Storia contemporanea
La prima rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale fu un processo evolutivo di tipo sociale, economico e politico. La prima rivoluzione industriale viene delimitata in un arco di tempo che va dalla fine del '700 e si è conclusa intorno al 1830 in Inghilterra. Questo processo ha rivoluzionato la produzione dei beni di consumo, la metodologia di produzione, ma anche la società, determinando il passaggio all'inurbamento a discapito del lavoro nelle campagne.
In questo periodo vi fu un elemento fondamentale, non di tipo economico ma bensì demografico: infatti, nel XVII secolo, ci fu una crescita demografica, alla base della quale ci sono diversi fattori:
- Diminuiscono le epidemie;
- Migliorano le condizioni igienico-sanitarie;
- Nuove coltivazioni come mais e patate permettono ai poveri di nutrirsi.
Mais e patate vengono introdotti a seguito della scoperta dell'America. In quegli anni l'introduzione della patata è stata un salvavita. L'aumento demografico significava più bocche da sfamare, dunque un aumento della domanda di prodotti alimentari, che stimolò profonde trasformazioni nell'agricoltura, al fine di renderla più produttiva. Di fatto la prima rivoluzione industriale viene preceduta da quella agricola.
Ma l'aumento demografico porta anche alla nascita del termine "proletariato" (utilizzato da Karl Marx per indicare quella categoria di persone che non possiedono i mezzi di produzione, e che quindi non hanno altra ricchezza che la prole), che consiste nell'avere più braccia per il lavoro. Quindi l'aumento della popolazione ha sia effetti positivi che negativi, e provoca ulteriori problemi, tra cui la povertà.
L'agricoltura inglese fino al 1700/1710 era caratterizzata da un sistema a campi aperti (open lands) e campi comuni (commons lands), quest'ultimi erano di proprietà di contadini, coltivati in comune con altri contadini, e i raccolti venivano redistribuiti in proporzione tra loro, vi erano poi le terre incolte, di proprietà della nobiltà e della Chiesa. Successivamente a quella data però, la costituzione inglese per poter soddisfare l'accresciuta domanda di prodotti agricoli e tessili, emanò una serie di enclousures acts (leggi sulle recinzioni) che obbligavano a recintare i terreni.
Il territorio dell'Inghilterra possedeva innumerevoli possedimenti che erano piccoli e sparsi, e che però riducevano la possibilità di introdurre innovazioni per migliorarne i rendimenti. Queste leggi favorirono la redistribuzione e il raggruppamento delle terre, andando a vantaggio dei grandi proprietari, ma a discapito di quelli piccoli e dei cottagers (coloro che non possedevano terre ma che beneficiavano dell'accesso alle terre comuni), che sono costretti o a lavorare per i grandi proprietari, o addirittura ad emigrare verso le città. Alcuni dei nobili e dei borghesi che, grazie alle leggi sulle recinzioni, erano diventati imprenditori agricoli, continuarono a produrre e ad accumulare fondi, arricchendosi e dando il via al capitalismo. Questo arricchimento viene poi investito in qualcosa di nuovo, ovvero nell'industria, che produce prodotti di vario tipo.
La rivoluzione industriale è un processo che permette di passare da un sistema produttivo artigianale basato su strumenti manuali ad un sistema industriale basato sulla macchina.
Creazione delle fabbriche
Inizialmente le uniche fonti di energia presenti sul territorio erano lo scorrimento dell'energia (quella più proficua) e quella derivante dal movimento degli animali. Con l'avvento della costruzione delle fabbriche il vincolo delle produzioni di energia legate esclusivamente a fenomeni naturali, era un problema. Questo fu alla base dell'invenzione della macchina a vapore creata da Watt nel 1769 (data che ha rivoluzionato l'intera umanità). La macchina a vapore ha cambiato il modo di produrre, però costava molto. Inoltre, in quel periodo vi era uno scetticismo verso le macchine, e per indurre le persone a comprarle si utilizzava il termine "cavallo motore" (o "cavalli fiscali") per quantificare l'energia che una macchina poteva produrre.
La struttura
La struttura delle fabbriche sorgeva lontano dalle campagne, in quelle che poi sarebbero diventate le città (sono le città a nascere intorno alle fabbriche e non viceversa). Non vi era un piano urbanistico, le città nascevano intorno alle fabbriche in modo confusionale. Un elemento fondamentale della fabbrica è la possibilità di lavoro tutto l'anno, al contrario di quello dei campi che era stagionale, e bisognava tener conto anche del buio.
