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di ricostruzione si accompagnò ad una forte spinta di riforme sociali e a un

diffuso intervento statale: il caso emblematico avvenne in GB, quando nel 45

Churchill fu battuto dal laburista Clement Attlee: nazionalizzazione delle

industrie elettriche e carbonifere, siderurgia e trasporti; introdusse il salario

minimo e il servizio sanitario nazionale; riformò la fiscalità ed estese il sistema

di sicurezza sociale-> furono gettate le base per uno Stato sociale (Welfare

state), ispirato dalle riforme dei socialdemocratici in Svezia.

L’Urss e l’Europa orientale

Piano Marshall aiutò l’Europa, ma irrigidì ancora di più i rapporti con l’Urss, che

si oppose all’aiuto offerto dagli Usa, invitando i paesi dell’Europa orientale a

fare altrettanto. Per coordinare l’azione dei partiti comunisti fuori dall’Urss

Stalin formò il Cominform, una sorta di redazione ridotta della Terza

internazionale sciolta nel 43. Intanto procedeva il processo dell’imposizione del

modello politico ed economico sovietico nei paesi occupati, che formalmente

mantenevano le istituzioni democratiche, anche se svuotate del loro valore a

causa dell’attribuzione ai comunisti di tutte le posizioni di rilievo. Gli altri partiti

vennero perseguitati e infine sciolti: il meccanismo sperimentato prima in

Polonia poi nella Germania orientale, venne poi usato in Ungheria, Romania,

Bulgaria e Albania. Caso a parte Cecoslovacchia, stato di solida tradizione

democratica, in cui i comunisti avevano ottenuto la maggioranza nelle libere

elezioni del ’46-> il governo era guidato dal leader comunista Gottwald e si

fondava sull’alleanza con i partiti di sinistra: la coalizione si spaccò nel ’48 per

decidere sul da farsi di fronte al piano Marshall proposto dagli Usa. Colpo di

stato dei comunisti, che obbligarono il presidente della Repubblica ad affidare

il governo ai comunisti. Un altro caso fu quello della Jugoslavia, qui i

comunisti si imposero da soli con la forza sotto la guida di Tito: nel ’48 rottura

fra Stalin e Tito, che aveva l’ambizione di svolgere un ruolo-guida su tutti i

Paesi di Balcani-> i comunisti jugoslavi furono espulsi dal Cominform,

svilupparono una politica autonoma negli affari esteri-> anche se rappresentò

l’unico serio tentativo di ribellione nei confronti dell’Urss, sul piano

dell’organizzazione politica il modello jugoslavo non si differenziava da quello

delle altre democrazie popolari.

La fase più acuta della crisi durante la GF si creò nel riproporsi della questione

tedesca, la Germania era divisa in quattro zone d’influenza: GB e USA nel ’47

attuarono l’integrazione delle loro zone, mentre Stalin reagì con il blocco di

Berlino, impedendo il rifornimento per indurre gli occidentali ad abbandonare

la zona ovest: nel ’49 gli americani risposero al blocco creando un enorme

ponte aereo, finché i russi non tolsero il blocco. Dopo l’accaduto furono unite le

3 parti della Germania occidentale e fu proclamata la Repubblica federale

tedesca, mentre nella parte dell’Urss fu creata la Repubblica democratica

tedesca-> la divisione dell’Europa in due blocchi era conclusa. Nel 1949 venne

firmato a Washington il patto atlantico, alleanza difensiva fra Usa, Europa

occidentale e Canada, che prevedeva un dispositivo militare integrato: la

Nato. Nel ’55 l’Urss rispose stringendo un’alleanza con i paesi satelliti, il Patto

di Varsavia.

Rivoluzione in Cina, guerra in Corea

Dopo la sconfitta del Giappone la Cina era diventata una potenza vincitrice, ma

sempre lacerata dallo scontro interno fra il governo nazionalista Chan Kay-shek

e i comunisti di Mao Tse-tung, che amministravano ampie zone dell’ex impero.

Il governo fra il 46-47 lanciò una violenta offensiva militare, contando sul

sostegno degli Usa. Il fronte comunista dopo un iniziale arretramento si

riorganizzò grazie all’appoggio delle masse contadine, mentre il fronte

nazionalista, sempre più corrotto, iniziava a sfaldarsi. Nel 1949 i comunisti di

Mao Zedong entrarono a Pechino-> due mesi dopo cadeva Nanchino,

capitale della Cina nazionalista: Kay-shek e ciò che rimaneva del suo governo

fu costretto a riparare a Taiwan. Il 1 ottobre 1949 fu proclamata la nascita

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della Repubblica popolare cinese, riconosciuta da Urss e GB. La Russia

stipulò da subito un trattato di amicizia e di mutua assistenza.

La prova più drammatica delle nuove dimensioni mondiali del confronto fra i

due blocchi si ebbe nel 1950 in Corea: divisa in due zone dopo la SGM, in base

agli accordi tra gli alleati-> la Corea del Nord era guidata da un governo

comunista con a capo Kim II SUNG, mentre la Corea del Sud era guidata da un

governo nazionalista appoggiato dagli Usa. Nel 1950 la Corea del Nord

invase la Corea del sud: gli americani reagirono inviando un forte

contingente in Corea del Sud sotto la bandiera dell’Onu: i nord coreani furono

respinti e gli americani oltrepassarono il 38 parallelo; a questo punto però fu

la Cina di Mao a sostenere la Corea del Nord con un massiccio invio di volontari

che respinsero gli Americani sulle posizioni di partenza.

Il Giappone: da nemico ad alleato

Dopo la rivoluzione in Cina e la crisi in Corea il ruolo del Giappone divenne

fondamentale nel sistema di alleanza nel Pacifico degli Stati Uniti. Dopo la

sconfitta della SGM il Giappone fu piegato da un regime di occupazione

statunitense guidato dal generale Mac Arthur e dovette adeguare le sue

istituzioni ai modelli occidentali. 1946, nuova costituzione scritta da

funzionari americani. Durante la guerra di Corea il Giappone divenne base

logistica e fornitore dell’esercito americano. Ci fu, inoltre, un’intensa ripresa

economica, dovuta alla quasi completa assenza di spese militari e a una

politica economica fondata sul contenimento dei consumi-> consentì un tasso

di investimento elevatissimo, la classe imprenditoriale seppe sfruttare i settori

in crescita e le tecnologie in via di sviluppo. Dagli anni 50-70 il Giappone tenne

un tasso di sviluppo pari al 15% annuo.

Guerra fredda e coesistenza pacifica

Dalla crisi del blocco di Berlino alla fine della Guerra di Corea la GF

attraversò il periodo più buio. La paura di una nuova guerra terrorizzò i

Paesi appena usciti dalla SGM condizionando la politica interna dei vari paesi

coinvolti. L’Urss di Stalin rispose al confronto con l’occidente democratico

aumentando le repressioni e i connotati autocratici del suo regime. Negli Usa

dal ’49 si sviluppò una forte campagna anticomunista, che ebbe come

maggiore ispiratore il senatore repubblicano Joseph McCarthy (maccartismo),

presidente di una commissione parlamentare istituita per reprimere le attività

antiamericane. Nel ’52 fu eletto al Governo degli Stati Uniti il generale

repubblicano Eisenhower, nel ’53 Stalin morì all’improvviso-> in questi anni

venne maturando un clima di accettazione reciproca che costituiva la

premessa per una coesistenza pacifica-> Usa e Urss rinunciarono ad agire

militarmente fuori dalle rispettive aree di influenza, e collaborarono

per il mantenimento dello status quo (Crisi di Suez nel ’56: urss e usa

bloccarono insieme le forze anglo-francesi che minacciavano l’Egitto).

Dopo la morte di Stalin fu proclamato Kruscev come leader indiscusso

dell’Urss, promotore di alcune aperture in politica interna: fine delle grandi

purghe, rilancio dell’agricoltura, attenzione alle condizioni di vita dei cittadini.

Per rendere irreversibile la svolta Kruscev denunciò pubblicamente gli orrori di

Stalin e i crimini ommessi dal suo governo-> 1956 rapporto al XX congresso

del Pcus Kruscev pronunciò una durissima requisitoria contro il leader

scomparso, il rapporto fu conosciuto in tutto il mondo, svelando la violenza

della dittatura comunista. Le conseguenze più esplosive della destalinizzazione

si ebbero in Europa dell’est, in primis Polonia e Ungheria.

Le democrazie europee e l’avvio dell’integrazione economica

La ripresa più spettacolare fu quella della Germania federale, dove i governi

applicarono un modello di economia sociale di mercato, che combinava un

sistema di protezione sociale con un’ispirazione liberistica e produttivistica. La

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disoccupazione fu quasi totalmente assorbita, il marco divenne la prima

moneta europea: diverse furono le causa del “miracolo tedesco”:

-Numerosa manodopera a basso prezzo fornita dai profughi

-La notevole stabilità politica: dovuta alla nuova Costituzione, varata sotto le

potenze di occupazione alleate che prevedeva meccanismi atti a penalizzare i

piccoli partiti. Dal ’49 al ’63 l’Unione Cristiano-democratica mantenne la guida

del governo con Konrad Adenauer, in coalizione con il partito liberale,

mentre i socialdemocratici svolgevano il ruolo di opposizione (il partito

socialdemocratico abbandonò la base marxista ufficialmente nel ’59:

Congresso di Bad Godesberg).

Per la prima volta i paesi europei erano inseriti nella stessa rete di alleanze ed

erano retti da regimi parlamentari molto simili fra loro: nell’immediato dopo

guerra venne pensata l’idea di un’Europa unita nel segno della pace da diversi

uomini autorevoli, fra cui De Gasperi, Adenauer e il francese Shuman. Le

prime tappe verso l’unità Europea furono:

- 1951: creata la Ceca, comunità europea del carbone e dell’acciaio:

coordinare produzione e prezzi del settore più importante dell’economia

continentale degli anni ’50.

-1954: la Francia pone il veto sul Ced, Comunità europea di difesa

-1957: firma del trattato di Roma: istituzione della comunità economica

europea con lo scopo di creare un Mercato comune Mec. Organi principali della

Cee: 1- la commissione, ovvero organismo tecnico con il compito di proporre

i piani di intervento e di disporne l’attuazione. 2- il Consiglio, formato da

delegati dei Paesi membri. 3- la Corte di giustizia, incaricata di dirimere le

controversie fra Stati membri. 4- il Parlamento europeo, con funzioni

puramente consultive (dal 79 eletto dai cittadini).

Sul piano economico l’unione diede una forte spinta all’economie dei paesi

associati, dal punto di vista politico la spinta aggregante si esaurì nel giro di

pochi anni. Nei decenni successivi alla SGM le democrazie europee

mantennero una notevole stabilità delle istituzioni, eccezione la Francia: già

nel ’45 visse una difficile fase costituente. Conclusasi nel ’46 col varo di una

nuova costituzione voluta da socialisti, comunisti e cattolici del movimento

repubblicano; l’oppositore De Gaulle si ritirò a vita privata-> la Quarta

repubblica in realtà non si differenziava dalla terza, ma perlopiù ne accettava i

difetti, a cominciare dalla frammentazione politica. Nel ’58, durante la crisi

legata al problema algerino il generale De Gaulle fu chiamato a formare un

nuovo governo di coalizione, che riformò la Costituzione, nasceva così la

Quinta Repubblica: rafforzamento delle prerogative del Presidente della

Repubblica, vero capo dell’esecutivo: potere di nominare il primo ministro

(che deve essere approvato anche dal parlamento) + di sciogliere le camere in

caso di crisi + promulgare referendum consultivi-> la nuova costituzione

venne sottoposta a referendum, ottenendo l’80% dei consensi nel ’58: un

anno dopo De Gaulle venne eletto presidente, ma deluse le aspettative della

destra colonialista riconoscendo l’indipendenza all’Algeria. Obbedendo alla sua

vocazione nazionalista De Gaulle volle svincolare la Francia da legami troppo

stretti con gli Stati Uniti e i membri della Cee: ritirò nel 66 le truppe

francesi dalla Nato, si oppose ai progetti di integrazione politica fra i membri

della Cee, pose il veto all’ingresso della GB nella Cee.

Distensione e confronto: gli anni di Kennedy e Kruscev

Anni 60: benessere economico alimentò un certo ottimismo. Le speranze di un

mondo pacifico furono incarnate dei leader delle due grandi potenze mondiale:

Kruscev in Russia e John Fitzgerald Kennedy in Usa, eletto nel 1960,

primo cattolico ad entrare nella Casa bianca. Assistito da gruppi di intellettuali

Kennedy si allacciò alla tradizione progressista di Roosevelt e Wilson; in politica

interna ciò si tradusse in un forte aumento della spesa pubblica, assorbito dai

programmi sociali e dalle esplorazioni spaziali e nel tentativo di integrazione

razziale negli Stati del Sud.

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In politica estera Kennedy decise di aprire un dialogo con Kruscev,

rimanendo intransigente sulle questioni essenziali: nel ‘61 il primo incontro

dedicato al problema della Berlino ovest sfociò in un fallimento, i sovietici

risposero costruendo un muro in grado di separare le due città. Il teatro di

confronto più drammatico fra le due superpotenze riguardò l’ isola di Cuba,

dove si era affermato il Regime socialista di Fidel Castro-> la presenza di un

regime ostile a meno di 200 km dalla Florida fu percepito come una seria

minacciata da parte degli Usa: Kennedy provò sin da subito di soffocare il

regime castrista, appoggiando i gruppi esuli anti-castro che nel 61 tentarono

una spedizione armata sull’isola: lo sbarco si risolse però in un fallimento. In

questa situazione entrò l’Urss che aiutò economicamente il regime e installò

sull’isola basi di lancio per missili nucleari. Quando gli americani scoprirono ciò

che stava facendo l’Urss Kennedy inviò un blocco navale attorno a Cuba per

bloccare le navi sovietiche. Il mondo fu vicino ad una guerra nucleare:

Usa e Urss trovarono un accordo-> l’Urss toglieva le basi da Cuba e l’Usa le

toglieva dalla Turchia. Lo scontro mancato aprì le basi per un nuovo dialogo fra

i due blocchi: nel 1963 firmarono un trattato per la messa al bando degli

esperimenti nucleari nell’atmosfera.

Nel 1963 Kennedy venne ucciso a Dallas, venne sostituito dal

vicepresidente Lyndon Johnson; mentre nel 1964 Kruscev fu silurato e

sostituito da una direzione collegiale del partito.

Nuove tensioni nei due blocchi; guerra del Vietnam e crisi

cecoslovacca

Dal 64-75: Stati Uniti coinvolti nella guerra del Vietnam, un conflitto

combattuto sempre in nome della lotta contro il comunismo: spaccò

l’opinione pubblica americana a causa delle ingenti perdite economiche e

militari. Dopo il ritiro della Francia dall’Indocina gli accordi di Ginevra del 54

divisero il Vietnam in due parti: il Nord retto dai comunisti di Ho Chi-minh; il

Sud governato da un regime semidittatoriale appoggiato dagli americani, che

tentavano di sostituirsi ai francesi. Contro il governo del sud venne creato un

movimento di guerriglia interno( vietcong ), che fu sostenuto dai comunisti del

Nord e dalla Russia. Preoccupati della possibilità di un’Indocina comunista il

presidente americano inviò nel Vietnam del Sud un contingente di consiglieri

militari che, durante la presidenza Kennedy, raggiunse i 30 mila uomini. Sotto

Johnson scoppiò il vero conflitto bellico: nel ’64, dopo un attacco subito a due

navi da guerra nel Golfo del Tonchino, il Presidente autorizzato dal congresso

ordinò il bombardamento di alcune città del Vietnam del nord. Nel 1967 in

Vietnam del sud erano stati spediti mezzo milione di uomini, che non furono in

grado di domare i Vietcong né piegare la Resistenza della Repubblica

nordvietnamita che continuava ad alimentare la guerriglia, sostenuta da Urss e

Cina. I militari americani, addestrati da sempre ad una guerra ultra

meccanizzata, non riuscivano a vincere la guerriglia partigiana: la più grande

potenza mondiale era tenuta in scacco da una guerra di popoli-> grandi

manifestazioni di protesta contro la “sporca guerra”. il successore di Johnson,

Nixon, avviò negoziati ufficiali con il Vietnam del Nord e i rappresentanti dei

vietcong, riducendo l’impegno bellico in Vietnam: allo stesso tempo allargò le

operazioni belliche in Laos e Cambogia, nel tentativo di tagliare ai vietcong le

vie di rifornimento. Solo nel 1973 gli americani e i nordvietnamiti firmarono un

armistizio a Parigi, che prevedeva il graduale ritiro delle forze statunitensi, ma

la guerra continuò per altri due anni: nel 1975 le truppe del Nord insieme ai

Vietcong entrarono a Saigon, capital del Sud. Pochi giorni dopo i comunisti

conquistarono la Cambogia, dopo tre mesi ripresero il Laos.->la prima

grande sconfitta degli USA.

Mentre gli Usa erano impegnati nel conflitto più difficile mai presentatosi, in

Russia la situazione dopo la caduta di Kruscev risultò instabile: l’Urss dovette

confrontarsi con l’instabilità politica degli stati dell’Europa orientale: il nuovo

segretario del partito Breznev accentuò le forme di repressione, che colpì

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soprattutto la classe intellettuale-> il banco di prova fu la Cecoslovacchia,

guidata dal leader comunista Dubcek, eletto nel ’68. Sostenuto da

intellettuali, studenti e dalla classe operaia, Dubcek verò un programma in

grado di conciliare il sistema economico socialista con l’introduzione di

elementi di pluralismo economico e politico (compresa la presenza di diversi

partiti), con più ampia libertà di stampa e opinione. A differenza del moto

ungherese del ’56, l’esperienza cecoslovacca fu sempre guidata da comunisti e

non mise in discussione la collocazione all’interno dell’Urss. Ma la Russia

preoccupata delle conseguenze che avrebbero potuto scaturire dalla

Cecoslovacchia decise il 21 agosto del ’68 di occupare Praga e il resto del

paese. Non ci fu una resistenza armata, bensì un’efficace resistenza passiva

contro gli occupanti. La resistenza dei riformisti fu inutile: si chiuse ogni

residuo spazio di libertà all’interno dell’Urss.

La Cina Maoista

Mentre gli Usa erano impegnati in Vietnam, l’Urss sopprimeva le riforme

cecoslovacche, la Cina di Mao Zedong radicalizzava il suo regime, e si

proponeva come modello per i paesi rivoluzionari di tutto il mondo,

concorrendo alla Russia. Nel corso degli anni ’50 la Cina aveva

nazionalizzato il settore industriale e commerciale. Nel 1950, con la Riforma

agraria, aveva ridistribuito le terre ai contadini, aveva obbligato le piccole

aziende familiari a riunirsi in cooperative controllate da autorità statali. Nel

settore industriale ottenne una crescita rapidissima (il 20% annuo), mentre la

produzione agricola era sempre più in difficoltà, incapace di soddisfare le

richieste di una popolazione in continuo aumento. Per rilanciare l’agricoltura

"grande balzo in avanti", un

nel ’58 venne proposta una nuova strategia :

piano economico che contraddiceva il modello sovietico basato

sull'industria pesante sostenuto da altri all'interno del Partito Comunista

Cinese : le cooperative furono riunite in un’unità più grandi, le comuni popolari,

ciascuna delle quali tendeva all’autosufficienza-> effetto disastroso: la

produzione agricola crollò provocando una carestia che uccise 30

milioni di persone. I sovietici criticarono le riforme apportate dai cinesi e fra

il 59-60 richiamarono i loro tecnici e si rifiutarono di fornire qualsiasi assistenza

nel campo del nucleare-> in un crescendo di scambi polemici giunsero a

mettere in crisi anche i confini definiti nel 600. Il fallimento del “grande balzo

avanti” fece perdere fiducia a Mao, e presero spazio le componenti meno

antisovietiche del gruppo dirigente comunista, rappresentate dal Presidente

della Repubblica Liu Shao-chi. Zedong, avvalendosi della forza militare, si

appellò ai giovani esortandoli a ribellarsi contro i dirigenti filo-capitalisti.

