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Gustavo Corni - Breve storia del Nazismo

Cap. 1 - La nascita della Repubblica di Weimar

Dopo una serie di scioperi e rivolte innescate dalla rivolta dei marinai nel porto di Wilhelmshaven nell'ottobre 1918, il 9 novembre 1918 il socialdemocratico Philip Sheidemann proclamò la Repubblica. Il cancelliere uscente, Max von Baden, affidò l'incarico di costituire un nuovo governo al leader socialdemocratico Frederic Ebert. L'11 novembre, nel bosco di Compiègne, i rappresentanti tedeschi firmarono l'armistizio con l'Intesa. La guerra era costata alla Germania più di 2 milioni di caduti, 4 milioni di feriti e 1,5 milioni di orfani e vedove di guerra che rappresentavano un problema socioeconomico, oltre che un dramma umano.

Il nuovo governo dovette muoversi in un percorso stretto. A livello internazionale, i vincitori imposero al Reich condizioni molto dure e, nella conferenza di Parigi del giugno 1919, imposero alla Germania lo status di unico colpevole della guerra. Dovettero cedere territori importanti, per un totale del 13% della superficie prebellica e di un 10% della popolazione. Inoltre le dure condizioni militari imposte dai vincitori ridussero la Germania al rango di un modesto esercito, incapace di combattere ad armi pari. Infine, i vincitori decisero di imporre alla Germania un onere economico tale da bloccarne qualsiasi velleità di ripresa: avrebbe dovuto rifondere ai paesi vincitori ciò che essi avevano speso per condurre la guerra.

Per pagare le rate la sua economia avrebbe dovuto rimettersi in moto, ma proprio il peso delle rate la schiacciava, in una sorta di circolo vizioso. Il governo, inoltre, nell'immediato dopoguerra, doveva fare i conti con nuovi soggetti politici difficilmente controllabili: in varie parti del paese si erano imposti governi rivoluzionari, gli scioperi si susseguivano, molti ex combattenti facevano fatica a reinserirsi nella vita civile. Nel gennaio del 1919, i corpi franchi intervennero per riprendere il tentativo insurrezionale dello Spartakusbund, la lega di Spartaco, gruppo rivoluzionario socialdemocratico.

Nonostante queste turbolenze, la neonata Repubblica riuscì a sopravvivere. La Costituzione, elaborata dall'assemblea nazionale nel suo rifugio di Weimar fu scritta da un gruppo di intellettuali e giuristi ed introduceva elementi di modernità, soprattutto nella parte dedicata ai principi sociali: parità di diritti fra uomo e donna, la supremazia dell'interesse generale sulla proprietà privata, la compartecipazione decisionale di imprenditori e lavoratori.

Era una costituzione di tipo parlamentare: il governo dipendeva dalla maggioranza in parlamento, il quale veniva eletto secondo un sistema proporzionale e a suffragio universale. Tuttavia, in caso divergenza, il presidente del Reich, eletto dal popolo, poteva assumere poteri straordinari, nominando governi di sua fiducia. Il meccanismo presentava però un problema: solo il presidente aveva facoltà di stabilire quando si desse una situazione di emergenza e quando essa fosse terminata.

Era un sistema politico articolato ed instabile; fino alla chiamata di Hitler al cancellierato nel gennaio 1933, la Repubblica vide alternarsi ben 18 governi in 14 anni.

Cap. 2 – Dal "partito della birreria" alla costruzione del partito nazionale

All'inizio del 1919 apparve sulla scena politica un nuovo partito, la Deutsche Arbeiterpartei, DAP, partito del lavoratori tedeschi, che si riuniva in qualche birreria. La denominazione di questo piccolo partito riflette il tentativo di offrire alla classe operaia una sponda politica nazionalista. La DAP era osservata dei servizi di informazione della Reichswehr: per questo motivo nel settembre 1919, su incarico dei suoi superiori, vi aderì Adolf Hitler.

Nato il 20 aprile 1889 a Braunau Am Inn, Adolf era il quarto figlio di Alois, impiegato doganale, con cui ebbe rapporti conflittuali, e di Klara Pölzl, con cui invece ebbe un fortissimo attaccamento. Dagli insegnanti, era descritto come un giovane dotato di discreta intelligenza ma in costante e insofferente verso l'autorità. Terminò la scuola senza un diploma e rifiutò di cercarsi un lavoro stabile. Aveva la passione per l'arte: si trasferì a Vienna e cercò di essere ammesso all'Accademia di Belle Arti ma fu rifiutato per ben due volte; rimasto in città, nel 1909 si ritrovò in miseria, costretto a vivere in un ostello per senzatetto. Probabilmente anche per sfuggire alla leva, nel maggio del 1913 Hitler abbandonò la capitale, per rifugiarsi a Monaco. A settembre, si presentò come volontario agli uffici di leva e venne arruolato in un reggimento di fanteria.

