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La Repubblica degli Italiani 1946-2016

Capitolo 1: Alcide De Gasperi, padre della Repubblica

Come Cavour è stato il “padre del Regno d’Italia” (1861), così Alcide De Gasperi (nato 3/4/1881) può essere definito “padre della Repubblica”, poiché ebbe un ruolo da protagonista da regista e artefice per la costruzione del sistema politico-istituzionale repubblicano. Ebbe la capacità di trasformare la Chiesa cattolica da ostacolo a elemento importante per l’unità nazionale. Aveva maturato la consapevolezza che gli Stati nazionali potevano trovare la loro vera forza e solidità attraverso una composizione unitaria delle diversità interne.

Si è riallacciato all’iniziativa avviata da Luigi Sturzo a inizio ‘900 e il Partito popolare italiano, riuscendo a portare i cattolici dentro lo Stato senza però riuscire a inserire la Chiesa tra i protagonisti di una nuova convivenza democratica. Era suddito austriaco, acquisì la cittadinanza italiana solo dopo la Prima Guerra Mondiale e, nonostante sia poi diventato Presidente del Consiglio, non si è mai fatto risucchiare da una visione tutta interna all’orizzonte italiano ma anzi interpretò in chiave pluralista l’unità nazionale (studiò a Vienna dove entrò in contatto con membri di altre comunità nazionali).

De Gasperi sentì il bisogno di favorire l’incontro fra la tradizione cristiana e le masse del XX secolo sul terreno della libertà. Per Benedetto Croce, cattolicesimo e libertà erano incompatibili; per De Gasperi, la libertà costituiva lo strumento più adatto per comunicare il messaggio religioso della Chiesa, erano ormai lontani i tempi del cuius rex eius religio. Ha avuto una visione più ampia del ruolo che avrebbe potuto svolgere la Chiesa a favore della democrazia e prese a modello l’esempio dello Zentrum tedesco che, tra il 1870 e 1871, inserì la questione della libertà religiosa nel quadro dei “diritti fondamentali” e delle libertà civili generali (di stampa, parola, riunione, ecc.).

Questo partito, sottolineò De Gasperi, “non è nato dalla questione economico-sociale […] è nato da quella della libertà religiosa”; l’obiettivo era portare dentro lo Stato liberale i cattolici e, indirettamente, l’intero mondo della Chiesa. La questione romana aveva tenuto a lungo i cattolici lontano dalla politica. Lo Zentrum si era presentato sin dagli inizi come un partito politico e costituzionale radicato nel riconoscimento dei diritti umani fondamentali, l’obiettivo prioritario era difendere le libertà della Chiesa. Il rispetto dei principi liberali avrebbe evitato che una maggioranza opprimesse le minoranze e cementa l’unità nella pluralità (fa esempio del Kulturkampf, una politica autoritaria dove la maggioranza protestante cercava di opprimere la minoranza cattolica). Cercò dunque di far capire anche ai cattolici come usare una condizione di maggioranza per opprimere le minoranze avrebbe indebolito la nazione.

Rivoluzione francese come effetto dell’“eresia” protestante per i cattolici, per De Gasperi i principi di libertà, eguaglianza e fraternità erano riconosciuti come validi ma il Terrore e l’autoritarismo giacobino gli apparivano in contraddizione. I partiti per lui assolvono una fondamentale funzione di espressione di diverse tendenze ed erano essenziali per contribuire ad un’autentica unità che spesso viene impedita dall’esasperazione delle autorità o appunto dalla soppressione dei partiti.

I termini sinistra-destra sono stati originalmente associati alla diversa collocazione assunta dai rappresentanti del popolo nell’ala parlamentare, poi è servito per l’inserimento nella dinamica politica di altre classi sociali, masse operaie, contadine, minoranze escluse, ecc. Ricondurre a unità, attraverso la discussione e la decisione, è infatti la funzione della politica, il termine centro si è inserito in questa logica sebbene con carattere meno determinato e quindi meno funzionale.

I cattolici si distinguevano e si ponevano come alternativa ai partiti di destra e sinistra, per De Gasperi centro significava appunto rifiuto della violenza e inclinazione verso la collaborazione piuttosto che al conflitto tra posizioni diverse. È un errore credere che “centro” sia inteso come un modo puramente geometrico equidistante da destra e sinistra, in realtà (per Giovanni Santori) centro indicava un orientamento politico con una propria specifica consistenza.