Gruppi di giovani, guardie rosse mettevano sotto accusa insegnanti e dirigenti

politici, molti dei quali vennero internati in campi di rieducazione. L’intento di

Mao fu quello di promuovere un mutamento radicale nella cultura e nella

mentalità collettiva, da qui il nome di Rivoluzione culturale-> durò per circa

tre anni, il tempo per eliminare gli avversari del regimi maoista, nel ’68 fu lo

stesso Zedong a reprimere il movimento da lui creato, perché stava incrinando

le basi del suo potere: le guardie rosse furono allontanate dalla città, i leader

radicali furono emarginati-> in questa fase un ruolo importante l’ebbe il primo

ministro Chou En-lai-> negli anni ’70 fu proprio lui a portare avanti una linea

di normalizzazione dei rapporti internazionali. Nel 72 la Cina e gli Usa si

avvicinarono: En-lai e Nixon s’incontrarono a Pechino, la Cina entrò a far

parte dell’Onu.

La decolonizzazione

Il crollo degli imperi

Il processo di decolonizzazione ricevette una spinta dalla SGM: nei fronti

extraeuropei i gruppi nazionalisti a fianco dell’uno o dell’altro schieramento

rimasero mobilitati per battersi contro il dominio coloniale. Durante la guerra

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fredda Usa e Urss erano divisi praticamente su tutto, ma trovarono un terreno

d’accordo nell’opporsi al vecchio sistema di dominio. Nel ’41, con la firma della

Carta atlantica, le democrazie europee si erano impegnate a garantire il

principio di autodeterminazione dei popoli che avrebbe ispirato l’intera

attività dell’Onu. Le linee di tendenza internazionali erano chiare, ma non

furono poche le resistenze nei processi di attuazione: la GB, che aveva sempre

praticato forme di dominio indiretto avviò un ritiro graduale cercando di

trasformare l’Impero una comunità di nazioni sovrane, liberamente associate

nel Commonwealth. La Francia, invece, oppose una tenace resistenza ai

movimenti indipendentisti e praticò una politica assimilatrice, che voleva

riunire la madrepatria e le colonie sotto un’unica compagine politica,

concedendo ai popoli soggetti una formale parità di diritti. Sia per le colonie

britanniche che per quelle francese lo sbocco obbligato fu l’indipendenza. Il

rapporto con l’Europa rimaneva comunque importante, soprattutto per le

nuove classi dirigenti che si erano formate nelle scuole e nelle accademie

occidentali. Sul piano delle istituzioni politiche la democrazia parlamentare

europea si affermò solo in pochi paesi-> prevalsero i regimi autoritari.

L’indipendenza dell’India

Nel ’47 la Gb accettò di privarsi del pezzo più importante del suo impero:

l’India, paese fondamentale per l’affermazione della Gb come potenza

industriale. Negli anni fra le due guerre era cresciuto il movimento

indipendentista organizzato nel partito del congresso, guidato da Mahatma

Gandhi. Durante la SGM molti indiani avevano contribuito lealmente allo

sforzo bellico britannico con un esercito volontario di due milioni e 500 mila

uomini. Dal 1941 Nerhu, al capo del congresso, aveva promosso il movimento

di resistenza non violenta strappando alla GB la promessa di concedere

all’india la condizione di dominion. Finita la guerra si aprirono i negoziati che

si conclusero nel ’47-> l’esito sperato da Gandhi non fu ottenuto: la

componente musulmana reclamò un proprio stato, che fu concesso dopo un

cruento scontro religioso-> vennero così creati due stati: l’Unione

indiana e il Pakistan musulmano, geograficamente diviso in due tronconi.

Nelle zone miste si moltiplicarono gli atti di violenza; nel ’48 e nel ’56 i due

stati si scontrarono per il controllo della regione del Kashmir,

musulmano ma assegnato alla parte induista. Lo stesso Gandhi venne

ucciso nel clima di violenza creato dopo l’indipendenza: fu ucciso da un

estremista induista nel gennaio del 1948. Nehru rimase fino al 1964 alla guida

del paese, gestendo situazioni tesissime, oltre al fanatismo religioso dovette

arginare il problema della povertà, del sovraccarico demografico, la

permanenza delle divisione castali. Se le istituzioni democratiche parlamentari

in india riuscirono a consolidarsi lentamente, il Pakistan visse una vicenda

assai più travagliata, dove l’esperienza democratica fu più volte interrotta da

dittature militari: nel ’71 lo stato subì una violenta secessione: la sua parte

orientale diede vita alla Repubblica del Bangladesh.

Le guerre in Indocina

In Birmania e in Malesia: entrambe colonie britanniche, indipendenti dal 48

e dal 57, prevalsero le forza nazionalistiche e la battaglia contro il comunismo

fu vinta. In Indonesia il gruppo nazionalista guidato da Sukarno ottenne

l’indipendenza dall’Olanda nel ’49 e cercò di seguire una politica autonoma

rispetto ai due blocchi. Nel Regno di thailandia le forze moderate

mantennero il potere; nelle Filippine, cui gli Usa concessero l’indipendenza nel

’46, fronteggiarono la guerriglia contro i comunisti e le forze separatiste

musulmane. Nel Vietnam i comunisti guidati da Ho chi-min nel 1945

proclamarono l’indipendenza dalla Francia, ma i francesi occuparono il Sud

creando uno scontro armato, che si concluse nel 1954: gli accordi di

Ginevra nel luglio del 54 cancirono l’ufficiale ritiro dei francesi da tutta la

penisola indonesiana e la divisione del Vietnam.

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Il mondo arabo e la nascita dello Stato d’Israele

Dopo la SGM le potenze mandatarie decisero di rinunciare ai propri

possedimenti in Medio oriente, cercando di mantenere qualche forma di

controllo, appoggiandosi ai regimi monarchici che essi avevano contribuito a

insediare: la Gb riconobbe l’indipendenza della tran-giordania, la Francia ritirò

le truppe da Siria e Libano. l’Iraq (indipendente dal 32) insieme a Egitto, Arabia

saudita e Yemen formò nel 1945 la Lega degli Stati arabi (cooperazione

economica e politica).

problema principale: la Palestina , contesa da ebrei e arabi dopo la

pressioni del movimento occidentale sionista per la creazione di uno stato

ebraico. L’aspirazione a un focolare nazionale ricevette nuove legittimazioni

presso l’opinione pubblica dopo le rivelazioni sulla Shoa. La causa sionista fu

sostenuta dagli Usa, dove la comunità ebraica è numerosa e influente, m fu

ostacolata dagli inglesi che avevano paura di inimicarsi gli Stati arabi. Dopo un

accenno di lotta armata contro gli arabi e gli stessi inglese la GB nel ’47 decise

di ritirare le truppe alla mezzanotte del 15 maggio del ’48: alle Nazioni unite

rimase il compito di risolvere la questione palestinese. Dopo la partenza degli

inglesi gli ebrei proclamarono la nascita dello stato di Israele, attaccato

repentinamente dalla Lega araba. La prima guerra arabo-israeliana venne

vinta dal nuovo stato d’Israele, che ingrandì il suo territorio rispetto al

piano di spartizione dell’Onu, occupando anche la parte occidentale di

Gerusalemme, divisa in due fino al 1967; la Transgiordania, che mutò il nome

in Giordania, incamerò i territorio occupate dalle sue truppe. 750 mila arabi

furono costretti ad abbandonare il loro luogo di nascita, riparandosi per

lo più in Giordania.

L’Egitto di Nasser e la crisi di Suez

La sconfitta subita a Israele aumentò il risentimento degli arabi contro

l’occidente. Due diverse componenti alimentavano l’odio: quella

tradizionalista, movimento dei Fratelli Musulmani fondato da Hassan

alBanna, puntava ad una islamizzazione della società con l’applicazione

integrale dei precetti coranici; quella laica e nazionalista incarnata soprattutto

dai militari. Questa seconda tendenza si affermò negli anni ’50, trovando la sue

guida nell’Egitto: formalmente indipendente dal 1922 era retto da un regime

monarchico molto vicino alla GB che, insieme alla Francia, controllava la

Compagnia del Canale di Suez. 1952: la Monarchia fu rovesciata da un

colpo di Stato militare, e il comando fu assunto da un “comitato di ufficiali

liberi” guidato da Neguib e Nasser: nel 1954 Nasser allontanò il moderato

Neguib instaurando una dittatura personale. Il nuovo dittatore promulgò

una serie di riforme di stampo socialista, oltre a promuovere la produzione

industriale; in politica estera Nasser si propose come guida dei Paesi arabi

contro Israele e cercò di liberarsi dal contro delle ex potenze coloniali: ottenne

lo sgombero delle truppe inglesi dal canale di Suez e stipulò accordi con l’Urss

per aiuti economici e militari. L’Usa, spaventati da un riposizionamento

filosovietico da parte dell’Egitto decise di bloccare i fondi della Banca mondiale

per la grande diga di Assuan, necessaria per l’elettrificazione del paese. Nasser

rispose nazionalizzando la compagnia del Canale di Suez. Nel 1956 Israele,

supportata da Francia e Gb, attaccò l’Egitto e lo sconfisse nella penisola del

Sinai, mentre truppe francesi e inglesi occupavano la zona del canale.

Gli Stati uniti e l’Urss rimasero fuori dal conflitto, anzi condannarono

l’accaduto: le due ex potenze coloniali dovettero cedere ed andarsene-> sancì

simbolicamente la fine dell’era coloniale. Nasser acquistò potenza rilanciando

la causa del panarabismo legandola a un progetto di modernizzazione

osteggiato dai tradizionalisti, ma garantendosi consensi fra la popolazione e la

borghesia intellettuale-> l’esempio egiziano fu seguito in Siria - dove nel ’54 si

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era formato un regime d’ispirazione panaraba - e in Iraq, dove nel ’58 militari

legati al partito socialista arabo, Baath, rovesciarono la monarchia Hashemita.

L’indipendenza del Mahreb (parte occidentale del Nord Africa)

Nel dopoguerra la guida dei movimenti indipendentisti in Marocco e

Tunisia fu assunta da forze di ispirazione nazionalistica e laica: nel ’56 i

francesi furono obbligati a concedere la piena indipendenza a

entrambi i paesi, che negli anni avrebbero tenuto una politica estera filo-

occidentale. La lotta di liberazione dell’Algeria fu molto più sanguinosa: i coloni

francesi residenti erano oltre un milione negli anni ’50, si consideravano parte

integrante della nazione francese; gli 8 milioni di algerini erano anch’essi

cittadini francesi dal ’45, ma non godevano di pieni diritti politici, non avevano

nessun partito che li rappresentasse nel parlamento francese né alcun ruolo

nel governo locale. Nel 1954 il fronte indipendentista algerino si organizzò nel

fronte di liberazione nazionale: lo scontrò culminò nel ’57 con la Battaglia

d’Algeri, dove i francesi prevalsero dopo una brutale repressione che indignò

parte dell’opinione pubblica nazionale. Nel ’58 la minaccia di un colpo di stato

causò la crisi della Quarta repubblica , richiamando in scena il generale De

Gaulle: il generale capì che la causa dell’Algeri francese era ormai perduta e

agì per far uscire la nazione da una guerra sempre più cruenta e costosa. Nel

1962 l’Algeria ottenne l’indipendenza, prima sotto la guida di Ben Bella

poi dal ’65 sotto quella del moderato Huari Bumedien, l’Algeria si diede un

orientamento autoritario e centralizzato, assumendo una posizione di punta

nello schieramento dei paesi arabi. La Rivoluzione in Libia nel ’69 assunse

connotati di ispirazione nazionalistica: deposta la monarchia istauratasi dal 51

(dopo l’indipendenza concessa dall’Italia), arrivò al potere il giovane

generale Muhammar Gheddafi, istaurando una dittatura ostile all’occidente

e, soprattutto, agli Usa.

Le guerre arabo-israeliane

Il Medio oriente, dopo la crisi di Suez, rappresentava un focolaio pericoloso sia

a livello locale, con lo scontro perpetuo fra Israele e Palestinesi, sia a livello

internazionale, con l’influenza dell’Urss in Egitto e la decisione degli Stati uniti

di sostenere il neo-stato di Israele. Nel 1967 Nasser chiuse il Golfo di

Aqaba, vitale per gli approvvigionamenti israeliani: Israele rispose sferrando il

5 giugno un attacco preventivo contro Egitto, Siria e Giordania. La guerra durò

6 giorni, ma l’esito fin da subito fu scontato: l’aviazione egiziana venne

distrutta prima ancora che decollasse. L’Egitto perse la penisola del Sinai;

la Giordania perse i territori sulla rive occidentale del Giordano,

inclusa la parte orientale di Gerusalemme, proclamata capitale; la

Siria perse le altura di Golan. Il fallimento della guerra dei sei giorni segnò

il declino di Nasser e la politica di oltranzismo panarabo; determinò il distacco

dei movimenti di resistenza palestinese, riuniti nell’organizzazione per la

liberazione della Palestina dalla tutele dei regimi arabi. L’Olp, guidata dal ’69

da Arafat, pose le sue basi in Giordania, creando una specie di stato nello

stato. Hussei, il Re di Giordania, esposto alle rappresaglie israeliane a causa

degli attentati dei Faddayn palestinesi, reagì cruentemente: 1970

“settembre nero”-> represse le truppe fadayn e i profughi palestinesi,

costretti a riparare in Libano. nello stesso anno morì Nasser, il successore

Sadat cercò di dare all’Egitto un’impronta pragmatica, nel 1973 decise di

riprendersi la penisola del Sinai: il 6 ottobre, giorno di festa per il popolo

semita dello Yom Kippur, le truppe egiziane attaccarono a sorprese le linee di

Israele sul canale di Suez, entrando nel Sinai-> Israele riuscì a difendersi e a

passare al contrattacco entrando in territorio egiziano. Grazie all’intervento

americano la guerra finì prima del previsto, senza vincitori né vinti: per due

anni venne chiuso il canale di Suez e la lega dei paesi arabi rispose con il

blocco petrolifero contro i paesi occidentali sostenitori di Israele, che portò ad

una crisi globale.

44

Sadat aveva deciso di trovare una soluzione pacifica al conflitto con Israele:

1974-75, avvicinamento dell’Egitto agli Usa, congedata l’Urss-> nel 1977

Sadat propose la sua offerta di pace difronte al parlamento israeliano, allora

guidato del premier di estrema destra Begin, che accolse la proposta di pace.

1978: accordi di Camp David, con la mediazione del presidente

americano Carter, grazie ai quali l’Egitto riebbe la penisola del Sinai, e

stipulò nel ’79 un trattato di pace con Israele-> la scelta di Sadat venne

condannata dai vicini stati arabi, nell’81 Sadat venne ucciso in un attentato

organizzato da un gruppo integralista islamico. Con il tempo gli stati arabi più

moderati, come Giordania e Arabia , insieme alla dirigenza dell’Olp,

assunsero una posizione più morbida nei confronti di Israele, con il quale

sarebbero stati disposti a trattare una pace in cambio di territori occupati

(Cisgiordania e Striscia di Gaza), sfidando la condanna degli stati estremisti

come Siria, Iraq e Libia -> fu Israele a rifiutare le proposte dell’Olp di Arafat,

considerata un’organizzazione terroristica. Nel 1987 nei territori occupati di

Israele si diffuse una rivolta popolare, detta intifada (risveglio).

Questa crisi venne risentita in Libano, piccolo stato multiculturale dove l’Olp

aveva spostato la sua base dopo il “settembre nero”-> nel 1975 il Libano entro

in uno stato di cronica guerra civile, in cui le diverse comunità si combattevano

a colpi di attentati. Nel 1982 le truppe israeliane entrano in Libano per

cacciare le basi dell’Olp, aggravando lo stato di guerriglia.

Due potenze regionali: Turchia e Iran

Maggiori paesi musulmani non arabi: la Turchia aveva rischiato di essere divisa

in due zone di influenze, salvato dalla rivoluzione di Ataturk; l’Iran era fin

dall’’800 oggetto delle mire egemoniche di Russia e GB. La Turchia rimasta

neutrale per tutta la SGM, aderì al sistema di alleanze occidentali, per evitare

la supremazia dell’Urss; sulla politica interna la Repubblica turca seguiva le

linee tracciate da Ataturk, nel secondo dopoguerra con l’apertura di nuovi

spazi di democrazia (pluripartitismo), fu concessa maggiore tolleranza nei

confronti dei tradizionali culti religiosi. Per l’intero decennio 1950-60

Menderes fu il primo ministro, accusato di aver tradito il lascito di Ataturk

con la sua apertura all’Islam moderato il suo governo fu rovesciato nel ’60, da

allora la Turchia visse una vita politica agitata, in cui molto spesso

intervenivano i colpi di stato militari, custodi della rivoluzione Kemalista. Come

la Turchia anche l’Iran nel secondo dopo guerra aveva intrapreso un

percorso di modernizzazione sotto la guida del Re Pahalavi, un militare

seduto al trono dal 1925, dopo un colpo di stato che aveva rovesciato la

dinastia turca dei Cagiari: durante la SGM allo Scià fu intimato di abdicare a

causa delle sospette simpatie filo-tedesche-> successe al trono il figlio

Mohammed Reza Pahalavi: governò sempre con metodi autoritari, ma

avvicinandosi sempre più alla GB e alla potenze occidentali. 1951: primo

ministro Mohammed Mossadeeq, fautore di una democratizzazione del

sistema politico e di una nazionalizzazione della produzione petrolifera, che

fece reagire la GB-> nel 1953 un’organizzazione dei servizi segreti

angloamericani depose il primo ministro, restituendo pieno potere allo Scià.

L’Africa subsahariana

Per i Paesi dell’Africa del Sud l’emancipazione fu più tardiva, ma più rapida e

meno contrastata dal momento che l’ex potenze coloniali ormai si erano arrese

ad un processo inarrestabile. Nel 1960 fu chiamato l’anno dell’Africa, 17

stati ottennero l’indipendenza. Il cammino per l’indipendenza fu più difficile

negli Sati in cui giocavano interessi economici più forti, o dove era più

consistente la popolazione bianca: ultima roccaforte del potere bianco nel

continente rimase l’ Unione sudafricana, dominion britannico di fatto già

indipendente; ma il dominio della forte minoranza bianca si reggeva su un

regime di segregazione razziale, detto apartheid, che s’inasprì negli anni ’50-

> numerose furono le condanne dell’Onu. Le tensioni si concentravano

soprattutto nelle città, dove si concentravano le manifestazione dell’ANC

45

(african Nation Congress), movimento della maggioranza africana che nel 61 fu

messo fuori legge. Un caso di decolonizzazione drammatica fu quella del

Congo, dominio belga in condizione di spaventosa arretratezza: l’indipendenza

concessa nel 1960 senza alcuna preparazione venne seguita da una

sanguinosa guerra civile, tentativo di secessione della ricca regione del

Katanga: il capo del governo congolese, nonché leader del movimento

indipendentista, Lumumba, fu fatto prigioniero e ucciso dai secessionisti. Solo

le truppe delle nazioni unite riuscirono a riunire il paese.

Il terzo mondo: non allineamento e sottosviluppo

18-24 aprile 1955: 29 stati sudafricani si riuniscono in Indonesia, con loro

Indonesia, Pakistan, l’Egitto e l’Arabia Saudita, insieme alla Repubblica

popolare cinese. Venne approvato un documento che proclamava

l’uguaglianza di tutte le nazioni e il rifiuto alla alleanze egemonizzate con le

superpotenze: l’idea era quella di far parte di una terza via, terzo mondo,

distinto da due blocchi: capitalismo e comunismo. Molte altre riunioni per

rinsaldare il legame fra i paesi terzi: in una conferenza tenuta a Belgrado nel

1961 i leader del movimento – Tito, Nasser e Nheru – lanciarono la formula del

non allineamento: il terzo mondo si proponeva come portatore di una politica

di neutralismo attivo-> nel 1975, conferenza di Algeri, 75 stati partecipanti:

vengono fuori l’eterogeneità di interessi: tentativi di spostare l’asse di

neutralità in senso filosovietico (Cuba e Vietnam). Il sottosviluppo del terzo

mondo esemplificava la posizione economica dei paesi che lo componevano:

carenza industrie, arretratezza dell’agricoltura, emarginazione dal commercio

internazionale, sproporzione tra risorse disponibili e aumento della

popolazione. Non si trattava di fatti nuovi, ma nuova fu la percezione del

fenomeno: lo sfruttamento delle ex colonie non era più una condizione

naturale giustificabile, l’Occidente si era arricchito grazie allo sfruttamento

coloniale.