La manodopera
La manodopera deriva dall'esterno delle città, dalle campagne, dando vita ad una nuova classe sociale, quella operaia. Nasce anche il concetto di salario. Il passaggio da un mondo contadino ad uno operaio, non è di tipo economico, è un cambio di vita esistenziale. Attorno alla fattoria c’erano più famiglie, che mettevano il loro lavoro in comune a favore delle fasce più deboli, quali i bambini e gli anziani. Il passaggio ad una struttura industriale, fa sì che le famiglie diventino "monofamiglie", perché non c’è possibilità di continuare quel tipo di collaborazione, in quanto i genitori lavoravano entrambi, i bambini venivano lasciati a loro stessi, e gli anziani erano spinti alla morte perché visti come un peso. Cambia anche il rapporto con la terra.
Industriali filantropi credevano che la manodopera sarebbe stata più proficua se la vita privata del singolo fosse migliore. Esempio: il villaggio “Leuman”, un quartiere operaio edificato alla fine dell'Ottocento a Collegno, alle porte di Torino.
La convergenza di tutti questi fattori ha portato alla prima rivoluzione industriale inglese. Questa rivoluzione però non toccò l'Irlanda, per vari motivi, quali: l'Irlanda è cattolica mentre l'Inghilterra è anglicana; vari problemi economici e l'emigrazione. Nella seconda metà del Settecento in Inghilterra vi erano le condizioni necessarie per mettere in moto l'industrializzazione:
- Le colonie fornivano le materie prime come il cotone, ferro e il carbone;
- Le miniere inglesi erano ricche di ferro, necessario per produrre le nuove macchine agricole e industriali;
- Il paese era ricco di corsi d'acqua e canali artificiali, oltre che di giacimenti di carbone, l'acqua e il carbone fornivano l'energia necessaria per azionare le macchine;
- I commerci e il mercato interno e coloniale erano fiorenti.
Con l'ampliamento del mercato si voleva trasportare il prodotto più lontano, ma per trasportarli c'era bisogno di un mezzo: si vagliano le opportunità, e si optò per le macchine a vapore (sempre di Watt) per trasportare i materiali. Nella seconda metà del XVIII secolo, in Inghilterra si assistette alla costruzione di strade e canali fornendo un determinante contributo per lo sviluppo degli scambi commerciali e per la formazione del mercato interno. La ferrovia arrivò solo più tardi nel 1830.
La prima rivoluzione industriale a scala mondiale
- 1782-1802, concentrata principalmente nell'Inghilterra e in alcune zone della Scozia;
- 1830-1860 si estende verso la Danimarca, la Francia e la Germania;
- 1850-1870 Svizzera, Polonia e Russia;
- 1890-1914 Italia, Impero Austro-Ungarico, Serbia e Russia.
Capitalismo, lezione con ospite
Che cos'è il capitalismo? Storia del termine. La trinità del capitalismo: Karl Marx, Weber e Sombart. Il termine capitalismo è un termine controverso, la sua definizione non è né univoca né scontata. Ha assunto nel tempo contenuto e contenenti diversi. Il termine è un neologismo, di recente introduzione, nella seconda metà dell'Ottocento in Europa. (collegamento con la rivoluzione industriale). La sua prima apparizione è in Francia, negli ambienti socialisti, nel 1851. Un termine diviene di dominio pubblico quando viene inserito all'interno di un dizionario. Nel 1867, in Francia, un dizionario ne sancisce l'acquisizione.
Il termine capitale, massa di denaro, è un termine già noto, e antico, ma differisce da quello di capitalismo. Al contrario in Inghilterra il termine viene dichiarato di uso pubblico molto più tardi, perché il termine ha una carica polemica (1894). Il termine viene registrato nell'enciclopedia inglese solo nel 1922. In Germania invece il termine si diffonde perché si associa alla figura di Karl Marx, con la pubblicazione del manifesto del partito comunista. Marx studia e si occupa di una cosa cui all'epoca non c'era il nome. La diffusione del termine avviene per mezzo e all'interno della classe operaia. Nel 1872 Karl (leader della socialdemocrazia tedesca) usa un'espressione...
