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un monocolore con soli democristiani. Presentatosi alla Camera per ottenere la fiducia fu

battuto, perché PSDI, PLI e PRI si astennero dal voto, l’anziano leader subì l’ennesima

sconfitta e si dimise, venendo in seguito eletto come segretario nazionale della DC, ma

subendo un’altra umiliazione: solo 49 dei suoi compagni su 71 votarono per lui, e il 16

luglio 1954 si dimise, il suo successore fu Fanfani. 14 di 53

5. IL CENTRISMO DA PELLA A SEGNI 1953-1958

PELLA E LA QUESTIONE DI TRIESTE

• L’ANTICOMUNISMO DI SCELBA

• CRONACA NERA, CLIENTELE E INTERESSI MAFIOSI

• L’ATTIVISMO DI FANFANI/GOVERNI SEGNI-ZOLI

• MISSINI, MONARCHICI E LIBERALI

• SOCIALISTI E COMUNISTI NELLA CRISI DEL ’56

Le elezioni del 1953 non segnarono solo la fine politica di De Gasperi, ma anche quella

del centrismo che da quel momento iniziò una lunga agonia destinata a segnare

pesantemente la seconda parte degli anni ’50. I cinque anni della seconda legislatura

repubblicana, videro infatti l’alternarsi di ben sei governi, a conferma delle difficoltà di dare

un’impronta stabile alla politica italiana. Il primo governo della legislatura, fu un governo

monocolore, dopo gli scontri interni alla DC tra chi ambiva a prendere il posto di De

Gasperi fu affidato a Pella, con lo scopo di gestire la situazione in attesa di alleanze più

robuste ed efficaci.

LA QUESTIONE DI TRIESTE

Il governo Pella, costituzionalmente debole, cerca di rafforzarsi individuando nella

questione di Trieste la carta giusta per farlo, la città è ancora divisa tra zona A e zona B.

Tra il 1951-52 si ebbero diversi colloqui tra Italia e Jugoslavia privi però di successo, anzi i

toni si fecero sempre più accesi anche a causa delle inopportune mosse di Pella. USA e

Gran Bretagna si ritirarono, cessando i poteri all’Italia: Pella inviò delle unità militare ai

confini per sventare una minaccia jugoslava di annessione Zona B alla Zona A, ma si

ebbero gravi incidenti con scontri che portarono anche alla morte di 6 italiani. Pella

presentò cosi le sue dimissioni il 5 gennaio 1954. La crisi politica portò a un nuovo

monocolore DC guidato da Fanfani, durò meno di un mese causa mancata fiducia del

Parlamento.

L’ANTICOMUNISMO DI SCELBA

Il 10 febbraio entrò in carica un nuovo governo presieduto da Mario Scelba con l’appoggio

di PSDI e PLI. Scelba si affrettò a sdrammatizzare la situazione di Trieste e cosi in seguito

ad una serie di conferenze a cui parteciparono anche USA e Inghilterra, si decise di

rendere la zona A all’Italia e la zona B alla Jugoslavia. Trieste sarebbe rimasta porto

franco. Il governo Scelba fece anche abrogare dal parlamento la “legge truffa” . Tratto

distintivo di questo governo fu comunque la decisa opposizione al comunismo. Scelba

annunciò misure contro l’infiltrazione nell’amministrazione di persone legate a forze

totalitarie di cui è provata la dipendenza da paesi stranieri, fece vietare l’ingresso dei

giornalisti comunisti nelle sale della Presidenza del Consiglio e attaccò cooperative,

appalti, autorizzazioni a loro appartenenti. Fu anche istituito il piano demagnetize: con gli

aiuti della CIA americana, per ridurre il potere comunista: vennero create costruzioni con a

capo uomini capaci di intervenire in caso di emergenza, si parlò quindi della costruzione di

uno stato parallelo (tramite accordi tra servizi segreti). 15 di 53

CRONACA NERA, CLIENTELE E INTERESSI MAFIOSI

Il nuovo segretario della DC Fanfani si diede l’obiettivo di rafforzare il partito, per

svincolarlo dalle ingerenze della Chiesa. Insieme al suo vice Rumor cercarono di

aumentare gli iscritti al partito. Nel 1955 salirono infatti a più di 1 milione di iscritti. Si era

avviato anche un processo di meridionalizzazione della DC, ponendo molta attenzione al

sud, visto che in passato il partito incontrò l’Uomo Qualunque. La nuova capacità di

radicamento della DC fu offerta dalla situazione siciliana. Gli anni ’50 stavano trascorrendo

in modo più o meno tranquillo. Le cosche mafiose pensavano intanto a riorganizzarsi per il

futuro, tenendo anche convegni internazionali, presentando i principali boss. Si

stringevano i legami tra il partito di forno e le cosche (malgrado la resistenza di alcuni del

DC). Attorno alla DC vennero consolidati veri comitati d’affari, il mafioso non appariva più

come rozzo contadino, ma un uomo d’affari legato alla politica. Le ricchezze da controllare

fecero scoppiare conflitti sanguinosi, la cosiddetta prima guerra di mafia; dopo una serie

di rapimenti si giunse alla strage di Ciaculli: un auto esplosiva causò la morte di 7

esponenti delle forze dell’ordine (30 giugno 1963).

L’ATTIVISMO DI FANFANI E I GOVERNI SEGNI E ZOLI

Fanfani spinse anche sulla crescita dell’economia, soprattutto intorno ai colossi di ENI e

IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Fanfani mostrò a tutti di essere capace di

grande attivismo, sapendo imporre una rigida disciplina interna alla DC. Tutto questo

provocò la reazione degli altri dirigenti democristiani, che al momento dell’elezione del

nuovo Presidente della Repubblica (vista la scadenza nell’aprile 1955 del settenato

Einaudi), fecero vincere Gronchi, contro Merzagora, che era stato imposto da Fanfani.

Questo fu un chiaro segno di indipendenza rispetto a Fanfani.

Dopo le dimissioni di Scelba nel giugno 1955 a causa di contrasti interni, entrò in carica

un nuovo governo affidato ad Antonio Segni (DC, PLI e PSDI), che si propose di calmare i

rapporti tra le forze politiche, sentiva inoltre il bisogno di voler garantire l’uguaglianza di

tutti i cittadini. Il governo fa ricordato per l’ingresso dell’Italia nell’ONU nel 1955 e la firma

dei trattati di Roma nel 1957, che istituirono l’Euratom (Comunità europea per l’energia

nucleare) e la CEE (Comunità economica europea). Segni governo quasi due anni, si

dimise il 6 maggio 1957 dopo contrasti tra i partiti che lo sostenevano. Dopo le sue

dimissioni venne affidato il governo al presidente della DC Zoli, ma ottenne la fiducia

grazie ai voti determinanti del MSI (che voleva avvicinarsi alla DC), così presento le

dimissioni aprendo una nuova crisi.

SOCIALISTI E COMUNISTI DI FRONTE ALLA CRISI DEL 1956

All’interno dei partiti di sinistra ci furono alcuni cambiamenti. Il PSI di Nenni, per

differenziarsi dai comunisti, volle avvicinarsi ai cattolici e alla DC, anche a costo di

accettare il Patto Atlantico, verso il quale fino a quel momento si era opposto, inoltre

riprese i contatti con il PSDI. Furono poste le basi per la collaborazione che avrebbe

portato i due partiti socialisti a un’autonomia verso il PCI. Ma decisivi furono i fatti

internazionali che coinvolsero tuta la sinistra nel 1956: 16 di 53

- In Russia il nuovo segretario Cruchev si mostra meno rigido di Stalin e sostiene che per

affermare un governo comunista non sia necessaria la rivoluzione armata, ma si possa

anche passare attraverso il parlamento. Inoltre ritiene che Stalin sia stato un dittatore

eccessivamente preso dal 'culto per la propria personalità'; comincia quindi un'opera di

destalinizzazione;

- si sciolse il Cominform;

- L’URSS interviene coi carri armati in Ungheria e in Italia Togliatti rimane fedele alla linea

russa, tacendo sulle violenze in Ungheria. Di fronte alle violenze sovietiche in Ungheria

la CGIL prende le distanze dal PCI e così anche molti intellettuali escono dal PCi,

dicendo che non è possibile sostenere la politica violenta dell'URSS. Così Togliatti e il

PCI, gli unici che non condannano le ingerenze sovietiche nei paesi dell'Est europea,

rimangono isolati.

