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L'Italia nella guerra mondiale (1940 – 1943)

Il patto d'acciaio e l'intervento in guerra

L'avvenimento che più preparò la partecipazione dell'Italia alla seconda guerra mondiale fu la firma del Patto d'acciaio (22 maggio 1939): alleanza politica e militare tra l'Italia fascista e la Germania nazista. I due paesi si erano avvicinati perché l'Italia era stata isolata a causa dell'attacco all'Etiopia, della solidarietà ideologica tra fascismo e nazismo (Asse Roma-Berlino) e l'accettazione di Mussolini dell'annessione della Germania all'Austria.

Primavera 1939: Mussolini ribadisce che l'Italia deve restare in pace per almeno altri 3 anni per:

  • Pacificare le colonie in Africa
  • Ultimare la costruzione di navi da guerra
  • Rinnovare le artiglierie

Dichiarazioni verbali di Ribbentrop (anche la Germania aveva bisogno di qualche anno ancora di pace). Ma Hitler aveva già dato le direttive per preparare l'aggressione alla Polonia. Mussolini fece delle richieste di aiuti che dovevano ricevere da Hitler per consentire l'immediato ingresso dell'Italia in guerra ma furono gonfiate esageratamente alibi per non entrare in guerra senza rinnegare il patto d'acciaio (non belligeranza).

31 marzo 1940: Mussolini stende un promemoria e introduce il concetto di guerra parallela da combattere a fianco della Germania ma con propri obiettivi e proprie scelte autonome (timore di ritorsioni della Germania vittoriosa nei confronti dell'Italia traditrice).

Capire quando e non se entrare in guerra. 29 maggio: Mussolini comunicò la decisione di intervenire e Re Vittorio Emanuele III e i capi militari non fecero nulla per fermarlo. Seguirono il suo calcolo sbagliato e contribuirono a portare al disastro l'Italia – convinzione che la guerra fosse già finita e vinta dalla Germania e che sarebbe durata qualche settimana.

  • I vescovi italiani delusero le aspettative del regime perché offrivano una lettura religiosa del conflitto e non si allineavano allo slogan che invitava a odiare il nemico.
  • I piani di potenziamento e ammodernamento necessitavano di molti anni per essere portati a termine.
  • Vittorio Emanuele III il primo giorno di guerra affida al capo del governo il comando delle truppe operanti su tutti i fronti.

La prima fase della guerra: Francia e Mediterraneo

Dopo la dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra, le forze armate italiane rimasero sulla difensiva facendo sì che le prime mosse fossero svolte dal nemico. 21 giugno: fronte occidentale, iniziativa presa dagli italiani (effetto militare e politico ridotto perché attaccare i francesi quando stavano crollando fu visto come un gesto tutt'altro che onorevole).

Mussolini voleva fare una pace punitiva con la Francia, impedita da Hitler. Nel frattempo le frotte anglo-francesi attaccarono indisturbate alcune città italiane.

La guerra in Africa e la perdita dell'impero

In Libia il maresciallo Balbo era consapevole dell'inferiorità dei mezzi posseduti rispetto agli inglesi ma egli morì dopo poco. Il maresciallo Graziani cercò di temporeggiare ma alla fine passò all'offensiva perché sollecitato da Mussolini.

  • Oltrepassarono il confine tra Libia e Egitto dove l'avanzata ebbe termine (dopo 3 mesi di stallo gli inglesi scatenano un'offensiva e l'Italia perse:
  • Cirenaica
  • Oasi di Cufra e Giarabub
  • 10° armata italiana annientata
  • Chiedere aiuto alla Germania

Primavera 1941: la situazione tornava ad essere quella di partenza ma anche disfatta dell'Italia in Africa orientale. Africa diffonde un generoso appello al perdono nei confronti degli italiani e anche gli inglesi si mossero per proteggere gli italiani. Evacuazione delle donne e dei bambini italiani 1942 – 1943: rientrarono in Italia circa 50000 persone.

L'attacco alla Grecia e la guerra nei Balcani

1° fase della guerra: errore più grande decisione di Mussolini di attaccare la Grecia (motivi di prestigio e ambizione personale). Hitler contrario avrebbe offerto agli inglesi l'occasione di rendersi più presenti nella zona. L'espansione in Grecia provocò effetti disastrosi a catena:

  • Spinse gli inglesi a installarsi a Creta e in varie località della Grecia
  • Mise in movimento l'intera situazione balcanica
  • Rinviare di 5 settimane l'attacco all'URSS
  • Conseguenze peggiori per i soldati italiani

L'Italia doveva abbandonare la guerra parallela rispetto alla Germania, da sola non era in grado di fare niente e l'aiuto della Germania era indispensabile. Il numero dei caduti continuava a crescere senza nessun risultato positivo e la sfiducia verso il regime cominciava a farsi strada.