Il capitalismo diventa uno studio, un oggetto meritevole di essere studiato scientificamente. Marx entra nelle università. (capi partito, rivoluzionario).
Origini del capitalismo
Il fenomeno del capitalismo è collocato nel basso medioevo: rinascita dei centri urbani, le scoperte geografiche. Il primo grande imprenditore capitalista è Ulisse, perché non si accontenta mai e va sempre oltre. Questo è un chiaro esempio utile per capire la mentalità capitalistica. Tra il 300/400 nasce lo Stato moderno, in cui lo Stato si fa primo finanziatore. Tra il 18esimo e il 19esimo secolo, è la fase in cui nasce il capitalismo moderno come lo conosciamo oggi. Nasce in Gran Bretagna, assumendo una fisionomia tale da affiancargli anche altri aspetti: l'ideologia liberista, cioè può fiorire in assenza dello Stato; liberalismo.
Sul finire dell'Ottocento si trasforma, in seguito alla Grande Depressione, soprattutto sul continente, e in Germania. Innanzitutto si ha la prima grande concentrazione industriale, si assiste, rispetto al dogma liberale, ad un cambiamento che vede l'intervento statale. In quegli anni, non a caso, si scatena l'età degli imperialisti, in cui è lo Stato di nuovo a diventare finanziatore e promotore, del sistema capitalista.
Il capitale finanziario
Nel 900 avviene la finanziarizzazione del capitalismo. Dopo la crisi del '29, si pensava che il capitalismo stesse morendo, ma invece no. Un'altra crisi che ha segnato la nostra epoca fu nel 1973, crisi di tipo inedito, nuova, e per la prima volta ci si rende conto di essere di fronte a risorse che non sono illimitate. La crisi del 2007/08, comparsa del fenomeno della globalizzazione, che non è altro che il trionfo su scala globale del capitalismo.
Che cos'è il capitalismo?
Il concetto di capitalismo è strettamente collegato con i processi di industrializzazione e modernizzazione in ambito politico ed economico. Possiamo dire che è un rapporto sociale che si manifesta, nella moderna società industriale liberaldemocratica. Può essere anche un sistema economico, assume la sua forma perfetta nell'Inghilterra monarchica.
Secondo Sombart è un'organizzazione economica di scambio, non è spontanea, dominata da due principi: principio del profitto e quello del razionalismo.
- Principio del profitto: fa sì che lo scopo dell'agire economico consista esclusivamente nell'accumulazione di denaro, e non il benestare o il sostentamento, come in passato;
- Principio del razionalismo: è lo strumento che ci permette di fare ciò, secondo Sombart ogni azione economica è regolata dalla sua massima adeguatezza allo scopo.
Tre fattori che insieme a questi due fattori caratterizzano il capitalismo, anzi che lo distinguono da altri modi:
- La proprietà privata, (il lavoro salariato formalmente libero, ma di fatto sostanzialmente non libero;
- Sistema di mercato basato sulle iniziative delle proprietà private;
- Processi di razionalizzazione, tecnica produttiva, comunicativa e scientifica, che sono promossi dal capitale e finalizzate al capitale stesso.
Il risultato è la razionalizzazione della vita individuale stessa. Ad un certo punto il capitalismo diventa un meccanismo all'interno del quale gli uomini sono degli ingranaggi mirati al miglioramento non di se stessi ma del meccanismo stesso. Dunque porta alla disumanizzazione, vedendolo come il prodotto del demonio.
La seconda rivoluzione industriale
Nella seconda metà dell'Ottocento, quello che è successo prima in Inghilterra, si espande in altri paesi: questa nuova rivoluzione industriale, ovvero la seconda, introduce tutta una serie di elementi che non sono presenti nella prima ma sono dettati da un cambiamento radicale su vari settori della vita: si parla di cambiamenti culturali, scientifici soprattutto, e anche di costumi.
La seconda rivoluzione industriale è un processo di un periodo compreso tra il congresso di Parigi (1856) e quello di Berlino (1878). Nella seconda metà dell'Ottocento l'Europa Occidentale estese e consolidò la propria presenza nel mondo, e lo fece grazie alle innovazioni nel campo dei trasporti. Si sviluppò infatti il sistema ferroviario, che col tempo divenne un elemento di acceleramento e moltiplicazione dello sviluppo economico delle aree raggiunte. Infatti, l'Europa della fine del 1800 era tutta attraversata da ferrovie.