Dittature e democrazie in America latina

I paesi dell’America latina si avvicinarono alla politica del non allineamento del

terzo mondo: ma, per certi aspetti si allontanavano dai principi degli Stati

emergenti, il Sudamerica condivideva i modelli culturali europei e, nel sistema

di alleanza, si trovava in linea con gli Usa; a livello di crescita economica già

prima della SGM Messico, Brasile e Argentina avevano già dato il via a un

processo di crescita e industrializzazione, favorita dal calo delle esportazione

dall’Europa e dagli Usa impegnati nella guerra. La ripresa postbellica

dell’Europa e degli Usa riemersero i problemi dell’antica arretratezza e si

rinsaldò la dipendenza economica da Washington. In Argentina si instaurò

un regime di stampo populista, comandato dal generale Peron. Eletto nel

’46 inaugurò con i sindacati una politica di incentivi all’industria e di aumenti di

salari e nazionalizzazione dei servizi pubblici. Riformismo sociale + prassi

politica autoritaria-> ricordo regimi fascisti. La politica riformista durò

fino al ’55, ma il dissesto finanziario diede il via ad un colpo di stato militare:

l’Argentina visse anni agitati, nel ’72 furono gli stessi militari a sollecitare il

ritorno di Peron; ma niente riuscì a concludere, una serie di tentativi falliti

seguirono anche dopo la sua morte, sotto il governo della sua seconda moglie

Isabelita. Nel ’76 i militari ripresero il controllo, ma nemmeno la loro ferrea

politica riuscì a salvare il paese dal dissesto economico.

Al Brasile non toccò una sorte migliore-> primo esperimento di governo

populista negli anni ’30 con Getulio Vergas: rovesciato nel 45 dai militari tornò

al potere nel ’50, riscontrando li stessi problemi rinvenuti in Argentina. Nel ’54

si suicidò, i suoi successori seguirono una politica di non allineamento,

continuarono nell’opera di industrializzazione, senza riuscire a cancellare il

disquilibrio economico fra la popolazione. In un quadro d’indebolimento della

sinistra Cuba fu un esperimento unico: nel 1959 il regime dittatoriale di

Batista fu rovesciato da un movimento rivoluzionario guidato da Fidel Castro,

che appena al potere avviò una riforma agraria che colpiva il monopolio della

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United fruit company-> gli Usa assunsero un atteggiamento ostile nei confronti

del regime di Castro, che di conseguenza cercò la protezione dell’Urss per

sfidare il boicottaggio americano. Il regime cubano si indirizzò in

direzione socialista, l’economia fu statalizzata. Per la prima volta vicino agli

Usa nasceva un regime marxista, filosovietico, che mirava a esportare il suo

modello in tutto il terzo mondo. Uno dei più stretti collaboratori di Castro fu

Che Guevara, che si impegnò a innescare azioni di guerriglia in tutto il

Sudamerica, nel 1967 venne ucciso da militari in Bolivia.

America latina: il difficile ritorno alla democrazia-> a partire dagli anni

’80 la democrazia rappresentativa riprese piede a causa del fallimento delle

dittature militari: la prima dittatura a cadere fu quella argentina: nel 1983 i

militari furono costretti a convocare le libere elezioni, dove vinse il radicale

Raul Alfonsin. In Brasile le prima elezioni nell’85, tra 84-85 libere elezioni in

Perù, Bolivia e Uruguay. Il ritorno della democrazia trovava numerosi ostacoli,

primo fra tutti il dissesto economico. Quasi tutti i paesi latino-americani furono

travagliati dall’inflazione, con aumento dei prezzi vertiginosi, e dovettero farsi

carico di un aumento di debiti con l’estero: debiti contratti per finanziare

programmi di sviluppo.

La civiltà dei consumi

La crescita demografica-> a partire dagli anni ’50, la popolazione mondiale

crebbe ad un tasso dell’ 1,8% annuo, tra gli anni 50-70 la popolazione

raddoppiò, da due miliardi e mezzo a 3miliardi e 700 mila,

contemporaneamente aumentarono le aspettative di vita. La crescita della

popolazione non si sviluppò in maniera omogenea: nel terzo mondo la

popolazione crebbe ad un livello del 2,5% annui, raddoppiava ogni 28 anni. Nei

paesi industrializzati il babyboom si attenuò nel decennio successivo alla SGM.

Dopo la metà degli anni ’50 ripreso il controllo della nascite-> tendenza alla

pianificazione familiare favorita dalle pratiche anticoncezionali.

Il boom economico-> economia dei paesi industrializzati negli anni 50-

60: l’età dell’oro continuò per 25, conobbe pochi rallentamenti ma nessuna

battuta d’arresto. Prese il via dagli Usa, grazie agli aiuti erogati con il piano

Marshall: trainò le imprese europee e giapponesi, che riuscirono a rifondare

dalle loro ceneri le economie distrutte da più di 5 anni di guerra. Lo sviluppo

crebbe a velocità impressionante, tanto da superare la crescita statunitense,

che pur rimanendo la maggiore potenza economica vedeva ridursi le distanze

dai propri alleati. La ricchezza proveniva dall’industria delle tecnologie

avanzate e beni di consumo durevoli che raggiunsero diffusioni di massa.

Si consolidò lo sviluppo agricolo, e parallelamente crebbe la quota dei

lavoratori nel terziario: negli anni ’70 gli addetti al terziario divennero la parte

più ampia dei lavoratori. condizione favorevoli che contribuirono allo

sviluppo: 1- costo basso delle materie prime, in primis del petrolio 2-

scoperte scientifiche e invenzioni tecnologiche misero nel mercato nuovi beni

di consumo e consentirono di ridurre i costi di produzione, 3- tecniche

produttive capaci di migliorare i rendimenti/produttività 4- concentrazione

delle imprese 5- risparmi dei cittadini che consentirono alti livelli di

investimenti 5- governi aperti alla politica keynesiana di intervento statale.

espansione del commercio internazionale-> miglior efficienza nelle

tecniche di trasporto + liberalizzazione degli scambi, grazie all’opera di

organismi internazionali FMI e la Banca mondiale garantivano cambi tra

monete stabili. Anche la parte del mondo orientale riuscì a crescere in maniera

sorprendente: ma il controllo statale dell’economia pose la priorità nel

rafforzamento dell’industria pesante a scapito del benessere dei cittadini, che

non godettero del benessere raggiunto nei paesi occidentali.

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Consumi e Welfare-> boom economico rappresentò miglioramento delle

condizioni di vita. Si parla di società del benessere, o civiltà dei consumi.

Crescita dei consumi esponenziale, abbordabili anche dalle classi lavoratrici->

risultato: standardizzazione dei beni di consumo, processo iniziato negli

anni ’30, interrotto dalla tragedia delle dittature. Un grande impatto nella

diffusione dei beni di consumo offerti dal mercato fu l’affermazione del

Welfare State, un sistema di riforme di politiche sociale e assistenziali volte a

migliorare le condizioni di vita dei cittadini: aumentati gli investimenti nella

scuola, nelle università e nelle cure mediche, pensioni per gli anziani,

erogazione di sussidi per la disoccupazione, il sostegno all’invalidi. Welfare

State significa aumento della spesa pubblica. il sistema di Welfare differiva tra

stato e stato, la principale differenza era quella fra il sistema universalistico -

modello GB degli anni ’40 - e quello occupazionale, che offre servizi in base

all’occupazione svolta e ai contribuiti pagati (Germania).

Le imprese spaziali-> John Kennedy nel 1960 nuova frontiera:

l’esplorazione spaziale. Nessun progresso scientifico colpì le fantasie dei

contemporanei come la possibilità di esplorare lo spazio, capace di

simboleggiare lo slancio ottimistico di un’intera epoca. Le due superpotenze

mondiali concentrarono parte ingente delle loro risorse per gareggiare

nell’esplorazione spaziale. Il primo successo fu raggiunto dall’Urss, per la

prima volta nel 1957 un satellite artificiale fu mandato in orbita, nel ‘58 gli

americani lanciarono il loro satellite, chiamato Explorer. Furono sempre i russi a

mandare nello spazio il primo astronauta Yuri Gagarin, che il 12 aprile 1961

girò per due ore intorno alla terra. Gli Usa centrarono l’obiettivo maggiore; il 21

luglio 1969 gli astronauti Armstrong e Aldrin arrivarono sulla luna a bordo della

navicella apollo 11. Le imprese spaziali ebbero una forte ricaduta sulla

tecnologia e sulle implicazioni di carattere militare: perfezionamento delle

tecniche di lancio missilistiche + satelliti spia nello spazio

Un mondo più piccolo: trasporti e comunicazioni di massa.

Macchina-> bene di consumo più ambito, status simbol; sviluppo dell’aviazione

civile-> declino del treno e della navigazione. Sempre più rapida circolazione

dei messaggi, protagonisti di questa trasformazione: i mass media-> la

televisione: cambia il mondo dell’informazione, nuove forme di intrattenimento

collettivo=nuova cultura di massa.

Il ’68, critica del consumismo, nasce in America e si sposta nell’Europa

occidentale: vari movimenti di contestazione tendenti a sinistra, mancarono

però adeguate riflessioni critiche sui regimi comunisti. Le lotte del ’68

lasciarono un segno profondo nella società occidentale rilanciando il mito di

una trasformazione rivoluzionaria della società. Rilancio della questione

femminile.

Ristrutturazione della Chiesa cattolica, di fronte ai cambiamenti del

mondo industrializzato la Chiesa non poteva far finta di niente, cercò un

rinnovamento interno, incline alla mutata realtà sociale internazionale. Il nuovo

corso della Chiesa cattolica prese il via con il papa Giovanni XXIII, che cercò di

rilanciare il ruolo ecumenico della Chiesa e di instaurare un dialogo con realtà

esterne al mondo cattolico. Convocazione del Concilio ecumenico Vaticano

II-> a 100 anni di distanza dal precedente che aveva segnato il momento più

chiuso della chiesa cattolica (dal 62 al 65), si prolungò fino al pontificato di

Paolo IV che continuò la svolta del suo predecessore. Dal Concilio vaticano II la

chiesa ne uscì rinnovata: sia nell’organizzazione interna sia nella liturgia.

La fine dell’età dell’oro: la crisi petrolifera-> svolta importante

nell’economia mondiale degli anni ’70. Due eventi segnarono la svolta

negativa del mercato globale:

48

nel 1971 gli americani sospesero la convertibilità del dollaro in oro,

convertibilità che rappresentava il pilastro dell’economia internazionale, primo

segno lampante delle difficoltà in cui versava l’economia americana. Anche nel

resto del mondo iniziava una lunga fase di instabilità monetaria, con continue

oscillazione dei prezzi delle materie prime e con un aumento generale

dell’inflazione. Nel 1973 i Paesi impegnati nella guerra arabo-israeliana

decisero di colpire l’occidente quadruplicando il prezzo del petrolio. Lo shock

petrolifero colpì tutti i paesi industrializzati, in particolari quelli più legate alle

importazioni per il loro fabbisogno energetico. Fra il 74-75 si registrò un

profondo calo nella produzione industriale, che riprese solo nel 76, ma con

ritmi più lenti rispetto agli anni dell’età dell’oro. Aumento dell’inflazione, il caro

vita nei paesi industrializzati aumento di 10/20 punti percentuale. La crisi più

grave fu legata alla crescita della disoccupazione, elevata per tutto il decennio

successivo. La crisi petrolifera costituì un grosso trauma sul piano psicologico

prima ancora che economico: rese instabile il quadro mondiale fino ad allora

dominato dalla potente industria occidentale. Durante la crisi petrolifera alla

protesta ideologica contro la società dei consumi si sovrappose una

critica animata dai movimenti ambientalisti, che vedeva il degrado

ambientale come lo specchio degli sprechi energetici della società capitalista.

Nascita energia nucleare per creare risorse energetiche a basso costo.

La rottura degli equilibri (1973-89)

Crisi delle ideologie, riflusso e terrorismo-> nell’ultimo decennio del XX si

ruppero gli assetti internazionali post bellici; la rottura venne anticipata a

partire dagli anni ’70, da una serie di mutamenti, politici, sociali e culturali che

si legavano alla crisi psicologica post crisi petrolifera. Negli anni ’70 la cultura

politica di sinistra aveva goduto di larga influenza, soprattutto fra i giovani: sia

nella versione riformista che rivoluzionaria, entrambe basate su un’illimitata

capacità espansiva del sistema economico e sulla possibilità di controllare i

processi sociali con strumenti politici. La crisi petrolifera mise in crisi la

prospettiva di uno sviluppo illimitato: nei paesi industrializzati il costo del

Welfare cresceva e i governi facevano fatica a pagarne i costi con la sola

copertura delle tasse-> inizio critiche contro lo Stato assistenziale e contro

l’intervento pubblico in economia, con un parallelo ritorno in auge delle teorie

liberiste e del monetarismo. Intanto nei regimi comunisti era sempre più

lampante l’incapacità dell’economia socialista di offrire soluzioni accettabili ai

problemi della società contemporanea. L’Urss, a partire dai fatti di Praga nel

’69, stava perdendo progressivamente terreno: i partiti comunisti dell’Europa

occidentale presero le distanze dal modello leninista, cinese e cubano: regimi

che erano stati dipinti come modelli di impegno rivoluzionario mostravano il

loro carattere dispotico e sanguinario, rivelandosi simili a immense prigioni.

Furono messe in discussione le stesse capacità dei grandi sistemi ideologici, in

primis di quelli orientati alla trasformazione rivoluzionaria della società: non in

grado di fornire risposte validi ai problemi reali dei cittadini. La caduta della

tensione politica lasciò scoperte le componenti estremiste di

contestazione giovanile nate negli anni 70-> esplosione del

terrorismo politico. Terrorismo attuato da piccoli gruppi (Brigate rosse in

Italia, la Raf in Germania e Action directe in Francia)->colpivano con gesti

esemplari quei personaggi/istituzioni che rappresentavano ai loro occhi il

sistema da abbattere: poco seguiti dalle masse lavoratrici in nome delle quali

affermavano di agire, i gruppi terroristici furono prima sconfitti politicamente,

poi sul piano dell’azione repressiva con l’arresto della maggior parte dei

componenti. Uno degli attacchi più gravi fu quello a Papa Giovanni Paolo II nel

1981, ferito da un terrorista turco in piazza San Pietro, affiliato a un gruppo

nazionalista di estrema destra.

49

Gli USA: da Nixon a Reagan-> anni 70, fase più difficile dal dopo guerra per

gli Usa. Alla crisi del dollaro si accompagnò il malcontento per la guerra

devastante e fallimentare in Vietnam. Nixon, eletto per la seconda volta nel

72 con largo margine, firmò nel 73 l’armistizio che sanciva il ritiro delle truppe

dal Vietnam. Nel 74 fu travolto da uno scandalo riguardante la campagna

elettorale: il caso Watergate, dal nome dell’albergo dove alcuni collaboratori

del presidente avevano messo in atto un’operazione di spionaggio ai danni del

partito democratico. Nixon fu costretto a dimettersi, lasciando il posto a

Gerald Ford-> nel 76 i democratici riconquistarono la presidenza con Jimmy

Carter

, che promosse una politica di stampo wilsoniano, fondata sulla difesa

dei diritti umani: questa linea fu portata avanti in modo incerto e contribuì a

rendere i tesi i rapporti con l’Urss, fu criticava perché difendeva i regimi

antistatunitensi in Africa, Sudamerica e Medio Oriente. Proprio la rivoluzione

in Iran (1979) diede il colpo di grazia a Carter, che nel 1980 fu

sconfitto dal repubblicano Ronald Reagan: si presentò con un programma

economico liberista, fondato sulla diminuzione delle tasse e della spesa

pubblica; in politica estera adottò una linea più dura con tutti i nemici

dell’America, a partire dall’Urss. Il successo della sua presidenza venne

confermato dalla rielezione del 1984, grazie alla ripresa economica dovuta allo

sviluppo dell’industria elettronica e militare-> il taglio della spesa pubblica

aumentò le disuguaglianze sociali, in compenso contenne l’inflazione e

riassorbì la disoccupazione. Il dollaro risalì al primo posto delle monete

nell’economia globale, ma rimase un deficit di bilancio vistoso, dovuto alla

continua crescita della spesa militare. La linea militare interventista di Reagan

non impedì l’apertura di un più aperto dialogo con l’Urss in cui, a metà degli

anni 80, si stava profilando una nuova svolta politica.

L’Unione sovietica: da Breznev a Gorbacev

Anni 60-metà anni 80: declino economico e politico dell’Urss guidata da

segretario del partito comunista Breznev. In questi anni s’inasprì la repressione

degli intellettuali dissidenti, molti dei quali vennero internati e/o confinati in

luoghi sperduti. Ma negli anni della crisi americana (1970) l’Urss ne approfittò

per avvantaggiarsi nella corsa agli armamenti e per ampliare la sua sfera

d’influenza in tutti i continenti: Sudamerica, Africa, e Medio Oriente. Si

riacutizzarono le tensioni che alla fine degli anni ’70 sfociarono nella Seconda

guerra fredda, con l’istallazione di nuovi missili russi di media gittata puntati

verso l’Europa. Un intervento militare dell’Urss pagato a caro prezzo fu quello

in Afghanistan, paese situato in una zona strategica del MO: per costringere

l’Afghanistan a gravitare nella zone d’influenza russa Breznev nel 1979 inviò

nel paese arabo un forte contingente di truppe, che per 10 anni combatterono

contro le fila di guerriglieri islamici afgani, sostenuti dall’Iran, dal Pakistan e

dagli Usa. Fu un’esperienza fallimentare e psicologicamente traumatica per

l’Urss: ma la svolta avvenne a metà anni ’80, nell’82 morì Bresnev che

venne sostituito nel 1985 da Gorbacev, rappresentante di una

generazione non direttamente coinvolta nello stalinismo, da subito si mostrò

deciso a introdurre una serie di novità nella politica sovietica:

-sul piano economico legò il suo nome alla parola perestroika (riforma):

interventi volti a introdurre una serie di elementi di economia di mercato.

-All’interno del paese Gorbacev si fece promotore nel 1988 di una nuova

Costituzione che lasciava spazio ad un limitato pluralismo, distinguendo

le strutture statali da quelle del partito, unite al vertice nella persona del

segretario-presidente. Nel marzo dell’89 le elezioni del Congresso dei Soviet

inaugurarono un sistema di candidature plurime: ingresso di alcuni esponenti

del dissenso, fra i quali il fisico Andrej Sacharov, perseguitato dal periodo nel

periodo brezneviano.

Più importante delle singole riforme fu l’avvio di un processo di liberazione

interna, condotto all’insegna della libertà di espressione, che consentì lo

sviluppo di un dibattito politico culturale. Tutto ciò giovò all’immagine dell’Urss,

50

ma evidenziarono le contraddizioni che fino ad allora erano state sepolte sotto

il pugno di ferro di Breznev. Soprattutto le riforme economiche, proiettate

verso un’economia di mercato, accentuarono il dissesto di un sistema

inefficiente. L’emergente dibattito politico mise in moto tensioni difficilmente

controllabili, che sarebbero esplose pochi anni più tardi, sancendo la sconfitta

del modello riformista di Gorbacev.