I partiti di centro hanno cercato di mettere in relazione la politica con tutto il mondo della Chiesa: clero e laicato, élites e popolo, strati sociali diversi e interessi economici variegati, ecc.; in questa molteplicità si è radicata anche l’iniziativa politica degasperiana (es: legato al mondo della Chiesa ma pienamente inserito nelle istituzioni liberali e democratiche, anticomunista ma non conservatore, e così via). Come Leone XIII aveva rafforzato la libertà della Chiesa in Germania con Bismark scavalcando il Zentrum, lo stesso accade in Italia con il papa Pio XI e Mussolini azzerando lo spazio politico dei cattolici italiani. In realtà si erano però rafforzate le posizioni dei cattolici poiché in Germania Leone XIII aveva finito con il creare una sorta di protezione verso i cattolici tedeschi che invece erano più esposti all’autoritarismo bismarkiano e in Italia verrà poi risolta la questione romana.

Sarà con la fine della guerra, con le numerose vittime, le sofferenze della popolazione, il peso della sconfitta militare, le atrocità dell’occupazione tedesca, le dure richieste degli Alleati che si innesterà il distacco degli italiani da un regime che nel 1940 ancora godeva di ampi consensi. Gli italiani cercarono allora nella Chiesa ciò che sapevano non poter trovare più nella monarchia come nel regime: un riferimento solido, un aiuto concreto e una rinnovata forza morale.

Furono in molti dunque a chiedere allora alla Chiesa un contributo decisivo alla ricostruzione dello Stato, la pace come bene prioritario, possibile da costruire solo ripudiando l’organizzazione totalitaria della società di massa e promuovendo un nuovo assetto democratico. Dunque senza la guerra e l’urgenza della pace, la preferenza per la democrazia non si sarebbe mai imposta tra i cattolici.

Il gruppo dirigente democristiano ha svolto la sua azione con molta autonomia, la DC non è stata il partito della Chiesa: è stata prevalentemente un partito laico di ispirazione cristiana. Inizialmente non la votava solo i cattolici ma anche qualche anticomunista e si cercò poi di riportare nella DC un’identità più cattolica. Nel 1949 De Gasperi intervenne esplicitamente per fermare un provvedimento interno alla Chiesa come la scomunica dei comunisti e sperimentò la freddezza di Pio XII; inizia un declino del consenso democristiano già visibile nelle elezioni del 1953, si era aperta la strada ad un mutamento dei rapporti tra Chiesa e DC, con quest’ultima che iniziava a guadagnare autonomia.

A partire dal 1968 molti iniziarono a schierarsi con le forze di opposizione al “sistema” o comunque alla maggioranza di governo, il culmine si raggiunse a metà Anni ’70 quando moltissimi cattolici iniziarono a votare per il Partito comunista per poi ridimensionarsi ma anni dopo. Il crescente distacco tra Santa Sede e realtà italiana porterà alla fine della DC e contribuendo alla dissoluzione della Prima Repubblica, una buona parte della forza della DC era dovuta al prestigio della Chiesa che finì col farsi coinvolgere direttamente nelle vicende dello Stato Italiano; l’unità dei cattolici aveva permesso alla DC di diventare, in modi diversi, il vero “partito italiano”.

Capitolo 2: La repubblica dei partiti

8 Settembre 1943 “il giorno della vergogna” quando il re e governo fuggirono da Roma lasciando gli italiani a se stessi, una fuga dalla responsabilità, ma con la “svolta di Salerno” si innestò un movimento di senso opposto con responsabilità politico-istituzionali dei partiti antifascisti (il Cln). Così ancor prima del referendum del 2 Giugno 1946 i partiti avevano assunto almeno una parte delle funzioni del capo dello Stato, una figura quella del presidente della Repubblica che ha sempre avuto un ruolo a fisarmonica, plasmata a piacimento dai partiti (quando premiership di governo e leadership di partito coincidevano pienamente nella figura di Alcide De Gasperi quando chiamato in causa).

Il ruolo “sovrano” dei partiti ha segnato tutta la Prima Repubblica, vi erano critiche per come partiti di massa del prima dopoguerra avevano portato alla rottura dello “Stato persona” per arrivare al “partito Stato” che cominciò ad affermarsi riportando ad una matrice leninista che ha profondamente influenzato il “secolo breve”. Ma, a differenza del fascismo, la convergenza di partiti diversi ha permesso la fondazione di una autentica convivenza democratica anche se i suoi effetti si sono visti a partire dagli anni sessanta quando la società italiana si liberò definitivamente dell’eredità del regime.

