L'Italia fascista e la Germania nazista
Alexander J. DeGrand
Il contesto storico
Il fascismo in Italia, in Germania e altrove nell’Europa occidentale fu la risposta ad alcuni problemi inerenti alla struttura politica liberale di fine Ottocento:
- Adozione del suffragio universale
- Crisi delle organizzazioni politiche borghesi ottocentesche
- Sviluppo dei partiti socialisti e dei movimenti sindacali
- Crescente insofferenza delle élite industriali agrarie nei confronti del sistema parlamentare, ritenuto inadeguato sotto molti punti di vista
Sarebbe, però, un errore vedere nel fascismo una manovra difensiva da parte della borghesia disperata e reazionaria per scongiurare la rivoluzione: il fascismo e il nazismo furono espressioni dell’espansione della borghesia e del suo desiderio di giungere a una società organizzata secondo linee che favorissero questa continua promozione sociale.
Già prima della guerra, le istituzioni parlamentari erano state giudicate inadeguate in entrambi i Paesi: si creò una pericolosa spaccatura tra i partiti politici borghesi e i gruppi sociali ed economici.
La crisi italiana si ebbe per:
- 1907-08 – Crisi economica: riduzione dello spazio di manovra per la strategia riformista del leader liberale Giolitti
- 1911-12 – Guerra in Libia
- 1913 – Introduzione del suffragio universale maschile
- Scoppio della Prima guerra mondiale
In Germania la crisi cominciò con le elezioni del 1912, in cui il Partito socialdemocratico rimase isolato come maggiore partito politico: rimase però senza alleati politici. Le élite economiche tedesche godevano di una solida organizzazione (ad es. organizzazioni per l’industria pesante, per l’industria leggera e per l’esportazione, le camere di commercio, i gruppi che rappresentavano l’alleanza industriale-militare e quella dell’esercito, i singoli cartelli di produzione), mediante le quali le élite erano inserite ai più alti livelli delle strutture governative. Affidavano la difesa dei loro interessi al partito conservatore e a quello nazional-liberale.
Lo scoppio della Prima guerra mondiale accrebbe in entrambi gli Stati il processo di disgregazione dell’ordine politico delle classi medie. L’unità nazionale italiana fu in questione sin dall’inizio del conflitto: nel 1914 una crisi governativa portò al governo Salandra, che divenne capo di un governo di concentrazione borghese. Agosto 1914: il governo opta per la neutralità. Maggio 1915: Giolitti decide di intervenire a fianco dell’Intesa.
Nel 1917 tre avvenimenti segnarono la crisi della vita politica italiana:
- Durante l’estate, un’ondata di scioperi rivelò il crescente scontento operaio di fronte al rincaro dei prezzi e della scarsità di viveri;
- In ottobre, le notizie della rivoluzione bolscevica spinsero il Partito socialista italiano più a sinistra;
- Alla fine di ottobre, la sconfitta italiana a Caporetto rialzò la posta in gioco per la classe di governo;
Dal novembre 1918 all’ottobre 1922 i problemi del sistema politico italiano emersero: il governo non riuscì a creare alcuna forma di cooperazione interclassista né fu in grado di conciliare gli interessi in conflitto. I socialisti, entrati in Parlamento come partito di maggioranza, erano convinti di una possibilità di rivoluzione bolscevica anche in Italia e decisero di bloccare qualsiasi soluzione riformista della crisi. Il Parlamento si indebolì, mentre i due governi liberali capeggiati da Nitti e Giolitti (giugno 1919-luglio 1921) si rivelarono incapaci di trovare un punto d’intesa tra capitale industriale e proprietà terriera da una parte e sindacati e leghe contadine dall’altra.
