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Il Daoismo delle origini

Maestri e opere

Il Daoismo, insieme al Confucianesimo, è la religione più diffusa in Cina. (Secondo la tradizione), i primi grandi maestri della storia cinese, al cui insegnamento si sarebbe formato una moltitudine di seguaci, vissero intorno al VI-V secolo a.C (600-401 a.C) e a due di essi venne riconosciuta una notevole importanza:

  • Confucio (551-479 a.C) = noto come Kongzi “maestro Kong”, è conosciuto come il fondatore della scuola confuciana.
  • Laozi = noto come il “Vecchio Maestro”; è conosciuto come il fondatore della scuola Daoista.

È proprio a Laozi che venne attribuita la paternità del Daodejing [primo maestro].

Daodejing -> "Classico della Via e della Virtù"

Quest’opera è conosciuta con altri due nomi, ovvero:

  • Laozi
  • Laozi Daodejing

Il Daodejing è uno dei libri più conosciuti al mondo, tanto che è secondo per numero di traduzioni ed edizioni solo alla Bibbia.

V-III secolo a.C (500-201 a.C)

Questo periodo, noto come “periodo filosofico” della scuola Daoista, vede la diffusione delle dottrine Daoiste da parte di filosofi successivi rispetto a Laozi, ovvero:

  • Zhuangzi (secondo Xu-lun nacque nel 369 a.C e morì nel 286 a.C, ma date così precise non si possono provare -> consentono comunque di supporre che Zhuangzi sia vissuto all’incirca in quell’epoca) [secondo maestro]
  • Liezi [terzo maestro]
  • Wenzi [quarto maestro]

Primi secoli dell’Impero (fondazione 221 a.C: Qin)

Ha inizio il processo di trasformazione in movimento religioso, il quale portò alla divinizzazione di Laozi -> visione molto schematica della nascita e dello sviluppo del Daoismo, la quale viene ampliamente superata.

Perché viene superata questa suddivisione?

Tale suddivisione, introdotta dallo storico Sima Tan (padre di Sima Qian ed autore dell’opera Shiji “Memorie di uno storico” = prima storia universale cinese), viene superata perché si pensa che è improprio parlare di scuole filosofiche nel periodo pre-imperiale (prima del 221 a.C).

Infatti nelle opere di epoca pre-imperiale non vi è nessuna traccia di termini legati al movimento religioso Daoista, quali:

  • Daojia = esperti del “Dao”
  • DeDaojia = esperti della “virtù” (de) e del “Dao”
  • Huang-Lao = corrente di pensiero che si ispirava alle dottrine di Laozi e di Hiangdi (il mitico Imperatore Giallo)
  • Lao-Zhuang = corrente di pensiero che si ispirava alle dottrine di Laozi e di Zhuangzi

Il Daoismo delle origini

Poiché tale suddivisione è stata notevolmente superata, è necessario stabilire in cosa sia consistito dunque il Daoismo delle origini; per farlo è possibile consultare dei manoscritti. Manoscritti = databili tra il IV e il I secolo a.C (400-0 a.C), ci aiutano a comprendere secondo quali modalità circolassero le idee, la produzione e la diffusione dei testi.

Tutto ciò che emerge da tali manoscritti:

  • Presenza di piccole comunità di intellettuali -> è difficile delineare un quadro dettagliato di tali comunità, in quanto le origini del Daoismo sono piuttosto oscure. È noto però che tali comunità durante i secoli pre-imperiali hanno elaborato e trasmesso pratiche e dottrine.
  • Pratiche e dottrine: l’individuo viene posto al centro di una realtà misteriosa. Al contempo viene privilegiata la dimensione spirituale, in quanto libera da ogni forma di attaccamento e di conservazione: esaltazione del mondo naturale e del Dao (forza unificante che pervade il cosmo intero). Vengono elaborate da queste comunità di intellettuali, costituite per lo più da liberi pensatori ed intellettuali, anche le cosiddette tecniche del Dao “Daoshu”.

Tecniche del Dao "Daoshu"

Si fa riferimento ad un insieme di pratiche mistiche (misticismo: relative alla fede), meditative, dietetiche, respiratorie, sessuali ed estatiche (contemplative), che avevano come fine ultimo l’affinamento del sé, ovvero il perfezionamento del proprio essere.

- Figura del Fangshi: persone fondamentali per la tradizione letteraria e per la formazione della religione del “Dao”. Con tale termine si fa riferimento al “maestro”, considerato l’erede dell’antico sacerdote-sciamano.