I negoziati sul disarmo: dialogo Urss-Usa

Conseguenza dell’apertura riformista di Gorbacev fu il rilancio del dialogo

con l’Usa, rimasto congelato dagli anni della SGF. La necessità di Gorbacev

era quella di frenare la corsa agli armamenti, troppo costosa per l’economia

russa, per destinare maggiore risorse ai consumi individuali. Reagan, dal suo

canto, intendeva chiudere i suoi 8 anni di governo dimostrando al mondo che

l’ostentazione della supremazia americana in materia d’armamenti non aveva

creato uno scontro, bensì aveva aperto una trattativa con l’Urss. Primo

incontro tra Regan e Gorbacev a Ginevra nel 1985, nel 1986 il secondo a

ReykjaviK: un terzo vertice nell’87 a Washington portò uno storico accordo

di riduzione di armamenti missilistici in Europa, prevedeva la distruzione

concordata di armi nucleari. Nel 1988 l’Urss s’impegnava a ritirare le

truppe dall’Afghanistan. Questa apertura fra le due potenze rivali fece

nascere molte speranze di un nuovo ordine internazionale, non più giocato

sull’equilibrio del terrore-> questo nuovo ordine ebbe inizio nel 1990, quando a

Parigi, durante una Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, i

paesi appartenenti alla Nato e il patto di Varsavia firmarono un trattato di non

aggressione e riduzione degli armamenti.

Mutamenti politici in Europa occidentale

Negli anni 60-70 l’Europa vide importanti mutamenti politici. Se In Francia

mantennero la guida i gruppi legati a De Gaulle, in Germania, GB e Italia

furono i socialisti a guidare il governo, da soli o in coalizione con altri

partiti. In Germania il monopolio governativo dei Cristiano-democratici cadde

nel 1966, quando il partito, non trovando l’appoggio dei liberali, dovette

formare una grande coalizione con i socialdemocratici, guidati dall’ex sindaco

di Berlino ovest, Willy Brandt. Nel '69 i SD ruppero il governo con i CD,

per formare una coalizione con i liberali, alleanza che sarebbe durata un

quindicennio-> il nuovo governo s’impegnò ad aprire il dialogo tra la Germania

federale e i paesi del blocco comunista, inclusa la Germania Est. Veniva così

proposta implicitamente la riunificazione della Germania attraverso un

graduale avvicinamento dei blocchi. Più breve e sfortunata fu l’esperimento del

governo laburista in GB, tornato al potere con Harold Wilson nel 1964, che

si trovò a gestire una congiuntura economica difficile e costretto a perpetuare

un’impopolare politica di austerità oltre a fronteggiare la mai risolta

questione irlandese. Nell’Ulster la parte più povera della popolazione alla

fine degli anni ’60 diede il via a una serie di violenti agitazioni, dove la

rivendicazione dell’unità del Paese si mescolava alla protesta sociale. Nel 67 il

governo Wilson aprì un difficile negoziato per entrare nella comunità

europea, che si concluse nel 72, dopo che i conservatori erano

ritornati al potere. Nella fase della crisi petrolifera tutti i paesi dell’Europa

occidentale dovettero affrontare una grande crisi dei settori industriali più

produttivi: la decrescita economica portò gravi scontri sociali e tentazioni

protezionistiche-> la partita decisiva fu giocata in GB, dove nel 1979 vinse le

elezione la conservatrice Margaret Thatcher, che portò avanti un

programma di intransigente liberismo, lanciando un duro attacco ai sindacati,

mettendo in discussione la filosofia del Welfare State, privatizzando vari settori

dell’industria pubblica, delle ferrovie e dei trasporti locali. La linea

conservatrice fu premiata dagli elettori, che per ben due volte votarono la

Thatcher. Nell’89, dopo ben 11 anni di governo, dovette lasciare la guida

51

dell’esecutivo a causa di una rivolta interna al suo stesso partito, che non

appoggiava più la sua intransigenza ai progetti di integrazione europea.

In Germania l’era dei Governi SD finì nell’83, dopo la rottura con i liberali e

l’ascesa al governo dei Cristiano-democratici guidati da Helmut Kohl, futuro

protagonista della liberazione tedesca. Mentre i socialisti perdevano

terreno nell’Europa del Nord, nell’area mediterranea acquisivano sempre più

consenso-> in Francia l’Unione delle Sinistre s’impose nell’81, portando

alla presidenza il socialista Mitterrand. L’esperienza socialista, partita con

grandi propositi di nazionalizzazione e riforme sociali, finì per deludere le

aspettative di molti sostenitori. La crisi economica costrinse i socialisti ad

accantonare le riforme più ambiziose per adottare una serie di riforme

restrittive. Ciò provocò la rottura con il PC, senza impedire a Mitterrand di

ottenere nell’88 il secondo mandato, né al governo socialista di comandare per

oltre un decennio.

Integrazione europea e nuove democrazie-> all’inizio degli anni ’80

governi socialisti si affermarono nelle nuove democrazie dell’Europa

meridionale: Portogallo, Spagna e Grecia, uscite a metà degli anni 70 da regimi

autoritari. Fra le tre la prima dittatura a cadere fu quella portoghese ,

sopravvissuta per pochi anni dopo la morte del suo fondatore Salazar (1970):

l’uscita della dittatura portoghese seguì un copione inedito. Nel 74 furono i

militari ad abbattere il vecchio regime con un colpo di Stato-> il potere prima

fu assunto dall’ala moderata delle forze armate; successivamente da un

gruppo di ufficiali di sinistra sostenuto dal partito comunista. Nel ’75 i militari

più radicali vennero emarginati e il paese fu restituito a un normale regime

parlamentare pluripartitico, che vide i socialisti di Mario Soares al

comando, alternandosi con i gruppi moderati di centro-destra.

Diversa fu la vicenda della Grecia: nel 67 furono i militari a instaurare una

dittatura-> a porre fine alla dittatura dei colonnelli fu l’esito disastroso

mirante ad annettere l’isola di Cipro alla Grecia nel 1974-> la parte

turca, militarmente più forte, si oppose tenacemente ai tentativi di annessione

dei greci e reagì occupando una parte dell’isola. Travolti dall’insuccesso i

militari abbandonarono la Grecia lasciando il potere ai partiti democratici: il Ps

di Papandreu e la Nuova democrazia di Karamanlis (Cen-Des) si alternano al

governo

Un ruolo importante nella transizione alla democrazia fu svolto dalla

Monarchia spagnola. Il re Juan Carlos di Borbone dopo la morte del

generale Franco nel 1975 seppe pilotare con abilità il passaggio alla

democrazia un paese che, fin dagli anni 60, aveva conosciuto un rapido

sviluppo economico-> alla guida del governo il Re chiamò Adolfo Suarez,

legalizzò i partiti e i sindacati liberi, nel 78 fece approvare una Costituzione

democratica tramite referendum. la monarchia spagnola si consolidò

rapidamente e rimase solida anche dopo la vittoria dei socialisti di Felipe

Gonzales nell’82. Il ritorno delle democrazie negli stati meridionali consentì

un allargamento della Cee->nei decenni successivi il crollo dell’Urss avrebbe

aperto le porte dell’integrazione anche delle ex repubbliche popolari dell’est.

Nel 57 la nascita della CEE, con i trattati di Roma, avrebbe dovuto prevedere

una graduale integrazione politica, ma i progressi in questa direzione furono

lenti e faticosi-> nel 74, in un vertice tenuto a Parigi, si decise che i capi di

governo si sarebbero riuniti a scadenza regolari, dando vita al Consiglio

europeo , che avrebbe avuto la responsabilità di tracciare le linee guida del

processo di integrazione. Contemporaneamente si stabilì che il Parlamento

europeo sarebbe stato eletto direttamente dai cittadini, in basi alle

leggi elettorali presenti nei singoli paesi. Nel 1979 si tennero le prime elezioni

del parlamento europeo, nello stesso anno entrò in funzione il sistema

monetario europeo, nel tentativo di proteggere le economie nazionali

dall’oscillazione valutaria.

52

I Conflitti nell’Asia comunista-> amara fu la delusione dell’opinione

pubblica progressista di fronte alle vicende che seguirono dopo la presa di

potere di Laos, Vietnam e Cambogia da parte dei comunisti. I nord

vietnamiti, dopo la conquista di Ho Chi-minh ignorarono le promesse di

autodeterminazione fatte al Vietnam del Sud, attuando una politica di semplice

assorbimento del sud nel nord e di emarginazione dei capi del vecchio regime

insieme ai capi della lotta per la liberazione del Sud. Nel 78 la numerosa

comunità cinese vietnamita venne espropriata dei suoi averi per costringerli a

lasciare il paese. In Cambogia le cose andarono anche peggio: i guerriglieri

comunisti, sotto la guida di Pol Pot, misero in atto tra il 76 e il 78 uno dei più

radicali esperimenti di rivoluzione sociale mai tentati-> nell’intento di creare

una nuova società massacrano coloro che avevano servito sotto il regime

precedente e provocarono la morte per fame di oltre un milione e mezzo di

cittadini. Molti evacuarono le città per trasferirsi nelle campagne in omaggio

all’utopie di uno spietato comunismo agrario. Venne abolito il denaro. Il regime

di Pol pot, sostenuto dalla Cina, ostacolava i piani del Vietnam, che intendeva

sottomettere l’intera penisola sotto la sua egemonia. Nel dicembre del ‘78,

200 mila soldati vietnamiti, insieme a esuli cambogiani, invadevano la

Cambogia con il sostegno della Cina-> inizio guerriglia. Nel 79 i cinesi

effettuarono una spedizione punitiva nel Vietnam del Nord, per costringere il

governo vietnamita a ritirare le truppe. Nell’88, grazie a una mediazione

dell’Onu, i vietnamiti cominciarono a liberare la Cambogia-> solo nel 91 tutte

le nazioni raggiunsero un accordo che nel 93 avrebbe portato la ricostituzione

della monarchia e delle libere elezioni.

La Cina post-maoista

Mao Zedong muore nel 76-> nella Cina processo di revisione interna simile a

quello avvenuto nell’Urss dopo la morte di Stalin. Artefice della

demaoizzazione di Deng Xiaoping, anziano dirigente del comunismo

cinese, fautore di una linea moderata, per questo emarginato ai tempi della

rivoluzione. Riabilitato dopo la scomparsa di Zedong, Deng emerse come

leader del paese, lottando contro gli eredi politici della rivoluzione maoista->

nel 1981 assume la guida del partito e dello stato. Introdusse le

differenze salariali, aumentò gli incentivi per i lavoratori, fu favorita

l’importazione di prodotti tecnologici da paesi occidentali, i contadini poterono

acquistare proprie terre e vendere prodotti sul libero mercato-> introdotto nel

sistema cinese elementi di economia di mercato-> penetrazione di

modelli di tipo consumistico fra i più giovani.

La modernizzazione economica andava in contrasto con il mantenimento della

vecchia struttura burocratica-autoritaria del regime-> nuovi scontri in Cina-

> la protesta iniziò da un gruppo di studenti universitari di Pechino, che nell’89

diedero il via a una serie di pacifiche manifestazioni per chiedere più libertà.

Dopo un vano tentativo di dialogo il gruppo dirigente comunista rispose

con una brutale repressione militare-> massacro nella Piazza Tienanmen.

Rilancio di un’economia di mercato all’interno di un regime autoritario

La rivoluzione Khomeinista in Iran

Le democrazie occidentali e i regimi post-comunisti dovettero affrontare

un’enorme sfida a livello globale: l’Islam fondamentalista, che prese le mosse

nel 1979, dopo l’intervento sovietico in Afghanistan che provocò una

mobilitazione di combattenti islamici destinata a rivolgersi contro l’Occidente-

> anche la rivoluzione sciita in Iran riaccese il focolaio fondamentalista. L’Iran

dopo la fine dell’esperimento riformatore del primo ministro Mossadeq, era

ritenuto un pilastro fondamentale per la presenza occidentale in Medio oriente,

oltre ad essere il primo fornitore di petrolio. A partire dagli anni 60 lo scià

aveva avviato una politica di modernizzazione che mirava a trasformare il

paese in una potenza militare, senza però assicurare nessun progresso nello

stile di vita della popolazione-> crescente opposizione da parte dei gruppi di

53

sinistra-> nel 1978 il clero islamico tradizionalista assunse la guida di un vasto

movimento di protesta popolare. Lo scià tentò di reprimere le insurrezioni, ma

nel 79, abbandonato anche dagli stati uniti, dovette lasciare il paese. A

gennaio tornò a Teheran l’ayatollah Khomeini, massima autorità

spirituale dei musulmani sciiti, che da Parigi aveva ispirato l’opposizione

religiosa al regime dello scià. Le componenti di sinistra che avevano

contribuito alla rivoluzione furono subito emarginate-> in Iran venne instaurata

la Repubblica islamica di stampo teocratico, ispirata ad un vago

riformismo sociale basato sui dettami del corano, guidata dal clero

sciita. Violentemente antioccidentale e antiamericano il nuovo regime entrò

subito in contrasto con gli Usa, accusandoli di aver sostenuto lo scià. Isolato

internazionalmente e in dissesto economico, l’Iran fu attaccato nel 1980 dal

vicino Iraq, appoggiato dagli Usa-> cercò di approfittarsi della situazione per

appropriarsi di territori da tempo contesi: la guerra continuò per 8 anni e si

risolse in un’inutile carneficina-> 1988 l’Onu obbligò il cessate il fuoco.

L’Italia della Prima Repubblica (1945-89)

L’Italia nel 1945-> guidati dai partiti che si erano opposti al regime

mussoliniano l’Italia si diede un ordinamento repubblicano, una nuova

costituzione democratica e un nuovo sistema politico destinato a durare per

quasi mezzo secolo (la Prima Repubblica), diviso in cinque fasi, scandite da

importanti mutamenti politici:

1-1945-48 -> nascita della Repubblica, la Costituente e il trattato di pace

2-1948-63 -> egemonia democristiana, centrismo, miracolo economico

3-1963-75 -> il centro-sinistra, le riforme, i movimenti di contestazione

4-1975-79 ->solidarietà nazionale e terrorismo

5-1979-89 -> l’inizio della crisi

Dopo la SGM l’Italia resta un paese materialmente devastato-> produzione

industriale -1/3, produzione agricola dimezzata, inflazione altissima e

diminuzione dei salari. La povertà e la disoccupazione contribuivano a rendere

precario l’ordine pubblico-> la guerra aveva frenato una conflittualità sociale

latente, che gli stesi leader di sinistra stentavano a frenare.

La situazione nel centro-Sud fu poco controllata: fin dalla primavera del 44

contadini e braccianti avevano occupato terre incolte e latifondi-> al sud la

minaccia più grande veniva dalla malavita, legata al contrabbando e alla borsa

nera. Dal 43 le due metà del paese avevano vissuto una storia completamente

diversa: mentre il Sud veniva liberato dagli alleati, il Nord si trovava occupato

dai nazisti, un’insurrezione popolare in cui la lotta per la liberazione nazionale

si intrecciava alle istanze rivoluzionarie. Il compito di affrontare le spaccature

nazionali doveva essere affrontato dai partiti che si erano uniti nel Comitato di

liberazione nazionale, che esercitavano un ruolo attivo all’interno del governo.

Il ritorno alla vita democratica aveva visto un’enorme crescita dell’interesse

politico tra la popolazione: il partito socialista guidato da Pietro Nenni e

molto vicino ai comunisti; il partito comunista che traeva forza dal ruolo attivo

giocato durante la resistenza antifascista. Il partito nuovo di stampo comunista

creato da Palmiro Togliatti, facendo leva sull’enorme massa popolare

politicizzata, aspirava a mantenere un ruolo di governo senza rinnegare la sua

vicinanza con l’Urss. L’unico partito in grado di competere con le due sinistre

era la Democrazia-Cristiana che si ispirava alla dottrina sociale cattolica; il

segretario Alcide de Gasperi si richiamava all’esperienza del partito popolare

di Sturzo. Il partito liberale raccoglieva gran parte della classe dirigente del

partito prefascista e poteva contare in una serie di personaggi illustri, oltre al

sostegno della grande industria e dei proprietari terrieri. Fra i partiti laici il

partito repubblicano si distingueva per l’intransigenza sulla questione

istituzionale-> al confine con l’area liberal-democratica e socialista c’era il

54

Partito d’azione, forte del prestigio dato dalla lotta partigiana il Pda si faceva

promotore di ampie riforme sociali, ma faticava a trovare una sua identità e,

dunque, non riusciva a fare breccia tra la massa. La destra vera e propria

appariva fuori gioco nell’era post-liberazione-> i gruppi di destra si raccolsero

sotto le bandiere monarchiche, contribuirono a formare un nuovo movimento:

L’Uomo qualunque, fondato nel 45 dal regista Guglielmo Giannini, il

movimento si rifiutava qualsiasi caratterizzazione ideologica, prendeva le

difese del cittadino medio.

La prima occasione di confronto fra i partiti del CLN si presentò per la nomina

del capo del Governo. L’accordo fu trovato nel nome di Ferruccio Parri,

leader del Partito d’Azione -> la prima azione fu quella di eliminare i

funzionari statali più compromessi con fascismo, tassò le grande aziende,

cercando di avvantaggiare le piccole-medio imprese in crisi, in questo modo si

attirò l’opposizione delle forze moderate, soprattutto del Partito liberale, che

nel 45 tolse la fiducia al governo-> la Dc impose la candidatura del suo

leader: Alcide de Gasperi-> svolta di segno moderato destinata a

rivelarsi irreversibile.

La Repubblica e la Costituente

All’inizio del ’46, dopo molti rinvii, il governo fissò al 2 giugno la data per

l’elezione dell’Assemblea costituente, che sarebbe stata incaricata di

scrivere la nuova costituzione italiana-> primo voto libero dopo 25 anni di

dittatura, primo voto femminile in Italia-> in quello stesso giorno sarebbe

stato indetto il referendum volto a decidere tra l’istituto monarchico o

quello repubblicano. Il 9 maggio, nel tentativo di risollevare le sorti della

monarchia sabauda Vittorio E. III abdicò in favore del figlio Umberto II-> la

mossa non sortì l’effetto sperato, il 2 giugno il 90 % degli italiani andò alle urne

e la Repubblica vinse-> il 13 giugno Umberto II partì per l’esilio in Portogallo.

Nelle elezioni per la Costituente la DC si confermò come il primo partito con il

35% di voti, seguita dai socialisti con il 20% e dal Pci con il 19%-> il PdA

raccolse solo l’1,5% di voti. Nell’ala moderata aveva vinto la DC, segnando la

sconfitta dei liberal-democratici; la sinistra appariva rafforzata, ma non era in

grado di vincere. Questi risultati, se analizzati a livello regionale, rivelavano

che la vittoria repubblicana dipendeva dalle regioni del Centro-Nord e che la

sinistra spopolava a nord, vedendo una scarsissima adesione al Sud. Dopo le

elezioni della costituente socialisti, comunisti e democristiani continuarono a

governare insieme, accordandosi sull’elezione del primo presidente della

Repubblica, Enrico De Nicola. la coabitazione al governo non eliminava i

contrasti: a farne le spese fu il partito socialista: nel gennaio 47 l’ala guidata

da Saragat, contraria ad una stretta collaborazione con i comunisti,

abbandonò il Psiup e diede vita al Partito socialista dei lavoratori italiani

PSLI. Nel maggio del 47 De Gasperi diede le dimissioni, formando un governo

di soli demo-cristiani, rafforzato dall’apporto dei tecnici di area liberal-

democratica-> si chiudeva così la fase della collaborazione governativa dei

partiti di massa.