I fatti del 1956 segnano una netta frattura fra socialisti e comunisti. Nenni dichiarò

ufficialmente esaurita la collaborazione con il PCI, e propose la riunificazione con il PSDI.

6. LA DIFFICILE GESTAZIONE DEL CENTRO-SINISTRA (1958-1963)

LE ELEZIONI DEL 1958 E IL SECONDO GOVERNO FANFANI

• SEGNI AL GOVERNO / MORO ALLA GUIDA DEL DC

• TAMBORONI E LA CRISI DEL 1960

• LE CONVERGENZE PARALLELE

• QUESTIONE DELL’ALTO ADIGE

• FANFANI E LE RIFORME DEL ‘62

• LE ELEZIONI DEL 1958 E IL SECONDO GOVERNO FANFANI

Con l'uscita di scena di De Gasperi, il vuoto lasciato nella dirigenza della DC fu

progressivamente riempito da due nuove personalità: Amintore Fanfani e Aldo Moro.

Fanfani ritenne maturi i tempi per un'alleanza col PSI, ora che questo partito sotto la spinta

degli autonomisti si era deciso a rompere i legami col PCI. Pur avviandosi così verso una

nuova fase, nel PSI restavano tuttavia forti le resistenze nei confronti di una possibile

alleanza con la DC. Le elezioni del 1958 segnarono un importante successo dei partiti

componenti il centro-sinistra vagheggiato da Fanfani. Quest'ultimo, divenuto intanto

segretario della DC, si decise perciò a compiere un ulteriore passo, formando un governo

che comprendeva anche il PSDI di Saragat, come premessa per una futura alleanza coi

socialisti di Nenni. Fanfani promuoveva interventi sulla scuola, la casa, l’agricoltura; ma

non mancarono gli interventi anche da uomini del partito per limitare il potere e farlo

cadere.

GOVERNO SEGNI / MORO ALLA GUIDA DEL DC

Fanfani giocò d’astuzia e si dimise il 26 gennaio 1959 causando la crisi di governo. Al suo

posto salì Segni, che guidò un monocolore DC orientato a destra. In occasione del

consiglio nazionale della DC, che ha lo scopo di discutere la svolta a sinistra della Dc e

l'elezione del nuovo segretario, un gruppo di iniziativa democratica preferì riunirsi

17 di 53

separatamente, chiedendo ospitalità a un convento delle suore dorotee in Roma, da qui si

formarono i dorotei (più moderati) che portarono alla segreteria Aldo Moro.

Dunque la Dc è sempre più un insieme di partiti uniti dall’anticomunismo:

• i fanfaniani (che vogliono accordi con il PSDI ed eventualmente con il PSI)

• i dorotei (più moderati)

• i conservatori di Scelba, ostili al comunismo

Sembra più una federazione di partiti che un partito unico.

Alla segreteria del partito viene eletto Aldo Moro, che ha il compito di tenere unito un

partito così variegato. Egli, a differenza di Fanfani, non è un accentratore: per lui è giusto

che ci siano le correnti, ma queste vanno armonizzate.

TAMBORONI E LA CRISI DEL 1960

Il 1960 è un anno di crisi, perché il presidente della repubblica, Giovanni Grochi, fa una

visita in URSS che suscita le ire dei cattolici e dei moderati, già alterati dalle iniziative del

governo Segni che volevano portare a una collaborazione con l’URSS. I liberali decidono

di togliere l’appoggio al governo e Segni si dimette. Capo del governo diviene un

personaggio DC ambiguo: Tambroni, molto conservatore, ma per lui votò solo la DC e

dovette dimettersi. Venne incaricato Fanfani, ma ci furono molte campagne contrarie

causa il suo voler aprirsi alle sinistre. A questo punto venne richiamato Tamboroni, con lo

scopo solo di ordinaria amministrazione provvisoria. Egli però annunciò misure

populistiche che causarono la spaccatura tra i partiti:

- spinse il PSI tra i comunisti, bloccando ogni apertura alla DC;

- Concede al MSI di tenere il consiglio nazionale a Genova, una scelta provocatoria dato

che quest’ultima era la città della resistenza, quindi contraria ai partiti di estrema destra;

questo causò grandi proteste e manifestazioni violente.

Tamboroni si dimette il 19 luglio, mostrando che un governo appoggiato dall’estrema

destra non può stare in piedi.

CONVERGENZE PARALLELE

Dopo Tamboroni la politica italiana tornò a rivolgersi a Fanfani, che formò il suo terzo

governo, un monocolore DC, che vide l’astensione di socialisti e monarchici (per queste

prese di posizione da due forze politiche opposte si parò di convergenze parallele). Nel

governo entrarono tutti i big democristiani, a far vedere che si voleva uscire dal pasticcio

del governo precedente.

FANFANI E LE RIFORME DEL 1962

Aldo Moro, al congresso di Napoli della DC il 1 febbraio 1962, tenne una relazione volta a

convincere definitivamente il partito dell’inevitabilità della svolta a sinistra. La maggioranza

si fece persuadere e Moro fu rieletto segretario del partito. Affrontò numerosi temi tra cui la

DC come partito del popolo, l’elevazione della demarcazione e una visione laica della

politica. Dopo le conclusioni del congresso democristiano Fanfani si dimise e il 21 febbraio

18 di 53

diede vita al suo quarto governo, con la partecipazione di PSDI e PRI. La svolta politica

stava nell’astensione socialista

Le riforme varate dal governo Fanfani (1961) sono queste:

• nazionalizzazione dell'energia elettrica e nascita dell'ENEL (Ente nazionale per

l'energia elettrica), prima gestita da privati;

• riforma della scuola: nuova scuola media unica (non più la distinzione media,

commerciale e avviamento al lavoro) e innalzamento dell'obbligo a 14 anni (prima

era alla V elementare); finanziamenti per edilizia scolastica, borse di studio per i

meritevoli;

• tassazione delle azioni quotate in Borsa, che dovevano pertanto essere dichiarate

come gli altri redditi;

• attuazione delle regioni (la costituzione dopo più di dieci anni non era ancora

completamente applicata). 19 di 53

ANNI DI CAMBIAMENTI

CAPITOLO 2:

SVILUPPO ECONOMICO, MONDO DEL LAVORO, MISERIE E MIGRAZIONI

1. LA POPOLAZIONE ITALIANA

• RICOSTRUZIONE E SVILUPPO ECONOMICO

• I FATTORI DELLO SVILUPPO

• UN MERCATO A DISPOSIZIONE

• CONDIZIONI DI LAVORO E SINDACATI

• L’INCHIESTA SULLA MISERIA

• I MOVIMENTI MIGRATORI

• LA POPOLAZIONE ITALIANA

Dopo il censimento del 1961 la popolazione toccò i 50.624.000 persone, la crescita fu

favorita dalla contrazione della mortalità. Il tasso di natalità rimase su livelli molto alti.

Risultava che l’Italia fosse ancora un paese prevalentemente agricolo, con il 43% di

occupazione.

RICOSTRUZIONE E SVILUPPO ECONOMICO

Attorno al 1948-49 si era conclusa la fase della ricostruzione e dell’emergenza post-

bellica, dato che tutti gli indicatori si erano più o meno riportati su livelli dell’anteguerra,

se non li avevano addirittura superati.

Dall’inizio degli anni ‘50 fino al 1963 si assiste ad uno sviluppo rapidissimo dell’economia

italiana, che risultò assolutamente straordinario sotto ogni profilo, in particolare nel

quinquiennio 1958-1963 il tasso medio di crescita annua del PIL in Italia restò sempre

sopra al 6%, i settori trainanti risultarono quelli legati alla produzione di automobili,

elettrodomestici, mobili, mecchine per l’ufficio, ecc.