(Sciamanesimo: religiosità che si basa sulla presenza nel gruppo di uno sciamano sciamano: mago e sacerdote capace di mettersi in contatto con il mondo dei morti e di guarire in modo quasi miracoloso, chi agisce come ispirato da divinità)

Tale maestro era considerato il vero detentore della conoscenza:

  • La sua conoscenza, che spaziava dall’astrologia alla medicina, comprendeva anche la divinazione, la magia, la geomanzia, le pratiche meditative e di longevità; tale conoscenza è trasmessa da maestro a discepolo per via orale o attraverso scritti segreti (magia: soprattutto per scacciare i demoni geomanzia: divinazione tramite l’interpretazione di segni tracciati sul terreno longevità: nelle loro pratiche erano soliti utilizzare molto le mani -> al contrario il confuciano non le usava mai, se non per leggere e per scrivere)
  • Egli si poneva come consigliere di governanti e sovrani e come fonte di insegnamento per tutti coloro che fossero alla ricerca di una guida spirituale

Figura del saggio eremita

È una figura molto celebrata dal Daoismo. Egli è in grado di accedere all’immortalità mediante diverse tecniche di perfezionamento del sé; è solito vivere in perfetta solitudine o al massimo, si limita a trasmettere il sapere ad una stretta cerchia di iniziati, pronti a seguire il suo stesso percorso di ascesi. (Ascesi: pratica austera di vita che tende all’elevazione spirituale)

Tra i saggi più celebrati vi è la figura di Laozi.

Laozi e Zhuangzi

LIEZI (approssimativamente V-III secolo a.C) Saggio Taoista che sarebbe stato il maestro di Zhuangzi. Non si sa nulla di lui. In ogni caso, il libro che porta il suo nome non è di sua mano ma riflette forse una corrente di idee che a lui si ricollega. L’opera, che prende il nome dal saggio, è una miscellanea di brani molto compositi. Questa completa la famosa trilogia Taoista insieme ai testi Laozi Daodejing e Zhuangzi. Questo è considerato il più pratico dei testi Taoisti, se comparato alle scritture filosofiche di Laozi e alla prosa narrativa di Zhuangzi.

Liezi = "Trattato del vuoto perfetto"

Wenzi (approssimativamente V-III secolo a.C)

L’opera, che prende il nome dell’autore, è un esempio di quanti risulti complesso e difficile collocarla nel suo contesto storico. Le fonti tradizionali attribuiscono questo scritto ad un compilatore di epoca pre-imperiale. Tra la fine dell’epoca pre-imperiale e l’inizio dell’epoca imperiale (221 a.C), presero dunque forma la maggior parte dei Classici dell’antichità cinese:

  • Laozi Daodejing “Il Classico della Via e della Virtù”
  • Zhuangzi
  • Liezi “Trattato del Vuoto Perfetto”
  • Wenzi

Laozi (600-401 a.C approssimativamente)

Come anticipato in precedenza, secondo la leggenda che fa di Laozi un contemporaneo di Confucio vissuto nel VI-V secolo a.C, sarebbe proprio Laozi di aprire la “via Daoista”, mentre a Zhuangzi spetterebbe soltanto la posizione di successore. Laozi = “Divinità suprema del Pantheon Daoista” (zi -> maestro bambino)

Iconografia

Su Laozi, non si sa nulla di certo, neppure se sia veramente esistito. Essere considerato una figura puramente leggendaria non sarebbe affatto dispiaciuto a Laozi -> infatti Sima Qian dice: “Laozi attivò la via è la virtù e nei suoi studi si sforzò di cancellare ogni traccia personale di sé”.

Secondo il massimo storico dell’antichità cinese, Sima Qian (=figlio di Sima Tan), egli si sarebbe chiamato Li Er:

  • Li “prugno, susino”: questo nome di famiglia molto comune in Cina, fa riferimento all’albero sotto il quale il nostro personaggio sarebbe stato messo al mondo al termine di ottantuno anni di gestazione (gravidanza), il che gli valse dalla nascita il soprannome di “vecchio bambino”. (Ottanta -> lo stesso numero delle “stanze” di cui si compone il Laozi Daodejing grembo della madre -> simbolo della potenza generatrice infinita del Dao vecchio bambino -> richiama il concetto che la sapienza giace, più o meno, addormentata nel cuore di tutti gli uomini)
  • Er fa riferimento alle sue orecchie che erano molte lunghe, segno indiscutibile di saggezza. Lao Dan era il suo nome postumo: Lao Dan “Vecchio Dan” è uno degli appellativi più frequenti nella letteratura classica.