Definì questo il periodo "più felice e più appagante" della sua vita: in guerra egli si trovava a suo agio ed era molto stimato da ufficiali e commilitoni. Dimostrò anche di essere un buon soldato, meritandosi due decorazioni. Fu inizialmente ferito alle gambe nel 1916 e nel 1918 fu ricoverato per un'intossicazione da gas. Qui apprese la notizia della fine della guerra: ancora una volta, i suoi sogni svanirono e si rafforzava in lui la convinzione che altri fossero responsabili del suo fallimento, in particolare gli ebrei e i comunisti, accusati di indebolire il morale del fronte interno. "Così decisi di diventare un uomo politico" scrisse nel Meine Kampf: in realtà quella di restare sotto le armi fu una decisione presa a causa della sua paralizzante incertezza sul futuro e per evitare di tornare nel mondo civile, da cui aveva ricevuto soltanto delusioni. A Monaco, gli diedero la possibilità di svolgere incarichi di informatore per la Reichswehr.

Fu così che entrò in contatto con la DAP, pur non condividendone la struttura democratica, secondo cui le decisioni dovevano essere prese dall'assemblea. Drexler gli affidò la propaganda e qui Hitler mostrò doti inaspettate: era un oratore trascinante e capace di sollecitare l'attenzione di un vasto pubblico.

Nel corso del 1920, "il partito della birreria" mutò la propria denominazione in NSDAP (Nationalsocialistische Deutsche Arbeiterpartei). Non avendo famiglia, Hitler poteva immergersi completamente nel ruolo di oratore, scoprendo di disporre di grandi abilità. Per la prima volta, egli sapeva cosa fare della propria vita. Per l'attenzione che era in grado di suscitare e per gli aiuti economici che riusciva a ottenere, divenne indispensabile alla NSDAP. Sempre nel 1920, Hitler fu un estensore del programma del partito, che, in 25 punti, conteneva alcuni elementi anticapitalistici misti ad un forte disprezzo per la democrazia parlamentare. Hitleriani erano i punti dedicati agli ebrei, che avrebbero dovuto essere espulsi dalla comunità nazionale.

Egualmente strutturò il partito secondo il principio del capo, il Führerprinzip: una struttura verticistica imperniata sul capo assoluto. Il congresso convocato nel luglio 1921 gli affidò il ruolo di presidente: inizia prendere piede il culto della persona di Hitler, indiscusso Führer. L'obiettivo era quello di assumere il potere a Monaco e, da lì, conquistare Berlino.

Il 1923 è contrassegnato dalla crisi internazionale ed economico-finanziaria legata alla lunga occupazione franco-belga della regione industriale della Ruhr, iniziata l'11 gennaio come ritorsione per il ritardato pagamento di una rata delle riparazioni. L'uscita della crisi avviene su vari livelli: la crisi valutaria fu cancellata da una riforma monetaria e la ripresa dell'economia accompagnò il fiorire delle arti e della cultura, facendo di Berlino una seconda Parigi.

Il processo a cui i protagonisti del fallito colpo di stato del novembre 1923 furono sottoposti, rappresentò la tribuna ideale per il capo nazionalsocialista: Hitler pronunciò in aula lunghe arringhe di autodifesa, mostrandosi come un martire che voleva difendere il paese dal rischio di cadere nelle mani del comunismo. Il processo si concluse con una condanna a cinque anni di fortezza, attenuata dall'assicurazione che sarebbero stati ridotti in caso di buona condotta: complessivamente, Hitler rimase in prigione poco più di un anno (novembre 1923 - dicembre 1924).

Fu in questa occasione che egli scrisse la sua "grande" opera programmatica e il Mein Kampf. In quest'ultimo, Hitler aggiunse un motivo nuovo: l'idea di uno "spazio vitale" cui il popolo germanico, stipato in un territorio troppo piccolo, avrebbe avuto diritto. Una terra che egli collocava ad oriente, ricca di potenzialità, ma allo stesso tempo nemica del popolo germanico, in quanto fulcro del regime "giudeo-bolscevico". È contro questo pericolo che Hitler prevede di scatenare una guerra decisiva.