La crescita economica italiana si inseriva in un contesto più ampio, almeno all’interno del

contesto europeo occidentale, in questi anni infatti la crescita media europea fu del 5.5%.

inoltre malgrado le ricorrenti crisi di governo, il quadro politico interno, appariva

relativamente stabile ed assicurava una certa continuità di indirizzi. Altri elementi chiave

dello sviluppo italiano, fu la presenza di un vasto gruppo di imprenditori in grado di saper

cogliere i bisogni dell’Italia del dopoguerra, oltre che al perdurare di bassi livelli salariali

resi possibili dalla presenza di un grande serbatoio di disoccupati. È in questo contesto

Boom economico.

che si parla di Tuttavia malgrado la crescita economica, nel 1952

un’inchiesta parlamentare mise in luce una realtà sociale drammatica, risultò infatti che ¼

degli italiani vivevano in condizioni di estrema povertà, incredibili erano anche le

differenze tra nord e sud, nel meridione d’Italia infatti la metà delle famiglie viveva in

condizioni di povertà.

I FATTORI DELLO SVILUPPO

Quali furono le cause di questo sviluppo? Innanzitutto tra gli anni ’50-’60 si intensificarono

gli scambi commerciali, diminuì la disoccupazione e si posero molte istituzioni

internazionali che procurarono vantaggi per l’Italia. Il quadro politico inoltre appariva

20 di 53

relativamente stabile e assicurava una certa continuità. L’intervento pubblico si mosse

nella direzione giusta, con provvedimenti atti a creare occupazione e rimettere in circolo

energia e ricchezza. L’IRI (Istituto per la ricostruzione italiana) entro nel settore della

produzione di acciaio, nelle telecomunicazioni e opere pubbliche (autostrade). Nacque il

ministero della Sanità, segnale di modernità.

Si lavorò anche per il ritardo del sud: la disoccupazione e le arretratezze del sistema

scolastico e sanitario; tramite il Piano Vanoni, con anche interventi nell’agricoltura e nelle

opere pubbliche, tuttavia fu scarsamente applicato causa la prematura morte di Vanoni.

UN MERCATO A DISPOSIZIONE

Altro elemento chiave dello sviluppo italiano fu la presenza di n folto gruppo di

imprenditori privati che si erano formati da soli e riuscirono a creare dei veri imperi,

fiutando le potenziali prospettive di un mercato bisogno di tutto, uscito dal conflitto

mondiale: mancando le famiglie italiane di tutto, era facile offrire loro prodotti.

CONDIZIONI DI LAVORO E SINDACATI

Altro fattore determinante fu offerto dalle condizioni del mercato del lavoro e dai regimi di

sfruttamento della manodopera. Gli anni ’50 furono segnati di bassi livelli salari, causa la

presenza dei tanti disoccupati. In questi anni le pressioni americane erano molto forti:

l’ambasciatrice americana a Roma intervenne in FIAT, affermando che se l’azienda non

avesse ridotto gli operai comunisti gli USA avrebbero troncato i rapporti con l’azienda. Il

clima della FIAT divenne sempre più pesante e colmo di discriminazioni, arrivato al

culmine con la stesura di uno schedario informativo su tutti i dipendenti, con notizie

private. Nessuno sciopero, grazie a quello intervento, riuscì ad avere successo. In molte

fabbriche vennero introdotti dei premi anti-sciopero e discriminazioni contro la CGIL e i

sindacati.

L’INCHIESTA SULLA MISERIA

Nel 1952 si fece un’inchiesta parlamento sulla miseria e i mezzi per combatterla, questa

mise in luce la situazione drammatica degli italiani. Vennero classificate le famiglie in:

misere, disagiate, medie ed elevate. circa 1/4 della popolazione viveva in condizioni

estremamente disagiate, con un grande squilibrio che vedeva il 5% al nord, il 15% al

centro, più del 50% al sud e l’altro 45% nelle isole. Le condizioni comprendevano anche

l’analfabetismo, l’ignoranza, disoccupazione e il lavoro minorile. Inoltre solo il 40% degli

italiani non viveva in condizioni di sovraffollamento.

I MOVIMENTI MIGRATORI

• movimenti migratori,

La miseria e l’arretratezza di tante aree spinse alla ripresa dei tra il

1946-76 ben 7,5 milioni di Italiani tentarono fortuna all’estero. A partire dagli anni ‘50 si

assistette anche ad un fenomeno diverso, migrazioni interne, in particolare dal sud verso

il nord e dalle campagne alle città, causando situazioni drammatiche:

- sovraffollamento degli alloggi; 21 di 53

- costruzioni abusive nelle periferie non regolamentate;

- solitudine e depressione causa l’ostilità dei nordici verso i meridionali;

- diversi gradi di istruzione tra studenti, costretti a retrocedere nelle classi a scuola;

- spinta alla criminalità/prostituzione per chi non riusciva ad integrarsi.

2. IL GRANDE CAMBIAMENTO DEGLI ANNI ’50

LA CONTRAPPOSIZIONE TRA CATTOLICI E COMUNISTI

• IL MONDO COMUNISTA

• FORZA E DEBOLEZZA DELLA CHIESA CATTOLICA

• L’ARRIVO DELLA TELEVISIONE

• MOTORIZZAZIONE E AMERICANIZZAZIONE

• CENSURE E DISCRIMINAZIONI

• CONTRAPPOSIZIONE TRA CATTOLICI E COMUNISTI

Gli anni del Boom economico furono caratterizzati da uno scontro sociale, privato,

religioso e politico sulle grandi ideologie, in un contesto di bisogno di certezze dove tutto

cambiava rapidamente. Milioni di persone si rifugiarono nella fede-ideologia per dare

risposte e sentirsi meno soli davanti al cambiamento. Ma era ancora presente l’Italia laica

e scettica, ostile al comunismo e distante dal cattolicesimo. Persistente su l’individualismo:

la convinzione di doversela cavare da soli.

IL MONDO COMUNISTA

• comunismo

Il con il PCI si lanciò sulla competizione diretta con la Chiesa, intensificando

gli atti per ampliare la base degli iscritti (che raggiunse il suo picco nel 1956 con 2 milioni).

Si decise di diffondersi in ogni paese con iniziative quali “L’Unità”, cioè la festa del partito

per raccogliere fondi, e l’analogo giornale. il mito unificante per tutti fu la Russia: paese

dove il comunismo aveva vinto, instaurando un modello di uguaglianza sociale. Si

svilupparono tante strutture collaterali come la FGCI (Federazione giovanile comunisti

italiani), guidata da Berlinguer e l’API (Associazione pionieri italiani) dedicata ai più

giovani;

FORZE E DEBOLEZZE DELLA CHIESA CATTOLICA

Il mondo cattolico è invece diviso in una parte più conservatrice (che non vuole

modernizzarsi) e una più innovatrice (ha capito che la chiesa debba modernizzarsi per

mantenere i fedeli), a causa delle trasformazioni sociali bisognava cercare nuovi linguaggi.

Su questa linea prese piede il futuro Paolo VI con riletture del messaggio evangelico e

spinte al dialogo con i più lontani. La chiesa propose la nascita di associazioni, tra cui

L’associazione Cattolica, che opera nelle parrocchie e nel mondo universitario.

Caratterizzante fu la battaglia anticomunista che caratterizzò la vita della Chiesa:

determinante fu il decreto di scomunica emesso, per cui non era permesso ai cristiani

iscriversi o appoggiare partiti comunisti, pena la scomunica. 22 di 53

L’ARRIVO DELLA TELEVISIONE

Nel 1954 iniziano le trasmissioni televisive ai primi abbonati RAI, su un solo canale.

Iniziava un cammino che portava a una nuova epoca della storia italiana. La RAI aveva

l’esclusiva da parte dello stato (monopolio). La novità, la diffidenza e il prezzo ne

limitarono l’avanzamento nei primi anni; ma molti si riunivano a casa di altri o andavano

nei locali che la possedevano. Uno dei programmi principali è il pubblicitario Carosello,

che porta all’acquisto dei prodotti pubblicizzati, contribuisce alla nascita del consumismo.

La tv permette la diffusione della lingua con i suoi programmi educativi e di

alfabetizzazione. Nel 1958 gli abbonati RAI salgono a quasi 2 milioni, e con la grande

diffusione iniziano le grandi polemiche: ciò che la TV diceva gli italiani prendevano per

vero, mise in discussione la capacità di pensare con la propria testa e modificò le abitudini

e l’uso del tempo libero. Contro la TV si scagliarono PCI, Chiesa e scuola: un chiaro

messaggio di come le grandi ideologie si vedevano sovrastare, per questo la chiesa

decise di far abolire tutti i programmi che andavano contro i propri principi (es. rapporti

extraconiugali) e tutti quelli ritenuti diseducativi.

