Cap 3: Dinamiche e competenze genitoriali nello sviluppo tipico e a rischio
Obiettivo del libro: si affronta il tema della genitorialità come processo evolutivo all’interno dell’approccio della psicopatologia dello sviluppo (utilizza lo studio dello sviluppo tipico per comprendere lo sviluppo atipico, fornendo spunti e metodi per individuare e trattare le situazioni a rischio psicopatologico. La genitorialità, in tal senso, non viene a costituirsi come stato, ruolo geneticamente e univocamente predeterminato, ma è multideterminato e aperto. Pur essendoci posizioni teoriche differenti, viene messo in risalto la costruzione intersoggettiva genitore-figlio (attraverso interazioni e rappresentazioni mentali).
Parenting e parenthood
Il termine parenting si riferisce ad un atto in corso, che continua nel tempo, quindi processo di cura da parte dei genitori o di diventare genitore (o quello di chi si prende cura di qualcuno come farebbe un genitore col proprio bambino). Nella lingua italiana manca un sostantivo equivalente e tale termine è differente da “genitorialità” = parenthood indica lo stato dell’essere genitore, quindi perde la processualità contenuta dal termine precedente.
Il bambino che nasce ha bisogno della relazione con l’altro significativo, cioè del processo genitoriale. La genitorialità si rimodella nel tempo attraverso regolazione e autoregolazione interattiva. I modelli devono aggiornarsi continuamente nel corso del tempo per rispondere alle nuove esigenze (es. da adolescenti) per non divenire disfunzionali.
- Competenze genitoriali (se ne occupa la psicologia dello sviluppo): le modalità di allevamento (e quindi soddisfacimento dei bisogni fisici e psicologici) che hanno influenza sullo sviluppo dei figli.
- Funzione genitoriale (se ne occupa la psicologia dinamica): fa parte della personalità ed ha origine nell’interiorizzazione dei comportamenti messi in atto dalle proprie figure di accudimento.
Dato che vengono considerate come collegate tra loro, fanno parte di un unico sistema chiamato da Gable e collaboratori (1992) developing family system.
Modello multifattoriale di Belsky e Cohen
Belsky (1995) e Cohen (1995b) e altri, propongono un modello multifattoriale vedono la genitorialità all’interno di una causalità circolare in cui vanno valutati:
- Fattori protettivi
- Fattori di stress e rischio che possono predisporre a vari processi patologici
Belsky (1984) ipotizza 3 aree di influenza della genitorialità (con un’ottica vygotskijana):
- Contesto sociale in cui è inserita la relazione genitore-figlio
- Personalità/storia dei genitori
- Caratteristiche individuali, temperamentali (più innate) del bambino
La genitorialità è un processo che predice secondo vari aspetti la relazione genitore-figlio.
Punti di contatto e contributi alla conoscenza del sistema genitoriale: competenze e funzioni
Teoria psicoanalitica
La teoria psicoanalitica ha promosso l’analisi delle rappresentazioni genitoriali intrapsichiche sottolineando il ruolo dei processi inconsci del genitore sul bambino, quindi nello sviluppo delle competenze genitoriali. È un’importante cornice di riferimento teorica e clinica per lo studio della genitorialità, che tuttavia ha preso corpo solo dopo gli anni ’40.
Teorici delle relazioni oggettuali: sono stati i primi a descrivere alcune delle modalità attraverso le quali il mondo interno della madre può influenzare lo sviluppo del bambino. Questo implica un distacco dal modello freudiano classico in cui si dava scarsa rilevanza all’influenza delle relazioni e delle interazioni attuali sullo sviluppo intrapsichico del bambino.
Freud parla delle dinamiche della genitorialità e del rapporto con i figli in “Introduzione al narcisismo” in cui spiega come il genitore abbia la tendenza ad attribuire al bambino perfezioni per appagare i propri sogni e i desideri irrealizzati: l’amore commovente tra genitori e figlio è “narcisismo tornato a nuova vita”.
Benedek (1960), Jacobson (1964), Mahler, Pine, Bergman (1975) affermano che i bambini evocano nelle proprie madri fantasie inconsce che vengono a loro volta trasmesse ai bambini stessi nel corso delle normali interazioni quotidiane (cure, gratificazioni, stimolazioni, divieti dalla madre).
