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Riassunto esame SOCIOLOGIA DELLA FAMIGLIA E POLITICHE SOCIALI, prof.ssa

Mancarella, libro consigliato SOLIDARIETA' INTERGENERAZIONALI E SISTEMI DI

WELFARE di Stefania Ruggieri (2014)

CAPITOLO 1 WELFARE STATE: QUALE FUTURO?

Welfare state (stato di benessere), in letteratura si riferisce all'insieme degli interventi proposti dai

governi per rispondere alle richieste di eguaglianza sociale ed economica, derivate dal processo di

modernizzazione.

Flora e Heidenheimer ritengono che non si possa dare una definizione univoca di welfare state

perchè si rischia di snaturare il significato, welfare state infatti è la dimostrazione che si è assunta

una responsabilità collettiva difronte alle varie situazioni di bisogno determinate sia da fattori

naturali che creati dall uomo.

La nascita e lo sviluppo del welfare vanno quindi collegati anche ai cambiamenti e mutamenti che

hanno investito l'Europa nel XIX sec trasformando strutture e modelli sociali esistenti.

Il concetto di welfare state è stato negli anni elaborato e rivisto da numerosi autori:

1. Wilensky: lo identifica con la garanzia da parte dello stato di standard minimi di reddito,

alimentazione, salute e sicurezza fisica, istruzione, abitazione, assicurata a ogni cittadino

come diritto politico. Gli assegna quindi ruolo riparatore e lo intende come risposta alla

domanda di bisogno ,ma anche come strumento per ricostruire l'integrazione sociale

distrutta dalla modernizzazione.

2. Asa Briggs: lo inserisce negli interventi pubblici, per regolamentare e modificare le forze

sociali e di mercato per garantire benessere sociale.

3. Ginsburg e Gough: lo identificano (con una visione marxista) a una struttura idonea per

salvaguardare il sistema capitalistico, quindi sostenere il miglioramento delle condizioni dei

lavoratori attraverso politiche sociali.

4. Ferrera: lo definisce come insieme di interventi pubblici che forniscono protezione sotto

forma di assistenza assicurazione e sicurezza sociale.

Il welfare nasce quindi come risposta alle molteplici questioni date dal processo di

modernizzazione.

Secondo Ferrera non bisogna confonderlo con altri concetti che vengono usati erroneamente come

suoi sinonimi: assistenza sociale, assicurazione sociale e sicurezza sociale. Queste sono le principali

modalità di intervento del welfare.

Le fasi di avvio: 1880-1920

l'inizio del processo di instaurazione del moderno welfare coincide con la sperimentazione delle

prime forme di assicurazione sociale. Si inaugura la prima forma di collaborazione tra due forze

antagonistiche dello sviluppo capitalistico: datore di lavoro e lavoratore.

Il moderno welfare offre prestazioni standardizzate , fondate su precisi diritti individuali.

Il concetto di assistenza sociale rappresenta l ingresso dello stato moderno nella sfera sociale e

giunge fino a noi attraversando il processo di evoluzione del welfare.

Il settore dell' assistenza sociale si distingue per essere residuale ovvero rivolto ad un target definito

di beneficiari. Con l'avvento dell' assicurazione sociale obbligatoria l'impostazione degli interventi

pubblici non è più residuale e selettiva ma diventa obiettiva e uniforme.

Allargamento e consolidamento del welfare: 1920-1945

Il welfare si estende nel periodo tra le due guerre e introduce il concetto di sicurezza sociale.

Nel catalogo dei rischi che vengono coperti dalle assicurazioni viene aggiunta

− la disoccupazione e le malattie professionali

− e vengono aggiunti anche altri beneficiari come i senza lavoro, i pensionati e i familiari a

carico.

− Vengono introdotti in quasi tutti i paesi europei gli assegni familiari con una crescente

attenzione alla famiglia

Espansione e completamento: 1945-1960

dopo il conflitto mondiale si ha una fase matura di welfare, si crea un welfare universalistico

fondato su principi egualitari, viene quindi definita epoca d oro o triennio glorioso del welfare.

• Nel 1950 quasi tutti i paesi dell'Europa occidentale hanno programmi completi per i

principali rischi sociali (infortuni, malattie, vecchiaia, disoccupazione), includendo schemi

assicurativi che prevedono la pensione di reversibiltà per le vedove e per gli orfani e

l'estensione dell assicurazione sanitaria ai familiari a carico.