MOTORIZZAZIONE/AMERICANIZZAZIONE

Le case degli italiani cominciano a riempirsi di elettrodomestici, che consentono alle donne

di avere maggior libertà e di affaticarsi di meno. Tutto questo porta a un nuovo stile di vita,

gli italiani sono protesi verso il miracolo economico con sogni che ora sono realizzabili.

C’è un cambiamento nel modo di vivere dato da maggiori libertà anche per le donne, le

modalità di trasporto non sono più i mezzi pubblici, ma privati con le moto (simbolo della

libertà giovanile) e auto più accessibili economicamente (500/600 FIAT) che cambiano le

abitudini (sessuali: avere un posto per gli incontri extraconiugali / possibilità di visitare

nuovi luoghi con le gite del weekend). Il motore del cambiamento è l’American Dream,

grazie all’importazione di film cambiano anche i gusti musicali e di vestire.

CENSURE/DISCRIMINAZIONI

In Italia vi sono però molte forme di discriminazione, verso chi professa una religione

diversa (ad esempio i protestanti) e nella discriminazione tra sessi: le donne che hanno

meno diritti degli uomini nella vita privata (l'adulterio è più grave se commesso da una

donna, per cui se una donna tradisce il marito il marito la può denunciare per adulterio e la

donna finisce in carcere), ma anche in quella pubblica con maggiori ostacoli per entrare

nel mondo del lavoro. 23 di 53

3. LA PRIMA LEGISLATURA DI CENTRO-SINISTRA (1964-68)

IL GOVERNO BALNEARE

• 1° GOVERNO MORO

• CRISI DELL’ESTATE 1964

• 2° GOVERNO MORO

• CHIARI E SCURI NELL’ECONOMIA

• 3° GOVERNO MORO

• RIUNIFICAZIONE SOCIALISTA

• BILANCIO DEL QUINQUENNIO

• LE ELEZIONI DEL 1963 E IL GOVERNO BALNEARE

Le elezioni del 28 aprile 1963 furono viste come un lasciapassare verso il centro-sinistra.

Gli squilibri tra le varie aree del paese aumentarono e si aggiunse l’inflazione dovuta al

boom economico degli anni precedenti, oltre ai primi rallentamenti nella crescita della

produzione. Gli elettori più di sinistra erano insoddisfatti, mentre quelli più conservatori

erano spaventati dal ritmo delle riforme. Dopo le elezioni (che videro un calo per DC e PSI

e un aumento per PCI) la DC mise alla guida del governo Aldo Moro, per limitare il potere

di Fanfani, eleggendo alla segreteria del partito Rumor, doroteo. Nonostante il

ridimensionamento delle forze che sostenevano le forze di centro-sinistra, visti i risultati

delle elezioni, le trattative per portare i socialisti dentro il governo riscontrarono molte

difficoltà, causa le divergenze intende. La DC voleva recuperare l’elettorato andato a

destra (per questo non voleva stringersi al PSI), mentre il PSI voleva accentuare la politica

riformistica. I contrasti aumentarono e si spaccò internamente, costringendo Moro a

rinunciare all’incarico. Si formò un governo monocolore DC guidato da Leone, si parlò di

governo balneare perché duro il tempo di un’estate.

IL PRIMO GOVERNO ALDO MORO

Il passaggio necessario per un governo di centro-sinistra fu rappresentato dal congresso

socialista, nel quale Nenni e De Martino ottennero il consenso della maggioranza del

partito. Non mancarono le polemiche interne che accusarono Nenni di condurre il partito a

una trasformazione borghese. Anche nella DC ci fu tensione: la parte destra del partito

dichiarò che non avrebbe votato un governo con la partecipazione socialista. In seguito

alle dimissioni di Leone il 4 dicembre 1963 fu incaricato Aldo Moro di formare il primo vero

governo di centro-sinistra organico (cioè con l'entrata effettiva dei socialisti al governo). Fu

un varo a cui sia la DC che il PSI giunsero stremati da anni di trattative, congressi, ed

esitazioni. Un gruppo parlamentare della sinistra socialista uscì, dando vita all’ennesima

scissione che portò alla nascita del PSIUP (Partito socialista di unità proletaria),

collocandosi in un’area di sinistra estrema, a volte più radicale del PCI. Più tardi il partito

non ebbe nemmeno un parlamentare e si sciolse, la maggior parte degli esponenti confluì

nel PCI. Il governo Moro nasceva con molte difficoltà e divergenze da risolvere.

Tra il 1963 e il 1964 si ebbero rallentamenti del progresso economico degli anni

precedenti: crescita dell’inflazione, caduta degli investimenti, aumento dei prezzi. Tutto

questo fu dovuto alla distorsione negli anni precedenti nei consumi: gli aumenti dei salari

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fecero crescere la domanda interna, ma nella società italiana c’erano ancora troppe

carenze, per questo si procedeva importando dall’estero; in pratica gli italiani chiedevano

più beni di quanti fossero a disposizione in quel momento. Il governo decise alcuni

provvedimenti per migliorare la situazione: aumentò la benzina, venne aggiunta una tassa

sulle automobilI, nuove normative per le vendite rateali per scoraggiare le vendite e una

tassa sulle azioni in borsa. Moro lanciò un piano per aumentare le esportazioni e riuscì a

migliorare la situazione.

LA CRISI DELL’ESTATE 1964

La situazione dei socialisti divenne sempre più delicata. Entrati al governo per effettuare le

riforme, dovevano fronteggiare le forti pressioni provenienti dal centro e dalla destra,

mentre alla loro sinistra pressavano i comunisti ma anche gli ex compagni del PSIUP. Ci si

trovava in una situazione di accerchiamento, era necessario sottrarsi e sfruttare la prima

occasione per ridiscutere tutto. Così avvenne nel giugno 1964, quando il governo Moro

entrò in crisi a causa della non approvazione dell’invio di 149 milioni alle scuole private.

Moro si dimise e riottenne l’incarico di formare un nuovo esecutivo. In questa situazione si

inserì il generale dei carabinieri De Lorenzo, il quale era stato alla guida dei servizi segreti,

era in possesso di un enorme archivio di schedatura di politici e funzionari pubblici. Aveva

anche forti legami con la CIA, il legame tra i due paesi era quello che il partito comunista

salisse al governo. Ci furono alcuni incontri tra Segni e De Lorenzo, lo scopo era quello di

stabilire un piano di emergenza per arginare la diffusione della sinistra in Italia: prese il

nome di piano Solo, prevedeva l’impiego di carabinieri (senza altre forme militari) per

l’arresto di una serie di persone. De Lorenzo trovò il momento adatto per agire dopo le

dimissioni di Moro, ma tuttavia il piano rimase un mistero.

IL SECONDO GOVERNO ALDO MORO E L’USCITA DI SCENA DI SEGNI E TOGLIATTI

Il 22 luglio 1964 si arrivò al secondo governo Moro di centro-sinistra. Formò il suo secondo

governo con i voti di DC, PRI, PSI e PSDI. In pratica non si fecero più riforme e le speranze

nel centro-sinistra presto svanirono, perché il PSI rinunciava alle sue proposte per

concentrarsi sul problema della recessione economica. Uno dei pochi obiettivi realizzati fu la

nascita della SIP che permise l’unificazione delle compagnie telefoniche, prima divise in

cinque concessionarie; oltre al completamento di alcuni progetti pubblici.

Il 7 agosto 1964 il Presidente Segni si dimise a causa di gravi problemi di salute, e al suo

posto venne eletto Saragat, esponente del PSDI.

Il giorno 21 dello stesso mese per gli stessi motivi uscì di scena anche Togliatti, mentre si

trovava a Yalta, sul Mar Nero. Togliatti stilò un documento che venne appunto chiamato il

Memoriale di Yalta dove analizzava la situazione attuale, rivendicava una maggiore

autonomia da parte del comunismo italiano nei confronti dell’URSS, il memoriale

rappresenta uno dei momenti più significative dell’allentamento del PCI dal mondo sovietico.

L’eletto successore fu Longo che conosceva bene il partito, ma si sapeva che sarebbe stato

di transizione, venne poi eletto Pietro Ingrao. 25 di 53

CHIARI E SCURI NELL’ECONOMIA

Dal 1965 l’economia cominciò a migliorare perché si verificò un aumento della produzione

industriale e delle esportazioni. Però gli investimenti continuavano a calare e

l’occupazione continuava a diminuire. Il grande aumento produttivo non portò a una

crescita dei salari. Si verificarono numerosi motivi di malcontento dei lavoratori dipendenti

che ponevano le premesse per le rivendicazioni di fine anni ’60.