La Costituzione e il trattato di pace

L’assemblea costituente guidata dalla DC e sorvegliata dalla sinistra italiana

iniziò i suoi lavori il 24 giugno 1946 e terminò il 22 dicembre del 47-> il testo

venne approvato con una larga maggioranza ed entrò in vigore l’1

gennaio del 48. La Costituzione italiana si ispirò ai modelli democratici

ottocenteschi per la parte riguardanti le istituzioni e i diritti politici-> dava vita

a un sistema parlamentare, col governo responsabile difronte alle due

camere: dei Deputati e della Senato, titolari del potere legislativo. Alle

camere, elette a suffragio universale, spettava il compito di scegliere il

presidente della Repubblica con mandato settennale e con funzioni di

rappresentanza dell’unità nazionale. L’autonomia dell’ordine giudiziario era

garantita dal Consiglio superiore della magistratura e una Corte

55

costituzionale in grado di verificare la conformità delle leggi alla

Costituzione. Introdotti referendum abrogativi dietro richiesta di 500 mila

cittadini. Venne distrutta la vecchia struttura centralistica dello stato grazie al

nuovo istituto della regione, dotato di ampi poteri, anche legislativi. La scelta

di un modello parlamentare, unita a un sistema elettorale proporzionale,

faceva dei partiti i primi destinatari del consenso e quindi gli arbitri della

politica italiana. Tuttavia la Costituzione sembrò un compromesso

equilibrato fra le istanze delle diverse forze politiche: una frattura netta

avvenne nel marzo del 47 quando la DC propose di inserire un articolo in cui si

stabiliva che i rapporti fra stato e chiesa erano regolati secondo gli accordi

lateranensi firmati nel 29 dal Regime fascista e la Chiesa. Il Pci inizialmente

prese le distanze da questa iniziativa ma, a sorpresa, Togliatti decise di non

volersi opporre al sentimento religioso della popolazione italiana rappresentato

dagli esponenti della DC. Nel 47 l’Assemblea costituente si trovò ad affrontare

un’altra scadenza: la ratifica del trattato di pace firmato a Parigi con i vincitori-

> l’Italia fu trattata come una nazione sconfitta, si adoperò a pagare le

riparazioni agli stati attaccati, dovette ridurre le sue forze armate, perse le sue

colonie. Perse territori sul confine nord orientale: l’esercito di liberazione

jugoslavo aveva occupato l’Istria e rivendicava Trieste-> riacceso il conflitto fra

slavi e italiani, esasperato durante il fascismo dalla dura repressione inflitta dal

regime alle minoranze etniche. Nel 1945 migliaia di italiani a Trieste, Gorizia e

in molti centri dell’Istria furono deportati e uccisi, con la generica accusa di

complicità al fascismo. Molti di loro vennero buttati vivi o morti nella foibe,

cavità naturali nell’altopiano carsico. A seguito di queste violenze molti italiani

della Venezia Giulia e della Dalmazia ripararono in Italia. il dramma del

confine orientale divenne un fattore di mobilitazione per l’opinione

pubblica di destra. Alla fine del 46 fu attuata una sistemazione provvisoria:

la penisola istriana apparteneva alla Jugoslavia, ma senza Triste e Capodistria,

che avrebbe dovuto costituire il Territorio liberi di Triste, diviso in zona A,

occupata dagli alleati, e zona B, tenuta dagli jugoslavi. Solo nel '54 si venne a

una definitiva spartizione, la zona A ritornava all’Italia, la B rimaneva sotto il

controllo jugoslavo.

Il tempo delle scelte

il varo della Costituzione fu l’ultima manifestazione significativa della

collaborazione delle forze antifasciste. Dal ’48 i partiti s’impegnarono in una

lotta sempre più accanita in vista delle elezioni politiche, convocate per il 18

luglio, che avrebbe dato alla Repubblica il suo primo Parlamento. la campagna

elettorale vide la polarizzazione dei partiti fra due schieramenti opposti:

uno guidato dalla DC, l’opposizione in cui PC e PS si presentavano uniti sotto

l’insegna del Fronte Popolare. De Gasperi si giovò di due forti alleati: la

Chiesa di Pio XII, impegnata in una vera e propria campagna anticomunista;

l’appoggio degli USA, che consentì alla DC di presentarsi come i più accreditati

rappresentanti della massima potenza mondiale, che garantivano l’aiuti

finanziari indetti dal piano Marshall. Socialisti e comunisti risposero facendo

leva sulle classi operaie insistendo su toni democratici e populisti-> la loro

campagna elettorale fu danneggiata da una stretta adesione alla causa

dell’Urss e alla politica estera di Stalin (morto nel 1953). Le elezioni si risolsero

con una travolgente vittoria della DC, che ottenne il 48,5% dei voti, la

maggioranza assoluta dei seggi alla camera; socialisti e comunisti

ottennero insieme il 31% dei voti-> il peso della sconfitta ricadeva sul PSI, che

pagò caro il suo allineamento sulle posizioni del PCI. Un'altra conseguenza

delle giornate del 48 fu la spaccatura all'interno della CGIL, che era stata

ricostruita nel 44 su basi unitarie-> per protestare contro l'attentato a Togliatti

la maggioranza socialcomunista del sindacato decise di proclamare uno

sciopero generale; l'idea dello sciopero fornì alla componente cattolica

l'occasione per dar vita a una nuova confederazione, la Cisl. Pochi mesi dopo

anche repubblicani e socialdemocratici abbandonarono il gruppo, formando

56

una terza organizzazione: la Uil. Le scelte in politica economica non furono

facili per la DC-> all'inizio del mandato nessuna riforma strutturale di rilievo: la

corrente di pensiero dominante vedeva nella pianificazione economica un

prodotto dei regimi autoritari. Le sinistre si limitarono a un'azione di difesa dei

salari e dell'occupazione. Ministero del bilancio tenuto dall'economista

liberale Luigi Einaudi-> grandi manovre economiche per la decrescita

dell'inflazione, il ritorno alla stabilità monetaria e il risanamento del bilancio->

mentre il ministero del bilancio cercava di far risorgere l'economia, le sinistre si

impegnavano in un'impopolare battaglia contro il piano Marshall. La linea

Einaudi ottenne i risultati sperati: la lira riprese potere d'acquisto, i capitali

all'estero rientrarono in Italia, i ceti medi riacquistarono fiducia-> nel 1950

l'Italia raggiunse i livelli produttivi dell'anteguerra. Collocazione

internazionale dell'economia italiana-> modello fondato sull'iniziativa

privata, sia pur corretta dall'intervento pubblico. Nel 1949-> Adesione al Patto

atlantico, nonostante l'opposizione di socialisti e comunisti.

De Gasperi e il Centrismo

5 anni prima legislatura repubblicana (1948-53)-> massima egemonia

della DC. Nonostante potesse contare sulla maggioranza assoluta dei seggi alla

Camera, la DC decise di mantenere l'alleanza con i partiti laici minori:

appoggiò la candidatura alla presidenza di Luigi Einaudi, eletto nel '48. la

formula del centrismo-> vedeva una DC molto forte occupare il centro dello

schieramento politico, lasciando fuori dalla maggioranza la sinistra

socialcomunista e la destra monarchica e neofascista. Componente essenziale

del centrismo era la moderata dose riformista che faceva guadagnare al

governo consenso popolare. 1950-> riforma agraria, l'iniziativa più importante

per ottenere consenso popolare: esproprio e frazionamento delle grandi terre,

prima riforma che tentava di rifondare l'assetto fondiario mai attuato nella

storia dell'Italia unita, andando incontro alle attese del Sud Italia che ancora si

vedeva protagonista di episodi di lotta per terra. Obiettivo riforma agraria:

concentramento della piccola impresa agricola, rafforzamento del ceto dei

contadini indipendenti-> obiettivi illusori, fine anni 40 grande migrazione dalle

campagne del mezzogiorno. 1950: istituita la Cassa per il Mezzogiorno,

un nuovo ente pubblico che promuoveva lo sviluppo pubblico e civile del

meridione, intervento che ebbe effetti positivi sull'economia e sul tenore di vita

della popolazione, anche se non bastò mettere in moto un vero e proprio

processo di modernizzazione a livello della società civile. Durante il governo

centrista vennero varate numerose leggi per il Walfare: legge Fanfani sul

finanziamento alle case popolari; la riforma tributaria Vanoni, che

introduceva l'obbligo dell'annuale dichiarazione dei redditi (i liberali si

ritirarono dal governo a causa di questa legge e in quanto contrari alla riforma

agraria). Nello stesso periodo le sinistre continuarono a condurre contro il

Governo De Gasperi una forte opposizione, motivato dallo stato di disagio in

cui versavano le classi lavoratrici. Nonostante la ripresa degli anni 50 la

disoccupazione rimaneva a livelli alti e i salari erano sempre bassi. I partiti di

Sinistra e la Cigl reagirono mobilitando le masse operaie in una serie di

scioperi, che spesso si conclusero in scontri. Nel 53, per reprimere le forze

sovversive di sinistra, De Gasperi decise di cambiare la legge elettorale per

rendere inattaccabile la coalizione centrista. Il sistema scelto fu quello si

assegnare il 65% dei seggi alla Camera al gruppo di partiti

imparentati che ottenesse la meta dei voti+1-> il sistema era costruito a

tavolino per favorire la DC e i suoi alleati. Dalle sinistre questa riforma

elettorale venne chiamata legge truffa: fu approvata nel 53, dopo una

durissima battaglia parlamentare. Nelle elezioni, però, la coalizione non

ottenne neanche il 50%: il premio di maggioranza non scattò, la legge fu

abrogata.

De Gasperi si dimise nel 53 e i suoi successori continuarono ad appoggiarsi

alla maggioranza centrista, appoggiata in qualche episodio dai monarchici e i

57

neofascisti. Frattanto la crescita economica si consolidava: si rafforzavano

di pari passo i legami con la CEE-> nel 55 fu presentato in Parlamento il Piano

Vanoni (Ministro del bilancio)-> obiettivi prioritari dell'economia italiana

erano l'assorbimento della disoccupazione e la cancellazione del divario nord e

sud. Nel 56 fu inserita la Corte Costituzionale, composta in parte da

magistrati e in parte da membri nominati dal parlamento e dal presidente della

Repubblica: la sua funzione era quella di adeguare la vecchia legislazione ai

principi costituzionali, facendo cadere le norme più autoritarie imposte dal

fascismo. Nel 58 fu creato il Consiglio superiore della Magistratura.

Cambiamenti politici fine anni 60: nella DC emersero gli esponenti della nuova

generazione cresciuti nelle file dell'Azione cattolica, legata alle problematiche

del cattolicesimo sociale e dell'intervento statele nell'economia. Principale

esponente di questa nuova DC fu Amintore Fanfani , divenuto segretario nel

54: cercò di rafforzare la struttura interna del partito e svincolarlo dai

condizionamenti dell'industria privata, collegandolo con l'industria statale:

l'Eni, azienda pubblica di Enrico Mattei, manager dinamico che esercitò una

notevole influenza sul mondo politico, soprattutto dopo il 55 che vide le

elezioni vinte da Giovanni Gronchi, democristiano di sinistra. Un passaggio

nuovo verso nuovi equilibri fu imposta da quanto stava accadendo

nell'Ungheria del 56-> mentre il PCI approvò l'intervento sovietico, il PSI

lo condannò: fu Pietro Nenni a guidare la svolta autonomista del PSI,

con cui si apriva il dialogo con la DC e i partiti laici di centro-> premesse

per un'apertura della DC a Sinistra.

Il miracolo economico-> tra il 1959-1963. tasso di sviluppo in Europa

inferiore solo a quello tedesco. Il Pil crebbe a un ritmo del 6,5 % annuo. Lo

sviluppo interessò soprattutto l'industria manifatturiera, che nel 61 triplicò la

sua produzione, oltre all'incremento dei settori siderurgici, meccanici e chimici.

La crescita industriale fu alimentata dallo sviluppo delle esportazioni, nel

settore elettrodomestici e abbigliamento. Nuove prospettive di benessere

improntavano l'opinione pubblica verso un generale ottimismo. In questa fase

di crescita contribuì la politica di libero scambio avviata negli anni 50, la

modesta entità del prelievo fiscale, lo scarto della produttività e il basso

livello salariale che consentì alti profitti-> la compressione salariale era

dovuta all'abbondanza di manodopera a basso costo a causa dell'immigrazione

interna. Nel 51 l'agricoltura contava il 45% degli occupati, nel 61 ne contava il

30%. la crescita economica, nella sua fase più intensa, fu caratterizzata

dal miglioramento delle condizioni di lavoro. Il calo della disoccupazione

accrebbe la capacità contrattuale dei sindacati, che ottennero notevoli

miglioramenti salariali. Questi aumenti ebbero l'effetto di ridurre il margine di

profitto e misero in moto un processo inflazionistico. Nel 63-64 il miracolo

italiano subì una battuta d'arresto, la crescita riprese più lentamente nel 66.

con il miracolo economico la società italiana si trasformò radicalmente:

abbandonò i vecchi valori della società contadina per entrare nella società dei

consumi. Tra il ‘51 e ’61, 2 milioni di persone abbandonarono il Mezzogiorno, le

popolazioni nelle città crebbero tantissimo a causa del boom industriale.

Il Centro-sinistra-> anni 60, svolta politica importante: il PSI si coalizza

con la maggioranza centrista guidata dalla DC; nel 1960 il governo

democristiano di Tambroni, formato da soli ministri della DC e appoggiato

dall'estrema destra neofascista, non trovò appoggio fra la popolazione, così fu

costretto a dimettersi. Nell'agosto del 60 venne composto un nuovo governo

monocolore presieduto da Fanfani, che ottenne l'estensione dei socialisti al

voto di fiducia la Parlamento, aprendo la stagione politica del Cento-Sinistra.

La svolta fu sancita dal congresso della DC presieduto dal segretario Aldo

Moro, che riuscì a far accettare la scelta al grosso del suo partito. Nel 62 un

nuovo Governo Fanfani formato da DC, PRI, PSDI, si presentò con un

programma concordato con Psi. Il programma di centro-sinistra conseguì

58

risultati importanti: realizzazione della scuola media unificata, attuazione

dell'ordinamento regionale e la nazionalizzazione dell'industria elettrica.

Queste ultime riforme si inquadravano in un piano di programmazione

economica; nel 62 fu portata a compimento la nazionalizzazione dell'Enel, nel

dicembre dello stesso anno venne istituita la scuola media unificata;

l'attuazione delle regioni venne rimandata perché la DC temeva di vedere

rafforzato il potere della Sinistra a livello locale. Nel 63 le nuove elezioni videro

esasperarsi i contrasti nella maggioranza: la perdita dei voti di DC e del Psi, il

successo dei liberali e il rafforzamento dei comunisti accentuarono le

differenze interne alla maggioranza. Un governo organico di centro-

sinistra si formò nel 63 sotto la presidenza di Aldo Moro, nascendo su

basi più moderate rispetto al governo Fanfani. La Dc riuscì a mantenersi unito

a anche dopo l'ennesimo spostamento a sinistra, ma il Psi pagò la

partecipazione al nuovo governo con una scissione: nel 1964 la minoranza di

sinistra diede vita al Psiup, una perdita compensata dalla riunificazione con il

Psdi. Alla perdita di consensi dei socialisti faceva riscontro la le lenta ma

regolare crescita del PCI. Nel 64 Togliatti morì durante un soggiorno in

Urss.

Fine anni 60: inasprimento dello scontro sociale: prima gli studenti, poi la

classe operaia. Mobilitazione degli universitari nel 67, occupazione di

numerose facoltà universitarie, in Italia si caratterizzò per una forte

ideologizzazione in senso marxista, nel 68 individuò il suo interlocutore

privilegiato nella classe operaia. Intensa stagione di lotte dei lavoratori

dell'industria, iniziata nei primi mesi del 69, terminata nel cosiddetto autunno

caldo; i maggiori sindacati, presi alla sprovvista dall'imprevista mobilitazione,

riuscirono a prendere in mano le redini delle lotte e a pilotare la conclusione di

una serie di contratti nazionali che assicurarono agli operai una serie di

cospicui vantaggi salariali. I sindacati assunsero un peso crescente all'interno

del paese, che fu sancito dal varo nel 1970 dello Statuto dei lavoratori: una

serie di norme che garantivano le libertà sindacali e i diritti dei

lavoratori interne alle aziende. Nel 1970 si tennero le prime elezioni

regionali, nel dicembre dello stesso anno venne approvata in Parlamento la

Legge Fortuna-Baslini, che introduceva in Italia l'Istituto del divorzio.

Violenza politica e crisi economica

12 dicembre 1969-> autunno caldo, bomba esplosa in Piazza Fontana,

nella sede della banca centrale dell'agricoltura, 17 morti e 100 feriti. Estrema

destra fascista fu individuata come la matrice politica della strage: fase della

tensione, messa in atto dall'estrema destra per incrinare le basi dello stato

democratico e fornire soluzioni autoritarie. L'impotenza dei poteri pubblici

rifletteva profonde divisioni all'interno dello schieramento di governo: mentre

l'asse DC e Psdi si faceva interprete di un'opinione pubblica moderata,

spaventata dai movimenti operai e studenteschi, il Psi mirava al

coinvolgimento del Pci all'interno del governo. Nel 72, con l'elezione della Dc

guidata da Andreotti , il governo tentò di riallinearsi al centro, ma

l'esperimento ebbe vita breve: la situazione economica tornava preoccupante

a causa della crisi petrolifera, a tutto questo si aggiungeva un grave disagio

morale, provenienti da una serie di scandali coinvolgenti esponenti dei partiti

di governo: sotto accusa per aver ricevuto tangenti finalizzate a finanziare i

rispettivi partiti-> nel 74 venne varata una legge sul finanziamento pubblico

dei partiti, ma non riuscì a risarcire la frattura creatasi tra società civile e

classe politica. Mentre cresceva la sfiducia nei partiti politici aumentava

l'impegno dei cittadini sul terreno dei diritti civili. Nel 74 la legge sul divorzio

fu sottoposta a Referendum abrogativo, netto successo dei divorzisti (60%)->

dimostrò che la società italiana era cambiata e che il peso della Chiesa come

guida della vita privata era stato ridimensionato. Nel 75 furono varate due

leggi: riforma del diritto di famiglia (sanciva la parità giuridica dei due

coniugi); abbassamento della maggiore età, dai 21 ai 18 anni. Nel 78, dopo

59

una lunga lotta tra DC e le sinistre, il Parlamento approvò una nuova Legge

sull'aborto, che legalizzava e disciplinava l'interruzione volontaria. A cogliere

i frutti politici di questa stagione fu il Pci, che dal 68 si era allontanato dall'Urss

condannando l'intervento sovietico in Cecoslovacchia. Nel 73 il segretario

Enrico Berlinguer sostenne la necessità di giungere a un compromesso

storico, un accordo di lungo periodo tra PCI, PSI e DC: unica via per

scongiurare i rischi di soluzioni autoritarie e per allargare le basi dell'azione

riformatrice. Il Pci, in seguito, stabilì i contatti con i comunisti spagnoli e

francesi, per avviare una politica economica in Europa occidentale, si parlò di

eurocomunismo. Il carattere moderato della proposta di Berlinguer fecero del

Pci il punto di convergenza delle istanze di trasformazione della società

italiana. Nelle politiche del 76 il Pci raggiunse la sua massima popolarità

toccando il 34,4% contro il 38,7 della DC e il 10% del Psi. La caduta del Psi fece

entrare in crisi il vecchio gruppo dirigente e portò all'ascesa della segreteria

Bettino Craxi.

