Il mondo in questione
Premessa
“ 2 Capitolo 1, Le origini del pensiero sociologico “ 4 Capitolo 2, Sociologia e positivismo “ 7 Capitolo 3, Marx “ 10 Capitolo 4, Durkheim “ 14 Capitolo 5, Simmel “ 17 Capitolo 6, Weber “ 22 Capitolo 7, Le origini della sociologia americana “ 24 Capitolo 8, La sociologia in Italia agli inizi del XX secolo “ 26 Capitolo 9, Vienna e dintorni “ 30 Capitolo 10, La scuola di Francoforte “ 36 Capitolo 11, La sociologia americana negli anni dello struttural-funzionalismo “ 42 Capitolo 12, Vita quotidiana e costruzione sociale della realtà “ 48 Capitolo 13, Verso la sociologia contemporanea
Premessa: cos'è la sociologia?
Sociologia: è un insieme di discorsi e di pratiche di ricerca che hanno per oggetto le relazioni e le istituzioni umane. Affermazioni come questa, però, hanno un senso limitato poiché i vari autori hanno inteso la sociologia in modi molto diversi fra loro. Diciamo quindi che la sociologia è un insieme di problemi, di forme di indagine, di teorie e di concetti elaborati allo scopo di promuovere la comprensione della società. Un elemento che accomuna i vari autori è la curiosità, che fa sì che il nostro mondo sociale non ci sembri scontato, e così ci si chiede come mai sia proprio così, e non altrimenti.
Capitolo 1
Le origini del pensiero sociologico
La sociologia è una costruzione intellettuale del mondo moderno. L’età moderna si avvia convenzionalmente nel 1492, con la scoperta dell’America, che comportò un cambiamento nella concezione del mondo, da chiuso e statico a illimitato. Pochi però, al tempo, si resero conto che stavano vivendo una nuova epoca. Per la sociologia, invece, sono molto importanti la rivoluzione industriale e quella francese. Entrambe furono percepite, da chi le ha vissute, come un mutamento radicale. Esse favorirono un’accelerazione della storia, che negli ultimi due secoli si è sviluppata più di quanto abbia fatto nei precedenti due millenni. Il mutamento ha un forte impatto sugli studi sociali, che aumentarono proprio perché si volevano conoscere le sue ragioni, al fine di controllarlo, criticarlo o dirigerlo. Anche il concetto di scienza, intesa come osservazione metodica necessaria per il conoscere, fu molto importante, in quanto fino al Medio Evo si riteneva che il sapere fosse accessibile solo a Dio, mentre i nuovi scienziati dimostrarono il contrario. L’Illuminismo e l’empirismo applicheranno questo nuovo metodo conoscitivo ai fenomeni sociali.
Rivoluzione industriale
Inghilterra, 2a metà del '700. Presupposti: disponibilità di materie prime, di forza lavoro proveniente dalle campagne, di nuove tecnologie e controllo dei mercati coloniali. Industria: meccanizzazione del lavoro, tendenza che cominciò già nel '500; questo sviluppo fu dunque graduale, ma fu comunque il più grande cambiamento nella storia umana dopo la rivoluzione neolitica. Questo nuovo modo di produrre si espande in Europa e nel mondo. Esso permetteva non solo l’autosussistenza, ma anche di svilupparsi economicamente. L’idea di progresso trova qui le sue basi materiali, poiché da allora in poi gli uomini hanno compreso che il mondo sociale e materiale di domani sarà di norma diverso da quello di oggi.
Rivoluzione francese
Fine '700. È il momento culminante di vari processi che portarono alla delegittimazione del potere feudale e allo stabilirsi di una legittimazione basata sul consenso della società a leggi razionalmente stabilite e all’obbedienza a governanti liberamente eletti. È basata sulla pressione della nuova classe sociale della borghesia. La visione politica di questa nuova società è alla base dell’odierno sistema di valori occidentale (eguaglianza, partecipazione al governo mediante elezioni, etc). L’idea dell’uguaglianza è un’idea moderna che caratterizza la nascita della cultura occidentale (nel Medio Evo non era certo concepibile che padrone e servo avessero gli stessi diritti). Anche la rivoluzione francese sta alla base del progresso, in quanto da allora il mutamento è considerato un fenomeno normale: se il potere non è più unicamente nelle mani di coloro che lo avevano ricevuto per nascita, allora gli uomini, riuniti nelle istituzioni, possono creare e modificare le proprie leggi sulla base di un confronto razionale.
