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Nella palpebra interna, Donati

di Federica Ruggiero

PREFAZIONE

Il punto di riferimento nello studio del rapporto tra letteratura e arti della visione è la nozione

di “sguardo” dell’uomo» → lo

1 : «prima funzione poietica (Régis Debray) sguardo del poeta

all’incrocio di

si situa regimi di visibilità (o scopici) e regimi di enunciazione: nel

momento stesso in cui fruisce di un’opera d’arte, il poeta immediatamente la interpreta,

assegnandole così una posizione particolare all’interno della propria riflessione sull’esteticità

del mondo e della propria poetica, attraverso un processo che chiama in causa fattori

dall’ideologia al vissuto biografico, dalle dinamiche storiche e antropologiche fino alla

psicologia → lo sguardo del poeta è la condizione di possibilità, da parte del soggetto

percipiente, di confrontarsi con la cultura visiva per trarne le coordinate estetiche, gli

il suo operare creativo →

stimoli destinati a nutrire la sua scrittura e, più in generale,

l’opera d’arte è «oggetto di reazione poetica» (Le Corbusier).

Lo sguardo del poeta di fronte alle cose dell’arte

Ogni opera d’arte è il luogo dove si produce l’incontro di due realtà, l’artista e l’oggetto che

intende ricreare. Heidegger scrive:

L’artista è l’origine dell’opera. L’opera è l’origine dell’artista. Nessuno dei due è senza

l’altro. Eppure, nessuno dei due, da solo, regge l’altro. Artista e opera ogni volta sono,

in se stessi e nel loro reciproco rapporto, in virtù di un terzo elemento, che è, invero, il

primo, vale a dire ciò da cui sia l’artista sia l’opera d’arte traggono il loro nome: l’arte.

a questa triplice polarità artista/opera/arte si deve aggiungere lo sguardo del poeta

Quest’ultimo coglie allo stesso tempo l’artista (la sua

di fronte alle cose dell’arte.

personalità, il suo credo creativo, il senso del suo gesto), l’opera (la sua specificità, la

poetica che l’ha generata, i valori formali che la caratterizzano), e dunque, fatalmente,

anche quel tertium che fa la sintesi tra i due, ossia ciò che propriamente chiamiamo

“arte” (della visione) 2 .

1 termine centrale nella riflessione del maggiore tra i poeti viventi nutriti di cultura visiva, Yves Bonnefoy, è insieme, ce

que je regarde / ce qui me regarde, ciò che guardo e ciò che mi riguarda, mi tocca, mi modifica e mi determina.

2 La cosa si complica nel caso di poeti che siano anche pittori, sebbene anche qui le parti in causa raramente si riducano

a tre, perché quasi mai si dà una totale rispondenza tra la figura dell’artista e quella del poeta. 1

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dell’altro:

Ogni rapporto tra poesia e arti della visione è un rapporto di assimilazione

nell’interagire con un oggetto estetico il poeta ha l’obiettivo di appropriarsene, assimilarlo,

– e l’aura immateriale che lo circonda: ciò che chiamiamo

trasformarne il dato materiale

“immaginario” – in energia propulsiva per il proprio mondo creativo. Ed è anche un rapporto

di selezione, anzi di designazione: ogni poeta elegge le proprie opere e i propri artisti, li

sceglie, e nello sceglierli li fa propri, assimilandoli o fagocitandoli nel proprio mondo creativo

→ per il critico diventa essenziale, valutare il tipo di arte e di artista che ogni singolo poeta

predilige, studia, descrive o assume a modello.

MA nello studio del rapporto letteratura-arti figurative è necessario resistere alla tentazione

di corrispondenze biunivoche: le analogie non devono far dimenticare le differenze che

separano arti eterogenee: le tecniche e i materiali, dunque le condizioni della creazione, sono

→ la

diversi, e così pure le intenzioni e le tradizioni nozione di sguardo:

▪ l’esistenza di una

da un lato impone di non dimenticare mai distanza che divide opera

e fruitore

▪ dall’altro evidenzia come tra i due intercorra un rapporto intenso, diretto, fisico.

