Corso di scienza delle finanze
Le ragioni dell'intervento pubblico
Economia del benessere e scienza delle finanze
L'oggetto della scienza delle finanze
La scienza delle finanze (o economia pubblica) è la disciplina che studia il ruolo dello Stato nelle economie di mercato con particolare riguardo alle entrate e alle spese pubbliche rappresentate nel bilancio dello Stato. Pertanto ha come oggetto il finanziamento delle attività dello Stato nell'economia di mercato. Studiare il ruolo dello Stato significa domandarsi perché esiste, perché si preoccupa di certe cose e altre no, significa anche studiare il suo comportamento, attraverso quali strumenti opera e gli effetti che ha sulla popolazione.
Lo Stato ha un ruolo particolarmente importante nel mercato, e manifesta la sua presenza in molteplici campi (sicurezza, giustizia, amministrazione, scuole) e a molti livelli (nazionale e locale). La presenza dello Stato è molto ampia nella vita di un uomo. Nasciamo in un ospedale spesso pubblico, ci registrano all'anagrafe, passiamo la nostra infanzia e giovinezza in scuole quasi sempre pubbliche, entriamo nel mercato del lavoro, il nostro stipendio è gravato da oneri sociali, riceviamo aiuti economici dallo Stato, se ci ammaliamo siamo quasi sempre curati in ospedali pubblici, cessiamo di lavorare e riceviamo una pensione pagata da un ente pubblico, si muore e siamo sepolti in un cimitero costruito dal Comune. Tutte le attività descritte richiedono un volume elevato di mezzi finanziari in gran parte raccolti con imposte, prelievi coattivi a carico dei cittadini. La descrizione delle spese e delle entrate è condensata nel Bilancio dello Stato.
La scienza delle finanze cerca di ordinare e classificare le funzioni che lo Stato deve assolvere attraverso il bilancio e la regolamentazione. Musgrave, uno dei più importanti studiosi di finanza pubblica, propose di articolare l'attività finanziaria dello Stato e quindi la struttura del bilancio in 3 grandi Dipartimenti che hanno come oggetto tre fondamentali funzioni: allocazione, redistribuzione, stabilizzazione.
Allocazione
Lo Stato cerca di migliorare l'efficienza economia attraverso la regolamentazione delle attività private e la produzione dei beni e servizi che il mercato non ha interesse a produrre o non produce nella dimensione adeguata. Tuttavia imponendo vincoli e introducendo imposte per finanziare la sua attività, altera i prezzi. È pertanto importante studiare le modalità di intervento che minimizzano le distorsioni prodotte dall'intervento pubblico.
Redistribuzione
Attraverso il disegno delle imposte e delle spese pubbliche (entrate e uscite), trasferimenti monetari, offerta di servizi reali (trasferimenti in kind), lo Stato corregge la distribuzione delle risorse realizzata dal mercato, seguendo un'idea di equità e giustizia.
Stabilizzazione
Lo Stato ha il compito di garantire un livello di produzione il più vicino possibile a quello di pieno impiego, e lo fa attraverso il disegno delle spese pubbliche e delle imposte e misure che incentivano l'attività produttiva.
Teoria positiva, teoria normativa ed economia del benessere
Le questioni economiche possono essere affrontate in due modi:
- Teoria positiva: spiega le ragioni di un fenomeno economico, ha funzione conoscitiva.
- Teoria normativa: individua gli obiettivi di politica economica e gli strumenti idonei per il loro raggiungimento.
La teoria normativa si occupa di situazioni che interessano tutti gli individui di una collettività, si tratta di ricercare una situazione di ottimo sociale. Per poter rispondere a una proposizione normativa è necessario possedere una corretta teoria positiva del fenomeno che si studia, quindi conoscere le sue cause. Pertanto la teoria normativa presuppone la teoria positiva. Nell'economia pubblica le due proposizioni si presentano spesso insieme e possono essere molto intrecciate le une alle altre.