Illuminismo
Francia, 1700. Fornisce alla sociologia il piano culturale per il suo sviluppo. Per gli illuministi nulla è legittimo se non è motivato razionalmente, ed essi trasferiscono questo principio, che era già alla base della scienza, al campo degli oggetti sociali. Il primo sociologo è considerato Auguste Comte, ma alcuni, come Durkheim, lo individuano in Montesquieu, autore delle “Lettere persiane” e de “Lo spirito delle leggi”. In quest’opera egli parla delle leggi che regolano varie società, collegandole alle loro tradizioni, al clima, ai fatti storici, etc., constatando così la relatività delle leggi alle abitudini. Nelle “Lettere persiane” egli racconta dapprima l’esotico mondo del principe persiano Uzbek, mondo che stupì molto i lettori francesi. Dopodiché, passa a descrivere la società francese proprio dal punto di vista di Uzbek, che rimane altrettanto stupito. In questo modo il lettore si rende conto della relatività di ciò che dava per scontato, e viene spinto a domandarsi perché il suo mondo sia così, e quello di Uzbek così diverso.
Empirismo
Inghilterra/Scozia, 1700. Come per gli illuministi, anche per essi i dogmi devono essere sostituiti da un’analisi disincantata del mondo che ci circonda. Anche loro applicano questo principio al regno umano; in particolar modo ricordiamo Ferguson e Smith. Il primo affermò che “la conoscenza dei fatti ha la priorità su quella dei principi” e che le istituzioni sono “il risultato dell’azione umana, ma non l’esecuzione di un disegno”. Ma come può il mondo sociale essere regolato, se non corrisponde ad alcun “progetto”? Risponde Smith, con la teoria del mercato. Egli ritiene che la ricchezza di una nazione sia correlata alla sua capacità di produrre, e che questa sia collegata alla divisione del lavoro (= la specializzazione di ognuno in una determinata attività). Questa fa nascere l’esigenza di scambiare beni di prima necessità, attraverso il mercato, regolato dai meccanismi di domanda e offerta, i quali portano ad una suddivisione armoniosa del lavoro nella società. Questa teoria, che è alla base dell’economia politica classica, è importante per la sociologia perché evidenzia il carattere fondamentale della divisione del lavoro nella società e dell’individuazione di un’istituzione (il mercato) che regola la società al di là della volontà dei singoli. Non è importante sapere se gli uomini sono portati a vivere in società o se sono ostili gli uni agli altri: ciò che conta è analizzare le condizioni che rendono necessari gli scambi, e come tali scambi si realizzano.
Capitolo 2
Sociologia e positivismo
Ottocento: caratterizzato da un profondo mutamento (nuovi luoghi di lavoro, strumenti di produzione, soggetti sociali, fonti di energia, materiali, mezzi di trasporto e di comunicazione). È un secolo pacifico a livello internazionale, ma scosso da numerose rivolte interne.
Positivismo
Corrente culturale che caratterizza l’Ottocento. Si basa su un atteggiamento laico, scientistico e volto al progresso. Erede dell’Illuminismo, si discosta dalle sue istanze critiche, in quanto predilige orientamenti più pratici (organizzazione sistematica delle conoscenze; esso ricerca i “fatti” che ritiene di poter cogliere in maniera oggettiva, utilizzandoli poi per rifondare la società).
Henri de Saint-Simon
Segna il passaggio dalle istanze teoriche dell’Illuminismo a quelle più pratiche del positivismo, contribuendo, però, anche a fondare una corrente di pensiero utopico che confluirà nei movimenti di ispirazione socialista. Fu tra i primi a comprendere che la nuova società si basava sulla produzione industriale e sul sapere ad essa collegato, e non più sui resti del feudalesimo. Il progresso doveva quindi includere anche una riorganizzazione sociale.