Dopo lo scoppio della guerra, la Jugoslavia aderì al Patto Tripartito (Germania, Italia, Giappone). La Jugoslavia capitolò e contemporaneamente scattò l'offensiva finale contro la Grecia. 20 aprile: Grecia chiede armistizio ai tedeschi ma non agli italiani. Germania e Italia imposero un mutamento alla Jugoslavia (smembramento del territorio nazionale):

  • Slovenia (Italia e Germania)
  • Croazia (stato indipendente sotto Pavelic)
  • Montenegro (Italia)
  • Dalmazia (Italia): costituita una seconda zona smilitarizzata sotto sovranità croata
  • Serbia (Germania)

Estremismo del regno Pavelic (sostenitori più agguerriti: bande ustasa) avevano avviato una guerra di annientamento etnico verso le comunità serbe o musulmane e politica di sterminio degli ebrei e zingari. Le forze italiane cercarono di arrestare questo sviluppo e riuscirono a salvare dal massacro le comunità serbe e ebraiche. Contro gli ustasa c'erano i cetnici (formazioni nazionaliste serbe). Gli italiani oscillavano tra due estremi e il sostegno dato ai cetnici provocò discordie tra Germania, Italia e Croazia.

La campagna di Russia

Nuovo impegno assunto da Mussolini e contro i suggerimenti di Hitler: 1940 – sferrare un attacco mortale all'URSS pur avendo sottoscritto con essa nel 1939 il Patto di non aggressione (Patto Ribbentrop – Molotov). Hitler sconsigliò di perdere le forze. Per Mussolini la presenza di soldati italiani in Russia era indispensabile per dare una connotazione anticomunista alla guerra.

1941: formato in Italia il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) forte di circa 62000 uomini. Lungo trasferimento che non arrivò fino alla destinazione finale. Prezzo della perdita del 10%. Logoramento delle risorse materiali.

Primavera 1942: il governo italiano stabilì di aumentare la presenza militare in Russia per venire incontro alle richieste tedesche – costituita l'8° armata ARMIR (Armata Italiana in Russia).

Vennero fuori gravissimi inconvenienti:

  • Pellicce e scarpe che si rompevano con il gelo
  • Muli che affondavano nella neve per i carichi troppo pesanti
  • Lubrificanti dei motori non adatti al gelo russo

Avvicinandosi all'inverso gli attacchi russi furono favoriti dal congelamento dei fiumi e situazione delicata per tedeschi, italiani e i loro alleati. 1943: Italia circondata e disastrosa ritirata.

  • Atteggiamenti di odio dei tedeschi per i nostri soldati
  • Si dovette procedere a piedi
  • Morti complessivi circa 74800

La sconfitta finale in Africa

Mentre si andava consumando la tragedia dell'ARMIR si compì anche il destino delle forze armate italiane in Africa settentrionale. Fine del 1941: attacco giapponese a Pearl Harbor – scoppio della guerra tra Giappone e Stati Uniti. 11 settembre: dichiarazione di guerra di Germania e Italia agli USA. 1942: la guerra in Africa si trasformò nella guerra dei convogli (necessità per Italia e Germania di far affluire materiali e truppe attraverso rotte obbligate tra la penisola e la Libia).

Problemi:

  • Efficacia degli attacchi inglesi
  • Disorganizzazione dell'Italia
  • Disinteresse da parte dei tedeschi che davano molta importanza al fronte russo

Il crollo del fascismo e il 25 luglio

1943: situazione italiana disastrosa (quella che doveva essere una guerra breve era diventata una guerra lunga della quale non si riusciva a immaginare la fine).

  • Si comincia a pensare alla salvezza personale e familiare più che ai destini della patria
  • Riscoperta della religione come strumento di rifugio e di conforto

2 dicembre 1942: italiani predisposti ad ascoltare un discorso di Mussolini con la speranza che il Duce fornisse buone notizie – invece il tono del discorso fu tutt'altro: la guerra sarebbe proseguita, invitò ad andarsene dalla città senza pieni di sfollamento. Reazione inevitabile di sconforto e indignazione. 1943: scioperi di protesta – il regime fascista preferì scendere a compromessi acconsentendo alle principali richieste degli scioperanti e suscitando scandalo di Hitler e i nazisti.