La distinzione tra le due teorie è così importante che la teoria normativa è diventata una disciplina a sé stante e parallela rispetto alla teoria positiva e la si è chiamata Economia del benessere (Welfare Economics). L'economia del benessere si domanda quale debba essere la configurazione ottimale di un sistema economico, in cui siano presenti più individui, con diversi sistemi di preferenze e diverse dotazioni iniziali di fattori (capacità lavorativa e capitali) e di beni. Il suo fine è definire un ottimo sociale, vale a dire la quantità di beni da produrre e la distribuzione degli stessi che consentono di realizzare una situazione di massimo benessere collettivo. È una teoria normativa perché vuole definire ciò che è bene o è male, fornire prescrizioni per il raggiungimento di determinati fini, individuare norme da perseguire.
Fasi
- Individuare le condizioni di efficienza economica (Pareto efficienza), partendo da una data distribuzione iniziale di risorse e accettando giudizi di valori minimali.
- Tuttavia questa ricerca non permette di trovare un solo punto di ottimo sociale, ma infinite alternative.
- Interviene allora un principio di equità sulla base del quale è possibile pervenire ad una scelta.
L'economia del benessere si fonda su presupposti "filosofici"
- Visione individualistica: pone al centro dell'attenzione l'individuo razionale, che è quindi considerato il miglior giudice di se stesso e sceglie secondo criteri egoistici.
- Visione non organicistica della società: lo Stato non è un'autonoma fonte di valore, la sua volontà è il risultato dell'aggregazione delle volontà degli individui che ne fanno parte.
- Principio di Pareto: una riallocazione delle risorse rappresenta un miglioramento di benessere per la società solo se migliora il benessere di un individuo senza arrecare danno agli altri.
I presupposti "filosofici" dell’economia del benessere sembrano ragionevoli, ma:
- Visione individualistica: non sempre gli individui agiscono nel proprio interesse o hanno un orizzonte temporale abbastanza ampio.
- Visione non organicistica della società: molti pensano che esistano valori comunitari (il senso dell’identità nazionale, la protezione dell’ambiente come valore al di sopra delle scelte individuali).
- Principio di Pareto: induce a legittimare lo status quo in quanto quasi sempre la scelta tra diverse possibili linee di azione comporta vantaggi per alcuni individui e svantaggi per altri, pertanto in questi casi il principio di Pareto non è in grado di dirci se il risultato dell'azione è preferibile, dal punto di vista sociale, rispetto allo status quo.
La teoria economica e il teorema dell'impossibilità di Arrow
La teoria economica ha dimostrato che, se si vuole restare fedeli ai presupposti descritti dall'Economia del benessere e al principio di efficienza paretiana, è impossibile arrivare a definire una regola di decisione collettiva e cioè una regola di scelta fra diversi stati sociali che conduca al massimo benessere della società (teorema dell'impossibilità di Arrow).
I due teoremi dell'economia del benessere e l'ottimo sociale
Determinazione dell'ottimo sociale. Un criterio per definire l'ottimo sociale è la funzione del benessere sociale. Con riferimento a una società composta da due individui, essa può essere così scritta: W = W(U1, U2) Rappresenta la valutazione che la società ha dell'equità sotto forma di giudizi di valore di una società sulla distribuzione delle utilità. È il criterio in base al quale è possibile ordinare tutti i possibili stati sociali. Il benessere degli individui, vale a dire gli argomenti della funzione W, è rappresentato dai beni e servizi di cui gli individui dispongono e possono godere: Ui = U(Xi1, Xi2) dove Xij rappresenta la quantità di bene j posseduta e consumata dall'individuo i.
È possibile definire alcune condizioni che devono essere rispettate affinché si possa raggiungere il massimo benessere collettivo. Tali condizioni possono essere tenute distinte in due gruppi:
- Condizioni di efficienza paretiana.
- Scambio efficiente: il saggio marginale di sostituzione tra i beni X1 e X2 dell'individuo 1 è identico all'analogo saggio marginale di sostituzione dell'individuo 2.
- Produzione efficiente: i saggi marginali di sostituzione tecnica dei fattori produttivi K e L sono uguali nella produzione di entrambi i beni.
- Efficienza complessiva: per il sistema nel suo complesso, il saggio marginale di trasformazione tra due beni calcolato sulla frontiera della produzione eguaglia il tasso marginale di sostituzione dei due individui (sms produttore = sms consumatore).