Di frequente il termine destra ormai è caratterizzato da scarso senso dello Stato e rispetto delle leggi, incline al disinteresse verso le vicende politiche, disponibili ad atteggiamenti destabilizzanti, terreno di cultura di derive autoritarie come quella realizzata dal fascismo. Facendo leva sull’antifascismo la DC è riuscita a orientare in senso democratico un elettorato che non ha mai abbandonato del tutto un rapporto incerto con i principi e le regole della democrazia, De Gasperi rifiuta anche dopo il 1948 alleanze con monarchici. Negli anni ’70 ad esempio la Dc ha rinnovato la sua scelta antifascista contrastando le minacce eversive dovute alla strategia della tensione, ciò che veramente ha pesato fu la scissione dell’unità politica dei cattolici.

Nel 1945, con le dimissioni di Ferruccio Parri, prestigioso leader partigiano, venne incaricato De Gasperi che formò il suo primo governo con l’appoggio soprattutto di comunisti e socialisti. I partiti di massa furono i principali protagonisti dell’Assemblea Costituente del 2 Giugno 1946: Dc, Pci, Psiup pur senza rinunciare alla loro identità avevano iniziato a collaborare tra loro, lo spirito costituente è nato dalla funzione costituente svolta dai partiti nel quadro dell’accordo sancito dalla svolta di Salerno. Costituzione italiana del 1948 ispirata dalla tradizione costituzionale europea settecentesca e ottocentesca, di cui i principi liberali rappresentano la base.

Ci fu anche la “costituzione economica” dell’Italia repubblicana, insieme di regole non scritte tra il 1945 e il 1947, elemento cruciale fu l’adesione italiana agli accordi di Bretton Woods del 1944, che andavano verso la creazione di un mercato mondiale e una progressiva liberalizzazione degli scambi sulla base del cambio fisso tra dollaro e oro. La rapida adesione di De Gasperi, a detta di Guido Carli, fu decisiva per la collocazione dell’Italia repubblicana nel mondo e per il percorso che porterà poi a Maastricht e all’euro.

Le elezioni del 1946 dimostrano come l’80% dell’elettorato era ormai concentrato intorno a due poli principali, la Dc ebbe la maggioranza con il 50% di voti, il Fronte ebbe il 30%, un bipolarismo elettorale che ha continuato ad operare fino al 1989. Dopo il 1948 lo scontro tra comunisti e anticomunisti ha plasmato le dinamiche non solo politiche ma anche della vita sociale, economica e culturale dell’Italia.

Il Pci non era visto come un partito in grado di guidare il governo come alternativa alla Dc, il comunismo era stato contrastato con ampio uso della forza pubblica, la Prima Repubblica viene identificata con l’inamovibilità della Dc dalla posizione di partito preponderante e principale forza di governo. La convergenza nel Fronte popolare, per lo più voluta da Nenni, ha danneggiato i socialisti che prima vedono la scissione di Palazzo Barberini da cui ha avuto origine un partito socialdemocratico guidato da Giuseppe Saragat e poi ha determinato poi il sorpasso dei comunisti.

Il Partito comunista italiano non è stato messo fuori legge o escluso dal confronto elettorale, anzi, De Gasperi si è adoperato per fermare le spinte in questo senso venute dal mondo cattolico, Pci sempre rimasto dentro l’area di rappresentanza e gli italiani hanno sempre avuto la libertà di poterli votare in caso. Conventio ad excludendum, un accordo politico per cui, qualunque fosse stato l’esito delle elezioni, il Pci doveva restare fuori dall’esecutivo e ciò è avvenuto fino al 1989, per quarant’anni insomma c’è stata una “democrazia limitata”.

Per Leopoldo Elia la Dc era un “partito pivot” ossia avevano il ruolo cardine dell’intero sistema, una centralità democristiana dove la Dc svolgeva la funzione di coordinamento e orientamento delle istituzioni, conservando un collegamento con l’impianto pluralista dei partiti antifascisti della svolta di Salerno; ha insomma svolto in maniera preponderante il ruolo di raccordo tra istituzioni e politica.

Subito dopo il trionfo del 18 Aprile, da parte della DC, De Gasperi scelse un laico alla Presidenza della Repubblica e dopo il ritiro della candidatura di Sforza, fu eletto Luigi Einaudi. De Gasperi utilizzò il termine “partito della nazione” con l’intento di dover sempre governare attraverso la collaborazione con altri per fondare una convivenza democratica tra tutti gli italiani, ma era anche convinto che il partito più importante aveva la responsabilità di costruire la maggioranza e indicare le priorità.