Uscito dalla sua cella, ricominciò a costruire il suo consenso personale: il 27 febbraio 1925, si tenne a Monaco il primo raduno, con circa 5000 partecipanti. L'anno successivo, si tenne a Weimar il primo congresso nazionale. Influenzato da Gregor Strasser, Hitler diede vita al cosiddetto "piano urbano" ovvero una penetrazione nei principali centri con una propaganda capillare rivolta soprattutto alla classe operaia, per fare concorrenza a socialisti e comunisti, che si dimostrò però un fallimento.

Cap. 3 - La crisi economica e l'ascesa inarrestabile del nazionalsocialismo

La discesa in campo degli Stati Uniti nel 1924 per aiutare la ripresa dell'economia tedesca fu dettata da tre motivi principali:

  • Allocare investimenti e creare accordi e alleanze con le più moderne imprese tedesche - dalla chimica alla meccanica, alla fiorente industria automobilistica;
  • Penetrare, con i propri beni di consumo, nel grande mercato interno tedesco;
  • Rimettere in moto il meccanismo dei pagamenti delle riparazioni, in modo che Gran Bretagna e Francia potessero, a loro volta, ripagare i debiti contratti con gli Stati Uniti durante la guerra.

E questo avvenne. L'economia d'oltreoceano viveva una fase espansiva reale ma anche immaginaria: era diffusa la convinzione che la crescita fosse illimitata. La crisi scoppiò nell'autunno del 1929: tra il 21 e il 29 ottobre Wall Street vide un'ondata di vendite senza precedenti, che portò sempre più in basso i listini. Ne scaturì il panico, la liquidità venne bloccata, migliaia di aziende furono costrette a chiudere provocando milioni di disoccupati.

Essendo gli Stati Uniti il perno del sistema economico mondiale, la crisi non poteva che essere internazionale. Ancora più drammatiche furono le conseguenze in Germania perché la crisi economica, politica e istituzionale che il crollo del 1929 innescò, ha rappresentato il fattore determinante nell'ascesa elettorale del nazionalsocialismo.

La costituzione di Weimar rappresenta un esempio di equilibrio tra la componente socialista e quella conservatrice-moderata. Il presidente del Reich era eletto direttamente dal popolo, a suffragio universale. Il cancelliere, che doveva avere il sostegno di una maggioranza in parlamento, doveva anche contare sulla sua fiducia. Inoltre, l'articolo 48 attribuiva al presidente il potere di "prendere le misure necessarie al ristabilimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, quando essi fossero turbati o minacciati in modo rilevante". Allo scoppio della crisi era in carica un governo di "grande coalizione" fra socialdemocratici, cattolici e democratici, guidati dal socialdemocratico Müller, il quale dovette affrontare una drammatica situazione sociale.

Nel 1930 venne affidato l'incarico di cancelliere al democratico cattolico Heinrich Brüning, considerato un esperto di problemi economici. Egli iniziò a governare usando i poteri straordinari previsti dall'articolo 48 e mise in atto una politica recessiva per uscire dalla crisi: tagli alla spesa pubblica, incremento delle tasse indirette, introduzione di nuove imposte, fissazione di prezzi regolamentati per i principali beni di consumo. Unica eccezione, fu un massiccio intervento a sostegno dell'agricoltura, denominato Osthilfe, che non venne accettato di buon occhio dal Parlamento.

Di fronte alla resistenza di quest'ultimo ad approvare i decreti emanati dal governo Brüning, Hindenburg indusse nuove elezioni, che si svolsero il 14 settembre 1930. L'81,4% degli elettori si recò alle urne. Il vero vincitore fu il partito di Hitler, che ottenne 107 seggi in parlamento, diventando il secondo partito del Reich. Il motivo di questo successo è da ricercare nel fatto che a differenza degli altri partiti di protesta, la NSDAP si fece portatrice di un messaggio globale di soluzione dei problemi del presente, guardando tutti i settori della società e, allo stesso tempo, con un'attenzione specifica per ciascuno di essi. Inoltre, accanto al messaggio, era cruciale l'apparato di militanti (per lo più giovani e dediti alla causa) che se ne faceva portatore e ancora più importante, la figura carismatica del Führer.

Essa fu sapientemente costruita da Joseph Goebbels, responsabile della propaganda. Hitler fu proposto al pubblico come uomo capace di entrare in simbiosi con il popolo, anche grazie alla sua esperienza di vita (l'individuo che partendo da condizioni insieme è capace di ergersi ad artefice del proprio destino). Era lui l'incarnazione del Terzo Reich futuro, in cui problemi del presente sarebbero stati superati, riportando la Germania al rango di grande potenza continentale.