Terrorismo e solidarietà nazionale

L'esito delle elezioni lasciava aperto il problema di una nuova formula di

governo: i socialisti non erano disposti a replicare un nuovo centro-sinistra,

l'unica soluzione fu quella di coinvolgere il PCI nella maggioranza. Si giunse ad

un nuovo governo demo-cristiano governato da Andreotti-> breve periodo dei

governi di solidarietà nazionale, basati su maggioranze allargate al PCI. L'unità

dei partiti nacque in risposta alla crisi economica italiana e al dilatarsi del

fenomeno di terrorismo rosso e nero: opposti nella loro matrice ideologica i due

terrorismi erano diversi anche nel modo di operare. Terrorismo di destra:

legato a attentati dinamitardi in luoghi pubblici, con il tentativo di provocare

stragi indiscriminate e paura nel paese per favorire la svolta autoritaria. Dopo

piazza fontana vi furono le Bombe in piazza della loggia a Brescia nel maggio

del 74; l'attentato più terribile fu quello del 2 agosto 1980 nella stazione di

Bologna, con oltre 80 morti. L'immagine di uno stato debole, minato dalla

corruzione politica, la presenza di un terrorismo di destra e la psicosi di un

colpo di Stato, furono fra i fattori che contribuirono alla nascita del terrorismo

rosso: si formarono gruppi organizzati che fra il 72-75 sequestrarono dirigenti

industriali e magistrati. Nel 76 venne ucciso il procuratore generale di Genova,

Francesco Coco, con due uomini della scorta: i militanti comunisti erano

passati dal mito dell'azione armata all'assassinio programmato. Gli autori di

queste esecuzioni appartenevano alle cosiddette Brigate Rosse, il primo e

più pericoloso gruppo terroristico di sinistra. A esso si affiancarono fra il 75-75 i

Nuclei armati proletari – Prima linea. Ma il pericolo terrorismo non era il

solo pericolo da fronteggiare: parallelamente il governo dovette affrontare la

grave crisi economica, nel 75 il pil si ridusse del 3,6 %; nel 76 ci fu un margine

di ripresa, ma il tasso d'inflazione rimase elevato, a causa dell'aumento del

greggio. Nel 1977, nuovo movimento universitario diede vita a occupazioni di

università e scontri di piazza: uso di armi da fuoco da parte dei dimostranti;

bersaglio: il Pci e i sindacati, espressione di una sinistra tradizionalista e vicina

alla DC. Molti dei giovani si affiliarono alle Brigate Rosse, che nel 78, forti

dell'enorme consenso, misero in atto il loro processo più ambizioso-> il 16

Marzo, giorno della presentazione di un nuovo governo DC,

presieduto da Andreotti e sostenuto dal PCI, un comando brigatista

rapì Aldo Moro, presidente della DC e fautore della politica di

solidarietà nazionale. 55 giorni di attese e la decisione ferma del governo di

non voler trattare con i terroristi per il rilascio di Moro: decisione appoggiata

dal Pci, contesta dal Psi. Il 9 Maggio Moro fu ucciso e abbandonato in una

strada del centro di Roma. L'uccisione di Moro destabilizzò il clima politico

del Governo Andreotti, che riuscì comunque a portare avanti il risanamento

dell'economia, appoggiato dal PCI, che si fece sostenitore di una linea di

austerità. Nel 78 l'inflazione scese di qualche punto, la situazione finanziaria

diede segni di miglioramenti, grazie all'aumento delle tasse. Ma nel complesso

60

il governo di solidarietà nazionale non riuscì a produrre risultati adeguati

all'impegno delle forze impegnate e alle attese dell'opinione pubblica.

All'interno degli enti locali e delle imprese statali continuarono a verificarsi

episodi di cattiva gestione e corruzione politica. Gli scandali giunsero a toccare

il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, che nel giugno del 79 fu

accusato di connivenze con gruppi affaristici-> al suo posto venne eletto con

voto di tutti partiti dell'arco costituzionale il socialista Sandro Pertini , figura

di indiscussa levatura morale che in poco tempo seppe conquistare ampia

popolarità. Intanto andava esaurendosi l'esperienza della solidarietà nazionale,

il nuovo corso del PSI impresso da Craxi vedeva l'opposizione al PCI, creando le

condizioni per il ritorno del Centro-sinistra guidato dalla DC, sostenuta dal PSI.

Gli anni '80

elezioni del 79-> mutamenti nel panorama politico italiano. Il Pci registrò una

forte perdita dei consensi, la Dc, stabile nel 79, perse nell'83. Il PSI, nonostante

il dinamismo di Craxi, raccolse risultati deludenti. Nel 79 chiuso il periodo di

solidarietà nazionale. L'unica possibilità rimasta fu quella di ritornare ad un

governo di centro-sinistra, CD+PSI+PLI+PSDI, allargato dall'81 anche al partito

liberale. Novità importante: la DC cedette la guida del Governo al

segretario repubblicano Giovanni Spadolini, e nell'83 al leader

socialista Bettino Craxi-> la presidenza di Craxi cercò di potenziare il ruolo

dell'esecutivo e di affermare l'Italia nella politica internazionale. Fra gli atti più

significati fu, nell'84, il nuovo concordato con la Santa Sede, che andava

a sostituire i patti lateranensi di epoca fascista. Per la DC la perdita della

presidenza del consiglio rappresentò un periodo di sbandamento. All'inizio

degli anni 80 si registrò un'altra profonda trasformazione degli assetti politico-

sociali-> nell'autunno 1980 i sindacati registrarono la loro prima

sconfitta nella vertenza aperta con la Fiat sul problema della riduzione della

manodopera. L'azienda torinese riuscì a imporre le proprie scelte di

razionalizzazione produttiva, allontanando i responsabili delle violenze in

fabbrica, con l'aiuto di una mobilitazione di piazza dei quadri intermedi, che

sfilarono in corteo chiedendo il ritorno all'ordine. Da questo episodio si vide un

progressivo ridimensionamento del ruolo dei sindacati, che nell'84 registrarono

una nuova sconfitta: Craxi varò una legge che eliminava il meccanismo di

“scala mobile” introdotto nel 75, che adeguava i salari al costo della vita

alimentando l'inflazione. I comunisti promossero un Referendum abrogativo

che si tenne nel giugno dell'85, ma ne uscirono sconfitti.

Restavano irrisolte le questioni della spesa pubblica e delle forme di intervento

statale, notevolmente ampliato al settore sanitario, della previdenza sociale e

dell'istruzione, ma ancora caratterizzato da inefficienza e costi elevati. Anche

in Italia gli anni 80 furono caratterizzati da una critica agli eccessi di

assistenzialismo, che metteva in discussione alcune strutture portanti del

Welfare State-> queste critiche furono superate grazie alla ripresa economica

nel 84, il sistema finanziario italiano degli anni 80-90 risultava vivace, al di la

di quello che appariva dai dati ufficiali -> il fenomeno si spiegava con la

crescita della cosiddetta economia sommersa. Ma la ripresa dell'economia e la

rinnovata competitività dei prodotti italiani sul mercato internazionale erano

sintomi positivi di ripresa, che furono accompagnati, però, da gravi fattori

degenerativi: inizio anni '80, scandalo della Loggia P2: branca segreta

della massoneria, inserita nel mondo politico, nella burocrazia e nei

vertiti militari, sospettata di favoreggiamento e di perseguire una

ristrutturazione autoritaria dello stato. Il dilagare delle organizzazioni

criminali si configurava come minaccia alla convivenza civile, il fenomeno

mafioso conosceva sviluppi enormi, in aperta sfida ai poteri dello Stato: nel

1982 venne ucciso il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, inviato come

prefetto a Palermo, per coordinare il contrasto alla mafia. Più produttiva fu la

lotta al terrorismo rosso: negli anni 80 alcuni terroristi arrestati decisero di

abiurare la lotta armata di collaborare con le forze dell'ordine denunciando i

61

compagni in libertà. Il numero degli attentati calò rapidamente e i gruppi

clandestini cessarono di esistere.

La crisi del sistema politico

L'esaurirsi delle ideologie fondate sul principio dell'impegno politico, da un lato

toglieva spazio alle ipotesi eversive, dall'altro approfondiva il distacco fra

società civile e la classe politica-> crisi di rappresentatività. La diffidenza nei

confronti dei partiti, detentori del potere nell'Italia repubblicana, accentuò la

polemica contro le disfunzioni del sistema: la lentezza delle procedure

parlamentari, l'instabilità di una maggioranza composita e logorata da lotte

interne . L'accordo che portò l'elezione del Presidente della Repubblica

Francesco Cossiga, nel luglio dell'85, non evitò il riproporsi dello scontro fra

DC e PSI. La Dc rivendicava la guida del governo, in quanto partito di

maggioranza; nell'87 si giunse alla crisi del governo Craxi, le elezioni

anticipate videro l'affermarsi del PSI e il calo del Pci, parallelamente alla lieve

ripresa democristiana. La novità di questa elezioni fu la comparsa di due nuovi

gruppi politici: i Verdi e le Leghe regionali, anticipatori della Lega Nord di Bossi.

Al di là della tradizionale denuncia del malcostume, era il sistema nel suo

insieme a essere messo sotto accusa: Le radici della crisi furono individuate nel

meccanismo elettorale proporzione, nella debolezza dell'esecutivo,

nell'impossibile alternanza al governo di schieramenti contrapposti.

La Fine del Bipolarismo

Già a partire dagli anni 70 l’immagine dell’Urss aveva subito un vasto declino-

> il vero e proprio collasso si verificò a causa dell’irriformabilità che si era

tenuto in piedi grazie al suo carattere chiuso e al potere deterrente

dell’apparato repressivo. Il riformismo di Gorbacev aprì le prime falle nel

sistema: introdusse dosi controllate di pluralismo, rinunciò all’uso

della forza nei confronti dei paesi satelliti-> l’intero sistema crollò, e con

esso gli equilibri internazionali basati sul codominio fra Urss e Usa.

Ad approfittare per prima del nuovo atteggiamento liberale dell’Urss fu la

Polonia-> fra 1980-81 si era sviluppato un sindacato indipendente a forte

base operaia, di ispirazione cattolica, chiamato Solidarnosc, guidato dal

leader Lech Walesa. La Polonia, fra le repubbliche popolari, era stata da

sempre la più refrattaria nei confronti del modello comunista. Essendo un

paese a maggioranza cattolica, il clero aveva preservato l’identità nazionale

polacca, e rappresentò un punto di riferimento per tutta l’opposizione: la

funzione del clero venne rafforzata con l’elezione del Papa Wojtyla nel

1978. La figura del papa polacco spiega l’iniziale tolleranza da parte dell’Urss

nei confronti del sindacato indipendente e degli scioperi da esso organizzati. La

tolleranza aveva dei limiti: 1981, sale al governo polacco il generale

Jaruzelsky-> per paura di un intervento militare dell’Urss fu lui stesso a

mettere fuori legge il Solidarnosc, cui i maggiori dirigenti furono arrestati.

Successivamente Jaruzelsky diminuì le misure repressive e cercò di

riallacciare i rapporti con la Chiesa e con lo stesso sindacato indipendente,

appoggiato dal Papa.

Nell’89, dopo le riforme di apertura di Gorbacev, fra Urss e Polonia si aprì un

negoziato-> arrivarono ad un accordo su una riforma costituzionale che

preveda libere elezioni, le prime in un paese comunista. Elezioni polacche:

giugno dell’89-> vittoria schiacciante del Solidarnosc, nasce un

governo di coalizione presieduto dall’economista cattolico Mazowieki,

mentre Jaruzelsky rimase alla presidenza della Repubblica.

Le elezioni polacche diedero avvio a una reazione a catena che tra il 1989-90

avrebbe messo in crisi l’intero sistema della democrazia popolari. Dopo la

polonia venne il momento dell’Ungheria, che, nel 1989, vide i dirigenti

comunisti decisi a indire libere elezioni e legalizzare i partiti dell’opposizione.

62

Ma la decisione più importante fu quella di rimuovere le barriere di filo spinato

e i controlli polizieschi al confine con l’Austria: si apriva una breccia nella

cortina di ferro dell’Urss.

Il crollo del muro di Berlino e la riunificazione della Germania

Anche la Germania profittò della politica liberale di Gorbacev: dall’estate del

1989 decine di migliaia di cittadini della Germania orientale abbandonarono il

loro paese per raggiungere la Repubblica federale tedesca attraverso

l’Ungheria e l’Austria. La fuga in massa e le manifestazioni misero in crisi il

regime comunista-> il vecchio segretario del partito Honecker fu costretto a

dimettersi->i nuovi dirigenti, con l’avallo di Gorbacev, avviarono nuove riforme

interne e liberalizzarono la concessione dei vista d’uscita dal Paese e dei

permessi di espatrio. Il processo di trasformazione risultò inarrestabile-> il 9

novembre 1989, dopo che il portavoce del governo tedesco-orientale aveva

annunciato il ripristino della libera circolazione fra le due Germanie, divise a

partire del 1961, un numero crescente di berlinesi iniziò a smantellare

materialmente il muro.

Il crollo del muro rappresentò la fine del bipolarismo e della divisione in due

dell’Europa, e rilanciò anche il tema dell’Unità tedesca, impossibile da

affrontare durante il periodo della GF-> nel marzo 1990 libere elezioni

nella Germania Est: vittoria dei cristiano-democratici (puniti comunisti e

socialisti, mostratisi troppo timidi difronte alla prospettiva di un’immediata

unificazione). In questa operazione s’inserì efficacemente l’azione del governo

Khol , che in pochi mesi riuscì a preparare un’operazione tecnicamente e

politicamente complessa, come l’unificazione delle due germanie. In maggio i

due governi firmarono un accordo per l’unificazione economica e monetaria, il

3 ottobre, dopo l’assenso di Gorbacev e la rassicurazione dell’inviolabilità dei

territori polacchi, entrò in vigore il vero e proprio trattato di unificazione

politica, accettato dalle 4 potenze occupanti->assorbimento della Repubblica

democratica nelle strutture istituzionali della Repubblica federale, non fu

varata una nuova costituzione né fu creata una nuova moneta-> in due

decenni l’operazione di fusione era completata, il divario delle due parti si era

progressivamente ridotto.

La Fine delle democrazie popolari

La caduta del Muro causò un effetto a catena in tutte le democrazie popolari->

Cecoslovacchia, Novembre 1989, varie manifestazioni popolari che videro

tornare sulla scena vecchi protagonisti della “primavera di Praga”-> i gruppi

dirigenti del Partito comunisti furono costretti a dimettersi, nel dicembre il

Parlamento elesse alla presidenza lo scrittore Havel-> il passaggio del potere

avvenne senza spargimento di sangue, come avvenne nelle altre democrazia

popolari-> unica eccezione Romania-> la dittatura personale di Caeusescu

fu travolta, nel dicembre dell’89, da un’insurrezione popolare. Dopo un

sanguinoso tentativo di repressione, il dittature fu catturato con la moglie e

condannato a morte il 25 dicembre. Un caso ulteriormente diverso fu quello

della Jugoslavia. Sul piano politico il ritorno della democrazia portò la

proliferazione di forze politiche, mentre i gruppi dirigenti comunisti furono

perlopiù sconfitti in quasi tutte le prime elezioni libere.

La dissoluzione dell’Urss

Nel giro di due anni l’Urss perse il suo impero “esterno”-> ma l’Urss da solo

costituiva un impero, composto da una compagine multietnica vastissima.

Durante il governo Gorbacev molte minoranze etniche rivendicarono la piena

indipendenza; le prime a muoversi in questo senso furono le Repubbliche

Baltiche, Lettonia, Estonia e Lituania (nell’Urss dal 1939). Movimenti analoghi

anche nelle Repubbliche caucasiche (Armenia, Georgia, Azerbaigian). Nel 1990

la stessa repubblica russa rivendicò la propria autonomia dal potere

federale, elesse alla presidenza il riformista Eltsin-> crisi acuta anni 90-

63

91, nell’agosto del 91 un gruppo di esponenti del governo sovietico (fra cui il

primo ministro, quello degli interni e della Difesa) tentò la carta del colpo di

stato per il bloccare il processo di rinnovamento proposto nel 1990 da

Gorbacev, che allentava lo spazio di autonomia delle repubbliche sovietiche. Il

colpo di stato non andò a buon fine: il rapimento di Gorbacev, che si trovava in

vacanza in Crimea, fallì a causa di una protesta popolare inattesa e al mancato

sostegno delle forze armate. In questa occasione fu decisivo l’intervento di

Eltsin che, dopo aver imposto la liberazione di Gorbacev, si propose come il

vero detentore del potere. Il golpe fallito spazzò via quanto restava del partito

comunista e accelerò la crisi dell’autorità centrale-> frattanto le spinte

separative si inasprivano: dopo le tre repubbliche baltiche, anche Georgia,

Armenia, Azerbaigian e la Moldavia, oltre alle 5 repubbliche asiatiche,

proclamarono unilateralmente la secessione dall’Urss; lo stesso fecero Ucraina

e Bielorussia.

Il 21 dicembre 1991, ad Alma Ata, capitale del Kazakistan, i rappresentanti

di 11 Repubbliche diedero vita ad una Comunità di stati indipendenti,

sancendo la fine dell’Unione Sovietica. Il 25 dicembre 1991 Gorbacev

annunciò le sue dimissioni. Lo stesso giorno la bandiera

sovietica fu ammainata dal Cremlino e sostituita da quella

russa. La Crisi Jugoslava

Con la sconfitta dell’Urss emersero vecchi

e nuovi nazionalisti, sepolti a lungo e pronti a scontrarsi

fra loro. Nei territori dell’ex Urss nacquero movimenti

indipendentisti, si accesero conflitti per i territori

contesi: si manifestarono irredentismi e

contrasti a sfondo etnico. Nel 1992 la

Cecoslovacchia si separò in due

Repubbliche: una Ceca,

comprendente Boemia e Moravia, e

una slovacca, egemonizzata dai

gruppi ex comunisti.

Drammatico e cruento fu il processo di

disintegrazione in Jugoslavia: nel 1990,

l’esito delle prime elezioni libere,

accentuò i processi separatisti-> la

Repubblica di Slovenia e Croazia davano la

vittoria ai partiti autonomisti, in Serbia

prevalse il neo comunismo nazionalista di Milosevic;

deciso a riaffermare il ruolo della Serbia nella Jugoslavia unita. Nel 1991

Croazia e Slovenia proclamarono la loro indipendenza-> lo stesso fece la

Macedonia. Il Governo federale controllato dalla componente serba accettò

l’indipendenza slovena e macedone, ma reagì duramente all’indipendenza

della Repubblica croata-> nacque una guerra che non risparmiò i civili,

alimentata dai due contrapposti nazionalismi. Nel 1992 lo scontro si spostò

in Bosnia-> nel marzo 1992 si era dichiarata indipendente. La popolazione

bosniaca era mista, formata da musulmani, croati cattolici e serbi ortodossi->

reazione violenta della componente serba: una guerra nella guerra, la capitale

bosniaca, Sarajevo, venne occupata dai serbi-> falliti i tentativi della comunità

europea e dell’Onu, dovettero intervenire gli Usa, che agirono sotto copertura

dall’Alleanza atlantica: nel 1995 attacchi aerei da parte della Nato contro le

posizioni dei serbi in Bosnia. Nel novembre 1995 fu siglato a Dayton , negli

Usa, un accordo di pace che prevedeva il mantenimento di uno Stato bosniaco,

diviso in una Repubblica serba e in una federazione croata-musulmana. Anche

la guerra con la Croazia si chiudeva con la sconfitta della Serbia: nell’estate

1995 l’esercito croato espulse con la forza 200 mila serbi che vi abitavano.

1998 un altro focolaio di tensione in Kosovo, regione autonoma

all’interno della Serbia-> abitata da una popolazione albanese-> offensiva

64

serba provocò l’intervento della Nato, fra cui l’Italia. Fra maggio-giugno 1999

il territorio serbo fu sistematicamente bombardato, l’intervento fu criticato

dalla Russia, tradizionalmente alleata dei serbi-> alla fine di giugno Milosevic

ritirò le truppe dal Kosovo. Osteggiato dalla stessa popolazione serba, il

dittatore resistette per poco più di un anno-> nel 2000 fu sconfitto nelle

elezioni presidenziali, venne successivamente arrestato, processato dal

Tribunale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità-> morto in

carcere nel 2006, prima della conclusione del processo. Nel 2006 lo Stato

serbo perse un altro territorio dopo la dichiarazione d’indipendenza della

Repubblica del Montenegro. Nel 2008 la Repubblica del Kosovo venne

riconosciuta dai principali stati occidentali. Anche l’Albania visse un periodo di

forte agitazione: il passaggio alla democrazia di accompagnò ad una grave

crisi economica, che fu all’origine di un potente flusso emigratorio, nel 97 visse

una fase simi-anarchica, interrotta grazie all’intervento dell’Onu, che inviò sul

territorio un contingente di pace con il compito di favorire il ritorno all’ordine.