La crisi: 1960-1980

le condizioni che hanno favorito la crescita del welfare sono state:

− la stabilità politica prodotta dalla guerra fredda,

− la crescita economica e demografica del II dopoguerra..

La standardizzazione dei bisogni in questa fase di sviluppo aveva favorito l'accentramento delle

risposte, ma il venir meno di queste condizioni fu proprio il I fattore di crisi del walfare.

Durante il 30ennio glorioso c'è stata un'esplosione della spesa sociale grazie al paradigma fordista e

alle politiche economiche Keynesiane: la rottura di questa unione segnerà negli anni 80 la crisi del

welfare.

Negli anni 70 le economie occidentali iniziano a registrare cali drammatici nei tassi di crescita non

previsti dalle politiche economiche del momento: si vengono a creare insanabili deficit e debiti

pubblici.

La spesa sociale diventa incontenibile anche a causa dei cambiamenti demografici in corso:

− invecchiamento della popolazione

− calo delle nascite

questi fattori non consentono più di bilanciare entrare e uscite e iniziano a vacillare le certezze del

welfare.

La relazione tra politica economica e politica sociale vacilla a causa delle graduale crescita

economica,l'espansione dei marcati e la partecipazione di nuovi Paesi al gioco economico mondiale.

Il modello di sviluppo capitalistico inizia a venir meno facendo entrare il welfare in una lunga crisi.

I cambiamenti portano:

− sgretolamento del paradigma fordista

− processo di destandardizzazione sia nel lavoro per il mercato sia in quello familiare (la

norma nell'esperienza lavorativa maschile e il lavoro salariato per la vita lasciano spazio alla

frammentazione delle carriere e l'emergere di periodi di inattività)

− frammentazione del sistema dei ruoli e delle attese sociali connesse all'età che permettevano

un corso di vita normale

− frammentazione dei sistemi di protezione sociale (la protezione sociale era concentrata sulla

figura del lavoratore maschio adulto; alle donne era riservato il ruolo domestico )

− processo di de-strutturazione degli assetti familiari: viene scombinato l'ordine sociale

tradizionale che lascia il posto a un sistema caratterizzato dall alternarsi di entrata e uscita

dalle organizzazioni produttive, dal mercato e dalla famiglia )

Il massiccio ingresso della donna nel mercato del lavoro aumenta la complessità degli eventi

rovesciando i ruoli e le consuetudini del corso di vita fordista.

Di conseguenza si è avuta la tendenza delle donne ad avere meno figli, che ha portano

l'invecchiamento della popolazione (anche a causa della crescita della speranza media di vita)

alternando gli equilibri demografici e sbilanciando le reti di sostegno, appesantendo il sistema

pensionistico, creando problemi di ordine finanziario.

Le nuove generazioni di anziani presentavano nuovi bisogni con diverse richieste sul piano sociale e

sanitario, favorendo l aumento della spesa sociale.

Dagli anni 80 questa situazione genera la necessità di una diversa redistribuzione delle opportunità

di protezione sociale.

Le direzioni della riforma

I mutamenti hanno indebolito il welfare state inducendo i governi europei a ampi ripensamenti che

non si sono subito concretizzati.

Le soluzioni utilizzate in Europa sono state perlopiù di tipo finanziario e apparivano come un

patchwork di aggiustamenti ricavati da una mera operazione di taglia copia e incolla.

Emerge una situazione di inerzia che tende a conservare lo status quo e a mantenere le forme di

protezione sociale della logica economica che si limitava a minimizzare le conseguenze senza

risalire alle cause.

I paradigmi interpretativi tradizionali non erano capaci di spiegare la complessità della nuova realtà

sociale e c'era l esigenza di intraprendere nuovi percorsi. A partire dagli anni 90 i programmi

nazionali di welfare vengono rimodulati e articolati a definire i confini tra pubblico e privato e tra

responsabilità individuali e collettive ma il processo non avviene del tutto, ancora oggi infatti è una

prerogativa nazionale e soprannazionale.

Ricalibratura

Le grandi trasformazioni rendono necessario l'avvio di una riforma o per quella che viene definita

ricalibratura (Ferrera), ovvero un processo di cambiamento istituzionale.

Il welfare a diventare uno strumento di promozione delle capacità dei singoli, con il fine di evitare

l'insorgere del bisogno e rendere le persone in grado di affrontare le situazioni di disagio

autonomamente. Quindi il cambiamento punta ad attivare risorse individuali , investire sul capitale

umano, individuare nuove forme d'azione che consentano una maggiore personalizzazione degli

interventi, monitorando i bisogni e le risorse dei diversi contesti.