La sua biografia nelle “Memorie di uno storico” (Shiji), gli appioppa uno stato civile assai preciso e dettagliato - troppo per essere attendibile - ovvero: sarebbe vissuto presso la corte reale Zhou (1045 – 221 a.C) con mansione di archivista. Mentre era incaricato della conservazione degli archivi dei Zhou, stava ottenendo la fama di grande maestro, tanto che Confucio si sarebbe recato da lui per venir istruito sui cerimoniali.

Incontro tra Laozi e Confucio

Confucio ebbe l’impressione di confrontarsi con una personalità assolutamente eccezionale, paragonabile ad un drago maestoso, quale cavalcando nuvole e venti si innalza fino al Cielo (Laozi fu rappresentato in questo modo nell’iconografia di epoca imperiale). Sempre secondo la leggenda, Laozi, demoralizzato dal declino degli Zhou -> avrebbe abbandonato la corte degli Zhou per intraprendere un viaggio verso Occidente. Quando giunse all’ultimo passo prima della steppa, il Guardiano (Yin Xi) del Passo gli disse: “Dato che state per ritirarvi dal mondo, vi prego di voler comporre un libro per me”.

Dunque lassù Laozi scrisse le circa 5000 parole del “Classico della Via e della Virtù” (Daodejing) e poi se ne andò per continuare il viaggio -> nessuno seppe più nulla di lui, tanto che anche il luogo e l’anno della sua morte sono sconosciuti.

Laozi e l’incontro con il Guardiano del Passo (Yin Xi): Taoismo (Cina) e Buddhismo (India)

L’incontro con il Guardiano del Passo Yin Xi, non permette a Laozi di portare con sé nell’altro mondo la sua saggezza senza lasciarne una traccia in questo: ciò acquista un valore simbolico. Infatti l’esperienza della realtà ultima è incomunicabile -> questo è il problema di Laozi ed è lo stesso dilemma che si pone a Gautama Buddha (Sakyamuni) dopo l’illuminazione. Il suo primo sentimento è una sensazione di sconforto perché non riesce a comunicare la sua esperienza.

Ma di fronte alla confusione e alla sofferenza degli esseri senzienti, prova compassione e dunque tenta di comunicare l’incomunicabile: scorrere l’umanità -> il santo non vive per sé stesso. L’incontro con il discepolo Yin Xi attiva la compassione del maestro: Laozi accetta la sfida di dire l’indicibile tramite il suo libro.

In riferimento alla compassione verso gli esseri senzienti -> Laozi, immaginato come il creatore dell’universo, sarebbe ricomparso più e più volte nella storia dell’umanità per consigliare i regnanti e soccorrere gli umili, in quanto possedeva una vita immortale. Immortalità -> era impersonato da Laozi ed inteso come perfetta padronanza della vita e della morte tanto da poter lasciare il mondo e tornarci a piacimento.

Opera

Il Dao è costante indicibile, ma al contempo ingloba tutta la realtà dicibile.

Daodejing "Il Classico della Via e della Virtù"

Se un alone di leggenda avvolge il personaggio, l’opera che porta il suo nome ha un’esistenza storica attestata.

3 nomi:

  • Daodejing
  • Laozi
  • Laozi Daodejing

Il Daodejing è il classico per eccellenza del cosiddetto "daoismo filosofico". La tradizione colloca la stesura dell’opera intorno al VI secolo a.C (600-501 a.C), epoca in cui sarebbe vissuto Laozi, presunto autore. Nonostante ciò, nel corso dei secoli si sono affermate numerose altre edizioni, molte delle quali sono andate perdute. L’opera, composta da 81 stanze di lunghezza variabile, si divide in 2 sezioni principali:

  • Prima parte -> Daodejing “Classico della Via”: dalla stanza 1 alla 37 (1-37)
  • Seconda parte -> Dejing “Classico della Virtù”: dalla stanza 38 all’81 (38-81)

Questa suddivisione tuttavia è solo molto approssimativamente rispecchiata nel testo.

Archeologia nel Laozi

I moderni storici danno poco credito alla narrazione di Sima Qian e all’attribuzione dell’opera ad un unico autore, il “vecchio maestro” vissuto ai tempi di Confucio. Le grandi domande aperte sull’origine del Laozi sono molteplici e fino a qualche decennio fa non disponevano di alcun indizio sostanziale per rispondere a queste domande.

Da allora però due importanti scoperte ci hanno fornito preziose indicazioni sul processo di formazione del testo.

Prima scoperta

Ritrovamento di un vero e proprio tesoro archeologico in una tomba della Dinastia Han (202 a.C – 220 a.C) nei pressi del piccolo villaggio di Mawangdui, nella provincia dell’Hunan nel 1973 (provincia della Cina Meridionale). Nella sepoltura, databile al 168 a.C, sono stati ritrovati due manoscritti su seta del Daodejing entrambi integrali -> per questo molti studiosi ritengono che questi siano stati redatti intorno al 200 a.C. L’organizzazione del materiale è diversa dalla versione standard -> la differenza principale è l’inversione delle due parti del libro: la sezione De viene prima della sezione Dao inoltre manca la suddivisione in capitoli = il testo è un unico corpo continuo.