Un ulteriore elemento da sottolineare è quello del lessico. Il poeta forgia la propria lingua a

partire da quella della tradizione, unendola agli stimoli della contemporaneità, in alcuni casi

sperimentando e inventando nuove soluzioni tramite procedimenti rigorosamente filologici o

liberamente visionari. MA il rapporto del poeta con le arti della visione risulta notevolmente

influenzato dalle evoluzioni del lessico specialistico e delle categorie di base elaborate

critica d’arte,

dalla non solo nei casi in cui si evidenzia un saldo legame di tipo

allievo/maestro ma più in generale ogniqualvolta si verifichi una palese convergenza di idee,

valori e, almeno in parte, suggestioni e invenzioni linguistiche determinate da un comune

orizzonte epocale.

Tuttavia, quel che spesso distingue il poeta dallo studioso è che il primo non crederà che il

linguaggio possa effettivamente godere del privilegio di circoscrivere il fatto artistico fino a

lo sguardo sopravviva all’atto del

dominarlo criticamente: se il poeta può dirsi certo che

quell’atto non può mai essere

vedere, è perché sa che interamente esaurito e consumato

nel e dal linguaggio, che pure se ne nutre. 2

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LO SGUARDO-EVENTO

Uno dei maggiori cambiamenti nel Novecento sul piano dei paradigmi conoscitivi consiste

nella scioccante scoperta che la realtà, quella che si era sempre chiamata realtà, è un dato

→ l’artista novecentesco

relativo come relativa è ogni percezione è costretto ad accettare

che il suo operare sia segnato da un certo coefficiente di indeterminazione.

In questo mutato quadro epistemologico, etico, estetico, il fare creativo acquista agli occhi

di molti scrittori e artisti un valore inedito, per certi versi superiore a quello che aveva in

passato, nella misura in cui è chiamato a fungere non più da specchio del reale, bensì da

matrice del reale stesso: l’arte si scopre più importante della realtà, nel momento in cui,

incidendo sulle impressioni più o meno superficiali suscitate dai realia ma anche sul loro

significato, inevitabilmente li arricchisce e li modifica, imponendosi come fattore di

trasformazione dell’esistente 3 . l’arte non è contemplazione e

Uno degli aspetti principali dello sguardo-evento è che

riproduzione del mondo così com’è, ma piuttosto accrescimento del mondo, estensione del

reale (NB alcuni parlano di accrescimento della vitalità e non di realtà): per i poeti

non è più l’arte che deve adeguarsi

classificabili come portatori di uno sguardo-evento

il reale che deve adeguarsi all’arte; non è più il mondo che ingloba l’opera,

al reale, bensì è

ma l’opera che ingloba il mondo, divenuto spazio di creazione, luogo preposto a ospitare il

farsi dell’evento. Invece di soffermarsi sulla raffigurazione dell’esistente, del già costituito,

dell’invenzione,

lo sguardo-evento si concentra perciò sul processo generativo punta su

che si offra come contributo all’espansione della complessità del reale →

una fenomenicità

che occuparsi dell’interpretazione del quadro, all’interno

più il poeta cerca di collocarsi del

processo stesso della creazione per coglierne la portata la sintonia è totale con

l’evoluzione che il concetto stesso di “evento” ha conosciuto nel linguaggio specialistico degli

artisti e della critica d’arte del Dopoguerra: “evento” è ancora sinonimo di

mentre prima

soggetto, di ciò che viene raccontato pittoricamente sulla tela, nel 1953 lo storico Sergio

arte “non come forma

Bettini introduce nella parola uno spessore esistenziale parlando di

da contemplare ma come evento da vivere”. che la verità dell’arte

La convinzione, caratterizzante lo sguardo-evento, si dia sotto forma

di processo, nasce e si struttura a partire da alcune capitali esperienze del Novecento:

▪ dati dalla fisica

▪ filosofia fenomenologica

▪ psicanalisi

▪ linguistica

NB dominî questi sempre meno separati tra loro e anzi in dialogo costante

Nell’era cosmica, o atomica (la “Pittura Nucleare” nasce a Milano nel 1951), la scienza viene

compiutamente riconosciuta come una forza positivamente produttiva o creativa o fittizia

alla stregua dell’arte, dal momento che dopo Heisenberg, ovvero in conseguenza dei nuovi

di juta, sottratti al loro modesto valore d’uso e risignificati dal processo creativo,

3 Un qualsiasi orinatoio, un sacco

accrescono il mondo di qualcosa che prima non esisteva, ed è così che abbiamo la Fontaine di Duchamp o i Sacchi di

Burri, due realia ben più reali (cioè dotati di maggior senso e significato) delle realtà materiali da cui traggono origine. 3