Auguste Comte
Allievo di Saint-Simon, fu il primo ad utilizzare la parola “sociologia”. Riprende elementi del pensiero del suo maestro, ma si pone come colui che deve aiutare la nuova epoca a dispiegarsi, piuttosto che darle una forma. Il suo pensiero è talvolta contradditorio, ma la sua influenza sulla storia della sociologia e su alcuni sociologi è molto alta. La sua idea principale è che la conoscenza umana, così come la storia universale dell’uomo, si sviluppa in 3 stadi: teleologico (la spiegazione dei fenomeni naturali è perseguita dagli uomini in termini prima magici e poi religiosi), metafisico (si spiegano i fenomeni mediante il ricorso alla filosofia), positivo (si basa su presupposti scientifici, cioè la ricerca di fatti). Nella sua opera “Corso di filosofia positiva”, egli afferma che la sociologia deve essere una fisica sociale; le altre materie da egli individuate sono la statica sociale (studio del modo in cui le società si autoregolano) e dinamica sociale (studio dei mutamenti della società). Nella fase finale del suo pensiero egli si pone come “sacerdote della religione positiva”, fondata sul culto dell’umanità: egli rivaluta dunque la religione, in quanto essa è capace di creare valori ai quali gli uomini obbediscono. Affermare ciò non vuol dire essere conservatori, bensì significa interrogarsi su cosa tiene insieme una società e quali siano le basi delle regole del vivere comune.
Alexis de Tocqueville
Non è né un sociologo, né un positivista, ma è un attento osservatore del suo tempo: per questo si rese conto che il mutamento porta sia vantaggi (il progresso), sia svantaggi. Egli analizza soprattutto il concetto di democrazia, grazie al quale più o meno tutti possono aspirare a qualsiasi posizione in ragione dell’uguaglianza sociale. In “La democrazia in America” egli afferma che il processo di democrazia si è fortemente sviluppato negli USA, ma che l’uguaglianza comporta il declino dell’onore, una diffusa mediocrità e un forte individualismo; inoltre, la democrazia può comportare una “dittatura della maggioranza”. Nel suo studio “L’antico regime e la rivoluzione”, paragona la Francia prima e dopo la rivoluzione, con confronti tra essa e i paesi vicini. Fu il primo, dunque, a usare il metodo comparativo.
Herbert Spencer
Vede la storia come un processo evolutivo, nel corso del quale gli uomini si adattano all’ambiente in cui vivono, passando da forme di organizzazione semplici a forme sempre più complesse; riprende dunque concetti darwiniani. La sua sociologia si basa su raccolte di informazioni su varie società, ordinate secondo una doppia tipologia: quella della differenziazione (la storia umana va avanti per passaggi lineari dal più semplice al più complesso: crescendo le istituzioni diventano sempre più specializzate) e quella tra società militari e società individuali (nelle prime l’ordine è garantito in maniera coercitiva, nelle seconde, invece, deriva dalla libera scelta individuale).
Statistiche e inchieste
Lo sviluppo della statistica è collegato alle esigenze degli Stati di avere informazioni sempre più precise per quanto riguarda non solo dati demografici o relativi all’industria, ma anche criminalità, istruzione, salute, alimentazione, povertà, etc. (statistiche morali). Inoltre, i parlamenti inglesi, francesi e tedeschi, così come quelli di gran parte dei paesi sviluppati, incaricavano delle commissioni di svolgere inchieste sociali (vere e proprie indagini su argomenti come il lavoro in fabbrica, le condizioni di vita nelle campagne, la povertà, etc).
Capitolo 3
Karl Marx
Marx e Hegel: Marx riprende il termine hegeliano “dialettica”, che indica un movimento (del pensiero o della realtà che, attraverso la negazione di una precedente affermazione, porta ad una sintesi, cioè il superamento di entrambe). Riprende anche il concetto di “alienazione”: per Hegel essa era soltanto un aspetto dell’oggettivazione, mentre per Marx le due cose sono diverse, in quanto l’alienazione si ha solo in certe condizioni, cioè quando il lavoratore è sfruttato e non possiede ciò che produce, né decide come produrre, etc. Per riappropriarsi dell’oggetto è necessaria una rivoluzione pratica, non basta fare interpretazioni filosofiche (le quali corrispondono alle condizioni in cui vivono gli uomini in un tempo determinato, descrivendole però come universali ed eterne).
Materialismo storico
È un modo di pensare che parte dall’analisi delle condizioni materiali degli uomini. Tracciando la storia dell’umanità, Marx si rende conto che la divisione del lavoro, per quanto necessaria, è sempre stata diseguale.