Sul piano politico il governo Moro proseguiva tra numerosi scogli, arrivando il 21 gennaio

1966 alle dimissioni, dovute alla bocciatura di un progetto delle scuole materne:

l’ennesimo conflitto tra democristiani e socialisti sulle riforme scolastiche. Un mese dopo

Moro riuscì a varare il suo terzo governo, ancora con Nenni alla vicepresidenza e il ritorno

di Fanfani agli Esteri. Il programma del nuovo esecutivo prevedeva numerose riforme, tra

cui quella ospedaliera, urbanistica, burocrazia e dell’istituzione delle regioni a statuto

ordinario.

ALLUVIONE DEL 1966 E I PROGETTI DI RIFORMA DEL 3° GOVERNO MORO

Gli avvenimenti di quel periodo costrinsero il governo a una regolamentazione sul

territorio: nel 1966 alcune one furono devastate dalla speculazione sul suolo. Frane e

alluvioni fecero crollare palazzi dove persero la vita quasi un centinaio di persone. Nel

popolo subentrò la convinzione che se i governi precedenti non avessero permesso la

costruzione di abitazioni senza le dovute regolamentazioni tutto questo non sarebbe

accaduto. Tutto nasce dalla mancanza di decreti appositi, per cui gli speculatori

costruivano palazzi in zone dove non erano presenti strade, luce/gas, servizi… sapendo

che lo stato avrebbe provveduto. Le nuove iniziative facevano sì che il pagamento per la

costruzione delle strade e l’allacciamento di luce/gas sarebbe spettato ai privati, e non più

allo stato (Legge Ponte). Questa normativa entrò in atto solo nel 1969, per questo i

palazzinari si affrettarono a costruire sfruttando la vecchia normativa. Altre introduzioni

furono nella costituzione delle regioni ordinarie e nel sistema ospedaliero, che perdeva

l’atteggiamento di beneficienza, diventando un vero e proprio diritto.

RIUNIFICAZIONE SOCIALISTA E LE ELEZIONI DEL 1968

Il 3° governo Moro fu caratterizzato dal dibattito tra i due partiti socialisti sul giungere

all’unificazione. Molti riteneva necessario intaccare gli strapoteri di DC e PCI, creando un

terzo polo laico. Per rafforzare la componente riformista all’interno del governo venne

creato il PSU (Partito socialista unificato), fu una scelta senza una vera unità, infatti i due

segretari (Martino e Tanassi) conservano entrambi la loro carica; i due gruppi interni

diffidavano l’uno dall’altro. Un partito che nasce fragile e non poteva competere con DC e

PCI. Gli elettori, chiamati al voto nel maggio 1968, sancirono il fallimento dell’unificazione

che perse il 5% di voti. Crescevano solo i partiti di sinistra, dimostrazione del malessere di

tutto il paese. Lo stato rimaneva ancora molto frenato di fronte a una società in continuo

cambiamento. 26 di 53

BILANCIO DI UN QUINQUENNIO

I problemi principali riguardavano la scuola che era da aggiornare, le distanze tra Nord/

Sud, le migrazioni interne e riforme sul territorio per frenare i danni delle calamità naturali.

Il governo di centro-sinistra riuscì a fare ben poco, perché arrivò troppo tardi alla sua

realizzazione dopo una gestazione dove si persero idee ed energie, quando il boom

economico aveva già prodotto conseguenze negative. Il peggio arrivò con gli anni ’70:

peggiorò la corruzione e i vizi del sottogoverno. I partiti si affermarono sempre di più

utilizzando il clientelismo: al Sud i grandi investimenti svilupparono l’economia, ma con

scelte sbagliate come le “cattedrali del deserto”, cioè grandi aziende ma in zone inadatte e

con uno scarso impatto sull’occupazione. Soprattutto al Sud l’intreccio tra affari e politica

fecero crescere tante personalità che si strinsero alla mafia, per garantire una fetta degli

affari. Altri punti negativi furono la nazionalizzazione dell’industria elettrica, sebbene

sembri un punto positivo in realtà chi gestiva queste grandi aziende pubbliche lo fece

secondo interessi privati, utilizzando i soldi dello stato.

Ci furono comunque segnali positivi: si fecero alcune riforme che aumentarono il

benessere, come la scolarizzazione, maggiore accesso per le donne e le rivendicazioni

che non diedero più luogo a morti e feriti.

4. LA CHIESA TRA CONCILIO E POST CONCILIO

IL PONTIFICATO DI GIOVANNI XXIII

• PAOLO VI E IL CONCILIO VATICANO

• LE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE

• IL PONTIFICATO DI GIOVANNI XXIII

Dopo la morte di papa Pio XII nel 1958 viene eletto papa Angelo Giuseppe Roncalli, col

nome di Giovanni XXIII. Egli si presenta come il 'buon pastore' e nel 1963 emana

l'enciclica Pacem in terris che si rivolge sia ai credenti sia ai non credenti, con grande

apertura rispetto ai suoi predecessori. Giovanni XXIII è un papa moderno: vuole che le

classi lavoratrici occupino un posto importante nella società, che la donna entri nel mondo

del lavoro e della vita pubblica, si batte contro il razzismo. Anche nei confronti del

comunismo non assume un atteggiamento di chiusura, ma di dialogo. Egli soprattutto

indice il Concilio Vaticano II nel 1962, (è un'assemblea di vescovi, presieduta dal papa, in

cui si discutono tutte le più importati questioni della chiesa) ma muore, anziano, nel 1963.

PAOLO VI E IL CONCILIO VATICANO

Gli succede Montini, di Brescia, già arcivescovo di Milano, col nome di Paolo VI. È Paolo

VI che deve guidare il Concilio. I vescovi che si riuniscono nel concilio hanno idee diverse:

• alcuni vogliono una riforma della Chiesa (Lercaro, Bea) in cui accanto ai religiosi

anche i laci abbiano un posto importante. Inoltre ritengono che il concilio, cioè

l'assemblea dei vescovi, debba avere peso sulle decisioni della chiesa. Inoltre

vogliono che la liturgia non sia più celebrata in latino, ma in volgare (italiano,

francese, etc), così che i fedeli possano meglio comprendere i riti 27 di 53

• altri, legati alla Curia romana, sono conservatori (Ottaviani, Siri). Essi sostengono

l'autorità del papa e non del concilio e vogliono continuare la messa in latino.

Comunque vinse l'ala riformista, per cui dopo il concilio vaticano II il nuovo rito della messa

è in italiano e i laici cominciano ad assumere un ruolo importante nelle decisioni delle

parrocchie. Nascono i consigli pastorali, dei consigli d cui fanno parte anche i laici. Il

celibato dei preti e l'uso di contraccettivi viene invece mantenuto, così come viene ribadita

l'indissolubilità del matrimonio religioso (non ammesso il divorzio): questo perché si rischia

di dividere la chiesa.

RINNOVAMENTO E CRISI DELLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE

Paolo VI dà poi nuovo slancio all'Associazione cattolica, la quale tuttavia prende le

distanze dalla Dc e dalla politica: d'ora in poi essa non fornirà più politici alla DC , ma si

occuperà solamente di questioni religiose. Le ACLI, il sindacato cattolico, deluso dalla

politica della DC, decidono di prendere le distanze dalla DC e di non indicarla più come il

miglior partito cattolico. Anzi, si avvicinano ai socialisti. Nasce anche Comunione e

Liberazione, fondata da don Giussani nel 1970, movimento studentesco che fonda

cooperative, circoli culturali e che si ritrova per pregare, riflettere, discutere. CL dà origine

anche al Movimento Popolare, che deve tenere i collegamenti fra Cl e la politica. Infatti il

movimento popolare comincia a fornire anche candidati alla DC.