-> avviato percorso di riprese a stabilizzazione dello stato.

La Russia post comunista

Dopo la scomparsa dell’Urss, la Russia di Eltsin cercò di proporsi come

erede della potenza dell’Unione sovietica-> ma questa aspirazione era

contraddetta dall’oggettiva debolezza interna dello Stato: ordinato in forma di

federazione, comprendente etnie e religioni diverse, non riusciva a trovare un

equilibro stabile istituzionale, oltre ad essere minacciato da movimenti

separatisti delle varie etnie. Varie tendenze politiche iniziarono ad opporsi, il

fronte degli avversari delle riforme trovò un luogo di aggregazione nel

Congresso del popolo, il Parlamento Russo, eletto secondo la costituzione

proclamata sotto Gorbacev. 1993-> esplose il conflitto in Russia, Eltsin,

non riuscendo a sedare l’ostruzionismo della maggioranza, sciolse l’assemblea

e indisse nuove elezioni. Il Parlamento rispose destituendo il Presidente, che

rispose dichiarando lo Stato di emergenza. Ristabilendo l‘ordine con la forza,

con l’occupazione del parlamento da parte di reparti speciali armati, nel

dicembre dello stesso anno Eltsin promulgò una nuova Costituzione , che

rafforzava i poteri del presidente. Nel 1994, per rafforzare la sua posizione e

per non lasciare spazio ai movimenti nazionalisti, Eltsin decise di intervenire

militarmente in Cecenia, repubblica musulmana occupante parte del Caucaso,

che si era proclamata indipendente dalla federazione russa. Guerra sanguinosa

e violenta + crisi economica originata dal tentativo di Eltsin di accelerare il

processo di transizione verso il capitalismo. Per decollare c’era bisogno di un

ceto imprenditoriale che in Russia non esisteva-> 1998, crisi culminante, il

rublo fu svalutato del 60% + dichiarazione di insolvenza sul debito

della Russia con l’estero. Nel 1999 Eltsin scelse come primo ministro

VLADIMIR PUTIN. Grazie al suo piglio giovanile e alla spietatezza con cui

affrontò la ribellione cecena, il nuovo premier guadagnò notevole popolarità->

nel 2000 s’impose alle elezioni presidenziali. Inziale recupero di efficienza del

sistema economico e della burocrazia statale, parallelamente si assiste ad un

crescente autoritarismo, a mala pena mascherato dal rispetto delle regole

democratiche. Politica estera ambigua-> ripresa di iniziativa della diplomazia

russa: da un lato c’è il tentativo di presentarsi all’Occidente come interlocutore

affabile e alleato contro l’integralismo islamico; dall’altro l’ambizione è quella

di raccogliere la vecchia egemonia dell’Urss, limitando il potere degli Usa. Da

qui nascono i contrasti fra occidente e Russia che connotano la fase post Urss.

Gli Stati Uniti: la difficile gestione di una vittoria

Dopo la caduta dell’Urss gli Usa divennero l’unica superpotenza mondiale

rimasta: un ruolo non previsto e forse indesiderato-> cresceva la

responsabilità internazionale dell’America in un momento in cui l’economia

americana e occidentale mostravano segni di crisi. La vittoria degli Usa contro

l’Urss segnò un calo di popolarità nei confronti del presidente George Bush, a

65

causa delle tensioni economiche-sociali. Nelle elezioni del 1992 vinse il

candidato democratico Bill Clinton: politica estera di stampo progressista-

> lanciare l’immagine degli Usa come portatori di democrazia in tutto il mondo

(vocazione interventista si scontra con la riluttanza dell’opinione pubblica

americana, restia ad accettare gli oneri di altre guerre). Nel 1996, dopo il

primo mandato Clinton poté giovarsi del miglioramento in campo economico->

l‘economia americana, alleggerita dalla cura liberista di Reagan e Bush senior,

riacquistò competitività e si sviluppo con un 4% annuo. Nel novembre del

2000 il suo mandato finì: spareggio fra Al Gore e Bush Junior-> vince

Bush-> in politica estera la strategia neo-isolazionista di Bush non poté

compiersi a pieno a causa dell’attacco subito alle Torri Gemelle l’11 settembre

2001-> lotta al terrorismo su scale mondiale.

Dalla Cee alla UE

Le trasformazioni degli assetti mondiali posero l’Europa occidentale difronte a

nuove sfide-> 1985, trattato di Schengen, impegnava gli stati membri a

abolire in 10 anni i controlli alle frontiere sul transito delle persone. Nel

febbraio 1986 fu sottoscritto l’Atto unico europeo, venivano affrontati gli

aspetti economici e quelli riguardanti una maggiore cooperazione politica.

Introdotto il voto di maggioranza qualificata nel Consiglio dei ministri europeo.

Le direttive dell’atto unico divennero esecutive con la firma, nel 1992, del

trattato di Maastricht, con cui si istituiva l’Unione Europea.

Unificazione completa dei mercati e allargata l’area di competenza delle

istituzioni europee, fra cui la ricerca e l’istruzione, la sanità e la tutela dei

consumatori. Prevedeva, inoltre, l’istituzione di una politica estera e di

sicurezza comune, che però non riuscì a decollare-> progetto di realizzare

entro il 1999 una moneta comune e di una banca centrale europea. Per

l’adesione all’Unione monetaria necessari criteri di convergenza per

garantire la stabilità della moneta e la credibilità finanziaria dell’Unione.

Difficile inizio percorso a causa del coordinamento delle decisioni dei singoli

stati nazionali->inoltre gli sforzi dei governi per rientrare nei parametri di

Maastricht mediante i tagli alla spesa pubblica accentuarono la crisi dei sistemi

di Welfare. La cura di austerità finanziaria imposta a Maastricht mise a nudo

alcuni caratteri distorsivi che affliggevano le economie del vecchio continente:

l’eccesso di spesa pubblica, che toglieva risorse agli impeghi più produttivi,

l’insostenibilità finanziaria dei sistema di sicurezza sociale; la rigidità del

marcato del lavoro, orientato più alla tutele dei garantiti che alla creazione di

nuove opportunità per i disoccupati e i giovani. Nel 1998 ufficialmente

inaugurata l’Unione monetaria europea , con la partecipazione di 11 Stati,

la Grecia restò fuori perché non raggiungeva i parametri, GB Svezia e

Danimarca rinviarono l’adesione per loro scelta. Istituita la Banca centrale

europea, che il 1 gennaio 1999 fissò l’entrata in vigore della nuova moneta,

destinata nel 2002 a sostituire tutte le monete nazionali.

La scena politica dei singoli paesi fu dominata dal dibattito sui modi e i tempi

di realizzazione del progetto europeo. In Germania la coalizione dei cristiano-

democratici e liberali guidata da Kohl prevalse nelle elezioni del 94. In

Francia, dopo il secondo mandato di Mitterrand, la coalizione del centro-

destra portò alla presidenza Chirac nel 95. Nel 96 in Spagna i socialisti, dopo

15 anni di governo, furono sconfitti dai conservatori di Aznar. Successivamente

la tendenza si invertì: nel 96 in Italia le forze progressiste si affermarono, nel

97 in Francia e in GB, dove, sempre nel 97, i laburisti di Tony Blair prevalsero

con largo margine sui conservatori al potere da 18 anni. Tony Blair abile a

conquistare l’elettorato moderato, conciliando la vocazione sociale del suo

partito con l’accettazione delle logiche del libero mercato. Nel 98 i

socialdemocratici di Shroder confermarono la tendenza generale battendo i

cristiano-democratici e la loro coalizione con i liberali guidata da Kohl. I governi

e i cittadini europei si trovavano ad affrontare questioni simili: di ordine

economico, di ordine sociale legato al Welfare, ma anche il problema

66

dell’immigrazione, diventato un caso europeo nel momento in cui l’Unione

diventò spazio aperto, di libera circolazione.

Il Difficile cammino dell’Unione allargata

All’inizio del secolo lo slancio che aveva portato i paesi europei a creare l’Euro

parve esaurirsi: il cammino verso un’unione politica diventò più lento. Nel

frattempo accelerava il processo di allargamento che portò l’UE a coincidere

con l’Europa Geografica, cancellando la grande frattura che aveva diviso

l’Europa dopo la SGM. Richiesta di associazione avanzata da tutti i paesi

dell’area ex comunista, e alcuni compresi sulla sponda sud del Mediterraneo,

fra cui la Turchia-> con 12 di questi paesi i negoziati vennero iniziati nel 1997,

l’ingresso di 10 paesi fu deciso nel maggio 2004, portando a 25 il numero

degli stati membri. Nel 2007 furono accettate le richieste di Bulgaria e

Romania, nel 2013 della Croazia-> 28 membri.

Questo allargamento pose una serie di quesiti sul funzionamento delle

istituzioni comunitarie, sulla gestione delle politiche economiche e sociali, nel

2001 i Paesi membri decisero di dare vita a una convenzione, composta da

parlamentari e da rappresentanti dei governi, con il compito di redigere una

Carta costituzionale dell’UE: la convenzione tenne i lavori a Nizza ,

presentò nel 2003 un progetto di costituzione con un elenco di principi

generali, uno schema di riforma delle istituzioni comunitarie-> l’approvazione

della nuova costituzione doveva rappresentare il primo passo verso

l’integrazione politica-> per molti paesi appena entrati il progetto sembrava

imposto dall’alto e non riusciva a trovare un altro consenso popolare: 2004,

elezioni europee a bassissima affluenza. Nel 2005 Francia e Olanda si

trovarono a votare un referendum per la ratifica della Costituzione europea,

vinse un netto no in entrambi i Paesi. Altre difficoltà provenivano dai paesi

dell’Est Europa, riluttanti ad adeguarsi alle regole imposte dall’Unione: in

Polonia e Ungheria si affermarono partiti nazionalisti che si opponevano alle

politiche di integrazione europee. Nel 2007, con la caduta del partito

nazionalista polacco, una nuova spinta verso l’integrazione venne dal vertice

di Lisbona, i capi di stato e di governo dei paesi membri si accordarono sul

testo di un nuovo trattato di riforma, che correggeva la Convenzione di

Nizza, ma allargava le competenze delle autorità europee in materia di

energia e sviluppo, di immigrazione e lotta alla criminalità. Nel 2008 furono gli

irlandesi a bocciare il trattato di Lisbona-> battuta d’arresto rivelatrice di un

certo disagio e diffidenza nei confronti di procedure viziate da un eccessivo

tecnicismo.

La società postindustriale

Ultimi decenni 900-> ondata di innovazioni tecnologie-> l’emergere di nuove

tecnologie e di nuove industrie cambiava le strutture economiche e la vita

quotidiana nei paesi più avanzati. Il nucleo propulsore di questo processo di

trasformazione stava nel settore elettronico. La più importante applicazione

della tecnologia elettronica si ebbe nel settore delle macchine da calcolo,

(computer). I primi calcolatori usati nella SGM-> basati sull’uso di componenti

elettro meccaniche erano sottoposti continuamente a usura, oltre ad essere

ingombranti. Sostituiti prima con la valvola termoionica e poi con il transistor,

che consentì di ridurre le dimensioni dei computer e aumentare le potenzialità

di calcolo. Anni ‘70 la società americana Intel mise a punto un

microprocessore, circuito integrato di ridottissime dimensione, segnando un

passaggio dall’elettronica alla microelettronica-> nascevano i computer di

terza generazione. Costi più bassi permisero la vendita dei pc ai piccoli

consumatori, entrato nel mondo della produzione di massa. Metà anni 70

nascono Microsoft (Bill Gates) e Apple (Steve Jobs). Anni 90, invenzione chiave

67

fu il telefonino-> diffusa in tutto il mondo con enorme velocità. Lo sviluppo

informatico intrecciato con quello della cibernetica, da cui deriva la robotica.

Nasce inoltre la scienza telematica, applicazione delle tecniche informatiche al

setto delle comunicazioni, e la digitalizzazione, trasposizione di un testo su

codice binario-> trasformazione del sistema di comunicazione di massa.

La rete

Collegata alla rivoluzione elettronica fu lo sviluppo della rete Internet. Anni

60 istituita per iniziativa delle forze armata un rete di connessione fra diversi

computer (Arpanet)-> inizio anni 80 unione delle reti civili, centri di ricerca e

delle università-> nacque la prima rete internet. Nel 1991 il Cern di Ginevra

creò il primo server Word Wild Web (www), per permettere agli scienziati di

scambiarsi informazioni. Da allora cominciò la grande espansione della rete fra

privati-> email, primi siti, ect. Successo di internet immediato-> dopo 4 anni

dalla nascita la rete contava già più di 50 milione di persone collegate. Un

decennio dopo la nascita del web nuovi cambiamenti segnarono la

modalità di fruizione di internet-> nacque Web 2.0-> la fruizione passiva fu

sostituita da una maggiore partecipazione degli utenti: chiunque fu messo in

grado si creare siti e blog per divulgare informazioni-> la manifestazione più

rilevante di WEB 2.0 è rappresentata dai Social network. Gli sviluppi della

rivoluzione elettronica ebbero effetti notevoli anche sull’industria culturale, le

imprese multimediali moltiplicarono, impegnate in diversi settori della

comunicazione di massa. Mondializzazione della cultura di massa.

Economia globale e finanza internazionale

Anni 70-80-> il mondo entra in una fase di integrazione economica e

finanziaria, che oggi viene chiamata globalizzazione: continenti e nazioni

strinsero legami economici fitti come mai in passato. Determinante fu il

miglioramento dei sistemi di trasporto e comunicazione-> nuovi navi

più grandi e efficienti, voli aerei più economici, alta velocità dei treni,

permisero di trasferire grandi quantità di merci in tempi più rapidi a costi

notevolmente più bassi. Parallelamente all’integrazione commerciale cresceva

l’integrazione finanziaria, spinta dai miglioramenti tecnologici che

permettevano di trasmettere un’informazione da una parte all’altra del mondo

in pochi secondi. I mercati finanziari mondiali si connessero strettamente fra

loro e si svincolarono sempre di più dall’economia materiale: solo una piccola

parte dei capitali è destinata a comprare merci o finanziare attività produttive-

> la maggioranza dei capitali serve ad acquisire titoli finanziari, che

garantiscono alti rendimenti, o per investire su titoli di stato e monete nella

speranza di rivenderli ad un prezzo più alto. Nello scambio globale vengono

scambiate valute, azioni e obbligazioni (titolo di debito che attribuisce al

compratore il rimborso del capitale prestato e il guadagno di un interesse). In

misura crescente vengono scambiati titoli “atipici”, ovvero non previsti dalle

leggi che regolano il mercato-> creati dall’iniziativa dei privati, per questo

meno controllati assiduamente, si basano sulla variazione futura del prezzo di

un bene materiale e finanziario, che quindi implicano un investimento rischioso

perché basato su supposizioni. Formazione di ricchezza immateriale->

fine anni 90 esplosione di una bolla speculativa causata della crescita

enorme dei mercati finanziari legati alla nuova economia. Un’altra bolla

finanziaria esplose nel 2007-8, quando la crisi dei derivati (strumenti finanziari

il cui prezzo è legato a titoli ad alto rischio) mise in difficoltà il sistema

bancario statunitense e mondiale.

Il governo dell’economia mondiale e la tutela dell’ambiente

Anni 70: le potenze mondiali s’impegnarono nella riduzione di vincoli e ostacoli

per gli scambi commerciali, e anche per l’istituzione di regole sovranazionali:

prima iniziativa 1975 da parte del presidente francese D’Estaing mentre era

ancora in atto la crisi petrolifera->riunione di vertici annuali fra i governi dei

68

paesi industrializzati, all’inizio erano solo 5 (Usa, Giappone, Francia, Germania

e GB), poi diventarono 7 (Italia, Canada), infine 8 con l’ingresso delle Russia

(da qui nasce il G8). La volontà di incentivare gli scambi fu, nel 1995,

all’origine del WTO, che sostituiva il Gatt (nato dagli accordi post SGM). Il WTO

nel 2013 contava 159 stati, fra cui Cina e Russia. Le questioni di interesse

economico non erano le uniche ad avere bisogno di un coordinamento dei

singoli stati nazionali: nel 1992 in una conferenza organizzata dall’Onu a Rio

de Janeiro 140 paesi s’impegnarono a diminuire l’inquinamento atmosferico,

perseguendo uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente. I risultati

furono inferiori alle aspettative-> 1997 protocollo di Kyoto, nuovo

documento che aveva lo scopo di obbligare gli Stati a ridurre le emissioni di

anidride carbonica entro 15 anni-> Programma che implica alti costi per

l’ammodernamento degli impianti, non fu condiviso dalla massima potenza

industriale, ossia dagli Usa, né dalle potenze in via di sviluppo, le più

inquinanti: Cina e India. Il contrasto tra la mondializzazione dell’economia e le

difficoltà incontrate nella promozione di una politica ambientalista fu la causa

maggiore della protesta contro gli assetti economici internazionali e contro la

globalizzazione del mercato. Ultimi anni 90 videro la nascita di un movimento

contestatore detto no “global”, prima manifestazione a Seattle nel 1999 in

occasione di una conferenza del WTO. Il movimento, privo di un’organizzazione

unitaria, si espresse in manifestazioni di piazza guidate da minoranze spesso

violente, come a Genova durante il G8.

I nuovi lavori: flessibilità e delocalizzazione

Processo di globalizzazione: cambiamenti nella divisione internazionale del

lavoro-> dagli anni 80 spostamenti delle produzioni industriali da una nazione

all’altra-> il controllo informatico e la velocità degli spostamenti permisero a

molte imprese di decentrare la produzione nei paesi in cui il costo della

manodopera era più basso, riuscendo a mantenere elevata la quantità e

abbassare i costi sul mercato. La delocalizzazione determina nuove forme di

sfruttamento del lavoro, anche minorile. La disponibilità di una manodopera

globale esercita pressione sui lavoratori dei paesi industrializzati, spesso

costretti ad accettare un peggioramento delle proprie condizioni di lavoro pur

di lavorare. Lo spostamento delle industrie nei paesi più poveri ha contribuito

alla accelerazione del processo di transizione dei paesi occidentali verso un

tipo di società post industriale-> aumento del settore dei servizi. Lo

sviluppo dei servizi ha dato spazio a innumerevoli lavori sottopagati e precari, i

cosiddetti macjob, dal nome dei lavoratori nelle catene dei fast food come

McDonald’s. Le fabbriche non sono più il centro della produzione nei paesi

occidentali, e quelle rimaste hanno stravolto la loro organizzazione-> il nuovo

tipo di organizzazione è chiamato “postfordismo”, e indica l’abbandono del

modello produttivo fondato sulla centralità della catena di montaggio e sulla

grande fabbrica, applicato negli Usa nel 900 da Henry Ford. Il sistema fordista

ha lasciato il passo a una struttura più flessibile e leggera-> organizzata in

unità produttive più piccole specializzate in singole fasi della lavorazione, in

grado di adattarsi più agevolmente alle innovazioni tecnologiche. Il lavoro

senza autonomia della catena di montaggio è stato sostituito da una struttura

per gruppi, in cui le mansioni operative si intersecano a quelle di controllo, in

modo da realizzare un prodotto finito in tempi minori, con meno difetti di

produzione. Il nuovo modello implica il superamento della standardizzazione,

all’insegna della varietà dei prodotti. Il termine postindustriale non indica un

mondo senza industria, ma suggerisce che l’industria non è più l’asse portante

delle attività produttive e delle relazioni umane e sociali. Ciò che connota la

società postindustriale è l’informazione. Vendere informazione definisce le

nuove gerarchie di potere.