Struttura e sovrastruttura
Struttura: è costituita dal lavoro, dai mezzi e dalle conoscenze (forze produttive) e dai rapporti di produzione (determinati da chi detiene le forze produttive). Costituisce la verità.
Sovrastruttura: è data da istituzioni giuridiche, religiose, politiche, dalla morale, dalla filosofia, etc. Non rappresenta la realtà. Si basa sulla struttura.
Ideologia
Insieme di idee che rappresentano il mondo in maniera parziale, falsificandolo. È la forma di pensiero tipica della classe dominante, ma spesso viene accettata anche dai dominati (perché non conoscono i loro interessi o perché hanno paura di ribellarsi), che danno dunque vita alla falsa coscienza.
Il capitale
Quest’opera ha lo scopo di indagare il modo capitalistico di produzione e di scambio che gli corrispondono. Il modo capitalistico di produzione è il modo moderno di produzione (= l’insieme dei mezzi per la produzione e dei rapporti di produzione). La caratteristica di questo modo capitalistico di produzione è quella di essere fondato sul capitale, che per gli economisti classici corrisponde al lavoro accumulato; secondo Marx, invece, il lavoro accumulato diventa capitale in relazione a determinati rapporti sociali, che si hanno quanto proprietari dei mezzi di produzione e proletari entrano in una relazione mediata dal denaro, cioè dal salario, che non viene calcolato in base ad una quota del prodotto, ma in base ad una quota del loro tempo. I beni che vengono prodotti da questo rapporto sono merci destinate al mercato. Esse hanno un valore d’uso (differente per ogni merce) e un valore di scambio (il prezzo della merce, che corrisponde al lavoro medio calcolato come necessario per produrla); il denaro è l’equivalente universale del valore di scambio. Infine, per essere considerato capitale, il lavoro accumulato deve essere utilizzato per raggiungere un profitto. Infatti, ciò che rende un capitalista tale è che egli all’inizio possiede un capitale, lo investe in salari e macchine, e infine guadagna una cifra superiore al capitale investito (D-M-D’). Per gli economisti il profitto è il risarcimento del rischio dell’investitore; per Marx, invece, il plusvalore ha origine nel pluslavoro, cioè nello sfruttamento. Infatti, il salario dell’operaio è sufficiente a garantire la sussistenza, ma il lavoro che egli realizza ha un valore superiore. Ci si rende conto di questo sfruttamento solo analizzando i modi di produzione, producendo così un’ideologia, poiché omettono parte della realtà.
Classe
Insieme di individui che si trovano nella medesima posizione all’interno dei rapporti di produzione tipici di un modo di produzione dato. All’interno del modo di produzione capitalistico, borghesia (capitalisti) e proletariato (lavoratori) sono le classi principali. Gli interessi sono spesso camuffati: ad es., quelli della borghesia si celano dietro un’ideologia che giustifica i rapporti esistenti come portatori di benefici universali; gli interessi dei proletari, invece, spesso non sono chiari nemmeno a loro. Quando la classe operaia si rende conto dei propri interessi, si ha il passaggio dalla classe in sé alla classe per sé (viene acquisita la coscienza di classe). La classe in senso pieno, dunque, è un soggetto collettivo capace di intraprendere azioni congruenti con i propri interessi.
Mutamento
Marx vuole stabilire le condizioni di movimento della società capitalista al fine di raggiungere il suo superamento. Il mutamento viene creato proprio dal modo di produzione, in quanto l’interesse del capitalista è quello di massimizzare il profitto: per fare ciò, egli deve aumentare il pluslavoro, cosa che può avvenire in due modi: allungando la giornata lavorativa (ottenendo l’opposizione degli operai) o rendendo il lavoro più produttivo (mediante un’organizzazione del lavoro più efficiente e un maggior numero di macchine, così che, a parità di tempo impiegato l’operaio produca un numero maggiore di merci). Il valore del suo salario viene quindi reintegrato prima, e il pluslavoro aumenta. Producendo più merci, si può abbassare il loro prezzo, o si può entrare in nuovi mercati, aumentando la richiesta. Per fare tutto ciò, sono necessarie le innovazioni tecnologiche, che sono collegate allo sviluppo delle scienze; la ricerca scientifica è sempre stata condizionata dalle esigenze dei capitalisti di migliorare la produzione. Inoltre, le merci devono essere vendute, e per fare ciò...
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