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Storia dell'Italia repubblicana (1946 - 2014)

Anni costruttivi

Capitolo 1: L'Italia dalla fine della guerra e nascita della repubblica (’45-’46)

  • I danni della seconda guerra mondiale
  • Il governo Parri
  • Il governo De Gasperi
  • Il voto del 2 giugno
  • Il nuovo governo De Gasperi
  • La questione siciliana

I danni della seconda guerra mondiale

Al termine del secondo conflitto mondiale, le condizioni dell’Italia erano catastrofiche; i disastri maggiori riguardano le abitazioni e le infrastrutture. Secondo i dati forniti dal ministero della ricostruzione, si era perso il:

  • 40% delle aule scolastiche;
  • 20% delle strutture ospedaliere;
  • 60% delle strade e delle linee ferroviarie.

Nord: danni da attacchi aerei; Centro: danni da bombardamenti, combattimento e danni dalla ritirata tedesca; Sud: danni dai bombardamenti alleati.

Si registrarono con la guerra circa 450.000 morti, senza contare i feriti, i mutilati, i dispersi e gli ostaggi all’estero: molti spariti, altri rinchiusi in campi di concentramento. I danni furono consistenti anche a causa del sovraffollamento delle abitazioni nei centri urbani, quindi la perdita di case incideva su un gran numero di persone. Anche la produzione agricola ne risentì gravemente: la distruzione dei terreni/alberi, la mancanza di fertilizzanti e macchine funzionanti fece scendere drasticamente la produzione, quindi la possibilità di sostenimento della popolazione.

Inoltre, anche negli anni a venire si verificarono numerosi incidenti: i campi durante la guerra erano stati minati, e molti ordigni inesplosi causarono la morte di molte persone; oltre al divieto di utilizzo degli stessi, dato che prima dovevano essere controllati dagli artificieri. L’industria si era parzialmente salvata grazie alla resistenza al nord, ma macchinari e tecnologie erano ormai vecchi o danneggiati. La ripresa fu rallentata dal disastro delle vie di comunicazione e dalla mancanza di capitali da investire, oltre alla totale assenza di materie prime. La questione economica era disastrosa, il deficit (costi che superano i ricavi) era altissimo, la mancanza di materie prime come carbone e farina furono importati dagli USA, senza gli aiuti non si poteva sopravvivere.

Causa estrema carenza di prodotti venne istituito un sistema di razionamento: prevedeva la consegna dei prodotti agroalimentari dai produttori alla Federazione Italiana del Consorzio Agrario, la quale razionava ai commercianti che vendevano alle famiglie, ricevendo da queste dei tagliandi estratti da delle tessere. Queste tessere venivano distribuite ad ogni famiglia e contenevano tanti tagliandi quanti erano i componenti familiari. L’apparato però non funzionò a causa di corruzione e scarsi controlli: i produttori evadevano dalla consegna parte della merce, perché quanto ricevevano in cambio era insufficiente e si legarono così al mercato nero clandestino, al quale gli italiani si rivolgevano dato che le razioni col sistema delle tessere erano misere. L’aumento dei prezzi fece perdere alle famiglie tutti i risparmi, furono costrette a vendere beni di famiglia, fornire servizi extra e nei casi più estremi legarsi al banditismo o costringere le donne alla prostituzione.

Si attuava infine un meccanismo inverso nel rapporto città-campagna, dove quest’ultima offriva più sicurezza (meno rischio di bombardamenti), mentre chi decideva di tornare in città trovò una situazione devastata, desolata, delle “città-fantasma”, senza la possibilità di trovare una sistemazione decente, e quindi si verificò il sovraffollamento, per cui per una stanza ci stavano anche 6/7 persone.

Il governo Parri

La conclusione della guerra e la riunificazione dell’Italia rendevano improrogabile la formazione di un governo che fosse realmente nazionale e quindi rappresentativo delle diverse parti del paese. L’incarico venne affidato a Ferruccio Parri, che il 21 giugno formò un governo nel quale erano presenti i leader dei partiti antifascisti che componevano il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale): DC (democrazia cristiana, centro), PCI (partito comunista, sinistra), PSI (partito socialista, sinistra), PdA (partito d’azione, centro-sinistra), PLI (partito liberale, centro-destra) e DL (democrazia del lavoro, centro-sinistra).

