A. J. De Grand – L'Italia fascista e la Germania nazista
Introduzione
Affinità alla base dei due sistemi:
- Politica = lotta violenta dove solo i forti sopravvivono; la sopravvivenza è collegata all'espansionismo: il successo all'estero assicurava espansione e purezza della nazione o della razza;
- Non ci fu uno stabile sistema di potere;
- Si proposero miti nazionali/razziali: popolo e razza erano minacciati da nemici che dovevano essere esclusi dalla comunità nazionale e sconfitti;
- Sistema nuovo di valori; la razza diventa uno strumento per la realizzazione dello stato totalitario;
- Origine e sviluppo simili, come anche l'ascesa al potere e l'organizzazione dello Stato;
- Principale base sociale nella classe media: ciò limitò la rottura con la società esistente, le sue élite burocratiche, la struttura del capitale privato;
- Mercato dei patteggiamenti per la condivisione del potere, abbandono dei programmi radicali;
- Costruzione di un'unità simbolica all'interno di un sistema di governo disorganico.
Capitolo primo – Il contesto storico
Il fascismo fu la risposta a problemi riguardanti la struttura della politica liberale di fine '800. La Prima Guerra Mondiale accentuò i conflitti generazionali nella classe media e la polarizzazione ideologica sulla questione bellica. Fascismo e nazismo = espressioni del desiderio della borghesia di avere società organizzata secondo linee che la favorissero. Per destabilizzare l'ordine politico dell'800 due fattori furono importanti: sviluppo del movimento socialista e presenza sindacale istituzionalizzata; entrambi pressarono per la redistribuzione del potere politico e dell'inclusione di nuovi gruppi nell'equilibrio sociale ed economico.
Tempi della divaricazione fra borghesia e organizzazioni sociali/economiche/culturali:
- Italia > inizia con la crisi economica 1907-08, si aggrava con guerra in Libia 1911-12, introduzione suffragio universale maschile 1913, scoppio della Prima Guerra Mondiale; si concluse col clima del dopoguerra.
- Germania > la crisi inizia con le elezioni 1912: Spd vinse ma fu isolato come maggiore partito politico.
Giolitti fra 1901 e 1904 inaugurò una politica tollerante verso le organizzazioni operaie favorito dal buon momento, perché da fine '800 l'Italia crebbe economicamente fino al 1908, da qui cresce la tensione sociale; tornò in carica nel 1911 con un programma che comprendeva il suffragio universale maschile. In Germania nel 1912 l'Spd ottenne 1/3 dei seggi, ma senza alleati politici (partiti borghesi coalizzati contro l'Spd).
Con la Prima Guerra Mondiale accelerò il processo di disgregazione dell'ordine politico delle classi medie. In Italia l'unità nazionale fu una questione dall'inizio della guerra: nel 1914 l'unità portò alla neutralità, nel 1915 si decise invece di entrare in guerra con l'Intesa.
Avvenimenti che nel 1917 segnarono la vita politica italiana: scioperi che rivelarono lo scontento operaio riguardo rincaro dei prezzi e scarsità di viveri; la rivoluzione bolscevica suscitò un'ondata emotiva che spinse il Partito socialista italiano più a sinistra; sconfitta italiana a Caporetto.
Tra 1918 e 1922 emersero i problemi del sistema politico e non riuscì ad esserci cooperazione fra le classi, il nuovo parlamento non riuscì a conciliare gli interessi in conflitto. Nel 1919 entrarono in parlamento come maggioranza i socialisti bloccando le soluzioni riformiste della crisi. I governi liberali, capeggiati da Nitti e Giolitti, non trovarono un punto di intesa tra capitale industriale/proprietà - sindacati/leghe contadine.
In Germania la Prima Guerra Mondiale distrusse il vecchio sistema politico e mise in discussione i rapporti tra industria, burocrazia e potere esecutivo; il paese conobbe un periodo di crisi economica; negli anni '20 fu esasperata la crisi nei rapporti politici provocata dalla nascita della Repubblica di Weimar. La guerra portò anche alla disoccupazione giovanile. Rivoluzione bolscevica e fallita rivoluzione tedesca del 1918 indebolirono la Spd.
I partiti sono molto diversi:
- Partito socialista italiano > caotico e disorganizzato, dominato dall'ala rivoluzionaria o massimalista, rifiutò di partecipare a governi borghesi;
- Partito socialdemocratico tedesco > ricco e disciplinato, controllato dall'ala riformista.