Il modello delle relazioni oggettuali ha messo in evidenza due componenti della relazione che uniscono le esperienze interne della madre con lo sviluppo del senso del Sé e degli altri nel bambino:
- Il ruolo dei sentimenti, fantasie, aspettative della madre nei confronti della relazione
- La capacità della madre di fornire al bambino un’organizzazione coerente e stabile che egli possa in seguito incorporare come parte della propria struttura psichica
Conferme empiriche da parte della teoria dell’attaccamento.
Tuttavia, nel concetto freudiano di “coazione ad attribuire” è presente ciò che negli sviluppi successivi della psicoanalisi sarà ripreso in termini di affido di aspetti di sé positivi e negativi: nell’identificazione proiettiva di Melania Klein (1959) e nei contributi da Bion (1962) con il tema del contenimento materno; Winnicott (1965) col tema della funzione dell’holding materno e Kohut (1971) con il tema del rispecchiamento.
Per questi autori la madre riceve le proiezioni primitive del bambino e le trasforma in stati mentali comprensibili e tollerabili, creando una sorta di cornice elaborativa che man mano il bambino attraverso l’identificazione, svilupperà dentro di sé, divenendo sempre meno dipendente dalla madre e dagli altri familiari. Questa integrazione della funzione genitoriale è importante per lo sviluppo delle capacità del bambino di autoconsolazione, tolleranza dell’ansia, generale sensazione di benessere. Tuttavia, il fenomeno del rispecchiamento viene ancora pensato come processo unidirezionale e non bidirezionale.
Riassumendo: la genitorialità nei modelli dinamici
Riassumendo, la genitorialità viene vista all’interno dei modelli dinamici come una rivisitazione delle rappresentazioni interne del genitore con un passaggio dall’investimento su di sé a quello sul bambino con il risultato di un’integrazione personale più matura, caratterizzata dalla risoluzione dei precedenti conflitti infantili, quindi come raggiungimento di una nuova fase evolutiva che matura grazie alla storia precedente; come crisi per rielaborare i vissuti legati alle identificazioni infantili che ora vengono confrontati con i sentimenti nei confronti del proprio figlio (per costruire un’immagine stabile del Sé genitoriale, necessaria per la costruzione di uno spazio interno di relazione col bambino); è un processo articolato di riorganizzazione delle rappresentazioni interne ed esterne (riguardo ai legami familiari e di coppia) sia sul piano pragmatico che generatività intrapsichico. A tal proposito Erikson attribuiva all’età adulta l’antitesi della stagnazione.
Merito della teoria psicoanalitica: si supera la dicotomia tra maternità biologica e paternità sociale sostenuta dalle posizioni freudiane, mettendo in luce l’interconnessione tra aspetti biologici, psicologici, culturali dell’uomo e della donna. Questo ha permesso di comprendere che in una famiglia, la funzione genitoriale, non deve per forza essere esercitata dai ruoli biologicamente determinati di madre e padre, ma si svolge nella “capacità di prendersi cura” (caregiving) soprattutto facendo riferimento al rapporto con sé.
Rappresentazioni
Definizione: una spiegazione soddisfacente è quella di Sandler e Rosenblatt (1962):
- Schema o organizzazione costruita sulla base dei processi di introiezione e identificazione di immagini mentali di se stesso e degli altri; che opera al di fuori della consapevolezza.
- Contenuti legati all’esperienza, ossia immagini e altri fenomeni soggettivi, compresi i sentimenti.
Questi schemi diventano stabili nel tempo e svolgono una funzione anticipatoria, necessaria per orientarsi e fare previsioni circa se stessi e gli altri. Forniscono un punto d’incontro con la TA, riguardo alla regolazione della sicurezza, spiegando anche i processi di internalizzazione, meccanismi difensivi e distorsioni.
Vulnerabilità e rischio di distorsioni psicopatologiche
Tuttavia, la genitorialità oltre ad avere una valenza evolutiva, è potenzialmente vulnerabile, col rischio di sviluppare distorsioni psicopatologiche. A partire dagli anni ’80, si studiano i disordini precoci di sviluppo in bambini molto piccoli, che sono comprendibili se nel campo di osservazione e di intervento viene inclusa anche la madre e la sua relazione col bambino.
In tale prospettiva sono importanti i contributi di Fraiberg e collaboratori (1975): l’affermazione "i fantasmi dei genitori nella stanza dei bambini", spiega come il comportamento di accudimento è influenzato dal passato dei genitori, impedendo loro di mettersi in contatto con i bisogni del bambino reale. In molte situazioni di disturbo precoce, infatti, il genitore trasferisce sul bambino, le proprie esperienze relazionali vissute con i propri genitori (trasmissione intergenerazionale dei modelli relazionali da genitore a figlio).