Ma un ruolo fondamentale nell'esportazione lo giocò il sistema navale. Grazie allo sviluppo della metallurgia e all'introduzione dell'etica, si poterono costruire i primi scafi in ferro, e poi in acciaio, per poi arrivare alla costruzione di transatlantici, flotte.
La seconda rivoluzione industriale fa emergere due classi sociali importanti: la borghesia (la classe dominante dalla seconda metà dell'Ottocento, quella classe che detiene il sistema di produzione, di distribuzione, ma detiene anche tutta una serie di conoscenze, tant'è che non vende solo quello che produce in termini di fabbriche, ma bensì vende la sua conoscenza, ad esempio molti borghesi sono medici, avvocati ecc.), il proletariato, sono tutte quelle persone che non hanno nulla ma che vendono il proprio lavoro, e acquisiscono un salario. Queste due figure si muovono all'interno di quello che viene chiamato "mercato".
- Il mercato: è l'insieme della domanda e dell'offerta.
- Domanda: la quantità di consumo richiesta dal mercato e dai consumatori di un certo bene o servizio.
- Offerta: la quantità di un certo bene o servizio che viene introdotto e messo in vendita in un dato momento a un dato prezzo.
- La produzione, la distribuzione e l'acquisto di questo bene formano il mercato.
Il mercato ha una distribuzione a livello mondiale. Le fasi di una crescita di un mercato corrispondono alle fasi d'ascesa della borghesia: più un mercato produce, più la borghesia ha dei vantaggi, e viceversa. Il mercato viene controllato dalla politica, in alcuni casi il controllo è molto forte, in altri è debole. La politica agisce sul mercato, su questo scambio, imponendo o abolendo dei dazi (una tassa che viene stabilita per l'importazione di un dato prodotto, meno dazi più mercato libero, e viceversa; i dazi doganali vengono usati come tutela delle proprie merci).
(Perché vengono introdotti dei dazi doganali? Per risollevare l'economia del paese, per aiutare le produzioni locali.) La seconda rivoluzione industriale non è più circoscritta ad un unico paese, quindi si parla di rivoluzioni industriali, ognuna con delle caratteristiche peculiari. Si sviluppò principalmente in Germania, che a livello di risorse poteva essere paragonato all'Inghilterra: dispone di miniere, carbone, di una borghesia imprenditrice molto forte, ha uno stato molto attento alla crescita cultura e soprattutto scientifica. Ci furono elementi che fecero presagire che la Germania era in prossimità di diventare una grande potenza: il primo è di tipo linguistico, perché sapere il tedesco era fondamentale in quanto in Germania si puntava molto sulle invenzioni tecnologiche; la Germania investiva molto sull'istruzione e sulle conoscenze scientifiche.
Le rivoluzioni cambiano da paese a paese, ogni esperienza ha un suo percorso identificabile, ma tutte agiscono in alcuni determinati processi, cioè hanno degli elementi comuni:
- Un sistema produttivo meccanizzato, vengono introdotte nelle industrie le macchine, dunque la meccanizzazione del lavoro, che porta alla "meccanizzazione" dell'uomo, all'alienazione;
- Lo sviluppo scientifico e tecnologico;
- La società di massa, qualcosa che coinvolge la quasi totalità della popolazione coinvolta nella rivoluzione industriale;
- Lo sviluppo del settore terziario;
- La diffusione dei mezzi di comunicazione;
- La propedeuticità della lingua tedesca in ambito tecnologico-scientifico, in quanto la Germania è il paese che investe di più nella ricerca.
Una delle grandi invenzioni nel '900 fu la psicanalisi: con l'introduzione della psicanalisi, entra il concetto che l'uomo non è solo un soggetto biologico, ma è prima di tutto un essere pensante, ha una forte psiche che reagisce in modo diverso rispetto all'ambiente esterno. Introduce un elemento di forte diversificazione. La razza umana è tutta uguale.
Le tre rivoluzioni industriali
- La prima, nel XVIII secolo, in cui viene introdotta la macchina a vapore nel sistema produttivo tessile. Inizia un processo irreversibile che utilizza nuove fonti energetiche: il carbone;
- La seconda, in cui la scienza e la tecnica portano al sistema produttivo...
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