Se queste condizioni sono rispettate, siamo in presenza di una situazione Pareto efficiente, e cioè di una situazione di ottimo paretiano in cui non è possibile riorganizzare la produzione e la distribuzione dei beni in modo da migliorare la posizione di benessere di un individuo senza danneggiare quella di un altro individuo. L'insieme delle possibili posizioni di Pareto efficienti è infinito (uno per ogni allocazione iniziale) e viene solitamente rappresentato in un grafico definito grande frontiera dell'utilità. Tutti i punti che giacciono sulla curva rappresentano punti di efficienza paretiana e vengono anche indicati come posizioni di First Best.
Condizioni riguardanti la funzione del benessere sociale
Esse affermano che nella situazione di ottimo sociale l'utilità marginale sociale prodotta dall'incremento di un'unità addizionale di bene, X1 o X2, messa a disposizione di un individuo deve essere uguale per ogni individuo. La funzione del benessere sociale può in generale essere rappresentata da un sistema di curve di indifferenza decrescenti e concave verso l'alto.
Pertanto da una data grande frontiera dell'utilità e da una funzione del benessere sociale, questo secondo gruppo di condizioni consente di individuare il punto della grande frontiera dell'utilità a cui corrisponde il massimo benessere sociale. Tutti i punti che giacciono su una curva definiscono un identico livello di benessere sociale. Il benessere sociale aumenta via via che ci si sposta su curve collocate sempre più a nord-est. L'ottimo sociale è definito dal punto C, ove la curva di benessere sociale con indice più elevato risulta tangente alla grande frontiera dell'utilità. L'ottimo sociale risulta essere un solo punto.
Separabilità dei due gruppi di condizioni per l'esistenza di un ottimo sociale
La separabilità dei due gruppi di condizioni per l'esistenza di un ottimo sociale è di estrema importanza in quanto costituisce il fondamento della distinzione tra aspetti di efficienza (secondo l'eccezione paretiana) ed equità. Efficienza paretiana vs ottimo sociale. L'efficienza paretiana è caratterizzata da efficienza nella produzione e scambio e dall'accettazione del principio di Pareto (che ha implicito un criterio di unanimità). L'ottimo sociale è condizionato da presupposti di valore (principi etici, senso di giustizia).
I due teoremi dell'economia del benessere
- Un'economia decentrata di concorrenza perfetta realizza un equilibrio Pareto efficiente. Perché? I prezzi relativi (dei beni, dei fattori produttivi) che si determinano nel mercato di concorrenza perfetta (punti di riferimento delle scelte allocative di produttori e consumatori) sono coerenti con le condizioni di efficienza paretiana. Un esempio: in un punto Pareto efficiente l’efficienza nello scambio richiede che i saggi marginali di sostituzione tra il bene A e B siano identici per tutti gli individui. Nell’equilibrio concorrenziale ogni individuo che massimizza l’utilità eguaglia il proprio saggio marginale di sostituzione con i prezzi relativi dei due beni, che risulta quindi identico a quello degli altri individui.
Prima motivazione dell'intervento pubblico: se un sistema economico si fonda su un'economia di mercato decentrata appare conveniente favorire tutte le iniziative che consentano di realizzare condizioni di concorrenza perfetta, perché ad esse corrisponde una situazione di ottimo paretiano. Tuttavia dal punto di vista sociale il mercato di concorrenza perfetta permette di realizzare l'efficienza paretiana, ma non può risolvere il problema della distribuzione ottimale del benessere tra gli individui. Pertanto la soluzione individuata da un'economia di mercato solo per caso può coincidere con quella di ottimo sociale. Viene in soccorso il secondo teorema.
- Ogni allocazione Pareto efficiente può essere raggiunta con un equilibrio concorrenziale mediante l’uso di imposte o trasferimenti in somma fissa (lump sum).
Seconda motivazione dell'intervento pubblico: se la concorrenza perfetta è realizzata, l’intervento dello stato può essere giustificato dall’esigenza di effettuare redistribuzioni coerenti con la funzione del benessere sociale. Può darsi infatti che, sulla base della funzione del benessere sociale, in quella società si preferisca un altro punto della grande frontiera dell'utilità. Il problema può allora essere risolto utilizzando lump sum taxes, che consentono di passare alla soluzione ottimale individuata dalla funzione del benessere sociale, come punto di tangenza tra tale funzione e la grande frontiera dell'utilità.