Questa tesi sulla trasmissione intergenerazionale, viene arricchita da Fraiberg, ipotizzando che il bambino tende ad identificarsi con le caratteristiche aggressive dei genitori, rimuovendo gli affetti dolorosi, legati all’aver subito determinate esperienze (es. abuso, trascuratezza), che diventano un passato non ricordato, quindi inaccessibili. Il bambino divenuto adulto e genitore, farà proprie le caratteristiche del proprio genitore, rimanendo insensibile verso i bisogni del figlio, cioè metterà in atto quegli affetti da lui stesso rimossi durante l’infanzia.
Negli stessi anni, Lebovici (1983): evidenzia come già nel corso della gravidanza, la madre tende a creare un rapporto col figlio attraverso rappresentazioni e fantasie (si crea nella mente un bambino fantasmatico, corrispondente al bambino delle proprie fantasie edipiche infantili). Alla nascita si tratterà di un bambino reale col quale i genitori dovranno confrontarsi e rielaborare le proprie aspettative: la prima relazione tra genitore e bambino si fonda sulla competenza genitoriale che si incontra con le caratteristiche reali del bambino e le rappresentazioni intorno al bambino immaginato.
Relazione genitore-figlio nello sviluppo tipico e atipico
Sviluppo tipico: le rappresentazioni del genitore sono perlopiù positive e flessibili: si modificano in base all’individualità del bambino. Il bambino, a sua volta, le interiorizza, integrandole con le proprie caratteristiche. Il genitore vede il rapporto col figlio in termini di contenuti mentali coerenti. Le rappresentazioni permettono di organizzare in un insieme relativamente stabile i significati, sensazioni, affetti ed esperienze del Sé genitoriale.
Sviluppo atipico: le rappresentazioni del genitore rischiano di mettere in pericolo la costruzione dell’identità del figlio, costringendolo a identificarsi con qualità e oggetti del mondo intrapsichico genitoriale che possono soffocare l’individualità e l’originalità. Es.
- Bambino che diventa tirannico risponde agli aspetti rivendicativi rivolti ai propri genitori e insiti nel sé infantile del genitore
- Bambino che diventa sostituto del parente morto se il genitore se lo rappresenta con le stesse caratteristiche
- Bambino fragile e vulnerabile se diventa la rappresentazione degli aspetti inadeguati del genitore
A ciò si accompagna un ruolo complementare da parte del genitore. Per questo motivo, le valutazioni delle rappresentazioni genitoriali, predicono il comportamento interattivo genitore-figlio già a partire dalla gravidanza. Perché? L’organizzazione interna risulta essere più stabile, rispetto ai comportamenti manifesti.
A partire dalla gravidanza, si forma una nuova organizzazione cognitiva e affettiva che Stern (1995) chiama costellazione materna che segnala la nascita di una nuova identità, cioè il “senso di essere madre”.
Ricerche sul tema della genitorialità e delle relazioni precoci madre-bambino
Studi della gravidanza per esplorare attraverso l’uso di interviste cliniche appositamente costruite, una continuità/discontinuità tra lo stile materno rappresentazionale e lo stile di maternage che verrà fornito al bambino dopo la nascita, che influenza la qualità della stessa relazione precoce con il bambino. Nelle ultime fasi della gravidanza, la donna si è costruita un’immagine sufficientemente stabile e definita di sé come madre e del proprio bambino: dopo la nascita del bambino, intorno ai 4 mesi si riscontra un’alta stabilità degli stili di rappresentazione già presenti in gravidanza (= info sul modo in cui la donna affronta l’esperienza della maternità) e la possibilità di predire gli stili di interazione madre-bambino ai 6, 9 e 12 mesi (= fare previsioni sul suo funzionamento mentale (fantasie, paure, difese)) (Ammaniti, Tambelli, Odorisio et al., 2002; Tambelli, Odorisio, Vismara et al., 2008; Tambelli, Speranza, Odorisio et al, 2008).
- Madri con rappresentazioni integrate/equilibrate esprimono un forte senso della propria identità e della presenza affettiva del figlio; flessibilità nell’adattamento ai cambiamenti della genitorialità.
- Madri con rappresentazioni ristrette/disinvestite forte controllo e meccanismi di razionalizzazione: genitorialità come senso astratto e dominato da piattezza emotiva.