5. I GIOVANI PROTAGONISTI

UNA NUOVA GENERAZIONE

• DUE EPISODI RIVELATORI

• LA PROTESTA DEGLI UNIVERSITARI

• IL MITICO ’68

• LA CULTURA DELLA CONTESTAZIONE

• UNA NUOVA GENERAZIONE

Agli inizi degli anni ‘70 la gioventù italiana intraprese un viaggio verso un profondo

cambiamento di gusti, modi di vita e ideali. Il miglioramento del livello di vita e l’estensione

dell’istruzione avevano contribuito a rendere diversi questi giovani da quelli dei decenni

precedenti. l’avvento della televisione e lo sviluppo degli altri mezzi di comunicazione di

massa contribuirono a determinare il modo di essere dei teenagers, poiché queste furono

le prime generazioni della storia italiana che possedeva tratti di omogeneità nelle

espressioni verbali, nei gusti ecc… Divennero oggetto di interesse perché coi loro interessi

aprivano a nuovi spazi del mercato.

DUE EPISODI RIVELATORI

Due episodi fecero intuire un cambiamento della società giovanile:

1. una ragazza in Sicilia non ebbe paura di denunciare il suo futuro marito, che l’aveva

rapita e stuprata affinché la famiglia permise il matrimonio riparatore (era una pratica

molto diffusa al sud); quest’ultimo fu processato e arrestato. 28 di 53

2. a Milano alcuni studenti scrisse un giornalino scolastico nel liceo Parini, trattava di temi

giovanili (verginità, rapporti sessuali, metodi contraccettivi…), i tre autori vennero

denunciati, processati ma alla fine assolti perché di fatto non ci fu alcun reato.

LA PROTESTA DEGLI UNIVERSITARI

Dall’autunno del 1967 cominciò a manifestarsi un nuovo protagonismo giovanile che si

poneva come obiettivo un radicale cambiamento della società. Le prime cause della

protesta giovanile dipesero dalle carenze del sistema scolastico. Infatti dopo l’ultima

riforma scolastica, che prolungava la scuola dell’obbligo fino fino ai 14 anni, ha indotto

molti più ragazzi a proseguire gli studi ed iscriversi all’università, questo processo non

venne però compensato e quindi gli stessi servizi che vi erano prima per una piccola

quantità di iscritti, non vennero migliorati in conseguenza. Nel 1965 vennero effettuate

alcune modifiche al sistema scolastico, ma furono giudicate deboli e limitate. Nel 1968 si

ebbero i primi episodi di contestazione con le occupazioni universitarie, ma già dall’anno

precedente il fenomeno diventò di massa. Tra i primi a muoversi furono gli universitari di

Trento, si ribellarono gli studenti che proposero delle lezioni su dibatti e temi dell’attualità

(sit-in) e non quelle tradizionali. Quasi in contemporanea iniziarono le proteste alla

Cattolica di Milano, dato l’aumento del 50% delle tasse di iscrizione.

IL MITICO SESSANTOTTO

Il ’68 iniziò già con gli atenei in fiamme, le cause di questa esplosione erano individuabili

nella mobilitazione dei giovani contro la guerra in Vietnam, oltre alle carenze del sistema

scolastico italiano. La rivolta fu un fenomeno che si estesa in tutt’Italia, con occupazioni,

manifestazioni, assemblee e sit-in. A peggiorare la situazione furono le risposte delle

autorità accademiche molto rigide, che accentuarono la rabbia degli studenti: si passò dal

rivendicare aule e lezioni migliori a contestare l’intero sistema universitario. A febbraio partì

l’occupazione della Sapienza a Roma, la più popolosa. Alcuni docenti si mostrarono

comprensivi e decisero comunque di tenere la sessione d’esami, gli studenti però

pretendevano la possibilità di rifiutare il voto e sostenere l’esame anche su argomenti non

presenti nel corso tradizionale. Questa parità docente-studente durò poco, perché il rettore

fece intervenire la polizia. Questo fatto comportò la prima grande battaglia degli studenti

giovanili, infatti dopo l’intervento delle forze dell’ordine si spostarono dall’ateneo alle

piazze, causando fino a 200 feriti. Il mese successivo il fenomeno si era esteso in tutto il

Paese, con tantissimi scontri fisici. La contestazione proseguì tutta la primavera e riprese

anche l’autunno successivo, volendo includere anche gli studenti delle superiori.

Influenzati dagli episodi analoghi in Francia, dove però studenti erano vicini ai lavoratori,

anche in Italia iniziarono manifestazioni di operai e universitari, che si unirono cominciando

a caratterizzarsi come un partito rivoluzionario.

LA CULTURA DELLA CONTESTAZIONE

Gli episodi di contestazione studentesca trovano le proprie ragioni nella critica nei

confronti della società. I valori sostenuti dai padri, protagonisti del boom economico,

adesso veniva criticati dalle nuove generazioni. I giovani volevano liberarsi dall’alienazione

29 di 53

del mondo capitalistico, nasceva la necessità di una rivoluzione globale. Lottano anche per

la propria liberazione sessuale. Tra i giovani fu grande il riferimento alla guerra vietnamita,

con l’esaltazione dei vietcong che riuscirono a liberare un popolo e resistere anche contro

una superpotenza come gli Stati Uniti. C’è da dire che, per quanto consistenti fossero le

masse dei contestatori, si trattava comunque di una minoranza tra tutti i loro coetanei.

6. NOVITA POLITICHE E SINDACALI

IL PCI, LA CONTESTAZIONE E IL MANIFESTO

• LA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE

• LA CONTESTAZIONE DEI BRACCIANTI E DEGLI OPERAI

• L’AUTUNNO CALDO E LO STATUTO DEI LAVORATORI

• IL PCI, LA CONTESTAZIONE E IL MANIFESTO

Parecchi osservatori accusarono il PCI di essere favorevoli alla protesta giovanile, ma i

sessantottini affermarono che il PCI aveva perso la carica rivoluzionaria e di essere troppo

moderati; dall’altra parte il PCI accusò gli studenti di sostenere vecchie posizioni

anarchiche e di essere troppo critici nei partiti della classe operaia. A febbraio ci fu il

congresso del PCI a Bologna che elesse Berlinguer. Berlinguer si adoperò perché

all’interno del comitato fossero eletti tre esponenti della minoranza (Rossanda, Natoli,

Pintor) per una maggiore libertà di discussione che si voleva creare nel partito. Ma poco

dopo la sinistra fondo la rivista Il Manifesto, e i rapporti fra le varie anime si deteriorano in

modo definitivo: la rivista propone tesi critiche e radicali verso l’URSS, e i tre furono radiati

dal partito.

LA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE

All’interno del partito si crearono delle scissioni operaiste restie nello sviluppo tecnologico

che spronava i movimenti dei lavoratori a non farsi integrare nella società dei consumi. I

primi gruppi che si formarono furono quelli di Lotta Continua (LC) attenti ai settori più

emarginati della società italiana (carceri e caserme).

LA CONTESTAZIONE DEI BRACCIANTI E DEGLI OPERAI

La contestazione studentesca sostenne quella operaia, anche se questa aveva ragioni

diverse. Nel 1968 vi è una manifestazione nella fabbrica Marzotto contro l’intensificare i

ritmi di lavoro, diminuendo gli stipendi e licenziare 400 operai; provocando duri scontri con

la polizia. A sud emergevano i braccianti della Sicilia (volevano un aumento dei salari) la

polizia aprì il fuoco sparando a due braccianti. poi gli operai della Pirelli a Milano per

diminuire i ritmi di lavoro. Gli operai ritengono i sindacati schiavi dei padroni e incapaci di

difendere i loro diritti. Per cui costituiscono Consigli di Fabbrica (CdF) autonomi dai

sindacati, composti da loro delegati eletti da loro, che chiedono una maggior qualità della

vita sul posto di lavoro. Gli operai vogliono che vengano abolite le gabbie salariali: cioè

salari diversi per regioni diverse nonostante la stessa occupazione. La protesta dei

sindacati ne ottiene l’abolizione. Altro problema risolto era la riforma pensionistica:

30 di 53

vennero alzate in rapporto allo stipendio, e istituita una pensione sociale per gli anziani

privi di contributi, ai quali non arrivava nulla.

L’AUTUNNO CALDO E LO STATUTO DEI LAVORATORI

Grazie alle vittorie raggiunte i sindacati si riconfermarono punto di riferimento del

movimento dei lavoratori. Nel settembre 1969 iniziò una raffica di scioperi che prese il

nome di Autunno caldo, dopo l’opposizione di Confindustria (che rappresentava le

aziende private) e Intersind (quelle private) si arrivò a un accordo che accoglieva le

richieste dei lavoratori: quaranta ore di lavoro settimanale, aumenti salariali per tutti,

normative su malattia/infortuni e limiti sugli straordinari.