Entrambi i partiti non si erano del tutto integrati nel sistema politico parlamentare: molti socialisti italiani si autoesclusero, i socialisti tedeschi riuscirono a trincerarsi nella burocrazia del ministero del Lavoro per proteggere l'elettorato operaio.
Capitolo secondo – Il consenso e la conquista del potere
L'ascesa
Dal '21 (Pnf) e dal '25 (Nsdap) divennero partiti caratterizzati da:
- Ripudio dell'ordine politico liberale e parlamentale;
- Anti-materialismo e ricerca di nuovi valori spirituali;
- Opposizione al socialismo;
- Esaltazione dell'istinto e della violenza nella vita politica.
Il fascismo si basava su tradizioni intellettuali franco-italiane e operò fondendo tradizioni reazionarie e di sinistra. Nel 1918 il giornale di Mussolini, “Il Popolo d’Italia”, diventò il “Quotidiano dei combattenti e dei produttori” (produttivismo = dottrina che sosteneva il contrasto fra forze produttive sui campi di battaglia e nelle fabbriche e gli sfruttatori improduttivi); era un’ideologia di cooperazione interclassista che trovò scarso seguito nella classe operaia.
Nel 1919 a Milano Mussolini creò i Fasci di combattimento, molti aderenti provenivano dal movimento socialista o sindacalista, e si erano convertiti al nazionalismo. Fra 1919-20 veterani e studenti aderirono ai Fasci; l’originale programma era stato una tattica contro la classe politica e ora veniva abbandonato, l’obiettivo dei fascisti era ancora la classe politica: volevano un sistema sociale che premiasse la competenza.
Storia della Nsdap (Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori) divisa in tre periodi:
- Dalla fondazione nel 1919 al putsch di Monaco nel 1923;
- Dal 1925 alla vittoria elettorale del settembre 1930;
- Dal tardo 1930 alla nomina di Hitler a cancelliere nel 1933.
Anche i nazisti abbandonarono parte del programma originario; la Nsdap da movimento urbano che contendeva ai socialisti il controllo della classe lavoratrice diventò un movimento che concentrava l’azione sul mondo contadino e sulle composizioni dell’elettorato borghese. Non c’era però un’opposizione socialista nel settore agricolo, il fattore più importante fu la rabbia tra i piccoli proprietari terrieri per la depressione agricola del 1927: fu sfruttato il risentimento contro gli ebrei.
In Italia gli ebrei non avevano un ruolo di rilievo, il nemico era la sinistra. Nel 1919 a Monaco fu fondato il Partito tedesco dei lavoratori (da Drexler), simile ai primi Fasci: entrambi volevano ritagliarsi uno spazio politico nella sinistra nazionalista, ma evitando la lotta di classe. Mussolini evitò il produttivismo per colmare il divario conflittuale fra le classi; Drexler e Hitler unirono antisemitismo, attacchi populisti contro il capitale finanziario e rivendicazione del diritto di condividerne gli utili.
Il nuovo programma si rivolgeva alla piccola borghesia coniugando antisemitismo, ostilità alle catene commerciali, attacchi alle cooperative e chiusura all’immigrazione; rielaborò motivi del pensiero populista, con un’ideologia nazista. Nazionalismo, maschilismo, attivismo antisocialista attirarono i veterani italiani e i membri della Freikorps tedeschi (personaggi come Goring, Strasser, Hitler, Balbo, Bottai).
La marcia verso il potere
Fascisti e nazisti giunsero al potere a causa delle divisioni nelle classi dirigenti e della volontà di settori economici e sociali di uscire dalla crisi politica, che ha due aspetti principali:
- I conservatori volevano eliminare la sinistra, che controllava gran parte del parlamento; si temeva che sinistra massimalista e partito comunista potessero guadagnare potere;
- Classe politica in crisi: i leader che si contendevano il potere cercavano di cooptare l’organizzazione fascista per riuscire a creare una maggioranza politica stabile.
All’inizio l’ideologia dei due partiti svolse un ruolo limitato, in seguito il fascismo cambiò soprattutto nel programma economico e sociale; fra '21 e '22 si formò la base del fascismo a livello provinciale: le camicie nere operarono lo smantellamento del potere socialista e sindacale; i ras organizzavano spedizioni punitive contro socialisti e cattolici di sinistra. Il movimento fascista aveva una precisa base sociale: dove l’organizzazione socialista era forte, lo era anche la contro rivoluzione fascista; la sua azione colpì nord e centro, fu marginale a sud e nelle isole. Nel '21 i contadini erano il 24% e ciò indica la loro disperazione costretti a cercare protezione nelle nuove leghe fasciste dopo la distruzione delle organizzazioni socialiste. Il fascismo attirò anche piccoli proprietari agricoli, studenti e classe media dei professionisti. Erano uniti da: nazionalismo, determinazione di schiacciare i socialisti, volontà di soppiantare l’esistente classe politica.