Cap. 4 - Consenso di massa e cooptazione al vertice: Hitler cancelliere

Il terremoto elettorale del 1930 non fece comprendere ai partiti repubblicani la minaccia eversiva rappresentata dal movimento Hitleriano: Hindenburg e Brüning continuarono per la loro strada con una politica economica "lacrime e sangue", che in quel momento era però percepita come ingiusta e suscitava crescenti tensioni nella società. Nell'aprile del 1932 si tennero le elezioni presidenziali: Hindenburg aveva dichiarato di non volersi ricandidare ma cedette alle pressioni dei partiti moderati. Anche Hitler decise di scendere in campo, con una campagna elettorale abilmente orchestrata da Goebbels. Preso a noleggio un aereo da turismo, poté spostarsi da una parte all'altra del paese, tenendo in una settimana 20 comizi nelle principali città. Nel ballottaggio, Hitler venne sconfitto ma ottenne oltre 13 milioni di voti, corrispondenti al 37% dei suffragi.

Dopo le elezioni del 1930, la tattica della NSDAP aveva seguito quattro strade parallele, tutte finalizzate a conquistare il potere assoluto:

  • Il parlamento fu usato come cassa di risonanza per la propaganda più radicale;
  • Venne sviluppata una capillare penetrazione della società tedesca, allo scopo di mobilitarla e, allo stesso tempo, di controllarla. Furono create specifiche organizzazioni, che tentarono di conquistare dall'interno le preesistenti istituzioni rappresentative dei gruppi di interesse.
  • Hitler tenne poi viva l'opzione della violenza: risse e scontri a fuoco fra nazionalsocialisti e comunisti erano all'ordine del giorno e culminarono nella cosiddetta "domenica di Altona", il 17 luglio 1932, quando militanti comunisti attaccarono una marcia di camicie brune, lasciando 17 morti.
  • Infine, Hitler operò per ottenere anche l'appoggio della borghesia, ribadendo la piena adesione al principio della proprietà privata e alle leggi del capitalismo.

Il 31 luglio 1932 si svolsero le nuove elezioni. Ancora una volta, Hitler fu infaticabile, tenendo 53 comizi in poche settimane. Le urne diedero alla NSDAP il rango di primo partito, con oltre 13,5 milioni di voti. Il partito aveva conquistato consensi in tutte le regioni, in aree rurali e urbane, fra i ceti medi e persino in settori della classe operaia. Alle elezioni per il Reichstag, svoltesi il 6 novembre, la NSDAP subì per la prima volta una battuta d'arresto, (dovuta sia ad un calo complessivo dei votanti, pari al 4%, sia ai primi segni di superamento della crisi economica, anche grazie alle rigide politiche messe in atto dal cancelliere Brüning) perdendo quasi 2 milioni di voti.

Un calo di per sé non determinante, perché non intaccò la posizione di maggioranza, ma che ebbe un impatto psicologico notevole nell'opinione pubblica. Tuttavia, il 30 gennaio 1933, Hindenburg ricevette Hitler e gli affidò l'incarico di cancelliere in un governo di coalizione, in cui erano presenti esponenti del mondo conservatore. Oltre a lui, della nuova compagine ministeriale, vi erano solo due nazionalsocialisti, collocati però in posizioni cruciali: Wilhelm Frick come ministro degli interni e Göring come ministro senza portafoglio. Quest'ultimo, da questa posizione, aveva il controllo della più potente polizia tedesca.

Cap.5 - La costruzione della dittatura 1933-1934

In Italia il percorso di costruzione della dittatura fascista è stato accidentato, anche a causa del persistere della monarchia, che Mussolini e del fascismo non sono stati in grado di eliminare. In Germania, invece, il processo fu molto più rapido. La morte di Hindenburg, il 2 agosto 1934, spianò la strada ad Hitler: La sua nomina a cancelliere diede la possibilità ai suoi seguaci di sfogare la tensione accumulata.

L'effettiva presa del potere avvenne attraverso una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi che consentirono di uscire dalla cornice istituzionale repubblicana. In un primo tempo, l'alleanza con i conservatori sembra funzionare bene e culminò nella cosiddetta "giornata di Potsdam", il 21 marzo 1933, in coincidenza con la riapertura del parlamento dopo le elezioni del 5 marzo. A condizionare il voto, fu l'incendio doloso del palazzo del parlamento, nella notte fra il 27 e del 28 febbraio, probabilmente ad opera del comunista olandese Marinus van der Lubbe.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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