Con la sconfitta subita nella Prima guerra mondiale si modificò notevolmente la base politica postbellica tedesca:
- Distruzione del vecchio sistema politico – messa in discussione del rapporto tra industria, burocrazia e potere esecutivo
- L’inizio della guerra coincise con l’inizio di un periodo di crisi economica che si prolungò per gran parte del periodo tra le due guerre
- Aggravamento della crisi generazionale – larga ondata di disoccupazione tra i giovani
La fallita rivoluzione tedesca del 1918 compromise la nascita della Repubblica di Weimar e l’indebolimento della Spd, il maggior partito politico. Sarebbe impossibile immaginare due partiti più diversi: da un lato il Partito socialista italiano, caotico e disorganizzato; dall’altro il Partito socialdemocratico tedesco, ricco e disciplinato. Ebbero però un destino simile: il partito italiano fu dominato dall’ala rivoluzionaria e rifiutò di partecipare a governi borghesi, rimanendo passivo durante la crisi del sistema parlamentare liberale; quello tedesco fu controllato dall’ala riformista. I due partiti non si erano mai integrati completamente nel sistema politico parlamentare: i socialisti italiani si autoesclusero; mentre i socialisti tedeschi riuscirono a trincerarsi nella burocrazia del ministero del Lavoro per proteggere l’elettorato operaio.
La decisione del cancelliere Bruning di indire nuove elezioni nel settembre del 1930 rese la situazione politica ingovernabile: il suo intento era punire la Spd e ridurne l’influenza; ciò che accadde fu l’aumento dei seggi dei nazisti (da 12 a oltre 100).
Il consenso e la conquista del potere
L'ascesa
1919: fascismo e nazismo erano movimenti composti da vari tipi di dissidenti politici e culturali privi di disciplina di partito e senza requisiti di affiliazione. Solo successivamente (nel 1921 per il Partito nazionale fascista e nel 1925 per il Partito nazionalsocialista tedesco) divennero partiti veri e propri. La convinzione di entrambi i partiti era che si potesse giungere a conclusioni diverse da quelle dei democratici progressisti e dei socialisti senza rifiutare completamente la società industriale.
I loro atteggiamenti assunsero i caratteri dell’antimaterialismo e della ricerca di nuovi valori spirituali, dell’opposizione al socialismo, del riconoscimento delle forze irrazionali operanti nella società moderna e dell’esaltazione dell’istinto e della violenza nella vita politica.
23 marzo 1919: a Milano Mussolini costituisce i Fasci di combattimento. Mussolini sosteneva il “produttivismo”: la classe non costituiva più lo spartiacque dell’azione politica; il contrasto fondamentale non era più tra Italia borghese e Italia proletaria, o tra capitalisti e lavoratori, ma tra le forze produttive sui campi di battaglia e nelle fabbriche e gli sfruttatori improduttivi (politici, profittatori di guerra, socialisti pacifisti). Attratti dal nazionalismo e dall’attivismo, veterani e studenti aderirono ai fasci di combattimento e al movimento nazista nel 1919 e 1920.
L’obiettivo dei fascisti era la classe politica: volevano un sistema sociale che premiasse la competenza, il merito guadagnato sul campo di battaglia o sui banchi di scuola. La storia della Nsdap (Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori) prima della conquista del potere può essere divisa in tre periodi:
- Dalla fondazione del partito nel 1919 al putsch (colpo di Stato) della birreria dell’8-9 novembre 1923
- Dal 1925 alla vittoria elettorale del settembre 1930
- Dal 1930 alla nomina di Hitler a cancelliere il 30 gennaio 1933
Anche la Nsdap, come il Partito fascista, si trasformò da movimento urbano che contendeva ai socialisti e ai comunisti il controllo della classe lavoratrice a movimento che concentrava la sua azione sul mondo contadino e sulle varie componenti dell’elettorato borghese. La Nsdap ebbe maggior successo in seguito alla depressione agricola del 1927: il Partito sfruttò il risentimento dei contadini e degli artigiani contro coloro che identificavano come artefici della depressione, ossia gli ebrei. Per i fascisti, invece, il nemico fu la sinistra, ma in termini più politici che razziali. Mentre i nazisti evitarono il ricorso alla lotta di classe, i fascisti puntarono proprio sulla lotta tra le classi.
Il programma del Partito nazista nel 1920 si rivolgeva direttamente alla borghesia e prevedeva antisemitismo, ostilità alle grandi catene commerciali, attacchi alle cooperative e chiusura all’immigrazione. Nazionalismo, maschilismo e attivismo antisocialista attirarono italiani e tedeschi nei due movimenti.