Dopo il putsch (colpo di stato) del 1923 il movimento originale venne eclissato, per tornare nel '25:
- Il partito intraprese uno sforzo organizzativo a nord;
- Strasser si alleò col mondo operaio; Hitler permise la formazione di un’organizzazione contadina e di nuclei sindacali nazisti, decise per l’esclusione della presenza operaia facilitando gli accordi con industriali ed agrari;
- Gauleiter (capidistretto) nominati per il controllo finanziario delle organizzazioni locali.
Mussolini e Hitler cercarono di compattare blocco rurale e blocco urbano-borghese, scontrandosi col partito cattolico. Mussolini lavorò la destra del Partito popolare di matrice cattolica, Hitler lo fece col Zentrum cattolico: ciò aprì lo sgretolamento dell’unità cattolica. Si lavorarono poi l’elettorato conservatore: l’Italia si appellò alla rabbia e alla paura degli elettori moderati, in Germania si conquistò il ceto medio protestante. I fascisti conquistarono consensi nella valle Padana, trasformando una rivolta della classe media di provincia in una scalata al potere; i nazisti guidarono una rivolta della classe media contro leader e partiti politici.
Nel 1929 la Nsdap conquistò la maggioranza assoluta; Hitler installò Frick come ministro degli interni; i nazisti riuscirono a fare appello al voto giovanile.
Una questione importante sono i finanziamenti; i fascisti furono legati agli interessi provinciali degli agrari e del settore commerciale; i nazisti gestirono un partito di massa grazie a quote di iscrizione, vendita di materiale di partito, donazioni.
All’inizio i grandi gruppi industriali guardavano ai due movimenti con sospetto, poi però diedero il loro sostegno in varie forme. La pressione degli industriali creò un clima di antiparlamentarismo e antisocialismo che generò soluzioni autoritarie; altro sostegno arrivò nelle elezioni del 1921. In seguito, i deputati fascisti lavorarono con i rappresentanti industriali nell’Alleanza economica parlamentare.
Hitler corteggiò il mondo dell’industria e cercò di rassicurare gli esponenti del mondo economico. Durante la crisi dei regimi parlamentari i gruppi industriali premettero per una soluzione che comprendesse fascisti e nazisti, ma senza che si chiedesse di affidare il governo a Mussolini o Hitler; per gli industriali italiani il candidato rimase Giolitti, in Germania si voleva il consolidamento della posizione dei partiti borghesi nelle elezioni del 1930 e si preferivano altri nazisti a Hitler.
Il mondo economico e finanziario volle usare il crollo del sistema partitico liberale per escludere il Partito socialista e i sindacati, ma anche trovare una via per rientrare in una legalità parlamentare.
Pnf e Nsdap davano soluzione ai problemi di ordine sociale e alla situazione parlamentare, tutti gli esponenti della classe politica li volevano al governo. Tutto questo diede potere a Mussolini e Hitler; i conservatori, inoltre, credettero che fascisti e nazisti fossero in grado di stabilizzare il sistema politico e l’ordine sociale. I presupposti furono:
- Costituzione delle organizzazioni di massa nazionalsocialiste;
- Autoaffermazione di singole organizzazioni produttive delle classi dominanti.
Capitolo terzo – L'esercizio del potere
A ottobre 1922 Mussolini divenne primo ministro, Hitler a gennaio 1933 divenne cancelliere; entrambi formarono coalizioni con la classe politica conservatrice, ma il consolidamento del potere nazista avvenne in modo più veloce per due motivi:
- Il nazionalsocialismo aveva conosciuto uno sviluppo maggiore come movimento di massa, era in una posizione forte. Il partito di Mussolini controllava solo una piccola parte del parlamento; inoltre, a sud il Pnf non penetrò ed era ancora in vigore lo Statuto Albertino del 1848. Hitler aveva avuto modelli italiano e bolscevico a cui ispirarsi, inoltre in Germania i partiti conservatori erano deboli;
- La Germania aveva ancora una struttura organizzativa di sinistra forte: anche se i socialdemocratici tedeschi erano marginali, socialisti e comunisti avevano ancora le loro organizzazioni. Quando i fascisti assunsero il potere la sinistra era stata sbaragliata nell’Italia rurale e le organizzazioni operaie urbane avevano perso parte del loro sostegno.