- Madri con rappresentazioni ambivalenti/non integrate confuse e incoerenti, poco flessibili e inclini al cambiamento a causa di pressioni esercitate dalle esperienze del passato e dall’insicurezza rispetto al futuro, vissuto come troppo difficile da affrontare.
La stessa attenzione è stata rivolta alle rappresentazioni paterne che hanno un ruolo nelle successive modalità interattive e di cura (Ammaniti, Tambelli, Odorisio, 2006). La trasmissione intergenerazionale dei modelli di relazione da genitore a figlio, è un oggetto di studio che nel panorama di ricerca della personalità infantile, sembra accomunare i vari indirizzi teorici.
Infant research
Infant research è un’area di ricerca sviluppata a fine anni ‘70, al confine con la psicoanalisi e la psicologia evolutiva. Ha esplorato la complessità dei sistemi di comunicazione tra genitore e bambino, mettendo in luce soprattutto le competenze del bambino sin dalla nascita.
Si è iniziata a sostenere una visione bidirezionale del contributo di ciascun partecipante all’organizzazione della diade genitore-bambino. I bambini, come ogni altro sistema vivente, sono capaci di autoregolarsi ed auto-organizzarsi. Il processo di autoregolazione modifica continuamente il processo di regolazione interattiva che a sua volta modifica i processi interni e i processi interattivi, i quali sono interdipendenti e costruiscono insieme le realtà interpersonali e la stessa interazione.
Contributi di Stern
In questa prospettiva si inserisce il contributo di Stern riguardo gli stati patologici dell’adulto. Sostiene una visione patomorfica e retrospettiva dello sviluppo, riconoscendo l’importanza dei cambiamenti che avvengono nei primi due anni di vita, concependo lo sviluppo come sequenza epigenetica di compiti adattivi (con la maturazione delle capacità fisiche e mentali) risolti attraverso la negoziazione e la riorganizzazione congiunta tra madre e bambino nel percorso di parenting. Il bambino di Stern è attivamente impegnato nella ricerca di stimoli. Grazie alla madre, riesce a regolarne la ricerca in base ad eccessi e carenze.
Prospettiva relazionale dello sviluppo: la partecipazione attiva è resa possibile dal bagaglio comportamentale, seguendo un modello “tema con variazioni” in cui linguaggio, espressioni, movimenti sono eseguiti con una certa ripetitività di costanti (definite da Stern “isole di coerenza”) che caratterizzano e modificano l’esperienza. L’insieme delle costanti viene integrato in rappresentazioni che garantiscono una certa stabilità della relazione affettiva sulla quale il bambino può basarsi per costruire la coerenza del Sé.
Come? A partire da una forma complessa di rappresentazione precoce che Stern definisce “schema di essere con”: il bambino entra in un campo di relazione intersoggettiva dove sperimenta un nuovo Sé in relazione con l’altro (attraverso il gesto dell’indicare, attenzione congiunta, espressioni protolinguistiche che accompagnano la comunicazione intenzionale e la consapevolezza della propria comunicazione all’altro).
È questo il fenomeno del riferimento sociale (Emde, Klingman, Reich et al, 1978): il bambino utilizza l’espressione affettiva della madre per risolvere una sua incertezza, regolando la propria emotività.
Trevarthen e l'intelligenza sociale innata
Trevarthen (1993) appare radicale rispetto ad altri autori permettendo di sostenere la possibilità di rintracciare nel bambino, sin dalle prime settimane di vita, un’intelligenza sociale innata che lo rende pronto a interagire e comunicare con i suoi partner (innate protoconversational readiness, 1979).
Distinguere, durante il 1° anno, due differenti forme di intersoggettività primaria e secondaria: “dialoghi sociali” che emergono dal 2° mese fino al 5°, caratterizzati da scambio di sguardi, sorrisi, vocalizzazioni, precocemente conformi al turn taking. È il bambino a iniziare la comunicazione orientando il capo verso la madre e conclude distogliendo lo sguardo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicodinamica e psicopatologia dello sviluppo, Prof. Speranza Annamaria, libro consigliato Psicopat…
-
Riassunto esame Psicopatologia dello sviluppo, prof. Speranza, libro consigliato Manuale di psicoiopatologia dello …
-
Riassunto esame Psicopatologia Generale e dello Sviluppo, prof. Pazzagli, libro consigliato Psicopatologia dello Sv…
-
Riassunto esame psicologia dello sviluppo, prof. Lecciso, libro consigliato Psicopatologia dello sviluppo, Ammaniti