Crisi del 1947 da inizio al centrismo, un’alleanza di governo tra DC e i partiti laici (Pli, Pri, Psdi) e definisce la linea politica sviluppata di tale alleanza. Svolta del 1947 ricordata per l’estromissione dei socialisti e comunisti al governo per la “linea Einaudi”. Emerse poi una sfiducia verso il governo dei partiti di massa e l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, dove De Gasperi rispose inserendo figure di grande prestigio. C’erano diverse critiche e De Gasperi subì diverse pressioni ma non voleva cedere e riconsegnare la guida politica alle vecchie élites. L’attribuzione di forti poteri alla Presidenza del Consiglio non era vista di buon auspicio visto che fu una tappa cruciale anche per il fascismo di Mussolini ma la scelta di De Gasperi era dovuta al voler rafforzare una democrazia ancora fragile e per dare compattezza e incisività all’azione di governo.

Gli anni della prima legislatura sono stati ricordati come di forte autoritarismo ma tra il 1948 e il 1953 i governi che si succedettero, tutti a guida degasperiana, si concentrarono sulla “linea Einaudi” (e più tardi sulla “linea Pella”) basata sul contenimento della spesa e stabilità monetaria. Per realizzare iniziative come la riforma agraria e la Cassa per il Mezzogiorno, nel 1951 De Gasperi lasciò i liberali fuori dal governo collaborando dapprima con socialdemocratici e repubblicani ed infine solo con quest’ultimi.

Seppure in modo diverso Fanfani e Moro hanno cercato di sviluppare le potenzialità implicite nella linea centrista, in collaborazione con il Partito socialista.

Capitolo 3: Centro-sinistra e Vaticano II

1945-1975, il “trentennio glorioso”, l’Italia ha conosciuto una crescita straordinaria, grandi trasformazioni sociali, intensa industrializzazione, rapida urbanizzazione, vasto movimento migratorio e il reddito procapite che era raddoppiato. Anche un rafforzamento della posizione dell’Italia nel mondo: 1957 Trattato di Roma, 1960 Olimpiadi. Grazie anche ad una politica economica che favorì le esportazioni, un modello di sviluppo economico, sociale e politico ancora relativamente “autarchico”, per Guido Carli anni cinquanta furono “anni ruggenti” del capitalismo italiano.

La rapidità del cambiamento italiano da paese contadino a industriale dimostrò poi che, almeno nel breve periodo, i processi di industrializzazione sono fattori di instabilità, tanto che il Partito comunista avrà la sua crescita negli anni sessanta e settanta come frutto delle tensioni innestate da tale instabilità. Al “miracolo economico” dunque toccherà fare i conti con delle fratture che sarebbero emerse successivamente, un cambiamento che era andato a mettere in discussione l’equilibrio tra autorità e libertà, istituzioni e politica, società e individuo (Pier Paolo Pasolini e la sua metafora la “scomparsa delle lucciole”).

Il successo democristiano del 1948 fu un trionfo dovuto all’eccezionale impegno della Chiesa e mondo cattolico, per questo già nel 1951 si notò un calo nelle elezioni amministrative e per mantenere la maggioranza parlamentare centrista De Gasperi sostenne una riforma della legge elettorale, la “legge truffa” (chi otteneva la maggioranza dei voti e avesse raccolto più del 50% avrebbe ottenuto il 65% dei seggi alla Camera dei deputati), similari sono stati il Mattarellum nel 1993 e Porcellum del 2005. La differenza fu che queste due ultime furono realizzate in un contesto di bipolarismo post-Guerra fredda mentre la “legge truffa” fu fatta per salvare il centrismo contenendo la spinta delle destre che volevano entrare nel governo e criticata ovviamente soprattutto dalla sinistra. Il fallimento della legge truffa rilanciò il sistema proporzionale puro determinando anche la fine delle coalizioni politiche centriste.

1953 iniziano cambiamenti anche nei rapporti tra Chiesa e Dc dove il risultato elettorale venne visto come un segnale di indebolimento dell’influenza della Chiesa nella società italiana. 1951 il leader dei cattolici più prestigioso, Giuseppe Dossetti, si ritirò sostenendo che non c’erano più le condizioni per “una guida cattolica nel paese”

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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