Quando Mussolini e Hitler presero il potere nessuno dei due era capo di Stato: in Italia c’era ancora il re, in Germania c’era il presidente von Hindenburg. Mussolini assunse la presidenza del consiglio e i ministeri degli interni e degli esteri; tre ministeri andarono ad esponenti fascisti, c’erano poi un nazionalista, tre democratici, due cattolici popolari, due esponenti delle forze armate, il filosofo Giovanni Gentile. Hitler fu cancelliere e ebbe al suo fianco solo due nazionalsocialisti (Goring, Frick); le altre cariche andarono ad esponenti conservatori.
I due capi riuscivano a controllare le masse quindi erano autonomi di fronte agli alleati conservatori; era però necessario che la spartizione del bottino tra le componenti dei due movimenti non compromettesse il loro rapporto con l’opinione pubblica borghese. Dovevano risolvere lo stallo parlamentare e consolidare il loro controllo politico. Avevano un vantaggio comune: la crisi economica aveva toccato il fondo prima che prendessero il potere.
Il problema per i due fu assicurarsi di poter conservare il potere per sempre. Nel '22 Mussolini ribadì la sua determinazione di restare al potere senza rivelare quale forma avrebbe assunto quel potere; fino al '24 sperò di stabilire un’alleanza con parte dei sindacati riformisti. Nel partito non esisteva a riguardo un’uniformità di vedute. A novembre il parlamento concesse al governo il potere di emanare decreti-legge: il governo effettuò riforme economiche e amministrative e si impegnò in una ristrutturazione del sistema scolastico orientata alla conservazione (rielaborazione della costituzione).
I fascisti non rispettavano la legalità: il Gran Consiglio del fascismo e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn) furono tentativi di rafforzare il controllo su tutto. Il Gran consiglio agì come governo parallelo che escludeva i partiti non fascisti; la Milizia rappresentò la legalizzazione della violenza delle squadre fasciste. Tutto ciò implicava uno stato monopartitico.
Nel 1923 Mussolini propose la legge Acerbo, che assegnava 2/3 dei seggi della Camera alla lista elettorale che avesse ottenuto una maggioranza di almeno il 25% dei voti; per far approvare la legge persuase la chiesa ad esercitare pressioni sul Partito popolare perché la appoggiasse.
La campagna del '24 fratturò il rapporto tra Mussolini e l’opposizione democratica; la Lista nazionale registrò la vittoria in tutto il Paese tranne a Milano e Torino. Matteotti denunciò le tattiche del governo di fronte al parlamento, venne rapito e assassinato.
I nazisti sciolsero il Reichstag nel gennaio 1933 e indissero nuove elezioni. Il palazzo del Reichstag venne incendiato, si pensò ad un complotto comunista ma poi si capì che poteva essere un pretesto per un’ondata repressiva. La legge che gettò le basi della dittatura (decreto d’emergenza per la difesa del popolo e dello stato) abolì la costituzione di Weimar (primo statuto democratico della storia tedesca), trasferì tutti i poteri al governo dei Reich. Nelle elezioni del marzo 1932 la Nsdap raggiunse la maggioranza.
A causa della crisi del delitto Matteotti, Mussolini rischiò di venire rovesciato; rinunciò al ministero degli Interni a favore di un monarchico conservatore, Federzoni, che a sua volta sostituì il capo della polizia.
Dopo le elezioni del '33 il governo tedesco approvò la legge sui pieni poteri che dava al governo dei Reich la facoltà di modificare la costituzione; Hitler per farla approvare intavolò trattative con vescovi cattolici e Vaticano. Si confermò una collaborazione col nuovo governo.
Con Hitler al governo i comunisti vennero messi al bando, le sedi dei sindacati occupate dai nazisti, la Spd fu messa fuori legge, vennero sciolti la Dnvp, i partiti democratici borghesi, la Dvp, la Staatspertei e il partito cattolico del Zentrum. Con la legge contro la ricostruzione dei partiti la Germania divenne monopartitica.
Con la crisi Matteotti fu impossibile il ritorno all’equilibrio tra legalità formale e criminalità fascista. L’opposizione democratica abbandonò il parlamento e fece appello al re per destituire Mussolini, ma questo credette che i cambiamenti imposti a Mussolini a inizio crisi bastassero.
A gennaio 1925 Mussolini sfidò gli oppositori: rovesciarlo o farsi da parte. Vennero sequestrati i giornali di opposizione, le riunioni pubbliche furono proibite. L’estremista Farinacci fu nominato segretario generale del partito, il quale doveva essere la forza motrice del
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