Nel maggio 1970 venne approvato lo Statuto dei lavoratori, che tutelava i diritti dei

lavoratori, punendo la loro violazione. Il lavoratore poteva godere di piena libertà di

opinione senza forma di controllo, il datore non poteva effettuare visite sulla loro salute né

licenziare senza una causa lecita. Gli studenti-lavoratori potevano avere permessi retribuiti

e ci fu il diritto di svolgere assemblee entro l’orario di lavoro. 31 di 53

ANNI DI PIOMBO

CAPITOLO 3:

1. STRAGE DI PIAZZA FONTANA E CONSEGUENZE

NUOVO GOVERNO BALNEARE E DUE GOVERNI RUMOR

• MILANO, 12 APRILE 1969

• LE CONSEGUENZE DELLA STRAGE

• NUOVO GOVERNO BALNEARE E DUE GOVERNI RUMOR

Le elezioni della primavera del 1968 videro una difficoltà nel tornare ad un governo di

centro-sinistra, perché all’interno del PSU si preferì prima dibattere di questioni interne al

partito, fu infatti varato un governo monocolore DC guidato da Leone (lo stesso del

governo balneare). In inverno si dimise e venne formato il 1° governo Rumor da DC, PRI

e PSI, che riprese la vecchia sigla. Fu un governo condizionato dalle divisioni interne, nel

pieno delle contestazioni l’Italia si trovava piena di governi deboli. Il governo Rumor finì a

giugno, quando il partito socialista si divise in PSI e nel PSU (Partito socialista unitario). Il

2° governo Rumor fu formato solo con i democristiani.

MILANO, 12 APRILE 1969

Il 25 aprile 1969 scoppiò una bomba nello stand della FIAT a Milano, e ne fu trovata

un’altra in Stazione Centrale. Si registrarono altri otto attentati anche sui treni, ripresero gli

scontri in piazza tra giovani e forze dell’ordine con anche dei morti. Il 12 dicembre 1969

nella Banca nazionale dell’agricoltura in Piazza Fontana a Milano esplose una

bomba che causò 17 morti. La polizia guardò subito gli ambienti di estrema sinistra e

venne arrestato Giuseppe Pinelli, un ferroviere anarchico, portato in questura, precipitò dal

4° piano durante l’interrogatorio del commissario Calabresi. Attorno alla morte di Pinelli vi

erano evidenti contraddizioni nelle versioni ufficiali (chi parlava di malore, chi di suicidio

perché schiacciato dalle prove). Il giorno dopo venne arrestato Pietro Valpreda, con

l’accusa di essere l’esecutore della stage.

LE CONSEGUENZE DELLA STRAGE

La tragedia del 12 dicembre ebbe conseguenze drammatiche, mostrò la fragilità dello

Stato e del governo, incapaci di difendere i cittadini e di ricercare i colpevoli ed aprì la

strada a nuovi e violenti attacchi, la strage inaugurò quella che venne definita come

“strategia della tensione”. Il 17 maggio del 1972 Calabresi venne ucciso sotto casa, si

arrivò ad un colpevole solo nel 1988 in seguito alle rivelazioni di un pentito e vennero

arrestati i due leader di lotta continua, Sofri e Pietrostefani, ritenuti mandanti più

l’esecutore. Esattamente un anno dopo Bertoli, un anarchico, lanciò una bomba fuori dalla

questura di Milano, dove si stava svolgendo una cerimonia per Calabresi, affermò di voler

vendita la morte di Pinelli, ma molti pensavano volesse colpire Rumor perché non aveva

dichiarato stato d’assedio dopo l’attentato di Piazza Fontana. 32 di 53

2. LA STATEGIA DELLA TENSIONE E LA DESTRA EVERSIVA

MSI E L’EVERSIONE DI DESTRA

• EVERSIONE DI DESTRA, ATTENTATI, STRAGISMO

• TRAME E INTRIGHI: LOGGIA P2

• LA RIVOLTA DI REGGIO CALABRIA

• L’MSI E L’EVERSIONE A DESTRA

La definizione di strategia della tensione, fu utilizzata per riferirsi a quell’insieme di attentati

e di stragi con lo scopo di creare nel paese insicurezza e paura, per instaurare uno Stato

forte, autoritario in grado di mettere fuori gioco i partiti di sinistra e di porre fine all’ondata

di contestazioni studentesche ed operaie. Protagonisti sono senza dubbio i gruppi

estremistici di destra, come l’MSI. Questo movimento si divise portando alla nascita di

Avanguardia Nazionale, organizzato su un livello legale e uno clandestino (con

commandos terroristici). Il nuovo segretario dell’MSI Almirante voleva ridare vitalità al

partito, costituì centri studi e circoli soprattutto al nord, questi favorirono un rilancio delle

azioni squadristiche, si registrano quasi 5000 atti di violenza contro persone tra il 1969 e il

1975, e quasi il 90% a causa dell’estremismo neofascista. L'MSI raccoglie molti consensi,

non solo da chi è di destra, ma anche dai moderati che temono le manifestazioni di

studenti e operai e vogliono l’ordine che le destre possono garantire. Il risultato è che in

Italia vi sono scontri continui fra giovani di sinistra e di destra con lancio di bombe, incendi,

distruzione di vetrine, assalti e violenze.

EVERSIONE DI DESTRA, ATTENTATI, STRAGISMO

Il 28 maggio 1974 a Piazza della Loggia, a Brescia mentre vi è una manifestazione di

sindacati in un cestino dei rifiuti viene posta una bomba che scoppia e provoca la morte di

8 persone (da estremisti di destra).

Il treno espresso Italicus Roma-Monaco, nella tratta fra Bologna e Firenze, scoppia per

una bomba e muoiono 12 persone. Nel 1980 vi è il gravissimo attentato alla stazione di

Bologna: una bomba collocata nella sala d'attesa provoca la morte di 85 persone e il

ferimento di 200, il più grande attentato in Italia. Non si sono mai scoperti i colpevoli, ma si

pensa ai servizi segreti e alla loggia massonica P2. Il processo per la strage si rivolge

subito all'estrema destra. Dopo più processi con condanne e assoluzioni, i colpevoli della

strage sono stati riconosciuti in Fioravanti e Mambro (membri della NAR - Nuclei armati

rivoluzionari); ma loro sono gli esecutori. I mandanti sono rimasti nell’ombra e anche la

finalità, si pensa a piste internazionale visti i rapporti non pacifici con il medio oriente.

Il problema è molto complesso: si pensa che in questo periodo l'estrema destra abbia

avuto vita più facile dell'estrema sinistra: lo stato è più tollerante nei confronti delle stragi di

destra rispetto alle manifestazioni e alle stragi di sinistra e questo probabilmente è dovuto

al fatto che l'Italia ha ricevuto pressione dai servizi segreti (CIA) e dagli USA, che volevano

bloccare ogni spinta riformatrice in Italia, cioè le proteste di operai e studenti, non

volevano che la DC svoltasse a sinistra e si aprisse al PCI. Gli Usa da sempre hanno

temuto il comunismo e hanno temuto che esso si diffondesse in Italia: creare un clima di

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tensione e appoggiare probabilmente alcune azioni violente era un modo per creare un

clima di insicurezza negli italiani, che erano così costretti a desiderare un governo forte e

non di sinistra.

TRAME E INTRIGHI: LA LOGGIA P2

Protagonista degli intrighi di quegli anni fu la Loggia massonica P2, che si finanziava con

operazioni illegali (tangenti, esportazioni, controllo del credito bancario…), collocando i

suoi uomini ai vertici delle istituzioni in tutti i settori. Attorno alla metà degli anni ’70

prendeva consistenza un piano di rinascita democratica, con due schieramenti: uno social-

laburista e uno moderato-conservatore, per superare l’egemonia di DC/PCI,

riorganizzando il sistema politico, sostenendo le persone affidabili nei vari partiti

(giornalisti). Si prevedeva un ridimensionamento dei poteri dei sindacati per riformare la

strutto dello stato nel lungo periodo.