La situazione era chiaramente difficilissima: il ritorno alla pace contribuiva a far emergere le differenze ideologiche tra i sei partiti del CLN. Subito si aprono delle tensioni fra i partiti moderati (DC, PLI) e i partiti democratici, soprattutto il PCI: i moderati vogliono che in Italia si instauri un governo moderato e temono che le sinistre vogliano invece instaurare un governo su imitazione dei soviet russi. Resta poi il problema dell’epurazione: come punire chi si era compromesso con il regime fascista, una questione complicata visto che il tesseramento al regime era praticamente obbligatorio. Nonostante il suo impegno, Parri non aveva le doti per imporre una linea politica all’interno del governo, maturando diffidenza nelle decisioni da prendere.

Viene però nominata una Consulta nazionale, composta da 430 membri antifascisti, che deve fornire pareri legislativi e controllare il governo (seppur privo di poteri effettivi). Importanti furono le iniziative del governo per attenuare le tensioni nelle regioni italiane:

  • Alla Valle d’Aosta fu riconosciuto l’uso del francese;
  • In Sicilia si posero misure per debellare la tendenza separatista;
  • In Sardegna furono adottate misure per favorire l’economia;
  • In Trentino si formarono tentativi di chiarire la questione etnico-linguistica.

Tuttavia, con lo scopo di spostarsi su basi più moderate, il PLI ritira i suoi ministri dal governo, e Parri fu costretto a dare le sue dimissioni il 24 novembre.

L'ascesa di De Gasperi

Il 10 dicembre 1945 entrò in carica il primo governo De Gasperi, della DC, nonché primo cattolico a ricoprire la carica. Le prime mosse di De Gasperi andarono verso una svolta in senso moderato:

  • Negoziò nuovi accordi con gli USA per l’attuazione del programma di aiuti che porteranno al nostro paese a titolo gratuito prodotti agricoli, alimentari, industriali e medicinali da importare nel corso dell’anno;
  • Annunciò di voler chiudere la questione dell’epurazione;
  • Necessità di riavviare scambi con il resto del mondo istituendo il ministero per il commercio estero;
  • Scelta tra monarchia e repubblica, una decisione da prendere da un’assemblea costituente, eletta a suffragio universale.

I monarchici volevano rivedere questa decisione, sapendo che l’assemblea sarebbe stata formata per la maggioranza da repubblicani. Contro il referendum c’erano le sinistre, mentre favorevoli troviamo la DC, nonostante il mondo cattolico fosse filo-monarchico: in ogni caso, la DC avrebbe deluso parte dei suoi elettori. Il mondo cattolico vedeva nella repubblica un pericolo che avrebbe portato lo stato al laicismo. Alla fine vinse De Gasperi, riuscendo a fissare due nuovi decreti:

  1. In caso di vittoria repubblicana si affida al Presidente del Consiglio la funzione di capo provvisorio dello stato;
  2. I costituenti si sarebbero limitati a redigere la nuova carta fondamentale dello stato.

Dal 10 marzo al 7 aprile si svolgono le campagne elettorali. Per l’occasione dirigenti e militanti passano dalle città fino ai paesi più piccoli per spiegare al popolo cosa fossero i partiti e le modalità di voto. Quest’ultimo fu fissato al 2 giugno e, oltre al referendum istituzionale, si eleggevano anche i 556 deputati della costituente.

Il 9 maggio i Savoia tentarono, con una mossa d’astuzia, di alterare la campagna e la formazione della repubblica facendo abdicare il Re Vittorio Emanuele III, esiliandolo ad Alessandria d’Egitto. Il perché di questa mossa era semplice: esiliando l’ormai vecchio Re compromesso dal fascismo poteva salire il figlio Umberto II.

Il voto politico della costituente confermò la forza dei partiti di massa e la prevalenza della DC che ottenne la maggioranza relativa (35%), seguita dai socialisti (21%) e PCI (19%). Il referendum costituzionale venne vinto dalla repubblica, il Re Umberto II andò in esilio in Portogallo, il risultato fu ufficialmente reso noto il 18 giugno.

Il 25 iniziò i suoi lavori la costituente che elesse proprio presidente il socialista Saragat e come capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola (monarchico), questa mossa venne infatti compiuta per cercare di distendere gli ambienti. Dopo i risultati del voto del 2 giugno, De Gasperi si dimise e ricevette subito l’incarico di formare un nuovo governo, che sarebbe stato il primo dell’Italia Repubblicana, un governo di larga coalizione che comprese socialisti, comunisti e repubblicani, oltre a naturalmente la democrazia cristiana.