La marcia verso il potere
La marcia fascista su Roma fu la convergenza di due movimenti paralleli. Tra il 1921 e il 1922 i fascisti avevano condotto una campagna di azione nell’Italia rurale: la violenza, nonostante i suoi successi, non poteva da sola assicurare il potere. L’ampia base che entrambi i movimenti si erano costruiti nei rispettivi Paesi era importante, ma insufficiente: in particolare per i fascisti, che dopo le elezioni del 1921 costituivano ancora un esiguo gruppo parlamentare. Fascisti e nazisti giunsero al potere a causa delle profonde divisioni presenti all’interno delle classi dirigenti dei rispettivi Paesi e dalla volontà di importanti settori economici e sociali di uscire dalla crisi politica.
La crisi che portò alla nomina di Mussolini e Hitler aveva due aspetti: il primo risultò dalla ferma determinazione dei conservatori di eliminare la sinistra che aveva controllato una larga parte del Parlamento e aveva istituzionalizzato il proprio potere attraverso il riconoscimento dei poteri contrattuali dei sindacati e altre concessioni guadagnate negli anni dell’immediato dopoguerra.
Prima di prendere il potere, i fascisti non avevano un apparato ideologico chiaro, ad eccezione della vocazione per un governo forte e per una guida carismatica. Ugualmente, i nazisti non giunsero al potere perché erano antisemiti o propugnavano le idee economiche dei rappresentanti più fanatici delle organizzazioni naziste della classe media. Entrambi i movimenti possono essere identificati come un processo in costante sviluppo e trasformazione.
Il movimento fascista aveva una precisa base sociale: la sua azione colpì particolarmente le province del nord e del centro e molto marginalmente il sud e le isole. Nel 1921 la media e piccola borghesia rappresentava la stragrande maggioranza del partito; anche se comunque all’interno erano presenti operai agricoli e dell’industria, piccoli proprietari terrieri, studenti, nuova classe media di professionisti e burocrati. Erano tutti accomunati dal nazionalismo, dalla volontà di schiacciare i socialisti, soppiantare l’esistente classe politica a livello locale e nazionale. Effettuavano spedizioni punitive e cameratismo nella lotta contro i socialisti. I nazisti ricrearono la stessa mentalità. Questa fratellanza violenta e indisciplinata fu la forza dei due movimenti nella loro ascesa al potere.
La Nsdap non ebbe seguito tra gli operai, forse per il rifiuto di Hitler di creare un movimento sindacale ufficiale nazista. Mussolini assunse una posizione simile, ma per ragioni differenti: non voleva escludere l’apertura a una parte del movimento sindacale socialista riformista, ma tenne ad una certa distanza il movimento sindacale di Edmondo Rossoni, consentendo allo stesso tempo la creazione di leghe contadine fasciste su base provinciale. Anche Hitler permise la formazione di un’organizzazione contadina e di nuclei sindacali nazisti (Nsbo). Escludere gli operai permise ad entrambi i Partiti di facilitare un accordo con gli industriali e con gli agrari.
Un certo spazio di manovra nei riguardi delle questioni locali venne concesso ai leader nazisti provinciali, a patto che riconoscessero l’autorità di Hitler. Dopo il 1926 l’ufficio centrale del Partito esercitò un crescente controllo finanziario sulle organizzazioni locali: i capidistretto erano nominati personalmente da Hitler, ma un leader che godeva dell’assoluta fiducia e del favore del Fuhrer disponeva di un ampio margine di indipendenza.
Prima della conquista del potere, la leadership centrale del partito nazista dovette far fronte alle necessità di reperire fondi e ciò impose una continua pressione finanziaria sulle organizzazioni periferiche. Anche il Partito fascista seguì inizialmente il percorso di quello nazista, ma, a differenza di quest’ultimo, il Partito di Mussolini interruppe questa linea appena il Duce divenne Primo Ministro nel 1922. I nazisti al contrario dovettero creare un apparato organizzativo più elaborato di quello necessario ai fascisti, i quali, prima di arrivare al potere, parteciparono ad una sola consultazione elettorale. Dal 1928 al 1932 nazisti dovettero finanziare una serie continua di costose campagne elettorali a livello regionale e nazionale.