Tenendo conto questi nuovi bisogni lo stato si è rivelato inadatto ad affrontare i cambiamenti del

processo di ricalibratura.

La ricalibratura definisce i passaggi e i processi che favoriscono il mutamento della politica sociale;

indica le dimensioni del cambiamento istituzionale e declina i passaggi e le iniziative necessarie a

rendere il welfare un sistema capace di coniugare crescita e coesione, mercato e protezione sociale,

valorizzazione dei meriti e sostegno dei bisogni. La ricalibratura rappresenta un piano di azione di

lungo termine che trae spunto dalla crisi di politica pubblica, la politica sociale si spoglia delle sue

caratteristiche tradizionali e assume funzione preventiva. La politica sociale diventa un exit

strategy, strumento flessibile che risponde alle nuove esigenze.

Attraverso la ricalibratura funzionale si può spostare l'attenzione verso le classi sociali emergenti,

bilanciando le risorse. Il welfare affronta le 3 grandi sfide del XXI secolo (invecchiamento della

popolazione, cambiamento del ruolo della donna e attenzione all'infanzia) :

− diminuendo la protezione nei confronti della vecchiaia, attraverso l'innalzamento dell'età

pensionabile(consente di limitare la spesa sociale)

− veicolando le risorse alla cura della non autosufficienza

− supporto nel lavoro di cura

− politiche si conciliazione per le donne

− maggiore investimento nei servizi all'infanzia

Attraverso queste modifiche la ricalibratura può raggiungere il suo vero obiettivo: il bisogno

urgente di riscrivere il contratto tra le generazioni.

La ricalibratura distributiva interessa le categorie oggetto di protezione e ha come obiettivo una

distribuzione più equa della tutela tra categorie iper-garantite e categorie sottodimensionate ovvero

insider e outsider (Pierson). Questo tipo di ricalibratura consiste negli interventi di riforma che

mirano a ponderare la protezione pubblica tra i differenti beneficiari delle prestazioni sociali.

La ricalibratura normativa si riferisce all'elaborazione di nuovi indirizzi pubblici. L'elaborazione di

un nuovo framework appare come un esigenza nel campo delle politiche per la vecchiaia.

Ricalibrare il welfare sotto un profilo normativo significa assegnare un peso al valore dell'equità,

proponendo e rafforzando un welfare dinamico che tenta di rimuovere lo svantaggio sociale

investendo in capitale umano attraverso la lotta alla povertà dei bambini e ricalibrando il sistema

educativo.

La ricalibratura politico-istituzionale è costituita da quelle riforme che riconfigurano la divisione

delle competenze tra differenti livelli di governo e in secondo luogo riguarda anche gli attori

coinvolti nel processo di decisione, nel nuovo sistema di governance. Mira ad identificare i

movimenti verso una governance più articolata e multilivello delle politiche sociali europee e verso

un sistema di governo più inclusivo fondato sulla presenza di molti attori, sullo sviluppo di reti e

aperto alla voce degli outsiders.

Gli approcci teorici al welfare

le correnti alla base delle analisi empiriche sul welfare hanno condotto alla formulazione di

differenti teorie circa lo sviluppo delle politiche sociali.

− il paradigma funzionalista: intende il welfare come un dispositivo di aggiustamento e

riparazione nel processo di integrazione sociale sempre più debole a causa di

industrializzazione e modernizzazione

le teorie funzionaliste vedono il welfare come impermeabile ai fattori politici che invece

determinano differenze tra gli stati, queste differenze trovano una soluzione nella teoria della

mobilitazione delle risorse di potere secondo la quale le politiche spiegano le differenziazioni dei

diversi welfare.

Secondo questo approccio per spiegare il welfare bisogna guardare alla distribuzione delle risorse

politiche tra le classi sociali o tra i gruppi di interessi.

− Approccio conflittualista: è la politica a rappresentare la variabile esplicativa dei welfare

state. Solo attraverso una mobilitazione dal basso i sindacati e i partiti operai possono

modificare lo svantaggio tramutandolo in vantaggio

− la teorie delle risorse di potere: ha sviluppato molti studi statistico-quantitativi che hanno

confermato la correlazione positiva tra forza delle organizzazioni politiche e sindacati pro

labour e l'ampienzza della protezione sociale.

Tutte le interpretazioni si fondano sulla convinzione che il welfare è una risposta a domande di

diversi gruppi e classi sociali.

I confini mobili del welfare

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FC_08 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e politiche sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Mancarella Maria.
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