra aveva portato sicuramente sollievo in molti, ma d’altra parte i problemi non mancavano: epidemia di influenza spagnola, enorme numero di morti e mutilati (si conta che ogni famiglia francese aveva in media o un morto o un mutilato) e molto diffuse le sindromi da stress post-traumatico per aver combattuto la guerra. La guerra è stato un trauma collettivo, ma ora le persone vogliono una ricompensa, vogliono dare un senso a tutto quello che hanno vissuto.

Conseguenze geopolitiche della guerra

Nel gennaio 1918 il presidente degli USA, Wilson, fissò gli obiettivi che gli USA avrebbero dovuto raggiungere con il loro intervento in guerra: tra questi abbiamo la libertà di navigazione, il disarmo generale, l’autodeterminazione dei popoli, al quattordicesimo punto la creazione di un organismo internazionale che si occupi di risolvere pacificamente controversie internazionali (Società delle Nazioni) e una pace senza vincitori: ovvero senza rivalse vendicative da parte di chi ha vinto, ma le potenze europee vincitrici non vogliono affatto una pace senza vincitori, vogliono al contrario punire la Germania.

Nel 1919 a Versailles si apre una conferenza di pace, in questa conferenza vengono modificati i confini europei in maniera punitiva verso Germania (divenuta nel frattempo una repubblica), Impero austro-ungarico e Impero ottomano, in particolare:

  • Alla Germania con il Trattato di Versailles viene imposto di pagare le riparazioni di guerra, ovvero i danni della guerra che lei aveva causato. Fu provata di territori e di colonie come l’Alsazia e la Lorena e costretta ad una parziale smilitarizzazione.
  • L’impero austro-ungarico con il Trattato di Saint-Germain-en-Laye fu smembrato: dalle sue ceneri nacquero Austria, Ungheria, Jugoslavia e Cecoslovacchia. Trento, Trieste e l’Istria (non la Dalmazia), le cosiddette terre irredente, furono cedute all’Italia.
  • L’impero ottomano con il Trattato di Sèvres fu smembrato e ridotto a quella che è oggi l’attuale Turchia. Mustafa Kemal Ataturk, nazionalista turco, si rifiutò di ratificare il Trattato di Sèvres e riuscì a riconquistare buona parte dei territori che erano stati tolti all’impero ottomano. Fa abolire il sistema del sultanato, nel 1923 viene proclamata la Repubblica Turca, Ataturk modernizza la Turchia, abolisce la poligamia, è considerato eroe nazionale e padre della Turchia moderna.
  • La nuova repubblica russa non viene riconosciuta e per indebolire la forza del nuovo Stato socialista viene invece riconosciuta l’indipendenza della Finlandia, dell’Estonia, della Lettonia e della Lituania.

Anche se non viene trattato nella conferenza di Versailles, le vicende che portano alla costituzione dello Stato Libero d’Irlanda sono strettamente legate alla Grande Guerra. L’indipendenza è voluta dai nazionalisti irlandesi e la guerra sembra l’occasione giusta per ottenerla, l’indipendenza viene proclamata nel 1921, in seguito a tante repressioni da parte del governo britannico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher appuntiuniversità di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Mattera Paolo.
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