Come era già accaduto in Italia per il Partito fascista, la sfida per il Partito nazionalsocialista era di riuscire a compattare il blocco rurale e quello urbano-borghese. Entrambi i Partiti si dovettero scontrare con quello di matrice cattolica: questo determinò lo sgretolamento dell’unità cattolica una volta che i due movimenti presero il potere; ma nell’impossibilità di accaparrarsi i voti dei cattolici, entrambi i Partiti lavorarono sull’elettorato conservatore. In Italia significò fare appello alla rabbia e alla paura degli elettori moderati, in Germania si tradusse nella conquista del ceto medio protestante. Sfruttarono i successi locali per arrivare al potere. Anche se i nazisti adattarono il loro messaggio in base al luogo, lo legarono alla visione di una “comunità del popolo”.
Lo straordinario successo dei fascisti e dei nazisti sollevò la questione dei finanziamenti: i fascisti esplosero sulla scena politica come una forza combattente, strettamente legata agli interessi provinciali degli agrari e del settore commerciale, effettuavano le spedizioni punitive su camion forniti dai grandi proprietari terrieri locali e dalle autorità militari; i nazisti gestirono un partito di massa per lo più grazie alle quote di iscrizione, alla vendita di materiale del partito e alle donazioni dei gruppi economici piccoli e medi. In principio i grandi gruppi industriali considerarono il movimento nazista e quello fascista con sospetto: i programmi di entrambi i partiti contenevano idee nebulose in materia di economia. Nonostante ciò alcuni industriali offrirono una limitata assistenza finanziaria all’uno e all’altro movimento.
Nel momento della crisi dei regimi parlamentari italiano e tedesco, i gruppi industriali premettero per una soluzione che comprendesse nazisti e fascisti, ma non vi sono prove del fatto che essi chiedessero di affidare la direzione del governo a Mussolini o a Hitler. In Italia gli industriali avrebbero preferito trovare una via d’uscita dalla crisi che non prevedesse l’uscita dall’ordine costituzionale, continuando a sostenere Giolitti; in Germania gli esponenti del mondo economico e finanziario avrebbero visto di buon occhio il consolidamento della posizione dei partiti borghesi alle elezioni del 1930, avrebbero preferito altri nazisti a Hitler. Entrambi i partiti fornivano una soluzione ai problemi di ordine sociale e alla difficile situazione parlamentare creatasi nei rispettivi Paesi: tutti i maggiori esponenti della classe politica esistente li volevano al governo.
L'esercizio del potere
29 ottobre 1922: Mussolini diventa Primo Ministro. 30 gennaio 1933: Hitler diviene Cancelliere. Entrambi i partiti giunsero al potere formando coalizioni con la classe politica conservatrice. Il nazionalsocialismo si consolidò in modo più rapido: aveva conosciuto uno sviluppo assai maggiore come movimento di massa e Hitler si trovò in una posizione più forte di fronte agli alleati conservatori.
Il partito di Mussolini nel 1922 pur essendo una forza numericamente consistente nel nord e nel centro, controllava una piccola parte del parlamento, inoltre nel Mezzogiorno non aveva avuto grande penetrazione. La Germania aveva una struttura organizzativa di sinistra forte e potenzialmente pericolosa; in Italia, invece, quando i fascisti assunsero il potere, la sinistra era ormai sbaragliata. Al momento della presa del potere, né Mussolini né Hitler erano capi di Stato: Hitler lo sarebbe diventato ben presto; in Italia, invece, la Corona rimase il simbolo dell’autorità statale per tutto il regime.
Mussolini assunse la presidenza del Consiglio, i ministeri degli Interni e degli Esteri; altri tre ministeri, tra cui quello delle Finanze, andarono a fascisti; per il resto il governo era formato da un nazionalista, tre democratici, due cattolici popolari, due esponenti delle forze armate. La coalizione di Hitler, invece, parve assegnare meno potere ai nazisti nel 1933. Hitler assunse la carica di Cancelliere, ma ebbe al suo fianco... (testo incompleto).
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