La questione siciliana

Una delle principali questioni che i governi Parri e De Gasperi dovettero affrontare fu quella siciliana. Già dal 1944 si erano intensificate agitazioni contadine per fame di terra e il non accettare la privatizzazione dei terreni. Furono così introdotte dal ministro dell’agricoltura Gullo delle riforme che facessero guadagnare fiducia nei confronti dello stato, ma scatenando la reazione dei proprietari terrieri verso i contadini troppo intraprendenti.

La situazione siciliana era particolare: fu la prima regione ad essere invasa e occupata dagli alleati, dopo la conquista molti mafiosi assunsero il controllo dei comuni, facendo partire una spinta indipendentistica dalla quale nacque il MIS (Movimento per l’indipendenza siciliana) ottenendo da subito grande successo. Dal febbraio 1944 la Sicilia torna sotto il governo italiano e viene istituito l’Alto Commissariato per sconfiggere le tendenze secessionistiche, lo scontro con il MIS fu inevitabile (quest’ultimo fondò un esercito volontario, l’EVIS), le azioni divennero ancora più violente quando le forze dell’ordine fecero arrestare i capi del MIS. Nel 1947 per battere l’indipendenza siciliana si attuarono dei progetti autonomistici: un progetto di Statuto per la Sicilia, che portò rapidamente alla sconfitta del MIS.

Mentre si alternavano le vicende politiche, la questione dell’ordine pubblico diventò esplosiva: mafiosi e contadini si legarono al banditismo, che portò numerosi scontri, violenze, rapimenti e attentati, anche alle forze dell’ordine e alle istituzioni. Uno degli episodi più celebri è legato alla banda di Giuliano (un bandito che contava più di 430 vittime), che uccise undici persone durante la festa dei lavoratori. Giuliano in seguito fu ucciso; si parlò di scontro con le forze dell’ordine, in realtà la verità emerse qualche tempo dopo: ad ucciderlo fu il suo luogotenente Pisciotta, che si era legato al Comando repressione banditismo. Pisciotta morì avvelenato in carcere, poco prima aveva denunciato dei politici affermando che furono proprio loro a commissionare l’attentato del 1 maggio.

Le scelte decisive del 1947

Crisi sociale

  • Il movimento Uomo Qualunque
  • La scissione socialista
  • Il trattato di pace
  • La rottura con le sinistre/4° governo De Gasperi
  • Costituente e costituzione
  • Crisi sociale e ordine pubblico

Nella seconda metà del 1946 la situazione economica e sociale dell’Italia non offriva particolari motivi di ottimismo, la mancanza di materie prime, l’assoluta dipendenza dagli aiuti americani, difficoltà economiche e sociali che incidevano sull’ordine pubblico, scioperi e violenze a sfondo politico rendevano la situazione particolarmente critica. Due episodi rilevanti:

  • I partigiani comunisti del nord nascosero le loro armi e attuarono una rivolta ad Asti, per far rientrare le agitazioni si fecero dei provvedimenti che riconoscevano ai partigiani la lotta alla liberazione, equiparandoli ai militari volontari;
  • Si registrarono molte azioni violente, bombe e spari dai fascisti che tentavano una riorganizzazione clandestina, con anche un assalto al Viminale che causò tre morti.

Il movimento dell'Uomo Qualunque

In questa situazione emerse un nuovo partito, il movimento dell’Uomo Qualunque, dal nome del settimanale di Guglielmo Giannini, egli sostiene che i politici esercitino delle violenze con tasse e soprusi verso la gente comune e anche se il governo cambia, la loro situazione resta uguale. In questo movimento si esprime la sfiducia dei ceti medi nei confronti della politica. Questo movimento comincia a raccogliere i voti dagli insoddisfatti della DC, ma anche da altri partiti. Alle elezioni amministrative dell’autunno del 1946 infatti la DC subì un tracollo vistoso, soprattutto al centro sud.

La scissione socialista

De Gasperi e la DC si trovarono quindi di fronte a un passaggio delicato, proseguire la collaborazione con le sinistre significava perdere voti, dalla chiesa e dei ceti medi, ma anche rompere la collaborazione portava a delle responsabilità, data la firma del trattato di pace. L’occasione per una rottura della DC con le sinistre, sembrò presentarsi all’inizio del 1947, mentre De Gasperi si trovava negli USA con l’intento di rafforzare i propri legami con i dirigenti americani, si verificò una crisi di governo dovuta dalla frattura fra i socialisti: i più moderati (che volevano staccarsi dai comunisti) si riunirono nel PSDI (Partito social-democratico italiano) guidato da Saragat, contro Nenni e Pertini dall’altra parte. Durante la crisi da più parti all’interno della DC si voleva chiudere la collaborazione con le sinistre. Contro questa ipotesi si schierò De Gasperi che era convinto andassero prima risolti i problemi legati al trattato di pace e alla Costituzione, si formò così il 2 febbraio un nuovo governo De Gasperi con la presenza di DC, PSI e PCI.