Tra il 1942 e il 1943 i rapporti italo-tedeschi peggiorarono rapidamente:

  • Divergente riguardo a quale dovesse essere il fronte principale (Africa settentrionale o Russia)
  • Non si era d'accordo su come comportarsi nella ex-Jugoslavia
  • Indecisione sul destino degli ebrei
  • Ritirata di Russia

Vittorio Emanuele III iniziò finalmente a muoversi (atteggiamento di prudenza e temporeggiamento) 1943: arrese le isole di Pantelleria e Lampedusa e il territorio nazionale inizia a passare nelle mani del nemico, bombardamenti in Sicilia – Mussolini non mostrò nessun segno di resipiscenza.

  • Difficile resistenza italo-tedesca minata da condizioni di inferiorità e dalla stanchezza di ufficiali e soldati
  • Sicilia persa

19 luglio 1943: bombardamento aereo americano su Roma 1500 morti e l'attacco non era stato previsto. Crisi finale del fascismo. Gerarchi impongono a Mussolini di convocare il Gran Consiglio (massimo organo del regime). Mussolini incontrò Hitler per lo sganciamento dell'Italia dalla guerra ma si fece convincere dall'alleato che la guerra avrebbe cambiato corso.

Gran Consiglio

Puntavano a una sorta di dittatura di partito che ridimensionasse il ruolo di Mussolini. 25 luglio 1943: il Duce si recò dal re e comunicò le sue intenzioni:

  • Sostituzione alla guida del governo con il maresciallo Badoglio
  • Alla fine del colloquio due carabinieri caricarono Mussolini sull'ambulanza e lo portarono via in stato d'arresto
  • Trasferito sull'isola di Ponza, poi in quella della Maddalena e poi in Abruzzo

La sera del 25 la radio diede agli italiani la notizia e saputo della caduta di Mussolini gli italiani andarono nelle piazze e strade inneggiando al re e a Badoglio e alla pace. Simboli del regime abbattuti e distrutti. Cadeva il fascismo ma restava al suo posto quel re che aveva assunto gravissime responsabilità, accettando passivamente le decisioni di Mussolini anche quando andavano contro la lettera e lo spirito dello Statuto del Regno. Dopo la caduta del Duce il re e Badoglio iniziarono a porsi il problema dell'armistizio e del conseguente rapporto con i tedeschi che volevano liberare Mussolini e restaurare il fascismo.

I quarantacinque giorni di Badoglio e l'armistizio

Con il 25 luglio iniziò il periodo detto dei quarantacinque giorni (finì l'8 settembre) durante il quale Badoglio governò aiutato da un governo di tecnici. L'Italia si trovava sotto una dittatura militare, mentre manifestazioni popolari proseguivano in tutto il paese per chiedere la pace e il pane.

28 luglio: soppressi il PNF e il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. 30 luglio: approvato un decreto legge che vietava la costituzione di qualsiasi partito politico per tutta la durata della guerra. Agosto 1943: crescendo di attacchi per convincere l'Italia alla resa definitiva.

3 settembre a Cassibile: Castellano e il generale Smith firmarono il documento che costituiva una vera e propria resa incondizionata (Armistizio corto).

  • Clausole di tipo militare per la cessazione delle ostilità tra italiani e angloamericani
  • Collaborazione con i tedeschi e restituzione dei prigionieri di guerra

Armistizio lungo (contenente le norme dell'occupazione alleata dell'Italia fu firmato il 29 settembre) L'8 settembre la radio italiana diffuse un proclama di Badoglio che riconosciuta l'impossibilità dell'Italia a continuare la guerra, ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare. Essere reagiranno agli attacchi di altre provenienze.

L'8 settembre

Di fronte alla notizia dell'armistizio l'Italia rimase sbalordita rendendosi conto che la guerra era finita. Il comportamento più diffuso fu quello del re Vittorio Emanuele III e di Badoglio – nella notte tra l'8 e il 9 settembre lasciarono Roma per raggiungere Brindisi al sicuro dalle iniziative tedesche. Fuga del re = rinuncia a difendere la capitale. I vertici militari e gli ufficiali non sapevano come interpretare le confuse direttive date da Badoglio e abbandonarono il loro posto. 8 settembre: immagine di una nazione allo sbando e di un popolo vinto senza più idee e dignità.

Operazione Achse (tedeschi aggrediscono le truppe italiane, assunzione progressiva dei poteri militari – ordini sul trattamento da riservare ai soldati italiani giudicati come traditori).

  • Non prendere in nessun caso l'iniziativa contro i tedeschi salvo difendersi in caso di aggressione

Resistenza: nacque per diretta iniziativa dei soldati e ufficiali che rifiutarono la resa o lo sbandamento di fronte all'ex-alleato – ritrovo sulle Alpi o nell'Italia centrale, in Francia o nei Balcani.

