Estratto del documento

Confucianesimo e taoismo

Le forme istituzionalizzate di religione cinese sono il confucianesimo e il taoismo, a cui successivamente si è aggiunto il buddhismo, proveniente dall’India. Queste tradizioni si definiscono per la presenza di quattro elementi:

  • Un clero — monaci confuciani e taoisti
  • Una liturgia — un insieme di riti
  • Un canone specifico
  • Dei centri di formazione

I dialoghi di Confucio e Laozi

Fra le originarie fonti del confucianesimo e del taoismo, i due testi più celebri sono quelli di Confucio e Laozi. Questi raccolgono in brevi detti e aforismi l’insegnamento del Maestro. Laozi è attribuito a un personaggio leggendario che pare abbia composto i 5 mila caratteri che formano l’opera prima di sparire misteriosamente, andandosene a Occidente (il Buddha verrà presentato come il Laozi reincarnato).

Confucianesimo

Il confucianesimo non fu sin dall’inizio associato all’Impero cinese; il primo imperatore della dinastia Qin vi fu decisamente ostile e lo fece oggetto di dure campagne persecutorie, preferendo riferirsi alla scuola legista (fajia). Fu con l’avvento della dinastia Han che il confucianesimo divenne per la prima volta l’ideologia ufficiale dell’Impero.

I confuciani considerano l’epoca dei Zhou come l’epoca d’oro. Conoscono una lunga crisi che attraversa due periodi:

  • Periodo della primavera e autunni (prende il nome da una cronaca che lo ha raccontato attraverso una metonimia)
  • Il periodo degli stati combattenti 475-221 a.C.

Se Confucio è diventato una figura della cultura universale, è perché segna in Cina la grande apertura filosofica confuciana. La via confuciana e la via taoista divergono, ma sono anche complementari. Il confucianesimo si volge a ordinare il mondo come spazio umano; esibisce un accentuato senso di limite, si esprime sul versante dell’agire etico-politico.

L’idea base del confucianesimo è che l’uomo non diventa “umano” se non attraverso una relazione armoniosa con gli altri, perché è proprio nel rapporto con l’altro che si attiva il suo stesso pensare e l’uomo realizza se stesso (ren). L’uomo di valore non è egotico, ma mira in modo imparziale al bene della comunità. Il suo contrario è l’uomo mediocre, piccolo, perché ha una visuale limitata al suo io. L’uomo nobile di animo conosce il senso della giustizia, l’uomo dappoco il proprio profitto. Ed è proprio praticando le virtù che l’uomo comprende la propria natura e la sperimenta nel quotidiano.

La pietà filiale è l’esempio per eccellenza del legame di reciprocità, la risposta naturale di un figlio all’amore che gli portano i suoi genitori. Un altro termine importante è la fiducia su cui si basano i rapporti, è la corrispondenza tra ciò che si fa e ciò che si dice. Li, invece, è ciò che costituisce l’umanità di un gruppo umano, e di ciascun uomo entro tale gruppo. È lo spirito rituale che costituisce il criterio di distinzione tra l’uomo e l’animale. Se non si è appreso il comportamento rituale non si può affermare di essere integralmente umani. Yi, il senso di ciò che è giusto, costituisce la modalità in cui ciascuno reinterpreta incessantemente la tradizione collettiva conferendovi un nuovo significato.

Il sovrano che incarna spontaneamente il ren imponendosi semplicemente con la benevolenza e non con la forza, possiede il de, ovvero la virtù, il carisma personale. Il letterato confuciano ammette senza problemi culti diversi ed è ben disposto a utilizzarli. Però, l’uomo esemplare è, per definizione, e non delegherebbe mai a un altro clero il ruolo supremo di educatore che egli attribuisce a se stesso.

La rivoluzione culturale e l'evoluzione del confucianesimo

Con la Rivoluzione Culturale (1966-1976), la tradizione confuciana è diventata bersaglio di un’inaudita violenza distruttiva; venne dichiarato un “putrido residuo fetale”. Attualmente il confucianesimo appare promosso al rango di religione civile. A questo confucianesimo si affianca una specie di confucianesimo populista, incentrato non su teorizzazioni o discorsi ideologici, ma su pratiche collettive di varia natura, come le iniziative assistenziali ed educative nei confronti dei poveri e degli umili. Si potrebbe definire un confucianesimo post-maoista.