Cos'è una lump sum taxes?
Imposta/sussidio che redistribuisce risorse senza influenzare i segnali (i prezzi relativi) che i consumatori e produttori hanno come punto di riferimento nel compiere le proprie scelte in un mercato concorrenziale. Essa consente di evitare distorsioni nei comportamenti dei soggetti e non violare le tre condizioni di efficienza paretiana. Es. imposta fissa, imposta commisurata al colore degli occhi, imposta commisurata al QI.
Tuttavia nella realtà non esiste un sistema di imposte e trasferimenti lump sum in grado di svolgere i compiti redistributivi richiesti dal Secondo teorema perché questo richiede informazioni sugli individui della società troppo elevate. Se, per correggere la distribuzione realizzata dal mercato concorrenziale, il governo non è in grado di usare strumenti neutrali come le lump sum taxes, ma utilizza imposte che generano distorsioni, l'intervento correttivo comporta l'abbandono della grande frontiera e quindi di soluzioni di First Best, raggiungendo così un punto di Second Best (B).
Si crea inoltre un trade-off tra efficienza ed equità: in B, rispetto ad A, ho meno efficienza (B<A) e più equità (W>W0). A quanta efficienza siamo disposti a rinunciare per avere più equità? A quanta equità siamo disposti a rinunciare per avere più efficienza?
In generale
È del tutto improbabile che un’economia sia in condizioni di concorrenza perfetta, presupposto per l’applicazione del primo teorema dell’economia del benessere, che consentirebbe di raggiungere un punto sulla frontiera dell'utilità, in quanto si realizzano ben difficilmente. E anche se l’economia fosse in condizioni di perfetta concorrenza, l’intervento dello stato (che può essere necessario per correggere la distribuzione secondo teorema), che ha il compito di definire il massimo benessere sociale coerente con una data funzione di benessere sociale, provocherebbe distorsioni poiché quasi sempre le imposte o la regolamentazione pubblica producono distorsioni dei prezzi relativi.
Ogni intervento dello Stato parte quindi sempre da uno status quo che non è un First Best, ma un Second Best. In questi casi la ricerca di una maggiore efficienza paretiana può entrare in conflitto con l'equità. Per questo motivo nei dibattiti di politica economica le alternative vengono talora presentate come trade-off tra efficienza ed equità: secondo alcuni, i riformisti, la proposta x avrebbe l'effetto di aumentare l'efficienza del sistema economico; la sua realizzazione ha però anche l'effetto di peggiorare il benessere di un qualche gruppo della collettività, i conservatori, che tenderanno quindi ad opporsi al mutamento. La ricerca dell'efficienza parrebbe entrare in conflitto con il mantenimento della preesistente distribuzione, creando un costo in termini di equità.
L'interpretazione del primo teorema dell'economia del benessere in equilibrio parziale
In un'analisi di equilibrio parziale l'attenzione viene concentrata su una singola industria, che si suppone produca un bene omogeneo. Gli attori dell'economia sono costituiti dai consumatori e dai produttori del bene X, che esprimono domanda e offerta del bene in un mercato, che considereremo di concorrenza perfetta, e che assumono il prezzo come price-taker.
Il trapezio 0Q*bc è il surplus lordo dei consumatori, che può essere assunto come una rappresentazione del benessere dei consumatori. Per godere di tale surplus lordo i consumatori pagano una somma pari all'area 0Q*bp*. Si definisce quindi surplus netto dei consumatori la differenza tra il surplus lordo e tale costo pari al triangolo p*bc. Il surplus netto è positivo perché la valutazione che i consumatori danno al bene è maggiore della valutazione data all'unità di consumo marginale, pari al prezzo. I produttori fissano l'offerta al punto in cui il costo marginale è uguale al prezzo. L'area 0Q*bp* rappresenta il ricavo della produzione, che può essere interpretata come misura del surplus lordo dei produttori. L'area 0Q*ba è invece rappresentativa del costo complessivo.
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