La tragedia dei deportati in Germania

Diverso fu il destino di chi non poté sfuggire ai nazisti. Nei lager restarono circa 615000 italiani. Trasferimenti brutali senza cibo e i militari furono stipati in carri ferroviari del bestiame oppure nelle stive di navi da trasporto finendo spesso vittime di naufragi. 20 settembre 1943: Hitler trasformò questi uomini in IMI (Internati Militari Italiani) togliendo loro la qualifica di prigionieri di guerra – venir meno di ogni tutela nei loro confronti da parte della Croce Rossa Internazionale. La vita degli IMI nei lager fu terribile e furono adibiti al lavoro forzato. Si ribellavano diminuendo la produttività e furono puniti.

Tra tedeschi e fascisti si aprì un lungo contenzioso e un ordine dell'OKW nel 3 agosto trasformò gli IMI in lavoratori civili a patto che firmassero un impegno scritto e la vita dei deportati italiani migliorò.

La divisione dell'Italia (1943 – 1945)

Il Regno del Sud

11 settembre: dopo 2 giorni di totale silenzio, Vittorio Emanuele III e Badoglio si rivolsero agli italiani con due messaggi diffusi da Radio Bari. Regno del Sud (rappresentava la continuità storica del Regno d'Italia): poteva esercitare il suo potere solo in una ristretta porzione di territorio.

  • Bari
  • Taranto
  • Brindisi
  • Lecce

13 ottobre: proclamata la cobelligeranza dell'Italia (formula inedita che comprendeva):

  • Dichiarazione di guerra alla Germania senza che comportasse un'alleanza formale con le Nazioni Unite

I partiti del CLN

Un altro problema del sud era quello creato dalla frattura tra Vittorio Emanuele III e i partiti antifascisti – condizionata pesantemente la vita politica. Dopo il 25 luglio: 6 diversi partiti antifascisti avviarono regolari incontri e tentarono di instaurare rapporti con Badoglio e di diffondere alcuni ordini del giorno contro il proseguimento della guerra e la minaccia tedesca sul nostro paese.

9 settembre 1943: Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) aderirono:

  • Partito Comunista Italiano
  • Partito Socialista
  • Partito d'Azione
  • Democrazia Cristiana
  • Partito Liberale
  • Democrazia del Lavoro

Il comunismo cresceva ed aveva notevole capacità di attrarre a sé le generazioni più giovani. 1942: rinacque un partito socialista anche in Italia – primo obiettivo ricostruire le regole fondamentali di una democrazia parlamentare. Nello stesso anno:

  • MUP (Movimento di Unità Proletaria) – approdare alla costruzione del partito unico della classe operaia per superare la contrapposizione tra socialdemocrazia e comunismo
  • Gli esponenti erano soprattutto giovani

22 agosto 1943: a Roma venne fondato il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), segretario Pietro Nenni. Non era chiaro quale dovesse essere l'ideologia di riferimento del partito. Di democrazia laica erano gli altri due partiti aderenti al CLN:

  • Democrazia del lavoro
  • Partito liberale

La Democrazia Cristiana nasceva sulla base di tradizioni del passato (don Luigi Sturzo) combinando in modo nuovo esperienze e comportamenti alquanto diversificate.

Dalla svolta di Salerno alla liberazione di Roma

Braccio di ferro tra il re e il CLN si fece sempre più duro nell'inverno 1943-44 – fu proclamato che alla fine del conflitto il popolo italiano avrebbe dovuto scegliere tra monarchia e repubblica. Richiesta di tutti:

  • Che il sovrano abdicasse ma il re non voleva sentire parlare di un'ipotesi del genere

Svolta di Salerno (di Palmiro Togliatti): il leader comunista invitò i partiti del CLN a non irrigidirsi sulla richiesta di abdicazione del re ma di aprirsi alla possibilità di una collaborazione con Badoglio per varare un governo transitorio ma forte – creare un esercito italiano forte che si bassa sul serio contro i tedeschi.

Compromesso 2 aprile 1944: appena liberata Roma il re si sarebbe ritirato delegando il figlio Umberto. 4 giugno 1944: venne liberata Roma e il giorno dopo il re trasferì i suoi poteri a Umberto, Badoglio si dimise e dovette definitivamente uscire di scena cedendo il posto a Bonomi. Bonomi: emanazione del decreto legge n°151 con il quale si stabilì di convocare alla fine della guerra un'assemblea costituente eletta a suffragio universale.

La Repubblica Sociale Italiana

12 settembre: liberazione di Mussolini portato a colloquio con Hitler e ci furono momenti di alta tensione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher whiteb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Formigoni Guido.
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