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orizzonti cognitivi aperti dalla fisica, la conoscenza sperimentale e pittura, uscendo dal loro

secolare isolamento, sono costrette a confrontarsi a tutto campo con le scienze della

natura e le nuove sciences humaines, facendo finalmente i conti con quanto accaduto nel

primo Novecento Personalità le cui traiettorie autoriali sono in verità molto lontane sul

piano strettamente letterario si trovano così a condividere, con il ritardo dovuto al Ventennio,

un medesimo patrimonio di riferimenti creativi e conoscitivi (da Freud ad Einstein, da

Picasso alla fisica nucleare): pensiamo per esempio a due figure come Piero Bigongiari e

Toti Scialoja, coetanei (classe 1914) ma che non penseremmo mai di avvicinare in una storia

pur interessandosi sin dalla giovinezza all’arte, formulano le loro

letteraria. Eppure, entrambi, →

riflessioni più mature e interessanti sul fatto creativo intorno ai fatidici anni Cinquanta non

sarà un caso ritrovarli qui insieme, accomunati dal fatto di essere portatori di uno sguardo-

evento.

Le caratteristiche della modalità di estrinsecazione dello sguardo-evento sono:

▪ l’idea

la forte attenzione al dato spaziale: cioè che a contare non siano tanto il prima o il

dopo dell’opera, quanto il →

dove Il tempo non è più la coordinata dominante, mentre la

spazialità della superficie pittorica, intesa come luogo psichico, spazio della coscienza

che agisce da interfaccia tra l’io e il resto dell’esistente, balza prepotentemente in primo

piano. NB Questa concezione della spazialità non equivale a una rimozione completa della

4

questione temporale : si tratta di considerare il tempo come una componente dello spazio

la condizione stessa dell’esserci in quanto flusso, pura fluidità, dal momento

coscienziale,

che la realtà non fa che scorrere, travasarsi, muoversi senza sosta. Avere lo sguardo fisso

sull’evento significa dell’opera in rapporto alla dinamicità del

cogliere la dinamicità

mondo

▪ spostamento del senso percettivo privilegiato: dalla vista al TATTO rispetto alla

non più l’occhio, ma

tradizione (ma anche, vedremo, a differenza dello sguardo-avvento):

il tatto, o meglio uno sguardo tattile. Per questi autori che chiedono alla pittura non forme

pure ma forme in continua formazione, concentrando la loro attenzione sul libero gioco di

(fisiche e psichiche insieme) che concorrono alla creazione dell’opera, la mano viene

forze

prima dell’occhio, il tangibile prima del visibile → superamento della pittura come arte

retinica e primato assegnato al gesto, al farsi del ritmo, ben più essenziale e decisivo del

risultato acquisito.

▪ forte attenzione all’aspetto dell’atto creativo: in virtù dell’idea che il

tecnico proprio

dell’opera risponda al

divenir-segno divenir-spirito della mano creatrice e ne costituisca

→ lo

al tempo stesso il riflesso spazio cessa di essere inteso come un a priori assoluto,

una dimensione racchiusa entro rigide coordinate cartesiane, MA viene interpretato come

medium in trasformazione, luogo che si costruisce liberamente durante e con

l’evento. In luogo di uno spazio puramente ottico, si predilige uno spazio tutto manuale,

fisico, corporeo; al tradizionale «occhio-intelletto» subentra una nuova forma di «vita-

percezione». un’intervista rilasciata ad Antonella Micaletti nell’aprile del 1993,

4 Lo stesso Scialoja chiarisce questo aspetto in

rispondendo a una domanda sui rapporti tra pittura e poesia 4

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▪ L’atteggiamento estesico-patemico dell’osservatore,

5 caratterizzato da un totale

coinvolgimento emotivo e mentale. «Il gesto che crea esercita una azione continua sulla

sguardo che, uscendo da sé, non corre più all’orizzonte

vita interiore: questo (cioè

ma s’inabissa nell’opera,

orizzontalmente), fa sì che lo spettatore si trovi letteralmente

precipitato nel continuum vitale e percettivo del fatto creativo, fruendone come per

immersione, preso dentro il panta rei della materia figurale più che di fruizione estetica

occorrerà parlare, in riferimento allo sguardo-evento, di fruizione estatica, intendendo la

parola “estasi” nel suo senso etimologico di fenomeno psichico caratterizzato dall’uscita

da una condizione di staticità Opera-evento come profonda e totalizzante esperienza

esistenziale, flusso che viene da lontano, dal profondo, assai prima dei limiti della tela e

si ripercuote assai oltre. A questo si associa la convinzione che al bordo, al margine del

quadro, al margine del visibile, dello sguardo, vi sia lo sguardo del quadro che mi

→ da qui l’idea (di matrice heisenberghiana) che chi osserva condizioni l’opera

guarda

tanto quanto l’opera stessa plasma e modella l’osservatore, ovvero che la coscienza

del soggetto percipiente sia inseparabile dalla materia tanto quanto la materia è

6

inseparabile dalla coscienza dello spettatore .