Il trattato di pace

Venne firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, esso impose all’Italia alcune amputazioni territoriali, ma De Gasperi acconsentì senza esitare, voleva firmare il prima possibile per ridare all’Italia piena sovranità e dignità al pari degli altri stati.

  • Briga, Tenda, la zona del Piccolo San Bernardo e Moncenisio alla Francia;
  • Parte del Venezia-Giulia alla Jugoslavia;
  • Zara alla Dalmazia;
  • Le 12 isole del Dodecaneso alla Grecia;
  • Perdita dell’Etiopia.

A questi stati (+ l’URSS) l’Italia dovette versare 200 milioni di dollari in totale, che vennero poi spartiti tra i diversi stati in base ai danni provocati durante la guerra. Inoltre fu fissato un tetto massimo per l’esercito italiano che non poteva superare le 185.000 unità e le 25.000 nell’aviazione.

Nell’area di confine tra Trieste e l’Istria esisteva da tempo un clima ad alta tensione. Molte famiglie italiane avevano deciso di lasciare le proprie case per sfuggire all’occupazione slava e comunista. Si pensava che non ci fosse più nulla da fare in una terra che non sarebbe stata più parte dello stato italiano. Le comunità italiane dell’Istria si indebolirono sempre di più. Più complessa fu la questione di Trieste. Il trattato di pace dispose la costituzione di un Territorio libero di Trieste (TLT) sotto la guida di un governatore imposto dall’ONU, uscendo dalla contrapposizione tra Italia e Jugoslavia sull’assegnazione della città. Non si riuscì però a trovare un accordo sulla nomina del governatore, e la città fu divisa in Zona A (si insediò l’amministrazione degli alleati) e Zona B (si insediò quella jugoslava); la situazione restava precaria.

La rottura con le sinistre e il 4° governo De Gasperi

Nel corso della primavera la situazione economica era peggiorata, mentre gli USA chiedevano un chiarimento politico definitivo come garanzia per la prosecuzione degli aiuti. La strada ora era quindi solo quella di rompere la coabitazione con socialisti e comunisti, così De Gasperi diede inizio ad una crisi di governo e formò il suo 4° governo, composto esclusivamente da democristiani, liberali ed indipendenti. Finì la collaborazione tra i grandi partiti, la presenza dei socialisti/comunisti al governo (che aspetteranno fino agli anni ’60 per tornarci) e De Gasperi poneva le basi per un governo centrista.

Costituente e costituzione

Questa rottura tra DC e sinistre non impedì la prosecuzione dei lavori in assemblea costituente. Per procedere speditamente, si stabilì di affidare il compito preparatorio e redazionale a una commissione composta da 75 membri, la quale avrebbe dovuto presentare un proprio progetto, essi vennero suddivisi in tre sottocommissioni:

  • Diritti e doveri dei cittadini;
  • Organizzazione costituzionale dello stato;
  • Lineamenti economici e sociali.

Data l’inevitabile sovrapposizione di alcuni temi, si decise di costituire un comitato detto Comitato dei 18 che avrebbe coordinato l’intero lavoro e provveduto alla redazione finale del testo, che poi doveva essere discusso ed approvato articolo per articolo dall’intera assemblea. Del gruppo dei 18 facevano parte i principali leader ed i più esperti costituzionalisti dell’epoca (Togliatti, Moro, Fanfani…), tranne De Gasperi (il governo preferì disinteressarsi alla questione). Naturalmente vi furono diversi contrasti tra le parti su diversi punti, oltre che sui problemi del rapporto tra Stato e Chiesa, sinistre e democristiani discussero a lungo sul bicameralismo, sulle regioni e sulla corte costituzionale. Di volta in volta si dovette così arrivare a mediazioni soddisfacenti per tutti. Si parlò allora di costituzione di compromessi. Palmiro Togliatti (PCI), spiegò che si era trattato della ricerca di quella unità che è necessaria per poter fare la costituzione nazionale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianluca.disario di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Formigoni Guido.
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