Tendenze demografiche, migrazioni, società multietnica

Il mondo globalizzato non è caratterizzato solo dal grande flusso di merci e

69

capitali, ma anche da imponenti spostamenti della popolazione. Dagli anni 60 i

flussi migratori sono esponenzialmente cresciuti-> dagli anni 90 al 2013 il

flusso di migrazioni è passato da 154 milioni di persone a 232 min. in anni più

recenti si è registrata una progressiva stabilizzazione: le ricerche dell’Onu

prevedono dalla metà del secolo una contrazione dei flussi migratori. La

differenza tra questo flusso e quello del secolo precedente riguarda l’entità

degli spostamenti: un numero crescente di migranti riguarda la forza lavoro

qualificata. I tentativi di regolamentazione promossi dai governi per rallentare

il flusso non sono riusciti nel loro intento: una larga parte dei flussi avviene in

forma clandestina e, quindi, incontrollabile.-> il fenomeno costituisce per le

economi industrializzate un problema di non facile soluzione: da una parte c’è

la tendenza a cogliere gli aspetti positivi dell’immigrazione, come l’apporto di

nuova forza lavoro funzionale allo sviluppo del paese, e in quanto apportatrice

di nuovi valori e di una nuova cultura (da cui il termine multiculturalismo);

dall’altro lato il fenomeno migratorio ha suscito reazioni ansiogene e di ripulsa,

dando luogo alla paura dell’Occidente di vedersi sommerso da ondate di popoli

stranieri. Il flusso migratorio è determinato dall’alto tasso di natalità dei paesi

del terzo mondo-> si sposta verso l’America del nord e l’Europa, continente a

crescita zero. In Occidente l’aumento dei pensionati e la riduzione della forza

lavoro ha accentuato la crisi del modello del Welfare, già in caduta dagli anni

70. L’immigrazione per certi versi rappresenta un parziale riequilibrio delle

parti, in quanto spesso sono giovani e tendono a fare figli, contribuendo

all’abbassamento dell’età media. Dagli anni 70 anche nei paesi poveri iniziò a

calare l’indice di natalità: rallentamento del ritmo di crescita della popolazione

mondiale: dal 2000 al 2011 la popolazione mondiale è aumentata di un

miliardo, passando da un crescita del 2% annuo a una dell’1,2%.

Questioni di genere

Questione femminile. Dopo guerra riconoscimento dei diritti politici (voto

universale); inizio anni 80 riconoscimento diritti civili. Negli Usa e nell’Europa

settentrionale diritti acquisiti velocemente, nell’Europa meridionale la parità di

genere ebbe un percorso più arduo, ancora non del tutto completo. Il principio

di responsabilità paritaria sui figli divenne legge in Italia nel 1975; in Portogallo

nel 1978; in Grecia nell’83.

Ascesa della donne nel mondo del lavoro già nel dopoguerra, con lo sviluppo

produttivo crescente->sostenuta dal crescente numero di donne all’interno

delle scuole superiori e delle università. Rimangono ancora disparità di genere

negli impieghi più prestigiosi e meglio rimunerati, soprattutto nell’Europa

meridionale dove alle donne spetta il carico maggiore dei lavori domestici. Le

donne, inoltre, sono la categoria che più ha sofferto per la crisi del 2007-2008,

le prime ad essere licenziate sono le risorse femminili. Introdotte quote rosa

all’interno delle aziende per garantire la parità di genere. Nonostante certi

limiti il ruolo della donna nei Paesi industrializzati è certamente indubbio: assai

più negativi sono i progressi in Africa, Asia e America latina. Negli ultimi

decenni del 900 cambiata la percezione dell’omosessualità-> definita non più

come malattie psichiatrica, bensì come una variante dell’espressione

dell’affettività e della sessualità umana.

Religioni e fondamentalismi

Anni 70, i processi di secolarizzazione apparivano inarrestabili e generalizzati-

> ultimi anni è stata registrata un’inversione di tendenza: ripresa della

partecipazione alle credenza religiose-> nel 2012 il totale degli atei si aggira

sul 16%, l’altra parte della popolazione fa parte di adepti alle grandi religioni.

Si può affermare che la religione simboleggi ancora il riferimento culturale

primario per l’intera popolazione mondiale. Ciò vuol dire che nelle società

postindustriali è ancora aperto lo spazio verso il trascendente. Rilancio del

cattolicesimo, non solo in Europa e in America latina, da sempre cattoliche, ma

anche in Asia e Africa-> ruolo importante nella ripresa della chiesa cattolica

70

nel mondo lo ha avuto Papa Wojtyla, salito al soglio pontificio nel 78. Nel 900->

esplosione della fede musulmana dovuta ad un efficace proselitismo->

sviluppo del fondamentalismo islamico, interpretazione letterale e

intransigente dei testi sacri e un’applicazione integrale dei precetti religiosi

trasformati in legge attraverso la subordinazione dello Stato nei confronti del

potere spirituale.

Sviluppo e disuguaglianza

I processi di globalizzazione ridisegnarono la geografia della ricchezza-> anni

70->profonde modifiche rispetto al periodo della decolonizzazione. I paesi

produttori di petrolio (Medio Oriente) scalarono la classifica mondiale

della ricchezza grazie all’aumento del prezzo del petrolio. La disponibilità di

capitali però non si tradusse nell’avvio di un processo di industrializzazione.

Asia, America latina e Africa seguirono una traiettoria diversa-> misero in

moto un meccanismo di sviluppo e risolsero parzialmente coprirono i più

urgenti problemi alimentari e sanitari, inserendosi nei mercati internazionali e

accrescendo l’integrazione con i paesi più avanzati dell’Occidente-> molte

aziende giapponesi, americane e europee decisero di delocalizzare le industrie

per andare nei paesi in via di sviluppo. Così i paesi del terzo mondo e quelli in

via di sviluppo riuscirono a ottenere tassi di crescita elevati, riuscendo, in un

secondo momento, a essere meno dipendenti della delocalizzazione estera,

dando vita in proprio a iniziative economiche importanti. Alla parziale

distribuzione della ricchezza globale corrispose un’espansione dei consumi,

strati minoritari della popolazione del Sud del mondo incrementarono il proprio

benessere materiale.

Il boom della Cina

Il decollo industriale e economico della Cina nel XX sec fu il più importante->il

paese più popoloso del mondo mantenne un ritmo di crescita elevatissimo: tra

anni 90-2000 crescita del pil maggiore del 10%; adesso stabile al 7%. 2011-> il

pil cinese superò quello giapponese, facendo della Cina la seconda economia

mondiale dopo gli Usa. Nel 97 morì Deng Xiaoping-> gli eredi seguirono la

linea da lui tracciata, ampio spazio all’iniziativa privata sotto il controllo

statale, all’interno di un regime autoritario e monopartitico. Varie riforme:

dopo l’apertura ai capitali esteri furono liberalizzati gli istituti bancari e

finanziari, riordinato il sistema fiscale e riorganizzate le industrie statali. Venne

rivista la costituzione: riconosciuta la parità tra il settore pubblico e

quello privato. Alti tassi di crescita si accompagnarono a una integrazione

con il mercato internazionale. Nel 2001 la Cina fu inserita nel WTO,

entrando a tutti nel mercato globale, accettando le regole e le istituzioni. Vari

cambiamenti nel tessuto sociale accompagnati da un’intensa urbanizzazione,

che ridisegnò la composizione sociale del paese. Alle campagne più povere si

affiancano grandi città pienamente inserite nei flussi economici globali-> il

nuovo ceto sociale urbanizzato convive con schiere di lavoratori provenienti

dalle campagne. Pur essendo la seconda economia del paese, più della metà

della popolazione non gode di uno stile di vita dignitoso, anzi versa in

condizioni di povertà assoluta. Purtroppo lo sviluppo economico non è stato

accompagnato da una rivoluzione politica: in Cina persiste un regime

autoritario, la pena di morte, nonché la dura dominazione imposta al Tibet dal

1950.

Il Giappone e le tigri asiatiche

I paesi che per primi in Asia avevano intrapreso il processo di

industrializzazione (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore…), detti tigri

asiatiche, conobbero vicende diverse. Tutti dovettero però confrontarsi con la

71

grande crisi del 97-98, originata da un eccesso di produzione e da

un’incontrollata euforia speculativa. La crisi durò alcuni anni e suscitò allarme

anche nei paesi occidentali-> l’intervento delle autorità monetarie

internazionali, che erogarono prestiti per fermare la caduta del valore

monetario, riuscì a tamponare gli effetti della crisi. La ripresa più difficile fu

quella del Giappone->l’economia nipponica era entrata in una fase di declino

che si acuì nel 97-98, per dar luogo ad una lunga stagnazione. Diverse furono

le cause del crollo dell’economia giapponese-> le aziende nipponiche non

riuscirono a battere la concorrenza asiatiche nei mercati occidentali, si

trovarono quindi una capacità produttiva in eccesso; la crisi finanziaria colpì

anche le banche che dovettero ridurre i prestiti alle imprese, innescando una

contrazione negli investimenti. Ad aggravare la situazione contribuì l’instabilità

politica: il declino del partito liberal democratico, conservatore, non si

accompagnò all’emergere di valide forze alternative. Vasto periodo di

instabilità politica testimoniata dalla breve durata dei governi e aggravata

dagli scandali di corruzione. Nel 2009 arrivò alla guida del governo il

partito democratico, che mise fine a 50 anni di ininterrotta egemonia

liberal-democratica.

Anche le tigri asiatiche soffrirono la crisi del 97-98-> a differenza del Giappone

questi paesi in pochi anni seppero uscire dalla recessione grazie a un peculiare

modello economico, basato sull’incoraggiamento dell’iniziativa privata sul

controllo dei conti pubblici, e su un attivo intervento statale per favorire gli

investimenti e sostenere la capacità di esportazione delle imprese. Nel XXI sec

Corea del sud e Taiwan raggiunsero posizioni di primo piano in ambito

industriale, soprattutto nel settore delle tecnologie informatiche. Hong

Kong e Singapore si affermarono come centri finanziari di importanza

mondiale. Le tigri asiatiche furono un modello da cui prendere ispirazione per

gli altri paesi dell’asia orientale, come Malesia, Tailandia, Cambogia, Vietnam e

Filippine, che dagli anni 90 seppero avviare un processo di industrializzazione

reso possibile da un compromesso tra sostegno all’iniziativa privata e

intervento statale.

Lo sviluppo dell’India

Come la Cina, anche l’India all’inizio del XXI sec divenne protagonista

dell’economia mondiale. Il secondo gigante demografico del mondo registrò un

tasso di crescita inferiore solo a quello cinese: dagli anni 80 al 2007 il pil annuo

fu mediamente superiore al 6%. Nel 2012 l’India figurava al decimo posto per

pil, appena sotto l’Italia. Rincorsa iniziata a metà anni 80 sotto il governo di

Raijv Gandhi, leader del partito del Congresso e figlio di Indira-> smantellò il

sistema di pianificazione economica messo in piedi dopo la conquista

dell’indipendenza, che prevedeva un forte controllo statale sull’apparato

produttivo. A partire del 1991 i governi seguirono una linea più sistematica,

per rendere competitivo il paese e rafforzare l’iniziativa privata: furono

privatizzate numerose imprese pubbliche, liberalizzati gli scambi, incoraggiati

gli investimenti stranieri. L’accelerazione dello sviluppo a metà anni 90 non fu

dovuto interamente all’industria-> importante fu il settore terziario che

contribuì più di tutti alla crescita, le basse retribuzioni e la conoscenza

dell’inglese indussero molte multinazionali occidentali a delocalizzare in India

le loro attività commerciali, informatiche e di assistenza alla clientela. Lo

sviluppo economico si realizzò in presenza di vaste sacche di arretratezza e

notevoli tensioni politiche. All’inizio del nuovo millennio alta era la percentuale

di analfabeti, inoltre permanevano la divisione della società in caste oltre alle

gravi discriminazioni di genere. Il paese era anche lacerato dalle tensioni

prodotte dagli attriti fra le diverse forze religiose presenti nel paese, che

diedero vita ad una serie di attentati di diversa matrice. Le trasformazioni

sociali innescate dalla nuova economia riuscirono solo in parte a far superare

le divisioni sociale, anche se la democrazia non fu mai messa in dubbio-> nel

72

98 il partito del congresso venne sconfitto dopo anni ininterrotti di governo->

al potere arrivò il partito del popolo, di orientamento nazionalista e induista,

guidato da Vajpayee. Nel 2004 ritornò al potere il partito del congresso,

riconfermato nel 2009.

L’America latina: dalla crisi allo sviluppo

Inizio XXI paesi America latina s’imposero fra i nuovi protagonisti

dell’economia globale. Anni 90 segnati dal ritorno della democrazia ma anche

da una grave crisi finanziaria-> in questi anni fu avviato un processo di

integrazione su scale continentale, ispirato al processo della comunità

europea, che rafforzava i potere dell’America centro-meridionale. 1991->

nasce il Mercosur, mercato comune del Sud (argentina, Brasile, Uruguay,

Paraguay), che successivamente avrebbe incluso altri 8 paesi. Nel 92 il Messico

firmò un accordo con Usa e Canada, detto Nafta. Negli anni 90 il processo di

liberalizzazione economico dei paesi del Sudamerica aumentarono le già

elevate disuguaglianze sociali, alimentando i movimenti di protesta, il più

importante fu quello messicani zapatista. Le basi della crescita gettate negli

anni 90 si rivelarono fragili: argentina e Brasile nel 98 dovettero affrontare una

nuova crisi-> cause: attenuate le misure di austerity e ritorno alla spesa facile;

in più difficoltà del sistema finanziario internazionale e insolvenza da parte

della Russia. Effetti della crisi in Brasile contenuti-> in Argentina nel 99 ci fu

una gravissima crisi finanziaria: debito pubblico alle stelle, culmine della crisi

nel 2001, corsa agli sportelli bancari da parte dei cittadini che cercavano di

cambiare in dollari la valuta argentina. Parziale stabilità nel 2003 con l’elezione

del peronista di sinistra Kirchner-> ripresa economica, ma grande trauma per

la bancarotta di una paese che non aveva saputo far fronte ai suoi impegni. A

differenza di quanto accaduti nei periodi precedenti la crisi economica non

danneggiò le istituzione democratiche, anzi le rafforzarono-> dall’inizio del XXI

si affermarono partiti e coalizioni di sinistra o centro-sinistra. In Brasile per due

mandati, nel 2002 e nel 2006 fu eletto presidente il progressista Ignacio Lula

da Silva, ex operaio e sindacalista, leader del partito dei lavoratori. in

Venezuela la svolta progressista assunse connotati più populisti-> l’ex

generale Hugo Chavez fu rieletto due volte, contrapposto agli Usa, vicinanza a

Castro. Posizione venezuelana di forza conferita dalle ingenti risorse

petrolifere-> Chaves s’impose come modello per tutti i paesi latino-americani,

in alternativa all’ormai declinante regime comunista cubano, dove Fidel Castro

nel 2008 cedette il potere al fratello Raul. All’inizio del XXI sec, dopo la

crisi degli anni 90, la maggior parte dei paesi sudamericani attraversarono una

fase di intenso sviluppo. Il Brasile conobbe una crescita impetuosa: grande

esportazione di materie prime e dello sviluppo dell’industria manifatturiera. Più

contenuta, ma comunque ininterrotta fu la crescita di Argentina, Messico e

Colombia: seppero avviare modernizzazione delle strutture produttive,

affrancandosi all’economia agraria basata sul latifondo.

Il Nuovo Sudafrica

Negli anni 90 il regime sudafricano si liberò dal regime dell’apartheid e aprì

una fase nuova, fondata sull’integrale rinnovamento dello stato e delle

istituzioni rappresentative e sulla complessa integrazione fra la popolazione

bianca, tradizionalmente al potere, e la maggioranza nera. Superamento

dell’apartheid -> percorso lungo e complesso, fine anni 80 il primo ministro DE

KLERK, fino ad allora esponente dell’ala conservatrice del Partito nazionalista

al potere, cominciò a smantellare il regime di discriminazione razziale e aprì i

negoziati con Nelson Mandela, leader del movimento antisegregazionista

African national congress , liberato dal carcere nel 1990 dopo più di 27 anni

di prigionia. Il negoziato, sebbene ostacolato dalle frange più estremiste da

entrambe le parti, soprattutto dalla tribù nera degli zulu, ricevette un forte

impulso grazie ad un referendum tra la comunità bianca nel 92. Nel

maggio del 1994 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale, vinte dall’

73

ANC, e Mandela divenne capo di Stato di un governo di coalizione, che

purtroppo ebbe vita breve: un forte contributo al superamento delle lacerazioni

venne dall’istituzione nel 96 di una commissione nazionale per la verità e

la riconciliazione: I responsabili delle atrocità commesse durante il periodo

della segregazione razziale vennero ascoltati-> ampie testimonianze da

entrambe le parti. A Mandela, che nel 1999 aveva deciso di non ricandidarsi,

succedette Mbeki, vicepresidente sotto il governo Mandela, poi nel 2009 Jacob

Zuma, entrambi esponenti dell’ANC. Venuto meno Mandela, nel 2013, l’ANC

dovette fronteggiare una crescente conflittualità interna-> nonostante i

contrasti i successori di Mandela riuscirono a far compiere passi avanti al

Sudafrica, facendone un portavoce importante per tutti i paesi in via di

sviluppo oltre a farne il maggior esponente degli interessi africani-> sfruttando

la sua posizione nel panorama internazionale nel XXI sec il Sudafrica diventò

uno dei grandi paesi in via di sviluppo, i cosiddetti BRICS ( brasile, Russia,

India, Cina, Sudafrica).

La geografia della povertà

La globalizzazione non ha portato ovunque un reale incremento della

ricchezza. Se alcuni paesi del terzo mondo sono riusciti ad avviare un processo

di crescita economica, altri sono rimasti in condizioni di indigenza

drammatiche-> nel XXI il divario complessivo tra le aree ricche e quelle povere

si è allargato-> 49 paesi definiti “a basso reddito” (430 dollari annui)

costituiscono il 56% della popolazione mondiale, 26 paesi a reddito elevato

(25 mila dollari annui) dove vive il 16% degli abitanti del pianeta. dei paesi a

basso reddito 30 sono africani-> in questi paesi all’inizio del XXI si

riscontravano indici di analfabetismo superiori al 50%. La povertà del sud è

rappresentata da vere e proprie tragedie della fame che si consumano

quotidianamente in alcuni dei paesi più poveri dell’Africa. La disparità

economica tra il Nord e il Sud del mondo è stata messa al centro di varie

riflessioni, fra le quali emerge anche il problema del debito pubblico africano,

che limita le povere economie del continente più povero del pianeta-> l’azione

di organismi economici internazionali finì con il peggiorare la situazione,

promuovendo politiche tese a limitare la spesa pubblica ed a aumentare le

esportazioni: le numerose campagne per la cancellazione del debito pubblico

africano hanno portato a pochi risultati.

I drammi dell’Africa

L’Africa subsahariana è l’area meno sviluppata del pianeta-> dal 1980 al 2005

il pil pro capite è diminuito del 3,5%, mentre è aumentato il numero delle

persone costrette a vivere sotto la soglia della povertà (il 75%). Condizione

aggravate dalla crescita demografica, popolazione in aumento ad un tasso

elevatissimo. Negli anni 80 l’Africa si aprì al mercato globale delle merci e dei

capitali. Le politiche nazionali non seppero legare l’apertura al mercato con

l’avvio di riforme per lo sviluppo-> l’afflusso dei capitali esteri venne utulizzato

per attuare programi di industrializzazione che, in assenza di imprenditoria

locale, fallirono, allargando il deficit di stati già intaccati dal debito

internazionale. Il peggio accadde nel settore agricolo: i contadini che vivevano

di autosufficienza furono costretti a vendere a poco prezzo la loro terra a

grandi società (spesso cinesi) che intendevano sfruttare il territorio africano

per le esportazioni-> ciò aggravò la carenza alimentare nel continente.

Islam e Occidente

Dopo la fine della guerra fredda: inizio scontro fra Occidente e Islam-> area

musulmana vide crescere il movimento dell’Islam radicale, l’epicentro fu la

zona del Medio Oriente e del Golfo Persico, segnato dalle conseguenze della

rivoluzione iraniana del 79, dalle due guerre del golfo e dal perdurare del

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gisella.governi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia d'Europa contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Greco Giovanni.

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