Tian e il concetto di Cielo

Tian (Cielo) è la potenza del cielo a stabilire la durata della vita umana, natura, norma suprema, divinità impersonale e astratta. C’è un’idea meritocratica: chi usa al meglio le proprie virtù si può elevare. Tianzi, il sovrano, è il "figlio del cielo", superiorità rispetto agli altri, ma lui non è “potere assoluto”; il figlio deve obbedienza al padre, deve incarnare e diffondere sul mondo armonia, mansuetudine, civiltà, cultura, buone condizioni per tutti. È supremamente responsabile dell’ordine del mondo (non è colui che ha nelle mani un dispotico potere). Tianxia, quanto sta sotto il cielo — il mondo, l’umana ecumene. La Cina si sente il cuore del Tianxia in relazione alla sua cultura. Chiave universalistica nella riflessione sul mondo.

Confucio e il suo insegnamento

Confucio proviene dal piccolo principato di Lu, dove ricoprì cariche politiche fino a diventare ministro della giustizia. Verso i 50 anni, rinuncia definitivamente alla carriera politica, avendo compreso che essa implica il compromesso con sovrani che hanno perduto il senso del mandato celeste. Successivamente parte alla ricerca della Via e inizia una peregrinazione di 12 anni. Verso i 60 anni torna a Lu, dove passa gli ultimi anni della sua vita a insegnare ai suoi discepoli. È il primo maestro perché è il primo in Cina a enunciare un insegnamento a proprio nome, insegnamento in cui si ribadisce il legame con la tradizione Zhou — “Trasmetto, non creo”. Solo chi sa riconoscersi figlio potrà essere maestro (Zi vuol dire sia figlio che maestro), rapporto di fedeltà alla tradizione (filialità).

Tre poli emergono come essenziali nell’articolazione del suo insegnamento: l’apprendimento, la qualità peculiare dell’uomo e lo spirito rituale. Per la prima volta in una cultura aristocratica fortemente strutturata in caste e in clan, si ha un’integrale considerazione dell’essere umano; il suo insegnamento è rivolto a tutti senza distinzione. Ciò che conta per lui non è tanto la conoscenza di ordine teorico, quanto le sue implicazioni concrete e pratiche. La formazione pratica dell’educazione consiste nella formazione di un uomo capace di servire la comunità sul piano politico, e di diventare un uomo di valore sul piano morale; l’obiettivo è diventare uno junzi, uomo di valore.

Mencio

Mencio è vissuto tra il 380 e il 289 a.C., ed è un contemporaneo di Zhuangzi. Viene considerato l’erede spirituale di Confucio (sono entrambi nati a Lu). Verso i 60 anni si mise in cammino, probabilmente alla ricerca di un nuovo saggio. In Mencio si trova per la prima volta una distinzione fra l’ideale morale dell’uomo di valore e il potere effettivo del principe; il valore morale del primo gli permette di trattare da pari a pari con il secondo. Giunse a contrapporre una “nobiltà del Cielo” a quella degli uomini.

Nel Mengzi si percepisce un tono polemico e rivolto a convincere dei terzi più che a istruire dei discepoli già acquisiti. Il messaggio rivolto ai sovrani è: il miglior modo di governare è rendere operante il senso dell’umanità. "Sarà capace di riunificare il mondo un sovrano che non ami uccidere: tutti i popoli del mondo si volgeranno a lui, come acqua che scorre a valle". Immagine dell’acqua come immagine di un comportamento giusto.

Mencio riprende l’opposizione fra l’ideale politico ispirato all’umanità e il governo esercitato tramite la forza e la coercizione (Dialoghi). È a lui che si deve la distinzione fra “via regale” e “via egemonica”. Inoltre, essi trovano nel popolo la fonte della loro legittimità; il segno che un sovrano è gradito dal Cielo è dato dal popolo quando questo si volge spontaneamente a lui affidandogli l’impero, e rendendo in tal modo manifesta la volontà celeste di concedergli il mandato. Se il sovrano non si mostra più degno del mandato, diviene legittimo per il popolo che lo sostiene rovesciarlo.

Il suo pensiero più importante è la sua concezione della natura umana; diventa l’affermazione vigorosa della bontà della natura umana. La natura umana tende alla bontà altrettanto spontaneamente di quanto tende alla propria conservazione, in quanto il senso morale è altrettanto naturale del principio vitale. Per lui la natura umana, per il fatto stesso di essere natura, è buona, vale a dire predisposta al senso morale allo stesso modo in cui l’acqua è, per sua natura, predisposta a scorrere verso il basso.