LA RIVOLTA DI REGGIO CALABRIA

Si tratta dell’insurrezione nei primi anni ’70 dopo la scelta di scegliere Catanzaro come

capoluogo della regione. Le proteste sfociarono in incidenti, violenze, manifestazioni e

addirittura a 13 attentati con decine di morti e feriti. Nel corso dei mesi cambia la direzione

politica dei moti, che da democristiana diventa dell’estrema destra con una grande

partecipazione popolare. La rivolta fu repressa nell’inverno del ’71 quando si propose un

compromesso: la sede dell’assemblea a Reggio Calabria e a Catanzaro la sede del

governo regionale.

3. CRISI ECONOMICA E CRISI POLITICA 1969-1974

LO CHOC PETROLIFERO E LA POLITICA DELL’AUSTERITÀ

• GOVERNI FRAGILI ED ELEZIONI ANTICIPATE

• IL COMPROMESSO STORICO

• LO CHOC PETROLIFERO E LA POLITICA DELL’AUSTERITÀ

Gli anni Settanta sono caratterizzati da una crescita economica lenta, a causa di una crisi

degli USA impegnati nella guerra in Vietnam. Le ripercussioni sulla crisi in in Italia furono

pesanti: calo del valore della lira, aumento del prezzo delle materie prime, meno

investimenti e caduta della produzione industriale. Si aggiunse anche la crisi petrolifera

che aumentò i prezzi del greggio del 70%. La situazione divenne insopportabile per

l’economia italiana, e il governo decise di adottare misure per frenare la crisi.

A causa della guerra arabo-israeliana l'OPEC esporta meno petrolio e questo aumenta di

prezzo. Visto che il petrolio è indispensabile per l'Italia per produrre energia elettrica (visto

che non ci sono le centrali nucleari), aumenta il costo dell'energia e di conseguenza di

tutta la produzione.

Per risparmiare sull'energia i governi varano dei provvedimenti:

riduzione dell'illuminazione pubblica;

• chiusura di cinema, teatri e trasmissioni tv alle 23;

• 34 di 53

divieto di circolazione delle automobili dei privati nei giorni festivi;

• imposta su mobili, auto, moto e natanti.

Gli industriali se la prendono con i sindacati, accusando il lavoro che costa troppo e la

scala mobile (secondo la scala mobile i salari devono aumentare così come aumentano i

prezzi dei beni: se i beni aumentano del 2% anche gli stipendi devono aumentare del 2%).

L'Italia fra il 1974 e il 1980 è il paese con il più alto tasso di disoccupati, per l'inflazione più

alta e la mancanza di investimenti nelle imprese: si parla di STAGFLAZIONE (stagnazione

dell’economia: cioè blocco come in uno stagno + inflazione, cioè aumento dei prezzi).

Aumenta anche la spesa pubblica: per la cassa integrazione, educazione, sanità, pensioni.

Per risolvere la situazione il governo italiano si fa prestare denaro da paesi stranieri

indebitandosi. Inoltre comincia a dilagare la corruzione politica, per cui il denaro dello stato

viene utilizzato dai politici per pagare favoritismi, tangenti ed avere interessi personali.

Dilaga anche l'evasione fiscale, per cui il prelievo fiscale viene applicato solo ai redditi fissi

e dichiarati, quelli dei lavoratori dipendenti. Mentre industriali, professionisti, artigiani

dichiarano meno del loro effettivo guadagno.

GOVERNI FRAGILI ED ELEZIONI ANTICIPATE

Il 2° governo Rumor durò pochi mesi, in febbraio si dimise e due mesi dopo formò il 3°

governo, oltre alla DC c’erano anche i due partiti socialisti. A causa di uno sciopero dei

sindacati per migliorare le condizioni dei lavoratori Rumor si dimise ancora. Si arrivò a un

esecutivo guidato da Colombo (6 agosto 1970), ma non fu in grado di gestire i problemi

dello stato, era lo stesso periodo della rivolta di Reggio Calabria. Presentò le sue

dimissioni, simbolo della crisi del centro-sinistra e venne incaricato Andreotti (giugno 1972)

di costruire un governo provvisorio solo da democristiani (è un centrista, cioè non vuole

accordi con le sinistre).

Ad un certo punto il PSI volle riaprire la collaborazione con la DC, dove ritornò Fanfani alla

segreteria. Nel giugno 1973 Andreotti si dimette e viene varato il 4° governo Rumor (DC,

PRI, PSDI e PSI): ritorna la formula del centro-sinistra. Ma dopo poco tempo iniziano gli

scontri tra repubblicani (preoccupati per le classi medie) e socialisti (con lo scopo di

difendere le classi meno agiate). Si aggiunse lo scandalo dell’Unione Petrolifera Italiana,

non voleva che si procedesse al nucleare nel nostro paese e quindi furono scoperti

finanziamenti occulti ai partiti al governo. Rumor si dimise nel marzo 1964, poi varò il suo

5° governo, ma destinato a durare poco causa conflitti interni.

IL COMPROMESSO STORICO

Ma ad un certo punto anche il PCI si accorge che la situazione è grave e che occorre

collaborare con PSI e DC, in un periodo in cui stanno avanzando le destre, sia il MSI

(Movimento Sociale Italiano) sia l'estrema destra, che possono mettere in crisi la

democrazia con un colpo di stato, vista la strategia della tensione. Berlinguer (segretario

del PCI) propone alla DC il compromesso storico: una collaborazione fra DC, PCI e PSI

per garantire la governabilità del paese. Il governo non è più di Andreotti, centrista, ma di

Fanfani, il quale è però incerto. Il segretario della DC, Aldo Moro, riflettendo sulla proposta,

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decide di accettarlo. Si parla quindi di terza fase, dopo la guerra fredda e dopo quella di

incontro attuale tra cattolici e comunisti.

4. CAMBIAMENTI INATTESI 1974-1976

IL REFERENDUM SUL DIVORZIO

CRIMINALITÀ POLITICA E CRIMINALITÀ COMUNE

ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 1975

SCANDALI POLITICI: LOCKHEED E SINDONA

IL GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA

IL REFERENDUM SUL DIVORZIO

Questione da risolvere era quella del divorzio, la proposta di legge fu approvata il 1°

dicembre 1970, contrari erano DC e MSI. La normativa prevedeva che tutte le coppie

potessero ottenere il divorzio dopo 5 anni se entrambi i coniugi fossero d’accordo,

altrimenti 6 anni se uno si opponesse. La chiesa avanzò proteste ufficiali, affermando che

il divorzio è indissolubile, consegnarono più di un milione di firme con la richiesta di indire

un referendum abrogativo sulla legge. il 12 maggio 1974 si votò, e la maggioranza

divorzista vinse con il 59%.

Tra il 1974 e il 1976 abbiamo due governi Moro, che si trovano a dover affrontare un

periodo sia di crisi economica, con la riduzione delle ore di lavoro alla FIAT, perché anche

a causa dei provvedimenti di Rumor (auto private che non girano nel weekend) non si

acquistano più vetture, quindi la settimana lavorativa fu ridotta a tre giorni e molti finirono

in cassa integrazione.

CRIMINALITÀ POLITICA E CRIMINALITÀ COMUNE

Nel primo 1975 l’Italia fu segnata da episodi di violenza politica sia dagli attentati delle

Brigate Rosse (sinistra) sia dal terrorismo ‘nero' (destra). Furono anni di crescente paura

per la violenza politica e per la criminalità comune, a volte si intrecciavano perché rapine e

sequestri servivano ai gruppi terroristici per autofinanziarsi (vennero registrati quasi 600

casi di estorsione: rapimento per denaro).

LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 1975

Nelle elezioni amministrative del 1975 PCI e PSI grazie all’alleanza trovarono consensi

nella maggior parte delle regioni, e Fanfani ritenuto responsabile delle difficoltà del DC

venne sostituito alla segreteria da Zaccagnini, conquistò l’opinione pubblica per i suoi

valori cattolici che riscattavano le sfide sul laicismo. Ad aprire la crisi di governo furono i

socialisti che uscirono dalla maggioranza causa l’aumento dei consensi del PCI che

toglieva spazio a un’ipotesi di centro-sinistra.

SCANDALI POLITICI

Nel primo 1976 l’azienda americana venne accusata di aver corrotto politici europei per

approvare l’acquisto dei suoi aerei. In Italia venne accusato Tanassi (PSDI) che fu poi

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