Seconda scoperta

Ritrovamento archeologico in una tomba a Guodian nella provincia dello Hubei nel 1993 (provincia della Cina Centrale). Nella tomba databile tra la fine del IV secolo a.C e l’inizio del III (300-201 a.C) erano conservati tre manoscritti su bambù riconducibili al Laozi, più antichi di almeno un secolo rispetto alle versioni di Mawangdui (168 a.C).

3 manoscritti: nell’insieme il contenuto rispecchia abbastanza da vicino quello della versione standard, benché non manchino le varianti e i caratteri arcaici. Uno dei tre manoscritti comprende un testo di circa 300 caratteri intitolato “Taiyi Sheng Shui” (Il Supremo Uno genera l’acqua).

Cosa si può dedurre da tutto questo?

Assumendo la versione standard (testo commentato da Wang Bi 226-249 d.C: epoca dei 3 regni) come forma definitiva della realtà:

  • I manoscritti su seta di Mawangdui corrispondono ad uno stadio abbastanza avanzato di realizzazione dell’opera definitiva
  • I manoscritti di Guodian non offrono alcuna indicazione che un testo completo del Laozi esistesse già

Quindi…

L’ipotesi più verosimile sembra essere quella che il testo del Laozi abbia avuto origine in un graduale lavoro di compilazione a partire dal IV secolo a.C da parte di autori diversi. Ad un certo punto del processo di aggregazione, questo corpo di detti di saggezza venne ad essere attribuito ad un “vecchio maestro” (=Laozi: padre fondatore del movimento Daoista), una procedura del tutto normale della Cina antica quando i seguaci di una scuola volevano conferire autorità e prestigio al proprio corpo di dottrine.

Il testo del Laozi

Forma del testo

Esso si presenta in una forma completamente diverse rispetto alle opere che lo hanno preceduto -> invece di un’esposizione didattica sotto forma di domande e risposte (come nel caso dei Dialoghi e del Mengzi -> riferimento alle opere di Confucio e di Mencio Mencio = filosofo cinese, il più famoso che aderì al Confucianesimo), il Laozi ha qui una serie di versi ritmati di estrema concisione.

Le stanze e il linguaggio del testo

Le stanze del Laozi non ci consegnano un pensiero filosofico “messo in versi”, ma è il pensiero stesso che procede per: aforismi, metafore ed accostamenti folgoranti. Come il Zhuang-zi, il Laozi è alla ricerca di una forma di linguaggio adatta, se non a cogliere l’indicibile, quanto meno ad accostarvisi. La sua forma poetica suggerisce che il testo potesse acquisire una forza incatenante (incatenatrice) e si pensa che fosse destinato ad essere cantato e memorizzato – scopo -> agevole trasmissione orale {Daodejing = “poesia sapienzale Daoista”}

Centro del testo

Il contenuto del Laozi si astiene volontariamente da ogni riferimento che possa offrire una presa per datare o situare il testo. Il testo è stilato sul confine tra il noto e l’ignoto realizzando una conciliazione degli opposti (tematica molto forte nel pensiero Daoista).

Zhuangzi (370-300 approssimativamente – fine IV-inizio III a.C)

La tradizione ha fatto di Zhuangzi il secondo maestro taoista dopo Laozi.

Iconografia

A differenza di Laozi, Zhuangzi è un personaggio di cui almeno è certa l’esistenza, anche se si sa poco su di lui. Il maestro Zhuang era originario dell’area culturale meridionale di Chu (attuale Henan -> Cina Centrale) Chu = area molto ricca, raffinata e caratterizzata da un’immaginazione esuberante. Quest’area è in retta antitesi con la cultura ritualistica confuciana della pianura centrale. Zhuang così come Laozi e secondo Xun-Lun egli nacque nel 369 a.C e morì nel 286 a.C (Periodo degli Stati Combattenti): date così recise non si possono provare, ma consentono comunque di supporre che Zhuangzi sia vissuto all’incirca in quell’epoca. Inoltre, il suo nome personale era Zhou. Nella sua città natale (Meng) era stato funzionario di una manifattura di lacca (sostanza resinosa da cui si ricavano vernici e mastici, usata anche per rivestire oggetti d’arte) e dopo aver occupato

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/23 Storia dell'asia orientale e sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mi.na.23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Religioni e filosofie dell'Asia orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Rossi Donatella.
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