Per Mencio nell’uomo c’è il sentimento di empatia che rende insopportabile lo spettacolo della sofferenza altrui; in ciò vede la manifestazione evidente della presenza intrinseca della moralità nell’uomo. Xin, che designa cuore e animo, è per Mencio una forma esclusivamente umana di sensibilità, è insieme l’organo degli affetti e dell’intelletto. Zhong, il “Mezzo”, appare come la legge stessa del Dao, senza la quale esso non può generare la vita. Realizzando in se stesso il Mezzo e l’armonia, l’uomo ritrova la propria parte celeste. Il Cielo non è dunque un aldilà dell’uomo, un altrove accessibile unicamente tramite un grande balzo (morte o grazia); il Cielo è la parte più autentica dell’uomo in quanto egli è capace di trascendersi sempre più nella propria umanità.

Xunzi

Xunzi nasce tra il 340 e il 305 a.C. e fu testimone della fine ufficiale della dinastia Zhou nel 249 a.C. Xunzi si impone come polemista, il suo pensiero si alimenta delle idee che sottopone a critica. Mencio e Xunzi rappresentano le due facce dell’eredità confuciana: mentre il primo ne presenterebbe il versante idealistico, il secondo ne farebbe risaltare il versante realistico.

Il Xunzi è composto da 32 capitoli, ognuno dei quali forma un trattato teorico su di un preciso argomento, ed è l’unica opera cinese a presentarsi come un discorso strutturato, concatenato, continuo. L’ideale da lui delineato consiste in un modo di governare capace di coniugare senso d’umanità e punizioni. Xunzi concepisce l’uomo in piedi dinanzi al Cielo, e non più in una posizione di dipendenza nei suoi confronti; il Cielo e l’uomo formano un continuum in cui il secondo rappresenta il complemento del primo e deve conferirvi ordine.

Nella sua visione, l’uomo porta a compimento l’opera cosmica del Cielo e della Terra, con i quali forma una triade. Secondo lui la natura umana è malvagia; ciò che la natura umana ha di buono è artificialmente acquisito. C’è la natura bruta generata da un Cielo concepito come amorale e dall’altro lato “l’acquisito”, cioè tutto il lavoro speso dall’uomo per fare di se stesso un essere umano, soprattutto tramite l’intelligenza che gli fa capire che il suo interesse sta sul versante dell’ordine. Questa intelligenza è opera del cuore/animo che giudica se un’azione intrapresa per soddisfare un desiderio sia moralmente ammissibile o sia invece soltanto materialmente possibile. Xunzi vede la nostra umanità non già nella nostra natura, ma nella nostra cultura.

Il senso morale e i riti

Il senso morale non è più associato al senso dell’umanità, ma ai riti. I riti sono ciò che collega l’uomo all’universo, alle sue origini e al suo destino. L’organizzazione strutturante dei riti non fa che aderire a quella della natura e riprodurla.

Dialoghi di Confucio

Ren, ovvero “senso dell’umanità”, è la parola chiave dei Dialoghi di Confucio e rappresenta il centro, l’ambito fondamentale a cui il discorso del Maestro costantemente si riconduce. Ren designa quanto è propriamente umano, è il peculiare atteggiamento fondato sulla reciprocità, trasforma i vincoli familiari e sociali in rapporti etici. Li, come ren, non ha un equivalente adeguato nella nostra lingua. Con questo termine si designa il codice di comportamento conforme a un’etichetta in cui si esprime ogni relazione umana.

La dimensione etica di ren e la dimensione estetica di li convergono a disegnare un ideale di misura (zhong) che non rappresenta una nozione statica; è un “cammino nel Mezzo” rivolto verso l’alto che si concretizza nella figura del saggio.

Lo studio e l'uomo nobile di animo

L’uomo nobile di animo è dedito solo alle cose essenziali, perché stabilitele, la Via naturalmente si manifesta. L’uomo nobile di animo nel desinare non tende a saziarsi e nel dimorare non indulge agli agi. È diligente nell’agire, accorto nel parlare; cerca la compagnia dei virtuosi per correggere se stesso; invero si può affermare che ami apprendere.

Chi governa

Chi governa tramite l’eccellenza morale può essere paragonato alla stella polare, fissa la sua posto e tutte le stelle attorno che le rendono omaggio. Amore filiale: non trasgredire e provvedere al sostentamento dei genitori in vita e dopo la loro morte. L’uomo nobile di animo è di ampie vedute e imparziale; l’uomo dappoco è limitato a parziale.