▪ Relativamente poi alla natura dell’evento, si tratta di un fenomeno che nasce, tanto in

pittura quanto in poesia, dal libero combinarsi di due fattori:

l’insieme delle dinamiche che lo generano

o (segnate dal rapporto tra caos e caso)

o il disporsi della materia che lo sostanzia (il nodo del linguaggio, verbale o visivo

che sia).

BAH Non si capisce che cosa voglia dire

▪ l’idea che il

Al linguaggio si lega fatto creativo si affermi come insorgenza e irrequieta

intensificazione delle percezioni, attraverso fenomeni di addensamento e coagulo del

senso. Balza in primo piano il ruolo giocato da quegli intrecci cosmico-linguistico-

psicanalitici resi evidenti dalle «turbanti analogie» (Didi-Huberman) che intercorrono fra

le teorie formalistiche sul lavoro della formatività e l’idea freudiana che nel sogno vi sia

ovvero dall’ipotesi

un lavoro della rappresentazione, che sussista una correlazione diretta

tra la «plasticità del sintomo» e la «dissimulazione del fantasma inconscio». Tutte

considerazioni che ci permettono di iscrivere al novero dei portatori di uno sguardo-evento

anche un poeta segnato dal duplice magistero di Saussure e Lacan: Andrea Zanzotto.

▪ creativo,

forte elemento identitario nell’atto intriso di significato umano (cosmico,

mentale, psichico, linguistico, erotico), offrendosi come occasione di esplicitazione del

“profondo”, messa in impronta di un sistema di rapporti latenti ma decisivi per la

definizione di se stessi. variazione degli stati del soggetto, gli “stati d’animo”

5 esteṡìa: «sensibilità, percezione»; patemico Inerente la

(1913), che scrivendo di Ennio Morlotti pone l’accento sulla «tensione della

6 Sono posizioni condivise Vittorio Sereni

sullo «sguardo scambievole» cosa/fruitore che ha il senso «di un’ipotesi in via di attuarsi, di

domanda dalla cosa a noi»,

un’essenza nascosta che si manifesta assumendo una forma visibile». 5

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EMILIO VILLA (Milano, 1914 Rieti, 2003)

In Italia Emilio Villa, espressionistico e sperimentale, di linea joyciano-poundiana,

plurilinguista furente, tra i massimi poeti nietzschiano-deleuziani del Novecento (gemello in

questo di Carmelo Bene), pare non solo rispecchiare queste caratteristiche a partire dalla

curiosità e la fascinazione per le questioni scientifiche al massimo grado di potenza

espressiva, ma addirittura averle anticipate, previste, declinate con la sua opera in direzione

di un’arte totale, pronta a un coinvolgimento senza riserve, con tutti i rischi di abuso (anche

di se stessi e delle proprie energie) che questo oscuro sommovimento interiore comporta.

Emilio Villa è, potremmo dire, un grande metafisico della materia.

Secondo Villa, in quanto manifestazione di una totalità infinitamente attiva ma innominabile,

una tela può accogliere l’assoluto, a condizione di non pretendere di trattenerlo, e torna

a essere materia insignificante in mancanza di quella scintilla. L’oggetto è nobilitato nel

momento stesso in cui svela la sua intrinseca instabilità esaltando la paradossale presenza di

→ l’opera d’arte come

qualcosa che in effetti gli manca medium attraverso cui transita il

(“la Natura (physis) ama nascondersi”), l’energia che

manifestarsi della physis eraclitea

permea tutta la materia e che sopravvive in questo stato di sotterraneo impulso vitale,

contraddistinta da una tensione energetico-polimorfica che mantiene la materia in uno stato

di costante ebollizione, oltre i limiti di quello che il poeta chiama «il tempo basso», cioè il

→ «nata nell’ipertrofia del vi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bacchae2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di testi e questioni di letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Pomilio Tommaso.
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