Chi è privo di benevolenza non sa sopportare le avversità, né indulgere alla gioia. Mentre l’uomo dotato di benevolenza trae diletto dalla benevolenza, il sapiente ne sa anche trarre beneficio. Se i propositi di un uomo si fondano sulla benevolenza, non generano alcun male. Ricchezze e onori sono quanto l’uomo più desidera, ma se non li avrà conseguiti seguendo la Via non dovrà accettarli.

L’uomo nobile di animo tiene alla benevolenza, l’uomo dappoco agli agi; l’uomo nobile di animo tiene all’imparzialità, l’uomo dappoco al favore.

La Via dell'uomo nobile di animo

  • Essere rispettoso nel comportamento
  • Deferente nel servire i superiori
  • Magnanimo nel provvedere alle necessità del popolo
  • Giusto nell’impartire ordini

Il maestro impartiva i propri insegnamenti secondo quattro argomenti: la cultura, la condotta sociale, la lealtà e l’onestà.

Nel percorrere la Via, tre sono le cose cui l’uomo nobile di animo conferisce valore: rifuggire dalla violenza e rancore con una condotta decorosa, conquistare la fiducia con un atteggiamento corretto ed evitare la volgarità con un linguaggio aulico.

Quattro erano le condizioni da cui il Maestro rifuggiva: speculazione, pervicacia, inflessibilità ed egoismo.

L’uomo nobile di animo aiuta gli altri a sviluppare quanto di buono è in essi e a non sviluppare quanto è di malvagio. L’uomo dappoco fa l’opposto. Può essere considerato perfetto chi, intravedendo il profitto, vi rinuncia in forza del senso di giustizia, scorgendo il pericolo è disposto a sacrificare la propria vita e, pur avendo affrontato tante avversità, non dimentica le sue promesse.

La Via dell’uomo nobile di animo è contraddistinta da tre condizioni: quella dell’uomo dotato di benevolenza senza assilli, quella del sapiente privo di dubbi e quella dell’audace senza timori.

Al cospetto dell’uomo nobile di animo si possono compiere tre errori: parlare senza attendere che egli per primo si esprima, ovvero essere impulsivo; non parlare quando si dovrebbe, ovvero essere evasivo; parlare senza osservare l’espressione del suo volto, ovvero essere cieco.

Ci sono tre generi di condotta che l’uomo nobile di animo evita: da giovane, quando sangue ed energie non sono ancora equilibrati, evita la dissolutezza; in età matura, quando sangue ed energie sono saldi, evita la litigiosità e da vecchio, quando sangue ed energie sono giunti al declino, evita la bramosia.

Tre sono le cose che incutono timore nell’uomo nobile di animo: il decreto celeste, le autorità e le parole dei saggi.

La benevolenza è saper praticare le cinque virtù: deferenza, magnanimità, sincerità, diligenza e generosità.

L’errare dell’uomo nobile di animo è come un’eclissi di sole o di luna: quando erra tutti lo notano e quando corregge il suo corso tutti lo guardano con riverenza.

I quattro mali

  • Crudeltà: uccidere una persona senza averla prima educata
  • Sopruso: pretendere che un’opera sia terminata senza averne dato preavviso
  • Oltraggio: esigere la puntualità quando si è lenti nell’impartire ordini
  • Meschinità: dare agli altri ma con avarizia

Chi non comprende il fato non sarà uomo nobile di animo. Chi non comprende le antiche norme rituali non sarà saldo. Chi non intende le parole non comprenderà l’uomo.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Filosofie dell'Asia Orientale - riassunto Laozi, Dialoghi di Confucio, Neye Pag. 1 Filosofie dell'Asia Orientale - riassunto Laozi, Dialoghi di Confucio, Neye Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofie dell'Asia Orientale - riassunto Laozi, Dialoghi di Confucio, Neye Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofie dell'Asia Orientale - riassunto Laozi, Dialoghi di Confucio, Neye Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofie dell'Asia Orientale - riassunto Laozi, Dialoghi di Confucio, Neye Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofie dell'Asia Orientale - riassunto Laozi, Dialoghi di Confucio, Neye Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/23 Storia dell'asia orientale e sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher asia.rizzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Religioni e filosofie dell'Asia orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Crisma Amina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community